8 Set 2023 | In evidenza, Magazine
Avete mai sentito parlare dei pesci che danno la scossa?
Nel vasto regno sottomarino, vi sono delle straordinarie creature paragonabili a batterie elettriche: hanno un polo negativo, un polo positivo e sono capaci di generare campi elettrici. Parliamo dei pesci elettrofori o elettrogenici.
Gli animali marini capaci di generare elettricità sono una meraviglia della natura. Dalle anguille marine alle torpedini, questi organismi hanno sviluppato una sorprendente abilità che ha incuriosito scienziati per secoli.
Se vi sentite pronti a conoscere i pesci che danno la scossa, siete nel posto giusto: in questo articolo esploreremo il loro mondo. Buona lettura!
Per iniziare: un po’ di storia e scienza
Già tra il Settecento e l’Ottocento, scienziati come Luigi Galvani, Michael Faraday e Alexander von Humboldt iniziarono a studiare fenomeni elettrici nella natura, inclusi quelli osservati negli animali. In particolare, si racconta come von Humbolt avesse osservato un branco di anguille elettriche avessero stordito, balzando fuori dall’acqua, una mandria di cavalli.
Le anguille elettriche sono una specie appartenente al genere Electrophorus. Ci concentreremo meglio su questa ed altre specie di pesci elettrici in seguito.
Ma come fanno questi pesci a generare elettricità?
I pesci elettrofori producono elettricità grazie agli elettrociti, piccole cellule a forma di disco presenti nel loro corpo.
Questi elettrociti espellono ioni positivi come il Sodio e il Potassio in modo attivo, creando una carica positiva all’esterno delle cellule e negativa all’interno. Quando ricevono un segnale nervoso, gli elettrociti aprono pori nelle membrane cellulari, consentendo agli ioni positivi di fluire da fuori verso l’interno. Questo processo crea una differenza di carica nelle facce degli elettrociti, generando così una corrente elettrica.
Oltre a generare elettricità, i pesci elettrici hanno anche elettrorecettori che rilevano il campo elettrico emesso. Esistono due categorie principali di pesci elettrici: quelli deboli, che utilizzano tensioni basse per orientarsi e comunicare, e quelli forti, come l’anguilla elettrica, che possono generare tensioni molto più elevate per stordire le prede.
Tuttavia, rimane un mistero come questi pesci evitino di stordirsi a vicenda con le loro scariche elettriche potenti. Gli scienziati stanno ancora cercando una spiegazione definitiva a questo fenomeno.
Diverse specie di pesci che danno la scossa
Le creature elettriche non si limitano alle anguille elettriche citate in precedenza, ma includono anche:
- razze
- pesci gatto
- lucerne
- pesci elefante (chiamati così per via del naso a forma di proboscide)
- squali.
Ad oggi, sono conosciute circa 400 specie di pesci elettrici, localizzati principalmente nelle acque dolci dell’America del Sud e dell’Africa.
Anche il nostro Mediterraneo ospita alcuni pesci elettrici! Avete mai sentito parlare della torpedine? Si tratta di una razza elettrica lunga circa 45 cm, capace di produrre un campo elettrico la cui scarica può superare, in alcuni casi, anche i 200 volt!
Questi animali sfruttano l’elettricità per orientarsi, rilevare oggetti e comunicare con altri membri della loro specie. Alcuni, come i pesci coltello, producono tensioni basse, simili a una pila elettrica AA, mentre altri possono raggiungere tensioni superiori a 10 volt.
Una delle caratteristiche più affascinanti dei pesci elettrici è la loro capacità di adattare l’intensità delle scariche elettriche in base alle circostanze. Ad esempio, possono emettere scariche più deboli quando si trovano in situazioni di routine, come la ricerca di cibo o la comunicazione con altri membri della loro specie. Tuttavia, quando si trovano di fronte a una minaccia o a una preda impegnativa, sono in grado di intensificare notevolmente la potenza delle scariche.
La capacità di modulare l’elettricità in base alle esigenze è fondamentale per la sopravvivenza di questi animali. Le scariche elettriche possono essere utilizzate per localizzare prede nascoste, rilevare ostacoli nel loro ambiente o perfino per comunicare con altri pesci elettrici nelle vicinanze.
Prima di concludere, diamo una piccola occhiata a come questi pesci possono ispirare la tecnologia.
Pesci elettrici e tecnologia
Alcuni scienziati stanno esaminando la possibilità di applicare le conoscenze sulle capacità elettriche dei pesci elettrici alla tecnologia.
Ad esempio, si stanno conducendo ricerche su come creare cellule artificiali ispirate ai meccanismi biologici di questi animali. Questi dispositivi potrebbero essere utilizzati in vari campi, dalla medicina alla robotica, aprendo nuove prospettive per l’innovazione tecnologica.
Questi affascinanti abitanti degli oceani sono un esempio straordinario di come la natura possa ispirare la scienza e la tecnologia, offrendoci nuove prospettive per esplorare e preservare il mondo marino.
6 Set 2023 | In evidenza, Magazine
Le vongole sono dei molluschi di cui esistono molte varietà, sono gustose e tanto apprezzate nella cucina italiana. Possono essere mangiate da sole o usate come ingrediente principale di numerose ricette di primi piatti, come ad esempio gli spaghetti alle vongole, il risotto, oppure come condimento.
Come tutti i frutti di mare, hanno una durata estremamente breve, infatti l’ideale sarebbe consumarle fresche per assaporare pienamente l’inconfondibile e unico sapore di mare.
Se siete dei buongustai e ne avete acquistato in abbondanza o non volete cucinarle subito, in questo articolo spiegheremo come conservare le vongole.
Esistono diversi metodi per una corretta conservazione; conoscerli è importante perché mangiare delle vongole non fresche o mal conservate, oltre ad essere sgradevole, può rivelarsi pericoloso per la salute.
Indicazioni prima della conservazione
Innanzitutto, quando acquistate delle vongole dovete controllare l’etichetta per accertarvi che sia presente il marchio sanitario CE che ne garantisce la provenienza e l’affidabilità igienico-sanitaria. Nieddittas propone e commercializza anche le vongole allevate Italia che seguono lo stesso processo di depurazione e controllo di tutti i nostri prodotti. Chi le sceglie ha così sempre la garanzia di qualità, freschezza e sicurezza assicurate dalle procedure della nostra azienda.
Una volta acquistate, dovete controllare che non ci siano vongole aperte o rotte, nel caso vanno scartate perché potrebbero essere morte e dare uno spiacevole retrogusto al piatto ed essere a rischio batteri. La seconda cosa da fare, è accertarsi che i molluschi siano vivi, quindi le valve devono essere chiuse e non devono emanare un cattivo odore.
Prima di conservare le vongole, vanno pulite. Seguite questi semplici passaggi:
- Strofinatele sotto l’acqua.
- Eliminate quelle già aperte o rotte, battetele sul piano da lavoro per permettere ad eventuali gusci vuoti o vongole con sabbia di aprirsi.
Le vongole Nieddittas si contraddistinguono, oltre che per la loro freschezza, anche per la quasi totale assenza di fango e gusci rotti.
Le vongole pulite si possono conservare sia col guscio che già sgusciate in base al modo in cui in seguito vorrete cucinarle e sia cotte che crude, vediamo come procedere.
Come conservare le vongole fresche
Il metodo migliore per tenere i molluschi freschi è quello di utilizzare il frigorifero. Avvolgete le vongole in un canovaccio umido facendole stare strette tra loro, in questo modo eviteranno di aprirsi e continueranno a vivere grazie all’acqua di mare contenuta al loro interno. Riponetele in frigorifero, nella zona più fredda.
Con questa tecnica le vongole si conservano 1 giorno, poi dovranno essere cucinate. Una cottura che si prolunga per 5 minuti a partire da quando le valve si sono aperte permette di scongiurare qualsiasi pericolo microbiologico.
Come conservare le vongole cotte
Se avete cucinato le vongole e volete conservarle per più tempo, fate così:
- Sgusciate i molluschi.
- Conservateli in un barattolo di vetro.
- Aggiungete il loro sughetto di cottura filtrato e fate riposare un po’.
- Chiudete il barattolo con forza e conservate in frigorifero per un paio di giorni.
Col frigorifero i frutti di mare si conserveranno per 48 ore ad una temperatura compresa tra i +4 e +6°C ±2°C.
Si possono conservare le vongole cotte in freezer?
Le vongole Nieddittas sono un prodotto fresco e va consumato come tale, entro 24 ore dall’acquisto; si sconsiglia perciò il congelamento.
Nel caso però abbiate necessità di conservarle per un periodo lungo, le vongole vanno pulite, cucinate e lasciate riposare. Bisogna poi metterle in un contenitore di vetro sgusciate o non, e aggiungere anche il loro sughetto di cottura filtrato. Infine, chiudete il contenitore e riponetelo in congelatore. Utilizzando il freezer si possono conservare le vongole cotte per oltre 2 mesi.
31 Ago 2023 | In evidenza, Magazine
Vi è mai capitato di notare delle piccole incrostazioni di colore biancastro sulle valve delle cozze? Con molta probabilità si trattava di balani (crostacei Cirripedi appartenente all’ordine Thoracica) o, come li si chiama volgarmente, denti di cane.
Ma cosa sono, precisamente, i denti di cane delle cozze? Per scoprirlo non vi resta che proseguire la lettura!
Cosa sono i denti di cane nelle cozze
Probabilmente vi sorprenderà scoprire che quelle piccole incrostazioni biancastre sono in realtà veri e propri crostacei. Parassiti che, grazie ad una membrana calcarea, aderiscono alla cozza e ci vivono in simbiosi.
Per coloro che storcono già il naso con disgusto all’idea di immaginare un parassita attaccato alle cozze, chiariamo subito: i denti di cane sono un buon segno! La presenza di questi innocui parassiti indica infatti che si tratta di gustose e prelibate cozze di scoglio. In poche parole: i denti di cane delle cozze sono segno di qualità!
Scopriamo ora qualche dettaglio in più su questi curiosi e antichissimi crostacei.
Nel dettaglio: caratteristiche del dente di cane
Originati probabilmente nel Giurassico, questi cerripedi sessili (ovvero non peduncolati) non si attaccano solo alle cozze, ma anche, per fare solo qualche esempio, agli scafi delle navi, alle boe alle palafitte, ad altri crostacei o agli scogli, purche bagnati dalle onde. Comunissimi nel Mediterraneo, i denti di cane sono una delle specie più trasportate del pianeta, proprio per via del loro aggrapparsi alle parti sommerse delle navi e delle barche.
Si tratta di crostacei ermafroditi, capaci di procreare sia in gruppo che in isolamento (anche se i casi di autofecondazione sono piuttosto rari). La fecondazione dura circa 4 mesi, al termine della quale si formano le uova, dalle quali nascono le larve. Nei primi stadi di sviluppo, questo crostaceo è libero: solo all’avvicinarsi dell’età adulta si attacca, da parassita, ad altri corpi, quali le cozze.
La forma di questi crostacei, come facilmente desumibile dal nome, ricorda quella dei denti di cane. La loro forma aguzza e tagliente può essere particolarmente fastidiosa quando si cammina scalzi sugli scogli.
I denti di cane delle cozze sono pericolosi per la salute?
Ora che abbiamo esaminato le caratteristiche e l’aspetto dei denti di cane, passiamo finalmente al lato pratico. Probabilmente vi starete chiedendo se questi crostacei rappresentano una minaccia per la salute umana al momento del consumo delle cozze.
La risposta, per fortuna, è rassicurante: i denti di cane non sono considerati pericolosi per l’uomo. Mentre è vero che la loro forma aguzza potrebbe far pensare al potenziale pericolo di tagli, è importante sottolineare che i denti di cane non penetrano all’interno delle cozze né alterano la loro carne. Questi crostacei si fissano alle cozze solo superficialmente, con il loro aspetto caratteristico di incrostazioni bianche sulle valve, dalla forma simile ai denti.
Chiaramente, però, al momento della preparazione delle cozze i denti di cane dovranno essere eliminati, così come il bisso (quella sorta di barbetta che fuoriesce dalle valve) ed ogni altra impurità. Se acquistate cozze controllate e certificate, come ad esempio quelle Nieddittas, è importante, al momento della pulizia, ricordarsi di non immergerle in acqua corrente non controllata per farle spurgare, poiché questo vanificherebbe i nostri controlli di qualità.
Come abbiamo già detto, la presenza dei denti di cane nelle cozze non dovrebbe essere vista come un difetto, ma piuttosto come un segno di benessere marino. La loro coesistenza con le cozze può anche riflettere un ambiente marino equilibrato e pulito, poiché questi crostacei prosperano meglio in acque non inquinate.
Quindi, se trovate dei denti di cane nelle cozze, sappiate che state per gustare un prodotto prelibato, proveniente da un ambiente marino sano e ricco di biodiversità.
30 Ago 2023 | In evidenza, Magazine, Parlano di noi
F – N. 35 – 5 settembre 2023

Delle cozze non si butta niente
Francesca Figus, 36 anni, lavora a Oristano in una cooperativa di pescatori
Tutti dovremmo preoccuparci di tenere in salute il mare. E la filosofia che segue l’azienda per cui lavoro, Nieddittas, nata più di cinquant’anni fa come cooperativa di nove pescatori nel Golfo di Oristano. Oggi ci occupiamo di allevamento, depurazione, confezionamento e commercializzazione di cozze e molluschi, ma anche di pesce locale. Vendiamo alle grandi piattaforme di distribuzione e con l’e-shop.
E un settore maschile? Sì, ma noi siamo in controtendenza: su 160 dipendenti, che in alta stagione diventano anche 200-250, il 92 per cento sono donne, a tutti i livelli professionali. Il suo ruolo qual è? Sono entrata dieci anni fa, prima in amministrazione, poi nella qualità e sicurezza alimentare. Oggi sono responsabile marketing e comunicazione. Seguo le sponsorizzazioni, gli eventi. Soprattutto mi occupo dei progetti di tutela e valorizzazione del territorio e di tutti quelli legati all’economia circolare. Per esempio? I nostri stabilimenti sorgono in un mare bellissimo, nel compendio di pesca di Corru Mannu, ad Arborea, una zona umida protetta la cui tutela e salvaguardia è affidata proprio alla nostra azienda. Effettuiamo oltre 6mila controlli l’anno per evitare ogni possibile impatto sull’ecosistema. Ci occupiamo di pulire i fondali, con sommozzatori specializzati, e le spiagge. Con la Mediterranean Sea and Cost Foundation abbiamo poi creato un isolotto artificiale con gusci di mitili degli scarti di lavorazione, per sostenere l’insediamento e la nidificazione di alcune specie di uccelli migratori. Abbiamo anche un percorso naturalistico per scoprire la bellezza di questa zona, con panchine realizzate sempre con materiali di scarto.
Rassegna stampa realizzata per Nieddittas. Non è riproducibile, ai sensi di legge.
29 Ago 2023 | In evidenza, Magazine
L’accoppiata pesce e formaggio genera sempre qualche perplessità, ma in realtà in molte ricette risulta un binomio vincente. È il caso delle cozze e gorgonzola, due sapori forti e contrastanti che però si sposano alla perfezione.
La ricetta originale arriva dal Nord della Francia e dal Belgio, e prevede, al posto del gorgonzola piccante, l’utilizzo del Roquefort, un formaggio erborinato fatto con latte di pecora, e le patatine fritte come contorno.
In questo articolo vedremo passo passo come realizzare un gustoso antipasto con cozze e gorgonzola, che lascerà tutti sorpresi!
Ingredienti per 4 persone
La preparazione è semplice e richiede pochi ingredienti facilmente reperibili ed economici: il gorgonzola, simbolo della gastronomia italiana, prodotto con latte intero di vacca, cremoso e morbido e dal sapore caratteristico, e le cozze, frutti di mare molto versatili protagonisti di tante ricette deliziose. Potete utilizzare un gorgonzola dolce oppure di tipo piccante, mentre le cozze devono essere rigorosamente fresche e di qualità come quelle Nieddittas, in grado di portare in tavola il profumo e il gusto pulito del mare sardo. Ecco le quantità necessarie per 4 persone:
- 1,5 kg cozze Nieddittas
- 200 g gorgonzola dolce o piccante
- 2 spicchi d’aglio
- 100 ml vino bianco
- 100 ml panna fresca liquida
- Olio extravergine d’oliva q.b.
- Prezzemolo tritato q.b.
- Pepe q.b.
Come preparare un antipasto di cozze e gorgonzola
Prendete le cozze ed eliminate il bisso, cioè quel filamento che spunta dal lato di ogni cozza; vi basterà tirarlo delicatamente con le dita. Con una spugnetta metallica rimuovete eventuali impurità dai gusci. Mettete in una padella capiente dell’olio extravergine e dell’aglio schiacciato, fate rosolare appena e poi aggiungiamo le cozze a fuoco vivace. Coprite col coperchio e aspettate che si aprano tutte le valve. Mescolate ogni tanto, ed eliminate le eventuali cozze che non si sono aperte. Filtrate il liquido di cottura con un colino.
Trasferite le cozze e la loro acqua in un tegame sul fuoco e sfumate con un bicchiere di vino bianco.
Aggiungete il gorgonzola a pezzetti, la panna e mescolate, lasciandolo sciogliere a fiamma bassa. Pepate a piacere. Quando il formaggio si sarà sciolto, il piatto è pronto.
Servite subito le cozze e gorgonzola su un piatto con il sughetto di cottura, completando con del prezzemolo tritato e se gradite una spolverata di ricotta grattugiata. Accompagnate con delle fette di pane.
Al posto del prezzemolo tritato potete provare l’erba cipollina tritata o il coriandolo.
Qualora dovessero avanzare, si possono conservare in frigorifero coperte per massimo 1 giorno. Se l’accostamento frutti di mare e formaggio è stato di vostro gradimento provate anche la ricetta cacio, pepe e cozze.
Variante al forno
Dopo aver fatto aprire le cozze come descritto sopra, fate sciogliere il gorgonzola spezzettato nel latte o nella panna. Accendete il forno con il grill a 200°C e preparate la teglia con le cozze (divise a metà), dopo averle irrorate con il loro liquido di cottura. Riempite i gusci con la crema al gorgonzola e infornate.
Cuocere le cozze per circa 10 minuti o fino a quando risulteranno dorate. Sfornate e servite spolverizzando con del pepe e del prezzemolo tritato.
23 Ago 2023 | In evidenza, Magazine
Il risotto alle vongole è un primo piatto semplice da preparare, alternativa ai classici spaghetti tanto apprezzati e serviti nei ristoranti di pesce.
Si tratta di una versione ridotta del noto risotto alla pescatora che richiede più passaggi e vari frutti di mare, ma il piatto è altrettanto buono e conserva tutto il sapore del mare.
La prima cosa da fare per ottenere un risotto alle vongole eccezionale è sicuramente quello di procurarvi degli ingredienti di qualità, come le vongole fresche Nieddittas, le quali seguono lo stesso processo di depurazione e controllo di tutti i nostri prodotti, acquistabili anche online con il nostro servizio Nieddittas a Domicilio. Il segreto poi consiste nel saper tostare correttamente il riso, preferibilmente della varietà Carnaroli che tiene meglio la cottura.
Se seguite i passaggi della ricetta il risultato sarà un primo cremoso che conquisterà il palato di tutti i commensali e vi darà grande soddisfazione!
Potete portarlo a tavola per un pranzo speciale a base di pesce, ma anche in occasioni meno formali.
Vediamo ora la lista degli ingredienti che vi occorre per preparare questo delizioso ed elegante risotto alle vongole.
Ingredienti
Per 4 persone:
- Riso Carnaroli 300 g
- Vongole Nieddittas 400 g
- Aglio 1 spicchio
- Vino bianco 1⁄2 bicchiere
- Olio extravergine d’oliva q.b.
- Burro 1 noce
- Brodo vegetale o di pesce 1 l
- Prezzemolo q.b.
- Sale e pepe q.b.
Come preparare il risotto alle vongole
Come abbiamo detto, la preparazione di questo primo piatto è molto semplice e sarà pronto in soli 30 minuti circa.
Le vongole Nieddittas si contraddistinguono, oltre che per la loro freschezza, anche per la quasi totale assenza di fango e gusci rotti; non dovrete far altro che riscaldare in un tegame un giro di olio extravergine d’oliva, due spicchi d’aglio in camicia e qualche rametto di prezzemolo. Dopo qualche istante, aggiungete le vongole, coprite con il coperchio e lasciatele aprire.
Aggiustate di sale e pepe, versate mezzo bicchiere di vino bianco e fate evaporare. A questo punto spegnete il fuoco, sgusciate la maggior parte dei molluschi, mentre quelli migliori lasciateli interi. Filtrate il liquido di cottura delle vongole per eliminare eventuali residui sabbiosi e tenete da parte.
In un’altra casseruola scaldate una noce di burro o un filo d’olio evo e fate tostare il riso.
Quando il chicco diventa quasi trasparente potete avviare la cottura aggiungendo un po’ di brodo vegetale caldo o di pesce e l’acqua di cottura delle vongole. In alternativa, potete usare della semplice acqua; si consiglia il brodo vegetale perché più delicato, in grado quindi di esaltare il sapore dei molluschi senza coprirlo.
A fine cottura aggiungete le vongole e a fuoco spento una noce di burro. Mantecate e guarnite con del prezzemolo fresco tritato finemente, con le vongole col guscio e, se gradite, del peperoncino a fette. Fate riposare qualche istante e servite il risotto alle vongole nei piatti da portata, accompagnandolo con un buon bicchiere di vino bianco.