Come pulire i cannolicchi

Come pulire i cannolicchi

I cannolicchi, detti anche cappelunghe o cannelli, sono molluschi dalla forma allungata e cilindrica, apprezzatissimi dai veri buongustai.

Dal sapore tenero e delicato, questo frutto di mare è ottimo in numerosissime ricette: zuppe di mare, sughi o prelibati antipasti come i cannolicchi gratinati, i cannolicchi alla piastra o, per i veri intenditori, i cannolicchi crudi.

Per garantire freschezza e sicurezza alimentare ai consumatori, i cannolicchi freschi di Nieddittas vengono selezionati, verificati e attentamente controllati secondo rigorose norme aziendali.

In questo articolo scopriremo come pulire i cannolicchi passo per passo. Prima però scopriamo qualcosa di più sulle caratteristiche di questo mollusco.

Cannolicchi: caratteristiche, habitat, pesca e proprietà nutrizionali

Appartenenti alla famiglia dei Solenidi, i cannolicchi sono molluschi bivalvi che vivono infossati nei fondali sabbiosi, solitamente misti a fango. La dimensione dei cannolicchi varia di solito dai 12 ai 17 centimetri. Hanno una tipica forma cilindrica e allungata (dalla quale deriva il nome del mollusco) ed un colorito giallognolo dalle striature violacee. La forma del cannolicchio è poi caratterizzata da due estremità tronche, con un piede che sporge dal lato anteriore e due sifoni uniti tra loro dal lato posteriore.

Il cannolicchio vive immerso nella sabbia dell’Adriatico, infossandosi verticalmente nel fondale. Questo stratagemma lo rende quasi invisibile, se non fosse per il caratteristico disegno ad otto formato dai due sifoni che filtrano l’acqua per ricavarne sostanze nutritive. È proprio la traccia dei sifoni che viene individuata al momento della pesca amatoriale, la quale avviene principalmente a mano. I subacquei esperti utilizzano un’asta con una sorta di freccia per estrarre i molluschi. Invece, la pesca professionale si avvale di turbosoffianti (chiamati cannellare) per agevolare la raccolta con draghe apposite.

Per quanto riguarda infine il lato nutrizionale, i cannolicchi hanno un basso apporto calorico, con predominanza di proteine e piccole quantità di grassi, tra cui acidi grassi insaturi. Sono ricchi di peptidi ad alto valore biologico e contengono sodio e iodio provenienti dall’acqua salata del mare. Potrebbero anche fornire buone concentrazioni di vitamine del gruppo B ed eventualmente vitamina D. Privi di fibre e glutine, i cannolicchi sono alimenti consigliati nella dieta per il sovrappeso, essendo ipocalorici. Tuttavia, devono essere consumati con moderazione da chi soffre di ipertensione sodio-sensibile. Una porzione media di cannolicchi è di circa 150 g, la quale apporta circa 120-130 kcal.

Come pulire i cannolicchi?

Ora possiamo finalmente vedere come pulire i cannolicchi. Per pulire i cannolicchi in modo corretto e garantire un consumo sicuro e gradevole, vi sarà sufficiente seguire i seguenti passaggi, semplici ma fondamentali.

  1. Iniziate aprendo il mollusco con cura. Potreste utilizzare un coltello o un oggetto appuntito per far leva tra le valve. Assicuratevi di farlo con delicatezza per evitare di danneggiare il contenuto interno.
  2. Una volta aperto, notate il piede del cannolicchio. Con attenzione, spostate il piede verso l’esterno dalla conchiglia. Questa parte del mollusco è quella che si estende dalla parte anteriore della conchiglia. In questo modo, scoprirete la sacca intestinale.
  3. Ora, è essenziale rimuovere la sacca intestinale, ovvero quella sacca nera che si trova circa a metà del corpo del cannolicchio. La sacca intestinale deve essere staccata con delicatezza per evitare di staccare dalle valve il resto del mollusco.
  4. Una volta estratta la sacca intestinale, non vi resta che sciacquare accuratamente il cannolicchio sotto acqua corrente, la quale deve essere fredda e dal getto non troppo forte. Questo passaggio vi aiuterà a eliminare eventuali residui di sabbia o altre impurità presenti.

Ricordate sempre di manipolare i cannolicchi con cura e di seguire le norme igieniche durante il processo di pulizia. Ora potete finalmente gustarvi questi prelibati molluschi in ricette deliziose!

Come si formano le onde?

Come si formano le onde?

Vi siete mai chiesti come si formano le onde, uno dei fenomeni più affascinanti del mare? Per scoprirlo, siete nel posto giusto!

Come si formano le onde del mare?

Le onde marine sono il risultato dell’azione del vento sullo strato più superficiale del mare. Quando il vento soffia con intensità, crea turbini e vortici in alto mare, dando inizio al moto ondoso. Se il vento supera una certa velocità (pari a circa 5 m/s), le onde piccole, infrangendosi, cedono in parte la loro energia a onde più stabili. Il moto continua, intensificandosi, fino a formare onde forzate di dimensioni maggiori. Queste onde raggiungono lo stadio di onde stazionarie, con dimensioni massime determinate dalla forza del vento e dalla tensione superficiale.

Le onde stazionarie non scompaiono quando il vento si calma, ma perdono lentamente energia e assumono una forma più regolare. Queste onde libere possono propagarsi per enormi distanze.

Va sottolineato che le onde marine sono influenzate da vari fattori, tra cui le variazioni di temperatura e pressione atmosferica. Il vento, associato a centri di bassa e alta pressione, è la forza principale che le genera e la sua velocità è influenzata dalla differenza di pressione tra diverse aree: questo determina la formazione di onde di dimensioni diverse.

La matematica dietro le onde

Le onde marine rappresentano un fenomeno ondulatorio comune, ma la loro descrizione matematica è complessa e spesso richiede approssimazioni.

Una di queste è l’approssimazione di Boussinesq, che considera onde sufficientemente lunghe rispetto alla profondità dell’acqua e debolmente non lineari.

Un’onda marina piana (descrivibile in matematica come una sinusoide) è caratterizzata da parametri come l’ampiezza (a), la cresta, il cavo, l’altezza (H), la lunghezza (L), il periodo (T) e la velocità.

La teoria lineare, che considera un fluido perfetto, forze conservative e moto irrotazionale, è la più semplice per studiare il fenomeno ondoso.

Le onde possono essere libere, forzate, di oscillazione o di traslazione, e possono essere classificate come onde di acqua profonda o onde di acqua bassa in base alla profondità del fondale. Ci concentreremo ulteriormente sui diversi tipi di onde nel prossimo paragrafo.

Quali tipi di onde esistono?

Vediamo infine quali sono le diverse categorie nelle quali si suddividono le onde.

In generale, ci sono quattro categorie principali di onde:

  1. Oscillazioni
  2. Onde traslazionali
  3. Onde forzate
  4. Onde sismiche

Le prime derivano dalle variazioni del livello del mare, le traslazionali si formano vicino alla costa con molta schiuma, le forzate sono causate da tempeste marine e sono pericolose e imprevedibili, mentre le onde sismiche sono generate da terremoti e sono gigantesche.

Ancora, la direzione di rottura classifica le onde come onde destre o onde sinistre. Le onde destre si muovono verso destra e si rompono progressivamente in quella direzione, mentre per contro le onde sinistre si muovono verso sinistra. Questa distinzione è utile specialmente per i surfisti.

Il luogo di formazione determina a sua volta due tipi di onde: le onde eoliche, causate dal vento vicino alla costa, sono piccole, instabili e di bassa qualità; le onde di fondo, di grandi dimensioni, vengono generate a distanza e giungono con un periodo di tempo maggiore.

Un altro importante fattore da considerare è poi il tipo di fondale: suddivideremo allora le onde in: onde con fondo sabbioso, meno pericolose ma irregolari; onde del fondo roccioso, stabili ma rischiose per i principianti; onde del fondo corallino, simili a quelle rocciose ma con organismi viventi e maggiore trasparenza.

Per concludere, ci sono diversi tipi di onde che si formano quando si infrangono.

  • Le onde di riva, che si infrangono vicino alla riva, sono pericolose perché colpiscono il fondo.
  • Le onde cave, con una cresta che supera la base, sono ideali per il surf.
  • Le onde ondulate hanno la base più avanti rispetto alla parte ondulata, a volte non si rompono o sono solo schiuma.
  • Infine, le onde a tubo si alzano tanto da formare un tubo all’interno.
Qual è il pesce più raro al mondo?

Qual è il pesce più raro al mondo?

L’oceano ci regala tante curiosità e scoperte insolite, una delle quali riguarda il pesce più raro al mondo. Volete sapere qual è e dove vive? Siete nel posto giusto!

Il Thymichthys Politus: il pesce più raro al mondo

Il pesce più raro al mondo è il Thymichthys Politus, soprannominato “Red Handfish”, ovvero pesce dalle mani rosse. Infatti, questa specie non nuota, ma utilizza le pinne anteriori come mani per camminare sul fondo con molta lentezza e per aggrapparsi alle rocce della barriera corallina australiana.

È il pesce più raro del mondo perché secondo gli studiosi dell’Australian Institute for Marine and Antarctic Studies (IMAS) si contano meno di 100 esemplari, ed è perciò a rischio di estinzione, probabilmente a causa del deterioramento del suo habitat naturale e per il fatto che depone le suo uova alla base delle alghe, anch’esse in diminuzione. I biologi marini sperano che si attuino le misure necessarie per tutelarlo.

La famiglia ittica a cui appartiene il Red Handfish è la Brachionichthyidae, caratterizzata da pinne talmente modificate da sembrare vere e proprie mani. Hanno una lunghezza che va dai 6 ai 13,5 cm e si nutrono principalmente di piccoli crostacei e vermi.

Nel 2018, un team di subacquei dell’IMAS, assieme ad un gruppo di ricercatori del progetto Reef Life Survey, ha scoperto una nuova piccola colonia di Thymichtys Politus sempre nel mare della Tasmania, lontana diversi chilometri dal luogo in cui vivevano i primi esemplari scoperti. Questo ha messo in evidenza che è un pesce in grado di adattarsi ad ambienti diversi.

Nello stesso anno è nato il progetto Handfish Conservation, un piano di recupero per alcune specie di pesci molto rari che sono a rischio per perdita dell’habitat e inquinamento.

Il Romanichthys Valsanicola: il pesce più raro in Europa

Abbiamo scoperto qual è il pesce più raro al mondo, ma merita una menzione anche l’asprete il cui nome latino è il Romanichthys Valsanicola, un pesce che si pensava essersi estinto e invece è stato avvistato nel 2020 nelle acque del Valsan, nella Romania centrale. Oltre ad essere un pesce raro è anche antico perché contemporaneo degli ultimi dinosauri che si sono estinti.

Un altro esemplare molto antico è lo squalo dal collare, che vive nelle profondità dell’Oceano Atlantico e del Pacifico. La particolarità, a parte il suo aspetto, risiede nel modo in cui mangia la sua preda, che ricorda quello di alcuni serpenti.

Volete conoscere altre curiosità del mondo marino? Date un’occhiata a quali sono i pesci più costosi al mondo. Se invece desiderate mangiare il pesce più buono, allora scegliete la qualità dei prodotti Nieddittas!

Come riutilizzare i gusci delle capesante: 5 idee

Come riutilizzare i gusci delle capesante: 5 idee

Le capesante sono considerate dei molluschi pregiati, ricche di sali minerali e Omega 3, dal gusto delicato, da portare in tavola in diverse occasioni. Solitamente si cucinano gratinate al forno o cotte in padella, ma esistono anche molti altri modi (come questa ricetta).

Avete fatto una cena a base di capesante Nieddittas?

Non buttate via le conchiglie! Vi sveliamo come riutilizzare i gusci delle capesante in maniera originale e creativa; 5 idee che hanno in comune una sola parola d’ordine: il riciclo.

1. Come contenitori in cucina

I gusci delle capesante sono costituiti in gran parte da carbonato di calcio e hanno una forma caratteristica a ventaglio. Possono essere utilizzati, ad esempio, per servire un risotto a base di questo frutto di mare, così da portare in tavola qualcosa di bello da vedere oltre che delizioso, per contenere antipasti o mini-porzioni a base di pesce per un buffet, o essere utilizzati come “piattini” da cuocere in forno per singole portate. Per poter fare ciò occorre lavare i gusci adeguatamente con acqua calda e sapone per rimuovere i residui rimasti attaccati.

2. Come riutilizzare i gusci delle capesante su una cornice

I gusci possono trasformarsi in elementi decorativi a tema marino. Prendete un vecchio specchio e sulla cornice attaccate (dopo averli puliti) i gusci delle capesante, altre conchiglie piatte di varie dimensioni, legnetti, stelle marine calcificate… utilizzando una colla a caldo. Potete fare lo stesso su una cornice qualsiasi di una foto o di un quadro da esporre sulle pareti. Idea perfetta per una casa al mare.

3. Come formine

Che ne dite di riutilizzare i gusci delle capesante come stampini? In cui versare il cioccolato, la pasta di zucchero oppure per realizzare dei biscotti con i vostri bambini. Una volta tolti dal forno, i biscotti avranno un aspetto scenografico e invitante.

4. Come porta oggetti

I gusci delle capesante possono diventare dei simpatici posacenere da lasciare in giardino o in terrazza, porta saponetta in bagno, porta noccioli delle olive durante un aperitivo e anche porta gioie in camera da letto; un oggetto grazioso da porre sul comodino in cui depositare orecchini, collane, anelli, elastici, rossetto o anche caramelle.

5. Come elementi d’arredo

Per realizzare delle candele decorative: vi basta versare la cera nel guscio e inserire uno stoppino.

Un’altra idea è quella di sistemare i gusci in calici di vetro e metterli sul mobile in salotto. I gusci possono diventare anche dei segnaposto a tavola o essere usati come decorazione natalizia: da porre sopra un angioletto per simulare una gonnellina.

Infine, è possibile riutilizzare i gusci delle capesante per costruire un acchiappasogni: praticate un piccolo foro sul guscio con un trapano e legate tra loro le conchiglie con uno spago. Appendete l’acchiappasogni dentro casa vicino alla finestra o all’esterno e lasciate che si muova col vento.

Cosa significa sognare le cozze?

Cosa significa sognare le cozze?

Sognare del buon cibo è sempre un buon segno. In particolare, sognare cozze sarebbe un ottimo auspicio. Questo frutto di mare è molto ricercato e poco costoso, si può cucinare in diversi modi e usare come ingrediente di tante ricette, soprattutto in zone di mare.

Se vi è capitato di sognare cozze sappiate che con Nieddittas a Domicilio potete riceverle direttamente a casa e togliervi lo sfizio di mangiare uno squisito piatto a base di cozze.

Continuate la lettura per conoscere le varie interpretazioni di questo sogno a seconda dei particolari e i numeri della smorfia napoletana associati.

Sognare cozze: significato

Nei sogni le cozze simboleggiano in generale la pace, la forza e la fertilità, indicano novità favorevoli, fortuna e ricchezza o la possibilità di cambiare una scelta sbagliata.

In alcuni casi, possono però essere un segno di perdita, angoscia e tradimento. Vediamo nel dettaglio i vari significati a seconda del contesto, perché in base ai particolari cambia anche l’interpretazione.

Sognare di acquistare cozze

Se nel sogno state acquistando le cozze fresche dal pescivendolo significa che nel vostro inconscio avete voglia di fare nuove esperienze, di adottare un nuovo stile di vita. Potrebbe anche voler dire che siete delle persone che si accontentano di poco (legato al fatto che ci sono pesci più costosi).

Invece, se sognate di raccoglierle, potreste ricevere una visita di un parente lontano o andare voi a fargli visita, oppure che potreste entrare in conflitto con esso. Secondo altre teorie, è presagio di una ricchezza inaspettata; se si sogna di andare sott’acqua a pescarle è positivo perché indica che con le nostre capacità siamo in grado di attirare occasioni importanti.

Sognare di mangiare cozze

Se vi è capitato nel sogno di mangiare cozze si tratta di un segno positivo se le sensazioni provate al momento sono piacevoli. Può essere un sogno legato ad un ricordo della vostra vacanza al mare oppure ad un desiderio che non soddisfate a causa di qualche problema.

Ad esempio, se sognate di aprire cozze piene vuol dire che riuscite a godere pienamente dei piaceri della vita e non vi preoccupate del futuro. Le aprite per altri? Siete persone generose che aiutano chi ha bisogno ed è in difficoltà.

Aprire cozze vuote, invece, simboleggia che state sbagliando qualcosa, o che siete alla ricerca di un lavoro ma non riuscite a trovarlo nonostante gli sforzi. Potrebbe simboleggiare che si verificherà una perdita o che di recente si è subita, di tipo economico o materiale. Anche sognare di mangiare cozze guaste non è un buon segno.

Avete sognato di preparare un bel piatto di spaghetti con le cozze? Probabilmente avrete un momento di rinascita dopo un periodo faticoso.

Altri significati

Quando le cozze sono in mare attaccate agli scogli o al molo può indicare una piccola fortuna di cui si sarà molto soddisfatti. Se si trova una perla dentro una cozza, può rappresentare grossi guadagni dai giochi d’azzardo o un’eredità in vista.

Felicità e tranquillità sono i significati associati al ricevere una cozza in regalo nel sogno.

Infine, se qualcuno ci invita a mangiare i mitili significa che questo qualcuno nutre una cattiva opinione su di noi.

I numeri della Smorfia

Ecco i numeri della Smorfia napoletana associati a questo sogno:

  • Cozze: 45, 13, 43
    vuota: 65, con perla: 50
  • Mangiare cozze: 75
  • Essere invitati a mangiarle: 69
  • Comprare cozze: 58, 19, 51
  • Regalare cozze: 73
  • Ricevere cozze: 42, 44, 60
  • Raccoglierle in mare: 9
Spaghetti, vongole e bottarga

Spaghetti, vongole e bottarga

Gli spaghetti vongole e bottarga sono un primo piatto di pesce raffinato e saporito, una variante della classica ricetta spaghetti alle vongole.

La bottarga è uno degli ingredienti più particolari della cucina di mare, tra i più tipici della tradizione sarda. In questa ricetta viene utilizzata quella in polvere, donando alla pasta un tocco di colore e un gusto intenso e deciso di mare.

È la pietanza che si è soliti gustare in quei ristoranti di pesce magari affacciati sul mare, ma seguendo i pochi e semplici passaggi che troverete qui sotto potete riproporre questo piatto anche a casa per un’occasione speciale!

Ingredienti

Il segreto del successo di questo primo piatto elegante e gustoso è la qualità degli ingredienti Nieddittas: vongole veraci, che garantiscono la massima sicurezza e il pieno rispetto dei controlli e dei parametri previsti dalla legge, e la nostra bottarga, dal caratteristico colore ambrato e dal forte profumo, disponibile sia in baffe che macinata.

Il trucco per ottenere degli spaghetti alle vongole e bottarga cremosi consiste nell’utilizzare la bottarga sia in fase di mantecatura, con un po’ di acqua di cottura, e sia come decorazione prima di servire.

Ecco quello che vi dovete procurare per portare in tavola tutto il sapore del mare in un piatto.

Per 4 persone vi occorrono:

  • Spaghetti 400 g
  • Vongole Nieddittas 1 kg
  • Bottarga Nieddittas 100 g
  • Olio extravergine d’oliva q.b.
  • Aglio 1 spicchio
  • Pomodori secchi 40 g
  • Prezzemolo fresco q.b.
  • Sale q.b.

Come preparare gli spaghetti vongole e bottarga?

La preparazione è semplice e richiede solo 15 minuti di cottura. Strofinate tra loro le vongole sotto il getto d’acqua e fatele cadere sul fondo di un contenitore da un’altezza di 15-20 cm per permettere ad eventuali gusci vuoti (o alle eventuali vongole con sabbia), di aprirsi prima della cottura.

In una padella capiente fate soffriggere nell’olio caldo lo spicchio d’aglio, il prezzemolo tritato e i pomodori secchi. Aggiungete le vongole e cuocete con coperchio. Aspettate che si schiudano le valve, ci vorranno pochi minuti. Filtrate il loro liquido di cottura con un colino a maglie strette e tenete da parte.

Intanto, mettete sul fuoco una pentola con abbondante acqua salata e cuocete gli spaghetti al dente. Tenete da parte un mestolo di acqua di cottura.

Scolate la pasta nella padella col condimento, aggiungete la bottarga, l’acqua di cottura e il liquido dei molluschi, mescolate e mantecate per bene, spegnendo infine il fornello.

Servite nei piatti gli spaghetti vongole e bottarga con una spolverata di bottarga e qualche foglia di prezzemolo.

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