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“Il primo regno, cioè il dominio su tutto il mare, fu affidato a Nettuno che la tradizione vuole fratello di Giove.”

Cicerone

La risposta è già in parte contenuta all’interno di questa citazione, tratta dal De natura deorum (Sulla natura degli dei) e appartenuta appunto a Marco Tullio Cicerone.

Nella mitologia romana il dio del mare è Nettuno, mentre il suo corrispondente nella mitologia greca è Poseidone, uno dei figli di Zeus. Poseidone non è solo il dio del mare, ma anche dei terremoti e dei maremoti. È uno dei 12 dèi dell’Olimpo e gli animali a lui sacri sono il cavallo, il toro e il delfino, mentre il suo simbolo per eccellenza è il tridente.

Le origini del culto

Poseidone originariamente era il dio dell’acqua e dei terremoti: solo successivamente divenne anche il dio del mare. Infatti, secondo alcuni studiosi, Poseidone nacque come un dio-cavallo e venne assimilato al mare soltanto dopo che i popoli greci ebbero cambiato la loro fonte di sostentamento principale, passando dalla coltivazione della terra ai commerci marittimi e alla pesca.

La famiglia di Poseidone

Poseidone è figlio di Crono e Rea e fratello di Zeus, Ade, Estia, Demetra ed Era. Secondo la versione del poeta Esiodo, Poseidone è fratello maggiore di Zeus, mentre secondo Omero il più grande della famiglia è proprio quest’ultimo.

Stando a una delle leggende più accreditate, Crono divorava i suoi figli alla nascita per evitare di far avverare la profezia che lo condannava a essere spodestato dai propri eredi. Ma la moglie Rea, distrutta dopo aver visto divorare tutti i figli dal marito, alla nascita di Zeus mise in atto un piano strategico. Sostituì il piccolo con un sasso, e lo coprì con delle fasce affinché il marito non scoprisse l’inganno. Una volta cresciuto, Zeus poté affrontare Crono e liberare tutti i suoi fratelli, costringendo il padre a espellerli dal suo ventre, rigettandoli. A sorte si divisero poi i regni: Zeus prese il cielo, Poseidone il mare e tutte le acque, e Ade gli inferi.

Qualche storia legata a Poseidone

  • Tra le storie di cui è protagonista il dio del mare, vi è la contesa con la dea Atena per l’attribuzione del nome alla città di Atene. Alla fine la vincitrice fu proprio la dea, la quale vinse perché le donne erano più numerose rispetto agli uomini e votarono tutte per lei.
  • Poseidone contribuì a sconfiggere i Titani e Crono nella narrazione della Titanomachia. Grazie alla sua potente arma, un tridente forgiato dai ciclopi, sconfisse i Titani e li chiuse in una prigione da lui stesso costruita.
  • Fu proprio Poseidone a tenere Ulisse lontano dalla patria per molti anni: scatenò tutta la sua furia sull’eroe dell’Odissea dopo che questi ingannò il mostruoso gigante Polifemo (il figlio di Poseidone) per salvarsi e fuggire dalla grotta in cui era tenuto prigioniero insieme ai compagni. Nell’Odissea il Signore del mare incarna quindi il tipo di persecutore divino che causa le peripezie e le sciagure sull’eroe umano.
  • Eolo, per far piacere a Hera, scatenò tutti i venti e suscitò, a insaputa di Poseidone, una burrasca contro le navi di Enea. Il dio allora emerse furibondo dal profondo del mare, placando le acque e risollevando a galla le navi affondate.
  • Si racconta che nella guerra di Troia Poseidone si fosse schierato dalla parte dei Greci. Nonostante ciò, intervenne per salvare la vita a Enea, il quale stava per essere ucciso da Achille.

Le amanti di Poseidone

Poseidone sposò Anfitrite, figlia di Nereo e di Doride. Dalla Nereide ebbe tre figli: Tritone (che significa “mormoreggiante”) e due femmine, Rode, che diede il suo nome all’isola di Rodi e Bentesicima (“la sollevatrice dei flutti più profondi”).

Ma anche il dio del mare, come suo fratello Zeus, vanta una lunga lista di amanti, sia tra le dee (tra cui Afrodite, Anfitrite, Calice, Clito, Demetra, Cea, Melia, Medusa), sia tra le ninfe e le donne mortali (Alope, Arene, Aretusa, Cenide, Etra, Europa).

Medusa venne trasformata nel mostro che tutti conosciamo proprio a causa della sua passione con il dio del mare. Secondo la leggenda, infatti, consumarono la loro unione amorosa sul pavimento di un tempio dedicato ad Atena. Quest’ultima, per vendicarsi della mancanza di rispetto, trasformò la giovane in un orribile mostro con i serpenti nei capelli, dandole il potere di pietrificare ogni essere vivente che avesse incrociato il suo sguardo.

Altre caratteristiche del dio del mare e iconografia

Poseidone era veneratissimo in molte città: ad Atene, per esempio, era secondo solo dopo Atena, mentre a Corinto e in altre città della Magna Grecia era considerato il protettore della polis. I marinai rivolgevano preghiere a Poseidone perché concedesse loro un viaggio sicuro. Proprio a Corinto, in suo onore, si tenevano ogni due anni i famosissimi Giochi Istmici (competizioni di carattere sportivo, istituite nel 582 a.C.).

Come le altre divinità del mare Proteo e Nereo, Poseidone poteva cambiare forma, a significare il volubile aspetto del mare. Era un dio molto venerato, soprattutto sulle isole: gli Joni, popolo di marinai ellenici, lo consideravano il loro dio nazionale.

L’ iconografia classica lo ritrae alla guida del suo carro trainato da cavallucci marini o da cavalli capaci di correre sul mare. Spesso è rappresentato anche insieme a delfini e con in mano il suo tridente. Esteticamente è simile a Zeus, un po’ meno maestoso, ma alto e robusto e con una muscolatura evidente, coi capelli e la barba neri e arruffati.

Ma non dimentichiamoci di Nettuno 

Come abbiamo accennato all’inizio, Nettuno inizialmente era il dio romano delle acque correnti, ma in seguito divenne il dio del mare trasformandosi nell’equivalente del dio greco Poseidone.

Nettuno, soprattutto fra i marinai, fu sempre meno popolare rispetto al suo equivalente. Veniva onorato il 23 luglio, con le festività dei Neptunalia e dei ludi Neptunialicii (dal III secolo a.C.). Il suo tempio si trovava probabilmente all’interno del Campo Marzio a Roma. A Nettuno è anche ispirato il nome dell’omonima città di mare in provincia di Roma, situata tra l’Agro romano e l’Agro pontino, dove è presente una fontana che lo raffigura nel centro della città.

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