Le civiltà del Mediterraneo

Le civiltà del Mediterraneo

Il Mar Mediterraneo prende il nome dal latino mediterraneus: “in mezzo alle terre”. Infatti, il mare si estende dall’Europa al Nord Africa fino all’Asia Occidentale, dove incontra le coste del Vicino Oriente. Se pensiamo al ridotto volume delle sue acque, la biodiversità e l’endemismo del Mediterraneo sono stupefacenti.

Queste caratteristiche, insieme ad un clima costantemente mite e ad una singolare limpidità dell’acqua, fanno del Mare Nostrum un caso unico.

La posizione strategica “in mezzo alle terre” e l’ambiente favorevole hanno agevolato, nel corso della storia, lo sviluppo di alcune importanti civiltà: le civiltà del Mediterraneo.

Conosciamole insieme.

Civiltà del mare

Intorno al 2.500 a.C., alcuni popoli si stabilirono lungo le coste del Mar Mediterraneo e nelle isole del Mar Egeo. Il territorio montuoso e collinare ostacolava l’agricoltura; le popolazioni allora si rivolsero al mare: divennero abili navigatori e svilupparono un fiorente commercio.

I viaggi commerciali erano lunghi e pericolosi. Per agevolare la tratta, i popoli del mare crearono  scali che presto divennero vere e proprie città: le “colonie”. Grazie alle colonie il progresso e le conoscenze si diffusero fra tutti i popoli del Mediterraneo.

Vediamo più nel dettaglio tre antiche civiltà del Mediterraneo:

  1. i Fenici nel Vicino Oriente, nell’attuale Libano;
  2. i Cretesi (o Minoici) nell’Isola di Creta;
  3. i Micenei (o Achei) nella Penisola del Peloponneso, a Sud della Grecia.

Civiltà fenicia

Popolo semita del Vicino Oriente, i Fenici vengono ricordati principalmente per il color porpora, per l’invenzione dell’alfabeto fonetico e per le loro colonie: fra le più importanti nominiamo Cartagine, Cagliari e Palermo.

I Fenici furono i primi veri commercianti della storia. Erano inoltre costruttori di navi all’avanguardia. Le loro navi venivano realizzate con un legno resistente e flessibile: il cedro, di cui la loro terra era ricca.

Fino all’epoca dei Fenici si navigava solo lungo la costa: le navi non erano adatte a far fronte a tempeste o altri rischi della navigazione in alto mare.

I Fenici furono i primi fra le civiltà del Mediterraneo a riuscire nell’impresa. Migliorarono le loro imbarcazioni e inventarono nuovi dispositivi, ad esempio la chiglia.

Le navi fenicie si differenziavano in navi commerciali e navi da guerra:

  • le navi commerciali erano di forma arrotondata e abbastanza larghe, per contenere la merce. La lunghezza si aggirava tra i 20 e i 30 metri. Erano inoltre dotate di una vela sostenuta dall’albero centrale;
  • le navi da guerra erano lunghe e strette, per dare velocità. Avevano due vele e due timoni (a differenza del timone singolo nelle navi commerciali).

Come abbiamo accennato, i Fenici erano abili commercianti. Acquistavano dagli altri popoli materie prime come pietre preziose, argento, avorio, piombo o stagno con cui costruivano gli oggetti che rivendevano nelle tratte commerciali.

Ma le vere specialità fenicie erano gli oggetti di vetro e le stoffe tinte di porpora.

Il vetro

Ai Fenici si deve l’invenzione del “vetro soffiato”. Grazie a questa tecnica producevano bellissimi gioielli di vetro colorato, esportati in tutto il Mediterraneo.

La porpora

La porpora è una sostanza colorante rosso intenso estratta dal murice.  

Le stoffe tinte con la porpora erano talmente pregiate da essere simbolo di potere e ricchezza. Erano un prodotto tipico dei Fenici, tanto che Greci li chiamarono il popolo della porpora: Phoinikes, da cui il nome odierno “Fenici”.

Civiltà minoica

La civiltà minoica ebbe origine intorno al 2.700 a.C. nell’isola di Creta e deve il nome al suo leggendario re Minosse.

La fertilità dell’isola permise ai cretesi di coltivare ulivi, viti, cereali e alberi da frutto. I prodotti venivano poi esportati verso Egitto, Grecia e Vicino Oriente. Da questi territori poi i Cretesi importavano rame e stagno per produrre il bronzo: indispensabile per il progresso tecnologico della civiltà.

L’Isola di Creta ha una posizione strategica per il commercio marittimo, che ebbe enorme sviluppo. Infatti, il periodo di massimo splendore della civiltà minoica fu chiamato dai Greci talassocrazia: “dominio sul mare”.

La civiltà minoica fu una civiltà pacifica. Lo conferma la totale assenza di mura difensive attorno alle città: peculiarità interessante in un’epoca in cui ogni civiltà era dotata di mura.

L’organizzazione urbana

Il palazzo, nel quale risiedeva il re, era il centro del potere politico, economico e religioso. Probabilmente conoscete il nome del palazzo più importante della civiltà minoica: Cnosso, ambientazione del mito del Minotauro.

Il re stava a capo della società. Al di sotto del re vi era la classe sacerdotale e aristocratica. Infine vi erano le classi inferiori, a cui appartenevano artigiani, mercanti e contadini e, ultimi, gli schiavi.

Le classi inferiori della società minoica non erano oppresse da quelle superiori. In questo i Cretesi si differenziarono dalle popolazioni a loro contemporanee. Addirittura le donne potevano partecipare alla vita pubblica e religiosa, oltre che ai giochi pubblici e alla caccia.

Il crollo

Gli storici hanno formulato due ipotesi riguardo al crollo della civiltà minoica:

  1. L’eruzione vulcanica avvenuta intorno al 1.500 a.C. nell’attuale Santorini provocò maremoti e onde di tzunami tali da travolgere completamente Creta, segnandone il declino;
  2. L’eruzione non causò il crollo della civiltà, ma provocò forti danni che resero possibile la conquista da parte dei Micenei.

Civiltà micenea

Intorno al 2000 a.C., una popolazione indoeuropea si stanziò nel Peloponneso e, intorno al 1.400 a.C., diede vita a un’importante civiltà: la civiltà micenea.

I micenei (o Achei) fondarono numerose città, fra cui Tebe, Argo e Micene, da cui il nome.

I micenei erano un popolo di guerrieri e di mercanti. Commerciavano manufatti di metallo, sopratutto di rame, e oggetti di ceramica. Le ceramiche micenee erano molto rinomate e sono state trovate in terre anche lontane come Sardegna, Sicilia e Spagna.

Fra gli eventi storici più importanti ricordiamo sicuramente l’assedio della città di Troia, nell’attuale Turchia. La vicenda arrivò fino a noi in forma mitologica nel primo grande poema omerico: l’Iliade.

L’organizzazione sociale e territoriale

Nonostante la civiltà micenea fosse accumunata da lingua e cultura, non si creò mai uno stato unitario. La società rimase divisa in piccoli stati autonomi, il cui centro politico ed economico era il palazzo. All’interno del palazzo si svolgeva la vita amministrativa, politica e religiosa.

La società micenea era così gerarchizzata:

  • il wanax: il re o capo-guerriero era all’apice della piramide sociale;
  • il lawegetas: capo aristocratico subordinato al re, lo affiancava nelle sue funzioni;
  • il damos: popolazione libera, contadini e artigiani dipendenti dal palazzo, a cui dovevano offrire la loro manodopera;
  • i doero: gli schiavi, di solito prigionieri di guerra.

La scrittura

I micenei utilizzavano una scrittura sillabica, forma arcaica del greco: la Lineare B. La Lineare B è formata da numerose linee poste in orizzontale e verticale e deriva dalla scrittura minoica: la Lineare A.

La Lineare B è incisa in numerose tavolette di argilla ritrovate dagli archeologi nel 1900, data in cui venne scoperto il palazzo di Cnosso.

La scrittura fu decifrata nel 1952 da un architetto inglese, M. Ventris, il quale notò che ogni segno non corrispondeva ad una lettera, ma ad una sillaba.

Perché al mare i capelli si arricciano?

Perché al mare i capelli si arricciano?

Sapete cosa sono le beach waves?

Letteralmente il termine significa “onde da spiaggia” ed indica infatti le onde morbide che si formano naturalmente sui capelli dopo un bagno al mare, diventate negli ultimi anni una vera e propria moda tra gli hairstyles. Ma vi siete mai chiesti perché al mare i capelli si arricciano?

In questo articolo scoprirete il motivo e cosa fare per proteggere i capelli durante la vacanza estiva.

Gli effetti dell’acqua di mare

È proprio nell’acqua marina che si sono sviluppate le prime forme di esseri viventi grazie al sale, un minerale presente in natura, indispensabile per la Terra. La concentrazione di sale nel mare media è di circa 35 grammi per litro di acqua. Secondo una stima approssimativa il totale del sale presente in tutti i mari della Terra è di circa 48, 3 milioni di miliardi di tonnellate.

Quando facciamo il bagno al mare una parte di sale si deposita sulla nostra pelle e sui capelli a contatto con l’acqua, e questi ultimi diventano più voluminosi e mossi. I capelli si arricciano perché quando si sono bagnati le cuticole si aprono e lasciano depositare il sale, e una volta che si asciugano i cristalli di sale formano dei legami extra con le altre catene di aminoacidi e questo permette alle onde di crearsi più facilmente, producendo un effetto volumizzante. Questo avviene grazie al potere igroscopico del sale, cioè alla sua capacità di assorbire l’acqua. Il sale impedisce alla fibra del capello di trattenere l’acqua e di mantenere la giusta idratazione. Ecco perché al mare i capelli si arricciano, anche chi li ha lisci.

Il sale sui capelli ha però dei pro e dei contro:

  • La chioma risulta più secca e tende a spezzarsi.
  • Indebolisce la naturale barriera protettiva del capello.
  • I capelli trattati chimicamente o tinti risentono ancora di più dell’effetto del sale.
  • Il sale marino decolora i capelli e può virarne il colore.
  • I capelli crescono più velocemente.
  • Chi ha un cuoio capelluto grasso invece, grazie all’acqua di mare vedrà migliorare l’aspetto dei propri capelli perché il sale svolge un’azione pulente, diminuisce l’eccesso di sebo e la chioma risulta più lucente.

Come proteggere i capelli al mare

SOS capelli post vacanza? La combinazione di acqua di mare e raggi UV può avere degli effetti negativi sui capelli. Di seguito trovate dei consigli per proteggere i capelli dall’effetto crespo, dal sole e dal vento e godervi il bagno al mare in tranquillità:

  • Dopo ogni bagno applicate un olio o spray che nutre e protegge dai raggi solari. Eviterà che la fibra capillare si danneggi, che il colore si sbiadisca e che i castani virino al rosso.
  • Sciacquate i capelli con acqua dolce dopo il bagno, così si elimina gran parte del sale e della sabbia depositata sul capello e si proteggono le cuticole.
  • Applicate una maschera nutriente; quelle ricostituenti ripristinano il nutrimento perso durante il giorno e fanno tornare i capelli voluminosi e lucenti.
  • Preferite acconciature morbide in spiaggia: no a code strette, meglio trecce morbide o lasciare i capelli sciolti. Sarà così più semplice sciacquarli da sabbia e sale e farli asciugare tra un bagno e l’altro.
  • Utilizzate un cappello in spiaggia.
  • Applicate sulle lunghezze una crema senza risciacquo che aiuta a mantenere il capello idrato e ad impedire che il sale si fissi sul capello. In base al tipo di capelli scegliete il leave-in adatto a voi.
  • Mettete da parte in estate phon e piastra e lasciate i capelli asciugare al naturale, vi ringrazieranno!

E adesso 3 errori da non fare per tutelare la salute dei vostri capelli:

  1. Lavare i capelli solo con il balsamo e non con lo shampoo li stresserà eccessivamente. Dopo il mare i capelli vanno detersi a fondo dalla salsedine e sabbia.
  2. Evitate di effettuare trattamenti chimici come stiratura o decolorazioni prima di esporsi al sole, perché i capelli risulterebbero più deboli.
  3. Gli spray al sale che si trovano in commercio per avere i capelli con le onde “effetto spiaggia” vanno usati con moderazione, perché c’è il rischio che i capelli si secchino e si spezzino più facilmente, soprattutto se avete i capelli ricci. Meglio optare per un prodotto ricco di oli idratanti da applicare sui capelli puliti e umidi.

Ora sapete perché al mare i capelli si arricciano e seguendo queste poche regole beauty avrete una chioma sempre perfetta anche in vacanza.

Antipasti con frutti di mare

Antipasti con frutti di mare

State cercando delle idee sfiziose per creare degli antipasti con frutti di mare?

In questo articolo troverete 3 idee originali, facili e veloci da realizzare con i vostri prodotti preferiti Nieddittas.

Seguendo queste indicazioni riuscirete a portare in tavola degli antipasti con frutti di mare diversi dalla solita insalata di mare.

Capesante al bacon e pepe verde

Si tratta di un antipasto di pesce insolito che si prepara in meno di 20 minuti, ideale per una cena tra amici o un’occasione di festa per fare un bel figurone! Gli ingredienti che vi servono sono:

  • 6 capesante pulite
  • 2 fette di bacon tagliate a tocchetti
  • 1/2 bicchierino di Cognac
  • 1 cucchiaino di pepe verde
  • 30 g di burro
  • Sale q.b.

Come si preparano le capesante al bacon e pepe verde? È molto semplice. Staccate i molluschi dalla valva aiutandovi con un coltellino, eliminate il corallo. Pestate il pepe o tritatelo in un mixer.

In una padella antiaderente cuocete il bacon su fiamma viva fino a quando rilascia il suo grasso e diventa croccante. Scolatelo e tenetelo da parte al caldo.

Dopo aver pulito la padella, aggiungete il burro e fatelo fondere, unite le capesante e fate cuocere per mezzo minuto circa per lato. Aggiustate di sale, sfumate con il Cognac e lasciate che l’alcol evapori.

Ora unite il bacon, mescolate e trasferite le capesante nelle conchiglie. Guarnite con un’abbondante macinata di pepe verde tritato e servite.

Antipasti con frutti di mare alla marinara

Questa ricetta la potete servire come antipasto o anche come secondo piatto; consiste nel cuocere in una casseruola cozze, vongole o altri frutti di mare a piacere e telline assieme ad una marinata di olio, aglio, peperoncino e pomodoro, il tutto condito dal prezzemolo tritato, una vera bontà!

Iniziamo elencando ciò che vi occorre:

  • Frutti di mare 1,5 kg
  • Pomodori ramati 4
  • Aglio 1 spicchio
  • Vino bianco 1 bicchiere
  • Olio extravergine d’oliva 2 cucchiai
  • Sale q.b.
  • Peperoncino fresco 1

Dopo aver eliminato il bisso, mettete le cozze e le vongole Nieddittas in una casseruola col coperchio insieme a mezzo bicchiere di vino bianco secco. Una volta che i frutti di mare si saranno aperti, prelevateli e filtrate il liquido che sarà rimasta sul fondo della pentola e tenetelo da parte.

Fate rosolare uno spicchio d’aglio tritato nell’olio, aggiungete il peperoncino e i pomodori pelati, privati di semi e tritati. Dopo qualche minuto unite le telline e il liquido di cottura precedentemente filtrato.

Lasciate insaporire per 10 minuti circa aggiungendo il resto del vino bianco. A cottura quasi ultimata spolverate con del prezzemolo tritato e adagiate le cozze e le vongole. Aggiustate di sale e servite i frutti di mare alla marinara ben caldi.

Bruschette ai frutti di mare

L’ultimo degli antipasti con frutti di mare che vi proponiamo è un’alternativa alle classiche bruschette, ottime anche per un aperitivo sfizioso.

Ingredienti per 4-6 persone:

  • 12 fettine di pane
  • 200 g di cozze Nieddittas
  • 200 g di vongole Nieddittas
  • 120 g di gamberetti lessati e sgusciati
  • 120 g di capesante Nieddittas
  • 120 g di calamaro lavato e tritato
  • olio extravergine di oliva
  • una manciata di prezzemolo tritato
  • 4 spicchi d’aglio
  • 4 pomodori
  • sale e pepe

Preparazione:

Fate aprire le cozze e le vongole in una padella a fuoco medio, eliminate gli eventuali gusci che non si sono aperti. Sgusciate i molluschi e metteteli da parte in una terrina.

Scaldate il forno a 200°C e intanto fate rosolare in una padella a fuoco dolce l’aglio e il prezzemolo tritati con dell’olio. Dopo pochi minuti alzate la fiamma, unite i gamberetti, le capesante e il calamaro. Lasciate cuocere per 10 minuti poi aggiungete i pomodori pelati e tritati. Dopo 5 minuti unite le vongole e le cozze e completate la cottura. Spegnete il fuoco e tritate tutto.

Fate tostare nel forno le fette di pane, spalmateci sopra il trito di frutti di mare e decorate con i pezzi rimasti interi e qualche ciuffo di prezzemolo.

Come si forma la sabbia del mare?

Come si forma la sabbia del mare?

Forse a qualcuno di voi mentre sdraiato al sole ammirava la bellezza del mare sarà capitato di domandarsi “come si forma la sabbia”? In questo articolo risponderemo a questo quesito e capiremo cos’è la sabbia e perché si è accumulata andando a formare le tante meravigliose nostre spiagge.

L’origine della sabbia

La sabbia è una roccia sedimentaria la cui formazione avviene nel corso di millenni, è quindi un processo molto lungo. Non esiste un’unica tipologia e può essere di vari colori (bianca, grigia, nera, rossa o la rarissima rosa), ma come si forma la sabbia del mare? La sua formazione può avvenire per tre modi differenti:

  1. Per erosione delle rocce di qualsiasi natura e dei minerali appartenenti a un determinato luogo.
  2. Per l’accumulo di sedimenti portati soprattutto dai fiumi: i corsi d’acqua dolce portano nei mari detriti e resti organici quali scheletri e gusci di molluschi, conchiglie particolari, coralli e crinoidi che vengono poi distribuiti dalle correnti e dalle onde lungo i litorali.
  3. Per precipitazioni ipersaline. Quando si verificano certe condizioni chimico-fisiche, come l’elevata quantità di ioni in soluzione e la forte evaporazione, alcuni granelli possono precipitare sulla terra direttamente dalla pioggia.

Questo spiega il motivo per cui la sabbia non è tutta uguale, la sua composizione e il suo colore dipendono dalle rocce d’origine. È l’alterazione fisica-chimica delle rocce e delle montagne a produrre quei granelli che vengono trasportati verso il mare, prima da parte dei piccoli ruscelli e poi dai fiumi.

Per esempio, in prossimità di un vulcano, la sabbia sarà nera come quella di Stromboli; invece, nei pressi di una barriera corallina la sabbia apparirà bianco-rosata perché composta da detriti di origine organica come scheletri calcarei e silicei.

L’aspetto di un lido dipende dalla forma della costa: se è alta e rocciosa la sabbia sarà formata dall’erosione e dai crolli della scogliera stessa, se ne possono trovare di questo tipo in Liguria. Quelle adriatiche si sono formate dall’apporto sabbioso dei fiumi.

I minerali che compongono la sabbia

La sabbia comune è costituita principalmente da silicio sotto forma di quarzo, e di granito. I minerali principali sono:

  • quarzo e feldspati in sabbie chiare;
  • magnetite, ematite e granato in sabbie scure.

Quando si deposita al suolo, la sabbia dà origini a tipiche forme: le dune quando trasportata dal vento, o la barra, se trasportata dalla corrente marina, e la spiaggia, se trasportata dal moto ondoso.

La sabbia bianca che caratterizza molte isole di arcipelaghi, come quello dei Caraibi, delle Seychelles o del Mar Rosso, è composta integralmente da carbonato di calcio precipitato, calcare, quarzo e resti organici di conchiglie. Noi di Nieddittas che viviamo in Sardegna siamo fortunati perché per camminare su sabbia bianchissima e fine non dobbiamo andare così lontano. Leggete qual è il mare più bello della Sardegna.

Sia in ambiente mediterraneo che tropicale un contributo importante alla formazione delle spiagge è dato da gusci e scheletri di organismi marini. La tanto odiata dai bagnanti Posidonia oceanica è frutto di questa sabbia, data la ricca fauna che ospita.

Altra sabbia può derivare dai fondali antistanti, magari molto tempo prima quando il livello del mare era più basso rispetto a quello attuale. Ne sono un esempio le isole-barriera che caratterizzano la costa atlantica degli Stati Uniti.

Le sabbie a composizione quarzosa vengono utilizzate come abrasivi, mentre le sabbie silicatiche prive di argilla sono usate per produrre il cemento.

Il divieto di raccogliere sabbia dalle spiagge

Abbiamo chiarito come si forma la sabbia e vi ricordiamo che prelevare la sabbia dai lidi è reato!

Sono tanti i ladri di sabbia che vengono scovati ogni anno negli aeroporti. Molti al rientro della vacanza al mare pensano di portare a casa la sabbia e le conchiglie come souvenir senza magari sapere che questo gesto può costargli caro; si tratta infatti di furto aggravato dato che si tratta di “cosa destinata alla pubblica utilità” esposta alla pubblica fede. Secondo l’art. 1162 del Codice della Navigazione: “chiunque estrae arena, alghe, ghiaia o altri materiali nell’ambito del demanio marittimo o del mare territoriale ovvero delle zone portuali della navigazione interna, senza la concessione prescritta nell’articolo 51, è punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 1549,00 a euro 9296,00”.

Perché il Mar Morto si chiama così?

Perché il Mar Morto si chiama così?

Il Mar Morto è un grande lago salato situato al confine tra Israele e Giordania, famoso per le sue acque ad elevata salinità. Sono stati tanti i nomi attribuiti a questo bacino: lago Asfaltide (ossia “lago dell’asfalto”), Mare di Sale, Mare Pestilenziale, Mare di Sodoma, Mare del deserto e infine sono stati i turchi ottomani a dargli il nome attuale.

Tra le tante curiosità del mondo marino per gli appassionati di mare come noi vi è sicuramente: il Mar Morto perché si chiama così? Scopriamolo in questo articolo e capiamo anche come mai le sue acque permettono ai bagnanti di galleggiare senza sforzo, rendendo però impossibile il nuoto.

Mar Morto: il bacino più basso e più salato del mondo

Il Mar Morto è un lago salato situato nel Vicino Oriente al confine tra tre paesi: Israele, Giordania e Cisgiordania nel deserto della Giudea e si estende per 650 km2. Si tratta di uno dei bacini con la più elevata salinità (raggiunge i 330 grammi di Sali ogni chilogrammo d’acqua, circa 8 volte superiore alla salinità media degli oceani) e si trova a circa 420 metri sotto il livello del mare, nella depressione più profonda creatasi nei millenni per effetto dell’evaporazione delle sue acque; si trova quindi in uno dei punti più bassi della Terra ed è un mare chiuso, riceve le acque del fiume Giordano e del fiume Uadi Mujib, ma non ha emissari. Può essere suddiviso in due bacini:

  • Quello superiore di profondità elevate.
  • Quello inferiore che non ho mai superato i 2 metri di profondità massima ed è ad oggi quasi prosciugato.

La salinità del Mar Morto varia a seconda della profondità: in superficie la salinità è più diluita e aumenta con la profondità. I 330 grammi per litro si trovano intorno ai 100 metri, più avanti l’acqua saturandosi fa depositare il sale sul fondo.

A cosa è dovuta quest’alta concentrazione di sale? Il livello di salinità stimato supera il 33% ed è dovuto all’erosione continua dei fiumi, che passavano per la valle tettonica dove ha avuto origine il fiume, e al clima arido che ha favorito l’evaporazione e permesso che il sale si accumulasse nelle acque. Per far un esempio di livello di sale normale, quello del Mar Adriatico corrisponde a 3,8%.

Vediamo adesso perché si chiama in questo modo.

Mar Morto: perché si chiama così

Come avrete intuito, il Mar Morto si chiama così perché il suo livello di salinità condiziona la vita delle sue acque. È impossibile che qualche specie animale sopravviva o si riproduca con un così alto tasso di salinità. L’origine del nome deriva quindi dal fatto che non c’è vita tra le sue acque. Nel Mar Morto sono presenti solo qualche micro-alga e batteri.

Immergersi in queste acque è una sensazione unica e surreale, la densità è così alta che consente a chiunque di galleggiare senza alcuno sforzo e nuotare risulta impossibile.

Le acque del grande lago salato apportano dei benefici: sono ricche di sali minerali come il cloruro di Potassio, il Bormio e il Magnesio, l’aria ha un alto livello di ossigeno, un basso tasso di raggi UV, l’atmosfera è densa di bromuro, le temperature calde e il basso livello di umidità migliorano il benessere generale dell’organismo. Sono un ottimo alleato della salute della pelle e delle vie respiratorie; quest’acqua cura infatti alcune patologie come l’artrite, la vitiligine e la psoriasi.

Se decidete di fare una vacanza sul Mar Morto potrete godere anche dei trattamenti naturali ai fanghi, un vero toccasana per la pelle.

Il Mar Morto è in pericolo?

Il livello di questo bacino d’acqua sta diminuendo vertiginosamente con il ritmo di un metro l’anno e sarebbe destinato piano piano a scomparire. Essendo il punto più basso della terra è anche uno tra i più caldi, per cui la conseguente evaporazione non è compensata dall’afflusso delle acque del fiume Giordano. Pensate che negli ultimi 40 anni ha perso oltre 25 metri!

Tra le soluzioni efficaci che si stanno studiando per rialzare il suo livello ci sarebbe quella di creare un collegamento col Mar Rosso, un progetto ancora in fase di progettazione e che rappresenterebbe una grande possibilità di produzione di energia elettrica.

Come si pescano i tartufi di mare

Come si pescano i tartufi di mare

Quando si parla di molluschi e frutti di mare ci vengono subito in mente le cozze e le vongole di Nieddittas, come se questi fossero gli unici che si possono utilizzare per creare dei buonissimi piatti a base di pesce. In realtà, i buongustai sanno bene che il mare ci regala molte altre prelibatezze come i tartufi di mare, dei bivalvi simili alle vongole che però non vengono allevati, quindi, servono mani esperte per poterli catturare.

Ma come si pescano i tartufi di mare? Questi molluschi bivalvi difficilmente si trovano nei mercati ittici e nei menu dei ristoranti, ma per motivi di sicurezza ambientale e igienico sanitari è sempre bene diffidare dai pescatori di frodo e fare acquisti presso rivenditori accreditati.

Come si pescano i tartufi di mare?

Il tartufo di mare ama vivere in colonia nei fondali sabbiosi anche ad una profondità di venti metri; a tal proposito, dato che al momento non esistono allevamenti per questo prodotto ittico, i tartufi devono essere pescati a mano dai subacquei o con rastrelli da natante.

Oltre al modo con cui devono essere pescati bisogna rispettare anche dei periodi di fermo per la pesca: dal 1° giugno al 31 luglio di ogni anno è vietata la pesca dei tartufi di mare. Troppe volte la Guardia Costiera è dovuta intervenire in diverse regioni multando pescatori che non rispettavano il fermo biologico oppure non adottavano il giusto metodo di raccolta; per quest’ultimo in particolare si presta molta attenzione, perché spesso i tartufi vengono pescati in quantità eccessive oppure con mezzi come le draghe che danneggiano i fondali marini in cui vivono, causando ingenti danni ambientali.

Caratteristiche e habitat

La Venus verrucosa è meglio conosciuta come tartufo di mare, ma in diverse regioni italiane è conosciuta con altri nomi dialettali come taratufi e noci di mare; si tratta di un mollusco bivalve marino simile alla vongola. A differenza di quest’ultima, le conchiglie degli esemplari più grandi possono raggiungere una dimensione di 6 cm di diametro; il guscio presenta delle lamelle concentriche ed è molto robusto. La parte esterna della conchiglia del tartufo di mare in genere varia da una colorazione chiara tendente al beige a quella più scura delle sfumature del marrone, mentre la parte interna è liscia e biancastra.

Esemplari di questo mollusco si trovano un po’ in tutto il mondo come nell’Oceano Atlantico Orientale, nelle coste sudafricane e norvegesi e nel Mediterraneo in particolare nel Mar Adriatico. Come abbiamo detto in precedenza, preferiscono fondali sabbiosi, ma non disdegnano anche quelli melmosi e in particolare si sedimentano nei pressi delle praterie di posidonia; per questo motivo sono vietati dei metodi di pesca invasivi come i pescherecci con le draghe che andrebbero a distruggere questa vegetazione marina causando degli squilibri all’ossidazione delle acque con tutto ciò che ne deriverebbe.

Proprietà nutritive

I tartufi di mare possono essere mangiati sia cotti che crudi con le dovute attenzioni; come altri molluschi, anche questo prodotto è ricco di proteine ad alto valore biologico, di vitamine e minerali come ferro, potassio e iodio. Contengono alte quantità di colesterolo, perciò, sono sconsigliati ai soggetti che soffrono di ipercolesterolemia e potrebbero provocare delle allergie soprattutto in caso di intolleranza all’istamina.

I tartufi di mare però sono anche un alimento poco calorico, perciò, possono essere introdotti nelle diete ipocaloriche dimagranti; dato che il guscio quando è chiuso trattiene l’acqua di mare, sarebbe meglio buttare l’acqua di cottura perché ricca di sodio, in particolar modo se si soffre di ipertensione arteriosa. Si può affermare quindi che i tartufi di mare sono un alimento molto nutriente da consumare comunque in maniera sporadica e a piccole quantità.

Sicurezza alimentare

Mangiare un mollusco da crudo è sempre un rischio: come molte altre specie, anche i tartufi di mare si nutrono filtrando l’acqua per assorbire fitoplancton e micro alghe. Questa dieta consente loro di accumulare batteri e sostanze inquinanti dannose per la salute dell’uomo. Il pericolo più grande è quello del virus dell’epatite A e del colera soprattutto quando il tartufo cresce e viene prelevato in zone non depurate come gli scarichi fognari. Filtrando l’acqua questo mollusco può entrare in contatto anche con sostanze inquinanti come le microplastiche e mercurio. La cottura può aiutare a diminuire il rischio di contaminazioni, ma non sempre è sufficiente: a volte per salvaguardare le loro qualità non si effettuano cotture adeguate. La soluzione più sicura è quella di acquistare i molluschi da rivenditori accreditati.

Dato che non esistono allevamenti e che sono per lo più pescati a mano possono avere un prezzo maggiore rispetto agli altri molluschi più comuni come le cozze e le vongole, l’importante è valutare la loro freschezza esaminando la compattezza del guscio e l’odore che emanano.

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