25 Mar 2022 | In evidenza, Magazine
Il Mar Morto è un grande lago salato situato al confine tra Israele e Giordania, famoso per le sue acque ad elevata salinità. Sono stati tanti i nomi attribuiti a questo bacino: lago Asfaltide (ossia “lago dell’asfalto”), Mare di Sale, Mare Pestilenziale, Mare di Sodoma, Mare del deserto e infine sono stati i turchi ottomani a dargli il nome attuale.
Tra le tante curiosità del mondo marino per gli appassionati di mare come noi vi è sicuramente: il Mar Morto perché si chiama così? Scopriamolo in questo articolo e capiamo anche come mai le sue acque permettono ai bagnanti di galleggiare senza sforzo, rendendo però impossibile il nuoto.
Mar Morto: il bacino più basso e più salato del mondo
Il Mar Morto è un lago salato situato nel Vicino Oriente al confine tra tre paesi: Israele, Giordania e Cisgiordania nel deserto della Giudea e si estende per 650 km2. Si tratta di uno dei bacini con la più elevata salinità (raggiunge i 330 grammi di Sali ogni chilogrammo d’acqua, circa 8 volte superiore alla salinità media degli oceani) e si trova a circa 420 metri sotto il livello del mare, nella depressione più profonda creatasi nei millenni per effetto dell’evaporazione delle sue acque; si trova quindi in uno dei punti più bassi della Terra ed è un mare chiuso, riceve le acque del fiume Giordano e del fiume Uadi Mujib, ma non ha emissari. Può essere suddiviso in due bacini:
- Quello superiore di profondità elevate.
- Quello inferiore che non ho mai superato i 2 metri di profondità massima ed è ad oggi quasi prosciugato.
La salinità del Mar Morto varia a seconda della profondità: in superficie la salinità è più diluita e aumenta con la profondità. I 330 grammi per litro si trovano intorno ai 100 metri, più avanti l’acqua saturandosi fa depositare il sale sul fondo.
A cosa è dovuta quest’alta concentrazione di sale? Il livello di salinità stimato supera il 33% ed è dovuto all’erosione continua dei fiumi, che passavano per la valle tettonica dove ha avuto origine il fiume, e al clima arido che ha favorito l’evaporazione e permesso che il sale si accumulasse nelle acque. Per far un esempio di livello di sale normale, quello del Mar Adriatico corrisponde a 3,8%.
Vediamo adesso perché si chiama in questo modo.
Mar Morto: perché si chiama così
Come avrete intuito, il Mar Morto si chiama così perché il suo livello di salinità condiziona la vita delle sue acque. È impossibile che qualche specie animale sopravviva o si riproduca con un così alto tasso di salinità. L’origine del nome deriva quindi dal fatto che non c’è vita tra le sue acque. Nel Mar Morto sono presenti solo qualche micro-alga e batteri.
Immergersi in queste acque è una sensazione unica e surreale, la densità è così alta che consente a chiunque di galleggiare senza alcuno sforzo e nuotare risulta impossibile.
Le acque del grande lago salato apportano dei benefici: sono ricche di sali minerali come il cloruro di Potassio, il Bormio e il Magnesio, l’aria ha un alto livello di ossigeno, un basso tasso di raggi UV, l’atmosfera è densa di bromuro, le temperature calde e il basso livello di umidità migliorano il benessere generale dell’organismo. Sono un ottimo alleato della salute della pelle e delle vie respiratorie; quest’acqua cura infatti alcune patologie come l’artrite, la vitiligine e la psoriasi.
Se decidete di fare una vacanza sul Mar Morto potrete godere anche dei trattamenti naturali ai fanghi, un vero toccasana per la pelle.
Il Mar Morto è in pericolo?
Il livello di questo bacino d’acqua sta diminuendo vertiginosamente con il ritmo di un metro l’anno e sarebbe destinato piano piano a scomparire. Essendo il punto più basso della terra è anche uno tra i più caldi, per cui la conseguente evaporazione non è compensata dall’afflusso delle acque del fiume Giordano. Pensate che negli ultimi 40 anni ha perso oltre 25 metri!
Tra le soluzioni efficaci che si stanno studiando per rialzare il suo livello ci sarebbe quella di creare un collegamento col Mar Rosso, un progetto ancora in fase di progettazione e che rappresenterebbe una grande possibilità di produzione di energia elettrica.
23 Mar 2022 | In evidenza, Magazine
Quando si parla di molluschi e frutti di mare ci vengono subito in mente le cozze e le vongole di Nieddittas, come se questi fossero gli unici che si possono utilizzare per creare dei buonissimi piatti a base di pesce. In realtà, i buongustai sanno bene che il mare ci regala molte altre prelibatezze come i tartufi di mare, dei bivalvi simili alle vongole che però non vengono allevati, quindi, servono mani esperte per poterli catturare.
Ma come si pescano i tartufi di mare? Questi molluschi bivalvi difficilmente si trovano nei mercati ittici e nei menu dei ristoranti, ma per motivi di sicurezza ambientale e igienico sanitari è sempre bene diffidare dai pescatori di frodo e fare acquisti presso rivenditori accreditati.
Come si pescano i tartufi di mare?
Il tartufo di mare ama vivere in colonia nei fondali sabbiosi anche ad una profondità di venti metri; a tal proposito, dato che al momento non esistono allevamenti per questo prodotto ittico, i tartufi devono essere pescati a mano dai subacquei o con rastrelli da natante.
Oltre al modo con cui devono essere pescati bisogna rispettare anche dei periodi di fermo per la pesca: dal 1° giugno al 31 luglio di ogni anno è vietata la pesca dei tartufi di mare. Troppe volte la Guardia Costiera è dovuta intervenire in diverse regioni multando pescatori che non rispettavano il fermo biologico oppure non adottavano il giusto metodo di raccolta; per quest’ultimo in particolare si presta molta attenzione, perché spesso i tartufi vengono pescati in quantità eccessive oppure con mezzi come le draghe che danneggiano i fondali marini in cui vivono, causando ingenti danni ambientali.
Caratteristiche e habitat
La Venus verrucosa è meglio conosciuta come tartufo di mare, ma in diverse regioni italiane è conosciuta con altri nomi dialettali come taratufi e noci di mare; si tratta di un mollusco bivalve marino simile alla vongola. A differenza di quest’ultima, le conchiglie degli esemplari più grandi possono raggiungere una dimensione di 6 cm di diametro; il guscio presenta delle lamelle concentriche ed è molto robusto. La parte esterna della conchiglia del tartufo di mare in genere varia da una colorazione chiara tendente al beige a quella più scura delle sfumature del marrone, mentre la parte interna è liscia e biancastra.
Esemplari di questo mollusco si trovano un po’ in tutto il mondo come nell’Oceano Atlantico Orientale, nelle coste sudafricane e norvegesi e nel Mediterraneo in particolare nel Mar Adriatico. Come abbiamo detto in precedenza, preferiscono fondali sabbiosi, ma non disdegnano anche quelli melmosi e in particolare si sedimentano nei pressi delle praterie di posidonia; per questo motivo sono vietati dei metodi di pesca invasivi come i pescherecci con le draghe che andrebbero a distruggere questa vegetazione marina causando degli squilibri all’ossidazione delle acque con tutto ciò che ne deriverebbe.
Proprietà nutritive
I tartufi di mare possono essere mangiati sia cotti che crudi con le dovute attenzioni; come altri molluschi, anche questo prodotto è ricco di proteine ad alto valore biologico, di vitamine e minerali come ferro, potassio e iodio. Contengono alte quantità di colesterolo, perciò, sono sconsigliati ai soggetti che soffrono di ipercolesterolemia e potrebbero provocare delle allergie soprattutto in caso di intolleranza all’istamina.
I tartufi di mare però sono anche un alimento poco calorico, perciò, possono essere introdotti nelle diete ipocaloriche dimagranti; dato che il guscio quando è chiuso trattiene l’acqua di mare, sarebbe meglio buttare l’acqua di cottura perché ricca di sodio, in particolar modo se si soffre di ipertensione arteriosa. Si può affermare quindi che i tartufi di mare sono un alimento molto nutriente da consumare comunque in maniera sporadica e a piccole quantità.
Sicurezza alimentare
Mangiare un mollusco da crudo è sempre un rischio: come molte altre specie, anche i tartufi di mare si nutrono filtrando l’acqua per assorbire fitoplancton e micro alghe. Questa dieta consente loro di accumulare batteri e sostanze inquinanti dannose per la salute dell’uomo. Il pericolo più grande è quello del virus dell’epatite A e del colera soprattutto quando il tartufo cresce e viene prelevato in zone non depurate come gli scarichi fognari. Filtrando l’acqua questo mollusco può entrare in contatto anche con sostanze inquinanti come le microplastiche e mercurio. La cottura può aiutare a diminuire il rischio di contaminazioni, ma non sempre è sufficiente: a volte per salvaguardare le loro qualità non si effettuano cotture adeguate. La soluzione più sicura è quella di acquistare i molluschi da rivenditori accreditati.
Dato che non esistono allevamenti e che sono per lo più pescati a mano possono avere un prezzo maggiore rispetto agli altri molluschi più comuni come le cozze e le vongole, l’importante è valutare la loro freschezza esaminando la compattezza del guscio e l’odore che emanano.
18 Mar 2022 | In evidenza, Magazine
Ostriche e champagne è senz’altro l’accoppiata vincente quando si vuole dare inizio a un appuntamento galante, anche se per molti intenditori l’abbinamento sarebbe da evitare perché l’acidità delle bollicine altera l’aroma del mollusco. I puristi mangiano le ostriche crude con al massimo una spruzzata di limone o con un bicchierino di Vodka, molti altri invece preferiscono le ostriche cotte e si cimentano in ricette raffinate con una cottura al vapore, fritte oppure le ostriche gratinate. Ma quando viene voglia di ordinare questo mollusco in ristorante o si vuole comprarlo in pescheria viene sempre da chiedersi quante ostriche si possono mangiare?
Quante ostriche mangiare
Di solito quando si ordinano al ristorante si calcolano dalle tre alle sei ostriche a persona. Se è la prima volta che avete a che fare con questo mollusco mangiatele con parsimonia così da verificare eventuali allergie; evitate di mangiarle se state allattando o durante la gravidanza e inoltre è sconsigliato farle mangiare ai bambini.
Mangiare le ostriche in maniera eccessiva può provocare crampi allo stomaco e vomito, poiché sono un alimento difficile da digerire; inoltre, essendo un mollusco che trattiene all’interno della sua conchiglia l’acqua di mare che viene ingerita insieme alla polpa, può avere un’alta concentrazione di sodio ed è quindi sconsigliato per una dieta iposodica.
Secondo delle antiche credenze consumare ostriche in abbondanza avrebbe dovuto aumentare la libido; in realtà nonostante le ostriche abbiano una buona quantità di zinco che aumenta la produzione di testosterone, non c’è mai stata una spiegazione scientifica che riconoscesse le ostriche come cibo afrodisiaco. Probabilmente per ottenere un effetto degno di nota si dovrebbero mangiare più di una dozzina di ostriche ogni giorno.
Come mangiare le ostriche
Se avete comprato un sacchetto di ostriche da mangiare a casa dovete prima controllare che la conchiglia non abbia eventuali residui di sabbia e poi aprirla con un particolare coltellino che ricorda un po’ quello usato per tagliare le scaglie di Parmigiano.
Per aprire le ostriche posizionatele una per volta sulla vostra mano coperta da un panno da cucina, mettendo il guscio concavo rivolto verso il basso e quello più piatto verso l’alto; con il coltello staccate il muscolo che unisce le due conchiglie e proseguite l’incisione lungo tutto il bordo senza scheggiarlo. Se durante questa operazione vi accorgete che il guscio è già aperto non mangiate l’ostrica da cruda perché probabilmente è già morta e potrebbe provocare un’intossicazione alimentare; in questo caso non è necessario buttare il mollusco, ma sarà sufficiente cuocerlo.
Come dicevamo prima, esistono diversi modi per mangiare le ostriche, ad esempio alla francese con pane imburrato e dello scalogno marinato con aceto. Allo Champagne dovrebbero essere preferiti altri vini bianchi come lo Chardonnay. Noi di Nieddittas consigliamo di mangiarle da cotte; la ricetta più gustosa è quella delle ostriche gratinate che prevede un’impanatura saporita e una breve cottura in forno.
Quando mangiare le ostriche
Un’usanza francese vuole che il consumo delle ostriche sia limitato ai soli mesi che contengono la lettera erre: gennaio che in francese si dice janvier, febbraio, marzo, aprile, settembre, ottobre, novembre e dicembre. In realtà questa vecchia usanza è legata a un editto regio francese del 1752 che vietava di mangiare pesce crudo nei mesi più caldi dell’estate per motivi sanitari.
Oggi il rischio di intossicazioni causate da una cattiva conservazione è ridotto e la salubrità del mollusco è garantita dalle numerose analisi delle acque degli allevamenti ittici, ma in ogni caso si consiglia di consumarle previa cottura. Le ostriche Nieddittas vengono scelte, monitorate, etichettate da noi e commercializzate dopo aver superato i controlli e le verifiche previste dalle nostre procedure di qualità. È possibile anche acquistarle con Nieddittas a domicilio in diverse località!
C’è però un altro motivo secondo cui sarebbe meglio non consumare le ostriche nei mesi estivi poiché i mesi caldi coincidono con il periodo riproduttivo, l’ostrica quindi è meno buona perché lattiginosa soprattutto per quanto riguarda gli esemplari maschi che contengono più liquido seminale.
È stata creata un tipo di ostrica in laboratorio chiamata ostrica quattro stagioni che può essere consumata tutto l’anno perché non dovendosi riprodurre non ha alterazioni di gusto durante i vari mesi.
Filtri naturali
Come le cozze, anche le ostriche filtrano l’acqua; questo mollusco ha la grande capacità di diminuire l’acidità dell’acqua degli oceani e di rallentare il moto delle onde contribuendo alla difesa dei centri abitati dagli uragani.
Secondo uno studio inaugurato nel 2008 negli Stati Uniti, ogni ostrica è in grado di filtrare da 110 a 190 litri di acqua al giorno e con un miliardo di ostriche si potrebbe ripulire il porto della Grande Mela in pochi giorni; per questo motivo nella foce del fiume Hudson sono stati posizionati più di 20 milioni di ostriche e si punta ad aumentarne il numero entro il 2035 fino a coprire 40 ettari.
17 Mar 2022 | In evidenza, Parlano di noi


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17 Mar 2022 | Parlano di noi
MARK UP n. 307 Marzo 2022
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16 Mar 2022 | In evidenza, Magazine
Ci sono tantissimi piatti sfiziosi della tradizione sarda da proporre sia nella quotidianità sia nei giorni di festa e che ritroviamo in gran parte dei menu della ristorazione isolana. Ricette ideali da servire come antipasti, ma anche come primi piatti o secondi, i cui protagonisti sono i molluschi e i crostacei.
Noi di Nieddittas proponiamo del pesce pregiato, fresco e sicuro, controllato con attenzione in ogni fase della lavorazione, dal mare della Sardegna fino alla vostra tavola. È possibile acquistare diversi prodotti anche comodamente online con Nieddittas a domicilio!
Dunque, se siete in cerca di idee per stupire i vostri ospiti a tavola, qui troverete 3 antipasti di mare sardi facili da preparare e che racchiudono al loro interno tutto il gusto e la genuinità tipici della tradizione culinaria della Sardegna.
Le cozze al formaggio gratinate

Le cozze possono essere cucinate in tante modi: gratinate, alla marinara, al sugo piccante o persino fritte. Se desiderate un antipasto di mare semplice ma gustoso, le cozze al formaggio gratinate al forno fanno al caso vostro.
Si tratta di una ricetta tipica della Sardegna che prevede di riempire le cozze con un delizioso composto a base di prezzemolo tritato, pecorino sardo, olio, aglio e peperoncino.
Per prima cosa eliminate il bisso dalle cozze Nieddittas e mettetele in un tegame a fiamma viva per farle aprire. Sfumate con il vino bianco e poi togliete dal fuoco. Eliminate eventuali gusci rotti o che non si sono aperti e rimuovete il guscio superiore dalle altre. Disponetele su unico strato in una leccarda da forno.
Tritate l’aglio e il prezzemolo, aggiungete nella ciotola l’olio, un pizzico di sale, il pecorino grattugiato e il peperoncino.
Ora occupatevi di riempire le cozze. Con un cucchiaino riempitele con il composto e spolverate la superficie con il pane grattugiato. Infine, infornate nel forno preriscaldato a 200°C e gratinate per 8 minuti.
Antipasti di mare sardi: come fare l’insalata di polpo
Tra gli antipasti di mare sardi non può mancare l’insalata di mare, in genere composta da cozze, vongole, gamberi, moscardini e seppie. Molto popolare e apprezzata è anche l’insalata di polpo che si può abbinare a patate, pomodori, olive, ceci oppure sedano. Ecco come si prepara.
Iniziate dalla pulizia del polpo: eliminate occhi, becco e interiora. Lavatelo sotto l’acqua corrente e poi battetelo su un piano per sfibrare la polpa.
Fate bollire una pentola piena d’acqua e poi cuocete il polpo per 30 minuti, abbassando la fiamma e coprendo la pentola col coperchio.
A questo punto scolate il polpo, lasciatelo intiepidire e tagliatelo a tronchetti. In una ciotola mettete i pezzi di polpo, il sedano tagliato a tocchetti e condite con il prezzemolo tritato, l’olio evo e il succo di limone. Salate e pepate, mescolate il tutto e lasciate la vostra insalata di polpo un po’ in frigorifero prima di servirla.
Crostini con bottarga
Uno dei prodotti tipici sardi è la bottarga, uova di muggine salate ed essiccate, utilizzata in numerose ricette di primi piatti (come gli spaghetti con le arselle e bottarga) e antipasti. Si può gustare come antipasto al naturale con un filo di olio extravergine d’oliva oppure in abbinamento ai carciofi, funghi oppure ai moscardini, una combinazione perfetta di sapori tipici della Sardegna.
Un antipasto di mare semplicissimo sono i crostini di pane imburrati con sopra fettine fini di bottarga irrorate con l’olio di oliva. In alternativa, provate i crostini di pane ricoperti di ricotta frullata e cosparsa con bottarga grattugiata.