16 Giu 2022 | In evidenza, Magazine
Sia che proveniamo da zone costiere che dall’entroterra, siamo tutti familiari con il concetto di sabbia: il suo aspetto, la sua consistenza, le sue varietà di colore. Ma in quanti sanno veramente cosa sia la sabbia, da cosa sia composta e, conseguentemente, come si chiama la sabbia del mare?
Immergiamoci allora nel mondo della sabbia e scopriamo tutti i segreti di questa misteriosa sostanza che copre da millenni le coste, bagnandosi di mare e completando i paesaggi marittimi, donando loro poesia e naturale bellezza.
Cosa è e come si forma la sabbia?
La formazione della sabbia avviene nel corso di millenni. La sabbia è, banalmente, roccia frantumata (proventiente dall’erosione ad opera degli agenti atmosferici), unita a resti organici di gusci o scheletri di molluschi o altri resti di simile provenienza organica (ad esempio coralli, crinoidi o particolari tipi di alghe).
Non è dunque possibile stabilire una volta per tutte da cosa sia composta la sabbia, in quanto questo dipende dalla specifica storia di ogni singola spiaggia: quale tipo di roccia e quali componenti organiche abbiano collaborato alla sua formazione.
I sedimenti che compongono la sabbia vengono accumulati soprattutto grazie all’azione dei fiumi. Nel corso dei secoli e dei millenni, i detriti presenti nel letto dei fiumi vengono poi distribuiti dalle correnti e dalle onde lungo i litorali.
Le principali spiagge composte dai sedimenti trasportati dai fiumi sono quelle adriatiche, caratterizzate dal tipico granello di sabbia. Tuttavia, vi sono anche spiagge rocciose, dove la sabbia si forma dal costante urto delle onde sulla scogliera.
A seconda dei materiali da cui ha origine la formazione della sabbia, questa avrà colori differenti. Le spiagge di origine vulcanica, ad esempio, sono notoriamente di sabbia nera, mentre quelle calcaree hanno tonalità più chiare e delicate. Le sabbie fini e di colore biancastro sono invece generalmente composte da residui e frammenti di organismi con scheletri silicei e calcarei.
Oltre all’erosione delle rocce e l’accumulo di detriti e sedimenti organici, esiste un terzo procedimento che porta alla formazione della sabbia: l’accumulo di granelli provenienti da precipitazioni ipersaline.
Da cosa è composta la sabbia?
Generalmente la sabbia è composta da granito e silicio in forma di quarzo. Nello specifico, le sabbie chiare sono generalmente composte da calcare, quarzo, carbonato di calcio o resti organici; le sabbie scure, invece, sono generalmente composte da ematite, ossidiana, magnetite e granato. Inoltre, nel Mediterraneo è molto comune trovare spiagge la cui composizione presenti tracce di scheletri e gusci di organismi marini.
Esistono anche tipi di sabbie più rare, come le rarissime sabbie verdi o rosa. Le prime sono composte da basalto o glauconite; le seconde sono invece composte da ematite, feldspato e resti di corallo.
Noi di Nieddittas, che abbiamo la nostra filiera d’eccellenza nel Golfo di Oristano, sappiamo bene che la Sardegna offre l’imbarazzo della scelta per quanto riguarda le spiagge e ne vanta una bellissima rosa: quella di Budelli, creata dai resti della Miniacina miniacea.
Come si chiama la sabbia del mare?
Arriviamo finalmente alla domanda principale del nostro articolo: come si chiama la sabbia del mare? Oltre al nome più classico e diffuso di “sabbia”, questa può essere chiamata anche “rena” o “arena”.
Qualora la sabbia a cui si vuole fare riferimento abbia una composizione prevalentemente di un dato materiale, è chiaro che potrà allora essere denominata a partire dal materiale che la compone. Tuttavia, questo presenta delle difficoltà tecniche, in quanto è raro che una sabbia abbia origine da un’unica componente e, inoltre, è comune non avere certezza su quale essa sia.
Ladri di sabbia
Non possiamo concludere un articolo incentrato sulla sabbia senza menzionare il reato di prelevarla dai lidi.
La bellezza delle sabbie più rare e particolari può facilmente stimolare il desiderio di prenderne una porzione e portarsela a casa, magari per collezionarne i diversi tipi. Niente di più sbagliato!
Prelevare (o meglio: rubare) la sabbia costituisce un vero e proprio furto di tipo aggravato.
Per citare l’articolo numero 1162 del Codice della Navigazione: “chiunque estrae arena, alghe, ghiaia o altri materiali nell’ambito del demanio marittimo o del mare territoriale ovvero delle zone portuali della navigazione interna, senza la concessione prescritta nell’articolo 51, è punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 1549,00 a euro 9296,00”.
Insomma, che la chiamiamo sabbia, arena o rena l’importante è lasciarla dov’è: dopotutto cosa ne sarebbe dei paradisi marittimi se tutti portassero via uno dei suoi principali protagonisti?
13 Giu 2022 | In evidenza, Magazine
Già 5000 anni fa le ostriche facevano parte della dieta umana. Questo è dovuto alla loro vasta diffusione, facile reperibilità ed al fatto che si possono mangiare sia crude (magari con qualche goccia di limone) che cotte (ad esempio gratinate).
È difficile stabilire precisamente quanti tipi di ostriche esistono, parliamo di cifre elevatissime. Basti pensare che solo nei mari europei sono presenti più di 2000 tipi di ostriche!
Tuttavia, nonostante sia impossibile fornire un numero preciso di tipi di ostriche esistenti, nel corso dell’articolo provvederemo a nominare le specie e le tipologie più conosciute; scopriremo inoltre che cosa sia un’ostrica e quale sia il prezzo medio di mercato.
Buona lettura!
Cosa è un’ostrica?
L’ostrica è un mollusco bivalve: questo significa che è costituito da due valve, i “pezzi“ che formano la conchiglia calcarea esterna.
Per quanto le ostriche più comuni siano generalmente abbastanza piccole (intorno ai 5 o 9 cm di diametro), possono raggiungere anche dimensioni elevate, fino addirittura ai 20 cm.
La conchiglia che racchiude il mollusco ha tipicamente i margini frastagliati, un interno liscio e madreperlaceo e un esterno rugoso e dal colore grigiastro.
Un aspetto curioso dell’ostrica è che si tratta di un mollusco ermafrodita: è infatti in grado di cambiare sesso a seconda della necessità.
Quali sono le specie di ostriche più conosciute?
Vi sono numerose specie di ostriche, di seguito ne elencheremo quattro: le più conosciute.
- Ostrica piatta (detta anche “ostrica europea“, scientificamente “ostrea edulis“):
l’ostrica piatta prende il nome, come è facile intuire, dalla sua forma. Fino agli anni ’40 era la specie più diffusa e allevata nel Mediterraneo. Al giorno d’oggi, tuttavia, le quantità di ostrea edulis presenti nel mare sono diminuite per via del diffondersi di alcune patologie (come la bonamiosi). Ciononostante resta la specie più rinomata (e costosa) in ambito gastronomico.
- Ostraca concava (detta anche “ostrica giapponese“, scientificamente “crassostrea gigas“ ):
le ostriche concave sono al giorno d’oggi quelle più diffuse; sono allevate in tutto il mondo (compreso il Mediterraneo) e sono meno pregiate rispetto alle ostriche piatte.
questa specie di ostrica si trova principalmente in Argentina e in Canada. Solitamente sono allo stato selvatico, dunque meno diffuse in gastronomia.
- Ostrica portoghese (scientificamente “crassostrea angulata“):
l’ostrica portoghese è probabilmente la specie maggiormente diffusa nella cucina italiana: è caratterizzata da un sapore forte e intenso.
La capitale delle ostriche: Marennes-Olèron
Marennes-Olèron è un distretto ostricolo francese dove vengono allevate quattro tipi diversi di ostriche: la “Fine de Claire“, la “Fine de Claire Verte“, la “Speciale de Claire“ ed infine la “Pousse en Claire“, una fra le migliori ostriche in commercio e prodotta in quantità limitata.
Per chi non lo avesse mai sentito, con il termine “Claire“ ci si riferisce a dei bacini d’acqua (anticamente saline) collegate al mare da canali e adibiti all’ostricoltura.
Nonostante le ostriche francesi, ed in particolare quelle del distretto ostricolo di Marennes-Olèron, siano fra le più rinomate, anche in Italia abbiamo alcune eccellenze dell’ostricoltura.
Quanto costano le ostriche?
Dopo avere analizzato così a fondo questo genere di mollusco e parlato di quanti tipi di ostriche esistono, è naturale farsi qualche domanda riguardo al prezzo, soprattutto dato che le ostriche sono comunemente considerate un frutto di mare elitario.
In generale il prezzo delle ostriche varia a seconda di numerosi fattori, come l’origine, la specie, la qualità o in generale il tipo di prodotto.
Secondo le statistiche, in Italia il prezzo delle ostriche va in media dagli 11 ai 14 Euro al Kg, ma è difficile trovare ostriche di qualità il cui prezzo sia inferiore ai 20 Euro.
Per quanto riguarda invece il prezzo al pezzo, in ristorante le ostriche si trovano solitamente dai 3 ai 5 Euro cadauno, mentre per la consumazione domestica il prezzo medio è di 2 Euro al pezzo, come nel nostro e-shop Nieddittas a Domicilio (le cui consegne arrivano fino a Milano, Roma ed altre località).
7 Giu 2022 | In evidenza, Magazine
La sabbia, detta anche rena, è una roccia sedimentaria clastica, costituita da granuli derivati dalla degradazione di rocce preesistenti. Si tratta di piccoli frammenti di minerali, rocce, singoli cristalli, le cui dimensioni variano dai 0,05 mm e i 2 mm. Quella che si trova nelle spiagge si è formata nei millenni, a seguito di un processo molto lento dovuto all’accumulo di sedimenti portati in prevalenza dai fiumi.
Chissà quante volte avete camminato lungo le spiagge, quante volte avete giocato a costruire dei castelli e sculture di sabbia. Sapete anche che ne esistono di diverse tipologie e colori, ma se siete qui è probabilmente per trovare la risposta alla domanda che tutti da piccoli si sono posti almeno una volta, ovvero “cosa c’è sotto la sabbia?” Anche se la risposta potrebbe sembrare ovvia, sveliamo questa e altre piccole curiosità sulla sabbia.
I granelli di sabbia
Quasi il 70% di tutti i granelli di sabbia sulla Terra sono di quarzo, una forma di diossido di silicio noto anche come silice. I componenti che compongono il quarzo sono gli elementi più abbondanti sulla crosta terrestre, non è strano dunque che sia uno dei minerali più comuni. Si trova specialmente nel granito e in altre rocce che formano le montagne e altri elementi geologici.
Se la roccia d’origine è calcarea, la sabbia sarà chiara, se l’origine è vulcanica la sabbia avrà un colore scuro, come quella di Stromboli. I detriti che compongono le spiagge poi possono essere anche di origine organica. Ne sono un esempio le spiagge coralline; qui attorno agli atolli, la barriera è formata da organismi con scheletri calcarei e silicei che rilasciano frammenti. Questi ultimi costituiscono una sabbia bianca e fine. Ma cosa c’è sotto la sabbia?
Cosa c’è sotto la sabbia del deserto e del mare?
Sotto la sabbia del deserto, così come in quella vicino al mare, si trova semplicemente acqua. Ecco cosa c’è sotto la sabbia. A dimostrarlo anche delle operazioni di mappature che hanno documentato che nelle profondità della terra scorrerebbero le acque di un’antichissima rete di fiumi risalente a 50 milioni di anni fa!
La scoperta di giacimenti idrici sotterranei è sempre più frequente, grazie alle nuove tecniche di mappatura satellitare usate per esplorare il sottosuolo. Lo studio effettuato nel deserto Simpson, al centro del continente australiano, ha permesso di analizzare un sistema fluviale a 35 metri sotto la superficie del deserto. Lo studio è ancora da verificare ma oltre a spiegare la localizzazione dei laghi nel deserto, fornirebbe anche importanti informazioni su possibili giacimenti minerari e petroliferi, la cui presenza è associata alle correnti sotterranee.
La città sommersa dalla sabbia
Se per caso vi trovate nell’Africa sud-occidentale la risposta alla domanda cosa c’è sotto la sabbia potrebbe essere diversa e più interessante. Infatti, tra le dune rossastre più alte del mondo si trova la città fantasma di Kolmanskop, nome che letteralmente significa “la testa di Coleman”. È un’ex città miniera costruita all’inizio del XX secolo dai tedeschi in cerca di diamanti e oggi è diventata meta del turismo internazionale perché sommersa dalla sabbia. Un luogo abbandonato invaso dalla sabbia del deserto che crea un’atmosfera surreale.
3 Giu 2022 | In evidenza, Magazine
Il mar Mediterraneo si estende tra Europa, Nordafrica e Asia occidentale. È un bacino semichiuso diviso in due parti principali: il Mediterraneo occidentale (delimitato dal canale di Sicilia) e il Mediterraneo orientale.
A seconda delle aree geografiche, questo mare viene diviso in bacini minori che prendono un nome specifico che noi tutti conosciamo: mar Tirreno, Adriatico, Ligure, Ionio, mar di Sicilia e mar di Sardegna. Ma quali fiumi sfociano nel mar Mediterraneo?
Parliamo brevemente delle caratteristiche di questo bacino e dei maggiori fiumi che sfociano in esso.
Caratteristiche fisiche del Mar Mediterraneo
Il mar Mediterraneo è collegato a ovest all’Oceano Atlantico tramite lo stretto di Gibilterra, a est al Mar Nero tramite lo stretto del Bosforo, a sud-est al Mar Rosso e quindi all’Oceano Indiano attraverso il Canale di Suez.
È caratterizzato da una forte evaporazione e un ridotto apporto di acque dolci fluviali, influenzato anche dalle attività umane. Nei mesi estivi l’evaporazione è ridotta, mentre nei mesi invernali è molto elevata a causa dei frequenti venti secchi come Bora, Maestrale, Vardarac, Scirocco e Meltemi. Questo fa sì che il Mediterraneo sia in costante deficit idrico, che viene compensato grazie all’oceano Atlantico, che riversa ogni anno tra 980 e 1440 km3 di acqua. Queste grandi quantità di acqua provocano forti correnti durante tutto l’anno e favoriscono la pulizia dei bassi fondali dello Stretto di Gibilterra.
Per quanto riguarda il clima, la maggior parte dei paesi che si affacciano sul Mediterraneo godono di estati calde e asciutte con piovosità concentrata in autunno e in inverno. La vicinanza del tropico permette nella stagione estiva la permanenza di masse di aria calda e secca, come nei climi sub-tropicali. Leggete per approfondire la flora e la fauna del Mediterraneo.
E adesso vediamo quali fiumi sfociano nel mar Mediterraneo.
I maggiori fiumi che sfociano nel Mediterraneo
I Fiumi italiani possono essere classificati in fiumi alpini e in fiumi appenninici. Nel settore settentrionale sfociano nel mar Mediterraneo i seguenti fiumi:
- l’Ebro
- il Rodano
- il Tevere
- il Po
- l’Adige
- la Voiussa
- la Marizza;
in quello meridionale:
Nel dettaglio, i fiumi che sfociano nel mar Adriatico sono: Tagliamento, Piave, Brenta, Adige, Po, Reno, Savio, Metauro, Tronto, Aterno-Pescara, Sangro, Bifemo, Ofanto.
I fiumi italiani che sfociano nel Mar Ionio sono: Basento, Agri, Crati e Neto, mentre i fiumi che sfociano nel mar Tirreno sono Sele, Volturno, Garigliano, Tevere, Aniene, Ombrone, Arno, Magra, Flumendosa, Tirreno.
Il fiume più lungo d’Europa è il Volga. I fiumi italiani sono numerosi ma hanno un corso breve rispetto a quelli delle altre regioni europee; questo perché l’Italia è una penisola in cui la catena montuosa degli Appennini divide le acque in due versanti opposti. I fiumi alpini sono più lunghi.
1 Giu 2022 | In evidenza, Magazine
Una delle principali suddivisioni fra le specie di pesci (da non confondere con molluschi o crostacei) è, insieme alla forma del loro corpo (piatti o affusolati), quella fra pesci di mare e di acqua dolce.
Alcune specie di mare sono il branzino, il rombo, l’acciuga, il tonno, l’orata, la cernia e l’aringa; fra i pesci di acqua dolce ricordiamo invece il pesce gatto, la trota e la carpa. Altri pesci, invece, vivono in habitat dove è presente sia acqua dolce che salata (ad esempio alla foce dei fiumi): questi sono detti pesci di acque miste, per esempio il salmone e l’anguilla.
Considerando che tutti i pesci vivono e respirano in acqua, è naturale chiedersi: ad eccezione dei pesci di acque miste, perché un pesce di mare non vive in acqua dolce?
Per rispondere a questa domanda dobbiamo per prima cosa avere chiaro il concetto di omeostasi e di osmosi. Una volta chiariti questi concetti saremo finalmente in grado di rispondere al perché un pesce di mare non vive in acqua dolce.
Omeostasi e osmosi
I concetti di omeostasi e di osmosi sono molto differenti fra loro, ma correlati quando si tratta di comprendere perché un pesce di mare non vive in acqua dolce.
- L’omeostasi è, in biologia, la tendenza degli organismi viventi a raggiungere una stabilità chimico-fisica interna. In altre parole, è la tendenza a mantenere le proprie caratteristiche interne anche quando cambiano le condizioni dell’ambiente esterno.
- L’osmosi è il fenomeno chimico per cui, in una situazione in cui due liquidi di diversa densità sono separati da una membrana semipermeabile (nel nostro caso la pelle dei pesci), il solvente (nel nostro caso l’acqua) si sposta spontaneamente dalla soluzione in cui il soluto (nel nostro caso il sale) è più diluito a quello in cui è più concentrato.
L’omeostasi influisce nel trasferimento di un pesce di acqua di mare in acqua dolce (o viceversa) in quanto il cambio di ambiente modificherebbe la sua stabilità fisico-chimica interna con conseguenze letali, in virtù delle diverse concentrazioni di ossigeno e sale. La maniera in cui questo avviene è spiegabile con il secondo concetto che abbiamo introdotto: l’osmosi.
Per via dell’osmosi, un pesce di mare è abituato ad ingerire costantemente l’acqua in cui è immerso, in quanto i liquidi contenuti nel suo corpo, meno ricchi di sale rispetto all’esterno, fuoriescono costantemente dal suo organismo (verso la soluzione in cui la concentrazione salina è maggiore – l’acqua di mare). Successivamente, tramite branchie ed urina, espellerà dal proprio corpo il sale in eccesso.
Al contrario, un pesce d’acqua dolce non ha bisogno di bere: poiché l’acqua in cui nuota ha una concentrazione salina minore rispetto a quella dei suoi liquidi interni, questa entra naturalmente dentro il suo organismo attraverso la “membrana semipermeabile” costituita dalla pelle (sempre per il fenomeno dell’osmosi). A differenza dei pesci marini, la loro urina non avrà più lo scopo di espellere il sale, bensì il liquido in eccesso: l’urina dei pesci di acqua dolce è per tanto a bassa salinità.
Cose succede se un pesce di mare finisce in acqua dolce
Nel momento in cui un pesce di mare dovesse trovarsi in acqua dolce, continuerebbe a bere come per sua abitudine (ricordiamo la tendenza di cui abbiamo parlato in riferimento all’omeostasi) nonostante l’acqua stia ora entrando naturalmente nel suo corpo attraverso la pelle (osmosi): questo porterebbe ad un cosiddetto “shock osmotico” di conseguenze letali.
Un pesce di acqua dolce immerso in acqua di mare, al contrario, porterebbe avanti il suo istinto di espellere i liquidi per via urinaria (omeostasi) nonostante questi non entrino più attraverso la sua pelle (poiché nella nuova situazione i liquidi esterni al pesce sono più ricchi di sale rispetto al suo organismo – osmosi). Anche qui il risultato sarebbe uno shock osmotico per via di mancanza di liquidi (acqua) all’interno del pesce e, di conseguenza, una concentrazione salina sproporzionata.
26 Mag 2022 | In evidenza, Magazine
I pediatri consigliano ai neo-genitori di portare i bambini al mare fin dai primi anni della loro vita, così che abbiano la possibilità di avvalersi dei numerosi benefici psico-fisici del microclima marino.
Il benessere fisico dei bambini che hanno modo di frequentare abitualmente le zone balneari è stimolato dall’assimilazione di numerose sostanze, fondamentali per una crescita in piena salute.
Per citare sono alcuni benefici: l’acqua salata, ricca di iodio ed altri oligoelementi, stimola la circolazione sanguigna ed è considerata un vero e proprio disinfettante naturale, l’aria di mare, anch’essa notoriamente ricca di iodio ed altri sali minerali, aiuta a liberare le vie respiratorie e la vitamina D prodotta grazie allo stimolo del sole rafforza il sistema immunitario. Inoltre, la l’attività fisica del bambino favorita dal contesto ne promuove una crescita armoniosa. sia da un punto di vista fisico che emotivo (in virtù della produzione di endorfine).
Se il microclima marino apporta innumerevoli benefici a persone di ogni età, la differenza fra adulti e bambini piccoli è cruciale: l’azione del mare è infatti curativa per gli adulti, ma di prevenzione per i bambini.
Approfondiamo ora un po’ più a fondo la questione: scopriamo perché il mare fa bene ai bambini concentrandoci sulle tre componenti principali di questo ambiente: l’acqua salata, l’aria di mare ed il sole; concluderemo poi con alcuni cenni ai benefici del comportamento motorio dei bambini nel contesto naturale di spiaggia e mare.
L’acqua salata
L’acqua del mare è ricca di sali: in quanto mucolitico, il sale aiuta a liberare il naso dei bambini, e in generale le loro vie respiratorie, dal muco in eccesso, espellendolo tramite diluizione ed agendo come un disinfettante naturale.
Conosciamo tutti le soluzioni isotoniche o ipertoniche in spray da usare per liberare il naso durante il raffreddore: l’acqua del mare non è nient’altro che questa stessa soluzione allo stato naturale e gratuito.
Gli oligo-elementi contenuti nell’acqua del mare sono inoltre di aiuto per eventuali problemi alla pelle, come psoriasi o eczemi: malattie infiammatorie croniche caratterizzate da una fastidiosa sensazione di prurito e macchie rossastre sulla pelle.
Anche la temperatura rientra fra le caratteristiche benefiche dell’acqua di mare. Infatti, immergersi nell’acqua fredda aiuta a stimolare la circolazione sanguigna e ad accelerare il metabolismo, oltre che migliorare la qualità del sonno del bambino.
Infine, non dimentichiamo che la possibilità di giocare in acqua e nuotarvici agevola lo sviluppo psico-motorio dei più piccoli, stimolando la loro auto-percezione corporea.
L’aria di mare
L’aria di mare è ricca di sali minerali (come potassio, magnesio e soprattutto iodio). Questa caratteristica è dovuta all’evaporazione dell’acqua, i cui vapori rilasciano nell’aria il proprio contenuto minerale e salutare.
Immersi in questo aerosol naturale, i bambini respirano gli elementi contenuti nell’aria e così rafforzano il proprio sistema immunitario, liberano le vie respiratorie e in generale diventano più forti e preparati ad affrontare l’inverno in salute.
Il sole e la vitamina D
Come sappiamo, il sole stimola la produzione di vitamina D, importantissima per potenziare il sistema immunitario, prevenire infiammazioni ed irrobustire le ossa. Al giorno d’oggi è molto comune anche per i bambini piccoli essere carenti di vitamina D, motivo in più per aiutare il loro organismo nel processo di produzione.
Oltre a ciò, i raggi del sole stimolano la produzione di serotonina, il cosiddetto “ormone del buonumore” che, fra le varie funzioni, regola i cicli di sonno e di veglia.
I momenti migliori per sfruttare il potere benefico del sole sono le prime ore del mattino o la sera, quando il sole non è ancora tramontato. Questo vi permetterà di sottrarsi all’esposizione al sole durante le ore più calde e di evitare che il vostro bambino si prenda una brutta insolazione.
È in generale sconsigliata l’esposizione al sole dalle 11 alle 16, arco della giornata in cui i raggi ultravioletti sono più dannosi. Per questo motivo ricordate sempre di proteggere il vostro bambino con la crema solare (per i primi anni si consiglia un fattore protettivo solare di 50+).
L’attività fisica
Soprattutto per i bambini provenienti dagli ambienti cittadini, i momenti di completa libertà motoria e di contatto con la natura sono limitati. Andare in spiaggia rappresenta la situazione ideale per riappropriarsi del moto spontaneo ed esplorativo, a pieno contatto con tutti e cinque gli organi di senso. In una società che privilegia la sfera di apprendimento più intellettuale e teorico-astratta è comune sottovalutare l’importanza di stimolare la crescita dei bambini a 360°, agevolandone le sperimentazioni spontanee fisiche e non-verbali.
I bambini in spiaggia possono toccare la sabbia e dare ampio spazio alla creatività sperimentando sempre nuovi modi per plasmarla e dare vita a costruzioni. Gli odori sono stimolanti e variegati, importanti soprattutto per i neonati, il cui olfatto è il senso più sviluppato. Ancora, alcuni studi riconoscono che il blu abbia un effetto visivo calmante e rilassante. Insomma, tutti i sensi concorrono contemporaneamente per un’esperienza completa e stimolante e per una crescita sana ed equilibrata.