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L’8 giugno si è celebrata la Giornata mondiale degli oceani che ci ricorda quanto siano importanti per la vita sul nostro pianeta e quanto sia preoccupante il livello di inquinamento delle acque.

Ogni anno, infatti, finiscono in mare circa 8 milioni di tonnellate di plastica causando gravi danni all’ecosistema marino, rovinando le spiagge e costituendo un pericolo anche per la nostra salute.

La situazione è così preoccupante che si stima che entro il 2050 il 99% degli uccelli marini avrà ingerito della plastica e che il peso dei rifiuti plastici supererà quello della fauna marina; ci ritroveremo perciò a festeggiare un mare di plastica se non interveniamo subito per limitare il problema.

Per chi, come noi di Nieddittas, ha a cuore la salute dei mari e degli oceani è importante domandarsi: come ridurre l’inquinamento del mare?

Scopriamo come possiamo cambiare le nostre abitudini e quali sono le piccole azioni sostenibili quotidiane che possiamo mettere in pratica per salvaguardare l’ambiente marino.

L’inquinamento da plastica

Sapete che l’Italia ha il primato europeo per consumo di acqua imbottigliata? Mentre le buste di plastica che utilizziamo per la spesa (shopper) sono la causa della diminuzione delle tartarughe marine e dell’aumento delle meduse nel Mediterraneo (questo perché le tartarughe scambiano le buste per meduse e quindi quest’ultime si moltiplicano indisturbate).

La plastica è un prodotto sintetico formato da polimeri che si degrada molto lentamente, sono necessari centinaia di anni affinché scompaia completamente!

Ormai fa parte della nostra vita quotidiana, basta pensare alle bottiglie di plastica o ai vari imballaggi che usiamo normalmente. Siamo talmente circondati che ci fa strano pensare ad un mondo senza plastica, ma la direzione sta cambiando.

Il problema è che se non è correttamente riciclata o incenerita, la plastica si accumula come scarto a terra e in acqua e finisce per inquinare i mari. È per questo che si formano le cosiddette “isole di plastica”, come quella gigantesca che si trova nell’Oceano Pacifico.

Le conseguenze sono l’intrappolamento e l’ingerimento da parte di pesci, gabbiani, tartarughe e cetacei, causandone la morte. E poi la plastica risale anche nella catena alimentare e finisce nelle nostre tavole. Sarebbero circa 115 le specie marine a rischio.

L’inquinamento marino è poi causato anche dalla presenza di micro-plastiche, minuscole particelle rilasciate dagli oggetti che si decompongono, dai saponi e cosmetici che finiscono in mare. Purtroppo, si è scoperto che anche le bioplastiche hanno tempi di degradazione piuttosto lunghi e non riescono quindi ad arginare il problema.

I 4/5 dei rifiuti di plastica entrano nel mare sospinti dal vento o trascinati dagli scarichi urbani e dai fiumi, il restante è prodotto dalle navi.

Diamoci una mossa allora, ecco come ridurre l’inquinamento del mare e far sì che la plastica non soffochi le nostre acque.

Come ridurre l’inquinamento del mare: soluzioni

L’ambiente è sempre più a rischio a causa dell’inquinamento dovuto alle attività umane. Per salvaguardare la salute dei mari e degli oceani è fondamentale sia ridurre il consumo di plastica e sia ridurre la produzione di rifiuti plastici. Il primo passo verso un futuro più sostenibile è quello di essere più consapevoli ed evitare gli sprechi.

Tutti possiamo contribuire a ridurre l’inquinamento del mare. Come? Ecco alcuni consigli da mettere in pratica:

  • Effettuare una corretta raccolta differenziata.
  • Utilizzare sacchetti di plastica biodegradabili o meglio optare per quelli in tessuto riutilizzabili.
  • Utilizzare prodotti alla spina.
  • Evitare di usare le bottiglie in plastica e preferire l’acqua del rubinetto.
  • Scegliere involucri di carta invece che di plastica.
  • Evitare o ridurre il consumo di bicchieri, piatti e posate usa e getta.
  • Limitare l’uso di tazze monouso e cannucce.
  • Non disperdere mozziconi di sigarette. Sono 4,5 tonnellate le sigarette che vengono disperse e finiscono con l’inquinare gli oceani e le spiagge.
  • Ridurre le emissioni di anidride carbonica preferendo il trasporto pubblico o la bicicletta. L’oceano assorbe il 25% delle emissioni di anidride carbonica che danneggia un gran numero di specie marine.
  • Raccogliere i rifiuti in spiaggia. Vi capiterà ogni estate di vedere plastica e rifiuti riversati nelle spiagge o nel mare. Stavolta non state a guardare: dedicare anche solo qualche minuto alla raccolta dei rifiuti può fare la differenza. E perché no, magari qualcuno seguirà il vostro buon esempio.
  • Supportare un’organizzazione per la difesa del mare, ne esistono tante e può essere un modo per impegnarsi più a fondo nella tutela ambientale.

Questi sono piccoli gesti che tutti possiamo compiere per ridurre l’inquinamento del mare, un bene prezioso da proteggere. Ma cosa fanno invece le nazioni in merito a questo problema?

Politiche contro l’inquinamento del mare

Gli stati europei, Italia compresa, hanno abolito l’uso delle buste di plastica nei supermercati sostituendole dal 1° gennaio 2018 con le shopper biodegradabili e compostabili a pagamento (direttiva 2015/720 dell’Unione Europea). E dal 2019 il nostro Paese ha rimosso dal mercato i cotton fioc prodotti con bastoncini di plastica.

La Commissione Europea ha stilato una lista di oggetti che dal 2021 stanno scomparendo. Si tratta di quelli maggiormente presenti sui nostri fondali marini, tra cui cannucce e posate di plastica, insomma tutta la plastica monouso. Anche ripulire i fiumi, il mezzo principale che rilascia materiali plastici nelle acque salate di mari ed oceani, dovrebbe essere tra le azioni primarie nelle agende degli stati a livello internazionale.

C’è ancora tanta strada da fare. Tra gli obiettivi che sono stati stabiliti in accordo con la Commissione Europea vi sono: la possibilità di raccogliere entro il 2029 il 90% delle bottiglie di plastica ed entro il 2025 di produrne almeno per il 25% con materiale riciclabile (entro il 2030 il 30%); etichettare prodotti come tabacco con filtri, bicchieri di plastica ecc., in modo che tutti sappiano come smaltirli correttamente. Inoltre, l’accordo stabilisce che nel caso in cui filtri di sigaretta e attrezzi da pesca vengano dispersi nell’ambiente, saranno i produttori stessi a sostenere i costi della raccolta e della pulizia. L’obiettivo è quello di avere un ambiente più sano, plastic free con una riduzione delle emissioni di Co2 e un risparmio economico di 6,5 miliardi. E noi ce lo auguriamo.

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