Ricetta paccheri ai frutti di mare

Ricetta paccheri ai frutti di mare

I paccheri ai frutti di mare sono un primo piatto sfizioso a base di pesce e pomodorini, sostanzioso e dal profumo irresistibile! Il formato di pasta di grano duro chiamata paccheri o schiaffoni si presta bene ad accogliere il condimento: un mix di frutti di mare, pomodorini, olio extravergine d’oliva e il prezzemolo.

Scopriamo la ricetta che conquisterà i vostri ospiti.

Consigli per preparare i paccheri ai frutti di mare

Per realizzare questo primo piatto nel migliore dei modi bisogna seguire qualche piccolo accorgimento. Innanzitutto, è importante la scelta della materia prima: i prodotti Nieddittas sapranno valorizzare al meglio i vostri piatti. Le cozze e le vongole provengono dalla nostra filiera di eccellenza nel Golfo di Oristano, in Sardegna. Una filiera controllata che rispetta il mare e il territorio e che vi garantisce un prodotto sempre sano e sicuro, controllato con attenzione in ogni fase della lavorazione, dal mare della Sardegna fino alla vostra tavola.

Per questa ricetta vi serviranno: cozze, vongole, calamari, gamberi. C’è chi utilizza anche i fasolari, gli scampi e le telline, scegliete i frutti di mare che più vi piacciono!

Ingredienti e procedimento

  • Paccheri 500 g
  • Olio extravergine d’oliva 50 g
  • Aglio 3 spicchi
  • Calamari 500 g
  • Cozze e vongole Nieddittas 1 kg di ognuno
  • Gamberi 300 g
  • Prezzemolo
  • Pomodorini ciliegino 100 g
  • Sale fino e pepe nero q.b.
  • Vino bianco 100 g

Iniziamo dai gamberi: eliminate la testa e la coda, togliete manualmente il carapace ed estraete il filamento nero dopo aver inciso il dorso.

Prendete le cozze e le vongole, pulite i gusci, staccate il bisso che fuoriesce dalle valve ed eliminate eventualmente quelle che hanno un guscio rotto. Strofinate sotto il getto d’acqua le vongole e controllate che non abbiano residui di sabbia, picchiettandole su un tagliare. In genere le vongole Nieddittas si contraddistinguono oltre che per la freschezza anche per la quasi totale assenza di sabbia.

Ora passate ai calamari: staccate la testa, eliminate la cartilagine interna e sciacquateli sotto acqua corrente. Rimuovete la pelle e le pinne, tagliate ad anelli e tenete da parte.

In una padella antiaderente fate rosolare 2 spicchi d’aglio con un filo d’olio, poi toglieteli e versate le cozze e le vongole. Aggiungete metà del vino bianco e regolate di sale e pepe.

Mettete il coperchio e cuocete a fiamma dolce per circa 5 minuti. Durante la cottura si apriranno e rilasceranno l’acqua che dovrete conservare. Quindi sgusciate metà delle valve e conservate l’altra metà intera per decorare il piatto.

Procedete con la cottura del calamaro. In una padella fate dorare uno spicchio d’aglio con l’olio e aggiungete gli anelli di calamari. Sfumate con il vino bianco rimasto e fate cuocere per 4 minuti mescolando.

Aggiungete i pomodorini tagliati a metà, salate e pepate, aggiungendo di tanto in tanto il liquido di cottura dei molluschi, precedentemente filtrato. Continuate a cuocere a fuoco basso con coperchio. Quando i calamari saranno teneri, unite anche i gamberi.

Nel frattempo, mettete a bollire l’acqua per la pasta, poi fate cuocere i paccheri per 15 minuti.

Aggiungete al condimento anche le cozze e le vongole e fate cuocere per altri 4 minuti.

Scolate la pasta al dente e aggiungetela nella padella col condimento per completare la cottura. Versate altro liquido di cottura e, infine, cospargete di prezzemolo tritato.

I vostri paccheri ai frutti di mare sono pronti!

Quanti pesci ci sono nel mare?

Quanti pesci ci sono nel mare?

Si tratta di una domanda a cui è difficile dare una risposta precisa. Parliamo infatti di stime, ma prima di scoprire quanti pesci ci sono nel mare, trattiamo il tema delle risorse ittiche e Intelligenza Artificiale.

Un team internazionale di ricercatori ha dimostrato che la computer vision e l’intelligenza artificiale possono sconvolgere il modo in cui valutiamo l’abbondanza delle specie ittiche e le sue variazioni temporali.

Cos’è l’overfishing?

Le specie che vengono pescate possono riprodursi, come tutte le forme viventi, e vengono quindi considerate risorse rinnovabili. Dalla dimensione della popolazione (stock) dipende in parte il tasso di riproduzione. Le risorse ittiche sono un importante fonte di cibo per gli esseri umani, e non solo. La loro entità indica lo stato di salute degli oceani. Se la pesca deve essere sostenibile, il numero dei pesci catturati non deve essere superiore al numero dei pesci nuovi nati con la riproduzione, altrimenti la popolazione subirà un declino.

Secondo uno studio scientifico pubblicato sulla rivista Science, un terzo delle risorse ittiche mondiali ha subito un collasso, ovvero una diminuzione fino a meno del 10% della loro abbondanza massima osservata, come confermato anche dai rapporti compilati dalla FAO sullo stato mondiale delle industrie ittiche e di acquacoltura, prendendo come riferimento i maggiori stock ittici per i quali esistono stime di abbondanza attendibili.

L’overfishing ha impoverito le popolazioni ittiche a tal punto che le attività di pesca in tutto il mondo allo stato attuale non sono più in grado di sostenersi senza l’aiuto dei governi.

Oggi grazie all’intelligenza artificiale potremo riconoscere in modo automatico le diverse specie ittiche e sapere quanti pesci ci sono nel mare.

Lo studio sulle variazioni temporali di abbondanza delle risorse ittiche

Le specie marine descritte dai tassonomisti vanno da 250.000 a 274.000. Il totale delle specie del mondo è di circa 1,8 milioni. Considerato che la maggior parte della superficie del nostro pianeta è coperta dagli oceani, è indubbio che i mari in realtà racchiudano molte più specie: 1,4-1,6 milioni di specie ittiche.

La tecnica messa a punto dallo studio coordinato dal Cnr-Imar di La Spezia (insieme a delle Università e al Csic), si basa su un insieme di processi matematici che consentono ai computer di riconoscere e contare in modo automatico soggetti fotografati nel loro ambiente naturale. Questo metodo può essere utilizzato per tracciare in maniera affidabile le variazioni temporali di abbondanza delle risorse ittiche in diverse condizioni operative.

L’efficacia dell’algoritmo nel riconoscimento degli individui è stata validata e rappresenta un nuovo strumento per difendere la biodiversità. Questa nuova tecnica può essere applicata ad una grande varietà di ambienti come le aree marine protette, le zone costiere, le aree di mare aperto, sino alle zone più profonde degli oceani.

Questa tecnologia è molto utile anche per monitorare gli impatti antropici e le rapide conseguenze del cambiamento climatico. Permette, inoltre, non solo di sapere quanti pesci ci sono in un determinato luogo e periodo, ma aumenta anche la capacità di osservazione di monitoraggio dello stato di salute dei nostri mari.

Quanti pesci ci sono nel mare Mediterraneo?

Secondo un censimento della vita marina, un progetto durato 10 anni che ha riguardato 25 aree marine diverse sparse per il mondo, il nostro Mediterraneo contiene 17 mila specie, ma è considerato il più minacciato dall’inquinamento, dall’eccessivo prelievo ittico e dalle bombe sganciate nell’Adriatico nel periodo della guerra del Kosovo. A queste minacce si aggiungono le specie invasive che tendono a rimpiazzare quelle autoctone.

Come riconoscere i venti in Sardegna

Come riconoscere i venti in Sardegna

La Sardegna essendo circondata dal mare è più soggetta ai venti. Le direzioni geografiche ci aiutano a capire i venti, che prendono un nome diverso a seconda, appunto, della direzione da cui soffiano. In Sardegna i più importanti sono il Maestrale, proveniente da Nord-Ovest, il Ponente, proveniente da Ovest e lo Scirocco, un vento caldo di Sud-Est che soffia dall’Africa sahariana. Ma approfondiamo meglio come riconoscere i venti in Sardegna.

Cos’è la rosa dei venti?

La rosa dei venti è una rappresentazione grafica nella quale vengono riportate le provenienze dei venti che soffiano in una determinata zona del mondo in un certo periodo di tempo. Per ogni punta c’è un nome diverso. L’origine di ciascun nome risale probabilmente all’epoca delle Repubbliche Marinare.

Specialmente prima dell’invenzione della bussola, è stato uno strumento fondamentale, da sempre associato alla navigazione e ancora presente sulle carte nautiche per mostrare la direzione degli otto venti.

Nel corso dei secoli il disegno e la forma sono cambiati più volte. La rosa dei venti che conosciamo oggi è una versione più moderna, ed è in grado di fornire la percentuale di tempo in cui si osservano aria calma o venti leggeri, la percentuale del tempo che il vento soffia da ogni direzione durante il periodo di osservazione e la forza. Se conosci questo strumento saprai come riconoscere i venti in Sardegna e goderti al meglio le tue vacanze!

I nomi dei venti

Ecco i nomi degli 8 venti presenti sulla rosa, in senso orario partendo dal vento da Nord.

  1. Tramontana (Nord). È un vento freddo che può essere presente sia in condizioni di cielo sereno sia nuvoloso. Prende il nome dalla locuzione latina “trans montes”, che significa vento che soffia dal cuore delle Alpi, che gli antichi romani indicavano con il Nord. Oppure, secondo un’altra ipotesi il nome si riferisce all’isola di Zante, punto di riferimento tradizionale della rosa dei venti. Tramontana in questo caso indica i monti dell’Albania e del nord della Grecia.
  2. Grecale (Nord-Est). Soffia in corrispondenza della Grecia, da qui il nome. Si tratta di uno dei venti potenzialmente più forti che soffiano sulla penisola italiana e sulla Sardegna, in particolare colpisce la parte nord-orientale dell’isola. D’inverno il Grecale è freddo e secco, mentre in estate soffia una leggera brezza lungo le coste del Tirreno e dell’Adriatico.
  3. Levante, è un vento che soffia da Est verso Ovest, fresco e umido che porta nebbia e precipitazioni. Lo si percepisce soprattutto sul Tirreno e sulla parte centro-meridionale dell’Adriatico. In Sardegna è meno frequente.
  4. Scirocco (Sud-Est) è un vento caldo che prende il suo nome dalla rotta commerciale dalla Siria all’Adriatico. È una corrente che causa ondate di caldo intenso abbinate a piogge in estate e rende spesso l’aria “sabbiosa” a causa delle polveri provenienti dal deserto. Solitamente dura almeno 3 giorni.
  5. Mezzogiorno o Ostro (Sud). Ostro deriva dal latino “auster” che significa vento australe. È un vento caldo che porta le piogge facendo salire temporaneamente il tasso di umidità e le temperature.
  6. Libeccio (Sud-Ovest). Prende il suo nome dalla rotta tra la Libia e l’imboccatura del mar Adriatico oppure potrebbe avere una derivazione araba, da “lebég” (vento portatore di pioggia). Durante la stagione estiva soffia generalmente come brezza di mare lungo le coste del Tirreno e come brezza di terra lungo le coste orientali. Porta con sé la sabbia proveniente dall’Africa.
  7. Ponente (Ovest). Soffia in maniera opposta al Levante. Si tratta di una brezza marina presente durante la stagione estiva lungo le coste tirreniche. In Sardegna investe tutta la fascia occidentale, spingendosi a nord oltre le Bocche di Bonifacio e a sud investe il Sulcis, fino al golfo di Cagliari.
  8. Maestrale (Nord-Ovest) o Mistral, è un vento dominante in Sardegna. Si tratta di una corrente fredda che soffia quando le correnti artiche giungono sulle coste della Provenza e raggiungono il Mediterraneo. Il suo nome deriva probabilmente dal fatto che è considerato il vento “maestro”, ovvero il principale di tutti i venti.

L’intensità del vento

L’intensità si può esprimere in metri per secondo o in chilometri orari, ma in meteorologia si parla di nodi. Un nodo equivale a un miglio marino all’ora, cioè 1,852 km/h ovvero a 0,514 m/s. L’intensità del vento può anche essere espressa tramite l’uso marinaro, mediante dei gradini di velocità nella cosiddetta Scala Beaufort e adottati dal Comitato Meteorologico Internazionale.

I termini della scala di Beaufort sono:

  • Calma
  • Brezza leggera
  • Brezza tesa
  • Vento moderato
  • Teso
  • Fresco
  • Forte

Burrasca moderata, forte, fortissima, fortunale ed uragano, indicano un vento superiore ai 64 nodi.

In Sardegna il Maestrale soffia costante e produce effetti molto importanti sulla vegetazione, rinfrescando le coste dal caldo torrido estivo. Alcune zone geografiche sono particolarmente ventose e caratterizzate da venti costanti che soffiano sempre in determinate ore del giorno o in alcune stagioni.

I venti girano sempre in senso orario al sopraggiungere di una nuova depressione.

Sapere come riconoscere i venti in Sardegna ti sarà utile per cercare di capire che tempo farà e organizzare di conseguenza la tua giornata.

Calamarata ai frutti di mare

Calamarata ai frutti di mare

La calamarata ai frutti di mare è una variante della tipica ricetta napoletana. Si tratta di un primo estremamente gustoso realizzato con la pasta calamarata, un formato di pasta particolare che ha la forma degli anelli di calamaro, da cui prende il nome.

Non si tratta di un piatto complicato e i tempi di cottura sono brevi. In questa versione, al sugo di calamari e pomodorini della ricetta originale si aggiungono i frutti di mare freschi come cozze, vongole, fasolari, capesante e calamari. Prima di spiegarvi come preparare un’ottima calamarata ai frutti di mare, vi diamo qualche informazione sugli ingredienti.

Quali frutti di mare scegliere

Quando si parla di frutti di mare ci si riferisce in genere a molluschi e crostacei.

I molluschi sono organismi dal corpo molle che possono o meno essere dotati di una conchiglia. Ci sono 3 tipologie:

  1. I molluschi bivalvi, come cozze, vongole, capesante, cannolicchi, fasolari, ostriche, telline e tartufi di mare.
  2. I cefalopodi, di cui fanno parte i calamari, totani, polpo, moscardini e seppie.
  3. I gasterpodi che sono le orecchie di mare, la patella, la chiocciola.

I crostacei, invece, sono artropodi caratterizzati dal carapace. Sono crostacei le aragoste, gli scampi, gamberi, astici, granchi, canocchie e mazzancolle.

Per realizzare la calamarata ai frutti di mare potete scegliere quelli che sono più di vostro gradimento, l’importante è che siano freschi e di qualità come quelli offerti da Nieddittas. Lavoriamo con grande attenzione sulla qualità e sulla sicurezza alimentare dei nostri prodotti perché vogliamo che portino sulla vostra tavola il sapore unico e straordinario del nostro mare. Un gusto inconfondibile, garantito da analisi e controlli continui per assicurarvi sempre il miglior prodotto.

Infine, per la riuscita della ricetta scegliete la pasta adatta! Deve essere trafilata in bronzo liscia e prodotta con grano italiano. Una pasta come la calamarata sarà in grado di trattenere il sugo e garantire una mantecatura perfetta.

Come preparare la calamarata ai frutti di mare

Ecco gli ingredienti per 4 persone:

  • Pasta (calamarata) 320 g
  • Cozze, vongole, fasolari Nieddittas 500 g di ognuno
  • Calamari 250 g
  • Mazzancolle 6
  • Capesante 4
  • Pomodori pachino 250 g
  • Cipolle 1
  • Aglio 2 spicchi
  • Prezzemolo
  • Olio extravergine di oliva
  • Sale

Procedimento

Per realizzare questo primo piatto la prima cosa da fare è pulire i frutti di mare. Strofinate le nostre vongole sotto l’acqua, prendetene delle manciate e fatele cadere sul fondo di un contenitore da un’altezza di 15-20 cm. Questo permette a eventuali gusci vuoti o vongole con sabbia di aprirsi prima che finiscano in padella.

Eliminate il bisso dalle cozze. Incidete i fasolari con un coltello e apriteli. Raccogliete il liquido che fuoriesce e filtratelo, staccate il mollusco dalla conchiglia e tenete da parte.

Mettete l’olio extravergine d’oliva in una padella, fate scaldare e versate le cozze e le vongole. Coprite con un coperchio e fate cuocere pochi minuti, il tempo necessario affinché i molluschi si aprano.

Eliminate i gusci ma tenete da parte qualche vongola intera per guarnire il piatto alla fine. Filtrate il liquido di cottura e unitelo a quello dei fasolari.

Passate alla pulizia delle mazzancolle. Eliminate la testa, poi il carapace e il budello sul dorso aiutandovi con uno stuzzicadenti.

Ora pulite i calamari, staccando la testa e i tentacoli, tagliateli in piccoli pezzi ed eliminate le interiora. Dopo averli risciacquati, tagliateli a rondelle sottili.

Mettete l’acqua a bollire e buttate la pasta che deve essere scolata al dente. In una padella, fate rosolare nell’olio, la cipolla, l’aglio, il prezzemolo, tutti tritati finemente.

Unite i calamari e fate cuocere un paio di minuti. Poi aggiungete i pomodori tagliati e allungate con il liquido di cottura dei molluschi.

Dopo aver tritato i fasolari e tagliato a cubetti le capesante, versateli nella padella assieme alle mazzancolle e mescolate. Infine, aggiungete le cozze, le vongole e la calamarata.

Mescolate per bene in modo che il sugo si amalgami alla pasta. Completate con un filo d’olio e servite in tavola la vostra calamarata ai frutti di mare!

Come si è formato il mare?

Come si è formato il mare?

Gli oceani ricoprono circa i due terzi della superficie terrestre e, secondo uno studio del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente, ospitano più dell’80% di tutte le forme di vita presenti sulla terra. All’origine però la Terra era un pianeta arido, senza acqua e dunque senza forme di vita. Come si è formato il mare?

Vediamo quali sono le teorie più accreditate che spiegano l’origine dei mari e degli oceani.

Le 3 teorie su come si è formato il mare

Gli oceani si sono formati miliardi di anni fa poco dopo la formazione della Terra.

  1. Una delle teorie più accreditate sostiene che l’origine delle acque sia collegata al graduale raffreddamento della Terra. Originariamente, secondo questa teoria, la Terra era ricoperta da una nuvola di gas e vapori incandescenti rilasciati dalla crosta e dai vulcani. Con il tempo, cominciò a subire un lento e graduale raffreddamento che causò la condensazione del vapore, trasformandosi in acqua. Questa precipitando sul suolo insieme all’anidride carbonica diede origine ai primi mari e oceani.
  2. La teoria del bombardamento cometario. Studi più recenti hanno ipotizzato che parte dell’acqua presente sulla Terra sia stata generata 4 miliardi di anni fa dall’impatto con comete (o altri corpi) ghiacciati. Le comete hanno nuclei ricchi di acqua allo stato solido, ma diversi studiosi disapprovano questa teoria perché sarebbe stato dimostrato che l’acqua contenuta nelle comete non ha caratteristiche simili a quelle dell’acqua terrestre. Questa è stata una delle teorie più accreditate sino al 2007.
  3. L’ultima teoria spiega come l’acqua, inizialmente, fosse già contenuta in alcuni tipi di rocce costituite da particolari composti, i silicati idrati. Dopo circa un miliardo di anni, questi composti avrebbero iniziato lentamente a rilasciare l’acqua contenuta al loro interno dando così origine ad un oceano primordiale. Se l’acqua era presente sulla superficie del pianeta già durante la sua formazione, è possibile ipotizzare che le forme di vita siano comparse molto prima di quello che si è pensato e anche che in altri pianeti rocciosi sia stata presente l’acqua sulla loro superficie.

I mari e gli oceani sono in costante movimento, mossi da venti e correnti. Influenzati dalla luna, le acque risentono dell’effetto magnetico dando vita alle alte e basse maree.

I primi organismi unicellulari

Qualunque sia la teoria esatta su come si è formato il mare, è appurato che proprio in queste prime masse d’acqua sono nate le prime forme di vita, i primi organismi unicellulari che poi si evolsero per dare vita agli organismi pluricellulari.

Le prime molecole formate da atomi di carbonio uniti ad altri elementi come idrogeno, ossigeno e azoto, si sarebbero formate nel cosiddetto brodo primordiale, una miscela acquosa di sali inorganici e vari composti chimici semplici a base di carbonio, idrogeno, ossigeno e azoto. Gli apporti di energia dall’esterno avrebbero portato alla sintesi di una quantità di piccole molecole organiche che si sarebbero in seguito raccolte nell’oceano dando origine alle prime cellule.

Alla fine degli anni ’50, il biochimico statunitense Stanley Miller effettuò uno studio che confermò questa teoria. L’esperimento dimostrò che una serie di scariche elettriche prolungate per alcuni giorni e scaricate in un ambiente contenente idrogeno, metano, vapore acqueo e ammoniaca, sono in grado di provocare reazioni chimiche il cui risultato produce composti organici fondamentali. La stessa cosa è possibile sia avvenuta nell’atmosfera primordiale, contenente appunto metano, ammoniaca e idrogeno: sottoposti all’azione di fulmini e alle radiazioni solari, i gas dell’atmosfera primordiale avrebbero originato le prime biomolecole all’interno del brodo primordiale. Queste si sarebbero poi unite in maniera spontanea in forme più complesse in grado di replicarsi, dando così origine alle prime forme di vita.

Cosa fare in Sardegna se c’è vento

Cosa fare in Sardegna se c’è vento

Quando si trascorrono le vacanze in Sardegna la presenza del vento è da mettere in conto. Il maestrale è un vento freddo proveniente da nord-ovest che dura solitamente 3 giorni o più. In alcune spiagge quando soffia forte è davvero impossibile restarci. Il mare diventa mosso, la sabbia si solleva e non resta altro che trovare delle alternative. La Sardegna, infatti, non è solo mare: centri storici medievali, musei, lunghe passeggiate ed escursioni alla scoperta delle meraviglie che l’isola ci offre. In questo articolo troverai delle idee su cosa fare in Sardegna se c’è vento.

Cosa vedere in Sardegna: 10 idee

Le spiagge sarde sono una più bella dell’altra, ma quando il tempo non è dei migliori potete vedere tantissime altre cose, diverse dalle solite mete turistiche. Paesi e borghi, parchi, cammini e tanto altro. Ecco cosa fare in Sardegna se c’è vento:

  1. Il cammino di San Giorgio Vescovo per scoprire la Barbagia, una delle zone interne più selvagge dell’isola. In Barbagia si trova anche il Parco Naturale Regionale dell’Oasi di Tepilora (precisamente a Bitti, in provincia di Nuoro). Per gli amanti della canoa, dal Rio Posada è possibile scoprire borghi e paesi dove producono alcuni dei formaggi più buoni della regione.
  2. Scoprire l’interno della Gallura con i suoi paesini e itinerari circondati dalla natura. Ogni borgo è diverso dall’altro, ma tutti hanno la caratteristica di avere i centri storici con le case di un tempo realizzate con i blocchetti in granito. Camminare per le vie strette di questi paesi vi permetterà di ammirare scorci meravigliosi e di immergervi in un contesto di pace e familiarità. Tra tutti, uno dei più tipici da visitare è Aggius, con la fantastica passeggiata nella Valle della Luna che termina con il Nuraghe Izzana. Qui si trova anche il Museo Etnografico più grande della Sardegna.
  3. Tempio Pausania: circondata dai boschi e dalla montagna del Limbara, questa cittadina medievale ha un centro storico in pietra dove si trova Piazza Faber, la dedica dell’architetto Renzo Piano a Fabrizio de André, è lo Spazio Faber con foto inedite della vita dell’artista in Sardegna.
  4. Il Cammino minerario di Santa Barbara. Si snoda all’interno del Parco Geominerario Storico Ambientale della Sardegna, nel Sulcis-Iglesiente-Guspinese, ed è patrimonio UNESCO. Si tratta di un itinerario storico, culturale, ambientale e religioso dedicato a Santa Barbara, la Santa Patrona dei minatori.
  5. Visitare il Museo della Brigata Sassari. È dedicato alla nascita della Brigata Sassari che combatté nella Prima e Seconda Guerra Mondiale. L’ingresso è gratuito e per accedere sarà necessario il Green Pass.
  6. Visitare i Nuraghi. Ad esempio, il più importante della Gallura è il Nuraghe Majori, poco fuori da Tempio Pausania, ben conservato e fruibile sia gratuitamente che con visita guidata a pagamento. A proposito della civiltà nuragica, nel cuore della Sardegna settentrionale si trova anche il Santuario di Sos Nurattolos, uno dei luoghi nuragici più affascinanti.
  7. Parco Nazionale dell’Asinara. Il suo nome deriva dall’asinello albino che popola l’isola. Ex sede di un carcere di massima sicurezza, oggi è una perla naturale con una flora e fauna ricchissima. Le escursioni al parco si effettuano con partenza da Stintino e Porto Torres e possono avvenire solo sotto la supervisione di una guida escursionistica.
  8. Parco Naturale Regionale di Gutturu Mannu, nella zona montuosa del basso Sulcis. Se amate il trekking è quello che fa al caso vostro. Vi troverete a passeggiare tra mirti, carrubi e lecci e potrete incontrare il cervo sardo e l’aquila reale.
  9. Parco Naturale Regionale di Molentargius, che racchiude la zona Saline di Cagliari, una delle aree umide più importanti d’Europa, dove si possono ammirare i fenicotteri.
  10. Grotte di Su Mannau. Si tratta di una cavità carsica che si apre nella parte sud-occidentale dell’isola, vicino alla Costa Verde. Si scende per 8 chilometri in un paesaggio che ha iniziato a formarsi 540 milioni di anni fa. C’è anche una sezione archeologica. Altre grotte, tra le più conosciute, da nominare sono le Grotte di Nettuno, ad Alghero. Si estendono per 4 chilometri e solo una parte è aperta al pubblico.

Consigli: cosa non fare se c’è vento in Sardegna

Se non volete proprio rinunciare al mare, leggete come scegliere le spiagge in Sardegna in base al vento. Ricordate che il maestrale porta al largo, si consiglia di essere prudenti in acqua specialmente se ci si trova in mare aperto.

Per gli appassionati degli sport acquatici, in diverse spiagge col vento è possibile praticare wind surf e kite surf, specialmente nel nord Sardegna.

Ecco 3 cose da evitare se c’è vento al mare:

  • Usare materassini gonfiabili.
  • Fare sport lontani dalla costa se non si è esperti. Se avete il SUP, ad esempio, può portarvi molto lontano, meglio evitarlo se il vento supera i 10-12 nodi.
  • Non fissare bene l’ombrellone: può essere un pericolo per voi e gli altri.

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