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L’ostrica è un mollusco che vive in colonie numerose attaccato agli scogli. Questo suo modo di vivere è stato utilizzato come metafora da Giovanni Verga, esponente principale del Verismo italiano, che ha presentato per la prima volta l’ideale dell’ostrica nella novella Fanstasticheria, per poi riproporre tale concetto nel suo romanzo più noto: I Malavoglia. Ed è proprio nell’ideale dell’ostrica che si può trovare la chiave di lettura di questo romanzo. Ma cosa rappresenta l’ostrica?

Cos’è l’ideale dell’ostrica nelle opere di Verga?

Così come l’ostrica per sopravvivere deve rimanere aggrappata allo scoglio e, separandosene, morirebbe a causa delle insidie del gambero, o del coltello del palombaro che le stacca dallo scoglio, così gli individui appartenenti alle fasce più deboli della società possono salvarsi e non essere divorati da quel pesce vorace che è il mondo del progresso, unicamente restando aggrappati al proprio nucleo familiare e alle tradizioni patriarcali.

Ecco spiegata, in breve, una delle metafore che più efficacemente sintetizza la percezione disincantata del mondo che Verga abilmente dipinge ne I Malavoglia e nella novella anticipatrice del romanzo, Fantasticheria.

L’ideale dell’ostrica nella novella Fantasticheria

La novella Fantasticheria apre la raccolta Vita dei Campi, pubblicata nel 1880. La novella introduce l’ambientazione ed i personaggi principali del romanzo I Malavoglia, di cui può essere considerato un’anticipazione.

In Fantasticheria, Verga si rivolge, in forma epistolare, ad una sua amica appartenente all’alta società francese. La donna si è fermata brevemente nel villaggio di pescatori di Aci Trezza, affascinata da quel mondo rurale e povero. Tuttavia, dopo soli due giorni, la noia l’ha portata ad andarsene e a domandarsi come si possa vivere tutta la vita in un posto del genere. In forma di lettera, l’autore spiega allora alla donna le caratteristiche di questo microcosmo di gente povera, per la quale l’unica possibilità di sopravvivenza consiste nel rimanere attaccati alla propria terra, alla propria famiglia ed alle proprie tradizioni.

Ecco allora che Verga presenta per la prima volta l’ideale dell’ostrica. Nella parte finale della novella, l’autore si mostra consapevole che il mondo di soprusi e violenza in cui i personaggi da lui accennati (coloro che diventeranno poi i protagonisti de I Malavoglia) vivono, non cambierà. La loro unica difesa contro i duri, crudeli ed immutabili meccanismi sociali è allora l’ideale dell’ostrica.

– Insomma l’ideale dell’ostrica! – direte voi. – Proprio l’ideale dell’ostrica! e noi non abbiamo altro motivo di trovarlo ridicolo, che quello di non esser nati ostriche anche noi -.

Per altro il tenace attaccamento di quella povera gente allo scoglio sul quale la fortuna li ha lasciati cadere, […] questa rassegnazione coraggiosa ad una vita di stenti, questa religione di famiglia, […] mi sembrano – forse per quarto d’ora – cose serissime e rispettabilissime anch’esse.

Poco di seguito l’autore prosegue:

Allorquando uno di quei piccoli, o più debole, o più incauto, o più egoista degli altri, volle staccarsi dai suoi per vaghezza dell’ignoto, o per brama di meglio, o per curiosità di conoscere il mondo; il mondo, da pesce vorace ch’egli è, se lo ingoiò, e i suoi più prossimi con lui.

L’ideale dell’ostrica nel romanzo I Malavoglia

Il concetto di ideale dell’ostrica è indispensabile per comprendere pienamente questo romanzo ed interpretare sotto la giusta ottica le disavventure della famiglia Toscano (soprannominata, appunto, Malavoglia).

Il romanzo, primo del progetto incompiuto del Ciclo dei Vinti, è ambientato nel piccolo borgo siciliano di Aci Trezza, nel periodo immediatamente successivo l’Unità d’Italia. Protagonista del romanzo è la famiglia Toscano e le disavventure dei suoi membri travolti dalla fiumana del progresso.

La famiglia dei Malavoglia è composta dal vecchio capofamiglia Padron ‘Ntoni, da suo figlio Bastianazzo e sua moglie Maruzza (soprannominata la Longa) ed i cinque figli della coppia: ‘Ntoni, Luca, Mena, Alessi e Lia. I membri della famiglia vivono nella Casa del Nespolo e per la loro attività lavorativa posseggono una piccola imbarcazione detta la Provvidenza.

Durante il corso della narrazione vi sono alcuni avvenimenti, chiaramente interpretabili sotto la luce dell’ideale dell’ostrica, che provocano la disgregazione del nucleo familiare ed il fallimento dei suoi membri, ad eccezione di Alessi, rimasto aggrappato allo scoglio dei valori familiari.

Le disavventure della famiglia cominciano con la partenza del giovane ‘Ntoni e la contemporanea necessità di una dote per il matrimonio di Mena, nonostante la cattiva annata. A tal fine, Padron ‘Ntoni decide di comprare a credito, dall’usuraio zio Crocefisso, un carico di lupini per poi rivenderli. Tuttavia, durante il tragitto la barca che trasporta il carico naufragherà, causando la morte del figlio Bastianazzo e la perdita della merce, la quale dovrà essere ripagata. La casa sarà allora pignorata e cominciano le numerose disgrazie della famiglia: la morte di Luca e Maruzza (il primo in battaglia, la seconda per colera) ed il secondo naufragio della Provvidenza.

La partenza del giovane ‘Ntoni per il servizio militare, imposto dal nuovo governo unitario, lo porta a scoprire un mondo diverso rispetto al piccolo microcosmo arcaico del villaggio. Ecco allora che al suo rientro il giovane inizia a frequentare l’osteria e ad accettare lavori di contrabbando, per poi essere arrestato dopo aver ferito don Michele che lo aveva scoperto.

Proseguendo con le disavventure della famiglia, la scelta di Lia di prostituirsi in città creerà un enorme disonore per la famiglia, tanto da mandare in rovina il matrimonio di Mena. Nel frattempo, il vecchio capofamiglia Padron ‘Ntoni morirà in ospedale, lontano dalla famiglia.

Insomma, la causa di tutte le disavventure può essere vista nella fiumana del progresso che invade anche il piccolo villaggio di Aci Trezza, portando al fatale allontanamento dalle tradizioni di famiglia e dal nucleo familiare. L’unico che si salverà sarà Alessi, che, come l’ostrica, rimane aggrappato allo scoglio delle tradizioni e valori patriarcali.

Dopo aver spiegato la concezione del pensiero Verghiano nelle sue produzioni letterarie, non vi è venuta voglia di una ricetta a base di ostriche Nieddittas? Leggete qui come fare Ostriche e mele marinate.

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