16 Feb 2023 | In evidenza, Magazine
Il mare è una risorsa naturale preziosa, un universo blu che ospita silenziosamente un numero enorme di specie animali e vegetali. Un patrimonio inestimabile che va tutelato dalle minacce dei cambiamenti climatici e dall’azione dell’uomo.
Del mare riconosciamo il suo odore, il suo colore, la sua forza e la sua ricchezza. Per noi di Nieddittas il mare è vita, è il posto in cui siamo nati e che ci dà lavoro, ed è per questo che lo rispettiamo e tuteliamo in ogni modo.
A proposito di amore e rispetto per questa importante risorsa, sono state indette diverse giornate per sensibilizzare in particolar modo i giovani sul tema e per sviluppare la cultura del mare come bene economico, culturale, scientifico e ricreativo: l’11 aprile di ogni anno si celebra la Giornata nazionale del mare, mentre il 29 settembre si celebra la Giornata mondiale del mare, voluta dalle Nazioni Unite al fine di promuovere la conoscenza del settore navale.
Esiste anche la Giornata mondiale degli oceani, l’8 giugno, e la Giornata internazionale del Mar Mediterraneo, che si festeggia l’8 luglio, un’occasione per far crescere la consapevolezza sullo stato di salute del Mare Nostrum e sui pericoli che lo minacciano.
Lo scopo della Giornata internazionale del mare
Quella dell’11 aprile sarà la sesta edizione della Giornata internazionale del mare, istituita il 13 febbraio 2018 dopo l’entrata in vigore del nuovo Decreto sul Codice della Nautica. Si tratta di un modo per riflettere e sensibilizzare sull’importanza del rispetto e della conoscenza del mare, un bene prezioso per noi e il nostro Pianeta.
Sono specialmente i giovani i destinatari di questa iniziativa ed ecco perché tra i protagonisti della Giornata ci sono gli Istituti scolastici di ogni ordine e grado. Bisogna tutelare il mare in ogni nostro comportamento quotidiano.
L’Agenda 2030 delle Nazioni Unite contiene 17 obiettivi di sviluppo sostenibile, ognuno con effetti diretti ed indiretti sulla tutela del nostro mare. Sono dei passi verso il progresso ecologico da raggiungere nel minor tempo possibile.
Secondo l’ISPRA sono oltre 240 le specie aliene identificate nel nostro mare. Più del 70% dei rifiuti marini si deposita sui fondali italiani, dei quali il 77% è plastica, e sulle spiagge la situazione non è migliore.
La tutela del mare in Italia
Quante sono le aree marine protette nel nostro Paese?
Sono 27, cui si aggiungono 2 parchi sommersi che tutelano in totale circa 228.000 ettari di mare e 700.000 km di costa. Il 19,12% delle acque territoriali italiane è coperto da aree marine a vario titolo protette. Tuttavia, secondo lo Ioc-Unesco solo l’1,67% di queste aree implementa in maniera efficace i propri piani di gestione. Le attività umane, come pesca e turismo dovrebbero essere parzialmente o totalmente limitate, così da permettere la riproduzione dei pesci e quindi la conservazione della biodiversità del più grande ecosistema del Pianeta.
Solo lo 0,1% sono aree a protezione integrale.
Cosa minaccia l’ecosistema marino?
- Cambiamenti climatici e calamità naturali: il terremoto in Turchia e il ciclone che si è abbattuto sulla Nuova Zelanda sono solamente gli ultimi due eventi catastrofici che si sono verificati nel mondo. I cambiamenti climatici sono diventati una delle questioni più urgenti del nostro pianeta perché alterano gli ecosistemi marini anche più rapidamente di quelli terrestri. Anche il nostro mar Mediterraneo si sta riscaldando ad una velocità superiore del 20% rispetto al resto del pianeta.
- Inquinamento: dovuto alle immissioni costiere (scarichi di liquami o rifiuti industriali), alla deposizione atmosferica (tutte le sostanze inquinanti rilasciate in aria e portate in mare dalle piogge) e l’inquinamento causato dalle navi, dall’estrazione di petrolio e di risorse minerarie. La plastica è il principale inquinante di mare e oceani.
- Eutrofizzazione: provocata dal rilascio in acqua di nutrienti che derivano dai fertilizzanti impiegati in agricoltura e negli allevamenti. Questi generano una crescita eccessiva di fitoplancton e un conseguimento esaurimento dei nutrienti; ne deriva la morte degli organismi marini.
- Pesca: in molte aree del mondo la quantità di esemplari pescati supera quella degli organismi abili alla riproduzione. Le nuove tecniche di pesca, come il dragaggio e la pesca a strascico, possono danneggiare gli habitat marini. Un altro fenomeno dannoso è la pesca fantasma e la pesca illegale.
- Specie invasive: trovandosi in un nuovo habitat dove spesso non hanno predatori naturali procurano squilibri alla biodiversità.
Tutte queste attività provocano ingenti perdite nella diversità biologica.
14 Feb 2023 | In evidenza, Magazine
Nei mari, negli oceani e nelle acque dolci vive un infinito numero di pesci, ma è soprattutto negli abissi più profondi che si possono incontrare esemplari così particolari e morfologicamente unici da poter essere definiti i pesci più strani del mondo.
Di seguito abbiamo elencato alcuni esemplari particolarissimi e decisamente strani. Per ragioni di spazio, abbiamo dovuto compiere una selezione, ma la lista dei pesci più strani del mondo è numerosissima e non finisce sicuramente con questo articolo!
Il Pesce Blob (Psychrolutes marcidus)
Il Pesce Blob, oltre a giocarsi probabilmente il primo posto fra i pesci più strani del mondo, è probabilmente anche il più brutto e sgradevole. Il volto del Pesce Blob ricorda vagamente un volto umano deforme, dalla consistenza gelatinosa e flaccida. L’espressione del volto sembra essere perennemente triste, con la bocca enorme all’ingiù, piccoli occhi neri espressivi e quello che a prima vista sembrerebbe essere un enorme naso ricurvo.
Il Pesce Blob, chiamato anche pesce goccia, si trova negli abissi più profondi di Tasmania e Australia. Il pesce si muove lentamente, nutrendosi di qualsiasi crostaceo o mollusco si trovi lungo il suo cammino.
Purtroppo, questa specie è attualmente in via di estinzione, a causa dell’azione indiscriminata ed incosciente dell’uomo.
Il Diavolo Nero (Melanocetus Johnsonii)
Il Diavolo Nero è sicuramente uno dei pesci più strani, ma forse anche il più spaventoso e terrificante (da cui probabilmente il nome).
A rendere il pesce così mostruoso contribuiscono probabilmente i suoi denti affilatissimi e la morfologia oculare, che gli dona un’espressione quasi malvagia. Il corpo del pesce è piuttosto tozzo e la caratteristica più peculiare è rappresentata da una sorta di antenna luminosa posizionata sulla sua fronte.
Il Diavolo Nero vive ad una profondità di circa 4500 metri, negli oceani tropicali o temperati.
Il Pesce Luna (Mola mola)
Il Pesce Luna ha un corpo piatto e privo di squame, è grigiastro e cosparso qua e là da piccole pinne. Si tratta di un pesce dalle dimensioni sorprendenti: fino a tre metri di lunghezza ed un peso che può raggiungere anche i 2000 kg!
Il Pesce Luna è privo di vescica natatoria, così come il Pesce Blob conosciuto poco più sopra, capace di stare a galla semplicemente grazie alla bassa densità del suo corpo.
È possibile trovare il Pesce Luna in quasi tutti gli oceani o mari del mondo, fra cui il Mar Mediterraneo e gli oceani Atlantico e Pacifico.
Gli alimenti preferiti dal Pesce Luna sono principalmente salpa e meduse.
Il Pesce Pietra (Synanceia horrida)
Continuiamo la lista dei pesci più strani del mondo con il Pesce Pietra, il cui nome suggerisce molto rispetto alla morfologia. Il corpo di questo pesce è infatti dotato di protuberanze tendenti al grigio e al marrone: questo gli permette di mimetizzarsi efficacemente con i fondali.
Inoltre, il Pesce Pietra è dotato di numerose spine o aculei velenosi, letali per gli animali che ci entrano in contatto.
Il Pesce Pietra abita i fondali profondi dell’Oceano Indiano e Pacifico, dove si nutre di crostacei, molluschi o altri pesci, che inghiottisce interi.
Il Pesce Trasparente (Macropinna microstoma)
Un altro pesce dalle sembianze particolarissime è il Pesce Trasparente, il cui cranio è, appunto, trasparente.
Il cranio trasparente permette al pesce di guardare in ogni direzione, anche all’interno del proprio cranio; inoltre, la trasparenza gli permette di catturare la luce necessaria a vedere le prede, poiché il pesce abita zone poco luminose.
Il Pesce Pappagallo (Familia Scaridae)
Le specie di Pesce Pappagallo sono numerose, tutte caratterizzate da denti a forma di becco e dalla capacità di cambiare colorazione del corpo o addirittura il sesso. Oltre ad appartenere alla lista dei pesci più strani del mondo, la colorazione del Pesce Pappagallo lo fa rientrare fra i più bei pesci esistenti.
Le dimensioni di questo pesce vanno dai 30 ai 120 cm e può essere trovato in quasi tutti i mari o oceani. Il Pesce Pappagallo si nutre principalmente delle alghe presenti sulle barriere coralline.
Il Pesce Rospo (Halobatrachus didactylus)
Come è facilmente intuibile dal nome, la morfologia di questo pesce ricorda quella di un rospo. Il pesce è caratterizzato da un corpo marrone dalla forma schiacciata e da una bocca enorme. Le spine di cui le sue pinne sono coperte producono un veleno estremamente tossico.
Il Pesce Rospo abita tutti gli oceani e, addirittura, alcune specie possono essere trovate anche in acqua dolce.
Il Pesce Sega comune (Pristis pristis)
La principale caratteristica di questo pesce è quella di avere un muso la cui forma ricorda quella di una sega. Il Pesce Sega comune ha dimensioni considerevoli ed è dotato di ricettori sensoriali grazie ai quali è in grado di percepire le onde sonore per localizzare così i pericoli o le prede nelle vicinanze.
È possibile trovare questo pesce nelle acque salate e dolci delle regioni australiane, americane e africane, dove vive a bassa profondità. La sua alimentazione è principalmente a base di gamberoni, granchi e salmoni.
9 Feb 2023 | In evidenza, Magazine
Il risotto cozze e zafferano è un primo piatto goloso e semplice da preparare, che sarà apprezzato da tutti coloro che amano i piatti dal sapore di mare, con una buona sapidità e aromaticità.
L’unica difficoltà sta nel cuocere riso e cozze separatamente in modo che siano pronti più o meno contemporaneamente, così da portare in tavola il piatto ben caldo.
Lo zafferano è una spezia di grande pregio che donerà intensità al risotto e lo renderà profumato e colorato, l’inconfondibile gusto delle cozze Nieddittas farà il resto.
Vediamo come si prepara il risotto cozze e zafferano, per un pranzo in famiglia o una cena tra amici, una ricetta adatta a tutte le stagioni e che vi farà fare un’ottima figura con i vostri ospiti.
Ingredienti per 4 persone
- 320 gr di riso
- 1 kg cozze fresche Nieddittas
- 1 bustina di zafferano
- 1 spicchio d’aglio
- 1 bicchiere di vino bianco
- Olio extravergine di oliva q.b.
- Sale q.b.
- 1 noce di burro
Risotto cozze e zafferano: istruzioni
Per pulire le nostre cozze vi basta semplicemente eliminare il bisso, ovvero il filamento che fuoriesce dalle valve. In una padella capiente fate rosolare uno spicchio d’aglio nell’olio extravergine d’oliva e aggiungete le cozze. Coprite con il coperchio, fate cuocere a fuoco vivace e aspettate che si aprano.
Togliete le cozze dal fuoco e sgusciatele, lasciandone qualcuna per decorare il piatto finale. Eliminate quelle che eventualmente non si sono aperte; a questo punto le potete mettere da parte e occuparvi del riso.
Filtrate l’acqua di cottura delle cozze e allungate con qualche mestolo d’acqua per ottenere il brodo che vi servirà per la cottura del riso. Portate a bollore.
In un’altra padella fate sciogliere una noce di burro e fate tostare il riso per qualche minuto. Dopodiché aggiungete il liquido delle cozze con l’acqua un po’ alla volta, man mano che il riso lo assorbe. Fate cuocere per circa 12 minuti e regolate di sale. Potete sfumare anche con un bicchiere di vino bianco e far evaporare l’alcol. Mescolate di tanto in tanto per evitare che il risotto si attacchi.
A metà cottura aggiungiamo lo zafferano, dopo averlo fatto sciogliere in un mestolo di brodo; dovrà avere un bel colore giallo intenso.
A due minuti dalla cottura, aggiungete le cozze sgusciate al riso e mescolate bene per far insaporire il tutto. Quando il riso ha terminato la cottura spegnete la fiamma e amalgamate con un’altra noce di burro per dare cremosità al piatto. Impiattate e servite subito ben caldo il risotto cozze e zafferano, decorando in superficie con qualche cozza intera e una spolverata di prezzemolo tritato oppure del coriandolo fresco.
Gustate questo delizioso primo piatto con un buon bicchiere di vino bianco.
8 Feb 2023 | Parlano di noi
pupia.tv
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Rassegna stampa realizzata per Nieddittas. Non è riproducibile, ai sensi di legge.
7 Feb 2023 | In evidenza, Magazine
Le ostriche sono un cibo prelibato da portare in tavola per occasioni speciali. È importante sceglierle e mangiarle nel modo corretto per poterne assaporare appieno il gusto e il profumo di mare che emanano.
Si possono consumare in diversi modi: al gratin, al forno, al vapore, magari con una goccia di limone. Ma quanto tempo prima aprire le ostriche?
Consigli: quando aprire le ostriche
In qualunque modo decidiate di assaporare le ostriche, è fondamentale scegliere dei molluschi freschissimi e di buona qualità, come le ostriche offerte da Nieddittas.
Infatti, si sconsiglia di comprarle sfuse, visto che l’etichetta resta sul contenitore ed è quella che bisogna controllare per sapere provenienza e data. Possibilmente le ostriche vanno consumate entro il 3° e il 5° giorno dalla data di raccolta specificata nella targhetta della confezione.
Sarebbe meglio mangiare subito le ostriche fresche, ma se ciò non fosse possibile potreste conservarle in frigorifero alla temperatura ideale di 4-6 ±2°C per 4 o 5 giorni.
Assicuratevi che il mollusco sia vivo sia al momento dell’acquisto che quando vi accingete ad aprirlo (lo si può notare dalla contrazione del muscolo al contatto e dall’odore di mare).
Se vi state chiedendo quanto tempo prima aprire le ostriche, la risposta è preferibilmente mezz’ora prima della degustazione, al massimo 1 ora.
La prima acqua dovrebbe essere buttata e bisogna lasciare il tempo al mollusco di ricreare la sua acqua. Ma come aprire le ostriche?
Indossate un guanto da forno o in acciaio resistente per evitare di ferirvi e procuratevi un coltello apposito, con punta sottile e uno spessore crescente man mano che ci si avvicina al manico. Afferrate un’ostrica mantenendola nel palmo della mano, con la punta del mollusco rivolta verso di voi.
Infilate la punta del coltello nel cardine, la parte opposta a quella tonda. Con un movimento rotatorio fate scorrere tutta la lama del coltello nell’ostrica, fino a recidere il muscolo e arrivando a separare le due parti del guscio. Staccate prima del servizio la parte del muscolo ancora fissata al guscio inferiore.
Dopo l’apertura
Una volta aperte le ostriche, come abbiamo detto dopo almeno 30 minuti, potete separare le due parti del guscio mantenendole in orizzontale, spruzzatele con del succo di limone e mangiatele previa cottura. Fate un leggero risucchio prima di posarle al centro della lingua. Tenete in bocca per qualche istante per apprezzarne la sapidità e acidità, poi ingoiate, senza masticare. Vanno consumate lentamente per assaporare tutta lo loro prelibatezza.
Potete portarle in tavola anche “alla francese”, accompagnandole con scalogno tritato fatto marinare in aceto di vino bianco. In alternativa: staccate il mollusco dalle valve, sciacquate il guscio e rimettetele dentro. Irroratele con un’emulsione di olio a base di erbe o del pangrattato e infornatele a 200° in modalità grill per circa 5 minuti.
Si sconsiglia di aggiungere il sale perché c’è già nell’acqua di vegetazione. Le ostriche sono ottime accompagnate con del pane, meglio se integrale o di segale, per asciugare il palato e predisporlo alla degustazione del prossimo mollusco. L’abbinamento classico è quello di ostriche e Champagne ma si possono abbinare anche wodka e vini bianchi freschi e aciduli.
5 Feb 2023 | Parlano di noi
La Nuova Sardegna

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