Come si sposta sul fondale una stella marina

Come si sposta sul fondale una stella marina

Le stelle marine (classe Asteroidea) sono degli invertebrati appartenenti al gruppo degli echinodermi (phylum Echinodermata), come il riccio di mare e i cetrioli di mare. Vi sarà probabilmente capitato di vederle durante una passeggiata in riva al mare e rimanere affascinati dalla loro bellezza. Ma vi siete mai chiesti come si sposta sul fondale una stella marina?

Scopriamo questa piccola curiosità.

Come sono fatte le stelle marine

Esistono più di 200 specie di stelle marine diffuse in tutti i mari della terra e a tutte le profondità, ma la maggior parte possiede un corpo tondeggiante e 5 braccia identiche che si dipartono da un disco posto al centro dell’animale. Non hanno occhi ma molte specie sono dotate di organi che riconoscono la luce dal buio e si orientano usando il senso del tatto, del gusto e dell’olfatto.

Si riproducono sia per via sessuale che per via asessuale, sono carnivore e hanno una particolare abilità: sono capaci di rigenerare parti del loro corpo perse o danneggiate. Ne esistono di vari colori, dal giallo al verde, dal rosa al rosso e alcune possono essere anche luminescenti.

Spieghiamo ora come si muovono sul fondale.

Come si sposta sul fondale una stella marina?

È grazie alle sue braccia che una stella marina si sposta sul fondale sabbioso o roccioso. Il sistema utilizzato dalla stella e da tutti gli echinodermi per muoversi è un particolare sistema idraulico. Su tutta la sua superficie a contatto col fondale sono presenti dei canali che percorrono longitudinalmente ciascun braccio. Si tratta di una fitta rete di estroflessioni, simili a zampette, pieni d’acqua, che comunicano verso l’esterno attraverso i pedicelli ambulacrali, estensioni dotate di ventose.

Quando questi ultimi si riempiono d’acqua, si allungano e prendono contatto con il substrato tramite la loro piccola ventosa. Poi si contraggono trascinando la stella marina nella direzione desiderata.

Un gruppo di scienziati della Bowdoin University, nel Maine, ha scoperto che le stelle marine non strisciano ma rimbalzano grazie a questo sistema idraulico, ciascuna specie con velocità diverse. Inglobando ed espellendo l’acqua si compie il movimento.

La stella marina si sposta allungando e ritraendo le braccia sul fondale in cerca di cibo, in particolare piccoli crostacei e molluschi, come ricci e cozze.

Cosa non fare quando si trova una stella marina

Ora che abbiamo approfondito come si sposta sul fondale una stella marina, è importante sapere che se si ha la fortuna di incontrarla in mare non bisogna mai toccarla o prenderla con le mani. Se si tira fuori dall’acqua, i canali presenti sul suo corpo possono essere ostruiti da bolle d’aria che possono causare un’embolia e di conseguenza la sua morte. Nel corpo, inoltre, ha una sostanza che le permette di respirare e che può essere alterata dal contatto con le nostre mani.

Si tratta di creature molte delicate, vanno protette ed eventualmente spostate in zone più tranquille con l’aiuto di un retino e non con le mani, senza toglierle mai dall’acqua!

Come pulire le cozze velocemente

Come pulire le cozze velocemente

Servite come antipasto o secondo piatto oppure per condire pasta e risotti. Le cozze sono davvero squisite in tutti i modi. Prima di essere cucinate, però, vanno pulite con attenzione per non andare incontro a spiacevoli conseguenze. Questa procedura potrebbe scoraggiare i meno esperti in cucina, ma in realtà non è niente di complicato e leggendo questa piccola guida scoprirete come pulire le cozze velocemente.

Procuratevi un paio di guanti in lattice e un coltello e seguite queste semplici mosse!

Come pulire le cozze velocemente in 3 passaggi

Indossate i guanti ed eliminate le cozze con i gusci rotti o danneggiati. Ricordate che le cozze devono essere vive al momento dell’acquisto: le valve devono essere ben chiuse per contenere il liquido al loro interno, se sono semiaperte significa che il mollusco non è vivo e non può quindi essere consumato. Fatto ciò, ecco come pulire le cozze velocemente in 3 passaggi:

  1. Con una spazzola dalle setole dure o una paglietta metallica da cucina raschiate i gusci per rimuovere eventuali incrostazioni o residui, i cosiddetti “denti di cane”; in questo modo risparmierete del tempo invece di usare un coltellino per rimuovere le incrostazioni una alla volta.
  2. Prendete una cozza per volta con un panno asciutto e con l’altra mano staccate con decisione il bisso, il filamento che fuoriesce dalle valve e che tiene i mitili attaccati agli scogli. Ripete l’operazione per tutte le cozze.
  3. Infine, risciacquate le cozze sotto l’acqua fredda.

Noi di Nieddittas lavoriamo con grande attenzione sulla qualità e sulla sicurezza alimentare dei nostri prodotti perché vogliamo che le cozze portino sulla vostra tavola il sapore unico e straordinario del nostro mare. Un gusto inconfondibile, che analisi e controlli garantiscono essere sempre sano e sicuro. In molte ricette potreste trovare il consiglio di mettere in ammollo i mitili in acqua e sale grosso, ma le cozze Nieddittas non vanno mai immerse in acqua non controllata perché potrebbe non essere pura e verrebbero vanificati tutti i controlli e le garanzie di sicurezza sul prodotto.

Successivamente non vi resta che aprire le cozze e procedere con la vostra ricetta preferita: antipasti, primi e secondi piatti, c’è davvero l’imbarazzo della scelta!

Se volete saltare la fase della pulizia, potete acquistare le nostre Nieddittas pronte, l’ideale per chi apprezza la cucina veloce ma non rinuncia alla qualità.

Dopo la pulizia delle cozze

Abbiamo visto che è possibile pulire le cozze velocemente. Ora dovete procedere con l’apertura: a freddo o a vapore, cioè in padella.

Se volete aprirle a freddo, dovete inserire la lama affilata del coltello nella fessura laterale delle cozze e muovere la lama terminando con un piccolo movimento verso l’alto. Così riuscirete ad aprire la conchiglia senza romperla.

Nel secondo caso, vi basta mettere le cozze in una padella capiente e coprire con il coperchio. In pochi minuti le cozze si apriranno grazie al calore e rilasceranno il liquido al loro interno che potrà essere filtrato e utilizzato in tante ricette. Le cozze che dovessero rimanere chiuse vanno scartate. È possibile anche sfumare con il vino bianco. Qualche idea? Cozze alla livornese, spaghetti alle cozze in bianco e tante altre.

Qual è il mare più pescoso d’Italia?

Qual è il mare più pescoso d’Italia?

Avete mai sentito parlare di mare pescoso? Si tratta di un’area marina ricca di pesce o caratterizzata da una grande varietà e abbondanza di specie ittiche. Questa grande quantità costituisce generalmente una risorsa importante per l’industria della pesca locale e per l’approvvigionamento di cibo per molte comunità costiere.

I pesci amano queste zone perché sono spesso caratterizzate da acque ricche di nutrienti che favoriscono la crescita e la proliferazione del plancton, che a sua volta tende ad attirare altre specie marine.

Definire qual è il mare più pescoso al mondo in modo assoluto è difficile perché la quantità e la varietà di pesce possono variare a seconda di diversi fattori, come: le correnti oceaniche, la temperatura dell’acqua, la stagione e l’attività umana.

Siamo però in grado di definire quali sono le diverse aree più ricche di pesce in tutto il mondo e qual è il mare più pescoso d’Italia: vediamoli in questo approfondimento e scopriamo perché è essenziale gestirle in modo sostenibile.

Qual è il mare più pescoso al mondo

Innanzitutto, è importante considerare che l’ecosistema marino è complesso e variegato, e perciò sono tantissime le zone che possono essere estremamente ricche di pesce in momenti diversi o per specie specifiche.

Nonostante sia difficile definire qual è il mare più pescoso al mondo, esistono tantissime aree marine ricche di biodiversità marina, quali: il Mar del Giappone, il Mare delle Svalbard nell’Oceano Artico, il Mare di Bering tra Alaska e la Russia, il Mare di Norvegia nell’Oceano Atlantico settentrionale e il Mar Cinese Orientale.

Qual è il mare più pescoso d’Italia

Anche nei mari italiani esistono aree con una grande abbondanza di pesci e dove si pratica la pesca in modo sostanzioso e prolifico, in cui ci sono cioè molte attività di pesca in corso.

Quindi, qual è il mare più pescoso d’Italia?

Il Mare Adriatico da anni, grazie soprattutto alla presenza di pesce azzurro, mantiene il titolo di mare più pescoso: pensate che si pesca un quarto del pesce del Mediterraneo, eppure la superficie delle acque è solo un venticinquesimo!

Fra le tipologie di pescato troviamo la triglia, la ricciola, il tonno, lo sgombro, l’orata e la cernia, ma anche seppie, cefali, latterini e molluschi.

I problemi del mare pescoso

Nonostante il mare pescoso sia una risorsa importante, anche le specie che lo vivono lo sono.

Si è notato che quasi la totalità delle specie ittiche d’interesse commerciale ormai da tempo sono in diminuzione o potrebbero diminuire se non si iniziano a gestire in modo sostenibile le risorse marine per preservare questa abbondanza.

La sovrapesca e altre attività non sostenibili, infatti, possono minacciare gli ecosistemi marini e portare a una diminuzione delle popolazioni ittiche in queste aree pescose.

Noi di Nieddittas amiamo e rispettiamo il mare in cui siamo nati. Le nostre cozze, ad esempio, arrivano nei nostri allevamenti del Golfo di Oristano dopo essere state selezionate nei vivai della Sardegna, del Mediterraneo e dei mari migliori per qualità e clima.

I nostri stabilimenti sorgono nel compendio di pesca di Corru Mannu, ad Arborea, una zona umida protetta demaniale la cui tutela e salvaguardia è affidata alla nostra azienda, considerata una best practice proprio per l’eccellente gestione naturalistica del compendio.

Per noi il rispetto per il mare è oggi uno dei valori fondamentali della nostra comunità, e il tema della sostenibilità ambientale è un sentimento profondo. Consideriamo un dovere trasmettere ai nostri figli gli stessi valori e un mare e un ambiente se possibile ancora più puliti di quelli che abbiamo ricevuto in eredità.

Pasta, vongole e zucchine

Pasta, vongole e zucchine

Un primo piatto molto semplice da preparare e super leggero, con un’esplosione di sapori: stiamo parlando della pasta vongole e zucchine, una ricetta in cui le vongole, con il loro sapore fresco di mare, si sposano bene con la dolcezza e la consistenza tenera delle zucchine.

Il risultato finale è un piatto gustoso e che vi farà fare bella figura in ogni occasione, che sia un pranzo in famiglia, una serata romantica con la propria metà o una cena con i colleghi.

Non si tratta di un piatto banale, ma di una ricetta stuzzicante, con una combinazione di sapori deliziosa e che porta in tavola il sapore dell’estate. Vediamo allora passo per passo come fare questa ricetta.

Quale pasta scegliere?

Per un piatto con vongole e zucchine, dovete scegliere una pasta leggera e che abbia una superficie porosa in grado di trattenere il condimento per assaporare al meglio il gusto degli ingredienti.

Generalmente si utilizzano le linguine, una pasta lunga e sottile spesso usata per piatti di frutti di mare perché può avvolgere bene il sugo.

In alternativa, potete usare gli spaghetti, che renderanno il piatto buonissimo ugualmente, oppure delle mezze maniche rigate, che grazie alla loro superficie possono trattenere bene il condimento.

Ingredienti per la pasta vongole e zucchine

Ora che abbiamo scelto la pasta, non ci resta che acquistare gli altri ingredienti per 4 persone.

  • 320 g linguine o altra tipologia di pasta
  • 1 kg di vongole Nieddittas
  • 2 zucchine piccole
  • 2 spicchi aglio
  • 1 ciuffo prezzemolo
  • 1 bicchiere di vino bianco
  • q.b. Sale e pepe
  • q.b. Olio extravergine d’oliva

Come pulire e preparare le vongole

Prima di procedere con la preparazione del piatto è necessario pulire le vongole. Oltre alle vongole, potete optare anche per i lupini, delle vongole di dimensioni più piccole, ma dalle carni molto saporite e gustose.

Per quanto riguarda la pulizia, tutte le vongole Nieddittas seguono il processo di lavorazione della nostra filiera di eccellenza in Sardegna. Al termine del processo si contraddistinguono, oltre che per la loro freschezza, anche per la quasi totale assenza di fango e gusci rotti.

Tuttavia, prima di utilizzarle, consigliamo di pulirle strofinandole tra loro sotto il getto d’acqua e di prenderne delle manciate per poi farle cadere sul fondo di un contenitore da un’altezza di 15-20 cm. Questo permetterà a eventuali gusci vuoti (o alle vongole con sabbia), di aprirsi prima che finiscano in padella.

Procedimento

Dopo aver preparato le vongole, mondate le zucchine, grattugiatele oppure tagliatele a dadini e raccoglietele in una ciotola.

In una padella versate le vongole Nieddittas, uno spicchio d’aglio e un filo d’olio, coprite con il coperchio e lasciatele aprire per qualche minuto a fiamma bassa, scuotendo la padella di tanto in tanto. Sfumare quindi con il vino bianco e aggiungere il prezzemolo tritato.

Trasferite poi le vongole in un recipiente e lasciatele intiepidire, filtrate il sughetto di cottura e tenetelo da parte. Sgusciate 2/3 delle vongole lasciando qualcuna con il guscio per la decorazione finale.

Nella stessa padella mettete uno spicchio d’aglio con un filo d’olio, non appena sarà dorato aggiungete le zucchine e fatele cuocere per 10 minuti in una padella. Non appena le zucchine risulteranno morbide, aggiungete le vongole sgusciate, salate e mescolate. Potete anche decidere di aggiungere un po’ di peperoncino per dare alla ricetta ulteriore gusto.

D’altra parte, lessate le linguine in acqua bollente, salate e scolatele 2-3 minuti prima del termine della cottura.

Unite le linguine al condimento di zucchine e vongole, aggiungete l’acqua di cottura dei molluschi e proseguite la cottura in padella a fiamma vivace, mescolando di tanto in tanto e aggiungendo un mestolo di acqua di cottura se necessario.

Servite la pasta con vongole e zucchine con una spolverata di pepe e prezzemolo tritato e guarnendo i piatti con le vongole che avevate tenuto da parte con il guscio. Ora non vi resta che scoprire quanto sia buono questo piatto!

Quali alimenti sono ricchi di omega 3?

Quali alimenti sono ricchi di omega 3?

È risaputo che gli omega 3, i cosiddetti “acidi grassi buoni”, apportano una serie di benefici al nostro organismo, tra i tanti abbassano i livelli di colesterolo e fanno bene al cuore. Si possono assumere tramite integratori o, meglio, attraverso la dieta. Ma quali sono gli alimenti ricchi di omega 3?

Spieghiamo cosa sono, dove si trovano e perché sono importanti.

Cosa sono gli Omega 3?

Gli Omega 3 sono lipidi, esattamente acidi grassi fondamentali che il nostro organismo non produce autonomamente. Come gli Omega 6, gli omega 3 vengono definiti acidi grassi polinsaturi, ossia caratterizzati dalla presenza di doppi legami situati tra gli atomi di carbonio. È per questo che sono liquidi, anche a temperature inferiori a 0° C, il che si traduce in una sensibilità alla cottura, alla luce e alla perossidazione (esposizione all’ossigeno).

Nel gruppo degli omega 3, si possono classificare 3 forme di acidi grassi:

  • Acido Alfa Linolenico (ALA) che si trova negli alimenti di origine vegetale.
  • Acido Docosaesaenoico (DHA) di origine animale (nei pesci e nei frutti di mare).
  • Acido Eicosapentaenoico (EPA) che si trova negli alimenti di origine animale (nei pesci e nei frutti di mare).

I benefici

Numerosi studi hanno dimostrato che gli Omega 3 proteggono dalle malattie cardiovascolari e cerebrali, tengono sotto controllo i livelli di colesterolo e di trigliceridi, riducono la pressione sanguigna, svolgono una funzione energetica e un ruolo importante per la salute delle cellule e della crescita dei tessuti. Inoltre, sono anti-infiammatori (utili per il benessere intestinale), strutturano il tessuto nervoso ed oculare, migliorano l’umore e contrastano certe malattie degenerative degli occhi.

La loro assunzione è particolarmente importante per le donne in gravidanza, per gli anziani e per i bambini nell’età della crescita, per gli sportivi e per chi soffre di alcune patologie (ipertensione, artrite reumatoide…). Gli acidi grassi, assieme alle vitamine del gruppo B, sono fondamentali per favorire il corretto sviluppo del sistema nervoso del bambino.

E ora scopriamo i cibi ricchi di omega 3.

Gli alimenti ricchi di Omega 3

Sappiamo che il pesce è ricco di acidi grassi omega 3 sintetizzati (EPA e DHA), ma non è l’unico cibo che li contiene. Gli altri principali alimenti ricchi di omega 3 sono:

  • Noci, nocciole, mandorle.
  • Semi di lino e di chia.
  • Olio di canapa.
  • Olio di semi di kiwi.
  • Molluschi (come vongole e ostriche Nieddittas).
  • Broccoli, cavolo verde.
  • Verdure a foglia verde (come carciofi, spinaci e lattuga).
  • Soia.
  • Alghe (vegetali d’acqua) e oli vegetali da esse derivate.
  • Ceci.

Per quanto riguarda il pesce, il più ricco è quello diffuso nei mari freddi come il salmone, ma anche:

  • Pesce azzurro in generale.
  • Sgombro.
  • Palamita.
  • Tonno.
  • Merluzzo e l’olio di fegato di merluzzo.
  • Pesce spada.
  • Sardine.
  • Branzino.
  • Uova di pesce e bottarga.
  • Dentice.
  • Ostriche.
  • Cernia.
  • Granchio.
  • Calamari.
  • Aragosta.
  • Gamberetti in scatola.

Sono un eccellente fonte di Omega 3 i semi oleosi. In particolare, i semi di sesamo, di lino, di zucca, di girasole, di cartamo e di chia. Come assumerli nella dieta quotidiana? Si possono aggiungere ad esempio nello yogurt o nelle insalate.

Se ne trovano in buone quantità anche negli estratti come il germe di grano.

Anche la frutta contiene una buona concentrazione di Omega 3, anche se in misura minore rispetto al pesce e ai semi. Tipi di frutta da preferire in questo senso sono:

  • Avocado.
  • Kiwi.
  • Mirtillo.
  • Fragole.
  • Lampone.
  • Mango.
  • Pompelmo.
  • Ciliegia.
  • Papaya.
  • Limone.

Tra la frutta secca indichiamo le noci pecan, i pistacchi, le mandorle, le noci del Brasile, le noci di Macadamia, le arachidi e gli anacardi.

La verdura ricca di Omega 3: spinaci, cavolfiore, zucca, broccoli, cavoletti di Bruxelles, ravanelli, cavolo, porri, carciofi, zucchine, cime di rapa, asparagi, rucola, lattuga, rucola.

Qual è la giusta quantità da assumere?

Questi acidi grassi non dovrebbero mai mancare sulla nostra tavola. Un adulto dovrebbe assumere in media ogni giorno Omega 3 per una quantità compresa tra lo 0.5% e il 2% del nostro apporto calorico giornaliero. Il pesce ne contiene in quantità maggiori rispetto alla frutta e alla verdura. Ad esempio, un filetto di salmone da 100 grammi ne contiene circa 2500 mg, ben oltre la quota minima consigliata, mentre un avocato 223 mg.

Per assicurarsi di godere dei benefici è fondamentale acquistare pesce fresco, di qualità e di sicura provenienza, come quello offerto da Nieddittas proveniente dalla filiera di eccellenza nel Golfo di Oristano, ed evitare cotture prolungate come la frittura. Potete ricevere il miglior pesce fresco e i frutti di mare anche a casa vostra acquistando direttamente sul nostro shop Nieddittas a domicilio.

I sintomi da carenza di Omega 3

Se non si assumono le giuste quantità, ad esempio seguendo una dieta vegetariana o vegana, si può andare incontro ad un deficit nella quota di omega 3 che porta a delle patologie da carenza.

Delle volte l’alimentazione può risultare insufficiente e in questi casi gli integratori possono rappresentare un valido aiuto. I sintomi comuni che possono indicare una carenza di omega 3 sono:

  • Unghie fragili
  • Secchezza della pelle
  • Capelli deboli
  • Eczema
  • Dolori articolari
  • Iperattività
  • Secchezza oculare
  • Stanchezza
  • Ansia
  • Depressione
  • Cambiamenti di umore
  • Irritabilità

Coloro che escludono il pesce dalla loro alimentazione possono scegliere fonti provenienti dai vegetali, come le alghe, noci e i semi di lino.

Come conservare gli Omega 3?

Il pesce fresco andrebbe conservato subito in frigorifero e consumato in tempi brevi dato che si tratta di un alimento deperibile. La bottarga e l’olio di pesce vanno conservati in un luogo fresco e asciutto; una volta aperta la bottarga macinata Nieddittas si deve conservare in frigorifero ad una temperatura di +4°C ±2°C, termine minimo di conservazione 15 mesi dalla data di produzione.

L’olio di alghe, di pesce e di fegato andrebbero utilizzati come condimento a crudo e conservati al buio e al fresco.

Come pulire le capesante

Come pulire le capesante

Delicate e destinate a piatti raffinati, le capesante sono una vera e propria delizia del mare: con la loro polpa soda e carnosa e un gusto saporito, questi frutti di mare non sono solo deliziosi, ma sono anche ricchi di sali minerali e Omega 3.

Questi molluschi poveri di grassi saturi apportano inoltre proteine di qualità elevata, vitamine del gruppo B e sali minerali quali magnesio, fosforo e selenio.

Note anche come conchiglie di San Giacomo, le capesante sono infatti considerate da molti un cibo prelibato, da cucinare in occasioni speciali e per piatti particolarmente prelibati.

Tuttavia, quando si tratta di molluschi occorre fare molta attenzione sia alla scelta al momento dell’acquisto sia alla pulizia. Vediamo allora come pulire le capesante e tutto quello che c’è da sapere per prepararle nel migliore dei modi.

Come capire se le capesante sono fresche?

Innanzitutto, prima di pensare a cucinare le capesante è bene saperle scegliere e capire se sono fresche. Ecco i dettagli a cui fare attenzione prima di acquistarle:

  • assicuratevi che abbiano il diametro di circa 10 cm;
  • controllate che la conchiglia sia lucida;
  • controllate la carne all’interno, che deve avere un colore bianco candido e arancio, oppure rosso sgargiante; il colore deve essere brillante e non opaco mentre la consistenza deve essere soda.

Una volta acquistati questi frutti di mare, non vi resta che pulirli con cura.

Nieddittas commercializza le capesante mezzo guscio, in questo modo potrete verificare voi stessi la qualità del mollusco, notando i suoi bei colori bianco candido e arancione brillante.

Quali parti si possono mangiare delle capesante?

Delle capesante, le parti che si possono mangiare sono la noce, ovvero il muscolo di colore bianco candido, e il corallo, che è la parte color arancio. Il resto, invece, deve essere rimosso con cura attraverso la pulizia del frutto.

È necessario spurgare le capesante?

Tutti i prodotti Nieddittas seguono il processo di lavorazione della nostra filiera di eccellenza in Sardegna. Al termine del processo di lavorazione si contraddistinguono, oltre che per la loro freschezza, anche per la quasi totale assenza di fango e gusci rotti.

Potete procedere in questo modo:

  • passate le capesante sotto l’acqua fredda;
  • con una spazzola dalle setole rigide, grattate via l’eventuale sporcizia o le incrostazioni sulla conchiglia.
  • procedete con la successiva pulizia delle capesante descritta nel prossimo paragrafo.

Come pulire le capesante in maniera semplice

Pulire le capesante è un passaggio importante, sia per la riuscita del piatto sia per evitare di correre rischi mangiando frutti di mare non puliti. Ecco come pulirli in maniera semplice:

  • staccate la parte bianca (il muscolo) dalle parti nere e scure con un coltello, eliminando anche la pelle trasparente. Selezionate anche il corallo arancione.
  • la parte bianca e quella arancione, cioè le parti commestibili del frutto, andranno entrambe pulite sotto l’acqua corrente fredda.

A questo punto le parti del mollusco sono pronte per essere preparate e utilizzate in tutte le vostre ricette di antipasti o per secondo piatto. Leggete come riutilizzare i gusci in maniera originale e creativa.

Come conservare le capesante pulite

Potrebbe essere una buona idea conservare le capesante per cucinarle in un secondo momento, magari durante un’occasione speciale o una cena dell’ultimo minuto.

Tuttavia, essendo molluschi delicati non durano a lungo in frigorifero: soprattutto d’estate, riducete al massimo gli sbalzi di temperatura, perché l’interruzione della catena del freddo favorisce la proliferazione di virus e batteri. Una volta comprate le capesante, dunque, cucinatele il prima possibile: potete conservarle in frigo per 24 ore al massimo.

È possibile invece congelare le capesante fino a 3 mesi sistemandole all’interno di un contenitore ermetico o di una busta di plastica da congelatore. Se ne avete la possibilità, l’ideale è conservarle in una busta sottovuoto.

Curiosità sulle capesante

Le capesante che si trovano principalmente nel Mediterraneo sono chiamate anche conchiglie di San Giacomo o conchiglie del Pellegrino perché sembra che in passato fosse usanza dei pellegrini raccoglierle nei pressi del Santuario di San Giacomo lungo il Cammino di Santiago di Compostela.

Nel Medioevo, inoltre, secondo i racconti la conchiglia veniva utilizzata per versare l’acqua benedetta nel rito del battesimo, e da qui sarebbe poi derivato il nome di capesante.

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