3 Mag 2023 | In evidenza, Magazine
Il Plancton Marino è stato utilizzato per la prima volta in cucina nel 2007 dallo chef spagnolo Ángel León, el Chef del Mar il cui ristorante vanta ben tre stelle Michelin. Nel 2014, la legislazione alimentaria dell’Unione Europea ha approvato il Plancton Marino come Novel Food, diventando così la prima microalga marina ad essere ufficialmente autorizzata per uso alimentare.
Già prima del 2014 il Plancton Marino veniva distribuito sul mercato per fini cosmetici e farmaceutici da un’azienda spagnola (che è oggi responsabile della coltivazione di questa microalga a fini alimentari).
In questo articolo scopriremo cos’è il plancton marino, quali sono i valori nutrizionali ed i benefici di questo alimento, quanto costa ed infine come utilizzare in cucina questo particolarissimo Novel Food.
Cos’è il plancton marino?
Plancton marino è il nome commerciale di una microalga unicellulare il cui nome scientifico è Tetraselmis chuii, alla base della catena alimentare. Questa microalga marina appartiene al fitoplancton, l’insieme degli organismi vegetali autotrofi fotosintetizzanti. Il fitoplancton svolge un ruolo essenziale per lo sviluppo della vita marina, poiché questi organismi sono capaci di sintetizzare sostanze organiche a partire da quelle inorganiche disciolte nell’acqua del mare, servendosi della luce solare come unica fonte energetica.
Il Plancton marino è dunque un alimento completamente vegetale, prodotto tramite la lavorazione della microalga Tetraselmis chuii. Solitamente lo si acquista liofilizzato: questo consente di avere maggiore flessibilità in cucina.
I valori nutrizionali del plancton marino
Il Plancton Marino è un alimento ricco di sali minerali essenziali quali ferro, fosforo, calcio, iodio, magnesio e potassio. È inoltre ricco di acidi grassi omega 3 e 6 e delle vitamine E e C.
In particolare, per 100 g di Plancton Marino si hanno:
- Kcal: 337
- Proteine: 38 g
- Carboidrati: 32 g
- Grassi: 7 g
- Sale: 4,8 g
- Acidi grassi polinsaturi 3,3 g
- Acidi grassi saturi: 2,1 g
- Acidi grassi monoinsaturi: 1,6 g
- Zuccheri: 0 g
I benefici del plancton marino
Il Plancton Marino offre numerosissimi benefici per la salute umana: ecco perché, già prima di essere utilizzata come alimento, questa microalga era già presente sul mercato a fini cosmetici e farmaceutici.
Ecco di seguito i principali benefici del tetraselmis chuii.
- Azione rigenerante e disintossicante: il Plancton Marino è un detox molto efficace per il nostro organismo. Questo perché la componente acquosa del nostro sangue contiene una percentuale di ioni e sale particolarmente somigliante a quella marina.
- Migliora la salute del cuore: come abbiamo visto, il Plancton Marino è ricco di sali minerali essenziali e acidi grassi omega 3, sostanze importantissime per la salute del nostro cuore.
- Nemico del cancro: il plancton è ricco di sostanze antiossidanti, le quali svolgono un’importantissima azione nel contrastare l’azione dei radicali liberi che, tramite l’ossidazione delle cellule, porterebbe col tempo all’invecchiamento e alla morte dei tessuti.
Quanto costa il plancton marino?
Il costo del Plancton Marino può variare da 1 fino a 4€ al grammo, arrivando così a toccare la considerevole cifra di quattromila euro al chilogrammo!
È bene però considerare che in cucina sono sufficienti solo 1 o 2 grammi per una pietanza di 4 porzioni. Un chilogrammo rappresenta di conseguenza una scorta considerevole (seppur particolarmente costosa).
Come utilizzare il plancton in cucina
Il Plancton Marino può essere utilizzato in cucina in moltissimi modi: si possono insaporire le pietanze dando loro, con un solo grammo di prodotto, un’incredibile gamma di sapori e aromi di mare. Può essere utilizzato, come lo chef stellato Ángel León ha dimostrato, per modificare salse o condimenti, per condire ottimi risotti, per arricchire il gusto del tartufo o, ancora, per preparare un delizioso gelato salato.
Prima di sperimentare in cucina è bene però imparare a conoscerne il gusto alla perfezione: il gusto del Plancton Marino è particolarissimo, impossibile da descrivere con le parole. Non assomiglia a nessun altro ingrediente. Un solo grammo di questa polvere verde sprigiona una miriade di aromi dalle diverse sfumature di mare fino anche a ricordi di tartufo o tè matcha.
Come abbiamo già detto, il Plancton Marino è venduto liofilizzato: per utilizzarlo bisognerà dunque reidratarlo con acqua. Generalmente si consiglia di utilizzare 3 parti di acqua per una di plancton. Si potrà poi dare libero sfogo alla fantasia (naturalmente dopo aver acquisito confidenza con le sue sfumature di sapore e aromi) e utilizzare la Tetraselmis chuii per le più svariate ricette! Potete utilizzarlo per i risotti, per le salse, potete aggiungerlo al brodo di pesce (o di carne) o addirittura potete aggiungerne mezzo grammo in uno smoothie mattutino, per giovare delle numerosissime proprietà di questo ingrediente.
In generale, è consigliabile aggiungere il Plancton Marino sempre a fine cottura, in modo che non si riscaldi eccessivamente e per un tempo troppo lungo.
Se vi piace il gusto del mare, potete donarlo a svariate ricette con un semplice pizzico di questo particolarissimo Novel Food.
26 Apr 2023 | In evidenza, Magazine
Le cozze sono un alimento gustoso che si presta a diversi tipi di preparazione. Uno di questi è la frittata di cozze, un secondo piatto veloce e semplice da preparare, tipico della cucina barese, che può essere servito anche come contorno o antipasto originale in grado di stupire tutti i commensali.
Curiosità sulla ricetta
La frittata richiede poco tempo e può essere preparata pure in anticipo; infatti, può essere gustata sia calda che fredda, non perderà l’intenso profumo di mare. Un’ottima soluzione salva cena o per un pranzo in ufficio.
Ci sono due modi per realizzare questo piatto: in uno si utilizzano le cozze col guscio fatte aprire sul fuoco e quindi cotte, nell’altro si usano le cozze crude sgusciate a mano, e in questo secondo caso il sapore intenso del mare sarà più evidente. Per i meno pratici si consiglia di acquistarle già pulite o di far compiere questa operazione al pescivendolo di fiducia. L’importante è che siano pregiate e di sicura provenienza come quelle Nieddittas.
Se non siete amanti del crudo, vi basterà aprire le cozze in padella con un filo d’olio, mettere il coperchio e attendere che si aprano. Lasciate intiepidire e raccogliete il mollusco. Attenzione a non cuocerle eccessivamente altrimenti risulteranno gommose. Una variante prevede anche l’aggiunta di qualche pomodorino tagliato a metà per rendere il tutto più colorato e saporito.
Spieghiamo ora i passaggi della frittata di cozze alla barese, cotta in padella senza coprila col coperchio e utilizzando le cozze crude.
Ingredienti
Per 4 persone vi occorrono:
- 200 g di cozze Nieddittas
- 40 gr di mollica di pane tipico pugliese o qualsiasi pane raffermo
- 4-5 uova
- Olio extravergine di oliva
- Pecorino
- Aglio
- Sale e pepe q.b.
- Prezzemolo tritato
Come fare la frittata di cozze alla barese
Pulire le cozze eliminando il bisso, poi con l’aiuto di un coltellino apritele e raccogliete il frutto in una ciotola.
Sbattete le uova con 3 cucchiai di pecorino grattugiato, il prezzemolo e le fettine di aglio tritati, sale, pepe e unite le cozze crude (in alternativa cotte) e la mollica di pane. Mescolate il tutto.
Scaldate un filo d’olio extravergine di oliva in una padella antiaderente alta 20 centimetri. Versiamo il composto ottenuto e friggiamo senza coperchio. Con un cucchiaio di legno compattate affinché la cottura sia uniforme. Fate dorate prima da un lato, poi girate la frittata aiutandovi con un coperchio o un piatto.
Terminata la cottura, rovesciate la frittata di cozze su di un piatto da portata e sarà pronta per essere servita.
24 Apr 2023 | In evidenza, Magazine
Paccheri, patate e cozze: oggi scopriremo come preparare questo semplice ma prelibato primo piatto di mare, perfetto per un pasto speciale in cui desiderate sorprendere i vostri invitati.
L’abbinamento delle cozze con le patate vi sorprenderà: i due sapori si bilanceranno perfettamente, per un risultato che delizierà tutti i commensali.
Prima di cominciare, ricordiamo l’importanza di leggere l’etichetta delle cozze che decidete di acquistare ed assicurarvi che siano di qualità e di sicura provenienza, come quelle a marchio Nieddittas. Con il servizio Nieddittas a Domicilio, oggi potete ordinare le vostre cozze non solo in tutta la Sardegna, ma anche a Milano, Roma e altre località italiane!
Fatta questa dovuta precisazione, vediamo ora di quali ingredienti avrete bisogno per realizzare la ricetta dei paccheri, patate e cozze.
Ingredienti per 4 persone
- Paccheri 320 g
- Patate pasta gialla 2
- Cozze Nieddittas 1 kg
- Vino bianco mezzo bicchiere
- Prezzemolo q.b.
- Aglio 1 spicchio
- Olio extravergine di oliva q.b.
- Sale q.b.
Paccheri, patate e cozze: procedimento
Pulite accuratamente le cozze strofinando il loro guscio con una spugnetta metallica. Versate dentro una pentola sufficientemente capiente un giro di olio extravergine di oliva ed uno spicchio d’aglio tritato finemente.
Lasciate che l’aglio diventi leggermente dorato e che si creino le prime piccole bollicine di olio, poi aggiungete le cozze ed il vino bianco. Coprite la pentola con un coperchio e lasciate cuocere a fiamma bassa per circa 10 minuti, fino a che tutte le cozze non si saranno aperte.
Quando le cozze si saranno aperte rimuovetele dalla pentola, avendo cura di conservare il liquido di cottura. Qualora qualche cozza sia rimasta chiusa, non esitate a buttarla via.
Ora lasciate da parte le cozze, mettete sul fuoco una pentola colma d’acqua per cuocervi i paccheri e poi dedicatevi alle patate. Lavatele accuratamente sotto l’acqua corrente in modo da rimuovere eventuali residui di terra, poi rimuovete la buccia aiutandovi con un pelapatate e tagliatele a cubetti non troppo grandi. Prendete nuovamente la pentola con il liquido di cottura delle cozze e aggiungetevi un filo d’olio extravergine di oliva. Versatevi dentro le patate tagliate a cubetti, coprite la pentola con il suo coperchio e fate cuocere a fiamma media per circa 10 minuti.
Rimuovete le cozze dal loro guscio (potete lasciarne qualcuno come decorazione del piatto) e, trascorsi i 10 minuti di cottura, aggiungete le patate in pentola assieme ad un pizzico di sale. Aggiungete anche un ciuffo di prezzemolo tritato e fate cuocere a fiamma bassa per ulteriori 5 minuti. Arrivati a questo punto, avrete probabilmente già versato i paccheri nell’acqua bollente salata e, probabilmente, il momento di scolare la pasta sarà già vicino.
Scolate i paccheri e versateli nella pentola insieme al condimento di patate e cozze. Mescolate per bene; ora finalmente non vi resta che impiattare! Se dovesse avanzare un po’ di pasta nessun problema, per massimo un giorno potrete conservare i paccheri, patate e cozze in frigorifero.
20 Apr 2023 | In evidenza, Magazine
Dopo una bella giornata trascorsa al mare è inevitabile trovare un po’ di sabbia dappertutto: nelle ciabatte, in macchina e talvolta nel tessuto del costume.
Magari vi siete seduti sul bagnasciuga per prendere il sole e rilassarvi ammirando il mare, oppure per giocare con i vostri bambini a costruire castelli di sabbia. Una volta tornati a casa vi siete però accorti che dei granelli di sabbia sono rimasti attaccati al costume e non vanno via col semplice lavaggio. Non disperate, in questo articolo scoprirete come eliminare la sabbia dal costume con alcuni rimedi casalinghi semplici ed efficaci.
Questo fastidioso inconveniente capita specialmente se il costume è chiaro e a tinta unita ed è importante seguire degli accorgimenti per non rischiare né di rovinarlo e né che questo provochi irritazioni a voi o ai bambini.
Come eliminare la sabbia dal costume da bagno con il bicarbonato
La prima cosa da fare è scuotere il costume delicatamente ma con un movimento deciso sia dal dritto che dal rovescio.
Uno dei rimedi per togliere la sabbia dal costume consiste nell’utilizzare il bicarbonato che, come saprete, ha delle proprietà pulenti e svolge un’azione abrasiva delicata.
Mettetene un paio di cucchiaini in un sacchetto di plastica e inserite il costume da bagno dopo averlo sciacquato con acqua fredda. Chiudete il sacchetto con un nodo e agitatelo per bene. Il bicarbonato svolgerà una leggera azione abrasiva che farà staccare i granelli di sabbia. Dopo qualche minuto, togliete il costume ed eliminate l’eccesso sul tessuto con una spazzola dalle setole morbide. Procedete infine con il lavaggio vero e proprio.
Se si ha a che fare con una quantità ingente di sabbia, dopo aver tolto il costume dal sacchetto prendete un asciugamano e passatelo per rimuovere i granelli, poi immergete il costume in acqua tiepida. Lasciate in ammollo nella bacinella 5-10 minuti senza utilizzare detergenti. Fatelo asciugare al naturale e procedete con un secondo lavaggio in cui potrete usare un sapone delicato. Stendetelo all’ombra.
Acqua tiepida e phon
Il rimedio più naturale che esista per eliminare la sabbia dal costume consiste nell’immergere il costume da bagno in una bacinella con acqua tiepida e lasciarlo in ammollo. Non dovrete far altro che aspettare che la sabbia si stacchi. Potete aggiungere anche dell’aceto. Strofinate, poi procedete con il normale lavaggio e fate asciugare.
La sabbia è ancora incastrata nel tessuto? Provate a usare il phon nella modalità più potente e aiutatevi con le mani ad allargare la trama del costume.
Borotalco
Ecco come eliminare la sabbia dal costume con il borotalco: cospargiamo il costume con il prodotto e lasciatelo in posa per almeno 5 minuti. Grazie alla sua azione assorbente, il borotalco faciliterà l’eliminazione dei granelli di sabbia. A questo punto, prendete una spazzola morbida e procedete con il classico lavaggio a mano.
Bomboletta ad aria compressa
Un altro metodo è l’aria compressa: direzionate bene il getto d’aria e spazzate via la sabbia intrappolata nel tessuto. Anche i granelli più complicati andranno via e il costume tornerà come nuovo!
Getto d’acqua fredda
Un’altra soluzione efficace è lavare il costume a mano sotto il getto d’acqua fredda. Allargate un po’ il costume in modo che l’acqua penetri in ogni parte del tessuto. Il getto deve essere forte e deciso. Fate asciugare al riparo dai raggi del sole.
Usate una spazzola professionale
Per risolvere questo fastidioso inconveniente dopo una giornata al mare, potete procedere con una spazzola per vestiti, reperibile nei negozi per la casa. Strofinate sul costume asciutto, ma fate attenzione a non danneggiare il tessuto. Le setole devono essere morbide e vanno eseguiti movimenti netti e precisi.
Mettetelo poi in ammollo in acqua e aceto in modo da sgrassare lo sporco e ammorbidire il tessuto.
Ultime raccomandazioni
Ricordate di leggere sempre l’etichetta del vostro costume per capire di che tessuto si tratta e se può essere o meno lavato in lavatrice. Il lavaggio ideale è quello a mano che permetterà di mantenere i colori e la bellezza originale. Leggete anche dei consigli per i capelli.
18 Apr 2023 | In evidenza, Parlano di noi
Rassegna stampa sulla presenza Nieddittas alla mostra Vivarium presso l’Accademia di Belle Arti di Brera, durante la Design Week in corso a Milano.
La Nuova Sardegna

L’Unione Sarda

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Comunicato stampa.
Milano, 13 aprile 2023 – Durante la Design Week milanese, dal 18 al 23 aprile, Nieddittas esporrà all’Accademia di Belle Arti di Brera (ingresso dal Cortile della Pesa) la propria filosofia aziendale fondata sulla sostenibilità e la salvaguardia ambientale. Saranno due, infatti, i progetti “nature-based” in mostra nel prestigioso contesto culturale epicentro internazionale di design, cultura, avanguardia e innovazione. Una panchina e una raffigurazione di isolotto artificiale i protagonisti del progetto Vivarium, promosso da Materially e TotalTool – per la Milano Design Week 2023 – che esplorerà il tema dei materiali bio-based e della natura come straordinaria maestra di saggezza e meraviglia: elementi fondamentali nella crescita e per il futuro delle nuove generazioni.
La panchina in mostra a Vivarium è frutto del progetto di sperimentazione Blue Eco Lab, promosso e realizzato da Nieddittas insieme alla Fondazione MEDSEA (Mediterranean Sea and Cost Foundation) con l’obiettivo di recuperare gli scarti delle produzioni ittiche attraverso la progettazione di soluzioni di eco-design. Si tratta di un rinnovato modello per esterni, a due sedute, il cui concept alla base della progettazione è nato osservando i pallets utilizzati per il trasporto dei prodotti ittici: elementi in polipropilene che, una volta utilizzati, sono destinati al ciclo dei rifiuti. «La sfida è stata quella di intercettarli e trasformarli, attraverso lo sviluppo di un processo di trattamento ed estrusione dedicato, nelle doghe che formano la seduta della panchina» spiega Francesca Figus, Marketing Nieddittas, che aggiunge: «Osservando la filiera della produzione ittica, caratterizzata da scarti di diversa natura, si è poi scelto di intercettare anche i gusci delle cozze che, da elemento di rifiuto, ora ricoprono il ruolo di elemento di supporto. Infatti, le basi della panchina sono state realizzate seguendo una ricetta unica, creata attraverso uno studio che ha permesso di definire l’esatta composizione tra l’acqua, il cemento, i gusci di cozze macinate a integrazione della sabbia e, come complemento, gli sfridi delle cave di marmo di Orosei: una filiera tutta sarda per un risultato di eccellenza». Oltre a Nieddittas e a Fondazione MEDSEA, il progetto vede anche il contributo scientifico del DICAAR – Dipartimento di Ingegneria Civile, Ambientale e Architettura dell’Università di Cagliari.
La parola d’ordine è “economia circolare”. Quella che MEDSEA, istituzione no profit che promuove la tutela e lo sviluppo sostenibile degli ecosistemi costieri, e Nieddittas, il brand che gestisce l’intera filiera della mitilicoltura nel Golfo di Oristano, hanno posto al centro delle azioni condotte in sinergia. Come quella sul riutilizzo dei gusci dei mitili per la costruzione di un isolotto artificiale presso lo stagno di Corru Mannu (sito Ramsar di Corru S’Ittiri, Stagni di San Giovanni e Marceddì). Sostenere l’insediamento e la nidificazione di alcune specie di uccelli è l’obiettivo dell’iniziativa nata all’interno di Maristanis, progetto di cooperazione internazionale per la tutela e la gestione integrata delle zone umide costiere del Golfo di Oristano. L’isolotto ha una forma ovoidale, è lungo circa 20 mt, largo 7 mt e alto 2 mt, cioè circa 50 cm sul livello medio del mare e risulta, quindi, quasi completamente immerso nell’acqua. È formato da 2000 sacchi di iuta pieni di gusci di cozze (derivanti dalla lavorazione di Nieddittas) posizionati a circa 50 mt dalla terra ferma. L’innovazione introdotta da Nieddittas si differenzia da esperienze simili, già testate in Italia e in Sardegna, per il materiale che viene utilizzato, ovvero i gusci dei mitili derivanti dagli scarti di lavorazione. Nell’area protetta di Corru Mannu si sperimentano, dunque, soluzioni basate sulla natura (Nature-based-Solution). Recente approccio utilizzato dalla Commissione Europea per identificare strategie, azioni, interventi, basati sulla natura che forniscono servizi ambientali e vantaggi socio-economici capaci di aumentare la resilienza dell’ambiente. Ciò che accade in questo caso dove gli isolotti sono delle aree naturalmente protette dalla predazione di animali selvatici o domestici inselvatichiti o randagi; la distanza della sponda permette il passaggio di mezzi e personale lavorativo senza che si disturbi la delicata fase della nidificazione; la facilità di schermatura sulla strada adiacente la sponda più vicina facilita le osservazioni e il controllo delle strutture; l’utilizzo del progetto per azioni di divulgazione ed educazione ambientale, candidando l’area come un vero e proprio laboratorio naturalistico all’aperto.
La raffigurazione dell’isolotto sarà esposta, insieme alla panchina, nella prestigiosa cornice offerta da Vivarium che proporrà a un pubblico allargato e professionale la ricchezza di opportunità che l’uso di materiali bio-based offre oggi in termini applicativi e industriali. Materiali prodotti tanto da start-up quanto da aziende consolidate come Nieddittas, che segnano la strada fondamentale verso un uso rispettoso delle risorse del pianeta. «La panchina e l’isolotto artificiale che portiamo in mostra nell’ambito dell’autorevole settimana milanese del design incarnano non solo una strategia aziendale che guarda con attenzione a innovative soluzioni di eco-design caratterizzate da un incisivo impatto ambientale, ma rappresentano anche la nostra filosofia tesa alla salvaguardia e valorizzazione territoriale. È proprio il caso di dire che lo scarto è, per noi, la migliore risorsa per perseguire questi obiettivi», conclude Francesca Figus.
18 Apr 2023 | In evidenza, Magazine
L’uomo è sempre stato enormemente affascinato dai luoghi misteriosi e a lui difficilmente accessibili. Gli abissi dell’Oceano ne sono un esempio. In questo luogo buio e di enorme vastità, vivono diverse specie di pesci piuttosto particolari.
Se vi state chiedendo quale sia il pesce che vive più in profondità, si tratta del pesce lumaca delle Marianne, che vi presenteremo con dettaglio nel prossimo paragrafo. Proseguiremo questo articolo presentandovi altri quattro pesci che popolano gli abissi, così che da togliere un primo velo di mistero a questo luogo tanto affascinante.
Pseudoliparis Swirei: il pesce lumaca delle Marianne
Il pesce lumaca delle Marianne, il cui nome scientifico è Pseudoliparis Swirei, è stato osservato per la prima volta nel 2014 a ben 8 mila metri di profondità, nei fondali del Pacifico. Il pesce batte così ogni record fin’ora registrato fra i pesci conosciuti e classificati. A tali profondità, infatti, si è soliti incontrare solo crostacei o molluschi.
Il pesce prende il nome dal luogo in cui è stato trovato: la Fossa delle Marianne, vicino all’Isola di Guam.
Lo Pseudoliparis Swirei è di piccoli dimensioni e ha un corpo trasparente, la cui forma è simile a quella di un girino. La sua alimentazione è principalmente a base di gamberetti, crostacei e piccoli invertebrati.
Chlamydoselachus Anguineus: lo squalo dal collare
Dopo aver conosciuto il pesce che vive più in profondità, proseguiamo la lista con altri pesci che abitano gli abissi con: il Chlamydoselachus Anguineus, detto volgarmente squalo dal collare o squalo serpente.
Si tratta di un pesce abbastanza raro, che abita gli Oceani Pacifico e Atlantico ad una profondità che va dai 500 fino ai 1300 metri.
La morfologia di questo pesce assomiglia vagamente a quella di un serpente; lo stesso si può dire dei suoi movimenti, specialmente quando si lancia in avanti per acchiappare la sua preda.
Mitsukurina Owstoni: lo squalo goblin
Lo squalo goblin può essere trovato fino ai 1300 metri di profondità, anche se non di rado lo si trova a profondità meno elevate, specialmente la notte.
Il nome di questo pesce si deve alla forma del suo viso, facilmente associabile a quella degli omonimi mostri fantastici.
Il corpo è affusolato e idrodinamico; la sua lunghezza, nel caso degli esemplari femminili, può arrivare fino ai 6 metri, per un peso di 210 chilogrammi.
Chauliodus Sloani: il pesce vipera
Proseguiamo la lista dei pesci che abitano nelle profondità marine con il Chauliodus Sloani, detto comunemente pesce vipera. Il suo aspetto è abbastanza mostruoso e rispecchia perfettamente la ferocità di questo pesce abissale.
È possibile trovare il pesce vipera in tutti gli oceani, a profondità comprese tra i 500 metri fino ai 3 mila metri. Tuttavia, la notte lo si può trovare anche in superficie, intento nella sua ricerca di cibo.
Non si tratta di un pesce eccessivamente grande: gli esemplari dalle dimensioni maggiori hanno infatti circa 60 centimetri di lunghezza.
Una delle caratteristiche principale del pesce vipera è quella di attrarre le sue prede con dei piccoli organi luminosi presenti all’interno della sua bocca. Quando poi, attratta dalla luce, la preda si avvicina, il pesce vipera la acchiappa a velocità straordinaria, per poi ingerirla intera.
Psychrolutes Marcidus: il pesce blob
Concludiamo la nostra lista di pesci abissali con il simpatico pesce blob. Questo pesce può essere trovato fra i 600 ed i 1200 metri di profondità, vicino alle coste di Nuova Zelanda e Australia.
L’aspetto del pesce blob ricorda sorprendentemente quello di un brutto volto umano, dal naso gigantesco e l’espressione triste. Si tratta di pesci dalle dimensioni ridotte, generalmente inferiori ai 30 cm, e dalla carne simile alla gelatina, caratteristica che consente loro di galleggiale senza alcuna fatica.