5 idee per foto da fare al mare

5 idee per foto da fare al mare

L’estate è ufficialmente iniziata da una settimana e sui social si postano le prime foto in spiaggia o in riva al mare. La maggior parte delle persone scatta le foto usando la propria creatività. C’è chi prende ispirazione dagli influencer e chi si lascia guidare dalla propria fantasia. Ma ci sono dei trucchi per fare delle foto impeccabili. Ecco alcuni consigli utili e 5 idee per foto da fare al mare, per immortalare dei bei momenti e magari condividerli su Instagram, Facebook e sui vari social.

Foto in spiaggia: l’orario migliore

Oggi per scattare delle belle foto non serve un’attrezzatura sofisticata. La maggior parte degli smartphone è in grado di realizzare delle foto di alta qualità. Ma avere lo strumento giusto può non bastare. Per delle perfette foto da fare al mare è necessario sapere quali sono gli orari migliori per quanto riguarda le luci e le ombre, quali pose fare e avere la giusta dose di coraggio per sperimentare.

I momenti migliori per scattare delle foto al mare sono:

  • La mattina presto verso le 10 e le 11.
  • A metà pomeriggio tra le 16 e le 17.

Al tramonto le foto hanno dei colori più belli. Inoltre, è possibile aggiustare facilmente tonalità e saturazione delle foto grazie a qualsiasi app di fotoritocco oppure con quella integrata nella fotocamera del proprio smartphone, è ciò che si chiama post produzione.

Al contrario di quanto si possa pensare, il sole non è indispensabile. Una giornata nuvolosa offre la condizione di luce ideale. In questo caso puoi impostare la fotocamera in modalità bianco e nero oppure scattare a colori e modificarla in seguito con un filtro. La posa consigliata: spalle rivolte verso il mare e inquadratura a mezzo busto. Il risultato è garantito!

La luce diretta, invece, non è un buon alleato delle foto in spiaggia. Il trucco è lasciare che arrivi indirettamente sul soggetto. Ad esempio, puoi scattare all’aperto ma in ombra, come al bar della spiaggia, sotto l’ombrellone o una palma.

Le pose giuste per le foto da fare al mare

Ecco 5 idee per le posizioni da assumere nelle tue foto.

  1. Se il sole è molto intenso, tieni il viso rivolto verso il sole con gli occhi chiusi. In questo modo non ti farà le ombre sul viso.
  2. Se vuoi realizzare una foto in spiaggia stando in piedi, il segreto è mettersi sulle punte e ruotarti leggermente su un lato. Questo ti farà risultare più snella e alta e contrasterà l’effetto pendenza della sabbia.
  3. Sicuramente ti sarà capitato alcune volte di non sapere dove mettere le braccia. Un consiglio è quello di giocarci e non lasciarle rigide, magari ne puoi alzare una per rendere la foto più armonica. Potresti utilizzare gli accessori, ad esempio facendo finta di sistemarti gli occhiali da sole, indossare cappello e posizionare la mano sulla testa o ancora, aggiustare il nodo al tuo pareo. Così farai sembrare tutte le pose più naturali e apparirai a tuo agio.
  4. Un’altra posa per le foto da fare al mare è mettersi sedute oppure sdraiate. Attenzione però a bilanciare bene il peso senza metterlo tutto sul telo mare, ma adagiati leggermente su di esso. E poi schiena dritta, pancia in dentro e gambe elegantemente incrociate. Sul lettino da spiaggia mettiti così: sdraiata su un fianco, con un braccio dietro la testa e con le ginocchia unite. Così facendo risulterai più longilinea.
  5. Se non hai possibilità di scattare delle foto negli orari migliori e ti capita di farti degli scatti nell’orario di pranzo: mettiti sdraiata sulla riva del mare, sulla sdraio o sulla sabbia.

Foto ricordo: i consigli utili da tenere a mente

Questi accorgimenti valgono sia che tu sia dietro l’obiettivo che davanti alla fotocamera. Durante le tue vacanze o giornate al mare ricorda di:

  • Non guardare mai direttamente il sole. Con la luce diretta sul viso, il soggetto farà fatica a tenere gli occhi aperti. Con il sole di tre quarti, invece, si aumenta la tridimensionalità. Non è corretto neanche dare le spalle al sole, perché controluce il risultato sarà una sagoma nera su uno sfondo luminoso.
  • Invece che guardare l’obiettivo, punta l’orizzonte in maniera naturale. Cerca di assumere un’espressione felice e rilassata. Meglio non forzare il sorriso, un modo per fare delle espressioni naturali è quello di farsi immortalare mentre si fa qualcosa che ti diverte.
  • Identifica sempre cosa vuoi fotografare. Può trattarsi di una persona, un oggetto, un bellissimo tramonto oppure la piccola e grande fauna che popola il mare, o perché no, un bel piatto con i nostri prodotti freschi Nieddittas. L’importante è che qualunque soggetto tu scelga renda la foto significativa.
  • Evita i soliti selfie e opta per qualcosa di più originale. Che ne dici di qualche foto sott’acqua? Sarà necessario dotarti di una custodia impermeabile per lo smartphone o di una fotocamera waterproof.
  • Le foto “rubate” sono le migliori. Prova ad usare anche la tecnica del flash di riempimento, ovvero, non usarlo come fonte principale di illuminazione, ma per schiarire zone in ombra del soggetto principale.

Seguendo questi semplici consigli le tue foto al mare saranno sicuramente fantastiche. Se ti piace condividerle sui social utilizza gli hashtag per il mare giusti!

I sette mari: quali sono?

I sette mari: quali sono?

Quando parliamo dei sette mari nella nostra mente compaiono immagini leggendarie: creature mostruose dai grossi tentacoli, capaci di avvolgere le navi e trascinarle nell’oscurità degli abissi, mostri marini simili a draghi, navi fantasma che terrorizzano chiunque vi navighi accanto. Tra le iconografie del Kraken, del Leviatano, delle sirene incantatrici e di altre mostruosità, probabilmente vi ricorderete soprattutto del pirata demoniaco Davy Jones, capitano dell’Olandese Volante nelle avventure della saga cinematografica “Pirati dei Caraibi”. Questi miti nati dalla superstizione dei marinai spaventati dal grande blu, contribuiscono a creare un immaginario che affascina ancora molti secoli dopo. Ma quali sono esattamente i sette mari, teatro di queste leggende?

Quali sono?

I sette mari raggruppano tutte le distese d’acqua conosciute in età antica. Per convenzione, è stata adottata la classificazione formulata dallo storico greco Erodoto costituita da:

  1. Mar Egeo, si estende dalla parte meridionale della penisola balcanica sino al versante occidentale dell’Anatolia.
  2. Mar Nero, tra l’Europa sud-orientale e l’Asia minore.
  3. Mar di Marmara, situato tra il Mar Egeo e il Mar Nero.
  4. Mar Ionio, bacino inferiore del Mar Mediterraneo.
  5. Mar Rosso, nel Vicino Oriente.
  6. Mar Tirreno, sezione occidentale del Mar Mediterraneo.
  7. Mar Adriatico, sezione orientale del Mar Mediterraneo.

Risulta evidente la centralità del Mediterraneo nella visione antica del mondo. Denominato “la culla della civiltà”, era un punto di riferimento per le rotte commerciali e lo sviluppo dei popoli dell’antichità.

In età medievale, l’elenco viene ripreso e modificato in linea con i viaggi marinareschi. Per questo, ritroveremo i 7 mari seguenti: Mar Mediterraneo, Mar Adriatico, Mar Nero, Mar Rosso, Mar Arabico, Golfo Persico, Mar Caspio.

Un po’ di storia

Facciamo un rapido viaggio tra le epoche storiche per capire meglio l’origine dei sette mari.

La cultura antica carica il numero “7” di una grande importanza simbolica: basti pensare ai sette re di Roma, i sette colli, i sette colori dell’arcobaleno, i sette giorni della Creazione, le sette meraviglie del mondo. Lo stesso termine “seven seas”, si è evoluto dalla lingua inglese per delineare la figura di un marinaio che abbia compiuto lunghi viaggi intorno al mondo, solcando tutti gli oceani.

Il termine “sette mari” compare per la prima volta in un’aura di sacralità nell’inno della sacerdotessa sumera Enheduanna a Inanna, dea dell’amore e della fertilità. Siamo nel XXIII secolo a.C.

Successivamente, ogni civiltà ha adottato lo stesso concetto riadattandolo alla propria cultura e religione. Il popolo Persiano ha applicato il termine ai diversi corsi d’acqua che alimentavano il fiume Oxus, l’odierno Amu Darya, uno dei fiumi più importanti dell’Asia centrale. Sorge sulle montagne di Pamir e scorre attraverso l’Hindu Kush a nord-ovest e attraverso il Turkmenistan e l’Uzbekistan fino al Mar d’Aral.

I Fenici, allo stesso modo, definivano “sette mari” le loro rotte marittime di commercio sparse in diversi punti del Mar Mediterraneo. La loro classificazione comprendeva infatti Alboran, Balearic, Ligurian, Tyrrhenian, Ionian, Adriatic ed Aegean.

Ritroviamo la stessa centralità delle vie di scambio negli antichi Arabi, che utilizzavano l’espressione per riferirsi alle tappe che percorrevano nei viaggi in Oriente: Golfo Persico, il Golfo di Khambhat, il Golfo del Bengala, lo Stretto di Malacca, lo Stretto di Singapore, il Golfo della Thailandia e il Mar Cinese Meridionale.

Gli antichi Romani, a partire dai resoconti di Plinio il Vecchio, comandante di flotta, parlavano dei Sette mari in riferimento alle lagune di acqua salata che si stagliavano vicino a Venezia, staccate dal mare da banchi di sabbia. Diedero origine, insieme alla civiltà greca, alla classificazione adottata in età medievale che ha posto successivamente le basi per la suddivisione odierna.

Con l’avvento dei viaggi coloniali, gli Europei modificarono ancora una volta il termine in questione per definire le vie d’acqua che conducevano ai territori inesplorati del Nord America. Tra questi: l’Oceano Artico, l’Oceano Atlantico, l’Oceano Indiano, l’Oceano Pacifico, il Mar Mediterraneo, il Mar dei Caraibi e il Golfo del Messico.

In età moderna le regole sono cambiate e ora gli storici e i geografi hanno elaborato una classificazione più aggiornata coi tempi.

I 7 mari moderni

Oggi la classificazione dei sette mari coincide effettivamente con le distese oceaniche:

  1. Oceano Atlantico Settentrionale: si estende tra l’America del Nord e il Sud America e tra l’Europa e la costa nord-occidentale dell’Africa.
  2. Oceano Atlantico Meridionale: a Sud dell’Equatore.
  3. Oceano Pacifico Settentrionale: dall’Equatore all’Oceano Artico.
  4. Oceano Pacifico Meridionale: a Sud dell’Equatore sino all’Antartico.
  5. Oceano Artico: il più piccolo dei sette mari e circonda il Polo Nord.
  6. Oceano Meridionale: noto come Oceano Antartico, è l’oceano più recente e ingloba le sezioni meridionali degli Oceani Pacifico, Atlantico e Indiano.
  7. Oceano Indiano: si estende dall’Africa all’Australia.

Turismo nei sette mari

Le leggende che hanno popolato i 7 mari nelle diverse epoche non hanno solo influenzato la cultura letteraria e cinematografica, ma anche il settore turistico. Il turismo costiero ha drizzato le orecchie verso la fascinazione che questi miti continuano a suscitare in gran parte dei viaggiatori moderni, spingendo i gestori a “cavalcarne l’onda”. Questa tendenza si è tradotta nell’elaborazione di veri e propri itinerari dedicati alle rotte percorse dai marinai dei Sette mari.

Se sogni anche tu di veleggiare come Capitan Jack Sparrow, non ti resta che cercare l’itinerario più adatto a te e “navigare per i sette mari”.

Ricetta pasta fagioli e cozze

Ricetta pasta fagioli e cozze

Un connubio delizioso di legumi e frutti di mare in un primo piatto completo e goloso. La ricetta pasta fagioli e cozze, tipica della cucina napoletana, è semplice e perfetta per chi vuole unire il sapore della terra e quello del mare in maniera armoniosa. Il periodo migliore per gustare questa pasta è proprio la bella stagione, perché da maggio ad agosto è possibile gustare al meglio il sapore unico delle cozze.

Per preparare questa classica ricetta rivisitata utilizziamo le nostre cozze Nieddittas che vi offrono sempre il profumo e il gusto del mare da cui provengono. Dal momento in cui entrano nella nostra filiera tutte le cozze vengono controllate e seguite secondo le procedure di qualità Nieddittas, per garantire il consumatore sulla qualità del prodotto dal punto di vista sanitario.

Per quanto riguarda la pasta, ci sono parere discordanti. La ricetta originale prevede rigorosamente la pasta corta, mista, ma potete provare anche gli spaghetti o i tubetti! Scegliete quella che preferite, anche se la pasta mista è quella che rispecchia l’origine del piatto, ovvero quella di creare una pietanza con tutto quello che si trovava nella credenza di casa.

Infine, c’è chi usa i fagioli cannellini e chi i borlotti, a seconda se si vuole ottenere una pasta più cremosa o più brodosa. In entrambi i casi il risultato non vi deluderà!

E adesso vediamo gli ingredienti che occorrono per preparare la pasta fagioli e cozze.

Ingredienti per 4 persone

  • 400 g fagioli cannellini
  • 1,5 kg cozze Nieddittas
  • 350 g pasta mista
  • 100 g pomodorini maturi
  • 2 spicchi d’aglio
  • peperoncino piccante
  • prezzemolo
  • olio
  • sale

Preparazione

Iniziamo col pulire le cozze. Prima della cottura, vanno semplicemente “sbissate”, cioè va eliminato il bisso, il filamento che spunta dal guscio.

Fate soffriggere in una padella aglio, olio e qualche rametto di prezzemolo. Aggiungete le cozze, coprite con il coperchio e aspettate 5-10 minuti. Durante la cottura le cozze si aprono e rilasciano il liquido al loro interno. Le cozze che non dovessero aprirsi durante la cottura vanno eliminate.

Filtrate il liquido di cottura con un colino e mettetelo da parte. Sgusciate le cozze, potete conservarne qualcuno da usare alla fine per decorare il piatto e intanto in un’altra casseruola fate rosolare l’aglio, l’olio, il peperoncino e il prezzemolo. Aggiungete i fagioli e qualche pomodorino scottato e spellato tagliato a cubetti.

Se avete i fagioli secchi, bisogna metterli in ammollo la notte prima e cuocerli per 1 ora. Se invece utilizzate quelli già pronti, cuoceteli per circa 30 minuti. I fagioli si possono anche frullare.

Aggiungete il sale e versate parte del liquido delle cozze. Adesso potete cuocere la pasta direttamente nella casseruola (per un risultato più cremoso) mescolando spesso una volta aggiunto il restante liquido, oppure separatamente. In quest’ultimo caso, cuocetela al dente e completate la cottura nella casseruola unendo le cozze sgusciate.

Non resta che ultimare con una spolverata di prezzemolo fresco tritato in superficie e la vostra pasta fagioli e cozze è pronta per essere servita! A fine cottura è importante lasciare riposare per qualche minuto la pasta nella pentola.

Consigli

Questo primo piatto è abbastanza sostanzioso, ma per chi sta attento alle calorie esiste anche una versione più light contenente 270 calorie. È sufficiente utilizzare una pasta non all’uovo ed evitare il soffritto. Il risultato? Una pasta saporita e gustosa proprio come quella tradizionale!

L’abbinamento ideale per accompagnare la pasta fagioli e cozze è un buon calice di vino bianco o di un rosato.

Cosa sono i ricci di mare?

Cosa sono i ricci di mare?

Deliziosi sulla tavola, pericolosi in mezzo al mare. Il riccio marino è considerato un frutto gustoso regalato dal mare per accompagnare i pasti della stagione estiva. In questo articolo il nostro intento è imparare a evidenziare le informazioni essenziali su questo alimento gustosissimo, sulla sua struttura e sulle sue caratteristiche.

Vediamole insieme.

Dove si trovano i ricci di mare?

Partiamo dall’inizio, cosa sono i ricci di mare? Sono organismi marini invertebrati, appartenenti alla classe Echinoidea per la presenza massiva di aculei. Ne esistono circa 950 tipologie in tutto il mondo, anche se non vengono considerati ovunque come degli alimenti.

I Paesi in cui troviamo una maggiore diffusione circondano il Mar Mediterraneo, Italia e Francia in prima linea, e l’Oceano Atlantico Orientale. Vengono notevolmente apprezzati anche da nazioni come il Cile, il Giappone, l’Alaska e la Nuova Zelanda.

L’habitat prediletto dai ricci di mare sono gli scogli e i fondali rocciosi, generalmente in zone profonde e poco illuminate. La specie che popola il fondo marino del Mediterraneo, vive a circa 30 metri di distanza dalla superficie attaccata alla Posidonia oceanica, pianta acquatica tipica del luogo.

La presenza di questi esemplari è il segnale naturale della pulizia delle acque: essi tendono a fuggire da ambienti inquinati, preferendo invece aree incontaminate.

Come sono fatti?

Osserviamo ora come sono fatti. I ricci di mare hanno una forma rotonda e sono protetti da un guscio duro, ricoperto da più di un migliaio di spine. Gli aculei svolgono una funzione importantissima per l’animale, permettendogli di spostarsi lungo le pareti di roccia e nei fondali e di proteggersi dalla caccia dell’uomo. La loro pericolosità varia a seconda della specie di riccio: quelli più comuni, colpiscono i pescatori infilzandoli sulla carne ma senza rilasciare alcuna nocività. Al contrario, nei mari tropicali esiste una tipologia nota come “riccio di fiori”, che possiede delle spine cariche di veleno.

I ricci possono essere di vari colori, a seconda del sesso. Solitamente, gli esemplari maschili sono di colore nero, mentre i femminili hanno tonalità viola, marroni, rosse, verde oliva, ma anche rosa e blu.

La respirazione avviene in una maniera singolare. Oltre che a livello cutaneo, questi animali marini respirano attraverso delle branchie. Queste, denominate “Lanterna di Aristotele”, pompano continuamente l’acqua e costituiscono un apparato masticatore costituito da 5 denti che gli consente di nutrirsi.

Dal punto di vista riproduttivo, sono costituiti da 5 gonadi, o uova, ovvero dei filamenti di colore giallo/arancione che, disposti all’interno del guscio, riproducono la forma di una stella. Questa conformazione è presente generalmente nei ricci femmina.

Cosa mangiano?

I ricci che vivono nelle parti rocciose dell’ambiente marino sono prevalentemente erbivori. La vegetazione offerta dalle alghe costituisce la loro principale fonte di cibo e vi si attaccano finché non le hanno divorate completamente.

Diversamente, altre tipologie di ricci di mare si nutrono delle sostanze organiche depositate sul fondo sabbioso:

  • conchiglie
  • piccoli sassi
  • spugne
  • altri animali marini

Arrivati a questo punto, non ci rimane che scoprire come e in che periodo fare scorta di questi esemplari.

Ricci di mare: quando si possono pescare?

La pesca dei ricci ha una regolamentazione ferrea sulla quantità e il periodo di raccolta. È la conseguenza di una tendenza passata alla pesca indiscriminata, responsabile del danneggiamento della flora e della fauna marina di molte regioni italiane. Prendendo come esempio la Sardegna, dopo il fermo di tre anni, le attività di pesca possono avvenire secondo il calendario stabilito dalle legge regionale e solo per determinate categorie di pescatori (è inoltre stabilita dalla normativa la quantità di pescato massima giornaliera). Si consiglia di controllare le circolari ufficiali della Regione Sardegna per maggiori dettagli.

Come si pescano?

Potete riconoscere i ricci commestibili attraverso determinate caratteristiche. Per primo, se il colore dell’animale si aggira attorno al marrone-violaceo è segno che vi trovate davanti al cosiddetto “riccio femmina”, portatore di uova. Inoltre, può esservi d’aiuto anche l’aspetto del suo guscio. Presentando una forma più regolare del resto della specie, questa tipologia è ricoperta da spine meno fitte ma piuttosto robuste che permettono di riconoscerla in mezzo alle altre.

Tenetevi lontani, invece, dai ricci che si mostrano con un guscio più ovale e con gli aculei corti e poco robusti. Solitamente, quelli non commestibili si depositano nella melma o nei detriti. Un motivo in più per non pescarli.

È il momento di capire in che modo pescare i ricci di mare. Aiutatevi con un coltello, mettendo la lama al di sotto del frutto e tirandolo via facendo una leggera pressione. Mettetelo poi all’interno di una retina, facendo attenzione a non ferirvi con le spine.

Piccola curiosità: talvolta gli stessi ricci diventano un mezzo per attirare i pesci più piccoli. Durante le immersioni subacquee, vengono aperti e utilizzati per avvicinare le altre specie marine o per attività ludiche.

Dove fare kitesurf in Europa

Dove fare kitesurf in Europa

Gli amanti degli sport acquatici già dalla primavera si preparano a scegliere gli spot migliori dove poter cavalcare le onde più belle.

Tra i vari sport, quello che più sta spopolando negli ultimi anni è il kitesurf. Nato come variante del surf, consiste nel planare sulle acque con una tavola che sfrutta la forza del vento grazie ad un grosso aquilone. I benefici dal punto di vista fisico sono tanti, perché vengono coinvolti tutti i muscoli, dalle gambe alle braccia, utilizzate per manovrare l’aquilone.

In Italia a praticarlo sarebbero più di 18 mila persone e dal 2024 dovrebbe essere ammesso tra le discipline ai giochi olimpici di Parigi.

Chi ha già confidenza con il surf, windsurf e parapendio, non troverà difficoltà a praticare il kitesurf, ma chiunque può imparare facilmente e fare le prime planate già dopo sole poche ore di lezione.

Se sei un appassionato di questo sport acquatico o vorresti iniziare a praticarlo e ti stai domandando dove fare kitesurf in Europa, in questo articolo scoprirai quali sono le mete migliori.

Le 7 mete più ambite dove fare kitesurf in Europa

  1. Lago di Garda

Iniziamo con una destinazione italiana. Qui, la forza del vento, che soffia costantemente su questo bacino largo 37 km quadrati, la rende una zona perfetta per praticare il kitesurf tutto l’anno. Le rive del lago di Garda sono poi ricche di campeggi e strutture dove poter soggiornare per godersi il panorama suggestivo.

  1. Tarifa, Spagna

Tarifa, piccola città della Spagna, accoglie i migliori atleti di kitesurf, ospita meeting dei brand e gare, ha aperto 16 scuole di kitesurf negli ultimi 20 anni…insomma, può essere definita l’epicentro europeo di questo sport acquatico. Ciò che la rende una delle mete ideali è il vento, presente quasi tutto l’anno accelerato dallo stretto di Gibilterra. Il periodo migliore per trovare condizioni climatiche favorevoli è l’estate, anche se luglio e agosto è molto affollata di turisti. Meglio optare per settembre e ottobre.

  1. Svizzera

Poco al di fuori dei confini italiani, nel Canton Grigioni, troviamo il Lago di Silvaplana, che risulta perfetto per il kitesurf perché interessato da forti venti che soffiano ad una velocità perfetta, risalendo il Passo della Maloja. Se sei alle prime armi, in questa zona è possibile prendere lezioni in una delle scuole apposite.

  1. Porto Pollo, Sardegna

Tra le destinazioni dove fare kitesurf in Europa, non poteva mancare la nostra Sardegna. Da nord a sud dell’isola sono tantissimi i posti dove praticarlo. Qui il vento non manca mai, come anche la bellezza dell’acqua turchese cristallina. Porto Pollo, sulla costa settentrionale dell’isola, vicino alla Costa Smeralda, è diventata una meta prediletta per il kitesurf da aprile ad ottobre. Si può raggiungere facilmente in auto. Altri spot da scoprire a nord della Sardegna sono: Marina delle Rose, La Cinta, La Caletta, La Ciaccia (Valledoria) e le Saline.

Nel sud Sardegna abbiamo:

  • Chia
  • Porto Botte
  • Punta Trettu: nel Sulcis Iglesiente, diventata punto di riferimento per la pratica del kitesurf. Ideale per i principianti grazie ai suoi fondali bassissimi e all’acqua piatta.
  • San Giovanni del Sinis

La primavera e, in particolare, il mese di maggio, è il periodo che offre condizioni paradisiache: spiagge deserte, vento solido e costante, giornate lunghe e soleggiate, temperature ottime. Altre spiagge da vedere sono: Porto Pino e Is Solinas.

  1. Portogallo

A 30 minuti di auto da Lisbona, si trova Praia do Guincho, la spiaggia circondata da scogliere e boschi, un luogo incantevole dove praticare kitesurf. Questo è un luogo per gli esperti, perché le onde possono diventare davvero alte. È consigliabile anche indossare la muta, le acque atlantiche sono piuttosto fredde.

Un’altra località ideale, definita la capitale del surf del Portogallo, è Peniche, perfetta per i principianti con tante scuole per imparare. Si può praticare questo sport tutto l’anno a Peniche, ma nei mesi di luglio e agosto le onde sono più favorevoli.

  1. Lacanau, Francia

A ovest di Bordeaux, c’è una delle migliori spiagge per gli sport acquatici, Lacanau. La città di Bordeaux è facilmente raggiungibile in auto, treno o aereo. Si può praticare kitesurf attorno alla Plage Centrale e alla Plage de la Grande Escoure.

  1. Naxos, Grecia

Si può scegliere tra tante isole ed isolette, come Rodi, Lefkada, Paros, Kos e Naxos. Quest’ultima, la più grande delle Cicladi, è intrisa di storia e di paesaggi spettacolari. Uno dei migliori spot di Naxos è la spiaggia di Mikri Vigla. Per quanto riguarda la statistica di vento, settembre è il periodo ideale anche perché c’è meno folla. Gli spot migliori sono nella zona sud est dell’isola di Paros sono: Golden Beach, dove l’acqua rimane piatta e New Golden Beach che rimane a pochi passi più a nord. Nella zona nord-est dell’isola si trova invece, lo spot di Santa Maria.

Kitesurf: una destinazione per ogni mese

Il kitesurf è uno sport che si può praticare tutto l’anno, ogni destinazione ha ovviamente dei periodi che più si adattano per questioni di vento e temperature sufficientemente calde. Si può quindi affermare che questo sport non è stagionale. L’importante è informarsi sulle mete che offrono le condizioni migliori in base al periodo in cui si vuole staccare la spina e divertirsi all’insegna dello sport. Prima di prenotare il tuo prossimo viaggi dai un’occhiata a cosa ti occorre per fare kitesurf.

L’attrezzatura da kitesurf è costituita da:

  • Kite
  • Linee e barra
  • Harness (trapezio)
  • Tavola
  • Muta e giubbotto salvagente
  • Casco
  • La pompa per gonfiare i kites gonfiabili

Meglio lasciare da parte il “fai da te” ed approcciarsi a questa disciplina con un corso.

Ora non ti resta che l’imbarazzo della scelta per prenotare la tua destinazione ed inseguire il vento per un’estate che non finisce mai!

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