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L’Italia ha un territorio vasto e variegato. Questo significa che viaggiando da Nord a Sud nel nostro paese incontriamo montagne di diverse altitudini, colline, vallate, laghi e fiumi, pianure e lunghe coste.

La grande varietà che caratterizza la penisola italiana ha delle ripercussioni sul clima. Convenzionalmente possiamo classificare il clima italiano in tre fasce climatiche differenti:

  • Il Nord si caratterizza per inverni rigidi con intense nevicate ed estati torride.
  • Il Centro ha un clima più temperato, quindi non si notato grandi differenze tra le stagioni.
  • Il Sud e le isole maggiori si contraddistinguono per un clima secco, con scarse piogge e inverni poco freddi.

Ovviamente questa non è sempre la norma. Forse a causa del cambiamento climatico non è raro trascorrere estati sempre più lunghe e giocare a palle di neve in riva al mare.

Ma cosa caratterizza in genere il clima di un territorio?

Se vogliamo capire le differenze tra i vari climi, dobbiamo innanzitutto distinguere gli elementi del clima dai suoi fattori.

Gli elementi del clima sono rilevati dalle stazioni e dai satelliti metereologici e sono: temperatura, venti, pressione, umidità, nuvolosità e precipitazioni.

Su questi elementi incidono i fattori del clima: latitudine, altitudine, orografia, esposizione al sole e ai venti, la distanza dal mare e l’influenza delle correnti marine.

La brezza marina

L’acqua gioca un ruolo fondamentale nelle variazioni climatiche di un territorio per la sua alta capacità termica.

Quindi più ci avviciniamo alla costa del mare, dell’oceano, ma anche di laghi e fiumi, più avremo una temperatura mite. Questo significa che nelle località costiere ci sono meno escursioni termiche dal giorno alla notte e dall’inverno all’estate perché l’acqua mitiga il clima.

In parole povere: una grande massa d’acqua ha bisogno di tanto calore per aumentare anche solo di pochi gradi la sua temperatura, mentre il terreno si riscalda in tempi brevi.

Di giorno, quindi, il terreno si scalda velocemente e riscalda l’aria che lo sovrasta. A questo punto l’aria che si trova sopra l’acqua, siccome è più fresca tende a spostarsi verso terra attraverso la brezza marina e l’aria calda terrestre viene assorbita dall’acqua. Di notte avviene lo stesso processo, ma al contrario. Perciò il calore accumulato durante il giorno viene rilasciato verso terra. L’assorbimento e il rilascio di aria calda da parte dell’acqua aiuta quindi a regolare la temperatura circostante.

Che corrente tira

Le correnti marine hanno conseguenze sull’umidità e sulle temperature climatiche. Possiamo considerare le correnti come dei fiumi che seguono un percorso a circolo chiuso e scorrono sott’acqua a profondità diverse in base alla loro temperatura e salinità.

La corrente del Golfo nasce nel Golfo del Messico. È una corrente superficiale oceanica calda, che sale fino all’Oceano Atlantico Settentrionale, si raffredda nelle vicinanze del Circolo Polare Artico, riscende a Sud per poi riprendere la salita.

Se i paesi europei che si affacciano sull’Atlantico hanno un clima mite con precipitazioni abbondanti, lo devono proprio a questa corrente.

Al contrario la corrente del Labrador è una corrente sempre del Nord Atlantico, ma è fredda e profonda. Scorre dal Mare Glaciale Artico fino alla Nuova Scozia e raffredda il clima di tutta la costa dell’America Orientale.

La corrente del Labrador è una delle più fredde al mondo. La temperatura dell’acqua è più fredda di 10°C rispetto a quella dei paesi dell’Europa Occidentale, che si trovano alla stessa latitudine. Per questo motivo la Groenlandia ha un clima più rigido rispetto alla Norvegia.

Inoltre, le acque della corrente del Labrador sono meno salate e questo favorisce la formazione di ghiaccio sulle coste, al contrario di quanto avviene sempre nella stessa Norvegia.

Le catene montuose vicino alle zone costiere o a altri grossi bacini di acqua possono essere un ostacolo per il passaggio di venti, umidità e altre perturbazioni verso l’entroterra.

Questo spiega perché delle località vicine divise da delle montagne possono avere climi completamente diversi: mite e umido sul versante vicino al mare, secco e continentale sul versante opposto, dove si formano deserti di ombra pluviometrica.

Gocce d’acqua

La temperatura superficiale delle acque oceaniche ha una forte influenza sul clima.

La temperatura dell’acqua dipende dall’altezza del sole sulla linea dell’orizzonte e a prescindere da questo fatto, l’acqua si riscalda più lentamente per via del maggiore calore specifico.

Ci sono diversi indici che controllano la distribuzione della temperatura sulla superficie dell’oceano.

Tenere d’occhio le variazioni di questa temperatura serve a fare delle previsioni, soprattutto per quanto riguarda la traiettoria dei cicloni tropicali.

Pensiamo che la temperatura elevata della superficie dell’acqua può influenzare masse d’aria distanti anche 40 km.

La temperatura superficiale è importante per la formazione della brezza marina, della nebbia di mare e della pioggia.

Se piove in una zona in cui la superficie dell’acqua ha una temperatura molto fredda, ma in profondità l’acqua è più calda, aumenta il livello di vapore che si crea. Arrivato in cielo causa ulteriori precipitazioni.

L’evaporazione è il fenomeno per cui l’acqua passa dallo stato liquido a quello gassoso. Attraverso questa trasformazione l’acqua rientra nell’atmosfera nel ciclo idrologico sotto forma di vapore. La maggior parte dell’evaporazione è prodotta dall’acqua di mari, oceani, fiumi e laghi visto che il 97,5% del mondo è bagnato da acque dolci e salate. Sola una piccola percentuale di umidità è prodotta dalla vegetazione.

Di solito la quantità di acqua evaporata equivale alla quantità di acqua che ricade sulla terra sotto forma di pioggia, neve o altro.

Per questo motivo la maggior parte dell’acqua che evapora dal mare ricade poi in mare. Solo una piccola percentuale ricade sulla terra ferma, perché trascinata dai venti.

Gli abitanti del mare

Anche la fauna e la flora marina influenzano il clima.

Insieme ad altri esseri del mondo marino come i coralli, le alghe se associate a dei bioreattori dotati di intelligenza artificiale possono assorbire CO2 fino a 400 volte in più rispetto agli alberi.

Un altro abitante del mare che con il suo respiro contribuisce all’assorbimento del carbonio è la balena. In proporzione una balena durante la sua vita assorbe più o meno 33 tonnellate di carbonio, un albero appena 21 chili l’anno.

La balena ci aiuta a migliorare i cambiamenti climatici soprattutto con i suoi escrementi. Ricchi di azoto e ferro sono un buon fertilizzante per i fitoplancton, che sono in grado di assorbire 37 miliardi di tonnellate di carbonio l’anno, ovvero quasi la metà di quello che viene prodotto.

Il problema è che con la caccia alle balene e l’aumento delle temperature del pianeta è diminuito il numero di questi minuscoli esseri.

Alcuni studiosi sono convinti che la quantità di CO2 catturata dai plancton è pari a quella di quattro foreste amazzoniche. E visto che tra poco non ne avremo nemmeno una di foresta, forse è il momento di accorgerci che non solo il mare ha degli effetti sul clima, ma anche le nostre azioni.

È importante rispettare il nostro mare e l’ambiente per limitare il più possibile conseguenze dannose per il pianeta. Questo noi di Nieddittas lo sappiamo bene. Da anni ci occupiamo della salvaguardia della zona umida protetta di Corru Mannu, ad Arborea, dove sorgono i nostri stabilimenti.

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