Come fare il sughetto cozze e vongole

Come fare il sughetto cozze e vongole

L’abbinamento cozze e vongole è un classico della cucina di mare italiana con cui realizzare un delizioso sugo per condire un primo piatto di spaghetti, ad esempio, risotto o gnocchi, oppure da servire come antipasto accompagnato da delle fette di pane abbrustolito.

Il sughetto di cozze e vongole è semplice da preparare ma raffinato, perfetto per le occasioni importanti e anche per il menu della domenica.

Per questa ricetta i frutti di mare devono essere freschi, come le cozze e le vongole Nieddittas, inconfondibili per gusto e qualità, prodotti controllati secondo le nostre procedure di sicurezza.

Se volete preparare un bel piatto di spaghetti con il sugo di cozze e vongole che racchiude tutto il sapore del nostro mare, ecco cosa vi occorre e i passaggi della ricetta.

Ingredienti

Per 2 porzioni:

  • Cozze Nieddittas 200 g
  • Vongole Nieddittas 200 g
  • Concentrato di pomodoro 1 cucchiaio
  • Spicchio d’aglio
  • Peperoncino
  • Olio extravergine d’oliva q.b.
  • Prezzemolo 1 mazzetto (facoltativo)
  • Sale q.b.
  • Pepe q.b.

Come preparare il sughetto cozze e vongole

Innanzitutto, togliete il bisso dalle cozze, il filamento tra le due valve, e rimuovete eventuali impurità dai gusci dei molluschi. Evitate di immergerli in acqua non controllata.

In una padella sufficientemente capiente aggiungete le cozze, coprite con il coperchio e aspettate qualche minuto fino a quando si saranno aperte. Filtrate il liquido di cottura con un colino a maglie strette, vi servirà in seguito.

Allo stesso modo fate aprire anche le vongole, eliminate quelle che eventualmente non si sono aperte e filtrate il loro liquido. Tenete da parte.

In un tegame dai bordi alti, fate scaldare l’olio extravergine d’oliva e soffriggete mezzo spicchio d’aglio senza anima e un pezzetto di peperoncino. Ora aggiungete la salsa di pomodoro (in alternativa dei pomodorini tagliati a dadini) e il liquido di cottura dei molluschi. Mescolate e proseguite la cottura a fuoco lento. Se necessario, aggiustate di sale e lasciate insaporire.

A questo punto sgusciate le cozze e le vongole, tenete da parte qualche guscio per la decorazione del piatto, e versatele nella padella con il sugo. Rimuovete l’aglio e il peperoncino, insaporite, se gradite, con un pizzico di pepe e sale.

Nel frattempo, potete cuocere la pasta (ad esempio gli spaghetti) seguendo i tempi indicati nella confezione e una volta scolata al dente completate la cottura nella padella amalgamandola con il sughetto di cozze e vongole.

Decorate il piatto con i gusci messi da parte e con una manciata di prezzemolo fresco tritato. Servite subito in tavola!

Perché si dice che le ostriche siano afrodisiache?

Perché si dice che le ostriche siano afrodisiache?

Che le ostriche siano afrodisiache non è mai stato confermato da alcuna ricerca scientifica. Al riguardo, uno studio pubblicato su Sexual Medicine Review ha esplicitamente dichiarato come non vi siano dati sufficienti per confermare l’ipotesi che le ostriche aumentino la virilità o il desiderio sessuale.

Come mai, allora, è da secoli e secoli che in Europa si attribuisce alle ostriche un effetto afrodisiaco?

Scopriamolo insieme esaminando quali sono i quattro fattori principali che hanno contribuito alla creazione di questa credenza popolare: la morfologia del frutto, il contenuto di zinco, le antiche dicerie legate a Casanova e, infine, l’influenza del simbolismo culturale.

1. Ostriche afrodisiache: la morfologia

Nel suo libro Sesso. Una storia imprevedibile. Dall’antichità ai giorni nostri, Kate Lister dà una spiegazione piuttosto convincente del perché si dice che le ostriche siano afrodisiache.

Kate Lister si occupa di storia della sessualità, oltre ad essere docente di scrittura creativa presso la Leeds Trinity University nello West Yorkshire, in Inghilterra. Nel suo libro sopraccitato, la Lister racconta come siano le pieghe delicate e carnose dell’ostrica ad aver portato, nel nostro continente, all’associazione di ostriche e sesso. Le pieghe carnose dell’ostrica ricorderebbero infatti quelle dei genitali femminili e quest’associazione ha regalato poi un’intera aura afrodisiaca attorno al frutto di mare.

Inutile poi ricordare altri tratti della morfologia delle ostriche, come le perle o le bellissime tonalità madreperlacee delle due valve, facilmente associabili al lusso e al piacere.

2. Ostriche afrodisiache: il contenuto di zinco

Una seconda ragione che, ragionevolmente, potrebbe aver contribuito a questa credenza è da ricercarsi nei loro valori e proprietà nutrizionali e, in particolare, nell’elevato contenuto di zinco (pari, nel caso delle ostriche cotte, a 181 mg ogni 100 g di parte edibile, cifra superiore a qualsiasi altro alimento). Ma perché il contenuto di zinco dovrebbe essere interessante per il nostro discorso?

Lo zinco è un minerale essenziale coinvolto nella produzione di testosterone, il cosiddetto ormone sessuale maschile. Il testosterone è infatti uno steroide che svolge un ruolo fondamentale nell’aumento del desiderio sessuale, sia per gli uomini che per le donne.

Esistono addirittura alcuni studi che sostengono che lo zinco migliori la qualità del liquido seminale, così come bassi livelli di zinco nella propria dieta potrebbero portare ad un abbassamento dei livelli di testosterone.

Ancora, nelle ostriche sono presenti piccole quantità di triptofano, amminoacido coinvolto nella sintesi della serotonina, il famoso neurotrasmoettitore noto soprattutto per il suo contributo alla regolazione del piacere e delle emozioni positive. Tuttavia, rispetto a quest’ultimo punto è essenziale chiarire che l’assunzione di triptofano attraverso il cibo non garantisce un aumento diretto dei livelli di serotonina nel cervello. La produzione di serotonina dipende da una serie di fattori complessi, tra cui l’equilibrio di altri amminoacidi, la disponibilità di vitamine e minerali e il corretto funzionamento del sistema nervoso. Quindi, anche se le ostriche contengono triptofano, non è possibile affermare che mangiarle aumenterà direttamente i livelli di serotonina nel cervello o avrà un effetto diretto sull’aumento del desiderio sessuale.

Lo stesso vale per il contenuto di zinco o di nutrienti essenziali come la vitamina D e B12, il rame e il magnesio: per poter riscontrare degli effetti afrodisiaci tangibili dovuti al contenuto nelle ostriche di tali sostanze sarebbe necessario mangiarne in quantità eccessive e ben superiori alle dosi consigliate.

3. Ostriche afrodisiache: l’aneddoto di Casanova

Alcuni ricercatori ritengono invece che il mito delle ostriche afrodisiache sia nato a partire dall’aneddoto popolare secondo cui Giacomo Casanova, l’avventuriero della Repubblica di Venezia noto soprattutto per la sua movimentata vita amorosa (avete mai sentito dire l’espressione “essere un Casanova?”), mangiasse 50 ostriche ogni mattina per aumentare la propria virilità e resistenza sessuale, e che ne mangiasse altrettante durante i propri incontri amorosi.

La credenza che Casanova consumasse 50 ostriche al giorno deriva principalmente dalla sua opera più celebre, intitolata Histoire de ma vie,Storia della mia vita“. Qui Casanova racconta di aver consumato ostriche frequentemente, spesso accompagnate da champagne. Questo ha probabilmete contribuito a creare l’immagine di un uomo che si dedicava all’eccesso e all’indulgenza sessuale, associando poi le ostriche al suo stile di vita libertinista. Tuttavia, non ci sono prove concrete o documenti storici che confermino in modo definitivo che Casanova consumasse effettivamente 50 ostriche al giorno o che ciò avesse un ruolo significativo nella sua fama di seduttore.

4. Ostriche afrodisiache: il simbolismo culturale

Infine, il contesto storico e culturale ha un ruolo significativo nell’avvalorare questa credenza. Nel corso dei secoli le ostriche sono state associate a lussuria, sensualità e fertilità in diverse culture, fra cui quella greca e romana. Ritratti pittorici, opere letterarie e storie popolari hanno spesso usato le ostriche come simbolo di desiderio e passione. Queste rappresentazioni culturali hanno contribuito a mantenere viva l’idea che le ostriche siano afrodisiache, a discapito della mancanza, al riguardo, di prove scientifiche concrete.

Infine, non dimentichiamo che, in antica Grecia, Afrodite era la dea dell’amore, nata dal mare: non sorprende allora come i frutti di mare e le altre prelibatezze marine siano state spesso associate al suo potere afrodisiaco. La leggenda narra inoltre che la dea greca emerse sul dorso di un’ostrica per far nascere suo figlio Eros, dio dell’amore.

Per concludere, è possibile che per alcune persone le ostriche siano davvero afrodisiache, ma che ciò sia dovuto all’effetto placebo e alle aspettative individuali.

In ogni caso, gustare delle ostriche Nieddittas come parte di un pasto romantico può ancora aggiungere una nota di lusso e sensualità all’esperienza culinaria. Perché non provate ad ordinarle con Nieddittas a Domicilio?

Come si riproducono i pesci

Come si riproducono i pesci

Vi siete mai chiesti come si riproducono i pesci?

In questo articolo approfondiremo l’argomento analizzando diverse tecniche di riproduzione dei pesci, alcune delle quali vi lasceranno a bocca aperta!

Come si riproducono i pesci? I 3 principali processi di riproduzione

Cominciamo a parlare di come si riproducono i pesci suddividendo la riproduzione nelle tre macro-categorie principali: ovipara, vivipara e ovovivipara.

La riproduzione ovipara

Fra le diverse modalità di riproduzione dei pesci, quella ovipara è sicuramente quella più comune.

In questo processo, i pesci depongono le loro uova all’esterno del proprio corpo, le quali verranno poi fecondate dal liquido spermatico rilasciato in acqua dal maschio.

Parliamo dunque di fecondazione esterna: immediatamente dopo che le uova sono state deposte dalla femmina, il maschio rilascia il suo liquido spermatico nell’acqua, accanto ad esse. In seguito, dopo la fecondazione, le uova iniziano il loro processo di sviluppo. Questa modalità di riproduzione è tipica, ad esempio, del pesce rosso.

Vi sono sfumature diverse rispetto a come la riproduzione ovipara possa avvenire. Ad esempio, la femmina può deporre le uova liberamente nell’acqua, oppure farle aderire a piante, roccie o appositi nidi precedentemente preparati. Ancora, il processo di sviluppo delle uova può richiedere diverse tipi di attenzione o protezione: alcuni pesci, ad esempio, proteggono le proprie uova all’interno della bocca o delle camere branchiali, altri pesci, invece, non offrono alcun tipo di cure parentali.

La riproduzione vivipara

Una seconda modalità di riproduzione è poi quella vivipara, in cui i pesci, anziché deporre le uova, partoriscono i loro piccoli completamente sviluppati. In questa modalità, gli embrioni si sviluppano all’interno del corpo della madre e ricevono nutrimento e ossigeno direttamente da essa attraverso una connessione ombelicale o altre strutture specializzate.

Questi pesci, dunque, hanno una fecondazione interna, paragonabile a quella dei mammiferi.

La riproduzione vivipara può variare da specie a specie. Alcuni pesci vivipari producono pochi piccoli alla volta, mentre altri possono dare alla luce un gran numero di avannotti (pesci piccoli). In alcune specie, i piccoli possono essere in grado di nuotare e nutrirsi autonomamente appena nati, mentre altre specie potrebbero richiedere ancora cure materne per un breve periodo di tempo.

La riproduzione ovovivipara

Vi è poi la riproduzione ovovivipara: un processo di riproduzione che combina caratteristiche sia della riproduzione ovipara che di quella vivipara. In questa modalità, gli embrioni si sviluppano all’interno del corpo della femmina, ma, a differenza della riproduzione vivipara, non ricevono nutrimento diretto dalla madre.

Dopo la fecondazione, gli ovociti (ovuli) fecondati rimangono all’interno del corpo della madre e gli embrioni si sviluppano nutrendosi delle riserve presenti in questi ultimi. Queste riserve possono includere sostanze nutritive come il tuorlo, che forniscono energia e nutrienti necessari per lo sviluppo embrionale.

Nella riproduzione ovovivipara, non vi è, dunque, una connessione ombelicale tra la madre e gli embrioni. Gli embrioni si sviluppano indipendentemente, nutrendosi delle riserve presenti negli ovociti. La madre svolge un ruolo di protezione e sostegno, fornendo un ambiente favorevole allo sviluppo degli embrioni.

Una volta completato lo sviluppo degli embrioni, la femmina partorisce i piccoli pesci completamente formati. I piccoli nascono vivi e sono in grado di nuotare e nutrirsi autonomamente fin dall’inizio. A differenza della riproduzione vivipara, non vi è alcun periodo di gestazione dopo il parto.

La riproduzione ermafrodita

Concludiamo poi con un altro tipo di riproduzione: sapevate che alcuni pesci sono ermafroditi?

Nel caso di questo processo di riproduzione, un singolo individuo è in grado di fungere da maschio e da femmina, producendo sia gameti maschili che femminili.

Esistono due tipi principali di riproduzione ermafrodita:

  • Ermafroditismo simultaneo:

Gli individui ermafroditi simultanei sono in grado di produrre e rilasciare sia gli ovociti che gli spermatozoi allo stesso tempo. Possono accoppiarsi con un altro individuo ermafrodita o con individui che seguono altri metodi di riproduzione. Questo tipo di riproduzione ermafrodita è comune in alcune specie di pesci tropicali come il pesce pagliaccio e il pesce chirurgo.

  • Ermafroditismo sequenziale:

Gli individui ermafroditi sequenziali cambiano il loro sesso durante il loro ciclo di vita. Possono nascere come maschi e poi trasformarsi in femmine o viceversa.

Ostriche al forno

Ostriche al forno

Oggi scopriremo come preparare le ostriche al forno gratinate, un secondo piatto elegante e raffinato perfetto per stupire i vostri ospiti durante una cena speciale.

In questa ricetta, le ostriche fresche e succulente si uniscono a una deliziosa panatura croccante, creando un contrasto di consistenze e sapori che lascerà tutti i commensali senza parole.

Ingredienti per 4 ostriche al forno

Ecco di seguito gli ingredienti di cui avrete bisogno per preparare 4 ostriche al forno gratinate. Come potete facilmente notare, si tratta di una ricetta semplice e molto raffinata, che richiede pochi ingredienti, facilmente reperibili.

Le vere protagoniste di questa ricetta sono le ostriche, un alimento che da sempre è associato alla raffinatezza. Come spiegheremo meglio nel prossimo paragrafo, è importantissimo assicurarsi che le ostriche acquistate siano di qualità e sicura provenienza.

  • Ostriche Nieddittas 4
  • Pangrattato 3 cucchiai
  • Prezzemolo 1 ciuffo
  • Olio extravergine di oliva q.b.
  • Sale q.b.
  • Pepe q.b.

Perché scegliere le ostriche Nieddittas?

Acquistare ostriche, o in generale prodotti ittici, non controllati, certificati e di cui non si conosce la provenienza è particolarmente pericoloso, in quanto la loro consumazione potrebbe portare a malattie quali tifo, paratite o epatite virale. Ecco perché l’Unione Europea ha adottato delle norme molto severe per quanto riguarda la produzione delle ostriche.

È quindi importantissimo controllare sempre l’etichetta delle ostriche che si intende acquistare, e scegliere unicamente prodotti certificati e di qualità, come è il caso delle ostriche Nieddittas.

Oggi, grazie a Nieddittas a Domicilio, potete ordinare le vostre ostriche non solo in Sardegna, ma in numerose altre località italiane!

Come preparare le ostriche al forno gratinate

Preparare le ostriche al forno gratinate è piuttosto semplice e veloce: se seguirete i passaggi descritti qui di seguito otterrete senza dubbio un risultato delizioso.

Dopo aver acquistato delle ostriche di prima qualità e sicura provenienza, spazzolate il guscio con uno spazzolino da cucina, in modo da rimuovere eventuali residui. Successivamente, con l’aiuto di un coltello da cucina, aprite ogni ostrica con estrema attenzione.

Procuratevi poi una ciotolina in cui dovrete mescolare il pangrattato, il prezzemolo tritato fresco ed una giusta quantità di sale e pepe, in modo tale da ottenere una panatura saporita.

Disponete ora le ostriche sulla teglia da forno, assicurandovi di sistemarle in modo uniforme. Ricoprite ogni ostrica con la panatura appena preparata. Per un tocco di gusto in più, irroratele con un filo d’olio extravergine di oliva.

A questo punto, cuocete le ostriche gratinate per circa 10 minuti in forno preriscaldato a 220°C, utilizzando la modalità ventilata. Per una doratura ancora più croccante, potete azionare la funzione grill negli ultimi minuti di cottura.

Infine, quando le ostriche al forno gratinate saranno pronte, impiattatele e servitele calde o tiepide per gustarle al meglio. Se volete, potete accompagnarle con una fettina di limone.

Con questa preparazione semplice e gustosa, delizierete i vostri ospiti con un piatto appetitoso. Buon appetito!

Proprietà e benefici delle ostriche

Per concludere, scopriamo quali sono le proprietà e i benefici delle ostriche.

Le ostriche sono ricche di proteine, vitamina B12, zinco, rame e selenio. Questi nutrienti supportano la salute del sistema immunitario, favoriscono la formazione delle cellule sanguigne e contribuiscono alla salute del sistema nervoso. Grazie al loro contenuto di zinco, le ostriche promuovono la salute della pelle, dei capelli e delle unghie. Le ostriche sono inoltre una fonte eccellente di acidi grassi omega-3, benefici per il cuore e il cervello.

Insomma, le ostriche sono non solo deliziose, ma anche salutari! Tuttavia, consumare un numero eccessivo di ostriche potrebbe avere effetti poco piacevoli, come ad esempio dolorosi crampi allo stomaco per via della loro difficile digeribilità. Cercate dunque di non consumare più di sei ostriche consecutivamente, ed evitate questo alimento in caso di gravidanza o allattamento.

Come aprire ombrellone da spiaggia

Come aprire ombrellone da spiaggia

L’estate è finalmente arrivata ed è quindi importante sapere come aprire un ombrellone da spiaggia per evitare di romperlo o che si capovolga con il forte vento.

Aprire un ombrellone da spiaggia potrebbe sembrare un compito semplice, ma se non si conoscono le giuste tecniche, magari perché si è sempre andati in uno stabilimento balneare, potrebbe rivelarsi frustrante o addirittura rischioso.

In questo articolo vi illustreremo 5 passaggi che vi chiariranno come aprire un ombrellone da spiaggia correttamente, in modo da potervi rilassare e godervi la vostra giornata di mare sotto il sole senza preoccupazioni.

1. Scegliere la posizione adeguata

Per prima cosa, è importante individuare una posizione adatta per l’ombrellone da spiaggia.

Assicuratevi di verificare le regole e le restrizioni specifiche della spiaggia in cui vi trovate, in modo da non incorrere in brutte sorprese. Inoltre, evitate di posizionare l’ombrellone troppo vicino all’acqua, o potrebbe venire trascinato via dalla marea.

Cercate un punto in cui ci sia una buona copertura d’ombra e abbastanza spazio per sistemarvi comodamente, senza occupare lo spazio personale degli altri bagnanti.

2. Preparare il suolo e scavare la buca

Una volta che avrete scelto la posizione adatta all’ombrellone, è il momento di preparare il suolo.

Cominciate a scavare una buca nella sabbia, utilizzando le mani o una paletta. Durante questa operazione, rimuovete eventuali detriti o sassi dal punto in cui volete piantare l’ombrellone, in modo tale da garantire una stabilità maggiore.

3. Piantare e fissare saldamente l’ombrellone da spiaggia

Una volta che il suolo è pronto ad accogliere l’ombrellone è il momento di rimuovere l’ombrellone dalla custodia e inserire l’asta nella buca che avete preparato, per poi richiudere il buco con la sabbia e fissare saldamente l’ombrellone.

Se nella spiaggia in cui vi trovate vi sono dei sassi, questi sono gli alleati migliori per fissare l’ombrellone al suolo. Dopo aver richiuso il buco con la sabbia, sistemate attorno alla base del palo il maggior numero di pietre e sassi che riuscite a trovare, in modo da creare una sorta di torretta protettiva. Questo renderà l’ombrellone molto più stabile e resistente al vento.

Una buona idea, inoltre, è quella di non tenere l’ombrellone perfettamente dritto, ma di inclinarlo leggermente in direzione contraria a quella da cui soffia il vento, così da proteggerlo ulteriormente.

Molti ombrelloni sono inoltre dotati di una o due corde per fissarlo alla spiaggia, ma per attivare questo meccanismo dovrete prima aprirlo, arrivando dunque al passaggio numero quattro.

4. Aprire l’ombrellone da spiaggia

Eccoci finalmente arrivati al punto essenziale: come aprire l’ombrellone da spiaggia?

Se siete arrivati a questo punto, avrete già scelto il luogo perfetto per l’ombrellone, avrete preparato il suolo, scavato la buca ed infine piantato e fissato per bene l’ombrellone. Vediamo allora come procedere per aprire l’ombrellone da spiaggia.

Per prima cosa, individuate il meccanismo di apertura. Solitamente, si tratta di un dispositivo a molla o di un sistema a cricchetto. Più nello specifico, i sistemi di apertuta più comuni sono quello a carrucola, con guida di scorrimento, a manovella con asta telescopica ed infine push-up con asta telescopica.

Ogni sistema prevede un metodo di apertura differente, ma generalmente è necessario tirare verso l’alto o spingere verso l’esterno per aprire l’ombrellone fino alla sua massima estensione. Se non riuscite comunque ad aprire il vostro ombrellone, seguite le istruzioni specifiche fornite dal produttore per aprire l’ombrellone correttamente.

Se l’apertura dovesse creare problemi, ad esempio per via di eccessivo attrito fra l’asta ed il meccanismo di apertura dell’ombrellone, potreste spruzzare del lubrificante lungo l’asta, per poi rimuovere l’eccesso con un panno.

A questo punto, dopo aver aperto l’ombrellone, qualora quest’ultimo fosse dotato di una corda con picchetto potete fissare anch’essa al suolo ben tesa, controllando naturalmente la direzione del vento.

Adesso il vostro ombrellone è finalmente aperto e ben saldo: non vi resta che fare un’ultima verifica finale per accertarvi che sia davvero ben saldo al suolo e resistente alla forza del vento.

5. Verificare la stabilità dell’ombrellone da spiaggia

Per assicurarvi che l’ombrellone sia stabile e ben ancorato, agitatelo delicatamente.

Se notate che l’ombrellone si muove o sembra instabile, non ignorate i segnali: sarebbe un peccato che il vostro ombrellone si rompa per via di un simile motivo. Inoltre, potrebbe essere particolarmente pericoloso se l’ombrellone dovesse staccarsi dal suolo e volare incontrollato.

Insomma, aprire un ombrellone da spiaggia richiede un po’ di attenzione e cura, ma seguendo questi passaggi potrete farlo in modo sicuro ed efficiente.

Cacio, pepe e cozze

Cacio, pepe e cozze

La pasta cacio, pepe e cozze è un gustoso primo piatto ispirato al classico della cucina romana che si prepara facendo mantecare a fuoco spento la pasta con una cremina a base di pecorino, pepe nero e poca acqua di cottura della pasta. Qui vengono aggiunti i frutti di mare, un mix di sapori forti ma bilanciati, un connubio tra terra e mare strepitoso!

Potete scegliere il formato di pasta che preferite, ad esempio spaghetti, tagliatelle, rigatoni o tonnarelli. L’importante è che la cottura sia al dente e dovete ricordarvi di conservare un po’ di acqua di cottura che vi servirà nella fase di mantecatura.

Per un risultato irresistibile, le cozze devono essere fresche e di qualità, come quelle Nieddittas, che in questa ricetta andranno sgusciate, e la crema di formaggio deve avere una consistenza liscia e densa; per questo si consiglia di prepararla immediatamente prima di scolare la pasta per evitare che si formino dei grumi.

Gli ingredienti, così come la preparazione, sono semplici. Al posto del prezzemolo potete usare un’altra erba aromatica di vostro gradimento e al posto del pecorino grattugiato, che non deve essere troppo stagionato, potete utilizzare il cacio.

Vediamo come preparare la pasta cacio, pepe e cozze, una variante estiva del classico della tradizione gastronomica romana, un primo piatto cremoso, profumato e goloso!

Ingredienti

Per 4 porzioni:

  • Cozze Nieddittas 1 kg
  • Pasta (ad esempio spaghetti o bucatini) 400 g
  • Pecorino grattugiato 100 g
  • Aglio 2 spicchi
  • Olio extravergine di oliva q.b.
  • Prezzemolo q.b.
  • Sale grosso e pepe nero q.b.

Come preparare la pasta cacio, pepe e cozze

La realizzazione di questa ricetta è facile e veloce. Eliminate il bisso dalle cozze e grattatele con una retina di ferro per rimuovere eventuali impurità presenti sul guscio.

In una casseruola versate l’olio extravergine d’oliva, gli spicchi d’aglio e il prezzemolo tritato.

Unite le cozze e fate soffriggere per qualche minuto a fiamma dolce con il coperchio. Se volete potete sfumare anche con un po’ di vino bianco.

Una volta che le cozze si saranno aperte, sgusciatele e filtrate con un colino a maglie fitte la loro acqua di cottura. Tenete da parte qualche guscio per la decorazione finale del piatto.

Mettete a bollire una pentola con abbondate acqua per la pasta, poco salata o addirittura senza aggiungere sale, visto che il condimento è già sapido. Cuocete la pasta che avete scelto per il tempo di cottura previsto e intanto preparate la cremina di formaggio.

Versate in una padella il pecorino grattugiato e il pepe nero macinato fresco e fate sciogliere a bagnomaria aggiungendo qualche mestolo di acqua di cottura della pasta; mescolate con una frusta fino a creare una crema fluida e densa.

Scolate la pasta al dente e trasferitela nella padella con il pepe, il pecorino e aggiungete il liquido delle cozze filtrato e i molluschi sgusciati; mescolate a fuoco basso per qualche istante, mantecate poi la pasta con la crema di pecorino e allontanate la padella dal fuoco. Amalgamate per bene tutti gli ingredienti.

Servite in tavola la pasta cacio, pepe e cozze ben calda, decorando con qualche guscio di cozza e del prezzemolo tritato o altro pepe macinato fresco.

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