1 Giu 2022 | In evidenza, Magazine
Una delle principali suddivisioni fra le specie di pesci (da non confondere con molluschi o crostacei) è, insieme alla forma del loro corpo (piatti o affusolati), quella fra pesci di mare e di acqua dolce.
Alcune specie di mare sono il branzino, il rombo, l’acciuga, il tonno, l’orata, la cernia e l’aringa; fra i pesci di acqua dolce ricordiamo invece il pesce gatto, la trota e la carpa. Altri pesci, invece, vivono in habitat dove è presente sia acqua dolce che salata (ad esempio alla foce dei fiumi): questi sono detti pesci di acque miste, per esempio il salmone e l’anguilla.
Considerando che tutti i pesci vivono e respirano in acqua, è naturale chiedersi: ad eccezione dei pesci di acque miste, perché un pesce di mare non vive in acqua dolce?
Per rispondere a questa domanda dobbiamo per prima cosa avere chiaro il concetto di omeostasi e di osmosi. Una volta chiariti questi concetti saremo finalmente in grado di rispondere al perché un pesce di mare non vive in acqua dolce.
Omeostasi e osmosi
I concetti di omeostasi e di osmosi sono molto differenti fra loro, ma correlati quando si tratta di comprendere perché un pesce di mare non vive in acqua dolce.
- L’omeostasi è, in biologia, la tendenza degli organismi viventi a raggiungere una stabilità chimico-fisica interna. In altre parole, è la tendenza a mantenere le proprie caratteristiche interne anche quando cambiano le condizioni dell’ambiente esterno.
- L’osmosi è il fenomeno chimico per cui, in una situazione in cui due liquidi di diversa densità sono separati da una membrana semipermeabile (nel nostro caso la pelle dei pesci), il solvente (nel nostro caso l’acqua) si sposta spontaneamente dalla soluzione in cui il soluto (nel nostro caso il sale) è più diluito a quello in cui è più concentrato.
L’omeostasi influisce nel trasferimento di un pesce di acqua di mare in acqua dolce (o viceversa) in quanto il cambio di ambiente modificherebbe la sua stabilità fisico-chimica interna con conseguenze letali, in virtù delle diverse concentrazioni di ossigeno e sale. La maniera in cui questo avviene è spiegabile con il secondo concetto che abbiamo introdotto: l’osmosi.
Per via dell’osmosi, un pesce di mare è abituato ad ingerire costantemente l’acqua in cui è immerso, in quanto i liquidi contenuti nel suo corpo, meno ricchi di sale rispetto all’esterno, fuoriescono costantemente dal suo organismo (verso la soluzione in cui la concentrazione salina è maggiore – l’acqua di mare). Successivamente, tramite branchie ed urina, espellerà dal proprio corpo il sale in eccesso.
Al contrario, un pesce d’acqua dolce non ha bisogno di bere: poiché l’acqua in cui nuota ha una concentrazione salina minore rispetto a quella dei suoi liquidi interni, questa entra naturalmente dentro il suo organismo attraverso la “membrana semipermeabile” costituita dalla pelle (sempre per il fenomeno dell’osmosi). A differenza dei pesci marini, la loro urina non avrà più lo scopo di espellere il sale, bensì il liquido in eccesso: l’urina dei pesci di acqua dolce è per tanto a bassa salinità.
Cose succede se un pesce di mare finisce in acqua dolce
Nel momento in cui un pesce di mare dovesse trovarsi in acqua dolce, continuerebbe a bere come per sua abitudine (ricordiamo la tendenza di cui abbiamo parlato in riferimento all’omeostasi) nonostante l’acqua stia ora entrando naturalmente nel suo corpo attraverso la pelle (osmosi): questo porterebbe ad un cosiddetto “shock osmotico” di conseguenze letali.
Un pesce di acqua dolce immerso in acqua di mare, al contrario, porterebbe avanti il suo istinto di espellere i liquidi per via urinaria (omeostasi) nonostante questi non entrino più attraverso la sua pelle (poiché nella nuova situazione i liquidi esterni al pesce sono più ricchi di sale rispetto al suo organismo – osmosi). Anche qui il risultato sarebbe uno shock osmotico per via di mancanza di liquidi (acqua) all’interno del pesce e, di conseguenza, una concentrazione salina sproporzionata.
26 Mag 2022 | In evidenza, Magazine
I pediatri consigliano ai neo-genitori di portare i bambini al mare fin dai primi anni della loro vita, così che abbiano la possibilità di avvalersi dei numerosi benefici psico-fisici del microclima marino.
Il benessere fisico dei bambini che hanno modo di frequentare abitualmente le zone balneari è stimolato dall’assimilazione di numerose sostanze, fondamentali per una crescita in piena salute.
Per citare sono alcuni benefici: l’acqua salata, ricca di iodio ed altri oligoelementi, stimola la circolazione sanguigna ed è considerata un vero e proprio disinfettante naturale, l’aria di mare, anch’essa notoriamente ricca di iodio ed altri sali minerali, aiuta a liberare le vie respiratorie e la vitamina D prodotta grazie allo stimolo del sole rafforza il sistema immunitario. Inoltre, la l’attività fisica del bambino favorita dal contesto ne promuove una crescita armoniosa. sia da un punto di vista fisico che emotivo (in virtù della produzione di endorfine).
Se il microclima marino apporta innumerevoli benefici a persone di ogni età, la differenza fra adulti e bambini piccoli è cruciale: l’azione del mare è infatti curativa per gli adulti, ma di prevenzione per i bambini.
Approfondiamo ora un po’ più a fondo la questione: scopriamo perché il mare fa bene ai bambini concentrandoci sulle tre componenti principali di questo ambiente: l’acqua salata, l’aria di mare ed il sole; concluderemo poi con alcuni cenni ai benefici del comportamento motorio dei bambini nel contesto naturale di spiaggia e mare.
L’acqua salata
L’acqua del mare è ricca di sali: in quanto mucolitico, il sale aiuta a liberare il naso dei bambini, e in generale le loro vie respiratorie, dal muco in eccesso, espellendolo tramite diluizione ed agendo come un disinfettante naturale.
Conosciamo tutti le soluzioni isotoniche o ipertoniche in spray da usare per liberare il naso durante il raffreddore: l’acqua del mare non è nient’altro che questa stessa soluzione allo stato naturale e gratuito.
Gli oligo-elementi contenuti nell’acqua del mare sono inoltre di aiuto per eventuali problemi alla pelle, come psoriasi o eczemi: malattie infiammatorie croniche caratterizzate da una fastidiosa sensazione di prurito e macchie rossastre sulla pelle.
Anche la temperatura rientra fra le caratteristiche benefiche dell’acqua di mare. Infatti, immergersi nell’acqua fredda aiuta a stimolare la circolazione sanguigna e ad accelerare il metabolismo, oltre che migliorare la qualità del sonno del bambino.
Infine, non dimentichiamo che la possibilità di giocare in acqua e nuotarvici agevola lo sviluppo psico-motorio dei più piccoli, stimolando la loro auto-percezione corporea.
L’aria di mare
L’aria di mare è ricca di sali minerali (come potassio, magnesio e soprattutto iodio). Questa caratteristica è dovuta all’evaporazione dell’acqua, i cui vapori rilasciano nell’aria il proprio contenuto minerale e salutare.
Immersi in questo aerosol naturale, i bambini respirano gli elementi contenuti nell’aria e così rafforzano il proprio sistema immunitario, liberano le vie respiratorie e in generale diventano più forti e preparati ad affrontare l’inverno in salute.
Il sole e la vitamina D
Come sappiamo, il sole stimola la produzione di vitamina D, importantissima per potenziare il sistema immunitario, prevenire infiammazioni ed irrobustire le ossa. Al giorno d’oggi è molto comune anche per i bambini piccoli essere carenti di vitamina D, motivo in più per aiutare il loro organismo nel processo di produzione.
Oltre a ciò, i raggi del sole stimolano la produzione di serotonina, il cosiddetto “ormone del buonumore” che, fra le varie funzioni, regola i cicli di sonno e di veglia.
I momenti migliori per sfruttare il potere benefico del sole sono le prime ore del mattino o la sera, quando il sole non è ancora tramontato. Questo vi permetterà di sottrarsi all’esposizione al sole durante le ore più calde e di evitare che il vostro bambino si prenda una brutta insolazione.
È in generale sconsigliata l’esposizione al sole dalle 11 alle 16, arco della giornata in cui i raggi ultravioletti sono più dannosi. Per questo motivo ricordate sempre di proteggere il vostro bambino con la crema solare (per i primi anni si consiglia un fattore protettivo solare di 50+).
L’attività fisica
Soprattutto per i bambini provenienti dagli ambienti cittadini, i momenti di completa libertà motoria e di contatto con la natura sono limitati. Andare in spiaggia rappresenta la situazione ideale per riappropriarsi del moto spontaneo ed esplorativo, a pieno contatto con tutti e cinque gli organi di senso. In una società che privilegia la sfera di apprendimento più intellettuale e teorico-astratta è comune sottovalutare l’importanza di stimolare la crescita dei bambini a 360°, agevolandone le sperimentazioni spontanee fisiche e non-verbali.
I bambini in spiaggia possono toccare la sabbia e dare ampio spazio alla creatività sperimentando sempre nuovi modi per plasmarla e dare vita a costruzioni. Gli odori sono stimolanti e variegati, importanti soprattutto per i neonati, il cui olfatto è il senso più sviluppato. Ancora, alcuni studi riconoscono che il blu abbia un effetto visivo calmante e rilassante. Insomma, tutti i sensi concorrono contemporaneamente per un’esperienza completa e stimolante e per una crescita sana ed equilibrata.
24 Mag 2022 | In evidenza, Magazine
Uno dei giochi da spiaggia più amati dai bambini è quello di costruire i castelli di sabbia, un passatempo perfetto mentre si aspetta di digerire per farsi un tuffo in mare.
La bella stagione sembra essere arrivata e se amate il mare come noi di Nieddittas fatevi trovare preparati, leggete dei consigli e idee su come si fanno i castelli di sabbia, per fare bella figura e soprattutto rendere felici i bambini.
Armatevi di secchiello, palette, formine, un po’ di pazienza e un pizzico di fantasia e… buon divertimento!
Quale sabbia utilizzare?
La sabbia non è tutta uguale; il tipo ideale per fare i castelli e le sculture è quella molto fine che riesce ad intrappolare le particelle d’acqua così da mantenersi compatta per molto tempo e allo stesso tempo modellabile. Più i granelli sono fini e più la struttura sarà stabile.
Scegliete della sabbia pulita e priva di detriti. Provate a metterne un pugno in un secchiello con un po’ di acqua: se diventa torbida vuol dire che ha troppo argilla e non va bene, mentre se resta limpida il risultato sarà migliore.
In base al tipo di sabbia dovrete usare un diverso quantitativo di acqua, non vi è una proporzione standard, ma in generale si consiglia di utilizzare l’1-2% di acqua rispetto alla sabbia. Se è fine ha bisogno di meno acqua. Ma come si fanno i castelli di sabbia? Vediamo di che strumenti abbiamo bisogno.
Cosa occorre e dove costruire il castello di sabbia
Ecco cosa vi servirà per fare un castello di sabbia perfetto, oltre naturalmente alla sabbia e all’acqua:
- Palette.
- Secchio per modellare le torri.
- Spatola e coltello di plastica o cannuccia per scolpire.
- Secchi per trasportare sabbia e acqua per costruire.
- Formine, conchiglie, bandierine e sassi per decorare le torri.
- Spruzzino di plastica per l’acqua, così da idratare la sabbia.
È fondamentale scegliere per prima cosa dove costruire il castello: meglio ad un paio di metri dal bagnasciuga per evitare che la marea possa distruggere in un attimo tutto il lavoro. Controllate il punto massimo in cui le onde arrivano sulla sabbia e tenetevi alla giusta distanza.
Come si fanno i castelli di sabbia: passaggi
Innanzitutto, bisogna preparare una base solida e compatta. Livellate dunque un piano dove costruire il castello di sabbia. Aggiungete acqua alla sabbia con uno spruzzino fino a quando riuscirete a formare facilmente una palla senza che le dita rimangano troppo sporche e appiccicose.
Compattate il mucchio di sabbia bagnata con mani e piedi o una paletta facendo in modo si distribuisca su tutta la superficie in modo omogeneo. Avrete così creato una buona e solida base che sarà in grado di reggere il peso del castello.
Modellate la torre e le mura del castello usando palette, rastrelli, decorazioni varie come sassi, conchiglie o bandierine. Potete costruire le torri anche usando il classico secchiello e delle formine. Se non ne avete, improvvisate usando la parte alta e bassa delle bottiglie di plastica come stampo (ricordandovi di buttarle in un apposito cestino una volta utilizzate per non lasciare nessun rifiuto in spiaggia).
Mantenete la sabbia umida così sarà più facile modellarla e dopo aver fatto le torri, iniziate a creare le mura esterne.
Costruite un castello non più alto di mezzo metro e se volete scavate un fossato attorno alla costruzione, che poi riempirete d’acqua. Per rifinire tutti i dettagli del vostro castello utilizzate piccoli attrezzi.
Una volta terminato, non dimenticate di scattare qualche bella foto ricordo della vostra creazione!
20 Mag 2022 | In evidenza, Magazine
Quando organizziamo un buon pranzo con amici o parenti per un’occasione speciale non possiamo tralasciare la parte più importante: l’aperitivo. Oggi proponiamo alcuni antipasti di pesce: abbiamo selezionato 4 ricette facili e alla portata di tutti per dare un tocco sfizioso al vostro banchetto.
Ecco a voi i nostri antipasti di mare gourmet da portare in tavola nelle occasioni speciali, buon lavoro!
1. Tartare di salmone
La tartare di salmone è una ricetta semplice e gustosa, perfetta per le occasioni importanti. È fondamentale innanzitutto che il salmone sia abbattuto, in modo che consumarlo crudo non provochi alcun rischio per la salute.
Tagliate il salmone a cubetti e metteteli in una ciotola insieme a due cucchiai di olio extravergine, sale, pepe, succo di limone, un filo di aceto e un po’ di trito di erba cipollina. Mischiate bene e lasciate insaporire brevemente.
Per impiattare potete utilizzare un coppa-pasta, in modo da dare al piatto un aspetto ordinato. Per gli amanti del salmone crudo questo antipasto sarà un vero successo.
2. Cozze alla marinara
Preparare le cozze alla marinara è molto semplice e richiede pochi ingredienti, ma di qualità. Nieddittas garantisce prodotti sempre sani e sicuri, cozze, e non solo, di altissima qualità, provenienti dal Golfo di Oristano.
Per preparare le cozze alla marinara dovete prendere una padella antiaderente e versare olio extravergine di oliva in abbondanza e far rosolare due spicchi d’aglio (se volete che sprigionino più aroma e sapore consigliamo di schiacciarli).
Aggiungete le cozze Nieddittas e, appena notate che iniziano ad aprirsi, sfumate con del vino bianco. Tritate del prezzemolo e versatelo in padella insieme alle cozze, poi chiudete e aspettate finché tutte le cozze non siano dischiuse.
Impiattate a piacimento e gustatevi questo delizioso finger food, buon appetito!
3. Capesante gratinate
Le capesante gratinate sono uno degli antipasti di mare gourmet perfetti per le occasioni speciali, ma allo stesso tempo molto semplici e veloci da preparare.
Innanzitutto concentriamoci sulla panure: togliete la crosta dal pane e tagliate la mollica a piccoli dadini. Mettete i dadini di mollica in un mixer con olio extravergine, sale e pepe. Aggiungete del prezzemolo e un po’ di scorza di limone grattugiata.
Frullate e farcite le capesante col composto che avete ottenuto. Dopo che avete farcito tutte le capesante, lasciate cuocere in forno a 190 °C per circa un quarto d’ora. Per essere sicuri che le capesante gratinate siano pronte controllate che si crei una crosticina dorata e da leccarsi i baffi.
4. Insalate di mare
L’insalata di mare è sicuramente un grande classico della nostra cucina e ne esistono innumerevoli versioni. L’insalata che proponiamo oggi sarà a base di cozze Nieddittas, polpo, vongole e gamberetti.
Innanzitutto pulite i frutti di mare, lavando bene sotto l’acqua corrente ed eliminando ogni impurità. Ricordate di eliminare le vongole o cozze che non siano perfettamente sigillate. Nel caso dei gamberetti ricordatevi di tagliare testa, zampe, coda e carapace. Il polpo, invece, lo puliremo in seguito.
In una pentola versate verdure tagliate, come sedano e carote e coprite con acqua. Se volete un tocco in più potete aggiungere qualche foglia di prezzemolo tritato. Fate bollire aggiustando di sale e pepe e immergete il polpo, lasciando cuocere per mezz’ora.
Quando il polpo è pronto toglietelo dall’acqua insieme alle verdure e tenete il tutto da parte, mentre nella stessa acqua versate i gamberetti e lasciate cuocere per circa un minuto. Poi scolate il tutto.
In un tegame versate un filo d’olio e uno spicchio d’aglio schiacciato. Dopo aver fatto brevemente rosolare versate le vongole e le cozze. Fate cuocere qualche minuto, finché tutte le vongole e le cozze non siano aperte.
Ora che il polpo che avete lasciato da parte si è raffreddato potete finalmente pulito, eliminando occhi e interiora (che si trovano nella testa) e tagliando i tentacoli come siete abituati a vederli nelle insalate di mare.
Infine, in un contenitore abbastanza grande mettete il polpo tagliato, le vongole, le arselle e i gamberetti e condite il tutto con del prezzemolo tritato, succo di limone, sale e pepe. Mischiate bene e servite in piccoli piatti da portata. Il vostro aperitivo di mare gourmet è pronto!
18 Mag 2022 | In evidenza, Magazine
Sono chiamati i “polmoni del Pianeta” perché rappresentano la più grande risorsa di ossigeno della Terra. Stiamo parlando degli oceani, che compongono oltre il 70% della superficie del globo e svolgono anche un ruolo importante nella moderazione del clima.
Per ricordarci quanto è fondamentale preservarli il più a lungo possibile, si celebra l’8 giugno di ogni anno in tutto il mondo la Giornata Mondiale degli Oceani. Vediamo di cosa si tratta e perché la festeggiamo.
Perché si celebra la Giornata Mondiale degli Oceani?
La Giornata Mondiale degli Oceani è stata istituita l’8 giugno del 1992 a Rio de Janeiro durante il Vertice sull’ambiente e dal 2008 è riconosciuta anche dalle Nazioni Unite. Nel 2009 c’è stata l’inaugurazione ufficiale con il tema “I nostri oceani, la nostra responsabilità”.
Lo scopo del World Oceans Day è quello di far riflettere un giorno intero sulla loro importanza e sul ruolo cruciale che svolgono. Infatti, non solo l’oceano, diviso nei tre bacini Pacifico, Atlantico e Indiano, ricopre più del 70% della superficie terrestre e ospita l’80% della biodiversità mondiale, ma produce anche la metà dell’ossigeno che respiriamo presente in atmosfera.
Assorbe quasi un terzo dell’anidride carbonica prodotta dall’uomo, contrastando gli effetti del riscaldamento terrestre e in più sono la nostra principale riserva di proteine: oltre 3 miliardi di persone dipendono da loro per la biodiversità e per il proprio sostentamento.
Insomma, l’acqua oceanica è fonte di vita; pensate che in essa vivono un’enorme varietà di specie: dalle minuscole alghe e batteri che costituiscono il fitoplancton ad animali come balene, delfini, squali, foche e pinguini, solo per citarne alcuni.
Infine, gli oceani contribuiscono all’economia di intere nazioni (blue economy), si stima appunto che da essi dipenda circa il 5% del prodotto interno lordo mondiale e dà lavoro a milioni di persone.
Anche noi di Nieddittas lavoriamo grazie al mare e conosciamo bene il suo valore, per questo lo amiamo e lo rispettiamo attraverso un monitoraggio continuo che ci permette di verificare che i microorganismi presenti nelle nostre acque rientrino sempre nei parametri di salute del mare stesso e che le nostre cozze, filtrando quel mare, si nutrano quindi in modo ideale, minimizzando l’impatto dei vivai nelle acque del Golfo di Oristano.
Gli oceani e l’inquinamento
Più di 140 paesi partecipanti si impegnano a considerare l’importanza dell’oceano e ideare dei progetti globali per proteggerlo.
L’8 giugno è anche un’occasione per mostrare i danni provocati dalle attività antropiche e creare delle strategie per la gestione sostenibile delle acque marine.
Ogni anno cresce l’attenzione verso la salvaguardia degli ambienti marini così come anche le sfide e i problemi ambientali da affrontare, per questo le autorità organizzatrici auspicano una maggiore cooperazione internazionale per tutelare la loro salute e ricchezza di biodiversità per le generazioni future.
Tutti gli anni in occasione di questo evento viene posto l’accento su un tema diverso, ad esempio lo scorso anno era “The ocean: life and livelihoods”, che significa “Oceano: vita e sostentamento”, che ha messo in luce come sia la fonte di vita dell’umanità e ogni altra specie e come sia importante raggiungere l’obiettivo di sviluppo sostenibile entro il 2030.
Purtroppo, l’ambiente marino e i suoi ecosistemi sono ancora minacciati dagli impatti derivanti dalle attività umane: pesca eccessiva, erosione di habitat costieri, inquinamento atmosferico chimico o da plastica e il riscaldamento globale.
Secondo quanto afferma l’Unione Mondiale per la Conservazione della Natura ogni anno vengono gettati in mare circa 8 tonnellate di plastica che costituiscono l’80% di tutti i detriti marini. Il World Economic Forum stima che entro il 2050 la plastica avrà superato in peso la fauna marina!
Oltre ad avere un significativo impatto sulla vita marina, prima che la plastica scompaia ci vogliono centinaia di anni non essendo biodegradabile.
Una soluzione al problema la fornisce la direttiva quadro sulla strategia per l’ambiente marino, che prevede un approccio olistico che mira a proteggere i mari e le coste favorendo l’uso sostenibile dei beni e dei servizi marini. Il Piano di monitoraggio nazionale prevede attività di campionamento trasversali per analizzare gli elementi caratteristici dell’ambiente marino e i fattori di pressione e di impatto che gravano sugli ecosistemi.
Un’altra attività del Ministero della Transizione Ecologica è il servizio antinquinamento che opera lungo le coste dell’Italia per contrastare l’inquinamento da idrocarburi in mare. Gli obiettivi di sostenibilità ambientale previsti dall’Agenda 2030 prevedono di conservare e utilizzare in modo sostenibile gli oceani, i mari e le risorse marine e le organizzazioni impegnate chiedono di proteggere almeno il 30% degli oceani entro il 2030.
Ad oggi abbiamo tutelato solo il 7% dei mari, è necessario, dunque, fare molto di più.
Cosa fare per proteggere gli oceani
Ognuno di noi ha un suo ruolo, non deve stare a guardare ma può fare qualcosa per interagire in modo sostenibile e prendersi cura dei cosiddetti polmoni blu, dei mari e delle risorse marine facendo in modo che flora e fauna marina sopravvivano e si riproducano garantendo la continuità delle specie.
La direttiva Europea in molti Paesi vieta l’uso di plastiche monouso e microplastiche, ma occorre passare alla raccolta della plastica in mare e al suo corretto smaltimento.
Ecco alcune buone pratiche che possiamo adottare:
- Evitare il più possibile prodotti usa e getta e scegliere materiali biodegradabili, naturali o ottenuti da riciclo dei rifiuti marini.
- Partecipare a iniziative di pulizia collettiva.
- Non abbandonare rifiuti in spiaggia.
11 Mag 2022 | In evidenza, Magazine
Sarà capitato anche a voi di ingerire una piccola quantità di acqua durante un bagno al mare e avrete notato che non è affatto piacevole perché contiene una quantità eccessiva di sale, potenzialmente pericolosa per il nostro organismo. Capiamo meglio perché l’acqua di mare non si può bere e quali sono i suoi effetti sul corpo umano.
L’acqua del mare
L’acqua marina è chiamata anche acqua salata perché in essa sono disciolte quantità significative di sali, tra i quali il cloruro di sodio. Mediamente la concentrazione salina equivale a 35 grammi per litro, contro un decimo di grammo nell’acqua di fiume.
Nel nostro sangue, invece, la concentrazione salina, che permette la circolazione dei nutrienti e garantisce la funzionalità degli organi, sta intorno allo 0,9%. Nel nostro organismo sali e acqua sono in equilibrio osmotico per garantire il corretto funzionamento degli organi. Cosa succede allora se si beve acqua di mare?
L’equilibrio idrosalino
Per comprendere meglio perché l’acqua di mare non si può bere dobbiamo spiegare come funziona il principio di osmosi.
Tutte le nostre cellule sono rivestite da una membrana semipermeabile attraverso la quale l’acqua si sposta da una soluzione meno concentrata a una soluzione più concentrata. La membrana cellulare permette all’acqua di passare ma non al sale.
In una situazione normale, la concentrazione di sale all’interno delle nostre cellule è uguale alla concentrazione esterna perché c’è un perfetto equilibrio osmotico. Se si beve acqua di mare al posto dell’acqua dolce questo equilibrio si altera e per ristabilirlo si possono avere delle conseguenze anche gravi.
Facciamo un esempio. Se immergete dell’uva passa in un bicchiere d’acqua, l’uvetta si gonfierà di liquido perché lo assorbe, aumentando di volume. Lo stesso accade nel nostro corpo. Se c’è più sale nel plasma rispetto alle cellule, esse si svuoteranno cedendo acqua al plasma e si atrofizzano; viceversa, se l’ambiente extracellulare è povero di sale le cellule assorbono l’acqua fino a che l’equilibrio non si sarà ristabilito.
Vediamo perché fa male bere l’acqua marina.
Conseguenze
Se si beve acqua di mare aumenta notevolmente la concentrazione di sale nel sangue e quindi il nostro organismo per filtrare ed espellere il sale in eccesso mette in funzione i reni aumentando la produzione di urina. Peccato che la salinità della nostra urina non raggiungerà mai quella dell’acqua marina e dunque per depurarci del sale e tornare in equilibrio siamo costretti a disperdere nell’urina più acqua di quanta ne abbiamo ingerita. Per questo si va incontro alla disidratazione.
Ecco quali sono gli effetti dell’acqua di mare se ingerita dal nostro corpo:
- Il sangue diventa meno liquido.
- Bocca asciutta.
- Crampi e sete.
- Aumento del battito cardiaco (al fine di garantire ossigeno agli organi).
- Restringimento dei vasi sanguigni.
- Nausea, debolezza.
- Stati deliranti.
- Probabile blocco renale.
Se non si assumono nuovi liquidi per reidratarsi e anzi si continua a bere acqua di mare, il corpo non riesce più a reagire, si entra in uno stato di tossicosi e subentrano gravi disfunzioni renali dalle quali può derivare coma e morte.
Ovviamente si tratta di situazioni estreme, non capita di certo con la classica bevuta durante una nuotata!