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Nieddittas Magazine

Cosa si estrae dalle alghe marine?
L’estrazione dalle alghe permette di ottenere diverse sostanze, ciascuna con proprietà specifiche. Alcune sono note da molto tempo, altre sono al centro di studi e applicazioni più recenti. Le alghe, infatti, possono contenere sali minerali, fibre, proteine,...
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Ascolta l’intervista di Radio 2 Decanter alla nostra Silvia Carta
Puntata di Radio 2 Decanter del 16 maggio 2026
Cosa si estrae dalle alghe marine?
L’estrazione dalle alghe permette di ottenere diverse sostanze, ciascuna con proprietà specifiche. Alcune sono note da molto tempo, altre sono al centro di studi e applicazioni più recenti. Le alghe, infatti, possono contenere sali minerali, fibre, proteine, polisaccaridi, acidi grassi, pigmenti naturali e molecole bioattive.
In ambito alimentare e industriale, le sostanze più conosciute sono l’agar-agar, la carragenina e gli alginati, impiegati soprattutto per la loro capacità di gelificare, addensare o stabilizzare. In altri contesti, invece, si parla di iodio, di omega-3 dalle alghe, di pigmenti come l’astaxantina o di oli utilizzabili come base per carburanti di origine biologica.
Iodio, agar-agar e carragenina
Tra le sostanze più note associate alle alghe troviamo lo iodio, un elemento presente in diverse specie marine. Le alghe possono accumularlo naturalmente dall’acqua di mare, motivo per cui in passato sono state considerate una fonte importante di questo minerale. Lo iodio è essenziale per il corretto funzionamento della tiroide, ma il suo consumo deve sempre essere equilibrato, soprattutto quando deriva da alimenti molto concentrati.
L’agar-agar è invece una sostanza gelatinosa ottenuta da alcune alghe rosse. È molto usata in cucina e nell’industria alimentare come gelificante vegetale, alternativa alla gelatina di origine animale. Lo troviamo in preparazioni dolci, dessert, budini, gelatine e prodotti che richiedono una consistenza compatta ma naturale.
Anche la carragenina proviene da alghe rosse ed è utilizzata come addensante e stabilizzante. La sua funzione è quella di migliorare la consistenza di molti prodotti alimentari, in particolare creme, dessert, bevande, salse e alimenti trasformati. In termini semplici, aiuta a mantenere uniforme una preparazione, evitando separazioni indesiderate tra le diverse componenti.
Queste sostanze mostrano quanto il mare sia già presente nella nostra vita quotidiana, spesso senza che ce ne accorgiamo. Un prodotto apparentemente lontano dall’ambiente marino può contenere, in realtà, un ingrediente che nasce proprio dalle alghe.
Omega-3 dalle alghe e astaxantina
Negli ultimi anni è cresciuto l’interesse verso gli omega-3 dalle alghe, soprattutto perché rappresentano una possibile alternativa agli omega-3 ricavati tradizionalmente dal pesce. In natura, infatti, molti pesci accumulano omega-3 proprio attraverso la catena alimentare marina, che parte anche da alghe e microrganismi acquatici.
Un’altra sostanza di grande interesse è l’astaxantina, un pigmento naturale appartenente alla famiglia dei carotenoidi. È responsabile della colorazione rossastra di alcuni organismi marini e viene studiata per le sue proprietà antiossidanti. Anche in questo caso, le microalghe sono una fonte importante, perché possono produrre questo pigmento in modo naturale.
Omega-3 e astaxantina dimostrano come le alghe non siano soltanto “piante del mare”, ma veri e propri laboratori biologici, capaci di generare composti utili per alimentazione, ricerca, cosmetica e salute.
Microalghe, bio-olio algale e bio-carburante
Un campo particolarmente interessante riguarda la produzione di energia. Da alcune alghe, soprattutto dalle microalghe, si possono ricavare oli che diventano materia prima per biocarburanti. In questo caso si parla di bio-olio algale, una sostanza ottenuta dalla biomassa algale e potenzialmente utilizzabile in processi di raffinazione.
Il bio-carburante dalle alghe nasce dall’idea di sfruttare organismi capaci di crescere rapidamente, utilizzando luce, acqua, nutrienti e anidride carbonica. Le microalghe, attraverso la fotosintesi, trasformano la CO2 in biomassa. Questo processo è chiamato biofissazione, perché consente di “fissare” biologicamente il carbonio all’interno della materia organica prodotta.
Il principio è affascinante: coltivare alghe per assorbire CO2 e ottenere, allo stesso tempo, una risorsa utilizzabile. Naturalmente non si tratta di una soluzione semplice o immediata. La produzione su larga scala richiede tecnologie efficienti, costi sostenibili, controllo delle colture e impianti adatti. Tuttavia, il settore continua a essere studiato perché unisce energia, biotecnologia e sostenibilità.
Le alghe, quindi, non sono soltanto una risorsa alimentare o industriale: possono diventare anche una possibile materia prima per il futuro energetico.
Alghe marine e sostenibilità
Le alghe marine sono importanti anche per il ruolo che possono svolgere nella transizione verso modelli produttivi più sostenibili. Possono essere utilizzate per creare ingredienti alimentari, mangimi, fertilizzanti, cosmetici, materiali innovativi e prodotti ad alto valore aggiunto. Alcune applicazioni riguardano persino la depurazione delle acque e la riduzione dell’impatto ambientale di determinate attività.
Naturalmente, anche l’utilizzo delle alghe deve essere gestito con attenzione. Raccogliere alghe in modo indiscriminato può danneggiare habitat costieri, alterare equilibri locali e ridurre la biodiversità. Per questo è fondamentale distinguere tra raccolta spontanea, coltivazione controllata e utilizzo industriale sostenibile.
La vera sfida è valorizzare questa risorsa senza impoverire il mare. Coltivare, trasformare e usare le alghe in modo responsabile significa riconoscere il loro valore ecologico prima ancora del loro valore economico.
Un piccolo organismo, molte possibilità
Chiedersi cosa si estrae dalle alghe marine significa scoprire un mondo molto più ampio di quanto sembri.
Questi organismi, semplici solo in apparenza, raccontano la straordinaria capacità del mare di generare vita, equilibrio e innovazione. Ogni alga è parte di un sistema più grande: produce ossigeno, offre nutrimento, assorbe sostanze dall’ambiente e può diventare una risorsa preziosa per l’uomo.
Per noi di Nieddittas, conoscere il mare significa anche imparare a rispettare tutto ciò che lo abita, anche ciò che spesso resta invisibile o viene osservato con poca attenzione. Le alghe marine ci ricordano che la ricchezza del mare non è fatta solo di grandi specie e paesaggi spettacolari, ma anche di organismi piccoli, silenziosi e fondamentali per il futuro degli ecosistemi.
Perché i pesci stanno fermi sul fondo?
Osservare un pesce immobile sul fondale di un acquario o di un ambiente naturale può suscitare preoccupazione. Molti appassionati di acquariofilia si chiedono infatti se un comportamento del genere sia normale oppure rappresenti il segnale di un problema di salute.
La risposta, come spesso accade in biologia, non è univoca. Esistono infatti diverse ragioni per cui possiamo osservare pesci fermi sul fondo, alcune perfettamente naturali e altre che meritano maggiore attenzione.
Comprendere il comportamento dei pesci significa imparare a leggere i segnali che l'ambiente acquatico e gli animali stessi ci inviano. In alcuni casi si tratta semplicemente di una fase di riposo, mentre in altri possono essere coinvolti fattori come qualità dell'acqua, alimentazione, stress o patologie specifiche.
Vediamo quindi perché alcuni pesci che stanno sul fondo sembrano inattivi e quando è opportuno intervenire.
I pesci riposano davvero?
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, i pesci hanno bisogno di periodi di riposo.
Pur non dormendo come i mammiferi, molte specie riducono notevolmente la propria attività durante determinate ore della giornata. Alcuni pesci rallentano il metabolismo, diminuiscono i movimenti e cercano zone protette dove sostare.
In natura possono rifugiarsi tra rocce, alghe, praterie sommerse o fondali sabbiosi. In acquario, invece, possono fermarsi sul fondo o vicino agli arredi.
Per questo motivo osservare occasionalmente dei pesci inattivi sul fondo non deve necessariamente destare preoccupazione, soprattutto se il comportamento si verifica durante la notte o nelle prime ore del mattino.
Quando il comportamento diventa anomalo?
La situazione cambia quando il pesce resta immobile per molte ore consecutive, mostra difficoltà respiratorie oppure smette di alimentarsi.
Un animale normalmente attivo che improvvisamente trascorre gran parte della giornata fermo sul fondale potrebbe infatti manifestare un disagio fisiologico o ambientale.
I segnali che meritano attenzione includono:
- respirazione accelerata;
- perdita di appetito;
- pinne chiuse;
- scolorimento della livrea;
- nuoto irregolare;
- permanenza costante sul fondo senza reagire agli stimoli.
In questi casi è opportuno approfondire le possibili cause.
Qualità dell'acqua: il primo elemento da controllare
Tra i principali problemi, la qualità dell'acqua occupa un posto centrale.
I pesci vivono immersi nell'ambiente che li circonda e qualsiasi alterazione chimica può influenzarne rapidamente il benessere.
Valori elevati di ammoniaca, nitriti o nitrati possono causare stress, difficoltà respiratorie e riduzione dell'attività motoria.
Anche variazioni improvvise di temperatura, pH o durezza dell'acqua possono provocare comportamenti anomali.
Quando si osservano pesci sul fondo vasca è quindi importante verificare immediatamente i parametri dell'acqua utilizzando test specifici.
Spesso un semplice cambio parziale dell'acqua e il ripristino delle corrette condizioni ambientali sono sufficienti per riportare gli animali a uno stato di normalità.
Stress e adattamento all'ambiente
Anche lo stress può indurre i pesci a restare immobili.
L'introduzione in una nuova vasca, la presenza di compagni aggressivi, rumori improvvisi o continui cambiamenti nell'arredamento possono generare condizioni di disagio.
Molte specie reagiscono riducendo i movimenti e cercando rifugio nelle zone basse dell'acquario.
In questi casi il comportamento tende a essere temporaneo e diminuisce gradualmente con l'adattamento all'ambiente.
Per questo motivo un pesce fermo sul fondo acquario appena inserito nella vasca non rappresenta necessariamente un segnale di malattia.
Alimentazione e problemi digestivi
L'alimentazione può influenzare notevolmente il comportamento dei pesci. Una dieta eccessiva, squilibrata o poco adatta alla specie può causare problemi digestivi che si manifestano attraverso ridotta attività motoria e permanenza sul fondale.
Questo fenomeno è particolarmente frequente nei pesci rossi, noti per la loro voracità.
Quando un pesce rosso resta fermo sul fondo presenta anche addome gonfio o difficoltà nel nuoto, una delle possibili cause è proprio un problema digestivo.
Molti acquariofili consigliano in questi casi una breve sospensione dell'alimentazione seguita dalla somministrazione di alimenti vegetali facilmente digeribili, come piselli sbollentati e privati della buccia.
Naturalmente, in presenza di sintomi persistenti, è sempre consigliabile rivolgersi a un veterinario esperto in animali acquatici.
La vescica natatoria: un organo fondamentale
Tra le cause più note dei problemi pesci sul fondo troviamo le alterazioni della vescica natatoria pesce.
La vescica natatoria è un organo presente in molte specie ittiche che permette di controllare la galleggiabilità e mantenere una determinata profondità senza consumare eccessive energie.
Quando questo sistema non funziona correttamente, il pesce può avere difficoltà a controllare il proprio assetto.
In alcuni casi tende a galleggiare in superficie; in altri, invece, può sprofondare e restare sul fondo.
I disturbi della vescica natatoria pesce possono essere causati da infezioni batteriche, traumi, malformazioni congenite o problemi digestivi che comprimono l'organo.
I sintomi più comuni includono:
- nuoto inclinato;
- perdita di equilibrio;
- difficoltà a risalire;
- permanenza prolungata sul fondale;
- movimenti scoordinati.
L'identificazione corretta della causa è fondamentale per impostare eventuali trattamenti.
Le malattie che possono causare inattività
Diversi agenti patogeni possono provocare un comportamento apatico.
Infezioni batteriche, parassitarie o fungine spesso determinano debolezza generale, perdita di appetito e riduzione dell'attività.
I pesci inattivi sul fondo possono inoltre presentare lesioni cutanee, pinne sfrangiate, macchie bianche o arrossamenti. In presenza di questi sintomi è opportuno isolare l'animale, monitorarne attentamente le condizioni e consultare un professionista specializzato.
L'automedicazione, infatti, rischia talvolta di peggiorare la situazione.
La temperatura dell'acqua influenza il comportamento?
Essendo animali ectotermi, i pesci dipendono dalla temperatura dell'acqua per regolare il metabolismo.
Temperature troppo basse possono rallentare le funzioni fisiologiche, ridurre l'appetito e diminuire l'attività motoria. Al contrario, temperature eccessivamente elevate possono provocare stress e carenza di ossigeno.
Un pesce che resta fermo sul fondo potrebbe quindi semplicemente reagire a condizioni termiche non ottimali. Per questo motivo il controllo della temperatura rappresenta uno degli aspetti più importanti nella gestione di un acquario.
Alcuni pesci vivono naturalmente sul fondo
Non bisogna dimenticare che molte specie trascorrono gran parte della propria vita vicino al fondale.
Pesci come Corydoras, Botia e numerosi pesci gatto sono biologicamente adattati a vivere nelle zone basse degli ambienti acquatici.
Osservarli sul fondo non significa quindi che siano malati.
La differenza sta nell'atteggiamento generale dell'animale. Un pesce bentonico sano continua infatti a muoversi, alimentarsi ed esplorare il territorio.
È importante quindi distinguere tra un comportamento naturale e uno stato di reale inattività.
Come capire se un pesce ha bisogno di aiuto?
La regola principale consiste nell'osservazione. Chi possiede un acquario impara rapidamente a riconoscere le abitudini dei propri animali. Un cambiamento improvviso del comportamento rappresenta spesso il primo campanello d'allarme.
Quando si osservano pesci che stanno fermi sul fondo per lunghi periodi è utile verificare:
- qualità dell'acqua;
- temperatura;
- alimentazione recente;
- eventuali segni di malattia;
- interazioni con altri pesci;
- velocità respiratoria.
L'analisi congiunta di questi fattori consente nella maggior parte dei casi di individuare la causa del problema.
Cosa fare?
La prima azione consiste nell'evitare interventi impulsivi. Molti acquariofili alle prime armi tendono a modificare rapidamente più parametri contemporaneamente, rendendo difficile capire l'origine del problema.
È preferibile procedere per gradi, verificando i valori dell'acqua, controllando temperatura e filtrazione, osservando attentamente il comportamento del pesce e monitorandone l'alimentazione.
Se il problema persiste per diversi giorni o si accompagna ad altri sintomi, può essere necessario il consulto di un veterinario esperto in fauna acquatica.
Un comportamento da interpretare con attenzione
Osservare dei pesci fermi che stanno fermi sul fondo non significa necessariamente trovarsi di fronte a una malattia. In molti casi si tratta di normali momenti di riposo, adattamento o comportamenti tipici della specie.
Tuttavia, quando il fenomeno si prolunga nel tempo o si accompagna ad altri segnali come perdita di appetito, difficoltà respiratorie o alterazioni del nuoto, è importante approfondire le possibili cause.
Imparare a osservare e comprendere questi segnali non aiuta soltanto a mantenere in salute i pesci d'acquario, ma permette anche di apprezzare meglio la straordinaria complessità della vita acquatica.
Ed è proprio l'osservazione attenta degli organismi marini e delle loro strategie di adattamento che continua a ricordarci quanto siano affascinanti gli ecosistemi acquatici, protagonisti della biodiversità che ogni giorno il mare custodisce.
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