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Rassegna stampa realizzata per Nieddittas. Non è riproducibile, ai sensi di legge.
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Parlare di “forza del mare” è abbastanza comune (avrete sicuramente sentito dire, ad esempio, “mare forza 6”), eppure questa terminologia è tecnicamente scorretta. Il mare non ha infatti alcuna forza, quanto piuttosto uno stato, indotto dalla forza del vento.
La domanda “come si misura la forza del mare” dovrebbe dunque essere riformulata in “Come si misura lo stato del mare?” E la risposta è “con la scala Douglas!”. O, ancora, potrebbe essere riformulata in “Come si misura la forza del vento?” E in questo caso la risposta sarebbe “Con la scala Beaufort!”. Insomma, chiedere come si misura la forza del mare crea un po’ di incomprensioni, poiché la domanda potrebbe riferirsi a due tipi di misurazione e di scale differenti.
Vediamo allora di conoscere queste due scale e scoprire come si misura lo stato del mare e la forza del vento.
La scala Douglas è utilizzata, come abbiamo detto, per determinare quale sia lo stato del mare. Tale stato è calcolato in base all’altezza media delle onde, chiamata altezza significativa. Questa scala non è l’unica esistente per calcolare lo stato del mare, ma è sicuramente quella più diffusa e conosciuta.
La scala Douglas è una scala articolata in 10 gradi standardizzati che descrivono quale sia, in riferimento al moto ondoso, lo stato del mare, dove 0 significa “mare calmo” (ovvero la cui altezza delle onde è pari a 0m) e 9 “mare tempestoso”, dove l’altezza delle onde supera i 14 metri.
Ecco la suddivisione dei 10 gradi della scala Douglas:
L’altezza delle onde viene calcolata in mare aperto utilizzando apposite boe dette “ondimetriche”. È dunque probabile che vicino alla costa il mare sia più calmo (ovvero con onde più contenute) rispetto ai gradi segnalati utilizzando la scala Douglas.
Questa scala si riferisce a quello che viene chiamato “mare vivo” (Wind Sea), ovvero fa riferimento al moto ondoso provocato direttamente dalla forza del vento presente in quella determinata zona.
Esiste però anche un altro metodo di misurazione dello stato del mare che fa invece riferimento al cosiddetto “mare morto” (Swell). Questa seconda misurazione descrive il moto ondoso residuo, provocato precedentemente da un vento forte che però ha smesso di soffiare oppure provocato dalla forza del vento presente in altre zone.
Concludiamo questo articolo con la scala Beaufort, utilizzata per calcolare la forza del vento.
Questa scala può fornire solo un dato indicativo, in quanto si basa sull’osservazione empirica. La scala Beaufort, adottata nel 1949 a livello internazionale, mette in relazione la forza del vento con lo stato del mare: osservando lo stato del mare o altri effetti sull’ambiente viene stimata, con buona approssimazione, la velocità del vento.
Inizialmente la scala era composta di 12 gradi (dal grado più basso denominato “Calma” al grado più alto, “Uragano”). In seguito, i gradi diventarono 17, per poter avere maggiore precisione descrittiva dei diversi tipi di uragano.
Così come per la scala Douglas, anche in questo caso le misurazioni fanno riferimento all’alto mare e non alle zone costiere (dove gli effetti della forza del vento sono meno evidenti).
La scala Beaufort non può essere utilizzata per stimare lo stato del mare.
Gnocchi e cozze sono un abbinamento perfetto per portare in tavola un primo piatto sfizioso, diverso dal solito e che vi permetterà di fare un’ottima figura con i vostri ospiti.
Potete preparare gli gnocchi in casa, sicuramente più buoni e sani, oppure acquistare quelli già pronti se non avete molto tempo a disposizione. Nel primo caso, ricordate di non lavorarli troppo altrimenti diventeranno duri durante la cottura. Una volta cotti sono pronti per essere scolati e conditi con i pomodorini o un sughetto semplice di polpa di pomodoro. È possibile unire anche una bustina di zafferano al condimento per renderlo ancora più saporito!
La ricetta degli gnocchi e cozze è tipica dell’area mediterranea, gustosa, raffinata e di facile esecuzione.
Vediamo gli ingredienti e i passaggi per preparare questo squisito primo piatto.
Per la buona riuscita della ricetta è indispensabile utilizzare delle cozze fresche e di qualità come quelle Nieddittas, che garantiscono il gusto inconfondibile del nostro mare e la massima sicurezza. Dopo averle fatte aprire in padella, dovrete privarle del loro guscio. Elenchiamo cosa vi occorre per preparare gli gnocchi e cozze:
In una pentola fate scaldare un po’ d’olio e lasciatevi insaporire uno spicchio d’aglio che poi andrà eliminato. Aggiungete del prezzemolo e le cozze. Coprite con il coperchio e quando le valve si saranno aperte, togliete dal fuoco, filtrate l’acqua di cottura delle cozze e tenete da parte. Lasciate intiepidire e sgusciate le cozze.
Prendete altre due padelle: in una mettete i pinoli e li fate tostare, nell’altra mettete un filo d’olio e fate rosolare uno spicchio d’aglio schiacciato. Poi aggiungete i pomodorini tagliati e fate cuocere a fuoco vivace. In alternativa utilizzate la polpa di pomodoro.
A questo punto versate il liquido di cottura delle cozze tenuto precedentemente da parte. Dopo qualche minuto, aggiungete le cozze sgusciate. Se volete potete unire la bustina di zafferano sciolta in un po’ di acqua tiepida.
Nel frattempo, mettete a bollire una pentola con abbondante acqua salata e cuocete gli gnocchi di patate. Quando vengono a galla sono pronti e potete scolarli con la schiumarola. Buttateli nella padella con il condimento, insieme al prezzemolo tritato fine e amalgamate per bene delicatamente. Aggiungete i pinoli tostati e se vi piace una macinata di pepe nero.
Servite subito gli gnocchi e cozze nei singoli piatti.
Rassegna stampa realizzata per Nieddittas. Non è riproducibile, ai sensi di legge.
Fra le numerose specie ittiche potenzialmente dannose, se non addirittura letali per gli esseri umani, è difficile dire quale sia il pesce più pericoloso del mondo. Se pensiamo alla numerosissime specie di pesci ad oggi conosciute, più di 30.000 fra oceani e fiumi, è naturale che si tratti di un numero troppo ampio per dare il primato ad un solo pesce.
In questo articolo elencheremo alcuni dei pesci più temibili per gli esseri umani: ognuno di questi potrebbe essere considerato come il pesce più pericoloso del mondo.
Il nome scientifico del candirù è vandellia cirrhosa; si tratta di un pesce gatto della famiglia Trichomycteridae, originario del Rio delle Amazzoni.
Il candirù, chiamato anche “pesce stuzzicadenti”, è un pesce parassitario dall’aspetto simile all’anguilla ed una lunghezza di circa 2,5 cm.
Ciò che rende il candirù pericoloso è il suo nutrirsi di sangue, compreso a volte il sangue dell’uomo.
Può capitare che il candir entri dentro l’uretra dei bagnanti. In questo caso, sollevando le spine dorsali, è in grado di provocare infiammazione, emorragia o addirittura la morte del malcapitato.
I pesci scorpioni, detti anche pesci leone, sono caratterizzati per essere dotati di spine velenose, tali da provocare ferite molto dolorose e, in alcuni rari casi, fatali.
I pesci scorpione appartengono alla famiglia degli Scorpaenidae e sono originari dell’Oceano Indo-Pacifico. Ogni diversa specie di pesce scorpione ha un particolare motivo a strisce, quasi zebrato; la specie più nota è il pesce scorpione rosso, originario del Sud del Pacifico, le cui strisce sono di colore rosso, marrone e bianco e la cui lunghezza può raggiungere anche i 30 cm.
Lo squalo bianco, il cui nome scientifico è Carcharodon carcharias, è conosciuto per essere uno degli squali predatori più forti e pericolosi che esistono al mondo: sicuramente un ottimo candidato per titolo di pesce più pericoloso del mondo!
Nelle aree marittime in cui gli squali bianchi sono più diffusi, questi sono responsabili di numerosissimi attacchi (talvolta fatali) a nuotatori, kayakisti, surfisti o addirittura passeggeri di piccole imbarcazioni. Tuttavia, è raro che lo squalo morda la preda per due volte consecutivamente: è allora spesso possibile avere il tempo di mettersi in sicurezza dopo il primo morso, purché questo non sia di grandezza e gravità tale da essere letale.
I piranha, diffusi soprattutto dal Nord dell’Argentina alla Colombia, sono sicuramente tra i pesci più pericolosi, ma forse mediamente sopravvalutati nell’immaginario comune. Infatti, la maggior parte delle specie di piranha si nutre esclusivamente di vegetali.
La specie più conosciuta è il piranha rosso (scientificamente Pygocentrus nattereri). Questo pesce è noto per avere le mascelle più forti e i denti più affilati di tutti gli altri piranha.
Una delle situazioni più temute è che, quando un animale viene attaccato, un gruppo piranha sia coinvolto in quella che viene chiamata “frenesia alimentare”. Fortunatamente, si tratta di episodi molto rari. In generale, gli attacchi di piranha ad esseri umani non sono molto diffusi. Si tratta di pesci che, attratti dal sangue, preferiscono generalmente le carcasse.
La murena è simile all’anguilla. Ha la pelle spessa e liscia, completamente priva di squame. La bocca è larga ed i suoi denti sono forti e affilati, capaci di ferire gravemente anche gli esseri umani. Tuttavia, gli attacchi di murena sono solitamente motivati: se non la si disturba è molto difficile che questa attacchi.
A seconda della specie, i pesci tigre sono caratterizzati da una o più strisce longitudinali di colore scuro. Si tratta di pesci carnivori a forma di salmone e dai denti simili a pugnali: sono pesci rapidi e voraci.
Esistono circa cinque specie di pesce tigre. Il più grande si chiama pesce tigre golia e può raggiungere quasi i due metri di lunghezza ed un peso di 57 kg.
Il pesce pietra fa parte della famiglia Synancejidae ed è tipico delle acque poco profonde dell’Indo-Pacifico tropicale. Si tratta di un pesce grosso e molto velenoso che vive fra coralli e rocce. Il suo aspetto generalmente si mimetizza quasi completamente con l’ambiente circostante.
Il pesce pietra è un pesce molto pericoloso. È molto difficile vederli, ma se li si dovesse calpestare per sbaglio questi inietterebbero grandi quantità di veleno tramite le loro spine. Queste ferite, dolorosissime, possono essere anche fatali.
Il nome scientifico dell’anguilla elettrica è Electrophorus electricus. Si tratta di un pesce tipico del Sud America, dalla forma allungata e cilindrica, pelle completamente priva di squame ed un colore sul grigio-marrone. L’anguilla elettrica si chiama così perché è in grado di produrre una potentissima scossa elettrica, capace di stordire completamente la preda.
L’anguilla elettrica si muove lentamente e preferisce generalmente l‘acqua dolce, specialmente il Rio delle Amazzoni (più precisamente le si trova nella varzea, la foresta inondata dalla acque di questo fiume).
La sua scossa elettrica può scuotere anche gli umani, motivo per cui si tratta sicuramente di un possibile pesce più pericoloso del mondo.
In Sardegna sono diverse le zone dove poter ammirare dei fondali marini meravigliosi popolati da diverse specie, ad esempio cala Brigantina, sul lato est di Caprera, o la parte nord di Spargi e le cale a est di Budelli.
Gli appassionati di snorkeling possono incontrare: muggini, triglie, castagnole, diverse specie di labridi, le aragoste e le cernie, in profondità dentici, lungo i fondali rocciosi saraghi, scorfani, spigole… oltre a creature quali i cetrioli di mare, stelle marine, murene, ricci di mare e qualche polpo. Insomma, il nostro mare racchiude diversi gioielli da scoprire; in questo articolo ci soffermeremo sulle caratteristiche di alcune specie di pesci in Sardegna, ne elencheremo 7 tra le più comuni.
È il pesce più colorato che si può ammirare in questa zona del Mediterraneo. La donzella pavonina (nome scientifico “Thalassoma pavo”) cambia colore a seconda dell’età e del sesso. È un pesce ermafrodita proteroginico, ovvero nasce femmina e diventa maschio crescendo (dopo un paio di anni il suo colore diventa acceso e tropicale e presenta il colore giallo sulla pancia). Predilige fondali bassi con presenza di alghe e anfratti e oltre che nel Mediterraneo vive nei mari tropicali.
È un pesce anguilliforme che può raggiungere anche i 3 metri di lunghezza. Di colore bruno, ha dei denti lunghi e appuntiti. Si nutre di pesci e crostacei e predilige i fondali bassi e rocciosi. Se la vedete state alla larga, il suo morso non è piacevole!
Un altro dei pesci in Sardegna facilmente osservabili è il sarago. Vive nel Mar Mediterraneo e nell’Oceano Atlantico dove predilige fondali rocciosi. Possiede un corpo tondeggiante e una macchia nera prima della coda. Il sarago si nutre principalmente di ricci ed è un pesce molto ricercato dai pescatori. Per quanto riguarda la pesca sportiva all’interno della regione si deve far riferimento alla Legge Regionale del 20 marzo 2018.
Il nome di questo pesce osseo di mare (Sparus Aurata) deriva dalla caratteristica striscia di color oro che possiede fra gli occhi. È un pesce ermafrodita, particolarmente comune in Italia, predilige le zone costiere e si nutre di molluschi e crostacei. Le sue carni bianche e dal sapore delicato sono molto apprezzate.
Nieddittas offre al mercato tutte le migliori specie presenti nel Mar Mediterraneo, tra cui anche le orate, un prodotto semiselvatico, allevato nello stagno di acqua salata di Corru Mannu sito nel Golfo di Oristano e che da questo traggono il loro sapore pulito e particolare. Scegliendo il pescato locale fornito da Nieddittas, acquistabile anche su Nieddittas a domicilio, avrete sempre la migliore garanzia di qualità e freschezza. Inoltre, sul primo ordine – compilando il form – riceverete il coupon del 10% di sconto!
Il suo corpo è affusolato e i suoi colori variano dal rosso al giallo oro. Le sue dimensioni vanno dai 15 ai 25 centimetri e frequenta le zone costiere e le acque poco profonde. Le carni della triglia sono prelibate; viene pescata spesso con reti a strascico o con reti da posta.
Vive in gran parte del mondo in acque costiere con fondale roccioso e talvolta sabbioso. Sui fianchi di color argento presenta dieci strisce dorate, mentre la coda e le pinne sono scure. Grazie alla sua dentatura robusta si può cibare di alghe raschiandole via dagli scogli. Nasce maschio e diventa femmina crescendo. Le sue carni non sono molto prelibate.
Concludiamo la nostra piccola lista di pesci in Sardegna con la cernia, molto frequente nel Mar Mediterraneo, dove i fondali sono rocciosi e ricchi di insenature per nascondersi e catturare prede. Si nutre di molluschi, crostacei e vari pesci. Può raggiungere un peso di 60 kg e vivere fino anche a 60 anni di età. Presenta varie macchie chiare intorno agli occhi.