Dove si trovano le ostriche?

Dove si trovano le ostriche?

Quando pensiamo ai frutti di mare, le ostriche sono sicuramente fra i più rinomati.

Associate, nell’immaginario comune, a raffinatezza ed élite, le ostriche possono essere consumate crude con del succo di limone o cotte al forno, alla brace o fritte per soddisfare ogni palato. L’ostrica di qualità è assolutamente irresistibile, ma se vi aspettate di assaggiare un cibo afrodisiaco purtroppo rimarrete delusi.

Noi di Nieddittas scegliamo, monitoriamo ed etichettiamo ostriche di ottima qualità provenienti da Francia e Olanda, che consegnamo in tutta la Sardegna e, grazie a Nieddittas a Domicilio, è possibile ordinarle anche a Milano, Roma e altre località italiane.

Se le ostriche fanno parte della dieta umana fin dai tempi preistorici, questo è dovuto sia al fatto che possono essere consumate crude, sia alla loro facile reperibilità: vi siete mai chiesti dove si trovano le ostriche? In questo articolo vi daremo finalmente la risposta che cercate, ma prima vediamo di imparare qualcosa in più su questo rinomatissimo mollusco.

Qualche nozione sulle ostriche

L’ostrica è un mollusco bivalve: ha una conchiglia composta da due “pezzi”, detti appunto valva. L’ostrica è di forma tondeggiante, con i margini dei due lembi del mantello frangiati. La conchiglia calcarea che contiene il mollusco è rugosa e grigiastra all’esterno, mentre internamente è liscia, bianca e “madreperlacea”.

Solitamente la si trova di dimensioni ridotte, dai 5 ai 9 cm di diametro, ma esiste anche di dimensioni maggiori, fino ai 20cm. Alcune specie di ostriche, presenti soprattutto in oriente, producono perle ricercate fin dai tempi più antichi; queste sono dette ostriche perlifere (pinctada margaritifera).

Molto particolare è il metodo di riproduzione del mollusco: le ostriche sono infatti ermafrodite, ovvero possono cambiare sesso al bisogno. Le loro uova si trovano nella cavità palleale.

Esistono molte varietà di ostrica; le più diffuse sono l’ostrea edulis, la crassostrea angulata e la crassostrea gigas:

  • Ostrea edulis: varietà di ostrica che vive principalmente nel mar Mediterraneo, da cui il nome di “ostrica europea”. È la varietà più diffusa in gastronomia, nonché la più costosa e rinomata. Il gusto di questa varietà è molto delicato;
  • Crassostrea angulata: detta anche “ostrica portoghese”, si tratta di una varietà meno pregiata rispetto alla ostrea edulis. Ha un sapore più forte ed è molto diffusa nella cucina italiana. È caratterizzata da una conchiglia dalla forma ovale e concava;
  • Crassostrea gigas: questa varietà è detta “ostrica giapponese”. È anch’essa meno pregiata rispetto all’ostrea edulis, ma al giorno d’oggi è la più allevata in tutto il mondo, compreso il Mediterraneo. Ha una forma ovale ed allungata.

Ora che ci siamo fatti un’idea più precisa su questo amatissimo mollusco, possiamo finalmente soffermarci sul loro habitat e rispondere alla nostra domanda iniziale.

Dove si trovano le ostriche?

L’ostrica vive in tutti i mari europei vicino alle coste e a bassa profondità, abbarbicata alle rocce o ad altri corpi solidi. È possibile trovarla anche sui fondali fangosi. La massima profondità a cui può essere trovata è di circa 40 o 50 metri. Come abbiamo accennato, è proprio la facile reperibilità di questo mollusco che lo ha reso parte della dieta umana fin da tempi immemori.

Esistono numerose varietà di ostriche originarie dei diversi mari del globo: al giorno d’oggi, grazie agli allevamenti, è possibile consumare anche varietà di ostrica non originarie del Mediterraneo.

Qualora vogliate raccogliere le ostriche autonomamente, è necessario rispettare i periodi consentiti dallo Stato o dalle varie Regioni. Il momento migliore è durante la bassa marea, in modo che sia possibile trovare i molluschi sugli scogli.

Quando raccogliete le ostriche, è importante assicurarvi che queste siano vive. Accorgersene è facile, in quanto chiudono il guscio immediatamente se toccate. Inoltre, è meglio non raccogliere i molluschi più piccoli e, soprattutto, avere cura di non prendere più ostriche di quanto consentito dalla Provincia di riferimento.

Dopo esservi procurati le ostriche manualmente o, in alternativa, dopo averle acquistate assicurandovi che siano vive e di qualità (come le ostriche Nieddittas), è indispensabile conservarle nella maniera corretta. Ecco alcuni consigli.

Come conservare le ostriche

Mangiare le ostriche crude è, per gli intenditori, un vero godimento; tuttavia, se non sono state conservate in maniera adeguata si potrebbe incorrere in rischi per la salute. Vediamo allora quali sono le regole da seguire perché il prodotto mantenga la sua freschezza fino al momento del consumo.

  • Innanzitutto, come abbiamo detto precedentemente, dovete assicurarvi che le ostriche siano vive e le valve perfettamente sigillate, in modo da non lasciare fuoriuscire l’acqua dal loro interno.
  • Posizionate le ostriche in modo che abbiano la valva concava rivolta verso il basso; adagiatele su un recipiente (o piatto) con il fondo coperto di ghiaccio e copritele con un panno umido. È assolutamente vietato immergere le ostriche in acqua dolce: trattandosi di un mollusco abituato all’acqua salata, non sopravviverebbe.
  • Dopo adagiato le ostriche sul contenitore coperte dal panno umido, mettetele in frigorifero a una temperatura compresa fra 4-6±2°C. In queste condizioni un’ostrica durerà circa 4 o 5 giorni.
  • Ricordate infine di tenere le ostriche lontano dalla luce e qualora avessero un odore strano o sgradevole buttatele immediatamente.
Quanti tipi di sabbia esistono?

Quanti tipi di sabbia esistono?

La sabbia non è tutta uguale, è fatta di minuscoli frammenti derivati da rocce e minerali di varia natura e dai successivi processi di sedimentazione. Basta confrontare la sabbia di due spiagge diverse per rendersi conto che può avere diverse granulometrie e cioè dimensioni varie.

Cos’è la sabbia?

Il termine sabbia in geologia e sedimentologia indica una precisa classe granulometrica e quindi può essere usata per definire una dimensione.

Fin dall’antichità la sabbia è usata per molti scopi: nell’edilizia e quindi per costruire (dato che la sabbia compone materiali come calcestruzzo e malta), per realizzare il vetro, la gomma in silicio, trova applicazione nello sport e nel deserto la usano addirittura per lavarsi.

Ma quanti tipi di sabbia esistono? Parliamo delle varie tipologie.

La sabbia del mare e quella del deserto

Innanzitutto, facciamo una prima distinzione tra il tipo sabbia del mare e quello del deserto.

La sabbia del mare è formata da granuli meno uniformi rispetto alla sabbia del deserto e con misure comprese tra 0,1 e 2 millimetro di diametro. Se i granuli sono più fini si forma il limo, se sono più grossi si ha il ghiaietto e la ghiaia.

Il tipo di sabba del deserto invece, è fatto di sabbie di origine eolica cioè prodotte dall’azione dei venti. Sono composte da granuli di dimensioni abbastanza uniformi tra loro e che possono variare tra 0,1 e 1 millimetro di diametro. Questo si deve al fatto che il vento riesce a trasportare solo granelli di queste misure.

Tipi di sabbia in base alla composizione

Come dicevamo, non esiste un unico tipo di sabbia. Le sabbie si differenziano sia per la loro composizione chimica che per la loro costituzione fisica. Secondo il primo criterio possiamo distinguere:

  • sabbia silicea;
  • sabbia quarzifera;
  • sabbia ferrosa;
  • sabbia calcarea;
  • sabbia micacea;
  • sabbia glauconitica.

Queste prendono il nome in base all’elemento che predomina in quelle pietre. La sabbia silicea, tipo la sabbia del Polesine (di origine alluvionale), è di colore grigio e il grano è arrotondato. Le sabbie calcaree sono composte da grani abbastanza duri, al contrario delle sabbie argillose che sono friabili e poco resistenti.

Tipi di sabbia in base alla granulosità

Relativamente alle dimensioni dei granelli, le sabbie possono essere suddivise in 3 categorie:

  1. sabbie fini, formate da grani piccolissimi;
  2. sabbie medie o sabbia comune, con grani di media grossezza ed arrotondati;
  3. sabbie grossolane.

Purtroppo, non si tratta di una risorsa infinita e quindi non è adatta allo sfruttamento industriale, anche perché se si cominciasse a prelevare materiale dai fondali marini o fluviali l’ecosistema sarebbe gravemente compromesso.

Dove andare al mare in Sardegna: 17 località balneari imperdibili

Dove andare al mare in Sardegna: 17 località balneari imperdibili

La Sardegna è caratterizzata da un’infinita varietà di bellissime spiagge, dalle quali si può godere del suo mare dall’acqua cristallina e fondali prevalentemente bassi che contribuiscono alla temperatura moderata, perfetta per un bel bagno di puro relax.
La bellezza della costa sarda è caratterizzata dalla diversità delle spiagge, la cui composizione varia dalla sabbia finissima fino ad arene rocciose. Per molti avere così tanta scelta rende difficile decidere dove andare al mare in Sardegna, ecco perché abbiamo provato a creare una lista delle spiagge più importanti.

Impossibile citarle tutte, ma se dovessimo creare la nostra mappa personale di spiagge imperdibili, potremmo partire dalla punta Ovest del golfo di Cagliari e proseguire in senso orario. La nostra prima destinazione sarebbe sicuramente Chia.

Spiagge di Chia

Chia si trova nella punta Ovest del golfo di Cagliari, nella parte più meridionale dell’isola.

Le spiagge del litorale di Chia sono caratterizzate dal fondale basso, ideale per i bambini che si cimentano nelle loro prime nuotate. Inoltre, chi volesse praticare degli sport acquatici potrà facilmente noleggiare l’attrezzatura presso i numerosi fornitori della zona.

Fra le spiagge più belle di Chia dobbiamo sicuramente citare Su Giudeu, dalla sabbia bianca e l’acqua limpida e pulitissima. Vi troverete circondati da dune di sabbia, ginepri e lentisco. In più potrete osservare i fenicotteri nello stagno a poca distanza!

Spiaggia di Tuerredda

A pochi km di distanza da Chia, nel comune di Teulada, si trova una delle spiagge più note della Sardegna.

La sabbia finissima e bianca incontra l’acqua immacolata; con un breve tratto a nuoto è possibile raggiungere una piccola isola e vedere la torre che ha dato il nome alla spiaggia. Inoltre, vicino alla spiaggia si possono osservare i resti di un nuraghe e bellissimi paesaggi naturali.

Porto Pino

Dune di sabbia che ricordano il deserto e piccole cale dalla sabbia rosata: Porto Pino è un vero e proprio paradiso terrestre nel Sud Sardegna, circondata da pini, querce e ginepri.

La spiaggia si estende per oltre 4 Km ed è divisa in tre zone. Sicuramente la zona più caratteristica è la terza: Is Arenas Biancas: dune di sabbia mozzafiato intervallate da ginepri e gigli di mare.

Spiagge dell’isola di Sant’Antioco

Sant’Antioco è un’isola della Sardegna sud-occidentale, le cui spiagge sono variegate sia per conformazione sia per organizzazione (troverete sia spiagge libere sia stabilimenti balneari), ma una cosa è sicura: l’acqua sarà sempre limpida e cristallina.

Fra le innumerevoli spiagge dell’isola consigliamo sicuramente Cala Grotta, dove il mare entra dentro la costa rocciosa in una vera e propria grotta e Cala della Signora, dove la costa rocciosa e il mare immacolato formano un paesaggio incredibile.

Cala Domestica

A circa 5 Km da Buggerru ecco Cala Domestica, circondata da due falesie che danno un senso di intimità alla spiaggia.

La sabbia fine è circondata da scogli, cespugli e arbusti: atmosfera perfetta per rilassarsi grazie a un misto di odori marittimi e vegetali. Se poi vorrete sgranchirvi un po’ le gambe potreste visitare la Torre Aragonese risalente al XVII secolo, perfetto punto panoramico.

Spiaggia di Portixeddu

La spiaggia di Portixeddu ha una sabbia chiara e fine attraversata dal Rio Mannu e circondata da una pineta. Il fondale è sabbioso e le diverse profondità donano all’acqua cristallina coloriti diversi e meravigliosi.

Questa spiaggia è ideale per praticare il surf, grazie alla costante presenza di onde generate dal Maestrale.

Spiaggie di Scivu e Piscinas

Nel comune di Arbus, Scivu e Piscinas sono due spiagge assolutamente imperdibili.

La spiaggia di Scivu, 4 Km di incontaminata bellezza, è composta da sabbia fine quasi dorata, circondata da scogliere di arenaria.

La spiaggia di Piscinas, invece, ricorda quasi il Sahara per il suo colore giallastro. Qui troviamo antichissimi ginepri, ginestra e lentisco e, se siete fortunati, potreste incontrare il cervo sardo.

Golfo di Oristano

Il golfo di Oristano si trova nella Sardegna centro-occidentale ed è ricco di bellissime spiagge, oltre ad essere la sede dei nostri allevamenti Nieddittas.

Fra le spiagge assolutamente imperdibili del Golfo vi sono sicuramente Is Arutas e Mari Ermi.

La sabbia di Is Arutas è un vero spettacolo di colori dal bianco al rosa che incontra l’acqua limpida e pulita del mare. A poca distanza si trova Mari Ermi, dai fondali bassi e la sabbia dorata, un paesaggio suggestivo e mozzafiato.

Spiaggia La Pelosa

La spiaggia La Pelosa, nel comune di Stintino, è stata classificata al secondo posto delle spiagge più belle italiane.

Dalla spiaggia si possono osservare l’Isola della Pelosa, su cui sorge una torre catalano-aragonese, l’Isola Piana e, poco più lontano, l’Isola dell’Asinara.

Quando ci si chiede dove andare al mare in Sardegna, La Pelosa è una certezza. Inoltre, la spiaggia si trova a circa 30 Km di distanza da Porto Torres, punto di arrivo via mare sia dallo Stivale che dalla Corsica e ottima idea per chi volesse cercare alloggio in questa zona della Sardegna.

Spiagge di Valledoria

Le spiagge di Valledoria si estendono per oltre 7 Km e la loro bellezza naturalistica è di enorme importanza.

Le spiagge sono di enorme varietà e accontentano tutti i gusti: dalla spiaggia di sabbia più fine alle dune, per arrivare alle rocce di origine vulcanica.

Fra le spiagge di Valledoria citiamo quella di San Pietro, dove la sabbia bianca incontra la foce del fiume Coghinas.

Costa Paradiso

In Gallura, le spiagge di Costa Paradiso sono sicuramente fra le più belle. Potrete trovare spiagge nascoste e poco frequentate, quasi “selvagge”, e spiagge più attrezzate e facilmente raggiungibili.

Difficile classificare la bellezza di queste spiagge. Sicuramente meritano di essere menzionate la spiaggia di Li Cossi, Cala di Li Tinnari, Cala Sarraina e la spiaggia di La Marinedda.

Capo Testa

Siamo arrivati al comune di Santa Teresa di Gallura, nel punto più a Nord della Sardegna. Santa Teresa di Gallura offre ottimi punti panoramici e ristoranti per una cena dopo la giornata di mare. A circa 3 Km di distanza dal paese troviamo la penisola Capo Testa, collegata al resto dell’Isola da un istmo le cui spiagge sono imperdibili.

Il luogo più caratteristico di quest’area è probabilmente Cala Grande, detta anche Valle della Luna, dalle rocce chiare che ricordano quelle della superficie lunare.

Questa zona, oltre ad essere di una bellezza naturale sorprendente, è interessante soprattutto dal punto di vista sociologico dato che, fin dagli anni Sessanta, ospita una comunità hippy sarda, i cui membri hanno trovato il modo di adibire le grotte ad abitazione per tutto il corso dell’anno.

Costa Smeralda

La Costa Smeralda è associata, nell’immaginario comune, ad un turismo di alta classe ed elitario, soprattutto per via dei suoi resort lussuosissimi, frequentati annualmente da vip e celebrità. Fra le sue spiagge più note ricordiamo Cala Volpe, Cala Petra Ruja, Liscia Ruja e Liscia di Vacca.

In questa zona troverete principalmente spiagge dal colore ambrato, quasi rossastro e ovviamente un mare dall’acqua paradisiaca, come è tipico nell’isola sarda.

Per la sera, consigliamo di raggiungere Porto Cervo, dove potrete passare piacevoli serate rilassanti nella famosa piazzetta e rigenerarvi dopo una lunga giornata di mare.

Spiagge di San Teodoro

Non lontano da Porto Cervo, San Teodoro è sicuramente da annoverare fra le località più belle della Sardegna. Il mare di questa zona è paragonabile alle isole caraibiche, sotto un cielo che solo chi è stato in Gallura può riconoscerne la suggestività.

Oltre a visitare le sue spiagge, di cui citiamo Cala Brandinchi, Capo Coda Cavallo, spiaggia La Cinta e la spiaggia dell’Isuledda, consigliamo di addentrarvi anche dentro il paese, a cui vi affezionerete nel giro di poche ore.

Golfo di Orosei

Continuando a scendere lungo la costa orientale dell’Isola entriamo finalmente nel golfo di Orosei, in Ogliastra. Il golfo è caratterizzato da innumerevoli cale e calette di eccelsa bellezza, alcune raggiungibili solo con percorsi di trekking, come Cala Goloritzé o Cala Gonone, o via mare con un gommone o una barchetta.

La bellezza del golfo è tale che consigliamo di vederla in primavera, o sarà difficile godere di un orizzonte libero dalle barche dei numerosi turisti.

Assolutamente imperdibili, oltre alle già citate Cala Goloritzé e Cala Gonone, sono Cala Ginepro, Cala Liberotto, Cala Luna, Cala Bidderosa e Cala Mariolu. Se avete a disposizione poco tempo cercate un’unica meta riguardo a dove andare al mare in Sardegna, il golfo di Orosei non può deludervi: ne resterete completamente ammaliati.

Costa Rei

Siamo arrivati alla regione del Sarrabus, più precisamente nel comune di Muravera. Costa Rei è una località turistica e molto frequentata, quindi non adatta a chi desidera godersi il mare in solitaria.

A livello naturalistico, tuttavia, è consigliatissima per la sua lunga distesa di sabbia bianca e mare dall’acqua cristallina. Un altro esempio, come tanti in Sardegna, di natura incontaminata.

Golfo di Cagliari

Il golfo di Cagliari è chiamato anche “golfo degli Angeli” ed è diviso a metà da un promontorio chiamato Sella del Diavolo, posto all’inizio della famosa spiaggia cittadina del Poetto.

Arrivando da Costa Rei incontriamo innanzitutto alcune delle spiagge più famose e turistiche della Sardegna: quelle di Villasimius, fra cui citiamo Simius e Campus. Altre spiagge importanti sono quelle di Torre delle Stelle e Geremeas.

Come si cucinano i tartufi di mare

Come si cucinano i tartufi di mare

I tartufi di mare sono dei molluschi appartenenti alla famiglia dei Veneridi, molto simili alle vongole ma più grandi, carnosi e consistenti. Si differenziano inoltre dalle vongole per via della loro conchiglia esterna che è rugosa e resistente. L’interno è bianco e lucido, mentre la conchiglia può variare nelle tonalità del giallo e beige.

Si trovano nel mar Mediterraneo e crescono nei fondali sabbiosi fino alla profondità di 20 metri. Vivono in colonia e la loro pesca in Italia è concentrata soprattutto nella zona del Golfo di Napoli e in Puglia. Sono meno noti rispetto ad altri frutti di mare, come cozze e telline, ma questo non significa che non siano una prelibatezza. Ma come si cucinano i tartufi di mare?

Scopriamo alcune ricette che delizieranno il vostro palato.

Come cucinare i tartufi di mare

In cucina i tartufi di mare sono utilizzati in tante preparazioni: primi piatti, secondi, piatti in umido o gratinati. I puristi li mangiano crudi con una spruzzata di limone, ma vi assicuriamo che anche cotti sono davvero gustosi. Proseguendo nella lettura troverete la ricetta degli spaghetti ai tartufi di mare e del sauté. In qualunque modo li cuciniate una bella spolverata di pepe nero finale è d’obbligo!

Fondamentale acquistare dei prodotti freschi e di qualità come quelli offerti da Nieddittas che vi garantiranno di portare in tavola una deliziosa fragranza marina. E adesso mettetevi ai fornelli e scoprite come si cucinano i tartufi di mare.

Come fare gli spaghetti ai tartufi di mare

Si tratta di un primo piatto molto gustoso, ideale da proporre nel periodo estivo. Dopo aver semplicemente strofinato i molluschi sotto il getto d’acqua, sbucciate l’aglio, tagliatelo eliminando l’anima e mettetelo in una padella per farlo rosolare con dell’olio extravergine. Dopo qualche minuto, toglietelo e versate i tartufi di mare mentre l’olio è ancora bollente. Sfumate con mezzo bicchiere di vino bianco e coprite col coperchio. Lasciate cuocere fino a quando non saranno tutti completamente aperti.

A questo punto sgusciate i molluschi e teneteli da parte. Filtrate il liquido di cottura con un colino. Lavate e tritate il prezzemolo. Versate il sugo di cottura in una padella e intanto mettete a bollire gli spaghetti in abbondante acqua salata. Scolate la pasta al dente e buttatela direttamente nella padella con il condimento.

Aggiungete i tartufi di mare e il prezzemolo tritato, un filo d’olio a crudo, pepe nero e regolate di sale. Amalgamate il tutto e servite nei piatti da portata i vostri spaghetti ai tartufi di mare ben caldi.

Il sauté di tartufi di mare

Un’altra idea semplice e veloce da realizzare con questi frutti di mare è il sauté accompagnato da dei croccanti crostini. Ecco come fare:

  • Fate cuocere i tartufi di mare in una padella col coperchio, con olio, prezzemolo, aglio e peperoncino.
  • Quando si saranno aperti, sfumate con un po’ di vino bianco.
  • Tagliate del pane per tramezzini a quadratini.
  • Fate dorare i quadratini di pane in padella con un filo d’olio, da entrambi i lati.
  • Sistemateli in una terrina e metteteci sopra il sauté di tartufi di mare.
  • Serviteli con una spolverata di pepe e prezzemolo. Buon appetito!
Il pesce è carne?

Il pesce è carne?

Tutti noi siamo abituati a distinguere carne e pesce, nonostante ciò che consumiamo del pesce sia in fin dei conti nient’altro che la sua carne.

Come mai allora, al sentir parlare di “carne”, nessuno avrebbe mai il dubbio che ci si riferisca al mangiare carne di pesce? E ancora, come mai nei giorni in cui il digiuno ecclesiastico vieta il consumo di carne è invece consentito quello del pesce?

Bastano pochi esempi per dimostrare che, nonostante a livello teorico la carne di pesce non sia in nessun senso “meno carne” della carne di manzo, nel linguaggio comune la parola “carne” escluda qualsiasi prodotto ittico. Così, secondo il linguaggio comune, noi di Niedditas non siamo considerati fornitori di “carne”. E lo stesso vale secondo la definizione che di “carne” ha dato il Consiglio Europeo.

Le differenze, tuttavia, non si fermano al livello linguistico. Carne e pesce (ossia la carne di animali “terrestri” e la carne di pesce) si differenziano anche nei loro valori nutrizionali, pur essendo alimenti fra loro simili.

Ma vedremo tutto ciò meglio in seguito. Innanzitutto, cosa si intende esattamente per “carne” nella lingua italiana?

Dizionario italiano e linguaggio comune

Secondo la definizione che di “carne” dà il dizionario italiano, con questo termine si intende la parte muscolare sia del corpo umano, sia del corpo animale. Quindi, essendo il pesce un animale, la sua parte muscolare sarebbe a tutti gli effetti “carne”. E lo stesso varrebbe per qualsiasi altro prodotto ittico, come cozze, polpi, ostriche ecc.

Nel linguaggio comune, tuttavia, la parola “carne” ha assunto un significato leggermente diverso. È definita “carne” ogni parte commestibile degli animali omeotermi (quindi non necessariamente solo la parte muscolare). Riferendosi all’omeotermia ne consegue che dal campo semantico della parola “carne” siano esclusi i pesci e i prodotti ittici. Qualora ci si voglia riferire alla carne di pesce si deve dunque utilizzare il termine “pesce” e non “carne”.

Fino a qui ci siamo concentrati sulle regole linguaggio italiano, ma nella pratica è la normativa europea a definire cosa si intenda per carne in riferimento all’alimentazione.

Definizione del Consiglio Europeo

Secondo il Regolamento (CE) N.853/2004 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 29 aprile 2004, per “carne” si intende “tutte le parti commestibili […] compreso il sangue” di (tra gli altri):

  • ungulati domestici”: carni di animali domestici della specie bovina, suina, ovina, caprina e di solipedi domestici;
  • pollame”: carni di volatili d’allevamento;
  • lagomorfi”: carni di conigli e lepri, nonché carni di roditori;
  • selvaggina (divisa in “selvaggina selvatica”, “selvaggina d’allevamento”, “selvaggina selvatica piccola”, “selvaggina selvatica grossa”).

Fra le categorie della carne, quindi, non rientrano né i prodotti della pesca, né molluschi bivalvi e nemmeno qualsiasi altro prodotto ittico; a questi vengono assegnate categorie diverse.

Potremmo allora dire che, nonostante il pesce sia carne, la carne non è pesce.

Abbiamo visto come la normativa europea suddivida la carne in categorie non molto conosciute. La distinzione più comune, come probabilmente saprete, è invece basata sul colore della carne (che varia in base alla concentrazione di mioglobina):

  • la carne rossa, ovvero carni suine, bovine, equine e ovicaprine;
  • la carne bianca, ovvero pollame e conigli;
  • la carne nera, ovvero la selvaggina.

Anche secondo questa suddivisione, tuttavia, viene escluso il mare.

Fin’ora ci siamo concentrati sulle differenze linguistiche e normative fra carne e pesce, ma cosa succede quando ci concentriamo sui valori nutrizionali?

Differenze nella nutrizione

Secondo la suddivisione degli alimenti nei 7 gruppi fondamentali istituita da INRAN e SINU, carne e pesce fanno entrambi parte del primo gruppo alimentare, insieme alle uova.

Il primo gruppo alimentare è caratterizzato da alimenti plastici, ovvero alimenti contenenti proteine ad alto valore biologico, ricche di aminoacidi essenziali. Inoltre, questi alimenti sono generalmente ricchi di ferro bio-disponibile (cioè di facile assimilazione) e di vitamine del gruppo B e B12.

Mettendo a confronto carne e pesce: pur facendo entrambi parte del primo gruppo, la carne contiene un maggior numero di proteine rispetto al pesce (mediamente 16-22g di proteine ogni 100g di carne cruda e 15-20g nel caso del pesce). Ma non correte a conclusioni affrettate. Nonostante le proteine del pesce siano in minore quantità, hanno anche meno tessuto connettivo. Questo è il motivo per cui mangiare pesce non crea nessun problema di digestione.

La carne è anche più ricca di lipidi, tuttavia quelli del pesce hanno una qualità superiore. Il pesce, infatti, contiene principalmente “grassi buoni” come gli acidi grassi insaturi e polinsaturi (per esempio i grassi omega-3). Questi grassi aiutano l’organismo a prevenire le malattie cardiovascolari. Fatta eccezione per i crostacei, il pesce presenta anche un livello minore di colesterolo.

Se vogliamo classificare i pesci in base alla loro concentrazione di grassi, questi si dividono in:

  • magrissimi (fino a 0,1%), come il gambero o l’orata;
  • magri (dall’1 al 5%), come la sogliola, la spigola o il merluzzo;
  • semi-grassi (dal 5 al 10%), come la triglia, la sardina o la carpa;
  • grassi (sopra il 10%), come il salmone, lo sgombro o l’anguilla.

Per quanto riguarda le vitamine del gruppo B, queste sono presenti maggiormente nella carne. Il pesce, invece, ha un contenuto maggiore di sali minerali come lo zinco, il calcio, il selenio e lo iodio, importantissimo per la tiroide. Il contenuto di fluoro è invece quasi equivalente fra carne e pesce.

Infine, un’ultima importante differenza fra carne e pesce sta nella facilità di conservazione. Il pesce è molto più difficile da conservare rispetto alla carne, per cui è importante che il pesce sia fresco per evitare intossicazioni alimentari o altre brutte sorprese. Niedditas assicura ottima qualità e freschezza per tutti i suoi prodotti di mare, allevati in Sardegna nel Golfo di Oristano.

Ma quindi…

Il pesce è carne?

Sì, ma quando si parla di carne non ci si riferisce al pesce. Forse a primo acchito questa affermazione potrebbe confondere, ma dopo avere analizzato il linguaggio, la normativa europea e i valori nutrizionali non è più così sorprendente che carne e pesce siano concetti diversi.

Ricetta linguine alle vongole

Ricetta linguine alle vongole

La ricetta linguine alle vongole è un primo piatto di pesce della cucina italiana, perfetto per ogni occasione, dalla cena tra amici ad un pranzo in famiglia o qualche ricorrenza speciale. Una vera prelibatezza, semplice e veloce da preparare che porta in tavola il profumo di mare. Delle vongole veraci di qualità come quelle Nieddittas, una spolverata di prezzemolo e una cremina squisita che si viene a creare con l’amido della pasta: semplici e pochi ingredienti che hanno fatto di questa ricetta un vero patrimonio della cucina nostrana.

È possibile utilizzare anche gli spaghetti al posto delle linguine e se volete dare un tocco in più potete aggiungere qualche pomodorino. C’è anche chi aggiunge sul finale la bottarga di muggine grattugiata per un sapore ancora più intenso. Seguite i passaggi.

Ingredienti

Per realizzare la ricetta linguine alle vongole vi servono per 4 persone:

  • Linguine 500 g
  • Vongole Nieddittas 200 g
  • Aglio 1 spicchio
  • Peperoncino fresco 1
  • Olio extravergine d’oliva 5 cucchiai
  • Prezzemolo q.b.
  • Sale q.b.

Come preparare le linguine alle vongole

Innanzitutto, anche se le vongole Nieddittas si contraddistinguono sia per la loro freschezza sia per la quasi totale assenza di fango e gusci rotti, consigliamo di strofinare tra loro i molluschi sotto il getto d’acqua e di farli cadere uno ad uno nel lavello o in un contenitore. In questo modo riuscirete ad individuare subito eventuali gusci vuoti o con sabbia (che si apriranno), prima che finiscano nella padella.

Se non le cucinate subito, lasciate le vongole nella loro retina, avvolgetele ben strette in un panno umido e riponetele in frigo fino all’uso.

In una padella fate scaldare un giro di olio, lo spicchio d’aglio, il prezzemolo e se vi piace, un peperoncino tagliato a metà. Aggiungete le vongole e lasciate cuocere a fuoco vivace per qualche minuto con il coperchio, fino a quando i gusci non si saranno aperti grazie al calore. In alternativa, è possibile aggiungere anche un bicchiere di vino bianco secco e lasciare che l’alcol evapori. Agitate la padella di tanto in tanto e non appena saranno tutte aperte spegnete la fiamma per non farle cuocere troppo. Se alcuni gusci sono rimasti chiusi eliminateli, poi separate i molluschi dalla valva e teneteli da parte in una ciotola, conservandone qualcuna intera. Questa operazione è opzionale; può avvenire infatti direttamente sui piatti da portata, ma il vantaggio di adoperare le vongole sgusciate permette di non far raffreddare la pasta e garantisce una migliore presentazione del piatto.

Filtrate il fondo di cottura delle vongole con un colino fitto e raccoglietelo in un recipiente.

Nel frattempo, mettete a bollire dell’abbondante acqua salata per la pasta. Scolate gli spaghetti o le linguine molto al dente e versate nella padella insieme al liquido di cottura e dopo aver rimosso l’aglio. Aggiungete le vongole e lasciate cuocere per qualche minuto, amalgamando bene fino a quando il liquido di cottura non si sarà trasformato in una deliziosa cremina. Spegnete il fuoco, guarnite con del prezzemolo tritato e qualche guscio intero e servite subito le vostre linguine alle vongole.

Gli spaghetti con le vongole si possono conservare massimo un giorno in frigorifero chiusi in un contenitore ermetico.

Pin It on Pinterest