Perché il Giovedì Santo si fa la zuppa di cozze?

Perché il Giovedì Santo si fa la zuppa di cozze?

La zuppa di cozze è un piatto tipico della tradizione partenopea del periodo pasquale. Ogni napoletano che si rispetti la porta in tavola il Giovedì Santo, ovvero il giovedì che precede la Pasqua, come vuole la tradizione centenaria che la leggenda fa risalire alla dinastia dei Borbone.

Scopriamo perché in Campania, e non solo, la zuppa di cozze si prepara il Giovedì Santo e come si realizza la ricetta originale.

Zuppa di cozze del Giovedì Santo: la tradizione

La tradizione della zuppa di cozze del Giovedì Santo, più propriamente detta ‘a zupp’ ‘e cozzeche, pare sia cominciata con Ferdinando I di Borbone. Questo monarca, amante del pesce, una sera chiese che gli venisse preparato un piatto di cozze prelibate. Il frate domenicano Gregorio Maria Rocco però lo rimproverò per le sue lussuriose abitudini alimentari e gli impose di rinunciare ai suoi peccati di gola almeno durante la Settimana Santa. Così il re delle Due Sicilie ordinò la preparazione di una zuppa più umile e leggera, preparata con pochi ingredienti: cozze, salsa forte di peperoni e pomodori pelati, servita su freselle (o friselle) intrise con acqua di mare di Posillipo.

Questa ricetta così buona si diffuse presto oltre gli ambienti reali. Il popolo, seguendo l’esempio del monarca, iniziò a sostituire le cozze pregiate con quelle a basso costo e delle volte con le lumache di mare.

Questa preparazione entrò così a far parte dei piatti tradizionali della cucina napoletana. Ogni anno il rituale si ripete.

Varianti

A Napoli la zuppa di cozze viene preparata tutto l’anno e non solo nel periodo pasquale. È un piatto ricco, saporito e molto profumato, di cui esistono diverse versioni ma le protagoniste sono sempre le cozze, che devono essere fresche e di sicura provenienza: c’è chi la prepara esclusivamente con le cozze, chi aggiunge vongole e “purpitielli, chi la fa molto piccante, oppure aggiunge i tentacoli di polpo verace e le lumachine di mare lessati.

Pochi ingredienti simbolo della rinascita pasquale e dell’eros: i frutti di mare rappresentano l’elemento femminile, mentre i peperoncini l’elemento maschile, emblema di abbondanza e fortuna. Il pane biscottato o le friselle completano la preparazione. In alternativa, vanno bene anche dei croccanti crostini di pane, per gustare il sughetto.

Il risultato è un piatto gustoso e saporito, ma come si prepara?

Ingredienti per 4 persone

  • 2 kg di cozze Nieddittas
  • 2 spicchi di aglio
  • 100 g di olio piccante ai peperoni
  • 100 ml di olio extravergine
  • prezzemolo
  • 400 g di pomodori pelati (opzionale)
  • 1 kg di polpo verace

Per l’olio piccante di peperoni vi occorrono:

  • 3 spicchi di aglio
  • 200 g di concentrato di peperoni piccanti
  • mezzo lt. di olio extravergine

Zuppa di cozze del Giovedì Santo: ricetta originale

La ricetta prevede la preparazione di una salsa. Fate soffriggere l’aglio schiacciato a fuoco molto basso, unite il concentrato di peperoni e cuocete per 40 minuti circa, mescolando continuamente per evitare che si attacchi al fondo. Aggiungete se volete qualche cucchiaio di concentrato di pomodoro. Quando l’olio di colore rosso ambrato viene a galla, spegnete il fuoco e lasciate in infusione fino a quando non si sarà raffreddato. Filtrate con un colino a maglia stretta e versate in bottiglie piccole.

Ora occupiamoci della preparazione della zuppa. Pulite il polpo, sciacquatelo sotto l’acqua corrente e mettetelo in una casseruola piena d’acqua. Cuocete per circa 40-50 minuti oppure in una pentola a pressione per 10 minuti circa. Attenzione a non farlo cuocere troppo, altrimenti la carne diventerà troppo dura. Terminata la cottura, scolate il polpo con l’aiuto di una schiumarola e fatelo intiepidire. Lo dovete poi disporre su un tagliere per tagliare i tentacoli a pezzetti.

Prendete le cozze e privatele del bisso. Versatele in un tegame, chiudete con il coperchio e aspettate che si aprano a fiamma alta. Trasferite le cozze aperte in una ciotola e filtrate la loro acqua di cottura con un colino. Se preferite potete sgusciarle.

Fate imbiondire in un tegame capiente gli spicchi d’aglio tritati nell’olio extravergine d’oliva, aggiungete le cozze e il loro liquido, unite il polpo e cuocete per una decina di minuti.

Spolverate la zuppa di cozze con il prezzemolo tritato e servite accompagnandola con pezzi di freselle e l’olio piccante oppure con dei crostini di pane croccanti.

Cosa si intende per ideale dell’ostrica?

Cosa si intende per ideale dell’ostrica?

L’ostrica è un mollusco che vive in colonie numerose attaccato agli scogli. Questo suo modo di vivere è stato utilizzato come metafora da Giovanni Verga, esponente principale del Verismo italiano, che ha presentato per la prima volta l’ideale dell’ostrica nella novella Fanstasticheria, per poi riproporre tale concetto nel suo romanzo più noto: I Malavoglia. Ed è proprio nell’ideale dell’ostrica che si può trovare la chiave di lettura di questo romanzo. Ma cosa rappresenta l’ostrica?

Cos’è l’ideale dell’ostrica nelle opere di Verga?

Così come l’ostrica per sopravvivere deve rimanere aggrappata allo scoglio e, separandosene, morirebbe a causa delle insidie del gambero, o del coltello del palombaro che le stacca dallo scoglio, così gli individui appartenenti alle fasce più deboli della società possono salvarsi e non essere divorati da quel pesce vorace che è il mondo del progresso, unicamente restando aggrappati al proprio nucleo familiare e alle tradizioni patriarcali.

Ecco spiegata, in breve, una delle metafore che più efficacemente sintetizza la percezione disincantata del mondo che Verga abilmente dipinge ne I Malavoglia e nella novella anticipatrice del romanzo, Fantasticheria.

L’ideale dell’ostrica nella novella Fantasticheria

La novella Fantasticheria apre la raccolta Vita dei Campi, pubblicata nel 1880. La novella introduce l’ambientazione ed i personaggi principali del romanzo I Malavoglia, di cui può essere considerato un’anticipazione.

In Fantasticheria, Verga si rivolge, in forma epistolare, ad una sua amica appartenente all’alta società francese. La donna si è fermata brevemente nel villaggio di pescatori di Aci Trezza, affascinata da quel mondo rurale e povero. Tuttavia, dopo soli due giorni, la noia l’ha portata ad andarsene e a domandarsi come si possa vivere tutta la vita in un posto del genere. In forma di lettera, l’autore spiega allora alla donna le caratteristiche di questo microcosmo di gente povera, per la quale l’unica possibilità di sopravvivenza consiste nel rimanere attaccati alla propria terra, alla propria famiglia ed alle proprie tradizioni.

Ecco allora che Verga presenta per la prima volta l’ideale dell’ostrica. Nella parte finale della novella, l’autore si mostra consapevole che il mondo di soprusi e violenza in cui i personaggi da lui accennati (coloro che diventeranno poi i protagonisti de I Malavoglia) vivono, non cambierà. La loro unica difesa contro i duri, crudeli ed immutabili meccanismi sociali è allora l’ideale dell’ostrica.

– Insomma l’ideale dell’ostrica! – direte voi. – Proprio l’ideale dell’ostrica! e noi non abbiamo altro motivo di trovarlo ridicolo, che quello di non esser nati ostriche anche noi -.

Per altro il tenace attaccamento di quella povera gente allo scoglio sul quale la fortuna li ha lasciati cadere, […] questa rassegnazione coraggiosa ad una vita di stenti, questa religione di famiglia, […] mi sembrano – forse per quarto d’ora – cose serissime e rispettabilissime anch’esse.

Poco di seguito l’autore prosegue:

Allorquando uno di quei piccoli, o più debole, o più incauto, o più egoista degli altri, volle staccarsi dai suoi per vaghezza dell’ignoto, o per brama di meglio, o per curiosità di conoscere il mondo; il mondo, da pesce vorace ch’egli è, se lo ingoiò, e i suoi più prossimi con lui.

L’ideale dell’ostrica nel romanzo I Malavoglia

Il concetto di ideale dell’ostrica è indispensabile per comprendere pienamente questo romanzo ed interpretare sotto la giusta ottica le disavventure della famiglia Toscano (soprannominata, appunto, Malavoglia).

Il romanzo, primo del progetto incompiuto del Ciclo dei Vinti, è ambientato nel piccolo borgo siciliano di Aci Trezza, nel periodo immediatamente successivo l’Unità d’Italia. Protagonista del romanzo è la famiglia Toscano e le disavventure dei suoi membri travolti dalla fiumana del progresso.

La famiglia dei Malavoglia è composta dal vecchio capofamiglia Padron ‘Ntoni, da suo figlio Bastianazzo e sua moglie Maruzza (soprannominata la Longa) ed i cinque figli della coppia: ‘Ntoni, Luca, Mena, Alessi e Lia. I membri della famiglia vivono nella Casa del Nespolo e per la loro attività lavorativa posseggono una piccola imbarcazione detta la Provvidenza.

Durante il corso della narrazione vi sono alcuni avvenimenti, chiaramente interpretabili sotto la luce dell’ideale dell’ostrica, che provocano la disgregazione del nucleo familiare ed il fallimento dei suoi membri, ad eccezione di Alessi, rimasto aggrappato allo scoglio dei valori familiari.

Le disavventure della famiglia cominciano con la partenza del giovane ‘Ntoni e la contemporanea necessità di una dote per il matrimonio di Mena, nonostante la cattiva annata. A tal fine, Padron ‘Ntoni decide di comprare a credito, dall’usuraio zio Crocefisso, un carico di lupini per poi rivenderli. Tuttavia, durante il tragitto la barca che trasporta il carico naufragherà, causando la morte del figlio Bastianazzo e la perdita della merce, la quale dovrà essere ripagata. La casa sarà allora pignorata e cominciano le numerose disgrazie della famiglia: la morte di Luca e Maruzza (il primo in battaglia, la seconda per colera) ed il secondo naufragio della Provvidenza.

La partenza del giovane ‘Ntoni per il servizio militare, imposto dal nuovo governo unitario, lo porta a scoprire un mondo diverso rispetto al piccolo microcosmo arcaico del villaggio. Ecco allora che al suo rientro il giovane inizia a frequentare l’osteria e ad accettare lavori di contrabbando, per poi essere arrestato dopo aver ferito don Michele che lo aveva scoperto.

Proseguendo con le disavventure della famiglia, la scelta di Lia di prostituirsi in città creerà un enorme disonore per la famiglia, tanto da mandare in rovina il matrimonio di Mena. Nel frattempo, il vecchio capofamiglia Padron ‘Ntoni morirà in ospedale, lontano dalla famiglia.

Insomma, la causa di tutte le disavventure può essere vista nella fiumana del progresso che invade anche il piccolo villaggio di Aci Trezza, portando al fatale allontanamento dalle tradizioni di famiglia e dal nucleo familiare. L’unico che si salverà sarà Alessi, che, come l’ostrica, rimane aggrappato allo scoglio delle tradizioni e valori patriarcali.

Dopo aver spiegato la concezione del pensiero Verghiano nelle sue produzioni letterarie, non vi è venuta voglia di una ricetta a base di ostriche Nieddittas? Leggete qui come fare Ostriche e mele marinate.

Cozze alla busara

Cozze alla busara

Le cozze sono tra i frutti di mare più apprezzati anche perché si possono preparare in molteplici modi. Una ricetta tipica della Croazia ma che ha conquistato anche le tavole italiane è quella delle cozze alla busara, molto semplice da realizzare.

La “busara” o “buzara” è una modalità di cottura dei pesci e molluschi, ma non si conosce l’origine del nome.

Ecco dei consigli utili, ingredienti e procedimento per la buona riuscita della ricetta.

Consigli

Di questo piatto esistono diverse varianti, diffuse anche in Friuli e in Veneto. Si possono preparare in versione bianca senza sugo o rossa, che prevede l’aggiunta dei pomodorini al soffritto; per un tocco mediterraneo si può aggiungere anche del peperoncino fresco.

Le cozze alla busara richiedono pochi ingredienti facilmente reperibili e di cui vedremo le quantità nel paragrafo successivo: olio, prezzemolo, aglio, pangrattato, vino bianco e ovviamente delle cozze fresche e di sicura provenienza, come quelle offerte da Nieddittas.

Per capire se le cozze sono fresche vi basta osservare i gusci: devono essere integri e lucenti con le due valve ben chiuse e pesanti. Avvicinate le cozze Nieddittas al naso, il loro odore delicato, gradevole e l’inconfondibile profumo del mare vi darà la certezza di un prodotto fresco e sicuro da consumare. La nostra etichetta è per voi la migliore garanzia di freschezza e sicurezza.

In pochi minuti realizzerete un piatto squisito da portare in tavola e da consumare subito, come la maggior parte delle ricette a base di frutti di mare. Se ne sconsiglia infatti la conservazione.

Vediamo ora gli ingredienti e come si fanno le cozze alla busara in bianco.

Ingredienti

Per 4 persone vi occorrono:

  • Cozze Nieddittas 1 kg
  • Pangrattato 40 g
  • Aglio 2 spicchi
  • Prezzemolo 1 mazzetto
  • Mezzo bicchiere di vino bianco secco
  • Olio extravergine d’oliva q.b.
  • Pepe nero q.b.

Come preparare le cozze alla busara

Il procedimento è molto semplice. Per prima cosa bisogna pulire le cozze semplicemente eliminando il bisso, cioè la barbetta che trattiene le cozze agli scogli, ed eventuali incrostazioni sul guscio, aiutandovi con una spazzola abbastanza dura.

Versate in un tegame due spicchi d’aglio sbucciati e un filo d’olio extravergine d’oliva. Fate soffriggere e poi unite le cozze e i ciuffi di prezzemolo. Se preferite la versione in rosso, aggiungete i pomodorini e la cipolla. Sfumate con il vino bianco (50 ml) e coprite con il coperchio. Agitate ogni tanto il tegame.

Lasciate cuocere e, quando tutte le valve si saranno aperte, rimuovete gli spicchi d’aglio e i ciuffi di prezzemolo. Eliminate le eventuali cozze rimaste chiuse. Non è necessario aggiungere il sale perché le cozze contengono già il sale dell’acqua di mare e quindi saranno già saporite.

A questo punto spegnete il fuoco e aggiungete il pepe nero, il pangrattato e il prezzemolo tritato. Mescolate il tutto e le vostre cozze alla busara saranno pronte da gustare. Servite ben calde accompagnate da dei crostini di pane fritti o cotti al forno, oppure con dei pezzi di polenta grigliata.

Spaghetti con cozze e gamberi

Spaghetti con cozze e gamberi

Gli spaghetti con cozze e gamberi sono un primo piatto di pesce delizioso e perfetto per ogni occasione, dalla più alla meno formale. Si tratta infatti di un piatto semplice da preparare, ma ricercato, apprezzatissimo da ogni amante dei frutti di mare. In questa versione accompagneremo il tutto con un sugo delicato di pomodorini freschi e qualche ciuffo di prezzemolo tritato.

Per questa ricetta è importante che scegliate frutti di mare di prima qualità e di provenienza controllata, come le cozze Nieddittas. Con Nieddittas a Domicilio potete ordinare a casa vostra i frutti di mare non solo in Sardegna, ma anche a Roma, Milano e altre località italiane!

Vediamo ora di che ingredienti avrete bisogno e quale procedimento seguire per preparare degli ottimi spaghetti con cozze e gamberi.

Ingredienti per 2 persone

  • Spaghetti 140 g
  • Cozze Nieddittas 500 g
  • Gamberi 8
  • Pomodori ciliegina 10
  • Aglio mezzo spicchio
  • Vino bianco q.b.
  • Prezzemolo fresco q.b.
  • Olio extravergine di oliva 5 cucchiai
  • Pepe q.b.
  • Sale grosso (per la pasta) un pugno

Come preparare gli spaghetti con cozze e gamberi

La prima cosa da fare per preparare degli ottimi spaghetti con cozze e gamberi è eliminare ogni cozza le cui valve siano aperte o rotte. Eliminate il bisso, ovvero quella barbetta che fuoriesce dalle cozze, tirando con forza. Raschiate per bene sopra le valve, aiutandovi con una spugnetta di metallo, fino a che non avrete eliminato i filamenti o le altre eventuali impurità delle cozze.

Ora che le cozze sono pulite, versatele all’interno di una casseruola, insieme a qualche ciuffo di prezzemolo fresco e un filo d’olio extravergine di oliva. Sistemate la casseruola sul fornello e accendete il fuoco a fiamma bassa. Aspettate finché le cozze non si saranno aperte.

Ora togliete tutte le valve e filtrate il liquido di cottura, tenendolo da parte.

A questo punto potete concentrarvi sui gamberi: per ogni gambero tagliate via la testa, il guscio, la coda, le piccole zampe e il budellino nero sul dorso. Se volete potete tenere due gamberi interi per decorare il piatto di spaghetti. Lavate per bene tutti i gamberi sotto l’acqua corrente e poi tamponateli con della carta da cucina.

Lavate i pomodorini e tamponate anche questi con della carta da cucina. Poi tagliateli in quattro. Se volete potete rimuovere i piccoli semini dei pomodori. Ora tritate qualche ciuffo di prezzemolo e mettete il tutto da parte.

Versate un filo d’olio in un tegame sufficientemente capiente insieme a mezzo spicchio d’aglio schiacciato. Non appena noterete delle piccole bollicine formarsi ai bordi dell’aglio, versate i gamberi nel tegame e lasciate cuocere per circa 2 o 3 minuti circa per lato.

Sfumate con del vino bianco. Una volta trascorso il tempo di cottura, rimuovete i gamberi dal tegame e versatevi dentro, al loro posto, i pomodorini precedentemente affettati. Lasciate che il sugo di pomodorini si cuocia, aggiungendo al tegame anche il liquido delle cozze che avete filtrato all’inizio della preparazione. Aggiustate di pepe e continuate a far cuocere.

A questo punto potete cominciare a far bollire l’acqua della pasta e cuocere gli spaghetti, secondo il metodo abituale. Riempite una pentola d’acqua e sistematela sul fuoco per portarla a bollore. Non appena l’acqua inizia a bollire aggiungete un pugno di sale grosso ed i 140 g di spaghetti. Non preoccupatevi se non entrano tutti dentro la pentola: non appena si saranno ammorbiditi il problema si risolverà da sé. Ora aspettate che l’acqua bolla nuovamente, poi chiudete la pentola con il coperchio e spegnete il fuoco. Per il tempo di cottura seguite le indicazioni segnate sulla confezione degli spaghetti.

Versate nuovamente i gamberi nel tegame con il sugo di pomodorini e unitevi le cozze sgusciate. Mescolate il tutto per bene e aggiungetevi anche il trito di prezzemolo.

Trascorso il tempo di cottura della pasta, scolate gli spaghetti facendo attenzione a non buttare via l’acqua di cottura. Versate gli spaghetti nel tegame, insieme al condimento cozze, gamberi e sugo di pomodorini. Mescolate il tutto per bene, insieme ad un mestolo dell’acqua di cottura. Infine, aggiungete un’altra spolverata di prezzemolo tritato e qualche macinata di pepe per insaporire.

Ora non vi resta che impiattare, ricordandovi di decorare ogni piatto con il gambero lasciato appositamente intero. Buon appetito!

Giornata internazionale del mare: perché la festeggiamo e quando è?

Giornata internazionale del mare: perché la festeggiamo e quando è?

Il mare è una risorsa naturale preziosa, un universo blu che ospita silenziosamente un numero enorme di specie animali e vegetali. Un patrimonio inestimabile che va tutelato dalle minacce dei cambiamenti climatici e dall’azione dell’uomo.

Del mare riconosciamo il suo odore, il suo colore, la sua forza e la sua ricchezza. Per noi di Nieddittas il mare è vita, è il posto in cui siamo nati e che ci dà lavoro, ed è per questo che lo rispettiamo e tuteliamo in ogni modo.

A proposito di amore e rispetto per questa importante risorsa, sono state indette diverse giornate per sensibilizzare in particolar modo i giovani sul tema e per sviluppare la cultura del mare come bene economico, culturale, scientifico e ricreativo: l’11 aprile di ogni anno si celebra la Giornata nazionale del mare, mentre il 29 settembre si celebra la Giornata mondiale del mare, voluta dalle Nazioni Unite al fine di promuovere la conoscenza del settore navale.

Esiste anche la Giornata mondiale degli oceani, l’8 giugno, e la Giornata internazionale del Mar Mediterraneo, che si festeggia l’8 luglio, un’occasione per far crescere la consapevolezza sullo stato di salute del Mare Nostrum e sui pericoli che lo minacciano.

Lo scopo della Giornata internazionale del mare

Quella dell’11 aprile sarà la sesta edizione della Giornata internazionale del mare, istituita il 13 febbraio 2018 dopo l’entrata in vigore del nuovo Decreto sul Codice della Nautica. Si tratta di un modo per riflettere e sensibilizzare sull’importanza del rispetto e della conoscenza del mare, un bene prezioso per noi e il nostro Pianeta.

Sono specialmente i giovani i destinatari di questa iniziativa ed ecco perché tra i protagonisti della Giornata ci sono gli Istituti scolastici di ogni ordine e grado. Bisogna tutelare il mare in ogni nostro comportamento quotidiano.

L’Agenda 2030 delle Nazioni Unite contiene 17 obiettivi di sviluppo sostenibile, ognuno con effetti diretti ed indiretti sulla tutela del nostro mare. Sono dei passi verso il progresso ecologico da raggiungere nel minor tempo possibile.

Secondo l’ISPRA sono oltre 240 le specie aliene identificate nel nostro mare. Più del 70% dei rifiuti marini si deposita sui fondali italiani, dei quali il 77% è plastica, e sulle spiagge la situazione non è migliore.

La tutela del mare in Italia

Quante sono le aree marine protette nel nostro Paese?

Sono 27, cui si aggiungono 2 parchi sommersi che tutelano in totale circa 228.000 ettari di mare e 700.000 km di costa. Il 19,12% delle acque territoriali italiane è coperto da aree marine a vario titolo protette. Tuttavia, secondo lo Ioc-Unesco solo l’1,67% di queste aree implementa in maniera efficace i propri piani di gestione. Le attività umane, come pesca e turismo dovrebbero essere parzialmente o totalmente limitate, così da permettere la riproduzione dei pesci e quindi la conservazione della biodiversità del più grande ecosistema del Pianeta.

Solo lo 0,1% sono aree a protezione integrale.

Cosa minaccia l’ecosistema marino?

  • Cambiamenti climatici e calamità naturali: il terremoto in Turchia e il ciclone che si è abbattuto sulla Nuova Zelanda sono solamente gli ultimi due eventi catastrofici che si sono verificati nel mondo. I cambiamenti climatici sono diventati una delle questioni più urgenti del nostro pianeta perché alterano gli ecosistemi marini anche più rapidamente di quelli terrestri. Anche il nostro mar Mediterraneo si sta riscaldando ad una velocità superiore del 20% rispetto al resto del pianeta.
  • Inquinamento: dovuto alle immissioni costiere (scarichi di liquami o rifiuti industriali), alla deposizione atmosferica (tutte le sostanze inquinanti rilasciate in aria e portate in mare dalle piogge) e l’inquinamento causato dalle navi, dall’estrazione di petrolio e di risorse minerarie. La plastica è il principale inquinante di mare e oceani.
  • Eutrofizzazione: provocata dal rilascio in acqua di nutrienti che derivano dai fertilizzanti impiegati in agricoltura e negli allevamenti. Questi generano una crescita eccessiva di fitoplancton e un conseguimento esaurimento dei nutrienti; ne deriva la morte degli organismi marini.
  • Pesca: in molte aree del mondo la quantità di esemplari pescati supera quella degli organismi abili alla riproduzione. Le nuove tecniche di pesca, come il dragaggio e la pesca a strascico, possono danneggiare gli habitat marini. Un altro fenomeno dannoso è la pesca fantasma e la pesca illegale.
  • Specie invasive: trovandosi in un nuovo habitat dove spesso non hanno predatori naturali procurano squilibri alla biodiversità.

Tutte queste attività provocano ingenti perdite nella diversità biologica.

Quali sono i pesci più strani del mondo?

Quali sono i pesci più strani del mondo?

Nei mari, negli oceani e nelle acque dolci vive un infinito numero di pesci, ma è soprattutto negli abissi più profondi che si possono incontrare esemplari così particolari e morfologicamente unici da poter essere definiti i pesci più strani del mondo.

Di seguito abbiamo elencato alcuni esemplari particolarissimi e decisamente strani. Per ragioni di spazio, abbiamo dovuto compiere una selezione, ma la lista dei pesci più strani del mondo è numerosissima e non finisce sicuramente con questo articolo!

Il Pesce Blob (Psychrolutes marcidus)

Il Pesce Blob, oltre a giocarsi probabilmente il primo posto fra i pesci più strani del mondo, è probabilmente anche il più brutto e sgradevole. Il volto del Pesce Blob ricorda vagamente un volto umano deforme, dalla consistenza gelatinosa e flaccida. L’espressione del volto sembra essere perennemente triste, con la bocca enorme all’ingiù, piccoli occhi neri espressivi e quello che a prima vista sembrerebbe essere un enorme naso ricurvo.

Il Pesce Blob, chiamato anche pesce goccia, si trova negli abissi più profondi di Tasmania e Australia. Il pesce si muove lentamente, nutrendosi di qualsiasi crostaceo o mollusco si trovi lungo il suo cammino.

Purtroppo, questa specie è attualmente in via di estinzione, a causa dell’azione indiscriminata ed incosciente dell’uomo.

Il Diavolo Nero (Melanocetus Johnsonii)

Il Diavolo Nero è sicuramente uno dei pesci più strani, ma forse anche il più spaventoso e terrificante (da cui probabilmente il nome).

A rendere il pesce così mostruoso contribuiscono probabilmente i suoi denti affilatissimi e la morfologia oculare, che gli dona un’espressione quasi malvagia. Il corpo del pesce è piuttosto tozzo e la caratteristica più peculiare è rappresentata da una sorta di antenna luminosa posizionata sulla sua fronte.

Il Diavolo Nero vive ad una profondità di circa 4500 metri, negli oceani tropicali o temperati.

Il Pesce Luna (Mola mola)

Il Pesce Luna ha un corpo piatto e privo di squame, è grigiastro e cosparso qua e là da piccole pinne. Si tratta di un pesce dalle dimensioni sorprendenti: fino a tre metri di lunghezza ed un peso che può raggiungere anche i 2000 kg!

Il Pesce Luna è privo di vescica natatoria, così come il Pesce Blob conosciuto poco più sopra, capace di stare a galla semplicemente grazie alla bassa densità del suo corpo.

È possibile trovare il Pesce Luna in quasi tutti gli oceani o mari del mondo, fra cui il Mar Mediterraneo e gli oceani Atlantico e Pacifico.

Gli alimenti preferiti dal Pesce Luna sono principalmente salpa e meduse.

Il Pesce Pietra (Synanceia horrida)

Continuiamo la lista dei pesci più strani del mondo con il Pesce Pietra, il cui nome suggerisce molto rispetto alla morfologia. Il corpo di questo pesce è infatti dotato di protuberanze tendenti al grigio e al marrone: questo gli permette di mimetizzarsi efficacemente con i fondali.

Inoltre, il Pesce Pietra è dotato di numerose spine o aculei velenosi, letali per gli animali che ci entrano in contatto.

Il Pesce Pietra abita i fondali profondi dell’Oceano Indiano e Pacifico, dove si nutre di crostacei, molluschi o altri pesci, che inghiottisce interi.

Il Pesce Trasparente (Macropinna microstoma)

Un altro pesce dalle sembianze particolarissime è il Pesce Trasparente, il cui cranio è, appunto, trasparente.

Il cranio trasparente permette al pesce di guardare in ogni direzione, anche all’interno del proprio cranio; inoltre, la trasparenza gli permette di catturare la luce necessaria a vedere le prede, poiché il pesce abita zone poco luminose.

Il Pesce Pappagallo (Familia Scaridae)

Le specie di Pesce Pappagallo sono numerose, tutte caratterizzate da denti a forma di becco e dalla capacità di cambiare colorazione del corpo o addirittura il sesso. Oltre ad appartenere alla lista dei pesci più strani del mondo, la colorazione del Pesce Pappagallo lo fa rientrare fra i più bei pesci esistenti.

Le dimensioni di questo pesce vanno dai 30 ai 120 cm e può essere trovato in quasi tutti i mari o oceani. Il Pesce Pappagallo si nutre principalmente delle alghe presenti sulle barriere coralline.

Il Pesce Rospo (Halobatrachus didactylus)

Come è facilmente intuibile dal nome, la morfologia di questo pesce ricorda quella di un rospo. Il pesce è caratterizzato da un corpo marrone dalla forma schiacciata e da una bocca enorme. Le spine di cui le sue pinne sono coperte producono un veleno estremamente tossico.

Il Pesce Rospo abita tutti gli oceani e, addirittura, alcune specie possono essere trovate anche in acqua dolce.

Il Pesce Sega comune (Pristis pristis)

La principale caratteristica di questo pesce è quella di avere un muso la cui forma ricorda quella di una sega. Il Pesce Sega comune ha dimensioni considerevoli ed è dotato di ricettori sensoriali grazie ai quali è in grado di percepire le onde sonore per localizzare così i pericoli o le prede nelle vicinanze.

È possibile trovare questo pesce nelle acque salate e dolci delle regioni australiane, americane e africane, dove vive a bassa profondità. La sua alimentazione è principalmente a base di gamberoni, granchi e salmoni.

Pin It on Pinterest