Come si fanno i castelli di sabbia

Come si fanno i castelli di sabbia

Uno dei giochi da spiaggia più amati dai bambini è quello di costruire i castelli di sabbia, un passatempo perfetto mentre si aspetta di digerire per farsi un tuffo in mare.

La bella stagione sembra essere arrivata e se amate il mare come noi di Nieddittas fatevi trovare preparati, leggete dei consigli e idee su come si fanno i castelli di sabbia, per fare bella figura e soprattutto rendere felici i bambini.

Armatevi di secchiello, palette, formine, un po’ di pazienza e un pizzico di fantasia e… buon divertimento!

Quale sabbia utilizzare?

La sabbia non è tutta uguale; il tipo ideale per fare i castelli e le sculture è quella molto fine che riesce ad intrappolare le particelle d’acqua così da mantenersi compatta per molto tempo e allo stesso tempo modellabile. Più i granelli sono fini e più la struttura sarà stabile.

Scegliete della sabbia pulita e priva di detriti. Provate a metterne un pugno in un secchiello con un po’ di acqua: se diventa torbida vuol dire che ha troppo argilla e non va bene, mentre se resta limpida il risultato sarà migliore.

In base al tipo di sabbia dovrete usare un diverso quantitativo di acqua, non vi è una proporzione standard, ma in generale si consiglia di utilizzare l’1-2% di acqua rispetto alla sabbia. Se è fine ha bisogno di meno acqua. Ma come si fanno i castelli di sabbia? Vediamo di che strumenti abbiamo bisogno.

Cosa occorre e dove costruire il castello di sabbia

Ecco cosa vi servirà per fare un castello di sabbia perfetto, oltre naturalmente alla sabbia e all’acqua:

  • Palette.
  • Secchio per modellare le torri.
  • Spatola e coltello di plastica o cannuccia per scolpire.
  • Secchi per trasportare sabbia e acqua per costruire.
  • Formine, conchiglie, bandierine e sassi per decorare le torri.
  • Spruzzino di plastica per l’acqua, così da idratare la sabbia.

È fondamentale scegliere per prima cosa dove costruire il castello: meglio ad un paio di metri dal bagnasciuga per evitare che la marea possa distruggere in un attimo tutto il lavoro. Controllate il punto massimo in cui le onde arrivano sulla sabbia e tenetevi alla giusta distanza.

Come si fanno i castelli di sabbia: passaggi

Innanzitutto, bisogna preparare una base solida e compatta. Livellate dunque un piano dove costruire il castello di sabbia. Aggiungete acqua alla sabbia con uno spruzzino fino a quando riuscirete a formare facilmente una palla senza che le dita rimangano troppo sporche e appiccicose.

Compattate il mucchio di sabbia bagnata con mani e piedi o una paletta facendo in modo si distribuisca su tutta la superficie in modo omogeneo. Avrete così creato una buona e solida base che sarà in grado di reggere il peso del castello.

Modellate la torre e le mura del castello usando palette, rastrelli, decorazioni varie come sassi, conchiglie o bandierine. Potete costruire le torri anche usando il classico secchiello e delle formine. Se non ne avete, improvvisate usando la parte alta e bassa delle bottiglie di plastica come stampo (ricordandovi di buttarle in un apposito cestino una volta utilizzate per non lasciare nessun rifiuto in spiaggia).

Mantenete la sabbia umida così sarà più facile modellarla e dopo aver fatto le torri, iniziate a creare le mura esterne.

Costruite un castello non più alto di mezzo metro e se volete scavate un fossato attorno alla costruzione, che poi riempirete d’acqua. Per rifinire tutti i dettagli del vostro castello utilizzate piccoli attrezzi.

Una volta terminato, non dimenticate di scattare qualche bella foto ricordo della vostra creazione!

Antipasti di mare gourmet

Antipasti di mare gourmet

Quando organizziamo un buon pranzo con amici o parenti per un’occasione speciale non possiamo tralasciare la parte più importante: l’aperitivo. Oggi proponiamo alcuni antipasti di pesce: abbiamo selezionato 4 ricette facili e alla portata di tutti per dare un tocco sfizioso al vostro banchetto.

Ecco a voi i nostri antipasti di mare gourmet da portare in tavola nelle occasioni speciali, buon lavoro!

1. Tartare di salmone

La tartare di salmone è una ricetta semplice e gustosa, perfetta per le occasioni importanti. È fondamentale innanzitutto che il salmone sia abbattuto, in modo che consumarlo crudo non provochi alcun rischio per la salute.

Tagliate il salmone a cubetti e metteteli in una ciotola insieme a due cucchiai di olio extravergine, sale, pepe, succo di limone, un filo di aceto e un po’ di trito di erba cipollina. Mischiate bene e lasciate insaporire brevemente.

Per impiattare potete utilizzare un coppa-pasta, in modo da dare al piatto un aspetto ordinato. Per gli amanti del salmone crudo questo antipasto sarà un vero successo.

2. Cozze alla marinara

Preparare le cozze alla marinara è molto semplice e richiede pochi ingredienti, ma di qualità. Nieddittas garantisce prodotti sempre sani e sicuri, cozze, e non solo, di altissima qualità, provenienti dal Golfo di Oristano.

Per preparare le cozze alla marinara dovete prendere una padella antiaderente e versare olio extravergine di oliva in abbondanza e far rosolare due spicchi d’aglio (se volete che sprigionino più aroma e sapore consigliamo di schiacciarli).

Aggiungete le cozze Nieddittas e, appena notate che iniziano ad aprirsi, sfumate con del vino bianco. Tritate del prezzemolo e versatelo in padella insieme alle cozze, poi chiudete e aspettate finché tutte le cozze non siano dischiuse.

Impiattate a piacimento e gustatevi questo delizioso finger food, buon appetito!

3. Capesante gratinate

Le capesante gratinate sono uno degli antipasti di mare gourmet perfetti per le occasioni speciali, ma allo stesso tempo molto semplici e veloci da preparare.

Innanzitutto concentriamoci sulla panure: togliete la crosta dal pane e tagliate la mollica a piccoli dadini. Mettete i dadini di mollica in un mixer con olio extravergine, sale e pepe. Aggiungete del prezzemolo e un po’ di scorza di limone grattugiata.

Frullate e farcite le capesante col composto che avete ottenuto. Dopo che avete farcito tutte le capesante, lasciate cuocere in forno a 190 °C per circa un quarto d’ora. Per essere sicuri che le capesante gratinate siano pronte controllate che si crei una crosticina dorata e da leccarsi i baffi.

4. Insalate di mare

L’insalata di mare è sicuramente un grande classico della nostra cucina e ne esistono innumerevoli versioni. L’insalata che proponiamo oggi sarà a base di cozze Nieddittas, polpo, vongole e gamberetti.

Innanzitutto pulite i frutti di mare, lavando bene sotto l’acqua corrente ed eliminando ogni impurità. Ricordate di eliminare le vongole o cozze che non siano perfettamente sigillate. Nel caso dei gamberetti ricordatevi di tagliare testa, zampe, coda e carapace. Il polpo, invece, lo puliremo in seguito.

In una pentola versate verdure tagliate, come sedano e carote e coprite con acqua. Se volete un tocco in più potete aggiungere qualche foglia di prezzemolo tritato. Fate bollire aggiustando di sale e pepe e immergete il polpo, lasciando cuocere per mezz’ora.

Quando il polpo è pronto toglietelo dall’acqua insieme alle verdure e tenete il tutto da parte, mentre nella stessa acqua versate i gamberetti e lasciate cuocere per circa un minuto. Poi scolate il tutto.

In un tegame versate un filo d’olio e uno spicchio d’aglio schiacciato. Dopo aver fatto brevemente rosolare versate le vongole e le cozze. Fate cuocere qualche minuto, finché tutte le vongole e le cozze non siano aperte.

Ora che il polpo che avete lasciato da parte si è raffreddato potete finalmente pulito, eliminando occhi e interiora (che si trovano nella testa) e tagliando i tentacoli come siete abituati a vederli nelle insalate di mare.

Infine, in un contenitore abbastanza grande mettete il polpo tagliato, le vongole, le arselle e i gamberetti e condite il tutto con del prezzemolo tritato, succo di limone, sale e pepe. Mischiate bene e servite in piccoli piatti da portata. Il vostro aperitivo di mare gourmet è pronto!

Giornata mondiale degli oceani: perché la festeggiamo e quando è?

Giornata mondiale degli oceani: perché la festeggiamo e quando è?

Sono chiamati i “polmoni del Pianeta” perché rappresentano la più grande risorsa di ossigeno della Terra. Stiamo parlando degli oceani, che compongono oltre il 70% della superficie del globo e svolgono anche un ruolo importante nella moderazione del clima.

Per ricordarci quanto è fondamentale preservarli il più a lungo possibile, si celebra l’8 giugno di ogni anno in tutto il mondo la Giornata Mondiale degli Oceani. Vediamo di cosa si tratta e perché la festeggiamo.

Perché si celebra la Giornata Mondiale degli Oceani?

La Giornata Mondiale degli Oceani è stata istituita l’8 giugno del 1992 a Rio de Janeiro durante il Vertice sull’ambiente e dal 2008 è riconosciuta anche dalle Nazioni Unite. Nel 2009 c’è stata l’inaugurazione ufficiale con il tema “I nostri oceani, la nostra responsabilità”.

Lo scopo del World Oceans Day è quello di far riflettere un giorno intero sulla loro importanza e sul ruolo cruciale che svolgono. Infatti, non solo l’oceano, diviso nei tre bacini Pacifico, Atlantico e Indiano, ricopre più del 70% della superficie terrestre e ospita l’80% della biodiversità mondiale, ma produce anche la metà dell’ossigeno che respiriamo presente in atmosfera.

Assorbe quasi un terzo dell’anidride carbonica prodotta dall’uomo, contrastando gli effetti del riscaldamento terrestre e in più sono la nostra principale riserva di proteine: oltre 3 miliardi di persone dipendono da loro per la biodiversità e per il proprio sostentamento.

Insomma, l’acqua oceanica è fonte di vita; pensate che in essa vivono un’enorme varietà di specie: dalle minuscole alghe e batteri che costituiscono il fitoplancton ad animali come balene, delfini, squali, foche e pinguini, solo per citarne alcuni.

Infine, gli oceani contribuiscono all’economia di intere nazioni (blue economy), si stima appunto che da essi dipenda circa il 5% del prodotto interno lordo mondiale e dà lavoro a milioni di persone.

Anche noi di Nieddittas lavoriamo grazie al mare e conosciamo bene il suo valore, per questo lo amiamo e lo rispettiamo attraverso un monitoraggio continuo che ci permette di verificare che i microorganismi presenti nelle nostre acque rientrino sempre nei parametri di salute del mare stesso e che le nostre cozze, filtrando quel mare, si nutrano quindi in modo ideale, minimizzando l’impatto dei vivai nelle acque del Golfo di Oristano.

Gli oceani e l’inquinamento

Più di 140 paesi partecipanti si impegnano a considerare l’importanza dell’oceano e ideare dei progetti globali per proteggerlo.

L’8 giugno è anche un’occasione per mostrare i danni provocati dalle attività antropiche e creare delle strategie per la gestione sostenibile delle acque marine.

Ogni anno cresce l’attenzione verso la salvaguardia degli ambienti marini così come anche le sfide e i problemi ambientali da affrontare, per questo le autorità organizzatrici auspicano una maggiore cooperazione internazionale per tutelare la loro salute e ricchezza di biodiversità per le generazioni future.

Tutti gli anni in occasione di questo evento viene posto l’accento su un tema diverso, ad esempio lo scorso anno era “The ocean: life and livelihoods”, che significa “Oceano: vita e sostentamento”, che ha messo in luce come sia la fonte di vita dell’umanità e ogni altra specie e come sia importante raggiungere l’obiettivo di sviluppo sostenibile entro il 2030.

Purtroppo, l’ambiente marino e i suoi ecosistemi sono ancora minacciati dagli impatti derivanti dalle attività umane: pesca eccessiva, erosione di habitat costieri, inquinamento atmosferico chimico o da plastica e il riscaldamento globale.

Secondo quanto afferma l’Unione Mondiale per la Conservazione della Natura ogni anno vengono gettati in mare circa 8 tonnellate di plastica che costituiscono l’80% di tutti i detriti marini. Il World Economic Forum stima che entro il 2050 la plastica avrà superato in peso la fauna marina!

Oltre ad avere un significativo impatto sulla vita marina, prima che la plastica scompaia ci vogliono centinaia di anni non essendo biodegradabile.

Una soluzione al problema la fornisce la direttiva quadro sulla strategia per l’ambiente marino, che prevede un approccio olistico che mira a proteggere i mari e le coste favorendo l’uso sostenibile dei beni e dei servizi marini. Il Piano di monitoraggio nazionale prevede attività di campionamento trasversali per analizzare gli elementi caratteristici dell’ambiente marino e i fattori di pressione e di impatto che gravano sugli ecosistemi.

Un’altra attività del Ministero della Transizione Ecologica è il servizio antinquinamento che opera lungo le coste dell’Italia per contrastare l’inquinamento da idrocarburi in mare. Gli obiettivi di sostenibilità ambientale previsti dall’Agenda 2030 prevedono di conservare e utilizzare in modo sostenibile gli oceani, i mari e le risorse marine e le organizzazioni impegnate chiedono di proteggere almeno il 30% degli oceani entro il 2030.

Ad oggi abbiamo tutelato solo il 7% dei mari, è necessario, dunque, fare molto di più.

Cosa fare per proteggere gli oceani

Ognuno di noi ha un suo ruolo, non deve stare a guardare ma può fare qualcosa per interagire in modo sostenibile e prendersi cura dei cosiddetti polmoni blu, dei mari e delle risorse marine facendo in modo che flora e fauna marina sopravvivano e si riproducano garantendo la continuità delle specie.

La direttiva Europea in molti Paesi vieta l’uso di plastiche monouso e microplastiche, ma occorre passare alla raccolta della plastica in mare e al suo corretto smaltimento.

Ecco alcune buone pratiche che possiamo adottare:

  1. Evitare il più possibile prodotti usa e getta e scegliere materiali biodegradabili, naturali o ottenuti da riciclo dei rifiuti marini.
  2. Partecipare a iniziative di pulizia collettiva.
  3. Non abbandonare rifiuti in spiaggia.
Perché l’acqua di mare non si può bere?

Perché l’acqua di mare non si può bere?

Sarà capitato anche a voi di ingerire una piccola quantità di acqua durante un bagno al mare e avrete notato che non è affatto piacevole perché contiene una quantità eccessiva di sale, potenzialmente pericolosa per il nostro organismo. Capiamo meglio perché l’acqua di mare non si può bere e quali sono i suoi effetti sul corpo umano.

L’acqua del mare

L’acqua marina è chiamata anche acqua salata perché in essa sono disciolte quantità significative di sali, tra i quali il cloruro di sodio. Mediamente la concentrazione salina equivale a 35 grammi per litro, contro un decimo di grammo nell’acqua di fiume.

Nel nostro sangue, invece, la concentrazione salina, che permette la circolazione dei nutrienti e garantisce la funzionalità degli organi, sta intorno allo 0,9%. Nel nostro organismo sali e acqua sono in equilibrio osmotico per garantire il corretto funzionamento degli organi. Cosa succede allora se si beve acqua di mare?

L’equilibrio idrosalino

Per comprendere meglio perché l’acqua di mare non si può bere dobbiamo spiegare come funziona il principio di osmosi.

Tutte le nostre cellule sono rivestite da una membrana semipermeabile attraverso la quale l’acqua si sposta da una soluzione meno concentrata a una soluzione più concentrata. La membrana cellulare permette all’acqua di passare ma non al sale.

In una situazione normale, la concentrazione di sale all’interno delle nostre cellule è uguale alla concentrazione esterna perché c’è un perfetto equilibrio osmotico. Se si beve acqua di mare al posto dell’acqua dolce questo equilibrio si altera e per ristabilirlo si possono avere delle conseguenze anche gravi.

Facciamo un esempio. Se immergete dell’uva passa in un bicchiere d’acqua, l’uvetta si gonfierà di liquido perché lo assorbe, aumentando di volume. Lo stesso accade nel nostro corpo. Se c’è più sale nel plasma rispetto alle cellule, esse si svuoteranno cedendo acqua al plasma e si atrofizzano; viceversa, se l’ambiente extracellulare è povero di sale le cellule assorbono l’acqua fino a che l’equilibrio non si sarà ristabilito.

Vediamo perché fa male bere l’acqua marina.

Conseguenze

Se si beve acqua di mare aumenta notevolmente la concentrazione di sale nel sangue e quindi il nostro organismo per filtrare ed espellere il sale in eccesso mette in funzione i reni aumentando la produzione di urina. Peccato che la salinità della nostra urina non raggiungerà mai quella dell’acqua marina e dunque per depurarci del sale e tornare in equilibrio siamo costretti a disperdere nell’urina più acqua di quanta ne abbiamo ingerita. Per questo si va incontro alla disidratazione.

Ecco quali sono gli effetti dell’acqua di mare se ingerita dal nostro corpo:

  • Il sangue diventa meno liquido.
  • Bocca asciutta.
  • Crampi e sete.
  • Aumento del battito cardiaco (al fine di garantire ossigeno agli organi).
  • Restringimento dei vasi sanguigni.
  • Nausea, debolezza.
  • Stati deliranti.
  • Probabile blocco renale.

Se non si assumono nuovi liquidi per reidratarsi e anzi si continua a bere acqua di mare, il corpo non riesce più a reagire, si entra in uno stato di tossicosi e subentrano gravi disfunzioni renali dalle quali può derivare coma e morte.

Ovviamente si tratta di situazioni estreme, non capita di certo con la classica bevuta durante una nuotata!

Dove si trovano le ostriche?

Dove si trovano le ostriche?

Quando pensiamo ai frutti di mare, le ostriche sono sicuramente fra i più rinomati.

Associate, nell’immaginario comune, a raffinatezza ed élite, le ostriche possono essere consumate crude con del succo di limone o cotte al forno, alla brace o fritte per soddisfare ogni palato. L’ostrica di qualità è assolutamente irresistibile, ma se vi aspettate di assaggiare un cibo afrodisiaco purtroppo rimarrete delusi.

Noi di Nieddittas scegliamo, monitoriamo ed etichettiamo ostriche di ottima qualità provenienti da Francia e Olanda, che consegnamo in tutta la Sardegna e, grazie a Nieddittas a Domicilio, è possibile ordinarle anche a Milano, Roma e altre località italiane.

Se le ostriche fanno parte della dieta umana fin dai tempi preistorici, questo è dovuto sia al fatto che possono essere consumate crude, sia alla loro facile reperibilità: vi siete mai chiesti dove si trovano le ostriche? In questo articolo vi daremo finalmente la risposta che cercate, ma prima vediamo di imparare qualcosa in più su questo rinomatissimo mollusco.

Qualche nozione sulle ostriche

L’ostrica è un mollusco bivalve: ha una conchiglia composta da due “pezzi”, detti appunto valva. L’ostrica è di forma tondeggiante, con i margini dei due lembi del mantello frangiati. La conchiglia calcarea che contiene il mollusco è rugosa e grigiastra all’esterno, mentre internamente è liscia, bianca e “madreperlacea”.

Solitamente la si trova di dimensioni ridotte, dai 5 ai 9 cm di diametro, ma esiste anche di dimensioni maggiori, fino ai 20cm. Alcune specie di ostriche, presenti soprattutto in oriente, producono perle ricercate fin dai tempi più antichi; queste sono dette ostriche perlifere (pinctada margaritifera).

Molto particolare è il metodo di riproduzione del mollusco: le ostriche sono infatti ermafrodite, ovvero possono cambiare sesso al bisogno. Le loro uova si trovano nella cavità palleale.

Esistono molte varietà di ostrica; le più diffuse sono l’ostrea edulis, la crassostrea angulata e la crassostrea gigas:

  • Ostrea edulis: varietà di ostrica che vive principalmente nel mar Mediterraneo, da cui il nome di “ostrica europea”. È la varietà più diffusa in gastronomia, nonché la più costosa e rinomata. Il gusto di questa varietà è molto delicato;
  • Crassostrea angulata: detta anche “ostrica portoghese”, si tratta di una varietà meno pregiata rispetto alla ostrea edulis. Ha un sapore più forte ed è molto diffusa nella cucina italiana. È caratterizzata da una conchiglia dalla forma ovale e concava;
  • Crassostrea gigas: questa varietà è detta “ostrica giapponese”. È anch’essa meno pregiata rispetto all’ostrea edulis, ma al giorno d’oggi è la più allevata in tutto il mondo, compreso il Mediterraneo. Ha una forma ovale ed allungata.

Ora che ci siamo fatti un’idea più precisa su questo amatissimo mollusco, possiamo finalmente soffermarci sul loro habitat e rispondere alla nostra domanda iniziale.

Dove si trovano le ostriche?

L’ostrica vive in tutti i mari europei vicino alle coste e a bassa profondità, abbarbicata alle rocce o ad altri corpi solidi. È possibile trovarla anche sui fondali fangosi. La massima profondità a cui può essere trovata è di circa 40 o 50 metri. Come abbiamo accennato, è proprio la facile reperibilità di questo mollusco che lo ha reso parte della dieta umana fin da tempi immemori.

Esistono numerose varietà di ostriche originarie dei diversi mari del globo: al giorno d’oggi, grazie agli allevamenti, è possibile consumare anche varietà di ostrica non originarie del Mediterraneo.

Qualora vogliate raccogliere le ostriche autonomamente, è necessario rispettare i periodi consentiti dallo Stato o dalle varie Regioni. Il momento migliore è durante la bassa marea, in modo che sia possibile trovare i molluschi sugli scogli.

Quando raccogliete le ostriche, è importante assicurarvi che queste siano vive. Accorgersene è facile, in quanto chiudono il guscio immediatamente se toccate. Inoltre, è meglio non raccogliere i molluschi più piccoli e, soprattutto, avere cura di non prendere più ostriche di quanto consentito dalla Provincia di riferimento.

Dopo esservi procurati le ostriche manualmente o, in alternativa, dopo averle acquistate assicurandovi che siano vive e di qualità (come le ostriche Nieddittas), è indispensabile conservarle nella maniera corretta. Ecco alcuni consigli.

Come conservare le ostriche

Mangiare le ostriche crude è, per gli intenditori, un vero godimento; tuttavia, se non sono state conservate in maniera adeguata si potrebbe incorrere in rischi per la salute. Vediamo allora quali sono le regole da seguire perché il prodotto mantenga la sua freschezza fino al momento del consumo.

  • Innanzitutto, come abbiamo detto precedentemente, dovete assicurarvi che le ostriche siano vive e le valve perfettamente sigillate, in modo da non lasciare fuoriuscire l’acqua dal loro interno.
  • Posizionate le ostriche in modo che abbiano la valva concava rivolta verso il basso; adagiatele su un recipiente (o piatto) con il fondo coperto di ghiaccio e copritele con un panno umido. È assolutamente vietato immergere le ostriche in acqua dolce: trattandosi di un mollusco abituato all’acqua salata, non sopravviverebbe.
  • Dopo adagiato le ostriche sul contenitore coperte dal panno umido, mettetele in frigorifero a una temperatura compresa fra 4-6±2°C. In queste condizioni un’ostrica durerà circa 4 o 5 giorni.
  • Ricordate infine di tenere le ostriche lontano dalla luce e qualora avessero un odore strano o sgradevole buttatele immediatamente.
Quanti tipi di sabbia esistono?

Quanti tipi di sabbia esistono?

La sabbia non è tutta uguale, è fatta di minuscoli frammenti derivati da rocce e minerali di varia natura e dai successivi processi di sedimentazione. Basta confrontare la sabbia di due spiagge diverse per rendersi conto che può avere diverse granulometrie e cioè dimensioni varie.

Cos’è la sabbia?

Il termine sabbia in geologia e sedimentologia indica una precisa classe granulometrica e quindi può essere usata per definire una dimensione.

Fin dall’antichità la sabbia è usata per molti scopi: nell’edilizia e quindi per costruire (dato che la sabbia compone materiali come calcestruzzo e malta), per realizzare il vetro, la gomma in silicio, trova applicazione nello sport e nel deserto la usano addirittura per lavarsi.

Ma quanti tipi di sabbia esistono? Parliamo delle varie tipologie.

La sabbia del mare e quella del deserto

Innanzitutto, facciamo una prima distinzione tra il tipo sabbia del mare e quello del deserto.

La sabbia del mare è formata da granuli meno uniformi rispetto alla sabbia del deserto e con misure comprese tra 0,1 e 2 millimetro di diametro. Se i granuli sono più fini si forma il limo, se sono più grossi si ha il ghiaietto e la ghiaia.

Il tipo di sabba del deserto invece, è fatto di sabbie di origine eolica cioè prodotte dall’azione dei venti. Sono composte da granuli di dimensioni abbastanza uniformi tra loro e che possono variare tra 0,1 e 1 millimetro di diametro. Questo si deve al fatto che il vento riesce a trasportare solo granelli di queste misure.

Tipi di sabbia in base alla composizione

Come dicevamo, non esiste un unico tipo di sabbia. Le sabbie si differenziano sia per la loro composizione chimica che per la loro costituzione fisica. Secondo il primo criterio possiamo distinguere:

  • sabbia silicea;
  • sabbia quarzifera;
  • sabbia ferrosa;
  • sabbia calcarea;
  • sabbia micacea;
  • sabbia glauconitica.

Queste prendono il nome in base all’elemento che predomina in quelle pietre. La sabbia silicea, tipo la sabbia del Polesine (di origine alluvionale), è di colore grigio e il grano è arrotondato. Le sabbie calcaree sono composte da grani abbastanza duri, al contrario delle sabbie argillose che sono friabili e poco resistenti.

Tipi di sabbia in base alla granulosità

Relativamente alle dimensioni dei granelli, le sabbie possono essere suddivise in 3 categorie:

  1. sabbie fini, formate da grani piccolissimi;
  2. sabbie medie o sabbia comune, con grani di media grossezza ed arrotondati;
  3. sabbie grossolane.

Purtroppo, non si tratta di una risorsa infinita e quindi non è adatta allo sfruttamento industriale, anche perché se si cominciasse a prelevare materiale dai fondali marini o fluviali l’ecosistema sarebbe gravemente compromesso.

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