10 Gen 2025 | Magazine
Piatto simbolo della cucina portoghese, la cataplana di pesce è una pietanza della regione dell’Algarve. Si tratta di una zuppa in grado di rievocare il gusto del mare.
Il suo nome deriva dal nome della pentola in cui viene preparata, la cataplana. Questa, non è altro che l’evoluzione portoghese della tajine magrebina, introdotta in Portogallo nel 1200 durante l’invasione moresca.
La cataplana portoghese originale contiene al suo interno pesce dell’Oceano Atlantico, come vongole, gamberi, calamari, grongo, rana pescatrice, palombo e scorfano.
Scopriamo insieme alcune curiosità su questa pentola speciale e come si prepara la cataplana portoghese!
Le peculiarità della cataplana
La cataplana, come spiegato in precedenza, non è altro che una pentola utilizzata per cucinare, tipica della regione dell’Algarve, nel sud del Portogallo. Il nome indica non solo l’oggetto ma anche il piatto preparato con esso, come ad esempio la “cataplana di carne”.
La cataplana è composta da due parti metalliche a forma concava che si uniscono con una cerniera e si bloccano con un gancio creando una chiusura ermetica in grado di ridurre drasticamente i tempi di cottura.
In origine, questa pentola veniva creata con rame od ottone, al giorno d’oggi invece è più semplice reperirla in commercio in alluminio con una superficie di rame che mantiene integro l’aspetto originale.
La cataplana può essere di varie dimensioni, a seconda della quantità di cibo da cucinare, e in acciaio o elettrica.
Ingredienti
- 1 kg di pesci (rana pescatrice, razza, palombo, grongo)
- 400 g di vongole Nieddittas
- 300 g di gamberi Nieddittas
- 100 ml di vino bianco
- 50 ml di olio di oliva
- 20 g di salsa di pomodoro
- 6 patate
- 5 g di paprika dolce
- 2 pomodori
- 2 spicchi di aglio
- 1 cipolla
- 1 peperone verde
- 1 peperone rosso
- 1 foglia di alloro
- prezzemolo
- menta
- sale
- pepe
Procedimento
Iniziare a tagliare la cipolla a mezzaluna, le patate e i pomodori a rondelle, i peperoni a listarelle, gli spicchi d’aglio e il pesce in pezzi di uguale dimensione.
Disporre la cataplana per la cottura, quindi inserire l’olio e una volta caldo aggiungere la cipolla, l’aglio, la paprika, la foglia di alloro, i pomodori, i peperoni e le patate.
Dopodiché, aggiungere la salsa di pomodoro e ripetere nuovamente il procedimento, aggiustando di sale e pepe e mettendo nuovamente la salsa e la paprika. Sopra l’ultimo strato mettete il pesce e, sopra a questo, le vongole e i gamberi. Unite il vino bianco e, infine, irrorate con un filo d’olio.
Mettere il coperchio e lasciare che il tutto cuocia a fuoco medio per 30 minuti.
La cataplana è un piatto molto saporito, che rappresenta la tradizione culinaria portoghese. Grazie alla pentola utilizzata i sapori si mescolano perfettamente mantenendo la loro integrità ed esaltando il gusto del mare.
La preparazione, pur richiedendo vari passaggi, è semplice e permette di assaporare il pesce in un modo diverso dal solito. È ideale per coloro che amano la cucina di mare e vogliono scoprire un piatto tradizionale portoghese dal sapore genuino.
Scegliere pesce di ottima qualità, come quello Nieddittas, garantirà un piatto con un sapore autentico di mare, proprio come la vera cataplana portoghese!
8 Gen 2025 | Magazine
Studiare gli animali che abitano gli ecosistemi marini, è di questo che si occupa la zoologia marina, una materia che approfondisce vari aspetti della vita di queste creature negli oceani e nei mari.
È arrivato il momento di scoprire insieme di cosa si occupa la zoologia marina e perché è importante conoscere e conservare la vita sott’acqua.
Iniziamo!
Cos’è la zoologia marina?
Come accennato in precedenza, la zoologia studia le specie che vivono negli ambienti acquatici, abbracciando diversi aspetti:
- classificazione e tassonomia: per determinare l’evoluzione delle specie marine, si procede con l’identificazione e classificazione;
- fisiologia e anatomia: la struttura corporea e i meccanismi biologici vengono studiati attentamente per consentire agli animali di sopravvivere serenamente nei loro habitat;
- ecologia marina: anche le interazioni tra specie e habitat sono importanti, per questo motivo vengono analizzate nel dettaglio;
- conservazione: gli zoologi marini si occupano anche di proteggere le specie a rischio e gli ecosistemi marini.
Quali sono le aree di studio della zoologia marina?
Le aree di interesse di questa disciplina sono diverse, sebbene elencate in precedenza, scopriamole più approfonditamente una a una.
Classificazione e tassonomia
La classificazione e la tassonomia sono fondamentali nella zoologia marina, poiché permettono agli scienziati di comprendere l’evoluzione e le relazioni tra le diverse specie, dalle meduse ai cetacei.
Fisiologia e adattamenti
Gli animali marini si adattano facilmente per sopravvivere in ambienti estremi, per questo motivo la zoologia studia i seguenti meccanismi:
- branchie per la respirazione sott’acqua;
- organi bioluminescenti;
- sistemi di navigazione naturale.
Ecologia e interazioni
Anche la rete alimentare rientra tra i campi di studio degli zoologi marini, insieme alle interazioni tra gli organismi:
- catene trofiche marine;
- simbiosi tra specie diverse;
- impatto delle attività umane.
Conservazione e minacce
I cambiamenti climatici, si sa, stanno mettendo a dura prova tantissime specie, per tale motivo tra i compiti degli zoologi marini vi sono:
- il monitoraggio dello stato di salute delle popolazioni marine;
- la proposta di politiche di conservazione;
- l’educazione all’importanza degli ecosistemi marini.
Comportamento animale
Un altro campo di interesse nella zoologia marina è il comportamento degli animali marini: dalle migrazioni alle tecniche di caccia fino ai metodi di comunicazione.
Quali conoscenze si acquisiscono nello studio della zoologia marina?
E se avete intrapreso questo percorso di studi, al termine del corso, conoscerete i vari aspetti del ciclo vitale di specie marine particolari, con un approfondimento sulle risorse alieutiche e i metodi di analisi per taxa rappresentativi dei domini marini in relazioni ai tratti evolutivi.
Sarete quindi in grado di progettare uno studio su alcune fasi importanti del ciclo vitale come la riproduzione, l’accrescimento o l’alimentazione.
Perché la zoologia marina è importante?
La zoologia marina è di grande importanza, non a caso gli oceani coprono oltre il 70% della superficie terrestre e ospitano una biodiversità unica. Studiare questa materia significa comprendere gli ecosistemi e come si articolano le giornate e la vita degli organismi che vivono questi habitat, prevenendo l’estinzione e promuovendo la sostenibilità, proprio come facciamo noi di Nieddittas, che amiamo e rispettiamo il mare in cui siamo nati e che ci dà lavoro.
Questa disciplina, che unisce la biologia marina, l’ecologia e la conservazione per comprendere e proteggere gli animali marini, è una vera e propria scienza multidisciplinare. Con le minacce recenti, il ruolo degli zoologi è più importante che mai.
Siete affascinati dalla vita sott’acqua?
3 Gen 2025 | In evidenza, Magazine
Siete appassionati di pesca o amate esplorare le spiagge da cima a fondo? In questa guida vi spieghiamo come riconoscere i buchi dei cannolicchi, anche detti cannolicchi di mare.
Questi molluschi, noti per il loro sapore unico, si nascondono sotto la sabbia e individuare i loro nascondigli può trasformare una semplice passeggiata in spiaggia in un’esperienza divertente.
Vorreste scoprire come riconoscere i buchi dei cannolicchi? Continuate a leggere.
Cosa sono i cannolicchi?
I cannolicchi sono molluschi bivalvi della famiglia delle Solenidae. Si nascondono sotto la sabbia delle spiagge e delle coste, da sempre la loro casa, specialmente con fondali sabbiosi o poco profondi.
Il loro guscio è sottile e allungato, simile a un tubo che è il loro tratto distintivo uno volta estratti dalla sabbia.
Dove cercare i cannolicchi?
I cannolicchi prediligono ambienti sabbiosi, vicino alla riva o in acque poco profonde. Per questo motivo ecco alcuni consigli dei luoghi che potete ispezionare e in cui potreste trovare cannolicchi:
- spiagge sabbiose: evitate spiagge rocciose o con ghiaia eccessiva poiché i cannolicchi prosperano nella sabbia morbida;
- zone con poca turbolenza: le aree con poche correnti sono perfette per permettere ai cannolicchi di nutrirsi;
- bassa marea: il momento perfetto per la ricerca dei cannolicchi è durante le basse maree, quando l’acqua si ritira e rivela la sabbia.
Come riconoscere i buchi dei cannolicchi?
Individuare i buchi lasciati dai cannolicchi richiede tempo e un occhio vigile.
Seguite questi passi:
- osservate accuratamente la sabbia: i buchi dei cannolicchi sono piccoli fori, di circa 5-10 millimetri, disposti sulla superficie della sabbia;
- cercate segni di attività: in certi casi i buchi sono accompagnati da piccole bolle d’aria causate dalla respirazione dei cannolicchi, o da piccoli cumuli di sabbia;
- usate un bastoncino: per confermare la vostra tesi, inserite delicatamente un bastoncino o una bacchetta sottile nel buco, se c’è un cannolicchio sentirete una leggera resistenza.
Quali sono le tecniche per estrarre i cannolicchi?
Una volta individuati i buchi, potrete provare a prendere i cannolicchi con uno dei seguenti metodi:
- tecniche del sale: versate del sale fino nel buco. I cannolicchi non amano il sale e tenderanno a fuoriuscire in modo spontaneo;
- scavo manuale: usate le mani o un attrezzo per scavare delicatamente intorno al buco in modo da non danneggiare il mollusco;
- rete da immersione: in certe zone è possibile usare piccole reti per setacciare la sabbia e raccogliere i molluschi.
Quali regole rispettare per la raccolta?
La raccolta dei cannolicchi è regolata da leggi per salvaguardare l’ambiente marino. Assicuratevi di:
- informarvi sulle normative locali: ci sono zone che non permettono la raccolta o limitano la quantità;
- rispettate le dimensioni minime: in genere, i cannolicchi devono avere una lunghezza minima per essere raccolti;
- non eccedete con la raccolta: prendete solo il necessario per evitare di danneggiare l’ecosistema.
Riconoscere i buchi dei cannolicchi è un’attività divertente se fatta nei dovuti limiti e permette di entrare in contatto con la natura. Seguendo i consigli presenti nella nostra guida, potrete individuare e raccogliere questi molluschi in modo responsabile e rispettoso dell’ambiente.
Ricordate sempre di rispettare tutte le normative locali e di lasciare la spiaggia pulita per preservare l’ecosistema marino.
E se non avete tempo per cercarli, provate i gustosi cannolicchi Nieddittas: freschi, sostenibili e pronti per essere gustati!
31 Dic 2024 | In evidenza, Magazine
Tra i tanti soggetti scelti nell’arte non potevamo assolutamente mancare le creature marine. Misteriose, colorate, dinamiche, offrono spunti preziosi a vari artisti da tempo immemore.
La loro rappresentazione nell’arte non è una mera scelta estetica, bensì un simbolo che porta con sé significati profondi legati alla natura, alla vita quotidiana e alla spiritualità.
Scopriamo insieme in questo approfondimento che ruolo hanno i pesci nell’arte.
I pesci nell’arte: la storia
Già nell’antichità si trovavano testimonianze di opere pittoriche raffiguranti la figura del pesce. Pare, infatti, che la raffigurazione di queste creature marine nella storia dell’arte sia da ricondurre agli Egizi. Seppure non fossero dipinti su tela o pergamena, i pesci erano scolpiti su lastre di pietra e usate come decorazioni su oggetti funzionali, come le tavolette per i cosmetici.
Inoltre, i dipinti parietali nelle tombe egizie includono immagini di pesci, segno dell’importanza di queste creature nell’immaginario culturale dell’epoca.
Anche i greci amavano inserire nella loro dieta i pesci, tanto da raffigurarli nei vasi e ceramiche, inserendoli in contesti di vita quotidiana e rituale.
Ma non è finita qui, anche i mosaici romani riportano creature marine dettagliate mostrandoci quanto fossero grandi osservatori della natura.
Pesci nell’arte rinascimentale
Nel periodo rinascimentale, i pesci cominciarono a comparire con una certa frequenza nelle nature morte, nelle scene di vita quotidiana e nei mercati. Un esempio è Il mercato del pesce dipinto da Joachim Beuckelaer nel 1568, che mostra diverse varietà di pesci disposti su un bancone in un mercato.
L’opera non solo testimonia un aspetto della vita, ma ha anche un valore simbolico, poiché invita lo spettatore a riflettere sulle virtù morali attraverso la rappresentazione di alimenti freschi e abbondanti.
Pesci nelle nature morte: simbolismo e dettagli
Le nature morte con pesci, come quella di Kessel Jan Van, sono un altro esempio lampante dell’uso del pesce nell’arte.
In queste opere, il pesce non è solamente un elemento naturale, ma anche simbolico e si lega perfettamente a temi come la vanità, la fugacità della vita e la ricchezza. Per esempio, nella Natura morta con pesci di Kessel, il pesce è disposto in primo piano, con una cura meticolosa per i dettagli, che permette di apprezzare le varie specie, i loro colori e la loro bellezza.
Le nature morte erano apprezzate nel periodo barocco, soprattutto nei Paesi Bassi, dove artisti come Pieter Claesz e Willem Heda utilizzavano il pesce per esplorare temi sociali, rappresentando con realismo il mondo naturale.
Pesci nell’arte moderna
Oltre a questi due generi di pittura, i pesci vengono rappresentati anche nelle scene paesaggistiche dell’arte moderna. Questo tipo di arte si concentra su ambientazioni all’aperto, sia reali che immaginarie.
Uno dei dipinti che può essere ricondotto a questo stile pittorico è la Nave di schiavi di William Turner, creata per denunciare un fatto di 50 anni prima che costò la vita a 132 africani. L’opera racconta una tragedia storica legata al commercio degli schiavi, mostrando i pesci che divorano i resti umani in mare. Questo uso dei pesci come simbolo di sofferenza e denuncia sociale è un esempio dell’evoluzione del ruolo dei pesci nell’arte.
Pesci nell’arte contemporanea
L’arte contemporanea, sulla scia del passato, continua a mettere in primo piano i pesci come soggetti delle opere. Artisti come Pierre Lamblin, hanno usato i pesci per creare arte simbolica con vari colori e tecniche.
In questo caso, i pesci diventano un accessorio da indossare, come nel caso del ritratto da lui dipinto, in cui l’opera è arricchita da una nuova dimensione estetica e concettuale. In questo modo i pesci diventano dei veri e propri veicoli di espressione del sé.
Il pesce rosso nelle opere d’arte
E che dire dell’amato pesce rosso? Già dall’Ottocento i pesci rossi erano considerati chic nelle abitazioni di lusso e a mettere in evidenza questo fattore sono le innumerevoli raffigurazioni di scene di genere nell’arte.
La moda del pesce rosso arrivò dalla Cina e dal Giappone già nel XVII secolo. Considerati simbolo di prosperità erano un dono degli uomini sposati alle mogli, in occasione del primo anniversario.
Un esempio notevole di raffigurazione di un pesce è l’opera di Charles Edwards Perugini del 1870, che mostra una giovane donna con un piccolo acquario contenente due pesci rossi, simbolo di fortuna ed eleganza.
Oltre a queste rappresentazioni, il pesce rosso è stato raffigurato nelle interazioni con bambini e animali domestici, come simbolo di innocenza e leggerezza che trasmette un senso di calma e serenità.
Tecniche artistiche nella rappresentazione del pesce
Un altro aspetto interessante della raffigurazione dei pesci nell’arte riguarda le tecniche artistiche adottate per renderli vivi e realistici. Gli artisti hanno sperimentato vari stili, dalla pittura a olio alla fotografia digitale, passando per la scultura, per esprimere dinamicità e bellezza di questi esseri acquatici.
Nella pittura, l’uso della luce e delle ombre è cruciale per rendere trasparenza, lucentezza e profondità della pelle dei pesci. Tecniche come il chiaroscuro, il trompe-l’œil e la prospettiva sono stati largamente utilizzati per dare realismo alle rappresentazioni.
Anche la scultura ha un ruolo importante, specialmente con artisti che, come Alexander Calder, hanno creato sculture mobili che simulano il movimento fluido di un pesce nell’acqua.
Infine la fotografia, grazie alla quale molti artisti hanno potuto fermare il tempo dei pesci nei loro habitat naturali.
Conclusioni
Insomma, gli artisti che hanno deciso di rappresentare queste piccole creature su varie superfici, con diverse tecniche e stili artistici, sono davvero innumerevoli e approdano fino ai giorni nostri con opere moderne e fuori dagli schemi.
Che si tratti di un pesce rosso in un dipinto di Henri Matisse, di una natura morta con pesce di un pittore del XVII secolo o di un’installazione, i pesci sono sempre stati un simbolo potente di vita, morte e trasformazione.
I pesci nell’arte rappresentano una connessione tra l’uomo e la natura, una testimonianza della continua evoluzione della creatività e della sensibilità degli artisti.
26 Dic 2024 | In evidenza, Magazine
I granchi sono molto apprezzati in cucina, ma anche nel mondo naturale per via del loro comportamento e adattabilità. Un aspetto che suscita curiosità è sicuramente la loro longevità.
Quanto vive un granchio? La risposta dipende da vari fattori, tra cui la specie di granchi, le condizioni ambientali e la predazione. Nell’approfondimento affronteremo questa tematica, le variabili che influenzano la durata di vita e alcuni esempi delle specie più longeve.
Quanto vivono in media i granchi?
La durata di vita di un granchio varia in base alla specie. In genere, i granchi più comuni vivono tra i 3 e i 7 anni. Tuttavia, alcune specie possono vivere più a lungo, con esemplari che possono raggiungere i 30 anni.
Le specie più piccole, come il granchio di sabbia, hanno una vita più breve, mentre quelli più grandi, come il granchio reale possono vivere più a lungo.
Quali fattori influenzano la longevità di un granchio?
Tra i fattori che influenzano la vita di un granchio troviamo:
- specie: ogni specie ha una durata di vita diversa, il granchio fiume, per esempio, può vivere solo pochi anni;
- ambiente: i granchi che vivono in ambienti marini profondi, come il mare del Nord o l’oceano Atlantico, lontani dalla costa hanno una vita più lunga rispetto a quelli che vivono in prossimità della costa;
- predatori e minacce: nonostante i granchi siano ben protetti dal loro esoscheletro, sono comunque vulnerabili ai pesci, agli uccelli e ai mammiferi marini;
- alimentazione: un’alimentazione sana e ricca è fondamentale per la vita del granchio. La disponibilità di cibo, insieme all’inquinamento marino e ai cambiamenti climatici, possono influire sulla durata di vita.
Cosa succede alla vita di un granchio dopo la mutazione?
La muta è una fase di grande importanza nella vita di un granchio. Durante la muta il granchio abbandona il suo esoscheletro per crescere, il che comporta un rischio significativo. Non tutti i granchi sopravvivono al processo, soprattutto se esposti a predatori nella fase vulnerabile di muta.
La frequenza e il successo delle mute influenzerà il corso della vita, poiché un granchio che riesce a mutare con successo avrà maggiori possibilità di sopravvivere. Inoltre, la muta è strettamente legata alla maturità sessuale, un momento di fondamentale importanza per la riproduzione.
Esempi di longevità tra le specie di granchi
- Granchio reale: questa specie di granchio, meglio nota come per le sue grandi dimensioni, può vivere fino a 30 anni. La loro longevità è influenzata dalla profondità delle acque in cui vivono e dalla scarsa presenza di predatori.
- Granchio rosso: il granchio rosso “Dungeness” è una specie che può vivere dai 6 ai 13 anni.
- Granchio di fiume: questa specie ha una vita più breve e vive in genere in acque dolci. Solitamente vive fino ai 4 anni.
I granchi e il loro ruolo nell’ecosistema
Oltre a creare curiosità, i granchi giocano un ruolo davvero importante negli ecosistemi marini, non a caso possono essere considerati “spazzini naturali” per via della loro propensione a nutrirsi di resti organici, salvaguardando l’equilibrio dell’ambiente.
Ma non è tutto, la loro presenza contribuisce a sostenere catene alimentari complesse, fungendo sia da predatori che da prede. Alcune specie, come il Cancer pagurus, il granchio comune, svolgono un ruolo importante nelle economie locali grazie alla pesca commerciale.
La longevità dei granchi e i cambiamenti climatici
Per via dei cambiamenti climatici e l’inquinamento marino, la vita dei granchi è cambiata drasticamente. L’acidificazione degli oceani, in particolare, rende deboli i loro esoscheletri rendendoli più vulnerabili ai predatori e alle malattie. Infine, la distruzione delle barriere coralline riduce le possibilità di sopravvivenza di questi esseri viventi.
Insomma, la durata della vita di un granchio dipende dalla specie, dall’ambiente in cui vive, dalla disponibilità di risorse e dalla capacità di difendersi dai predatori. Nonostante la maggior parte dei granchi viva tra i 3 e i 7 anni, alcune specie particolarmente robuste possono vivere anche decenni.
23 Dic 2024 | In evidenza, Magazine
Le capesante sono dei molluschi molto apprezzati nella cucina gourmet, spesso protagoniste delle tavole delle feste, specie quelle di Natale e Capodanno, grazie alla loro versatilità e alla loro consistenza tenera: possono essere fritte in padella, cotte al forno, al carpaccio, alla griglia (leggete qui come cucinare le capesante), ma c’è una loro parte spesso sottovalutata che racchiude un tesoro di sapore: il corallo. Questa parte attaccata alla noce (la polpa bianca e soda) è un ingrediente prezioso che può trasformare un piatto semplice in una vera esperienza culinaria.
Scopriamo insieme cos’è e come usare il corallo delle capesante in cucina.
Che cos’è il corallo delle capesante?
Il corallo di capesante è la parte arancione che si differenzia dal muscolo sodo e bianco di forma cilindrica, la noce, anche per la sua consistenza più morbida e per il sapore intenso e sapido, che richiama le note marine. Più l’arancione è intenso, più il mollusco è fresco. Contrariamente a quanto si possa pensare, non è un elemento di scarto: molti chef lo considerano una prelibatezza per arricchire piatti di mare. Diamo qualche idea per valorizzarlo al meglio.
Come usare il corallo delle capesante in cucina: idee e ricette
Il corallo può essere utilizzato in molti modi, sia fresco che cotto, lasciando spazio alla creatività. Essendo cremoso, è ideale per preparare:
- Condimenti per pasta e risotti. Si trasforma in creme deliziose per condire ad esempio gli spaghetti o viene utilizzato per insaporire il fondo di cottura.
- Salse. Dona una consistenza vellutata e un gusto marino inconfondibile.
- Zuppe di pesce. Aggiunto a fine cottura, intensifica il sapore del brodo.
- Ripieni. Mescolato con erbe e pane grattugiato, diventa un ingrediente perfetto per farcire verdure o pesce.
Ecco di seguito 3 ricette con il corallo delle capesante per dare un tocco unico ed elegante ai vostri piatti. Non dimenticate di scegliere un prodotto fresco e di qualità come le capesante Nieddittas per portare in tavola tutto il sapore del mare!
Polvere di corallo
Staccate le capesante dalle valve e separate le noci dai coralli. Vi basterà mettere i coralli su una teglia e infornarli a 90-100°C per circa 1 ora e mezza. In questo modo si essiccheranno e potrete sbriciolarli per guarnire il vostro piatto di mare. Sapete che anche i gusci possono essere riciclati? Ecco come riutilizzare i gusci delle capesante.
Crema di corallo
Una preparazione ideale per un antipasto gourmet, per preparare sughi di pasta o di un risotto.
Separate i molluschi e coralli e cuoceteli qualche istante in una padella antiaderente, sfumandoli con il brandy. Aspettate che si raffreddino e trasferiteli in una ciotola. Unite un tuorlo d’uovo e un cucchiaio di aceto. Frullate i coralli aggiungendo gradualmente l’olio di semi di girasole. Quando ottenete una crema omogenea, potete servirla in abbinamento, ad esempio, alle capesante fritte o potete spalmarla su delle fette di pane tostate.
Risotto al corallo di capesante
Una ricetta elegante e raffinata, perfetta per un’occasione speciale.
Ingredienti:
- Capesante Nieddittas
- Riso Carnaroli
- 1/2 scalogno
- Burro
- Brodo di pesce
- 1/2 bicchiere brandy
- 1 bicchiere vino bianco
- Sale e pepe q.b.
Procedimento:
Pulite le capesante, rimuovete i coralli, tenetene alcuni interi e gli altri tagliateli a listarelle. Tritate lo scalogno e fatelo soffriggere in una casseruola con un filo di olio o di burro. Aggiustate di sale e versate il riso. Tostatelo per un paio di minuti e sfumate con il vino bianco. Una volta evaporato l’alcol, aggiungete il brodo di pesce caldo. Verso la fine della cottura, cuocete i coralli interi in una padella con il burro, sfumate con il brandy e tenete da parte.
Aggiungete al riso i coralli tagliati, mantecate con un po’ di burro e regolate di sale e pepe.
Servite nei piatti decorando con i coralli interi.
Ora che sapete come usare il corallo delle capesante, la prossima volta che vi trovate a cucinare questi deliziosi molluschi non scartatelo, ma divertitevi ad utilizzare ogni parte per impreziosire vari piatti con il suo sapore inconfondibile.