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Sono chiamati i “polmoni del Pianeta” perché rappresentano la più grande risorsa di ossigeno della Terra. Stiamo parlando degli oceani, che compongono oltre il 70% della superficie del globo e svolgono anche un ruolo importante nella moderazione del clima.

Per ricordarci quanto è fondamentale preservarli il più a lungo possibile, si celebra l’8 giugno di ogni anno in tutto il mondo la Giornata Mondiale degli Oceani. Vediamo di cosa si tratta e perché la festeggiamo.

Perché si celebra la Giornata Mondiale degli Oceani?

La Giornata Mondiale degli Oceani è stata istituita l’8 giugno del 1992 a Rio de Janeiro durante il Vertice sull’ambiente e dal 2008 è riconosciuta anche dalle Nazioni Unite. Nel 2009 c’è stata l’inaugurazione ufficiale con il tema “I nostri oceani, la nostra responsabilità”.

Lo scopo del World Oceans Day è quello di far riflettere un giorno intero sulla loro importanza e sul ruolo cruciale che svolgono. Infatti, non solo l’oceano, diviso nei tre bacini Pacifico, Atlantico e Indiano, ricopre più del 70% della superficie terrestre e ospita l’80% della biodiversità mondiale, ma produce anche la metà dell’ossigeno che respiriamo presente in atmosfera.

Assorbe quasi un terzo dell’anidride carbonica prodotta dall’uomo, contrastando gli effetti del riscaldamento terrestre e in più sono la nostra principale riserva di proteine: oltre 3 miliardi di persone dipendono da loro per la biodiversità e per il proprio sostentamento.

Insomma, l’acqua oceanica è fonte di vita; pensate che in essa vivono un’enorme varietà di specie: dalle minuscole alghe e batteri che costituiscono il fitoplancton ad animali come balene, delfini, squali, foche e pinguini, solo per citarne alcuni.

Infine, gli oceani contribuiscono all’economia di intere nazioni (blue economy), si stima appunto che da essi dipenda circa il 5% del prodotto interno lordo mondiale e dà lavoro a milioni di persone.

Anche noi di Nieddittas lavoriamo grazie al mare e conosciamo bene il suo valore, per questo lo amiamo e lo rispettiamo attraverso un monitoraggio continuo che ci permette di verificare che i microorganismi presenti nelle nostre acque rientrino sempre nei parametri di salute del mare stesso e che le nostre cozze, filtrando quel mare, si nutrano quindi in modo ideale, minimizzando l’impatto dei vivai nelle acque del Golfo di Oristano.

Gli oceani e l’inquinamento

Più di 140 paesi partecipanti si impegnano a considerare l’importanza dell’oceano e ideare dei progetti globali per proteggerlo.

L’8 giugno è anche un’occasione per mostrare i danni provocati dalle attività antropiche e creare delle strategie per la gestione sostenibile delle acque marine.

Ogni anno cresce l’attenzione verso la salvaguardia degli ambienti marini così come anche le sfide e i problemi ambientali da affrontare, per questo le autorità organizzatrici auspicano una maggiore cooperazione internazionale per tutelare la loro salute e ricchezza di biodiversità per le generazioni future.

Tutti gli anni in occasione di questo evento viene posto l’accento su un tema diverso, ad esempio lo scorso anno era “The ocean: life and livelihoods”, che significa “Oceano: vita e sostentamento”, che ha messo in luce come sia la fonte di vita dell’umanità e ogni altra specie e come sia importante raggiungere l’obiettivo di sviluppo sostenibile entro il 2030.

Purtroppo, l’ambiente marino e i suoi ecosistemi sono ancora minacciati dagli impatti derivanti dalle attività umane: pesca eccessiva, erosione di habitat costieri, inquinamento atmosferico chimico o da plastica e il riscaldamento globale.

Secondo quanto afferma l’Unione Mondiale per la Conservazione della Natura ogni anno vengono gettati in mare circa 8 tonnellate di plastica che costituiscono l’80% di tutti i detriti marini. Il World Economic Forum stima che entro il 2050 la plastica avrà superato in peso la fauna marina!

Oltre ad avere un significativo impatto sulla vita marina, prima che la plastica scompaia ci vogliono centinaia di anni non essendo biodegradabile.

Una soluzione al problema la fornisce la direttiva quadro sulla strategia per l’ambiente marino, che prevede un approccio olistico che mira a proteggere i mari e le coste favorendo l’uso sostenibile dei beni e dei servizi marini. Il Piano di monitoraggio nazionale prevede attività di campionamento trasversali per analizzare gli elementi caratteristici dell’ambiente marino e i fattori di pressione e di impatto che gravano sugli ecosistemi.

Un’altra attività del Ministero della Transizione Ecologica è il servizio antinquinamento che opera lungo le coste dell’Italia per contrastare l’inquinamento da idrocarburi in mare. Gli obiettivi di sostenibilità ambientale previsti dall’Agenda 2030 prevedono di conservare e utilizzare in modo sostenibile gli oceani, i mari e le risorse marine e le organizzazioni impegnate chiedono di proteggere almeno il 30% degli oceani entro il 2030.

Ad oggi abbiamo tutelato solo il 7% dei mari, è necessario, dunque, fare molto di più.

Cosa fare per proteggere gli oceani

Ognuno di noi ha un suo ruolo, non deve stare a guardare ma può fare qualcosa per interagire in modo sostenibile e prendersi cura dei cosiddetti polmoni blu, dei mari e delle risorse marine facendo in modo che flora e fauna marina sopravvivano e si riproducano garantendo la continuità delle specie.

La direttiva Europea in molti Paesi vieta l’uso di plastiche monouso e microplastiche, ma occorre passare alla raccolta della plastica in mare e al suo corretto smaltimento.

Ecco alcune buone pratiche che possiamo adottare:

  1. Evitare il più possibile prodotti usa e getta e scegliere materiali biodegradabili, naturali o ottenuti da riciclo dei rifiuti marini.
  2. Partecipare a iniziative di pulizia collettiva.
  3. Non abbandonare rifiuti in spiaggia.

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