Ricetta ostriche gratinate

Ricetta ostriche gratinate

Le ostriche sono tra i molluschi più pregiati e apprezzati, ricche di ferro, vitamina B12, calcio, potassio, fosforo e vitamine del gruppo B. Forniscono un ottimo apporto di iodio, zinco e selenio e sono poco caloriche. I veri puristi amano mangiarle crude con un po’ di limone, ma in questo articolo vi proponiamo una ricetta molto semplice che piacerà anche a chi non ama il crudo, da tenere in considerazione per una ricorrenza speciale.

Vediamo come preparare le ostriche gratinate, un antipasto di pesce davvero gustoso, raffinato, perfetto ad esempio da servire per il pranzo di Pasqua, oppure da inserire nel menu dei secondi piatti, a voi la scelta.

Prima di elencarvi gli ingredienti, vi diamo una dritta: acquistate sempre ostriche fresche e di sicura provenienza, come quelle scelte, monitorate ed etichettate da Nieddittas. Oltre che in Sardegna, ora si possono acquistare anche con Nieddittas a domicilio!

Ingredienti

Per 4 persone vi occorrono:

  • 8 ostriche
  • 4 cucchiai di pane grattugiato
  • un mazzetto di prezzemolo fresco
  • olio extravergine di oliva q.b.
  • 1 spicchio d’aglio (facoltativo)
  • sale q.b.
  • pepe q.b.

Come potete notare, servono pochi e semplici ingredienti, un mix di erbe aromatiche e il pangrattato, ma c’è la possibilità di arricchire la ricetta ostriche gratinate con del formaggio (ad esempio, una besciamella di gorgonzola) oppure aggiungendo capperi e acciughe, da assaggiare! Il tutto viene cotto in forno per pochi minuti.

Come preparare le ostriche gratinate

La prima cosa da fare è aprire le ostriche; per compiere questa operazione vi servirà un coltellino con la punta sottile, la protezione sul manico per proteggere le dita e un contenitore che raccolga l’acqua delle ostriche.

Cercate quindi la fessura tra le valve, infilate la lama del coltello e fate leva passandolo attorno a tutto il mollusco per aprirlo. Staccatelo delicatamente dalla parte superiore sempre col coltello e riposizionate il mollusco sulla valva. Quando aprite l’ostrica tenetela in orizzontale in modo da non far cadere la loro acqua che vi servirà per la ricetta.

Ora dedicatevi alla panatura: mescolate in una ciotola il pane grattugiato, il prezzemolo tritato, sale, pepe, l’acqua delle ostriche e se volete l’aglio tritato e il peperoncino.

Trasferite le ostriche in una teglia foderata con carta forno, riempitele con il composto ottenuto e irrorate con un filo di olio extravergine di oliva.

È il momento di cuocere le ostriche in forno preriscaldato ventilato a 220°C per circa 10 minuti o comunque fino a quando saranno dorate. Per una superficie più croccante, accendete la modalità grill a fine cottura, negli ultimi minuti. Se invece volete solo una gratinatura veloce, accendete il grill, infornate la teglia in alto e fate dorare per 7-8 minuti circa.

Trascorso il tempo, togliete dal forno le vostre ostriche gratinate e portate in tavola calde o tiepide su un vassoio da portata accompagnate magari da un buon vino bianco.

Quanto costano le ostriche?

Quanto costano le ostriche?

Le ostriche sono il frutto di mare per eccellenza, soprattutto se parliamo di cucina mediterranea.

Noi di Nieddittas proponiamo al mercato le ostriche provenienti da Francia e Olanda che scegliamo, monitoriamo, etichettiamo e consegniamo anche con Nieddittas a Domicilio fino a Milano, Roma e altre località.

Nell’immaginario comune, le ostriche sono associate ad eleganza, raffinatezza e ricchezza; spesso, invece, il costo non è maggiore di quello di altri molluschi, ad esempio la vongola verace o le capesante.

Ma prima di parlare di quanto costano le ostriche, cerchiamo di conoscere meglio questo prelibatissimo frutto di mare.

L’ostrica

L’ostrica è un mollusco bivalvo: la valva inferiore è quella più grande, a cui è attaccato il mollusco. Le tre principali specie di ostrica sono:

  • L’ostrica piatta (europea), diffusa da sempre nei nostri mari. Fino agli anni ’40 era la tipologia di ostrica più allevata, ma a causa della diffusione di patologie come la bonamiosi è ora presente in quantità decisamente ridotte;
  • L’ostrica concava (o giapponese): al giorno d’oggi è la specie di ostrica più diffusa e allevata in tutto il mondo, compreso il Mediterraeo;
  • L’ostrica americana: è presente principalmente nei fondali di Argentina e Canada, soprattutto allo stato selvatico.

In generale, le ostriche si trovano vicino alle coste, a profondità ridotte. Questo ha fatto sì che le ostriche facciano parte della dieta umana fin dai tempi preistorici, proprio grazie alla loro facile reperibilità e al fatto che siano commestibili anche da crude.

È probabile che l’associazione fra ostriche, eleganza e la ricchezza sia in parte dovuta alla rara e bellissima perla che si può trovare al loro interno, specialmente nei mari orientali.

Ma non soffermiamoci troppo sull’immaginario di “mollusco elitario”: nella realtà quanto costano le ostriche?

Quanto costano le ostriche

Il mercato delle ostriche presenta tantissimi prodotti diversi, di diversa origine, specie e qualità per cui, come è chiaro, il prezzo è variabile.

Secondo un grafico riportato da BMTI, in Italia il prezzo delle ostriche si aggira in media fra gli 11 e i 14€ al Kg. In generale, comunque, è difficile trovare ostriche di qualità a meno di 20€ al Kg e la qualità è indispensabile, soprattutto qualora le si voglia consumare crude.

Per quanto riguarda invece il prezzo al pezzo, anche qui ovviamente dipende. In ristorante di solito si aggira dai 3 ai 5€ cadauno; per la consumazione domestica il prezzo da aspettarsi è intorno ai 2€, come nel nostro e-shop.

Come abbiamo accennato, quando si vogliono consumare le ostriche la qualità e la freschezza sono indispensabili. Insomma, meglio poche ostriche di qualità, come quelle selezionate da Nieddittas, che tante ostriche economiche e un gran mal di pancia!

È quindi importantissimo saper scegliere che ostriche comprare e come conservarle prima che vengano mangiate.

Ecco qui sotto alcuni utili consigli per la prossima volta che dovrete comprare e conservare delle ostriche.

Come scegliere e conservare le ostriche

Quando acquistate le ostriche dovete per prima cosa assicurarvi che siano vive. Basterà anche solo toccarle leggermente e l’ostrica viva reagirà. Inoltre, le valve devono rigorosamente essere perfettamente sigillate: anche il minimo spiraglio sarà segnale di dover scartare l’ostrica.

Provate a sentirne il suono: se il suono è vuoto scartate subito l’ostrica, probabilmente non è rimasto nulla al suo interno. Le valve di un’ostrica fresca devono essere colme d’acqua (oltre che contenere il mollusco, ovviamente). Un altro trucco è quello di sentirne il peso, anche così sarete in grado di capire se l’ostrica contenga acqua o meno.

Infine, cercate di preferire le ostriche nel sacchetto: in questo modo potrete controllane l’etichetta e in generale avere maggiori informazioni sul prodotto che state acquistando.

Una volta che avete acquistato le vostre ostriche, è arrivato il momento di scoprire come conservarle adeguatamente prima della consumazione.

Conservate le ostriche in frigorifero con la valva concava rivolta verso il basso ad una temperatura compresa fra 4-6 ± 2°C. Se l’ostrica contiene la propria acqua durerà 4 o 5 giorni in frigo dalla data segnata sull’etichetta.

Se è possibile, sistemate le ostriche su un recipiente che abbia il fondo coperto di ghiaccio; poi copritele con un panno umido. Prestate attenzione che le ostriche non siano mai immerse in acqua dolce: le ucciderebbe.

Infine, state attenti che le ostriche siano sempre al riparo dalla luce e non esitate a buttarle qualora avessero un odore sgradevole.

Le civiltà del Mediterraneo

Le civiltà del Mediterraneo

Il Mar Mediterraneo prende il nome dal latino mediterraneus: “in mezzo alle terre”. Infatti, il mare si estende dall’Europa al Nord Africa fino all’Asia Occidentale, dove incontra le coste del Vicino Oriente. Se pensiamo al ridotto volume delle sue acque, la biodiversità e l’endemismo del Mediterraneo sono stupefacenti.

Queste caratteristiche, insieme ad un clima costantemente mite e ad una singolare limpidità dell’acqua, fanno del Mare Nostrum un caso unico.

La posizione strategica “in mezzo alle terre” e l’ambiente favorevole hanno agevolato, nel corso della storia, lo sviluppo di alcune importanti civiltà: le civiltà del Mediterraneo.

Conosciamole insieme.

Civiltà del mare

Intorno al 2.500 a.C., alcuni popoli si stabilirono lungo le coste del Mar Mediterraneo e nelle isole del Mar Egeo. Il territorio montuoso e collinare ostacolava l’agricoltura; le popolazioni allora si rivolsero al mare: divennero abili navigatori e svilupparono un fiorente commercio.

I viaggi commerciali erano lunghi e pericolosi. Per agevolare la tratta, i popoli del mare crearono  scali che presto divennero vere e proprie città: le “colonie”. Grazie alle colonie il progresso e le conoscenze si diffusero fra tutti i popoli del Mediterraneo.

Vediamo più nel dettaglio tre antiche civiltà del Mediterraneo:

  1. i Fenici nel Vicino Oriente, nell’attuale Libano;
  2. i Cretesi (o Minoici) nell’Isola di Creta;
  3. i Micenei (o Achei) nella Penisola del Peloponneso, a Sud della Grecia.

Civiltà fenicia

Popolo semita del Vicino Oriente, i Fenici vengono ricordati principalmente per il color porpora, per l’invenzione dell’alfabeto fonetico e per le loro colonie: fra le più importanti nominiamo Cartagine, Cagliari e Palermo.

I Fenici furono i primi veri commercianti della storia. Erano inoltre costruttori di navi all’avanguardia. Le loro navi venivano realizzate con un legno resistente e flessibile: il cedro, di cui la loro terra era ricca.

Fino all’epoca dei Fenici si navigava solo lungo la costa: le navi non erano adatte a far fronte a tempeste o altri rischi della navigazione in alto mare.

I Fenici furono i primi fra le civiltà del Mediterraneo a riuscire nell’impresa. Migliorarono le loro imbarcazioni e inventarono nuovi dispositivi, ad esempio la chiglia.

Le navi fenicie si differenziavano in navi commerciali e navi da guerra:

  • le navi commerciali erano di forma arrotondata e abbastanza larghe, per contenere la merce. La lunghezza si aggirava tra i 20 e i 30 metri. Erano inoltre dotate di una vela sostenuta dall’albero centrale;
  • le navi da guerra erano lunghe e strette, per dare velocità. Avevano due vele e due timoni (a differenza del timone singolo nelle navi commerciali).

Come abbiamo accennato, i Fenici erano abili commercianti. Acquistavano dagli altri popoli materie prime come pietre preziose, argento, avorio, piombo o stagno con cui costruivano gli oggetti che rivendevano nelle tratte commerciali.

Ma le vere specialità fenicie erano gli oggetti di vetro e le stoffe tinte di porpora.

Il vetro

Ai Fenici si deve l’invenzione del “vetro soffiato”. Grazie a questa tecnica producevano bellissimi gioielli di vetro colorato, esportati in tutto il Mediterraneo.

La porpora

La porpora è una sostanza colorante rosso intenso estratta dal murice.  

Le stoffe tinte con la porpora erano talmente pregiate da essere simbolo di potere e ricchezza. Erano un prodotto tipico dei Fenici, tanto che Greci li chiamarono il popolo della porpora: Phoinikes, da cui il nome odierno “Fenici”.

Civiltà minoica

La civiltà minoica ebbe origine intorno al 2.700 a.C. nell’isola di Creta e deve il nome al suo leggendario re Minosse.

La fertilità dell’isola permise ai cretesi di coltivare ulivi, viti, cereali e alberi da frutto. I prodotti venivano poi esportati verso Egitto, Grecia e Vicino Oriente. Da questi territori poi i Cretesi importavano rame e stagno per produrre il bronzo: indispensabile per il progresso tecnologico della civiltà.

L’Isola di Creta ha una posizione strategica per il commercio marittimo, che ebbe enorme sviluppo. Infatti, il periodo di massimo splendore della civiltà minoica fu chiamato dai Greci talassocrazia: “dominio sul mare”.

La civiltà minoica fu una civiltà pacifica. Lo conferma la totale assenza di mura difensive attorno alle città: peculiarità interessante in un’epoca in cui ogni civiltà era dotata di mura.

L’organizzazione urbana

Il palazzo, nel quale risiedeva il re, era il centro del potere politico, economico e religioso. Probabilmente conoscete il nome del palazzo più importante della civiltà minoica: Cnosso, ambientazione del mito del Minotauro.

Il re stava a capo della società. Al di sotto del re vi era la classe sacerdotale e aristocratica. Infine vi erano le classi inferiori, a cui appartenevano artigiani, mercanti e contadini e, ultimi, gli schiavi.

Le classi inferiori della società minoica non erano oppresse da quelle superiori. In questo i Cretesi si differenziarono dalle popolazioni a loro contemporanee. Addirittura le donne potevano partecipare alla vita pubblica e religiosa, oltre che ai giochi pubblici e alla caccia.

Il crollo

Gli storici hanno formulato due ipotesi riguardo al crollo della civiltà minoica:

  1. L’eruzione vulcanica avvenuta intorno al 1.500 a.C. nell’attuale Santorini provocò maremoti e onde di tzunami tali da travolgere completamente Creta, segnandone il declino;
  2. L’eruzione non causò il crollo della civiltà, ma provocò forti danni che resero possibile la conquista da parte dei Micenei.

Civiltà micenea

Intorno al 2000 a.C., una popolazione indoeuropea si stanziò nel Peloponneso e, intorno al 1.400 a.C., diede vita a un’importante civiltà: la civiltà micenea.

I micenei (o Achei) fondarono numerose città, fra cui Tebe, Argo e Micene, da cui il nome.

I micenei erano un popolo di guerrieri e di mercanti. Commerciavano manufatti di metallo, sopratutto di rame, e oggetti di ceramica. Le ceramiche micenee erano molto rinomate e sono state trovate in terre anche lontane come Sardegna, Sicilia e Spagna.

Fra gli eventi storici più importanti ricordiamo sicuramente l’assedio della città di Troia, nell’attuale Turchia. La vicenda arrivò fino a noi in forma mitologica nel primo grande poema omerico: l’Iliade.

L’organizzazione sociale e territoriale

Nonostante la civiltà micenea fosse accumunata da lingua e cultura, non si creò mai uno stato unitario. La società rimase divisa in piccoli stati autonomi, il cui centro politico ed economico era il palazzo. All’interno del palazzo si svolgeva la vita amministrativa, politica e religiosa.

La società micenea era così gerarchizzata:

  • il wanax: il re o capo-guerriero era all’apice della piramide sociale;
  • il lawegetas: capo aristocratico subordinato al re, lo affiancava nelle sue funzioni;
  • il damos: popolazione libera, contadini e artigiani dipendenti dal palazzo, a cui dovevano offrire la loro manodopera;
  • i doero: gli schiavi, di solito prigionieri di guerra.

La scrittura

I micenei utilizzavano una scrittura sillabica, forma arcaica del greco: la Lineare B. La Lineare B è formata da numerose linee poste in orizzontale e verticale e deriva dalla scrittura minoica: la Lineare A.

La Lineare B è incisa in numerose tavolette di argilla ritrovate dagli archeologi nel 1900, data in cui venne scoperto il palazzo di Cnosso.

La scrittura fu decifrata nel 1952 da un architetto inglese, M. Ventris, il quale notò che ogni segno non corrispondeva ad una lettera, ma ad una sillaba.

Perché al mare i capelli si arricciano?

Perché al mare i capelli si arricciano?

Sapete cosa sono le beach waves?

Letteralmente il termine significa “onde da spiaggia” ed indica infatti le onde morbide che si formano naturalmente sui capelli dopo un bagno al mare, diventate negli ultimi anni una vera e propria moda tra gli hairstyles. Ma vi siete mai chiesti perché al mare i capelli si arricciano?

In questo articolo scoprirete il motivo e cosa fare per proteggere i capelli durante la vacanza estiva.

Gli effetti dell’acqua di mare

È proprio nell’acqua marina che si sono sviluppate le prime forme di esseri viventi grazie al sale, un minerale presente in natura, indispensabile per la Terra. La concentrazione di sale nel mare media è di circa 35 grammi per litro di acqua. Secondo una stima approssimativa il totale del sale presente in tutti i mari della Terra è di circa 48, 3 milioni di miliardi di tonnellate.

Quando facciamo il bagno al mare una parte di sale si deposita sulla nostra pelle e sui capelli a contatto con l’acqua, e questi ultimi diventano più voluminosi e mossi. I capelli si arricciano perché quando si sono bagnati le cuticole si aprono e lasciano depositare il sale, e una volta che si asciugano i cristalli di sale formano dei legami extra con le altre catene di aminoacidi e questo permette alle onde di crearsi più facilmente, producendo un effetto volumizzante. Questo avviene grazie al potere igroscopico del sale, cioè alla sua capacità di assorbire l’acqua. Il sale impedisce alla fibra del capello di trattenere l’acqua e di mantenere la giusta idratazione. Ecco perché al mare i capelli si arricciano, anche chi li ha lisci.

Il sale sui capelli ha però dei pro e dei contro:

  • La chioma risulta più secca e tende a spezzarsi.
  • Indebolisce la naturale barriera protettiva del capello.
  • I capelli trattati chimicamente o tinti risentono ancora di più dell’effetto del sale.
  • Il sale marino decolora i capelli e può virarne il colore.
  • I capelli crescono più velocemente.
  • Chi ha un cuoio capelluto grasso invece, grazie all’acqua di mare vedrà migliorare l’aspetto dei propri capelli perché il sale svolge un’azione pulente, diminuisce l’eccesso di sebo e la chioma risulta più lucente.

Come proteggere i capelli al mare

SOS capelli post vacanza? La combinazione di acqua di mare e raggi UV può avere degli effetti negativi sui capelli. Di seguito trovate dei consigli per proteggere i capelli dall’effetto crespo, dal sole e dal vento e godervi il bagno al mare in tranquillità:

  • Dopo ogni bagno applicate un olio o spray che nutre e protegge dai raggi solari. Eviterà che la fibra capillare si danneggi, che il colore si sbiadisca e che i castani virino al rosso.
  • Sciacquate i capelli con acqua dolce dopo il bagno, così si elimina gran parte del sale e della sabbia depositata sul capello e si proteggono le cuticole.
  • Applicate una maschera nutriente; quelle ricostituenti ripristinano il nutrimento perso durante il giorno e fanno tornare i capelli voluminosi e lucenti.
  • Preferite acconciature morbide in spiaggia: no a code strette, meglio trecce morbide o lasciare i capelli sciolti. Sarà così più semplice sciacquarli da sabbia e sale e farli asciugare tra un bagno e l’altro.
  • Utilizzate un cappello in spiaggia.
  • Applicate sulle lunghezze una crema senza risciacquo che aiuta a mantenere il capello idrato e ad impedire che il sale si fissi sul capello. In base al tipo di capelli scegliete il leave-in adatto a voi.
  • Mettete da parte in estate phon e piastra e lasciate i capelli asciugare al naturale, vi ringrazieranno!

E adesso 3 errori da non fare per tutelare la salute dei vostri capelli:

  1. Lavare i capelli solo con il balsamo e non con lo shampoo li stresserà eccessivamente. Dopo il mare i capelli vanno detersi a fondo dalla salsedine e sabbia.
  2. Evitate di effettuare trattamenti chimici come stiratura o decolorazioni prima di esporsi al sole, perché i capelli risulterebbero più deboli.
  3. Gli spray al sale che si trovano in commercio per avere i capelli con le onde “effetto spiaggia” vanno usati con moderazione, perché c’è il rischio che i capelli si secchino e si spezzino più facilmente, soprattutto se avete i capelli ricci. Meglio optare per un prodotto ricco di oli idratanti da applicare sui capelli puliti e umidi.

Ora sapete perché al mare i capelli si arricciano e seguendo queste poche regole beauty avrete una chioma sempre perfetta anche in vacanza.

Antipasti con frutti di mare

Antipasti con frutti di mare

State cercando delle idee sfiziose per creare degli antipasti con frutti di mare?

In questo articolo troverete 3 idee originali, facili e veloci da realizzare con i vostri prodotti preferiti Nieddittas.

Seguendo queste indicazioni riuscirete a portare in tavola degli antipasti con frutti di mare diversi dalla solita insalata di mare.

Capesante al bacon e pepe verde

Si tratta di un antipasto di pesce insolito che si prepara in meno di 20 minuti, ideale per una cena tra amici o un’occasione di festa per fare un bel figurone! Gli ingredienti che vi servono sono:

  • 6 capesante pulite
  • 2 fette di bacon tagliate a tocchetti
  • 1/2 bicchierino di Cognac
  • 1 cucchiaino di pepe verde
  • 30 g di burro
  • Sale q.b.

Come si preparano le capesante al bacon e pepe verde? È molto semplice. Staccate i molluschi dalla valva aiutandovi con un coltellino, eliminate il corallo. Pestate il pepe o tritatelo in un mixer.

In una padella antiaderente cuocete il bacon su fiamma viva fino a quando rilascia il suo grasso e diventa croccante. Scolatelo e tenetelo da parte al caldo.

Dopo aver pulito la padella, aggiungete il burro e fatelo fondere, unite le capesante e fate cuocere per mezzo minuto circa per lato. Aggiustate di sale, sfumate con il Cognac e lasciate che l’alcol evapori.

Ora unite il bacon, mescolate e trasferite le capesante nelle conchiglie. Guarnite con un’abbondante macinata di pepe verde tritato e servite.

Antipasti con frutti di mare alla marinara

Questa ricetta la potete servire come antipasto o anche come secondo piatto; consiste nel cuocere in una casseruola cozze, vongole o altri frutti di mare a piacere e telline assieme ad una marinata di olio, aglio, peperoncino e pomodoro, il tutto condito dal prezzemolo tritato, una vera bontà!

Iniziamo elencando ciò che vi occorre:

  • Frutti di mare 1,5 kg
  • Pomodori ramati 4
  • Aglio 1 spicchio
  • Vino bianco 1 bicchiere
  • Olio extravergine d’oliva 2 cucchiai
  • Sale q.b.
  • Peperoncino fresco 1

Dopo aver eliminato il bisso, mettete le cozze e le vongole Nieddittas in una casseruola col coperchio insieme a mezzo bicchiere di vino bianco secco. Una volta che i frutti di mare si saranno aperti, prelevateli e filtrate il liquido che sarà rimasta sul fondo della pentola e tenetelo da parte.

Fate rosolare uno spicchio d’aglio tritato nell’olio, aggiungete il peperoncino e i pomodori pelati, privati di semi e tritati. Dopo qualche minuto unite le telline e il liquido di cottura precedentemente filtrato.

Lasciate insaporire per 10 minuti circa aggiungendo il resto del vino bianco. A cottura quasi ultimata spolverate con del prezzemolo tritato e adagiate le cozze e le vongole. Aggiustate di sale e servite i frutti di mare alla marinara ben caldi.

Bruschette ai frutti di mare

L’ultimo degli antipasti con frutti di mare che vi proponiamo è un’alternativa alle classiche bruschette, ottime anche per un aperitivo sfizioso.

Ingredienti per 4-6 persone:

  • 12 fettine di pane
  • 200 g di cozze Nieddittas
  • 200 g di vongole Nieddittas
  • 120 g di gamberetti lessati e sgusciati
  • 120 g di capesante Nieddittas
  • 120 g di calamaro lavato e tritato
  • olio extravergine di oliva
  • una manciata di prezzemolo tritato
  • 4 spicchi d’aglio
  • 4 pomodori
  • sale e pepe

Preparazione:

Fate aprire le cozze e le vongole in una padella a fuoco medio, eliminate gli eventuali gusci che non si sono aperti. Sgusciate i molluschi e metteteli da parte in una terrina.

Scaldate il forno a 200°C e intanto fate rosolare in una padella a fuoco dolce l’aglio e il prezzemolo tritati con dell’olio. Dopo pochi minuti alzate la fiamma, unite i gamberetti, le capesante e il calamaro. Lasciate cuocere per 10 minuti poi aggiungete i pomodori pelati e tritati. Dopo 5 minuti unite le vongole e le cozze e completate la cottura. Spegnete il fuoco e tritate tutto.

Fate tostare nel forno le fette di pane, spalmateci sopra il trito di frutti di mare e decorate con i pezzi rimasti interi e qualche ciuffo di prezzemolo.

Come si forma la sabbia del mare?

Come si forma la sabbia del mare?

Forse a qualcuno di voi mentre sdraiato al sole ammirava la bellezza del mare sarà capitato di domandarsi “come si forma la sabbia”? In questo articolo risponderemo a questo quesito e capiremo cos’è la sabbia e perché si è accumulata andando a formare le tante meravigliose nostre spiagge.

L’origine della sabbia

La sabbia è una roccia sedimentaria la cui formazione avviene nel corso di millenni, è quindi un processo molto lungo. Non esiste un’unica tipologia e può essere di vari colori (bianca, grigia, nera, rossa o la rarissima rosa), ma come si forma la sabbia del mare? La sua formazione può avvenire per tre modi differenti:

  1. Per erosione delle rocce di qualsiasi natura e dei minerali appartenenti a un determinato luogo.
  2. Per l’accumulo di sedimenti portati soprattutto dai fiumi: i corsi d’acqua dolce portano nei mari detriti e resti organici quali scheletri e gusci di molluschi, conchiglie particolari, coralli e crinoidi che vengono poi distribuiti dalle correnti e dalle onde lungo i litorali.
  3. Per precipitazioni ipersaline. Quando si verificano certe condizioni chimico-fisiche, come l’elevata quantità di ioni in soluzione e la forte evaporazione, alcuni granelli possono precipitare sulla terra direttamente dalla pioggia.

Questo spiega il motivo per cui la sabbia non è tutta uguale, la sua composizione e il suo colore dipendono dalle rocce d’origine. È l’alterazione fisica-chimica delle rocce e delle montagne a produrre quei granelli che vengono trasportati verso il mare, prima da parte dei piccoli ruscelli e poi dai fiumi.

Per esempio, in prossimità di un vulcano, la sabbia sarà nera come quella di Stromboli; invece, nei pressi di una barriera corallina la sabbia apparirà bianco-rosata perché composta da detriti di origine organica come scheletri calcarei e silicei.

L’aspetto di un lido dipende dalla forma della costa: se è alta e rocciosa la sabbia sarà formata dall’erosione e dai crolli della scogliera stessa, se ne possono trovare di questo tipo in Liguria. Quelle adriatiche si sono formate dall’apporto sabbioso dei fiumi.

I minerali che compongono la sabbia

La sabbia comune è costituita principalmente da silicio sotto forma di quarzo, e di granito. I minerali principali sono:

  • quarzo e feldspati in sabbie chiare;
  • magnetite, ematite e granato in sabbie scure.

Quando si deposita al suolo, la sabbia dà origini a tipiche forme: le dune quando trasportata dal vento, o la barra, se trasportata dalla corrente marina, e la spiaggia, se trasportata dal moto ondoso.

La sabbia bianca che caratterizza molte isole di arcipelaghi, come quello dei Caraibi, delle Seychelles o del Mar Rosso, è composta integralmente da carbonato di calcio precipitato, calcare, quarzo e resti organici di conchiglie. Noi di Nieddittas che viviamo in Sardegna siamo fortunati perché per camminare su sabbia bianchissima e fine non dobbiamo andare così lontano. Leggete qual è il mare più bello della Sardegna.

Sia in ambiente mediterraneo che tropicale un contributo importante alla formazione delle spiagge è dato da gusci e scheletri di organismi marini. La tanto odiata dai bagnanti Posidonia oceanica è frutto di questa sabbia, data la ricca fauna che ospita.

Altra sabbia può derivare dai fondali antistanti, magari molto tempo prima quando il livello del mare era più basso rispetto a quello attuale. Ne sono un esempio le isole-barriera che caratterizzano la costa atlantica degli Stati Uniti.

Le sabbie a composizione quarzosa vengono utilizzate come abrasivi, mentre le sabbie silicatiche prive di argilla sono usate per produrre il cemento.

Il divieto di raccogliere sabbia dalle spiagge

Abbiamo chiarito come si forma la sabbia e vi ricordiamo che prelevare la sabbia dai lidi è reato!

Sono tanti i ladri di sabbia che vengono scovati ogni anno negli aeroporti. Molti al rientro della vacanza al mare pensano di portare a casa la sabbia e le conchiglie come souvenir senza magari sapere che questo gesto può costargli caro; si tratta infatti di furto aggravato dato che si tratta di “cosa destinata alla pubblica utilità” esposta alla pubblica fede. Secondo l’art. 1162 del Codice della Navigazione: “chiunque estrae arena, alghe, ghiaia o altri materiali nell’ambito del demanio marittimo o del mare territoriale ovvero delle zone portuali della navigazione interna, senza la concessione prescritta nell’articolo 51, è punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 1549,00 a euro 9296,00”.

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