20 Ago 2025 | In evidenza, Magazine
I molluschi sono animali marini (e non solo) come vongole, cozze, cannolicchi e polpi, caratterizzati da un corpo molle e spesso protetto da un guscio, molto apprezzati in cucina.
Per pescarli servono strumenti specifici: ogni attrezzo ha la sua funzione, la sua storia e il suo legame con l’ambiente marino.
Vediamo insieme quali sono gli arnesi per la pesca di molluschi più conosciuti e utilizzati.
Il rastrello da mare
Forse il più iconico attrezzo per la pesca di molluschi. È formato da denti corti e resistenti, perfetto per smuovere sabbia e liberare vongole, telline o cannolicchi. È uno strumento semplice, che può essere usato anche da principianti, purché si rispettino le normative locali.
La nassa
La nassa è un attrezzo antico, intrecciato in giunco o metallo, che si utilizza per catturare cefalopodi come calamari, seppie, polpi e a volte anche molluschi come le lumache di mare. Funziona come una trappola: il mollusco entra attirato dall’esca e non riesce più a uscire. Un metodo di pesca a forma tradizionale, ancora diffuso nelle zone costiere.
Il retino
Semplice e leggero, il retino è perfetto per chi vuole pescare molluschi in acque basse o lungo la battigia. Serve soprattutto per raccogliere cozze o piccole conchiglie che si trovano a riva. Non richiede grande esperienza e spesso è il primo attrezzo per pescare che si impara a usare.
La polpara
La polpara è una rete a sacco usata per pescare polpi. Questo attrezzo per la pesca di molluschi si cala sul fondale con un’esca (spesso un pezzo di pesce o un granchio), e il polpo, incuriosito, entra nella rete. Quando si tira su, resta bloccato.
La totanara
È una sorta di trappola a incastro, spesso in acciaio inox, ideale per catturare i totani appunto. La tecnica è molto semplice e si tratta di una “pesca verticale”.
Curiosità: molluschi, cruciverba e immaginazione marina
Spesso è possibile trovare nei cruciverba la definizione “arnesi per la pesca di molluschi”. La soluzione? Puoi pensare subito a “rastrello”, “nassa”, “totanara” o “polpara”. Sono parole radicate nel linguaggio del mare e nella memoria collettiva, tra parole crociate e racconti di chi vive affacciato sulle onde.
Pescare molluschi significa conoscenza, rispetto per l’ecosistema e storia. Qualunque attrezzo si usi bisogna sempre osservare le normative locali, proteggere il fondale e lasciare il mare come lo si è trovato.
Con una filiera trasparente e controllata, Nieddittas valorizza la qualità del pescato, garantendo che ogni mollusco arrivi sulla tua tavola nel rispetto del mare e delle sue risorse.
8 Ago 2025 | In evidenza, Magazine
Nel vasto e affascinante panorama delle professioni legate al mare si colloca la figura del Divemaster. Si tratta di un professionista subacqueo altamente qualificato, spesso il primo vero passo verso una carriera internazionale nel settore della subacquea.
Diventare Divemaster significa abbracciare un mestiere che unisce competenze tecniche, amore per il mare e contatto diretto con le persone. Spieghiamo di cosa si occupa nello specifico, come e perché intraprendere questa professione.
Chi è e cosa fa un Divemaster
Il Divemaster rappresenta il primo livello della scala professionale PADI (Professional Association of Diving Instructors). Si tratta quindi di una figura certificata nel mondo della subacquea ricreativa, che assiste gli istruttori durante i corsi e svolge un ruolo chiave nell’organizzazione, nella sicurezza e nell’accompagnamento delle immersioni. È spesso il primo riferimento per i subacquei durante le attività in acqua e rappresenta un ponte tra l’istruttore e i partecipanti.
Le attività principali di un Divemaster sono:
- Assistere gli istruttori durante i corsi, aiutando gli allievi nei momenti pratici e fornendo supporto in acqua e fuori.
- Guidare in immersione i subacquei con certificazione PADI Scuba Diver e Open Water Diver, garantendo la sicurezza del gruppo e pianificando gli itinerari.
- Se il lavoro si svolge in un centro sub, gestire attrezzatura e logistica, controllando che tutto il materiale sia funzionante e aiutando i partecipanti nella preparazione.
- Monitorare i subacquei durante le immersioni, osservando eventuali segnali di difficoltà o stress e intervenendo tempestivamente.
- Promuovere la protezione dell’ambiente marino, sensibilizzando i subacquei al rispetto della fauna e della flora sottomarina.
- Insegnare i corsi Discover Snorkeling e PADI Advanced Snorkeler.
- Con ulteriore formazione, supervisionare esercizi in piscina o in acque confinate, in alcune fasi dei corsi base o di aggiornamento.
I divemaster possono anche qualificarsi per insegnare:
- I corsi PADI Freediver.
- I corsi PADI Mermaid.
- I corsi di primo soccorso.
Come diventare Divemaster?
Per diventare Divemaster è necessario seguire un percorso di formazione riconosciuto da un’organizzazione internazionale, come PADI, SSI. Generalmente, il candidato deve essere in possesso di una certificazione Rescue Diver (subacqueo soccorritore), avere almeno 18 anni, avere completato almeno 40 immersioni registrate al momento dell’iscrizione al corso e 60 per ottenere il brevetto, oltre a possedere un certificato medico di idoneità all’attività subacquea.
Il corso Divemaster è intenso e completo: comprende teoria, prove pratiche in acqua, esercizi di salvataggio, simulazioni di assistenza durante i corsi.
Dopo aver ottenuto la certificazione come PADI Divemaster, potrai iscriverti al PADI Instructor Development Course (IDC) e diventare un PADI Instructor o Assistant Instructor.
Diventare Divemaster: una scelta professionale tra passione e mare
Se ami il mare, viaggiare ed esplorare i fondali, diventare Divemaster può essere il lavoro che fa al caso tuo. È un mestiere che ti permette di accedere a opportunità in tutto il mondo, lavorando a stretto contatto con la natura, e di contribuire attivamente alla tutela degli ecosistemi marini. Rappresenta un’opportunità concreta per trasformare una passione in un lavoro. Con tale certificazione è possibile lavorare in diving center, resort, crociere subacquee ed essere coinvolti in progetti ambientali. Oltre alle capacità tecniche, è necessario possedere ottime doti comunicative e relazionali.
1 Ago 2025 | In evidenza, Magazine
Il mare affascina da sempre l’uomo. La sua vastità, i suoi colori, il rumore delle onde: una bellezza che racchiude mistero e libertà. Questa enorme distesa d’acqua fondamentale per la vita sulla terra nasconde però anche delle insidie letali. Correnti imprevedibili, tempeste improvvise, acque gelide e onde anomale: il mare può trasformarsi, in un attimo, da paradiso a trappola mortale.
Esistono, infatti, angoli del pianeta che sono noti per la loro pericolosità estrema. Andiamo alla scoperta del mare più pericoloso al mondo e dei tratti di oceano che incutono timore anche ai navigatori più esperti.
Il canale di Drake: il mare più pericoloso al mondo
Il mare più pericoloso al mondo è lo Stretto di Drake (Drake Passage), situato tra la punta meridionale del Sud America e l’Antartide. Collega gli oceani Atlantico e Pacifico tra Capo Horn e le Isole Shetland Meridionali nel continente antartico.
Il nome deriva dall’esploratore britannico Sir Francis Drake che lo attraversò nel XVI secolo dopo aver passato lo Stretto di Magellano. In realtà, è stato un altro navigatore spagnolo, Francisco de Hoces, ad aver completato 50 anni prima il canale, noto anche con il nome di “Mar de Hoces”.
Questo tratto ha la fama di essere il mare più pericoloso del mondo perché rappresenta la zona di congiunzione tra tre vasti bacini oceanici: Atlantico, Pacifico e Antartico. Le masse d’acqua si incontrano e scontrano, generando correnti oceaniche tra le più forti del mondo, tempeste frequenti e onde anomale, anche di 20 metri, causando incidenti mortali!
Chiunque navighi nel Passaggio di Drake sa che la natura qui non fa sconti: le navi moderne riescono ad attraversarlo grazie a degli stabilizzatori avanzati, seppur con difficoltà. Questa regione, che separa le condizioni subpolari fredde della Terra del Fuoco dall’Antartide, è privo di ostacoli naturali consentendo ai venti di svilupparsi senza limiti, dando origine così ad un mare turbolento e imprevedibile.
Gli altri mari più pericolosi del mondo
Lo Stretto di Drake non è però l’unico tratto di mare noto per la sua pericolosità. Ecco una lista dei 6 mari più pericolosi del mondo, ciascuno con le sue particolari caratteristiche:
- Triangolo delle Bermuda (Oceano Atlantico). Famoso per le misteriose sparizioni di navi e aerei, questo tratto a forma di triangolo compreso tra Bermuda, Florida e Porto Rico è diventato leggenda. Le teorie spaziano da anomalie magnetiche a fenomeni meteorologici estremi. Sebbene molte sparizioni siano state spiegate, il Triangolo delle Bermuda resta uno dei tratti di mare più temuti.
- Mare del Nord. Le sue acque fredde e le forti correnti, unite a un clima spesso tempestoso, ne fanno un pericolo per pescatori e marinai. È la sede di molte piattaforme petrolifere e parchi eolici offshore. Rispetto al passato, la navigazione è oggi resa più sicura dalle previsioni meteorologiche, ma resta ancora insidiosa in alcuni tratti. Nel mare del Nord è stata registrata nel 1995 una delle prime onde anomale, “l’onda della Draupner”.
- Capo di Buona Speranza. Situato vicino alla punta meridionale dell’Africa, questo promontorio roccioso è attraversato da correnti particolari perché è il punto in cui si collegano l’Oceano Atlantico e Indiano.
- Stretto di Malacca. Importante passaggio commerciale tra l’Oceano Indiano e il Pacifico, è noto per gli stretti passaggi, le forti correnti e, in passato, per episodi di pirateria.
- Stretto di Magellano. Separa l’America Latina dalla Terra del Fuoco, ed è stato per secoli l’unica alternativa al Passaggio di Drake. Sebbene più protetto, presenta numerose insidie: strettoie, nebbie improvvise e scogli nascosti.
- Mar Cinese Meridionale. Porzione dell’Oceano Pacifico caratterizzata da tempeste tropicali, tifoni, fondali irregolari e scogliere sommerse che rappresentano un pericolo per la navigazione.
Cosa sono le onde anomale?
Tra i pericoli più subdoli degli oceani troviamo le onde anomale, ovvero onde improvvise, isolate, di grandi dimensioni, alte anche più di 20 metri, che appaiono per via di correnti e condizioni meteorologiche avverse in mezzo al mare calmo. Un tempo considerate leggende dei marinai, oggi sono state confermate da misurazioni satellitari e boe oceaniche. Le onde anomale si formano quando le onde regolari si sommano in modo casuale, generando colossi d’acqua che possono affondare navi di grandi dimensioni.
Diverso è invece lo tsunami, che causa effetti devastanti per le zone costiere, originato da un movimento improvviso del fondale marino, ad esempio a causa di un terremoto, che sposta enormi volumi d’acqua.
Come evitare i pericoli del mare
Navigare in mare aperto richiede prudenza, conoscenze tecniche e rispetto per la natura. Ecco alcuni consigli da tenere a mente:
- Controllare le previsioni meteo. È essenziale, soprattutto in aree a rischio di tempeste.
- Correnti e maree possono spostare la rotta e aumentare i consumi di carburante o i tempi di percorrenza.
- Informarsi sulle temperature dell’acqua. in alcune zone, cadere in mare significa morire di ipotermia in pochi minuti.
- Possedere una cartografia aggiornata. Se si naviga in strettoie come lo Stretto di Magellano, ogni scoglio non segnalato può essere fatale.
- Dotarsi di tecnologie di bordo: radar, GPS e comunicazioni radio sono oggi essenziali per la sicurezza.
- Rispettare il codice di navigazione.
Video di navi battute da mari in tempesta ed eventi tragici ci insegnano che in mare non tutto può essere previsto o controllato. Conoscere i mari più pericolosi al mondo non serve solo a evitare tragedie, ma a comprendere che la natura, anche nella sua bellezza estrema, merita rispetto. Il mare non è solo una risorsa naturale, ma è una forza vitale per l’intero pianeta. Proteggerlo significa garantire un futuro sostenibile per tutti, sulla terraferma e oltre.
25 Lug 2025 | In evidenza, Magazine
La pesca non è solo un mestiere o uno sport: è una filosofia di vita, un ritorno alla natura, un modo per riscoprire il silenzio e la pazienza. Che sia praticata in mare aperto, in un lago o lungo un fiume di montagna, la pesca ha sempre affascinato l’uomo. Intorno a essa si sono costruiti miti, racconti, leggende, ma anche momenti di riflessione profonda. Pescare è attendere con calma, rispettare i ritmi della natura, imparare la perseveranza.
Nel corso dei secoli, scrittori, poeti, filosofi e pescatori hanno scritto aforismi e pensieri che raccontano cosa significa davvero gettare l’amo, aspettare e delle volte tornare a casa a mani vuote, ma con l’anima più piena.
Ecco una raccolta di 11 frasi sul pescare che racchiudono tutta la poesia, la saggezza e l’umorismo di chi ha saputo cogliere il senso profondo di questa antica arte.
11 frasi sul pescare di autori celebri
Alcune di queste frasi sul pescare elevano la pesca a strumento filosofico in grado di esplorare temi esistenziali e psicologici, altre la percepiscono più come un atteggiamento interiore che come una tecnica.
- “I pescatori sanno che il mare è pericoloso e le tempeste terribili, ma non hanno mai considerato questi pericoli ragioni sufficienti per rimanere a terra”. (Vincent van Gogh)
- “Avere una canna da pesca in mano è solo una scusa per esplorare la profondità del mare e rivelare i misteri che prima esistevano solo nei sogni”. (Fennel Hudson)
- “Pescare non è una fuga dalla vita, ma spesso è una più profonda immersione in essa…” (Harry Middleton)
- “Un uomo può pescare con il verme che ha mangiato un re e mangiare il pesce che ha mangiato quel verme”. (William Shakespeare)
- “Il pesce stimola il cervello, ma la pesca stimola l’immaginazione.” (Barone Thomas Robert Dewar)
- “Chi va a pescare ottiene qualcosa di più del pesce che pesca”. (Mary Astor)
- “Man mano che aumentava la mia dimestichezza con il comparto zootecnico, ho capito che le radicali trasformazioni che hanno interessato la pesca negli ultimi cinquant’anni sono indicative di qualcosa di molto più grande. Abbiamo intrapreso una guerra, o meglio abbiamo permesso che si intraprendesse una guerra contro tutti gli animali che mangiamo”. (Jonathan Safran Foer, Se niente importa, 2009)
- “La maggior parte dei mercati è infestata da troppi pescatori che vanno alla ricerca di un numero troppo esiguo di pesci”. (Philip Kotle)
- “Gli dèi non detraggono dal lasso di tempo assegnato all’uomo le ore trascorse a pescare”. (Herbert Hoover – politico statunitense)
- “Molti anni fa, mentre stavo pescando un povero pesce, mi sono reso conto che lo stavo uccidendo solo per il mio piacere. Qualcosa è scattato dentro di me. Mi sono reso conto, mentre lo vedevo dibattersi per respirare, che per lui la sua vita era importante come lo è per me la mia”. (Paul McCartney)
- “Quello della pesca è un lavoro duro. Per pescare di notte, con la pioggia, dalla mattina alla sera, devi essere saggio e intelligente, oltre che svelto”. (Mariano Rivera)
L’arte della pesca e il rispetto ambientale
La pesca, come testimoniano le frasi sul pescare che abbiamo selezionato, è molto più di un’attività ricreativa o di sussistenza: è un’arte antica, fatta di pazienza, silenzio e rispetto. Ogni pescatore autentico sa che gettare l’amo è un gesto che va ben oltre la cattura: è un dialogo con la natura, un esercizio di equilibrio tra attesa e azione, tra umiltà e desiderio.
Tuttavia, proprio perché legata a ecosistemi delicati, la pesca richiede consapevolezza. La pesca eccessiva e incontrollata ha conseguenze gravi:
- impoverisce i mari e i fiumi;
- minaccia la biodiversità;
- rompe l’equilibrio degli ecosistemi acquatici.
Per questo è fondamentale rispettare le normative sulla pesca, che stabiliscono limiti, periodi di fermo biologico e aree protette. Queste regole non sono ostacoli alla libertà del pescatore, ma strumenti per garantire, oltre il benessere dell’ambiente marino, che le generazioni future possano vivere la magia della pesca.
Infine, non va dimenticato il benessere degli organismi acquatici: trattare i pesci con cura, rilasciare le specie protette, evitare l’inquinamento delle acque, sono gesti che fanno la differenza. Solo così la pesca potrà restare ciò che è sempre stata: un’arte nobile, un rito antico, un incontro rispettoso tra l’uomo e l’acqua.
Noi siamo nati ad Arborea, in Sardegna, nel 1967 dall’associazione di 9 pescatori. Da allora siamo cresciuti continuamente fino a diventare la più importante realtà sarda nella mitilicoltura e nella pesca. I nostri allevamenti Nieddittas si trovano nelle acque del Golfo di Oristano, in un mare di straordinaria bellezza che tuteliamo e rispettiamo in ogni modo.
18 Lug 2025 | Magazine
Le vongole sono tra i frutti di mare più apprezzati sulle tavole italiane, protagoniste di piatti iconici come gli spaghetti alle vongole.
Ma come arrivano questi molluschi dal fondale del mare al piatto?
In Italia, la raccolta delle vongole è regolamentata, svolta con tecniche precise e, in molte zone costiere, rappresenta una vera e propria tradizione.
La pesca delle vongole può sembrare un’attività semplice, ma in realtà richiede conoscenze specifiche, attrezzature adeguate e grande attenzione alla tutela dell’ecosistema marino. Inoltre, solo alcune vongole si possono pescare, in determinati periodi dell’anno e rispettando dimensioni minime e regolamenti locali.
Scopriamo insieme come si pescano le vongole e quali sono le regole da rispettare per una raccolta responsabile e sostenibile.
Chi può farlo
Non tutti possono pescare le vongole: per praticare questa attività in modo legale è necessario essere iscritti all’albo dei pescatori professionisti o partecipare a cooperative autorizzate. Tuttavia, in alcune zone e con precisi limiti, anche i privati possono pescare vongole per autoconsumo, seguendo le regole locali.
Le vongole che si possono pescare
Tra le specie di vongole più diffuse in Italia, e che si possono pescare, troviamo:
- Vongola verace (Ruditapes decussatus e Ruditapes philippinarum): la più pregiata, di dimensioni consistenti e con un gusto intenso;
- Vongola comune (Chamelea gallina): chiamata anche lupino, più piccola e delicata ma molto usata nella cucina italiana.
Le vongole possono essere raccolte solo se hanno una dimensione minima stabilita dalla legge:
- Per la vongola verace: almeno 25 mm;
- Per la vongola comune: almeno 22 mm.
Questo per garantire la sostenibilità della specie e permettere ai molluschi di completare il proprio ciclo riproduttivo.
La pesca è soggetta anche a periodi di fermo biologico, durante i quali la raccolta è sospesa per consentire il ripopolamento dei fondali.
Le principali tecniche di pesca delle vongole
- Raccolta professionale con idrorasca
La tecnica più utilizzata per la pesca su scala industriale è quella dell’idrorasca. Si tratta di un attrezzo metallico collegato a una barca, dotato di una pompa che emette un getto d’acqua ad alta pressione per smuovere il fondale e convogliare le vongole in un cestello.
L’idrorasca viene trainata a velocità molto bassa e consente di raccogliere grandi quantità di molluschi in tempi relativamente brevi. Tuttavia, è una tecnica che richiede particolare attenzione per evitare danni ai sedimenti e agli organismi marini.
- Pesca manuale (a piedi o in immersione)
In alcune zone, è ancora possibile pescare le vongole a mano, camminando sul bagnasciuga o immergendosi in acque poco profonde. Si utilizza un rastrello a denti larghi oppure un attrezzo chiamato “grattone”, con cui si smuove la sabbia e si raccolgono i molluschi.
Questa forma di raccolta è tipica delle attività hobbistiche o tradizionali e può essere praticata solo in zone autorizzate, con un limite massimo giornaliero per persona (di solito 3 kg) e nel rispetto delle normative comunali e regionali.
- Raccolta in valli e allevamenti
Sempre più diffusa è la coltivazione delle vongole in ambienti controllati, come le valli da pesca. In questi spazi, i molluschi vengono seminati e lasciati crescere naturalmente fino alla taglia commerciale, per poi essere raccolti con sistemi meccanici o manuali.
Questo metodo permette di ridurre l’impatto sull’ambiente e garantire una maggiore tracciabilità del prodotto, oltre a mantenere alta la qualità dei molluschi destinati al consumo.
Oggi la pesca delle vongole è al centro di importanti riflessioni legate alla sostenibilità del mare.
Le buone pratiche, la tutela delle aree di raccolta, il rispetto dei tempi biologici e delle taglie minime sono tutti elementi fondamentali per garantire un futuro a questa attività millenaria.
Conoscere come si pescano le vongole non significa solo capire una tecnica, ma anche riscoprire un legame profondo con il territorio, con il ritmo delle maree e con un sapere antico che ancora oggi arriva, fresco e saporito, sulle nostre tavole.
Dal mare alla tavola
Una volta raccolte, le vongole vengono sottoposte a un accurato processo di spurgatura, fondamentale per eliminare sabbia e impurità.
Le vongole Nieddittas, ad esempio, seguono un ciclo di lavorazione controllato in Sardegna che ne garantisce freschezza, integrità e una quasi totale assenza di fango e gusci rotti. E con Nieddittas a domicilio le potete ricevere direttamente a casa con consegna dedicata!
Per una preparazione perfetta a casa, è comunque consigliabile sciacquarle sotto l’acqua corrente, strofinandole tra loro per rimuovere eventuali residui. Un utile trucco è prenderle a manciate e farle cadere in un contenitore da circa 15-20 cm di altezza: in questo modo, eventuali vongole vuote o con sabbia si apriranno facilmente prima di finire in padella.
Solo dopo questi passaggi le vongole sono pronte per essere gustate nei piatti di mare più amati, primi tra tutti gli spaghetti alle vongole, simbolo della cucina mediterranea, ma anche in risotti, zuppe, sautè e fritture miste.
9 Lug 2025 | Magazine
I pesci rappresentano un mondo affascinante di forme, colori e strategie di sopravvivenza. Uno dei loro tratti distintivi sono le squame, chiamate anche scaglie, che possono essere presenti nei pesci ossei ma non nei pesci cartilaginei come squali, razze e torpedini.
In questo articolo scopriremo a cosa servono le squame dei pesci e le varie tipologie.
Cosa sono e a cosa servono le squame dei pesci
Le squame sono sottili lamelle rigide che ricoprono la pelle della maggior parte dei pesci ossei, ma anche di rettili e alcuni insetti. Composte prevalentemente da materiale osseo simile alla dentina, le squame svolgono un ruolo essenziale per la sopravvivenza di queste creature.
Ecco a cosa servono le squame dei pesci:
- Funzione protettiva. Formano una barriera contro ferite, predatori, parassiti e infezioni.
- Facilitano il movimento. Le squame riducono l’attrito con l’acqua, migliorando l’efficienza nei movimenti e nel nuoto.
- Aiutano il pesce ad orientarsi e offrono una maggiore flessibilità.
- Regolazione della perdita d’acqua. Limitano l’evaporazione nei pesci d’acqua dolce e la disidratazione in quelli marini.
- Comunicazione. In molte specie, le squame riflettono la luce e contribuiscono alla colorazione, utile per confondere i predatori o attrarre un partner.
Inoltre, le squame sono spesso utilizzate dai biologi per determinare l’età di un pesce, grazie agli anelli di crescita simili a quelli degli alberi, mentre in cucina servono a proteggere il pesce durante la cottura.
I diversi tipi di squame dei pesci
Non tutte le scaglie dei pesci sono uguali. Esistono varie tipologie, ognuna adattata all’habitat e alla specie del pesce:
- Squame cicloidi, le più diffuse tra i pesci ossei assieme a quelle ctenoidi. Sono lisce, sottili e circolari. Offrono flessibilità e leggerezza.
- Squame ctenoidi, tipiche di pesci come orate e spigole, hanno margini esterni seghettati e offrono maggiore protezione e buona idrodinamicità.
- Scaglie ganoidi, dalla forma appiattita, più spesse e resistenti, sono caratteristiche di pesci olostei e condrostei come gli storioni e i lucci. Sono composte da una sostanza lucente chiamata ganoidina.
- Scaglie placoidi: non si trovano nei pesci ossei, ma nei condroitti come squali e razze. Sono piccole strutture simili ai denti, a minuscole spine, rivestite da uno strato di smalto.
Ogni tipo di squama rappresenta un adattamento evolutivo, frutto di milioni di anni di selezione naturale.
Come rimuovere le squame dei pesci in cucina
In cucina è importante saper trattare le squame per rispettare la consistenza e il sapore della carne. Ogni specie richiede strumenti e accortezze specifiche. Ecco due esempi:
Differenza tra squame e spine
Le spine sono strutture ossee appuntite che fanno parte dello scheletro del pesce (lische) o delle sue pinne.
Ora che sapete a cosa servono le squame dei pesci, potete comprendere quanto siano importanti per la salute e la vita marina.
Noi di Nieddittas offriamo le migliori specie ittiche del Mediterraneo, come cozze, vongole, orata, cefalo, triglia e spigola… garantendo il rispetto del mare e delle sue meravigliose creature. E con il nostro servizio a domicilio potete scegliere il miglior pescato fresco ordinando via WhatsApp e riceverlo direttamente a casa con consegna dedicata!