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Rassegna stampa realizzata per Nieddittas. Non è riproducibile, ai sensi di legge.

Rassegna stampa realizzata per Nieddittas. Non è riproducibile, ai sensi di legge.
Le cozze sono molluschi ricchi di sali minerali e proteine, con pochissime calorie e molto versatili in cucina. In questo articolo vi suggeriamo 3 ottimi antipasti con cozze sgusciate, da proporre ad esempio per il cenone di fine anno o ogni volta che desiderate portare in tavola qualcosa di buono e originale.
Per preparare questi antipasti è importante utilizzare delle cozze fresche, sane e sicure come quelle Nieddittas. Pronti? Seguite passo passo queste ricette di antipasti con cozze sgusciate.
La preparazione è molto semplice e abbastanza veloce. Potete accompagnare questo antipasto con qualche fetta di pane tostato. Ecco gli ingredienti:
Pulite le cozze eliminando il filamento che fuoriesce dal guscio. Mettetele dentro un tegame con un filo d’olio e qualche gambo di prezzemolo. Cuocete con coperchio a fiamma viva per qualche minuto per farle aprire. Quando si saranno aperte, spegnete il fuoco e sgusciatele.
A parte, fate rosolare in una casseruola l’aglio tritato e il peperoncino nell’olio. Versate la polpa di pomodoro e fate cuocere. Dopo qualche minuto, aggiungete le cozze e salate. Servite le cozze sgusciate alla marinara calde e spolverizzate con del prezzemolo tritato.
Si tratta di uno degli antipasti con cozze sgusciate tipici della tradizione culinaria siciliana.
Ingredienti per 4 persone:
Mettete le cozze fresche in una pentola con dell’acqua e mezzo bicchiere di vino bianco. Chiudete con il coperchio e fate cuocere fino a quando non si apriranno.
Toglietele dal guscio e mettetele in una insalatiera per farle raffreddare.
Condite le cozze con olio d’oliva, succo di limone e mescolate. Aggiungete aglio, sale e pepe e del prezzemolo tritato. Mescolate e conservate in frigorifero. Al momento di servire la vostra insalata di cozze sgusciate alla siciliana, togliete dal frigo ed eliminate l’aglio.
L’ultimo degli antipasti con cozze sgusciate che vi proponiamo sono le focaccine. Vi serviranno:
Fate rosolare la cipolla sbucciata e tritata finemente in una padella con 2 cucchiai di olio evo. Versate la polpa di pomodoro, salate e pepate e cuocete per 15 minuti. Mescolate sino ad ottenere una salsa densa.
Mettete le cozze in un tegame con lo spicchio d’aglio schiacciato, dell’olio extravergine d’oliva e del prezzemolo tritato. Dopo 1 minuto, versate il vino bianco, chiudete col coperchio e aspettate che le cozze si aprano. Agitate il tegame di tanto in tanto.
Togliete il tegame dal fuoco e sgusciate le cozze, eliminando quelle che eventualmente non si sono aperte.
Stendete la pasta per focaccia e ottenete dei dischi di circa 5 centimetri di diametro. Adagiateli su una teglia rivestita con la carta da forno.
Versate sopra ogni disco la salsa di pomodoro, l’origano tritato e l’olio rimasto. Infornate in forno preriscaldato a 190°C per circa 30 minuti.
Sfornate, mettete sopra ogni focaccina 1 o 2 cozze, rimettete nel forno per 2 minuti e poi servitele su un piatto da portata decorando con una spolverata di prezzemolo tritato.
Le ostriche sono un cibo pregiato che si consuma prevalentemente in occasioni speciali e raffinate o nei menu delle feste. Ne esistono di tanti tipi, ma sia che si tratti di ostriche dalla qualità eccellente che di specie più dozzinali è importante sapere come servire le ostriche, per assaporare al meglio il loro gusto di mare e fare bella figura con gli ospiti.
Innanzitutto, diamo una piccola dritta: l’ostrica per essere commestibile deve essere viva, quindi quando la aprite verificate abbia un aspetto compatto, le valve devono essere sigillate e avere un certo peso, perché significa che contengono al loro interno l’acqua di mare che le tiene vive.
Come servire le ostriche? Solitamente le ostriche vengono servite come antipasto per iniziare un pranzo o una cena o durante un gustoso e fresco aperitivo.
Ogni commensale dovrà avere una forchettina piatta con un lato tagliente per raccogliere il mollusco dal guscio e portarlo alla bocca. Le ostriche sono molto digeribili e si possono servire fino a 6 ostriche a persona, nel caso di un aperitivo, o fino a 12-18 durante un pasto principale.
Vediamo ora alcuni diversi modi per servirle e gustarle.
Per gli amanti del crudo, se decidete di consumare le ostriche al naturale è fondamentale sceglierle dalla freschezza assicurata, come quelle proposte da Nieddittas. Anche se si consiglia la cottura, i puristi amano gustarle crude con al massimo una goccia di limone. Ecco come aprire le ostriche. In questo caso vanno consumate al massimo entro un’ora dal momento in cui sono servite.
Dovrebbero essere mangiate molte fredde, perciò, vanno portate in tavola su un piatto o un vassoio largo coperto di ghiaccio tritato. Disponete le ostriche sopra il ghiaccio e, se volete, portate in tavola diverse fette di limone cosicché gli invitati non dovranno condividerlo. C’è anche chi le condisce con succo di limone e pepe bianco.
Marinate uno scalogno tritato nell’aceto bianco e pepe e usate questo condimento sulle ostriche. Accompagnatele con del pane, meglio se tostato, e del burro.
Se invece volete provare le ostriche alla Napoleone, preparate un’emulsione di cognac, limone, sale e pepe e un filo di olio extravergine d’oliva, una variante sicuramente interessante!
La versione più gettonata è quella di servire le ostriche cotte al gratin. Mettete questi prelibati molluschi in una padella con un filo d’olio e aspettate che si aprano. Spegnete il fuoco, lasciate raffreddare ed estraete l’ostrica, disponete olio e pangrattato nel guscio. Reinserite l’ostrica all’interno del guscio mettendo sopra un sottile strato di pangrattato, olio, prezzemolo e una noce di burro.
Infornate per circa 10 minuti, il tempo necessario per formarsi una crosticina croccante e deliziosa.
Questo modo di servire le ostriche è meno conosciuto ma altrettanto buono. Preparate la base ardente, appoggiate le ostriche su una grigia di metallo e aspettate che si aprano da sole. I molluschi si arrostiranno, e al palato avranno quel tipico sapore di affumicato, molto particolare.
Un binomio classico è quello delle ostriche e vino. Molti apprezzano l’abbinamento con lo Champagne, altri prediligono il Muscadet, un vino bianco dalle note fresche e leggermente acidule. Altri accostamenti più originali: spumanti extra brut, vini bianchi secchi o vini passiti e vodka.
Il mare ha un enorme fascino poetico ed evocativo, specialmente per chi lo vede come un luogo di vacanza o in cui recarsi per ritrovare la propria pace interiore. Per altri ancora, come per noi di Nieddittas, il mare è, in quanto luogo di lavoro, vita e quotidianità.
Lavorare per mare può voler dire tante cose, dalla pesca al personale di bordo o guardia del faro, tanto per fare qualche esempio. I mestieri possono appartenere a settori completamente diversi ed avere caratteristiche difficilmente assimilabili, se non appunto per il fatto di essere svolti in mare.
Per avere un’idea un po’ più chiara di cosa può voler dire lavorare per mare e dell’incredibile varietà di mansioni che il settore racchiude, vediamo una lista di 5 diversi lavori.
Ecco 5 esempi di come si può lavorare per mare.
Iniziamo la nostra lista con una figura che, nell’immaginario dei più, è sicuramente suggestiva e affascinante: il guardiano del faro. Immaginare di passare le giornate in una torretta lontano da tutto e tutti, da cui ammirare uno scenario marittimo a 360 gradi, fra schizzi d’acqua e segnali radio ha sicuramente un che di romantico e quasi poetico. Ma come diventare un guardiano del faro?
Innanzitutto, è importante considerare che tutti i fari si trovano sotto giurisdizione della Marina Militare Italiana. Se in passato, fino al 1994, l’assunzione era svolta tramite concorsi pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale, oggi le modalità sono cambiate e si rifanno a concorsi interni rivolti a riqualificare il personale civile della Difesa.
Alcune delle mansioni di un farista includono:
Per chi fosse interessato a conoscere quali siano i bandi di concorso disponibili, basterà visitare il sito internet della Marina Militare.
Un altro lavoro a cui sono associate numerose fantasie poetiche e suggestive è lo skipper. Non tutti però sanno che si tratta di un lavoro impegnativo, serio e colmo di responsabilità, legate sia agli aspetti più tecnici, che ai rapporti con le capitanerie o con i gli ospiti a bordo.
Per diventare uno skipper è sicuramente necessaria una grandissima esperienza nel campo. È necessario conoscere alla perfezione le caratteristiche del mare e specialmente del tratto dove si intende navigare, in particolare per quanto riguarda le correnti, i venti, i fondali, gli scarrocci e via dicendo. Lo skipper è inoltre tenuto a rispettare severamente tutte le regolamentazioni che sono previste in ambito nautico e, in caso di incidente, è tenuto a rispondere sia civilmente che penalmente. Insomma, non è sicuramente un lavoro da prendere con leggerezza.
Esistono tre tipi di contratti per gli skipper: lo skipper stagionale per agenzie di charter, il contratto stagionale con armatore ed infine il contratto annuale con armatore. Per diventare uno skipper, oltre alla patente nautica è necessario ottenere dalla Capitaneria di Porto competente il titolo professionale marittimo di conduttore di imbarcazioni adibite a noleggio.
Un terzo modo di lavorare per mare consiste nello svolgere varie mansioni su piattaforme petrolifere, destinate all’estrazione di gas o petrolio. Le figure possono essere diverse, alcuni esempi includono geologi, ingegneri, saldatori, elettricisti, meccanici, cuochi e camerieri.
Si tratta di mestieri molto duri, ma solitamente ben remunerati, che si svolgono in condizioni ambientali piuttosto difficili: sulle piattaforme petrolifere gli spazi sono ristretti e ci si trova costretti a lunghi periodi di convivenza forzata. Sono quindi indispensabili una discreta dose di competenze tecniche di vario genere e soprattutto un forte equilibrio psicologico ed emotivo.
Lavorare sulle navi mercantili senza un diploma di un istituto nautico o un titolo di studio qualificato significa svolgere mansioni piuttosto generiche: tuttavia, se si ha il forte desiderio di lavorare per mare, informarsi al riguardo potrebbe non essere una cattiva idea.
Per sapere cosa fare al fine di imbarcarsi su una nave mercantile è necessario rivolgersi ad una agenzia raccomandataria. Ogni città in cui sia presente un porto mercantile è dotata di una suddetta agenzia, la quale si occuperà di gestire le navi mercantili della zona.
È possibile informarsi direttamente presso le Capitanerie di Porto, semplicemente chiedendo la cortesia di parlare al personale degli Uffici Tecnici e di Sicurezza. Seguirà poi una lunga trafila, necessaria ad ottenere il libretto di navigazione, grazie al quale si potrà essere iscritti al registro della gente di coperto, ovvero mozzo. Arrivati a questo punto si sarà entrati in lista d’attesa e si verrà poi contattati dalle compagnie che ricercano personale.
Infine, l’ultimo ambito che menzioniamo è quello sulle navi da crociera, dove sono richieste diverse figure professionali come animatori, addetti ai saloni di bellezza, personale legato alla gastronomia, lavori sul ponte o nelle sale macchine o ancora lavori nell’ufficio centrale della compagnia. In generale è quindi necessario avere una discreta esperienza nel settore delle vendite, del turismo o in generale della posizione per cui si intende fare richiesta.
L’importante, anche qui, è avere ben chiaro che non si tratta certo di una vacanza: le navi hanno spazi limitati in cui si dovranno passare periodi molto lunghi, con personale ben gerarchizzato e mansioni giornaliere anche faticose.
Le cozze gratinate sono un antipasto tipico del Sud Italia saporito ed invitante. Ogni regione che si affaccia sul mare ha la sua versione locale e in questo articolo vi spiegheremo passo passo come preparare le cozze gratinate alla siciliana.
Ogni cozza tira l’altra e quindi è sempre meglio abbondare con le porzioni. Le cozze gratinate – ricetta siciliana è semplice da preparare e porta in tavola un mix di sapori e profumi tipici della Sicilia e della cucina mediterranea. Pochi ingredienti vi permetteranno di ottenere un delizioso antipasto di mare per le occasioni di festa, per cene a base di pesce più formali, potete proporlo anche come finger food durante un aperitivo oppure come secondo piatto.
Per realizzare le cozze gratinate servono per prima cosa delle cozze freschissime e di qualità, come quelle Nieddittas che vengono dalla filiera di eccellenza situata nel Golfo di Oristano, in Sardegna, poi i pinoli, i capperi, pangrattato, parmigiano e prezzemolo tritato. Ricordate di lasciare metà del guscio delle cozze, dopo averle cotte, perché fungerà da contenitore. Vediamo subito come preparare questa gustosa ricetta siciliana.
Per 4 persone:
Sbissate le cozze Nieddittas, cioè togliete il filamento che fuoriesce dal guscio e trasferitele in un tegame con uno spicchio d’aglio e un filo d’olio extravergine d’oliva. Coprite col coperchio e proseguite la cottura per pochi minuti fino a quando le valve si saranno aperte. Quindi, togliete dal fuoco ed eliminate le eventuali cozze rimaste chiuse. Eliminate la parte di guscio vuota, quella senza frutto, e tenete da parte l’altra metà. Filtrate con un colino il liquido di cottura dei molluschi e dedicatevi alla preparazione del ripieno.
In una ciotola mettete in ammollo il pane (dopo aver eliminato la crosta) in un po’ di latte per farlo ammorbidire o in alternativa usate il pangrattato; unite il prezzemolo tritato, lo spicchio d’aglio tritato, i capperi e i pinoli in pezzi più o meno grossolani, sale e pepe e formaggio grattugiato. Impastate bene il tutto e aggiungete il liquido delle cozze che avevate tenuto da parte, per ammorbidire la farcia. Quando avrete ottenuto un composto umido aggiungete un filo d’olio e mescolate.
Adesso riempite il guscio delle cozze con qualche cucchiaio di composto così da colmarle completamente. Farcite ogni cozza e disponetele in una teglia coperta da carta da forno e cuocete in forno a 200°C per circa 15 minuti, in base al tipo di gratinatura che volete ottenere. Se volete irroratele con dell’olio evo.
Sfornate e servite le cozze gratinate alla siciliana calde o tiepide, e sentirete che profumino! Si consiglia di consumarle entro qualche ora.
Le ostriche, frutti di mare da sempre associati a pregio e ricchezza, sono organismi bivalvi diffusi nei mari europei specialmente a bassa profondità. La varietà più comune in commercio è sicuramente l’ostrica Bèlon, dalla tipica forma tondeggiante.
Le ostriche che Nieddittas propone sul mercato provengono dai mari di Francia e Olanda. Queste sono scelte e monitorate da Nieddittas, sottoposte ai controlli e alle verifiche previsti dalle procedure di qualità ed infine consegnate in tutta la Sardegna e, grazie a Nieddittas a Domicilio, a Milano, Roma e altre località italiane.
Idealmente, per essere gustate al meglio, le ostriche fresche si dovrebbero consumare nell’immediato, magari accompagnate da qualche goccia di limone. Se, tuttavia, ci si trovasse nella situazione di doverle conservare per poi consumarle in un secondo momento, sarà allora indispensabile sapere quanto durano le ostriche in frigo: solo così si potranno consumare le ostriche prima che la loro qualità venga compromessa dal passare del tempo.
Se sono state conservate correttamente e alla temperatura ideale di 4-6 ±2°C, il tempo di conservazione delle ostriche sarà di 4 o 5 giorni. Vi sono ovviamente alcuni fattori che incidono su quanto durano le ostriche in frigo, uno di questi è ad esempio la freschezza delle stesse.
È di primaria importanza che al momento dell’acquisto le ostriche siano freschissime. Per accertarvi della freschezza delle ostriche basterà controllare che le valve siano perfettamente sigillate, in modo da contenere al loro interno l’acqua che ne consentirà la sopravvivenza. Le ostriche devono poi risultare pesanti, segno che le valve hanno mantenuto l’acqua al loro interno e che questa non sia fuoriuscita.
Quindi, per riassumere: al momento dell’acquisto dovete assicurarvi che le ostriche abbiano le valve ben chiuse ed abbiano un peso tale da suggerire che al loro interno sia presente dell’acqua. Se questi due fattori, insieme alle 6 regole di conservazione che elencheremo nel prossimo paragrafo, saranno rispettati, le ostriche dureranno in frigorifero circa 4 o 5 giorni.
Per chi si chiedesse quanto durano le ostriche in frigo, abbiamo detto che la durata è di circa 4 o 5 giorni purché siano state acquistate freschissime e siano rispettate le seguenti 6 regole di conservazione:
È il momento di mangiarle? Leggete i consigli su come aprire le ostriche in maniera corretta.