2 Set 2022 | In evidenza, Magazine
Ci sono tantissimi motivi per scegliere proprio il mese di settembre per una vacanza in Sardegna.
Innanzitutto il clima è ideale, caldo ma non afoso come a luglio o agosto. L’acqua del mare in Sardegna a settembre, dopo essersi riscaldata per tutta l’estate, è assolutamente perfetta e rigenerante. Le spiagge non sono affollate ed i prezzi calano considerevolmente, rendendo possibile optare per una vacanza last minute. Insomma, una vacanza di mare in Sardegna a settembre è sotto tutti i punti di vista un’ottima scelta.
Andare al mare in Sardegna a settembre
Le spiagge della Sardegna sono un vero spettacolo che fanno innamorare milioni di persone ogni anno: questo vuol dire che, soprattutto durante l’alta stagione, ogni spiaggia è affollata ed è difficile apprezzarne a pieno la bellezza naturalistica.
A settembre, invece, le spiagge iniziano a svuotarsi e possono essere vissute nel loro pieno potenziale, senza rinunciare alle temperature calde e piacevoli. Spiagge meravigliose e sovraffollate nei mesi di luglio e agosto, come Stintino, Cala Luna, Tuerredda, Cala Domestica e innumerevoli altre, diventano facilmente accessibili, con tanti posti liberi sia per l’automobile che per il proprio telo mare.
La bella notizia è poi che andare al mare in Sardegna a settembre costa molto meno: se in alta stagione i prezzi dei biglietti aerei arrivano a costi esorbitanti, con l’arrivo di settembre arrivano quasi a dimezzarsi, rendendo spesso possibile organizzare una vacanza al mare anche all’ultimo minuto.
Temperature e meteo in Sardegna a settembre
Abbiamo ripetutamente accennato alle belle temperature del mese di settembre in Sardegna, ma vediamo di andare un po’ più nel dettaglio.
Le prime due settimane di settembre, soprattutto lungo la costa dell’isola, sono caratterizzate da temperature estive medie che si aggirano intorno ai 25°C, ma non di rado raggiungono o superano anche i 30°C. In questo periodo il Maestrale (vento fresco che soffia da nord-ovest) soffia con maggiore frequenza, rendendo le giornate meno afose e le temperature elevate più piacevoli.
Durante le giornate in cui il Maestrale soffia forte può essere utile informarsi su quali siano le spiagge riparate da questo vento. Alcune delle spiagge più belle riparate dal Maestrale sono:
- Cala Brandinchi
- Cala Domestica
- Cala Ostina
- Cala Regina
- La Caletta, Capo San Marco
- Li Itriceddi
- Mari Pintau
- Porto Istana
- Tuerredda
Difficile classificare quale sia la spiaggia più bella, ognuna è unica e spettacolare, tutte ben riparate dal Maestrale, il vento di nord-est che così spesso soffia sull’isola.
Ma torniamo al meteo: nelle ultime due settimane del mese le temperature calano leggermente, pur rimanendo piacevoli. La differenza di temperatura si può notare specialmente la notte, che risulta essere molto più fresca rispetto alle prime settimane.
Per quanto riguarda invece la temperatura dell’acqua del mare, questa non scenderà al di sotto dei 21°C fino all’arrivo di ottobre: temperatura perfetta per godersi le nuotate durante tutto il mese.
Non solo mare: Autunno in Barbagia ed altri eventi settembrini
Certo, le spiagge della Sardegna sono imperdibili, specialmente durante una vacanza di mare, ma questo non dovrebbe precludere dallo scoprire i numerosi altri segreti che l’isola nasconde.
A settembre, ad esempio, comincia Autunno in Barbagia, una festa lunga quattro mesi dove ogni fine settimana si può apprezzare la tradizione culinaria e non solo di un diverso paese barbaricino. Il tour comprende 28 paesi di cui scoprire l’enogastronomia e l’artigianato più tipico.
Ancora, numerose sagre o feste religiose hanno luogo in Sardegna durante l’autunno, come Santa Greca a Decimomannu o la Festa Manna di Gaddura.
Inoltre, gli amanti del trekking e delle escursioni sia a piedi che in bicicletta saranno felici nello scoprire che il meteo rende settembre fra i mesi ideali per esplorare la Sardegna nei suoi numerosi percorsi immersi nella natura.
Ricapitoliamo: 5 motivi per andare al mare in Sardegna a settembre
Insomma, sembra chiaro che settembre sia il mese ideale per organizzare una vacanza di mare (e non solo) in Sardegna. Per concludere, ecco 5 buoni motivi per andare al mare in Sardegna a settembre.
- Il clima
Il clima è assolutamente perfetto, caldo ma non afoso. Le giornate sono ancora lunghe ed il Maestrale rinfresca l’aria e pulisce cielo e spiagge.
- L’acqua del mare
A settembre, l’acqua del mare ha ancora una temperatura piacevole. Essendosi riscaldata durante tutti i mesi estivi, dovrà aspettare almeno fino all’arrivo di ottobre per raffreddarsi.
- Le spiagge
Le spiagge sono decisamente meno affollate che nei mesi estivi. A settembre sarà possibile godere degli incredibili spettacoli naturali delle spiagge sarde con maggiore riservatezza rispetto all’alta stagione.
- I prezzi
Con l’arrivo di settembre e la fine dell’alta stagione, i prezzi dei trasporti, delle strutture ricettive e di tutto quello che riguarda la vita turistica si abbassano di circa il 40%.
- Le sagre e le feste locali
Infine, abbiamo menzionato Autunno in Barbagia e numerose altre sagre e feste locali a cui sarà possibile partecipare durante una vacanza di mare in Sardegna a settembre.
29 Ago 2022 | In evidenza, Magazine
La spiaggia Le Saline è un gioiello del comune di Stintino, in provincia di Sassari, situata nella costa nord-ovest della Sardegna.
Scopriamo le sue caratteristiche e come arrivarci. Siamo certi che le parole da sole non saranno in grado di descrivere la sua bellezza, ma di sicuro vi faranno venire voglia di visitarla!
Caratteristiche della spiaggia Le Saline
La bellissima spiaggia Le Saline si trova lungo il litorale che collega Stintino a Porto Torres e si affaccia nelle splendide acque del Golfo dell’Asinara.
Meno conosciuta forse rispetto alla famosa La Pelosa ubicata a circa 15 chilometri di distanza, la spiaggia Le Saline prende il nome dalle antiche saline, uno stagno situato alle sue spalle, risalenti alla fine del Duecento e accanto alle quale si trova un’antica tonnara abbandonata del Seicento.
La sabbia è bianchissima, a grani medi, con una vegetazione retrostante caratterizzata da macchia mediterranea. Un paesaggio incontaminato ricco di sfumature che si accentuano quando il sole è alto nel cielo, dopo le 15, il momento migliore per scattare qualche foto.
Il mare cristallino è di colore turchese e verde smeraldo chiaro, con un fondale basso e prevalentemente sabbioso, ricco di fauna marina. Qui non è raro vedere pesci di vari colori e dimensioni che nuotano anche vicino alla riva. È una spiaggia ideale anche per i bambini visto che l’acqua è poco profonda.
È possibile ammirare anche gli stagni di Ceseraccio e Pilo, oltre che Saline, e osservare il fenicottero rosa, l’airone rosso e il martin pescatore. Nella parte finale della spiaggia si erge una torre spagnola settecentesca.
Durante il periodo estivo è mediamente frequentata, ma è di libero accesso quindi non richiede prenotazione come invece La Pelosa. È in grado di ospitare fino a 3.300 persone.
Quali servizi offre?
La Spiaggia Le Saline ha un parcheggio vicino gratuito. Sono presenti diversi punti ristoro con possibilità di noleggi attrezzature quali ombrelloni, sdrai e lettini e pedalò.
Come arrivare alla spiaggia Le Saline di Stintino?
Raggiungere le Saline è molto semplice. Percorrete la SS 131 in direzione Porto Torres e prendete lo svincolo per Stintino. Proseguite sulla provinciale 34, quando giungerete alla rotatoria di Stintino prendete la prima uscita, appositamente segnalata con l’indicazione per Le Saline. Andate dritti percorrendo un tratto di strada sterrata, un po’ più lungo rispetto a quello per raggiungere Ezzi Mannu, ma è agibile, basta andare piano.
Ezzi Mannu e la Pazzona sono le altre due spiagge meravigliose che si trovano lungo il medesimo litorale.
Una volta arrivati in spiaggia vi sembrerà di stare in paradiso. Ricordate che lungo tutte le coste sarde è vietato asportare, detenere o vendere anche piccole quantità di sabbia, ciottoli, sassi e conchiglie del mare o del litorale in base all’articolo 40 della Legge Regionale n.16 del 2017, che prevede una sanzione amministrativa da 500 a 3.000 euro.
26 Ago 2022 | In evidenza, Magazine
Il richiamo del mare è per tanti irresistibile: per alcuni un viaggio in barca significa vacanza, per altri significa passione e lavoro, come per noi di Nieddittas che abbiamo la nostra filiera di eccellenza nel Golfo di Oristano, in Sardegna. Tuttavia, non sono pochi gli sfortunati che, per via della forte nausea e del malessere da movimento, si trovano costretti ad ammirare il mare solo dalla riva.
Vi siete mai chiesti perché viene il mal di mare? Conoscere meglio questo disturbo potrebbe essere di aiuto nel prevenirlo o porvi rimedio. Ma prima di parlare delle cause partiamo dal principio e chiariamo cosa sia la naupatia, volgarmente detta mal di mare.
Cosa è il mal di mare?
Il mal di mare è una forma molto comune di cinetosi (o chinetosi), un disturbo neurologico secondo cui a movimenti ritmici o irregolari del corpo seguono sintomi spiacevoli quali nausea, vertigini o malessere generale. Per essere più precisi, la cinetosi colpisce il senso dell’equilibrio e, conseguentemente, il senso di orientamento spaziale. Oltre al mal di mare, altre forme di cinetosi possono essere il mal d’auto, il mal d’aria, il mal di treno, il mal di spazio (per gli astronauti) o addirittura la cybersickness: cinetosi da realtà virtuale.
Il mal di mare, più propriamente naupatia, è la più diffusa tra le forme di cinetosi: basti pensare che il termine nausea, fra i sintomi più comuni del disturbo, deriva dal greco naus, nave.
In linea generale, la possibilità che si sviluppi il mal di mare, così come per ogni altra forma di cinetosi, è maggiore in condizioni di ansia o stress. Detto ciò, gli specifici meccanismi neurobiologici alla base del disturbo non sono ancora stati completamente chiariti ed il perché viene il mal di mare ha trovato risposta solo in numerose ipotesi e teorie. La teoria ad oggi più accettata è quella del conflitto sensoriale, di cui parleremo più specificamente nel prossimo paragrafo.
Perché viene il mal di mare?
Per riassumere quanto spiegato precedentemente, la naupatia (o mal di mare) è descrivibile come la risposta fisiologica ad uno stimolo, tipicamente a bassa frequenza, dovuto al movimento del mare ed al quale il corpo non è particolarmente abituato. In generale, nello sviluppo dei sintomi, i movimenti inaspettati hanno un effetto maggiore di quelli prevedibili ed un altro fattore importante, come menzionato, è rappresentato da eventuale ansia o agitazione.
Abbiamo anche detto che non vi è certezza riguardo alle cause del mal di mare, tuttavia esiste una teoria molto accreditata detta del conflitto sensoriale.
La teoria del conflitto sensoriale
La teoria del conflitto sensoriale identifica la causa principale del mal di mare nel fatto che quando si è in barca (o su qualsiasi altro mezzo di trasporto) il cervello riceve stimoli sensoriali contrastanti. Per fare un esempio: in barca vi è contrasto fra lo stimolo dell’apparato vestibolare (detto anche organo dell’equilibrio) e lo stimolo visivo, in quanto nonostante il corpo sia fermo gli occhi possono osservare una scena di movimento.
Il principio di base del concetto di conflitto sensoriale è che il nostro cervello impara ed immagazzina costantemente pattern di associazioni sensoriali. In situazioni particolari quali una gita in barca, i pattern attesi dal cervello non vengono rispettati: questa discrepanza sensoriale genererà dei segnali (detti di mismatch neurale) che innescano i meccanismi responsabili dei sintomi tipici da cinetosi. L’entità di tali sintomi dipenderà poi dal grado di discrepanza sensoriale e dalla capacità del proprio corpo di adattarsi a condizioni anomale.
Andiamo un po’ più nel dettaglio: l’ippocampo processa gli stimoli del sistema vestibolare, confrontandoli con i pattern sensoriali memorizzati. Qualora dovesse esserci una situazione di contrasto, il rilascio di acetilcolina dell’ippocampo aumenta, creando così il segnale di mismatch neurale. Il segnale di mismatch neurale determina poi l’attivazione dei neuroni istaminergici dell’ippocampo e, dunque, un rilascio di istamina. Infine, l’istamina attiva i ricettori di tipo H1 nel midollo allungato, i quali causano la sensazione di nausea e gli altri sintomi del mal di mare, su cui ci concentreremo nelle prossime righe.
Quali sono i sintomi tipici del mal di mare?
Il sintomo indubbiamente più comune del mal di mare è la nausea (termine che, come abbiamo detto, deriva dal greco naus, nave). La sensazione di nausea può essere aggravata dalla presenza di odori forti e pungenti. Inoltre, se tale sintomo persiste, è possibile che culmini nel vomito.
Oltre alla nausea, altri sintomi abbastanza comuni sono:
- vertigini;
- tachicardia;
- sudorazione fredda;
- assenza di appetito;
- mal di testa;
- attacchi di panico;
- maggiore salivazione;
- pallore;
- visione offuscata;
- abbassamento di pressione;
- iperventilazione;
- senso di malessere generale.
Di norma i sintomi dovrebbero cessare entro le 24 dalla scomparsa dei fattori scatenanti (quali il movimento dell’imbarcazione). Inoltre, quando l’esposizione agli stimoli è particolarmente prolungata, è probabile che il corpo inizi ad adattarsi e, conseguentemente, che diminuisca l’entità del malessere.
Come prevenire il mal di mare?
Prevenire il mal di mare, o qualsiasi altra forma di cinetosi, è sicuramente più semplice che porvi rimedio in seguito alla comparsa dei sintomi.
Prima di salire sull’imbarcazione (o, in generale, qualsiasi sia il mezzo di trasporto in questione), è consigliabile evitare di bere caffè, alcol o in generale grandi quantità di liquidi. Inoltre, è bene evitare di mangiare cibi particolarmente pesanti.
Inoltre, durante il viaggio in mare è importante ricordarsi di rimanere idratati, di evitare odori pesanti quali quello del fumo e di non stare in un ambiente chiuso. Ancora, è bene evitare di leggere, guardare schermi, parlare fissando il proprio interlocutore o sedersi a prua.
Guardare in direzione del senso di marcia può invece aiutare a ridurre il contrasto sensoriale e dunque diminuire la severità dei sintomi da mal di mare.
Come curare il mal di mare?
In generale il mal di mare non necessita di essere curato a livello farmacologico: con le dovute precauzioni si potrà tenere a bada l’entità dei sintomi che, una volta terminato il viaggio in mare, spariranno autonomamente nel corso di 24 ore. Per chi lo ritenesse necessario, sono tuttavia presenti in commercio numerosi farmaci e prodotti (come ad esempio dei cerotti specifici) che aiutano contro il mal di mare.
Per quanto riguarda i farmaci, un consiglio è sempre quello di assumerli preventivamente in quanto la gastroparesi (paralisi parziale dello stomaco) che spesso si verifica in risposta ai sintomi interferisce con il corretto assorbimento dei farmaci. I farmaci più comunemente adottati al fine di combattere i sintomi da mal di mare sono agenti anticolinergici ed antistaminici, spesso associati ad agenti simpaticomimetici in modo da ridurre gli effetti collaterali dei primi due.
Uno dei farmaci più utilizzati, la scopolamina, può essere assunta in forma di cerotto transdermico. Sarà sufficiente applicare il cerotto dietro l’orecchio circa 4 ore prima dell’inizio del viaggio e si noterà un’efficacia di circa 72 ore.
In commercio sono presenti anche delle particolari gomme da masticare che, se assunte al momento in cui comincia il malessere, avranno l’effetto di alleviarne l’entità. Ricordiamo tuttavia che, prima di optare per una soluzione farmacologica, sarebbe meglio chiedere un parere al proprio medico.
Per chi invece preferisse adoperare rimedi naturali, alcuni fiori di Bach (ad esempio lo Scleranthus) possono rivelarsi efficaci contro gli effetti del mal di mare per via delle proprietà lenitive a livello intestinale. Inoltre, anche i preparati a base di radice di zenzero (o anche zenzero in capsule) si rivelano molto utili: lo zenzero è ottimo per contrastare nausea e vomito, oltre ad avere un effetto calmante e antinfiammatorio.
Un altro rimedio naturale contro la nausea è qualche goccia di olio essenziale di menta piperita o di limone. Il limone può anche essere assunto fresco, se si è in grado di sopportarne l’asprezza.
Un rimedio alternativo, dimostrato da alcuni studi, è infine quello di premere (per un tempo abbastanza prolungato e con una pressione costante) sul punto P6, situato nella parte centrale interna del polso.
È chiaro però che, qualunque sia il rimedio scelto per combattere gli effetti del mal di mare, il risultato sarà massimo se al contempo ci si è comportati adeguatamente al fine di prevenire il più possibile il malessere.
19 Ago 2022 | In evidenza, Magazine
Sarà per le sue acque cristalline, per le sue dune di sabbia finissima e color oro o per l’isolotto a pochi metri dalla riva da cui ammirare un suggestivo panorama, che la spiaggia Su Giudeu è considerata tra le più belle d’Italia e tra le spiagge più belle della Sardegna meridionale (anche se fare una classifica è molto difficile). Un vero paradiso che affascina chiunque vi metta piede e che resta nel cuore dei suoi visitatori.
L’estate non è finita e se non avete ancora fatto tappa in questa incantevole spiaggia, ecco tutto quello che dovete sapere: come arrivare alla spiaggia Su Giudeu, le sue caratteristiche e qualche curiosità.
Dove si trova e come arrivare alla spiaggia
La spiaggia Su Giudeu si trova nel litorale di Chia, nel territorio di Domus de Maria, a 50 km dall’aeroporto di Cagliari-Elmas. Si raggiunge facilmente in auto prendendo la ss 195. Dopo aver superato il paese di Pula e la località turistica di Santa Margherita, non dovete far altro che seguire le indicazioni stradali per Chia e Su Giudeu.
Una volta giunti nel parcheggio a pagamento potrete percorrere la lunga passerella per arrivare nella spiaggia a mezzaluna lunga circa 1 chilometro. Ci sono diversi accessi, ognuno dei quali porta a una parte di spiaggia che ha uno specifico nome, ma si tratta dello stesso litorale.
L’immensa distesa di sabbia è caratterizzata da tratti liberi ed altri attrezzati con ombrelloni e lettini. Troverete numerosi servizi e tutto ciò che vi serve per una vacanza al mare: noleggio gommoni e moto d’acqua, sup e canoe, giochi acquatici, chioschi, ristorante, camping e diving center.
Caratteristiche della spiaggia Su Giudeu
La spiaggia, composta da sabbia molto fine, morbida e dorata, è delimitata da un cordone di dune sabbiose alte anche 20 metri su cui crescono arbusti di ginepro. Un tempo erano alte e grandi il doppio di oggi, per questo è vietato camminarci sopra.
Il mare cristallino, dai riflessi spettacolari che vanno dal verde smeraldo al turchese, ha un fondale basso, ideale per i bambini, e prevalentemente sabbioso.
Una peculiarità è lo stagno di Spartivento, alle spalle dell’arenile, da cui ammirare in estate i bellissimi fenicotteri rosa, insieme ad aironi e folaghe.
L’altra caratteristica della spiaggia è l’isolotto Su Giudeu, di roccia scura ricoperto dalla macchia mediterranea, a circa 150 metri dalla riva. È alto circa 18 metri ed è facilmente raggiungibile a piedi con la bassa marea o a nuoto. Rappresenta un punto panoramico da cui godere della bellezza dell’intero litorale.
La spiaggia Su Giudeu è davvero spaziosa, infatti è di libero accesso, ed è la meta ideale se siete appassionati di immersioni, pesca subacquea o passeggiate a cavallo. Il tardo pomeriggio è animato da serate all’insegna della musica con ottimi aperitivi al tramonto.
Una tappa obbligatoria per chiunque trascorra le vacanze in Sardegna! Ora vi sveliamo una piccola curiosità sul nome.
Da dove deriva il nome Su Giudeu?
La spiaggia prende il nome dal polpo che nuota tra gli scogli delle sue acque, chiamato in sardo “pruppu giudeu”, ma è conosciuta sicuramente di più per la bellezza del suo mare e per l’isolotto che la caratterizza. Su Giudeu è il prolungamento della spiaggia s’Acqua Durci; sono separate da una piccola scogliera rocciosa.
Dall’accesso più occidentale si può raggiungere un altro gioiello di Chia, Cala Cipolla, una caletta riparata di sabbia fine e dorata. Dalla spiaggia un sentiero vi condurrà al faro di Spartivento.
Altre meravigliose spiagge nelle vicinanze sono: Monte Cogoni, Sa Colonia e Cala del Morto, proseguendo giungerete nella splendida Tuerredda.
A oriente l’arenile è chiuso dal promontorio della Torre di Chia che lo separa dalla spiaggia di su Portu. Potrete inoltre fare un tuffo nell’archeologia visitando l’area punica e romana di Bithia (VIII secolo a.C.).
A Domus de Maria, oltre ad alcune delle più belle spiagge della Sardegna, è possibile scoprire il meraviglioso entroterra, tra picchi granitici e boschi di macchia mediterranea.
16 Ago 2022 | In evidenza, Magazine
Se avete degli ospiti a cena e volete proporre loro un primo piatto di pesce molto saporito senza utilizzare molti ingredienti, la pasta cozze e pecorino è sicuramente una ricetta vincente.
L’accostamento tra pesce e formaggio è tutt’altro che insolito e creerà un connubio di aromi che sorprenderanno i vostri commensali.
La pasta cozze e pecorino è un piatto semplice, squisito, facile e veloce da preparare. Le cozze si sposano bene con tanti ingredienti e se non avete ancora mai provato l’abbinamento col pecorino è il momento giusto di farlo. Il risultato sarà una pasta cremosa e dall’ottimo profumo di mare dato dall’acqua rilasciata dalle cozze in cottura.
Quale pasta utilizzare?
Per questa ricetta potete scegliere il tipo di pasta che preferite; i bucatini, gli spaghetti e le linguine sono il taglio di pasta più diffuso per questo piatto. Se siete amanti della pasta corta, si prestano i formati la cui consistenza è in grado di raccogliere meglio il condimento come: fusilli, mezze maniche, pennette, conchiglie, orecchiette.
Per quanto riguarda le cozze, scegliete solo quelle di sicura provenienza come le cozze Nieddittas provenienti dalla nostra filiera di eccellenza nel Golfo di Oristano, in Sardegna. Una filiera controllata che rispetta il mare e il territorio e che vi garantisce un prodotto sempre sano e sicuro.
Cozze sgusciate o cozze intere? La maggior parte preferisce sgusciarle e lasciarne qualcuna intera solo per guarnire il piatto finale, ma a voi la scelta.
Siete pronti? Ecco i passaggi da seguire per preparare la pasta cozze e pecorino.
Ingredienti
Per 4 persone vi occorrono:
- 400 g pasta (esempio: bucatini)
- 800 g cozze Nieddittas
- 100 g pecorino grattugiato
- 2 spicchi d’aglio
- q.b. sale e pepe
- q.b. peperoncino
- q.b. olio extravergine d’oliva
Pasta cozze e pecorino: preparazione
Eliminate il bisso dalle cozze. In una padella capiente mettete un cucchiaio di olio extravergine d’oliva e fatevi rosolare gli spicchi d’aglio schiacciati, il peperoncino e poi aggiungete le cozze Nieddittas. Lasciate che si aprano a fiamma vivace mettendo il coperchio: saranno sufficienti 3-4 minuti.
Controllate che si siano aperte tutte, in caso contrario eliminate quelle rimaste chiuse, e spegnete il fuoco. Se volete sgusciatele, conservandone qualcuna intera per decorare il piatto finale.
Mettete i molluschi da parte e filtrate con un colino il liquido di cottura delle cozze.
Mettete in una pentola dell’abbondante acqua salata per far cuocere la pasta, il cui tempo di cottura varia a seconda del formato scelto. Scolatela al dente e versatela nella padella, aggiungete l’acqua di cottura e le cozze e amalgamate il tutto.
Spegnete il fuoco e aggiunte il pecorino grattugiato e fatelo mantecare. L’acqua di cottura è fondamentale per ottenere una pasta cremosa.
Servite in tavola la vostra pasta cozze e pecorino appena fatta, decorate con le cozze intere tenute da parte e se volete profumate con pepe macinato al momento.
12 Ago 2022 | In evidenza, Magazine
Sapete che esiste un’isola di plastica grande 8 volte l’Italia e più estesa del Messico?
Si tratta della South Pacific Garbage Patch, al largo del Cile e del Perù, con una superficie che si aggira intorno ai 2,6 milioni di chilometri quadrati. Ma non è l’unica purtroppo, e le dimensioni di queste isole di spazzatura sono ormai sempre più preoccupanti.
Ci sembra doveroso, perciò, porre l’attenzione su cosa sono le isole di plastica presenti nei nostri mari e oceani, quali sono le conseguenze e cosa possiamo fare per risolvere questo problema.
Un mare di rifiuti plastici
Capire cosa sono le isole di plastica è abbastanza intuitivo, ma sicuramente non se ne immaginano le dimensioni.
Le isole di plastica sono estese discariche di rifiuti galleggianti che si sono accumulati nel tempo nei mari e negli oceani di tutto il mondo. Rifiuti di vario genere, ma specialmente frammenti microscopici di plastica che si trovano sia sulla superficie che nel fondo del mare. Sono le microplastiche che vanno a mescolarsi con il plancton, le particelle alla base di tutta la catena alimentare. Vengono, quindi, ingerite dai pesci, crostacei e altri animali risalendo la catena alimentare fino all’uomo.
Secondo uno studio del WWF i dati sono allarmanti: l’uomo ingerirebbe fino a duemila frammenti di plastica ogni settimana, equivalenti a circa 5 grammi.
Le isole di plastica possono variare sia nella dimensione che nella posizione. Vediamo quali sono e dove si trovano le più grandi.
Quali sono le isole di plastica più note?
La più tristemente famosa è la Great Pacific Garbage Patch, nota anche come il Pacific Trash Vortex, la grande chiazza di immondizia del Pacifico, situata tra il Giappone e le Hawaii e si sposta seguendo la corrente oceanica del vortice subtropicale del Nord Pacifico. Non si conosce esattamente la sua estensione, ma secondo le stime va dai 700 mila km² fino a più di 10 milioni di km², per un totale di 3 milioni di tonnellate circa di rifiuti accumulati. Sono numeri impressionanti, si tratta, infatti, di uno dei più grandi simboli della crisi ambientale.
Fu Charles Moore, oceanografo americano, a dare per primo l’allarme e a mobilitare la comunità scientifica. La vide tornando da una regata nel 1997 e ci mise 7 giorni per attraversarla, ma in realtà esisteva già dagli anni ‘80.
Anche nell’Oceano Atlantico è presente un’isola di plastica estesa 4 milioni di km², la North Atlantic Garbage Patch.
C’è poi al largo del Cile e del Perù la South Pacific Garbage Patch che, come abbiamo detto prima, si estende per 2,6 milioni di km².
Secondo uno studio scientifico pubblicato su Nature, la grande isola di rifiuti nel Pacifico è in costante crescita. La sua superficie, per dare un’idea, è oltre 3 volte quella della Francia e più del 90% è costituita da piccolissimi frammenti.
Altre isole di rifiuti plastici di dimensioni più ridotte si trovano:
- nell’Oceano Indiano;
- nel Nord Atlantico;
- nel Sud Pacifico;
- nel Sud Atlantico;
- nel Mar Mediterraneo.
In tutto, 5,25 trilioni di pezzi di plastica sarebbero sparsi nelle acque. A preoccupare anche l’area, nel Mediterraneo, che si sta formando tra Elba e Corsica. Un accumulo tra le mille e le tremila tonnellate, probabilmente legato al forte impatto umano e all’idro-dinamica di questo bacino semi-chiuso. Qui gli effetti sulla fauna marina saranno ancora più gravi.
Un’isola di plastica nel mare italiano
Grazie a degli studi condotti da ricercatori italiani e internazionali, si è scoperta un’isola di plastica al largo dell’Arcipelago Toscano, costituita principalmente da bicchieri di plastica, bottiglie, cassette, flaconi e sacchetti. Questo fenomeno ha un dannoso impatto sull’ambiente e l’ecosistema ma rappresenta anche una minaccia per la salute umana.
Secondo una recente scoperta, i rifiuti plastici potrebbero dar luogo a delle rocce di plastica o Plastic rocks. Tra i primi luoghi dove sono state scoperte queste rocce sintetiche troviamo proprio l’Italia, esattamente nei pressi dell’isola del Giglio. Queste rocce sono composte da frammenti di rocce e plastica, di diversi tipi e dimensioni che si accumulano grazie alle correnti marine, al vento o ghiaccio.
Quali sono le cause?
Perché si formano queste isole di spazzatura? I fattori sono diversi, ma le principali cause sono soprattutto da ricercare nell’attività umana: le grandi industrie involontariamente o di proposito scaricano i rifiuti in mare. A queste si aggiungono anche navi da pesca, navi porta-container, piattaforme petrolifere. Per non parlare di chi getta i rifiuti in spiaggia o in città. Si stima che l’80% della plastica provenga da fonti terrestri.
È un dato di fatto che la maggior parte delle materie plastiche prodotte finisce in mare. Altre fonti, invece, sono meno evidenti, come gli pneumatici usurati che lasciano sull’asfalto minuscoli frammenti che poi finiscono nelle fognature.
Isole di plastica: gli effetti sulla fauna marina
La plastica che si frantuma e si deposita nel fondale marino può soffocare i pesci e gli animali marini. Inoltre, i pezzi di plastica a causa delle basse temperature dell’oceano, rilasciano sostanze chimiche come il bisfenolo A (BPA), oligomeri a base di polistirolo e altri che sono dannosi per la crescita e lo sviluppo della fauna marina.
Centinaia di tartarughe liuto muoiono proprio perché ingeriscono vari materiali plastici, come anche 100 mila mammiferi marini ogni anno. Lenze da pesca e reti di nylon, cannucce, tappi, provocano la morte di tante specie che li ingeriscono per sbaglio o ne rimangono intrappolate.
Isole di plastica: conseguenze sulla fauna terrestre
Le sostanze chimiche, tossiche e inquinanti contenute nella plastica vengono ingerite dagli animali giungendo poi alla catena alimentare umana. Le microplastiche arrivano perciò persino dentro al nostro corpo!
Il problema, che ha un forte impatto sul turismo, sulla pesca e sull’acquacoltura, riguarda anche il piano economico: gli sforzi fatti per ripulire la plastica dall’oceano hanno già causato elevati oneri finanziari. Secondo The Ocean Cleanup si spendono all’anno tra i 6 e i 19 miliardi di dollari per la plastica marina.
I rifiuti oceanici inoltre contribuiscono al riscaldamento globale: il calore sulle microplastiche può provocare il rilascio di gas serra. Per contrastare i cambiamenti climatici è necessario dunque ridurre l’inquinamento degli oceani.
Le azioni per risolvere il fenomeno
Ecco una serie di soluzioni:
- Ridurre l’uso della plastica, specialmente degli imballaggi.
- Il riciclo: riutilizzare flaconi, bottiglie e buste. Prolungare la vita degli oggetti di plastica e dare ad essi una seconda vita.
- Eliminare tutto il materiale di plastica usa e getta.
- Cambiare le nostre abitudini di acquisto: comprare alla spina, utilizzare buste di tela/cotone per la spesa, utilizzare una borraccia di metallo ecc.
- Intraprendere una strategia internazionale “zero waste” e puntare a un’economia circolare.
- Promuovere e sviluppare progetti di pulizia di spiagge, di fiumi e di laghi.
C’è ancora tanto da fare, ma tutti possiamo contribuire per risolvere la questione rifiuti nei nostri mari. Per noi di Nieddittas il tema della sostenibilità ambientale è un sentimento profondo che ci lega alla natura a cui siamo uniti in modo così stretto. Il rispetto per il mare e per l’ambiente è da sempre uno dei valori fondamentali della nostra comunità. Consideriamo un dovere trasmettere ai nostri figli gli stessi valori e un mare se possibile ancora più pulito di quello che abbiamo ricevuto in eredità. Le nostre operazioni di pulizia dei fondali marini vicini ai nostri allevamenti minimizzano l’impatto dei vivai nell’ambiente del Golfo di Oristano.