Si tratta di una domanda a cui è difficile dare una risposta precisa. Parliamo infatti di stime, ma prima di scoprire quanti pesci ci sono nel mare, trattiamo il tema delle risorse ittiche e Intelligenza Artificiale.

Un team internazionale di ricercatori ha dimostrato che la computer vision e l’intelligenza artificiale possono sconvolgere il modo in cui valutiamo l’abbondanza delle specie ittiche e le sue variazioni temporali.

Cos’è l’overfishing?

Le specie che vengono pescate possono riprodursi, come tutte le forme viventi, e vengono quindi considerate risorse rinnovabili. Dalla dimensione della popolazione (stock) dipende in parte il tasso di riproduzione. Le risorse ittiche sono un importante fonte di cibo per gli esseri umani, e non solo. La loro entità indica lo stato di salute degli oceani. Se la pesca deve essere sostenibile, il numero dei pesci catturati non deve essere superiore al numero dei pesci nuovi nati con la riproduzione, altrimenti la popolazione subirà un declino.

Secondo uno studio scientifico pubblicato sulla rivista Science, un terzo delle risorse ittiche mondiali ha subito un collasso, ovvero una diminuzione fino a meno del 10% della loro abbondanza massima osservata, come confermato anche dai rapporti compilati dalla FAO sullo stato mondiale delle industrie ittiche e di acquacoltura, prendendo come riferimento i maggiori stock ittici per i quali esistono stime di abbondanza attendibili.

L’overfishing ha impoverito le popolazioni ittiche a tal punto che le attività di pesca in tutto il mondo allo stato attuale non sono più in grado di sostenersi senza l’aiuto dei governi.

Oggi grazie all’intelligenza artificiale potremo riconoscere in modo automatico le diverse specie ittiche e sapere quanti pesci ci sono nel mare.

Lo studio sulle variazioni temporali di abbondanza delle risorse ittiche

Le specie marine descritte dai tassonomisti vanno da 250.000 a 274.000. Il totale delle specie del mondo è di circa 1,8 milioni. Considerato che la maggior parte della superficie del nostro pianeta è coperta dagli oceani, è indubbio che i mari in realtà racchiudano molte più specie: 1,4-1,6 milioni di specie ittiche.

La tecnica messa a punto dallo studio coordinato dal Cnr-Imar di La Spezia (insieme a delle Università e al Csic), si basa su un insieme di processi matematici che consentono ai computer di riconoscere e contare in modo automatico soggetti fotografati nel loro ambiente naturale. Questo metodo può essere utilizzato per tracciare in maniera affidabile le variazioni temporali di abbondanza delle risorse ittiche in diverse condizioni operative.

L’efficacia dell’algoritmo nel riconoscimento degli individui è stata validata e rappresenta un nuovo strumento per difendere la biodiversità. Questa nuova tecnica può essere applicata ad una grande varietà di ambienti come le aree marine protette, le zone costiere, le aree di mare aperto, sino alle zone più profonde degli oceani.

Questa tecnologia è molto utile anche per monitorare gli impatti antropici e le rapide conseguenze del cambiamento climatico. Permette, inoltre, non solo di sapere quanti pesci ci sono in un determinato luogo e periodo, ma aumenta anche la capacità di osservazione di monitoraggio dello stato di salute dei nostri mari.

Quanti pesci ci sono nel mare Mediterraneo?

Secondo un censimento della vita marina, un progetto durato 10 anni che ha riguardato 25 aree marine diverse sparse per il mondo, il nostro Mediterraneo contiene 17 mila specie, ma è considerato il più minacciato dall’inquinamento, dall’eccessivo prelievo ittico e dalle bombe sganciate nell’Adriatico nel periodo della guerra del Kosovo. A queste minacce si aggiungono le specie invasive che tendono a rimpiazzare quelle autoctone.

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