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Perché i pesci stanno fermi sul fondo?
Osservare un pesce immobile sul fondale di un acquario o di un ambiente naturale può suscitare preoccupazione. Molti appassionati di acquariofilia si chiedono infatti se un comportamento del genere sia normale oppure rappresenti il segnale di un problema di salute. La...
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Perché i pesci stanno fermi sul fondo?
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Perché i pesci stanno fermi sul fondo?
Osservare un pesce immobile sul fondale di un acquario o di un ambiente naturale può suscitare preoccupazione. Molti appassionati di acquariofilia si chiedono infatti se un comportamento del genere sia normale oppure rappresenti il segnale di un problema di salute.
La risposta, come spesso accade in biologia, non è univoca. Esistono infatti diverse ragioni per cui possiamo osservare pesci fermi sul fondo, alcune perfettamente naturali e altre che meritano maggiore attenzione.
Comprendere il comportamento dei pesci significa imparare a leggere i segnali che l'ambiente acquatico e gli animali stessi ci inviano. In alcuni casi si tratta semplicemente di una fase di riposo, mentre in altri possono essere coinvolti fattori come qualità dell'acqua, alimentazione, stress o patologie specifiche.
Vediamo quindi perché alcuni pesci che stanno sul fondo sembrano inattivi e quando è opportuno intervenire.
I pesci riposano davvero?
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, i pesci hanno bisogno di periodi di riposo.
Pur non dormendo come i mammiferi, molte specie riducono notevolmente la propria attività durante determinate ore della giornata. Alcuni pesci rallentano il metabolismo, diminuiscono i movimenti e cercano zone protette dove sostare.
In natura possono rifugiarsi tra rocce, alghe, praterie sommerse o fondali sabbiosi. In acquario, invece, possono fermarsi sul fondo o vicino agli arredi.
Per questo motivo osservare occasionalmente dei pesci inattivi sul fondo non deve necessariamente destare preoccupazione, soprattutto se il comportamento si verifica durante la notte o nelle prime ore del mattino.
Quando il comportamento diventa anomalo?
La situazione cambia quando il pesce resta immobile per molte ore consecutive, mostra difficoltà respiratorie oppure smette di alimentarsi.
Un animale normalmente attivo che improvvisamente trascorre gran parte della giornata fermo sul fondale potrebbe infatti manifestare un disagio fisiologico o ambientale.
I segnali che meritano attenzione includono:
- respirazione accelerata;
- perdita di appetito;
- pinne chiuse;
- scolorimento della livrea;
- nuoto irregolare;
- permanenza costante sul fondo senza reagire agli stimoli.
In questi casi è opportuno approfondire le possibili cause.
Qualità dell'acqua: il primo elemento da controllare
Tra i principali problemi, la qualità dell'acqua occupa un posto centrale.
I pesci vivono immersi nell'ambiente che li circonda e qualsiasi alterazione chimica può influenzarne rapidamente il benessere.
Valori elevati di ammoniaca, nitriti o nitrati possono causare stress, difficoltà respiratorie e riduzione dell'attività motoria.
Anche variazioni improvvise di temperatura, pH o durezza dell'acqua possono provocare comportamenti anomali.
Quando si osservano pesci sul fondo vasca è quindi importante verificare immediatamente i parametri dell'acqua utilizzando test specifici.
Spesso un semplice cambio parziale dell'acqua e il ripristino delle corrette condizioni ambientali sono sufficienti per riportare gli animali a uno stato di normalità.
Stress e adattamento all'ambiente
Anche lo stress può indurre i pesci a restare immobili.
L'introduzione in una nuova vasca, la presenza di compagni aggressivi, rumori improvvisi o continui cambiamenti nell'arredamento possono generare condizioni di disagio.
Molte specie reagiscono riducendo i movimenti e cercando rifugio nelle zone basse dell'acquario.
In questi casi il comportamento tende a essere temporaneo e diminuisce gradualmente con l'adattamento all'ambiente.
Per questo motivo un pesce fermo sul fondo acquario appena inserito nella vasca non rappresenta necessariamente un segnale di malattia.
Alimentazione e problemi digestivi
L'alimentazione può influenzare notevolmente il comportamento dei pesci. Una dieta eccessiva, squilibrata o poco adatta alla specie può causare problemi digestivi che si manifestano attraverso ridotta attività motoria e permanenza sul fondale.
Questo fenomeno è particolarmente frequente nei pesci rossi, noti per la loro voracità.
Quando un pesce rosso resta fermo sul fondo presenta anche addome gonfio o difficoltà nel nuoto, una delle possibili cause è proprio un problema digestivo.
Molti acquariofili consigliano in questi casi una breve sospensione dell'alimentazione seguita dalla somministrazione di alimenti vegetali facilmente digeribili, come piselli sbollentati e privati della buccia.
Naturalmente, in presenza di sintomi persistenti, è sempre consigliabile rivolgersi a un veterinario esperto in animali acquatici.
La vescica natatoria: un organo fondamentale
Tra le cause più note dei problemi pesci sul fondo troviamo le alterazioni della vescica natatoria pesce.
La vescica natatoria è un organo presente in molte specie ittiche che permette di controllare la galleggiabilità e mantenere una determinata profondità senza consumare eccessive energie.
Quando questo sistema non funziona correttamente, il pesce può avere difficoltà a controllare il proprio assetto.
In alcuni casi tende a galleggiare in superficie; in altri, invece, può sprofondare e restare sul fondo.
I disturbi della vescica natatoria pesce possono essere causati da infezioni batteriche, traumi, malformazioni congenite o problemi digestivi che comprimono l'organo.
I sintomi più comuni includono:
- nuoto inclinato;
- perdita di equilibrio;
- difficoltà a risalire;
- permanenza prolungata sul fondale;
- movimenti scoordinati.
L'identificazione corretta della causa è fondamentale per impostare eventuali trattamenti.
Le malattie che possono causare inattività
Diversi agenti patogeni possono provocare un comportamento apatico.
Infezioni batteriche, parassitarie o fungine spesso determinano debolezza generale, perdita di appetito e riduzione dell'attività.
I pesci inattivi sul fondo possono inoltre presentare lesioni cutanee, pinne sfrangiate, macchie bianche o arrossamenti. In presenza di questi sintomi è opportuno isolare l'animale, monitorarne attentamente le condizioni e consultare un professionista specializzato.
L'automedicazione, infatti, rischia talvolta di peggiorare la situazione.
La temperatura dell'acqua influenza il comportamento?
Essendo animali ectotermi, i pesci dipendono dalla temperatura dell'acqua per regolare il metabolismo.
Temperature troppo basse possono rallentare le funzioni fisiologiche, ridurre l'appetito e diminuire l'attività motoria. Al contrario, temperature eccessivamente elevate possono provocare stress e carenza di ossigeno.
Un pesce che resta fermo sul fondo potrebbe quindi semplicemente reagire a condizioni termiche non ottimali. Per questo motivo il controllo della temperatura rappresenta uno degli aspetti più importanti nella gestione di un acquario.
Alcuni pesci vivono naturalmente sul fondo
Non bisogna dimenticare che molte specie trascorrono gran parte della propria vita vicino al fondale.
Pesci come Corydoras, Botia e numerosi pesci gatto sono biologicamente adattati a vivere nelle zone basse degli ambienti acquatici.
Osservarli sul fondo non significa quindi che siano malati.
La differenza sta nell'atteggiamento generale dell'animale. Un pesce bentonico sano continua infatti a muoversi, alimentarsi ed esplorare il territorio.
È importante quindi distinguere tra un comportamento naturale e uno stato di reale inattività.
Come capire se un pesce ha bisogno di aiuto?
La regola principale consiste nell'osservazione. Chi possiede un acquario impara rapidamente a riconoscere le abitudini dei propri animali. Un cambiamento improvviso del comportamento rappresenta spesso il primo campanello d'allarme.
Quando si osservano pesci che stanno fermi sul fondo per lunghi periodi è utile verificare:
- qualità dell'acqua;
- temperatura;
- alimentazione recente;
- eventuali segni di malattia;
- interazioni con altri pesci;
- velocità respiratoria.
L'analisi congiunta di questi fattori consente nella maggior parte dei casi di individuare la causa del problema.
Cosa fare?
La prima azione consiste nell'evitare interventi impulsivi. Molti acquariofili alle prime armi tendono a modificare rapidamente più parametri contemporaneamente, rendendo difficile capire l'origine del problema.
È preferibile procedere per gradi, verificando i valori dell'acqua, controllando temperatura e filtrazione, osservando attentamente il comportamento del pesce e monitorandone l'alimentazione.
Se il problema persiste per diversi giorni o si accompagna ad altri sintomi, può essere necessario il consulto di un veterinario esperto in fauna acquatica.
Un comportamento da interpretare con attenzione
Osservare dei pesci fermi che stanno fermi sul fondo non significa necessariamente trovarsi di fronte a una malattia. In molti casi si tratta di normali momenti di riposo, adattamento o comportamenti tipici della specie.
Tuttavia, quando il fenomeno si prolunga nel tempo o si accompagna ad altri segnali come perdita di appetito, difficoltà respiratorie o alterazioni del nuoto, è importante approfondire le possibili cause.
Imparare a osservare e comprendere questi segnali non aiuta soltanto a mantenere in salute i pesci d'acquario, ma permette anche di apprezzare meglio la straordinaria complessità della vita acquatica.
Ed è proprio l'osservazione attenta degli organismi marini e delle loro strategie di adattamento che continua a ricordarci quanto siano affascinanti gli ecosistemi acquatici, protagonisti della biodiversità che ogni giorno il mare custodisce.
Quali sono gli uccelli marini?
Se pensiamo al mare l’immaginazione corre subito alle onde, ai pesci, ai molluschi e alle grandi distese blu. Eppure esiste un altro mondo strettamente legato agli ecosistemi marini: quello degli uccelli marini. Alcuni vivono lungo le coste, altri trascorrono gran parte della loro vita in mare aperto, seguendo venti, correnti e migrazioni lunghissime.
Gli uccelli marini rappresentano una parte fondamentale della biodiversità del pianeta. Sono indicatori preziosi dello stato di salute degli oceani e dei mari, compreso il Mediterraneo. Attraverso il loro comportamento, la loro alimentazione e persino le difficoltà che incontrano, raccontano molto dei cambiamenti ambientali in corso.
Quali sono gli uccelli marini?
Partiamo da una definizione semplice: gli uccelli marini sono specie che dipendono dal mare per nutrirsi, riprodursi o vivere una parte importante del proprio ciclo vitale.
Non tutti vivono costantemente in acqua. Alcuni frequentano scogliere, spiagge, lagune e zone costiere, mentre altri possono restare per settimane o mesi lontani dalla terraferma.
Tra gli uccelli marini più conosciuti troviamo:
- gabbiani
- sule
- cormorani
- albatri
- sterne
- procellarie
- pulcinella di mare
- berte
Molte di queste specie appartengono anche al gruppo degli uccelli acquatici, cioè animali adattati a vivere in ambienti dove l’acqua rappresenta un elemento centrale.
Esiste poi una distinzione importante: quella tra uccelli costieri e uccelli pelagici.
Chi sono gli uccelli pelagici?
Gli uccelli pelagici sono specie che vivono prevalentemente in mare aperto, spesso lontanissime dalla costa. Il termine “pelagico” deriva infatti dalla parola greca “pelagos”, che significa mare aperto.
Gli uccelli marini pelagici hanno sviluppato adattamenti straordinari per sopravvivere in condizioni estreme. Alcuni riescono a dormire sull’acqua, altri sfruttano le correnti per volare per centinaia di chilometri senza quasi battere le ali.
Tra i più noti ci sono:
- albatri
- berte
- procellarie
- fetonti
Molte specie pelagiche trascorrono anni interi in oceano aperto, tornando sulla terra solo per nidificare.
Le caratteristiche degli uccelli marini
Le caratteristiche degli uccelli marini sono il risultato di milioni di anni di evoluzione. Vivere tra vento, acqua salata e lunghe distanze richiede infatti capacità molto particolari. Una delle principali è il piumaggio impermeabile. Le piume permettono di mantenere il corpo asciutto e isolato termicamente anche dopo lunghi periodi in acqua.
Molti uccelli marini possiedono inoltre:
- zampe palmate per nuotare meglio
- ali lunghe e strette per il volo planato
- ghiandole speciali che eliminano il sale ingerito
- becchi adatti a catturare pesci o piccoli organismi marini
La loro alimentazione varia a seconda delle specie. Alcuni si tuffano in profondità per catturare pesci, altri si nutrono di plancton o piccoli crostacei, mentre i gabbiani hanno una dieta molto più opportunista.
Gli uccelli marini del Mediterraneo
Anche il nostro mare ospita numerose specie di uccelli marini mediterraneo. Alcune vivono stabilmente lungo le coste italiane, altre attraversano il Mediterraneo durante le migrazioni.
Tra le specie più diffuse troviamo:
- il gabbiano reale
- la berta maggiore
- la berta minore
- il marangone dal ciuffo
- il cormorano
- la sterna comune
Zone lagunari, stagni e aree costiere rappresentano habitat fondamentali per molte di queste specie. Ambienti come il Golfo di Oristano, ricco di biodiversità, costituiscono ecosistemi preziosi sia per gli animali marini sia per gli uccelli acquatici.
La presenza di uccelli marini in salute è spesso un segnale positivo per tutto l’ambiente circostante.
Perché gli uccelli marini sono importanti?
Gli uccelli marini svolgono un ruolo essenziale negli ecosistemi. Partecipano alla catena alimentare, contribuiscono all’equilibrio degli habitat e aiutano gli studiosi a monitorare la salute del mare.
Molte specie sono considerate “bioindicatori”: osservando il loro stato di salute è possibile capire se un ecosistema sta subendo alterazioni.
Se diminuiscono i pesci, cambiano le temperature marine oppure aumenta l’inquinamento, gli effetti si riflettono rapidamente sugli uccelli marini.
Anche il guano degli uccelli marini ha un’importanza ecologica significativa. Ricco di nutrienti, contribuisce alla fertilità di diversi ecosistemi costieri e insulari.
Il problema delle microplastiche negli uccelli marini
Negli ultimi anni uno dei temi più discussi riguarda le microplastiche uccelli marini. L’inquinamento da plastica sta infatti avendo conseguenze sempre più gravi sugli ecosistemi oceanici.
Molti uccelli marini scambiano frammenti di plastica per cibo. I piccoli pezzi galleggianti possono ricordare pesci, uova o crostacei, finendo così nello stomaco degli animali.
Le conseguenze possono essere malnutrizione, danni agli organi interni, problemi digestivi e riduzione della capacità riproduttiva
Secondo numerose ricerche scientifiche, gli uccelli marini pelagici risultano tra le specie più esposte a questo fenomeno, proprio perché percorrono enormi distanze negli oceani e si alimentano in aree dove le plastiche tendono ad accumularsi.
Il problema riguarda anche il Mediterraneo, considerato uno dei mari con la maggiore concentrazione di plastica al mondo.
La protezione degli uccelli marini
La protezione uccelli marini passa attraverso numerose azioni: tutela degli habitat, riduzione dell’inquinamento, controllo della pesca intensiva e monitoraggio scientifico.
Negli ultimi anni sono aumentati i progetti dedicati alla conservazione delle specie più vulnerabili. Molte aree costiere e marine protette hanno proprio l’obiettivo di salvaguardare la biodiversità uccelli marini.
Anche i comportamenti quotidiani possono fare la differenza. Ridurre l’utilizzo della plastica monouso, evitare l’abbandono dei rifiuti e rispettare gli ecosistemi costieri contribuisce concretamente alla tutela di queste specie. Proteggere gli uccelli marini significa infatti proteggere il mare stesso.
Gli uccelli marini e il cambiamento climatico
Oltre all’inquinamento, gli uccelli marini devono affrontare gli effetti del cambiamento climatico.
L’aumento delle temperature marine modifica la distribuzione dei pesci e delle altre prede, costringendo molte specie a percorrere distanze maggiori per nutrirsi.
Anche gli eventi meteorologici estremi possono distruggere siti di nidificazione e alterare le rotte migratorie.
Gli studiosi osservano ormai da anni cambiamenti nei comportamenti riproduttivi, nelle migrazioni e nella disponibilità di cibo per molte specie di uccelli acquatici e pelagici.
Un patrimonio da osservare e proteggere
Osservare gli uccelli marini significa scoprire un mondo fatto di adattamenti sorprendenti, grandi migrazioni e delicati equilibri naturali.
Dal Mediterraneo agli oceani più remoti, queste specie raccontano la stretta connessione tra mare, biodiversità e salute ambientale.
Proteggerli significa preservare ecosistemi complessi da cui dipende anche il nostro futuro, ed è per questo che l’impegno di Nieddittas nella salvaguardia del mare e di tutte le specie che lo abitano è costante e si rinnova nel tempo.
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