Nieddittas e il DICAAR insieme per Costa Produttiva LAB: un progetto internazionale di Architettura e Paesaggio

Nieddittas e il DICAAR insieme per Costa Produttiva LAB: un progetto internazionale di Architettura e Paesaggio

Nuova collaborazione con il DICAAR, Dipartimento di Ingegneria Civile, Ambientale e Architettura dell’Università degli Studi di Cagliari nell’ambito del progetto per la realizzazione della scuola estiva internazionale Costa Produttiva LAB, in programma dall’8 al 14 settembre 2024. Questo innovativo laboratorio di Architettura e Paesaggio, con base al Museo del Mare di Marceddì, vedrà la partecipazione di prestigiose facoltà di Architettura, tra cui quelle di Cagliari, Chieti-Pescara, Genova e Porto.

Costa Produttiva LAB sarà un’occasione unica per studenti e professionisti di confrontarsi su temi legati alla valorizzazione del territorio costiero e delle zone umide. I risultati di questo progetto, comprese le proposte progettuali elaborate nei vari atelier e i contributi delle conferenze specialistiche, saranno pubblicati in un volume scientifico edito da LetteraVentidue nella collana “Territori dell’Architettura”, serie “Projects”.

In questo contesto, Nieddittas avrà un ruolo attivo nel racconto del territorio e della propria attività.

Lunedì 9 settembre, il gruppo di progetto Fishing Architecture della FAUP, guidato dal Prof. Diego Inglez de Souza, sarà in visita per un sopralluogo tecnico, accompagnato da assistenti e studenti, per approfondire la conoscenza delle realtà produttive locali.

Nella stessa giornata, a partire dalle 9:00, Cristiana Mura (Responsabile Qualità e Sicurezza Alimentare Nieddittas) e Sara Fasolino (Team Marketing) condurranno un panel dal titolo “Le Forme dell’acquacoltura e della piccola pesca”. 

Inoltre, nel corso della settimana del 9 settembre, il fotografo Cédric Dasesson realizzerà presso Corru Mannu e nella sede Nieddittas un reportage fotografico, che verrà mostrato al gruppo FAUP della Faculdade de Arquitectura Universidade do Porto. Questo reportage avrà il compito di far conoscere al meglio le peculiarità del nostro lavoro e del nostro territorio.

Per scoprire il programma completo della scuola estiva internazionale Costa Produttiva LAB, clicca qui.

Come fanno a mimetizzarsi triglia, scorfano e seppia?

Come fanno a mimetizzarsi triglia, scorfano e seppia?

Nel vasto e misterioso mondo sottomarino, il mimetismo rappresenta una delle strategie più affascinanti e cruciali per la sopravvivenza degli animali. Nei mari e negli oceani, dove la visibilità può variare notevolmente e i predatori sono sempre in agguato, molti animali hanno sviluppato tecniche sofisticate per nascondersi e proteggersi. Tre esempi eccezionali di queste abilità sono la triglia, lo scorfano e la seppia, ognuno con i propri metodi distintivi di camuffamento.

  • La triglia si distingue per la sua capacità di fondersi con i fondali marini, utilizzando colori e pattern che la rendono quasi invisibile sul substrato sabbioso o roccioso.
  • Lo scorfano, invece, è un maestro del camuffamento tra rocce e alghe, grazie alla sua pelle dalle tonalità e texture che imitano perfettamente l’ambiente circostante.
  • Infine, la seppia, uno dei molluschi cefalopodi più affascinanti, possiede una straordinaria abilità di cambiare colore e texture della pelle in risposta ai cambiamenti ambientali e sociali, rendendola un esperto camaleonte del mare.

In questo approfondimento, spiegheremo come fanno a mimetizzarsi triglia, scorfano e seppia, analizzando i loro metodi di adattamento ai vari habitat e scoprendo come queste strategie contribuiscano alla loro sopravvivenza e al loro successo nell’ecosistema marino.

Come si mimetizza la triglia?

La triglia è un pesce che vive principalmente nei fondali sabbiosi e rocciosi dei mari temperati e tropicali. Il suo mimetismo si basa su un camuffamento piuttosto semplice ma efficace. La triglia ha un corpo che varia dai toni grigi ai blu e ai rosati, che si fonde bene con il colore del substrato marino.

Tale tipo di mimetismo, chiamato “mimetismo criptico“, le consente di nascondersi in modo efficace dai predatori e di sorprendere le prede. Le sue piccole pinne pettorali, anche se non cambiano colore, aiutano a rompere la silhouette del pesce, rendendolo meno visibile nel suo habitat.

Come si mimetizza lo scorfano?

Lo scorfano è un pesce noto per la sua abilità di mimetizzarsi tra le rocce e le alghe delle zone costiere. La mimetizzazione dello scorfano è molto sofisticata: il suo corpo è ricoperto da colori che variano dal marrone al rosso e al verde.

I colori e la texture irregolare della pelle imitano perfettamente le superfici rocciose e le alghe del fondale marino. Inoltre, le escrescenze sulla pelle dello scorfano sembrano coralli, rendendo difficile per i predatori individuarlo.

Questo tipo di mimetismo consente anche allo scorfano di essere un predatore efficace, poiché può nascondersi in vista delle sue prede, attendendo il momento giusto per attaccare.

Come si mimetizza la seppia?

La seppia è un mollusco cefalopode che eccelle nell’arte del mimetismo. Grazie a speciali cellule chiamate cromatofori, la seppia può cambiare il colore e la texture della sua pelle in modo molto rapido e preciso. I cromatofori contengono pigmenti che possono essere espansi o contratti per creare una vasta gamma di colori, dal marrone scuro al giallo brillante.

Questa abilità le permette di adattarsi perfettamente a diversi ambienti marini, dalle superfici sabbiose alle rocce ricoperte di alghe. La seppia può anche modificare la texture della pelle, rendendola liscia o rugosa per imitare la superficie su cui si trova.

Questo mimetismo è essenziale per proteggersi dai predatori e per catturare le prede, dato che la seppia può nascondersi completamente o sorprendere le prede avvicinandosi senza essere notata.

Altri animali e tecniche di mimetismo

Abbiamo visto come fanno a mimetizzarsi triglia, scorfano e seppia, ma esistono molti altri animali marini che utilizzano tecniche di mimetismo per la sopravvivenza. Ad esempio, il pesce pietra ha un aspetto che ricorda il substrato roccioso, mentre il pesce camaleonte può cambiare colore per adattarsi all’ambiente circostante.

Anche altri molluschi cefalopodi, come i polpi e i calamari, mostrano abilità simili nella mimetizzazione. Questi animali utilizzano una combinazione di colori e pattern per confondersi con il loro ambiente e migliorare le loro possibilità di sopravvivenza.

Triglia, scorfano e seppia sono esempi straordinari di come il mimetismo marino possa variare tra le diverse specie.

Questi metodi di camuffamento non solo riflettono l’ingegnosità della natura, ma offrono anche uno sguardo affascinante sulle strategie di sopravvivenza della fauna marina.

A cosa serve il bisso marino?

A cosa serve il bisso marino?

Il bisso marino, chiamato anche “seta del mare”, è una fibra tessile di origine animale, un materiale considerato prezioso sin dai tempi antichi.

Immergiamoci nella storia di questa fibra unica nel suo genere, scopriamo le sue caratteristiche e gli usi ai giorni nostri.

Come si ricava il bisso marino

Il bisso marino si ricava da un mollusco bivalve, la Pinna Nobilis, ora una specie protetta perché considerata a rischio estinzione, che vive nei fondali marini del Mediterraneo. Si tratta di filamenti sottili lunghi 15-20 centimetri e lucenti che il mollusco secerne per ancorarsi alle rocce. La lavorazione richiede abilità e pazienza, in quando la quantità di fibra ricavabile da una singola Pinna nobilis è molto ridotta, rendendo questo materiale assai raro e costoso.

Per secoli il bisso è stato utilizzato per creare tessuti pregiati, leggeri e resistenti, in grado di riflettere la luce in modo simile alla seta.

Ecco le caratteristiche che rendono questo materiale speciale:

  • È davvero duraturo, infatti non si deteriora e non viene attaccato dagli insetti.
  • È più sottile di un capello ma molto più resistente.
  • È leggero.
  • Ha una lucentezza naturale.
  • Il suo colore va dal bianco al dorato con varie sfumature sul bruno.

In passato

Il bisso marino era già conosciuto nell’antichità: veniva infatti usato per creare tessuti pregiati per scopi rituali e religiosi o per il re e nobili. Era un simbolo di lusso e potere. Si trovano tracce del suo uso in alcuni passi della Bibbia, nell’antico Egitto, e in Grecia lo introdussero i Fenici. In epoca romana era una fibra venduta a peso d’oro quindi da sempre considerata preziosa.

L’oggetto più antico ad oggi realizzato con questa seta del mare è una cuffia lavorata a maglia del XIV secolo che è stata rinvenuta in una campagna di scavi nella Basilica di Saint Denis a Parigi, nel 1978, ed è esposto al Museo di Storia Naturale di Basilea.

La produzione del bisso era fiorente anche nel Mar Rosso, mentre in Italia si pescava e lavorava in Puglia e Sardegna (nell’area di Sant’Antioco) dove ancora oggi ci sono persone in grado di tessere il bisso e creare capolavori unici.

A cosa serve il bisso oggi

La Pinna Nobilis, una specie che può raggiungere il metro e mezzo di grandezza, è oggi sottoposta a regime di protezione perché considerata a rischio estinzione a causa dell’inquinamento e dei cambiamenti climatici; per questo negli ultimi anni l’uso del bisso marino è diventato sempre più raro. Tuttavia, grazie ad alcuni artigiani, come Chiara Vigo, una delle ultime maestre del bisso, questa fibra sta vivendo una rinascita. Continuando a lavorare questa fibra con tecniche tradizionali si mantiene viva una parte del patrimonio culturale mediterraneo.

Il bisso viene utilizzato per creare gioielli e altri accessori, tessuti leggeri e opere d’arte uniche.

Il bisso è molto più di un tessuto, è un’arte millenaria, simbolo di tradizione, arte e natura.

Differenza con il bisso delle cozze

Il termine bisso viene usato anche per indicare analoghi filamenti emessi da altre specie di molluschi bivalvi come le cozze. A differenza del bisso marino, il bisso delle cozze non viene utilizzato per la creazione di tessuti pregiati, serve solo ai mitili per ancorarsi alle superfici dure, viene prodotto in quantità maggiori e non richiede le laboriose tecniche di raccolta e lavorazione necessarie per l’altro bisso.

Come pulire e aprire l’astice?

Come pulire e aprire l’astice?

L’astice è un crostaceo decapode appartenente alla famiglia dei Nephropidae, un prodotto del mare pregiato, che vive nell’Oceano Atlantico e in alcune zone del Mediterraneo ma apprezzato in tutto il mondo e presente spesso nelle tavole delle grandi occasioni.

È dotato di una robusta corazza, lunghe chele e una coda carnosa che se ben pulite possono offrire un’esperienza culinaria unica.

L’astice ha un sapore deciso e le sue carni sono ricche di proteine e grassi buoni, calcio, fosforo, ferro, selenio, magnesio e vitamine del gruppo B; ha, inoltre, un ridotto contenuto di calorie.

Pulire correttamente questo crostaceo è essenziale per poter godere di ogni suo boccone.

Seguite i passaggi per sapere come pulire e aprire l’astice senza sprechi e riducendo gli sforzi.

Come pulire e aprire l’astice: passaggi

Innanzitutto, assicuratevi che l’astice sia fresco. Con Nieddittas a Domicilio potete ricevere l’astice e tanti altri prodotti ittici direttamente a casa vostra. Verificate la disponibilità del giorno e le località servite nel nostro shop.

In alternativa, potete utilizzare anche l’astice congelato e procedere allo stesso modo, vi basterà farlo scongelare e lavarlo sotto acqua corrente. Ora procuratevi tagliere, coltello e cucchiaio. Ecco come pulire l’astice:

  • Bollite l’astice in una pentola di acqua salata per almeno 10-15 minuti. Il tempo di cottura varia a seconda del peso, per questo motivo è preferibile controllare il colore.
  • Quando è cotto, estraete l’astice e immergetelo in acqua fredda per farlo raffreddare e rimuovere eventuali residui. Adagiatelo su un tagliere.
  • Rimuovete la testa e il filo nero, l’intestino che si trova nella coda, e togliete con cura la sacca dello stomaco.

Ora che avete completato il processo di pulizia, vediamo come aprire l’astice:

  • Aprite l’astice a metà praticando un taglio con il coltello in verticale dalla testa alla coda ed estraete la polpa delicatamente.
  • Staccate le chele dal corpo e apritele con uno schiaccianoci o delle pinze per estrapolare la carne.
  • Rimuovete le zampe ed estraete la carne all’interno.
  • Tirate la coda del crostaceo verso l’esterno e con un cucchiaino ricavate la polpa, la parte più pregiata dell’astice.
  • C’è carne anche nel corpo quindi con l’aiuto delle forbici cercate la carne tra le articolazioni e cavità.

Idee in cucina

Ora l’astice è pronto per essere utilizzato in varie ricette. Volete delle idee per cucinarlo al meglio?

  1. Astice alla griglia, da servire con una spruzzata di limone fresco.
  2. Pasta all’astice, ma è altrettanto squisito un risotto.
  3. Zuppa di astice.
  4. Tacos con ripieno di astice, una ricetta originale e gustosa.

Se ve ne dovesse avanzare non preoccupatevi, leggete qui come conservare l’astice.

Con un po’ di attenzione e di pratica riuscirete senza difficoltà a portare a termine l’operazione di pulizia. Un’ultima raccomandazione: non buttate gli scarti, perché possono servire per realizzare un delizioso fumetto di pesce!

Che cos’è la battigia?

Che cos’è la battigia?

Quando ci avviciniamo al mare, uno degli elementi distintivi che notiamo è la battigia. Ma che cos’è la battigia esattamente e quale importanza ha in relazione alla spiaggia e alle normative legate al demanio marittimo?

In questo approfondimento scopriremo il significato di battigia, il suo impatto sulla spiaggia e le regolamentazioni legali che garantiscono l’accesso libero e gratuito a questa zona costiera cruciale.

Definizione di battigia

Il terminebattigia” si riferisce alla fascia di spiaggia immediatamente adiacente alla linea di riva, dove il moto ondoso del mare si fa sentire con maggior intensità. Questa zona è caratterizzata dall’interazione continua tra acqua e sabbia, creando un ambiente dinamico e sempre in evoluzione. La battigia è fondamentale per l’ecosistema marino e per l’uso ricreativo delle spiagge.

Battigia vs. spiaggia: distinzione cruciale

È importante fare una distinzione tra battigia e spiaggia. La battigia è solo una parte della spiaggia, situata lungo la linea di riva dove le onde si infrangono e ritornano in mare. La spiaggia, invece, è un’area più ampia che include la battigia e si estende verso l’interno, fino a raggiungere le aree più lontane dove spesso si trovano stabilimenti balneari e altre strutture.

La battigia è quindi solo una sezione della spiaggia, ma riveste un ruolo cruciale sia per il naturale ciclo di sedimentazione sia per le attività balneari.

Battigia e normative legali: accesso libero e gratuito

Il diritto di accesso alla battigia è regolamentato da normative specifiche che garantiscono l’accesso libero e gratuito a questa zona del demanio marittimo dello Stato. Secondo le leggi italiane e il codice civile, la battigia, essendo parte del demanio marittimo, non può essere soggetta a restrizioni o divieti imposti da stabilimenti balneari o altre strutture.

Il decreto di dicembre 2011 ha ulteriormente rafforzato queste norme, assicurando che l’accesso alla battigia rimanga sempre aperto al pubblico, indipendentemente dalla presenza di strutture private nelle vicinanze.

Ruolo della Capitaneria di Porto nella regolamentazione

La Capitaneria di Porto gioca un ruolo cruciale nel monitoraggio e nella regolamentazione dell’accesso alla battigia. Questa istituzione è responsabile della vigilanza sul rispetto delle normative relative al demanio marittimo e può intervenire in caso di violazioni dei diritti di accesso. Se un stabilimento balneare o un altro soggetto tenta di limitare l’accesso alla battigia, è possibile segnalarlo alla Capitaneria di Porto per azioni correttive.

Effetti del moto ondoso sulla battigia

Il moto ondoso è un fenomeno naturale che influisce direttamente sulla battigia. Le onde che si infrangono sulla battigia hanno il potere di modellare la linea di riva, influenzando la conformazione della spiaggia e la qualità dell’acqua.

Questo continuo movimento può portare a cambiamenti nella distribuzione della sabbia e nella struttura della spiaggia, creando aree di erosione o accumulo di sedimenti. È essenziale monitorare il moto ondoso per comprendere e gestire questi cambiamenti, e garantire un ambiente sicuro e accogliente per i bagnanti.

Battigia e stabilimenti balneari: una relazione regolata

Gli stabilimenti balneari, che offrono servizi come lettini e ombrelloni, possono occupare una parte della spiaggia, ma non hanno il diritto di limitare l’accesso alla battigia. La normativa stabilisce chiaramente che, mentre le aree più lontane dalla battigia possono essere gestite da stabilimenti privati, la battigia deve rimanere sempre libera e accessibile a tutti. Questa regola assicura che chiunque possa godere della spiaggia senza barriere, godendo della bellezza naturale del mare e della battigia.

L’importanza di mantenere pulita la battigia per la sostenibilità

Mantenere pulita la battigia è fondamentale per la sostenibilità ambientale. Questa zona costiera è un habitat cruciale per molte specie marine e avifauna, e la sua pulizia contribuisce alla preservazione dell’ecosistema marino.

Rifiuti come plastica, bottiglie e altri detriti possono avere effetti devastanti sulla fauna e sulla flora marina. Inoltre, una battigia pulita migliora l’esperienza dei bagnanti e contribuisce alla bellezza naturale delle spiagge.

Azioni per ridurre l’impatto ambientale

Per contribuire alla sostenibilità e mantenere la battigia pulita, è importante adottare pratiche responsabili. Gli utenti della spiaggia dovrebbero seguire le regole di raccolta dei rifiuti e utilizzare i contenitori appositi.

Inoltre, è utile partecipare a iniziative di pulizia della spiaggia e sensibilizzare altri bagnanti sull’importanza di non lasciare rifiuti. Gli stabilimenti balneari e le autorità locali dovrebbero collaborare per garantire una gestione efficace dei rifiuti e promuovere pratiche di sostenibilità.

Per noi di Nieddittas il rispetto per il mare e per l’ambiente è un valore che ci è stato tramandato dai nostri padri, quei pescatori che oltre 50 anni fa unirono le loro forze per fondare la nostra cooperativa. Questo rispetto rimane oggi uno dei valori fondamentali della nostra comunità e lo consideriamo un dovere trasmettere ai nostri figli un mare e un ambiente ancora più puliti di quelli che abbiamo ricevuto in eredità.

La battigia, quella linea di confine tra terra e mare, rappresenta una zona cruciale della spiaggia. Il moto ondoso e l’interazione con la sabbia creano qui un ambiente unico, essenziale sia per l’ecosistema marino che per le attività ricreative di tutti.

Rispettare e mantenere pulita la battigia non è solo un atto di amore verso la natura, ma anche una responsabilità condivisa!

Come scegliere le spiagge in Sardegna in base al vento

Come scegliere le spiagge in Sardegna in base al vento

In Sardegna il vento è quasi una costante. Il Maestrale è una salvezza nelle giornate di caldo torrido, ma quando ci si trova in spiaggia può essere fastidioso: sabbia che si solleva, mare mosso, ombrelloni che si rompono…

Vi sarà sicuramente capitato di passare la giornata al mare tenendo d’occhio l’ombrellone, cercando di tenerlo fermo per evitare che il vento lo portasse via. Oppure di rinunciare di andare in spiaggia proprio a causa del troppo vento.

Questo articolo vi sarà utile per capire come scegliere le spiagge in Sardegna in base al vento. Una guida per sapere quali sono le spiagge riparate a seconda del vento e godervi piacevolmente la vostra giornata di mare.

I venti che soffiano in Sardegna

Conoscere i venti e le loro direzioni permette di trascorrere al meglio la propria vacanza in Sardegna. Essendo circondata dal mare, l’isola è spesso investita da venti forti. I più importanti sono:

  • Il Maestrale, è un vento che soffia da nord-ovest, il vento dominante nell’isola, porta ondate di aria polare sulle coste del Mediterraneo. Ha un effetto mitigatore perché contribuisce ad abbassare le temperature e il livello di umidità. In estate può favorire il propagarsi di incendi, frequenti nella stagione estiva, mentre d’inverno causa a volte delle mareggiate.
  • Il Ponente proveniente da ovest.
  • Lo Scirocco è un vento caldo che soffia dal sud-est dall’Africa sahariana. Porta ondate di caldo intenso abbinate a piogge estive.
  • Il Grecale è un vento di nord-est che durante l’estate si trasforma in una piacevole brezza, mentre d’inverno è freddo e secco e può provocare tempeste.
  • Il Libeccio arriva da sud-ovest e porta spesso mare mosso e onde alte.

I mesi più ventosi sull’isola sono quelli da ottobre ad aprile, quando il Maestrale colpisce in modo più violento la costa settentrionale. Nei mesi estivi, invece, lo Scirocco, specialmente al sud, porta ondate di afa.

Quali spiagge sono riparate dal Maestrale?

Per chi è un appassionato di sport acquatici come la vela o il windsurf può essere un vantaggio, ma se non sopportate il forte vento, allora ecco 10 spiagge bellissime, dal sud al nord Sardegna, riparate dal Maestrale.

Spiagge sud Sardegna riparate dal maestrale

  1. Tuerredda: situata tra Capo Malfatano e Capo Spartivento, a Teulada, questa spiaggia si estende per circa 600 metri. Un vero e proprio paradiso di sabbia bianca e acqua cristallina dalle sfumature che vanno dal turchese al celeste. Il mare è quasi sempre piatto e grazie alla sua conformazione è riparata dal vento di Maestrale.
  2. Cala Monte Turno: si trova nel territorio di Castiadas, sulla costa sud-orientale dell’isola. La spiaggia, che si estende a forma di arco per circa 300 metri, ha sabbia bianca e il mare è color turchese.
  3. Villasimius. In caso di Maestrale sono protette le spiagge di: Cala PiraPorto Sa Ruxi, Campulongu e Is Traias. Tutte meravigliose e da scoprire!
  1. Spiaggia di Mari Pintau (Quartu Sant’Elena).

Spiagge centro Sardegna riparate dal maestrale

  1. Caletta del Faro: si tratta di una piccolissima spiaggia nella penisola del Sinis (Cabras), caratterizzata da un fondale basso e sabbioso. Nelle vicinanze si trova il sito archeologico di Tharros, consigliato farci un salto! Questa spiaggia è riparata da quasi tutti i venti.
  1. Sa Mesa Longa: nella località di Putzu Idu. Il nome significa “tavola lunga”, infatti a poche decine di metri dalla riva si trova una barriera naturale di roccia arenaria. Questa la protegge dal Maestrale trasformandola in una piscina naturale.

Spiagge nord Sardegna riparate dal maestrale

  1. Spiaggia delle Vacche: incastonata tra rocce granitiche e macchia mediterranea, questa cala si trova nel comune di San Teodoro ed il suo nome è dovuto dalla presenza in passato delle vacche lungo l’arenile. La spiaggia caratterizzata da sabbia finissima e acqua cristallina è lunga solo 30 metri. Offre un’incredibile vista sull’Isola di Tavolare e di Molara, a sinistra l’Isolotto Rosso e i promontori di Porto San Paolo.
  2. Cala Ostina, Castelsardo. I due promontori nella quale è incastonata la riparano dal vento, la sabbia è dorata scura perché deriva da rocce vulcaniche e il mare color smeraldo. Una perla di natura incontaminata spesso tappa di percorsi di trekking.
  3. Porto Istana, Olbia. La sabbia è bianca e fine, il fondale basso di colore smeraldo, circondata da una folta macchia mediterranea che la ripara dal Maestrale. Offre una vista panoramica sull’Area marina protetta di Tavolara.
  4. Capo Testa (Santa Teresa di Gallura). Qui trovate due splendide spiagge, Rena di Ponente e Rena di Levante, dove potrete tuffarvi nelle acque calme e cristalline.

Spiagge riparate dal libeccio in Sardegna

Se non volete che la vostra giornata al mare sia rovinata dal libeccio, ecco alcune spiagge in Sardegna generalmente riparate da questo vento.

Al nord:

  1. Cala Brandinchi (San Teodoro, Costa Nord-Orientale). Questa spiaggia, conosciuta come “la piccola Tahiti” per le sue acque cristalline, la gioia degli amanti dello snorkeling, è ben riparata dal libeccio grazie alla sua conformazione naturale.
  2. Altra spiaggia sempre a San Teodoro, La Cinta. Una delle più popolari, nota per la sua bellezza, è protetta dal libeccio e offre acque calme anche quando il vento soffia forte.
  3. Spiaggia del Principe (Costa Smeralda, Nord-Est). Questa spiaggia è riparata da una serie di promontori che la proteggono dai venti meridionali e sud-occidentali, incluso il libeccio.

Al sud:

  1. Cala Sinzias (Costa Sud-Orientale). Si trova nella zona di Castiadas, è protetta dai rilievi circostanti che la riparano dal libeccio.
  2. Porto Giunco (Villasimius, Costa Sud-Orientale). È ben riparata dai venti sud-occidentali grazie alla presenza di colline che fanno da barriera naturale.
  3. Spiaggia di Punta Molentis sempre a Villasimius.

Spiagge riparate dallo scirocco in Sardegna

Per ripararsi da questo vento caldo che porta un aumento delle temperature, potete scegliere una di queste spiagge del sud Sardegna:

  1. Cala Cipolla (Chia, Costa Sud-Ovest). È una piccola cala raggiungibile a piedi dal parcheggio di Capo Spartivento; è riparata da una serie di promontori che la proteggono efficacemente dai venti di scirocco.
  2. Cala Domestica (Buggerru, Costa Sud-Ovest). Una splendida baia chiusa circondata da alte scogliere, che offre riparo dai venti provenienti da sud-est.
  3. Spiaggia di Piscinas (Costa Verde, Sud-Ovest). In una delle zone più selvagge dell’isola, note per le sue splendide dune che la riparano dai venti di scirocco.
  4. Porto Pino. Ci troviamo a Sant’Anna Arresi, costa sud-occidentale della Sardegna. Lunghe distese di dune di sabbia bianca, un fondale basso e mare turchese. Ci sono due spiagge, quella che si chiama le Dune è un vero gioiello, incastonata tra laguna e mare.

Questa lista di spiagge riparate da barriere naturali vi sarà d’aiuto per sapere come scegliere le spiagge in Sardegna in base al vento per non trovare mari mossi e godervi il relax!

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