Calamarata ai frutti di mare

Calamarata ai frutti di mare

La calamarata ai frutti di mare è una variante della tipica ricetta napoletana. Si tratta di un primo estremamente gustoso realizzato con la pasta calamarata, un formato di pasta particolare che ha la forma degli anelli di calamaro, da cui prende il nome.

Non si tratta di un piatto complicato e i tempi di cottura sono brevi. In questa versione, al sugo di calamari e pomodorini della ricetta originale si aggiungono i frutti di mare freschi come cozze, vongole, fasolari, capesante e calamari. Prima di spiegarvi come preparare un’ottima calamarata ai frutti di mare, vi diamo qualche informazione sugli ingredienti.

Quali frutti di mare scegliere

Quando si parla di frutti di mare ci si riferisce in genere a molluschi e crostacei.

I molluschi sono organismi dal corpo molle che possono o meno essere dotati di una conchiglia. Ci sono 3 tipologie:

  1. I molluschi bivalvi, come cozze, vongole, capesante, cannolicchi, fasolari, ostriche, telline e tartufi di mare.
  2. I cefalopodi, di cui fanno parte i calamari, totani, polpo, moscardini e seppie.
  3. I gasterpodi che sono le orecchie di mare, la patella, la chiocciola.

I crostacei, invece, sono artropodi caratterizzati dal carapace. Sono crostacei le aragoste, gli scampi, gamberi, astici, granchi, canocchie e mazzancolle.

Per realizzare la calamarata ai frutti di mare potete scegliere quelli che sono più di vostro gradimento, l’importante è che siano freschi e di qualità come quelli offerti da Nieddittas. Lavoriamo con grande attenzione sulla qualità e sulla sicurezza alimentare dei nostri prodotti perché vogliamo che portino sulla vostra tavola il sapore unico e straordinario del nostro mare. Un gusto inconfondibile, garantito da analisi e controlli continui per assicurarvi sempre il miglior prodotto.

Infine, per la riuscita della ricetta scegliete la pasta adatta! Deve essere trafilata in bronzo liscia e prodotta con grano italiano. Una pasta come la calamarata sarà in grado di trattenere il sugo e garantire una mantecatura perfetta.

Come preparare la calamarata ai frutti di mare

Ecco gli ingredienti per 4 persone:

  • Pasta (calamarata) 320 g
  • Cozze, vongole, fasolari Nieddittas 500 g di ognuno
  • Calamari 250 g
  • Mazzancolle 6
  • Capesante 4
  • Pomodori pachino 250 g
  • Cipolle 1
  • Aglio 2 spicchi
  • Prezzemolo
  • Olio extravergine di oliva
  • Sale

Procedimento

Per realizzare questo primo piatto la prima cosa da fare è pulire i frutti di mare. Strofinate le nostre vongole sotto l’acqua, prendetene delle manciate e fatele cadere sul fondo di un contenitore da un’altezza di 15-20 cm. Questo permette a eventuali gusci vuoti o vongole con sabbia di aprirsi prima che finiscano in padella.

Eliminate il bisso dalle cozze. Incidete i fasolari con un coltello e apriteli. Raccogliete il liquido che fuoriesce e filtratelo, staccate il mollusco dalla conchiglia e tenete da parte.

Mettete l’olio extravergine d’oliva in una padella, fate scaldare e versate le cozze e le vongole. Coprite con un coperchio e fate cuocere pochi minuti, il tempo necessario affinché i molluschi si aprano.

Eliminate i gusci ma tenete da parte qualche vongola intera per guarnire il piatto alla fine. Filtrate il liquido di cottura e unitelo a quello dei fasolari.

Passate alla pulizia delle mazzancolle. Eliminate la testa, poi il carapace e il budello sul dorso aiutandovi con uno stuzzicadenti.

Ora pulite i calamari, staccando la testa e i tentacoli, tagliateli in piccoli pezzi ed eliminate le interiora. Dopo averli risciacquati, tagliateli a rondelle sottili.

Mettete l’acqua a bollire e buttate la pasta che deve essere scolata al dente. In una padella, fate rosolare nell’olio, la cipolla, l’aglio, il prezzemolo, tutti tritati finemente.

Unite i calamari e fate cuocere un paio di minuti. Poi aggiungete i pomodori tagliati e allungate con il liquido di cottura dei molluschi.

Dopo aver tritato i fasolari e tagliato a cubetti le capesante, versateli nella padella assieme alle mazzancolle e mescolate. Infine, aggiungete le cozze, le vongole e la calamarata.

Mescolate per bene in modo che il sugo si amalgami alla pasta. Completate con un filo d’olio e servite in tavola la vostra calamarata ai frutti di mare!

Come si è formato il mare?

Come si è formato il mare?

Gli oceani ricoprono circa i due terzi della superficie terrestre e, secondo uno studio del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente, ospitano più dell’80% di tutte le forme di vita presenti sulla terra. All’origine però la Terra era un pianeta arido, senza acqua e dunque senza forme di vita. Come si è formato il mare?

Vediamo quali sono le teorie più accreditate che spiegano l’origine dei mari e degli oceani.

Le 3 teorie su come si è formato il mare

Gli oceani si sono formati miliardi di anni fa poco dopo la formazione della Terra.

  1. Una delle teorie più accreditate sostiene che l’origine delle acque sia collegata al graduale raffreddamento della Terra. Originariamente, secondo questa teoria, la Terra era ricoperta da una nuvola di gas e vapori incandescenti rilasciati dalla crosta e dai vulcani. Con il tempo, cominciò a subire un lento e graduale raffreddamento che causò la condensazione del vapore, trasformandosi in acqua. Questa precipitando sul suolo insieme all’anidride carbonica diede origine ai primi mari e oceani.
  2. La teoria del bombardamento cometario. Studi più recenti hanno ipotizzato che parte dell’acqua presente sulla Terra sia stata generata 4 miliardi di anni fa dall’impatto con comete (o altri corpi) ghiacciati. Le comete hanno nuclei ricchi di acqua allo stato solido, ma diversi studiosi disapprovano questa teoria perché sarebbe stato dimostrato che l’acqua contenuta nelle comete non ha caratteristiche simili a quelle dell’acqua terrestre. Questa è stata una delle teorie più accreditate sino al 2007.
  3. L’ultima teoria spiega come l’acqua, inizialmente, fosse già contenuta in alcuni tipi di rocce costituite da particolari composti, i silicati idrati. Dopo circa un miliardo di anni, questi composti avrebbero iniziato lentamente a rilasciare l’acqua contenuta al loro interno dando così origine ad un oceano primordiale. Se l’acqua era presente sulla superficie del pianeta già durante la sua formazione, è possibile ipotizzare che le forme di vita siano comparse molto prima di quello che si è pensato e anche che in altri pianeti rocciosi sia stata presente l’acqua sulla loro superficie.

I mari e gli oceani sono in costante movimento, mossi da venti e correnti. Influenzati dalla luna, le acque risentono dell’effetto magnetico dando vita alle alte e basse maree.

I primi organismi unicellulari

Qualunque sia la teoria esatta su come si è formato il mare, è appurato che proprio in queste prime masse d’acqua sono nate le prime forme di vita, i primi organismi unicellulari che poi si evolsero per dare vita agli organismi pluricellulari.

Le prime molecole formate da atomi di carbonio uniti ad altri elementi come idrogeno, ossigeno e azoto, si sarebbero formate nel cosiddetto brodo primordiale, una miscela acquosa di sali inorganici e vari composti chimici semplici a base di carbonio, idrogeno, ossigeno e azoto. Gli apporti di energia dall’esterno avrebbero portato alla sintesi di una quantità di piccole molecole organiche che si sarebbero in seguito raccolte nell’oceano dando origine alle prime cellule.

Alla fine degli anni ’50, il biochimico statunitense Stanley Miller effettuò uno studio che confermò questa teoria. L’esperimento dimostrò che una serie di scariche elettriche prolungate per alcuni giorni e scaricate in un ambiente contenente idrogeno, metano, vapore acqueo e ammoniaca, sono in grado di provocare reazioni chimiche il cui risultato produce composti organici fondamentali. La stessa cosa è possibile sia avvenuta nell’atmosfera primordiale, contenente appunto metano, ammoniaca e idrogeno: sottoposti all’azione di fulmini e alle radiazioni solari, i gas dell’atmosfera primordiale avrebbero originato le prime biomolecole all’interno del brodo primordiale. Queste si sarebbero poi unite in maniera spontanea in forme più complesse in grado di replicarsi, dando così origine alle prime forme di vita.

Cosa fare in Sardegna se c’è vento

Cosa fare in Sardegna se c’è vento

Quando si trascorrono le vacanze in Sardegna la presenza del vento è da mettere in conto. Il maestrale è un vento freddo proveniente da nord-ovest che dura solitamente 3 giorni o più. In alcune spiagge quando soffia forte è davvero impossibile restarci. Il mare diventa mosso, la sabbia si solleva e non resta altro che trovare delle alternative. La Sardegna, infatti, non è solo mare: centri storici medievali, musei, lunghe passeggiate ed escursioni alla scoperta delle meraviglie che l’isola ci offre. In questo articolo troverai delle idee su cosa fare in Sardegna se c’è vento.

Cosa vedere in Sardegna: 10 idee

Le spiagge sarde sono una più bella dell’altra, ma quando il tempo non è dei migliori potete vedere tantissime altre cose, diverse dalle solite mete turistiche. Paesi e borghi, parchi, cammini e tanto altro. Ecco cosa fare in Sardegna se c’è vento:

  1. Il cammino di San Giorgio Vescovo per scoprire la Barbagia, una delle zone interne più selvagge dell’isola. In Barbagia si trova anche il Parco Naturale Regionale dell’Oasi di Tepilora (precisamente a Bitti, in provincia di Nuoro). Per gli amanti della canoa, dal Rio Posada è possibile scoprire borghi e paesi dove producono alcuni dei formaggi più buoni della regione.
  2. Scoprire l’interno della Gallura con i suoi paesini e itinerari circondati dalla natura. Ogni borgo è diverso dall’altro, ma tutti hanno la caratteristica di avere i centri storici con le case di un tempo realizzate con i blocchetti in granito. Camminare per le vie strette di questi paesi vi permetterà di ammirare scorci meravigliosi e di immergervi in un contesto di pace e familiarità. Tra tutti, uno dei più tipici da visitare è Aggius, con la fantastica passeggiata nella Valle della Luna che termina con il Nuraghe Izzana. Qui si trova anche il Museo Etnografico più grande della Sardegna.
  3. Tempio Pausania: circondata dai boschi e dalla montagna del Limbara, questa cittadina medievale ha un centro storico in pietra dove si trova Piazza Faber, la dedica dell’architetto Renzo Piano a Fabrizio de André, è lo Spazio Faber con foto inedite della vita dell’artista in Sardegna.
  4. Il Cammino minerario di Santa Barbara. Si snoda all’interno del Parco Geominerario Storico Ambientale della Sardegna, nel Sulcis-Iglesiente-Guspinese, ed è patrimonio UNESCO. Si tratta di un itinerario storico, culturale, ambientale e religioso dedicato a Santa Barbara, la Santa Patrona dei minatori.
  5. Visitare il Museo della Brigata Sassari. È dedicato alla nascita della Brigata Sassari che combatté nella Prima e Seconda Guerra Mondiale. L’ingresso è gratuito e per accedere sarà necessario il Green Pass.
  6. Visitare i Nuraghi. Ad esempio, il più importante della Gallura è il Nuraghe Majori, poco fuori da Tempio Pausania, ben conservato e fruibile sia gratuitamente che con visita guidata a pagamento. A proposito della civiltà nuragica, nel cuore della Sardegna settentrionale si trova anche il Santuario di Sos Nurattolos, uno dei luoghi nuragici più affascinanti.
  7. Parco Nazionale dell’Asinara. Il suo nome deriva dall’asinello albino che popola l’isola. Ex sede di un carcere di massima sicurezza, oggi è una perla naturale con una flora e fauna ricchissima. Le escursioni al parco si effettuano con partenza da Stintino e Porto Torres e possono avvenire solo sotto la supervisione di una guida escursionistica.
  8. Parco Naturale Regionale di Gutturu Mannu, nella zona montuosa del basso Sulcis. Se amate il trekking è quello che fa al caso vostro. Vi troverete a passeggiare tra mirti, carrubi e lecci e potrete incontrare il cervo sardo e l’aquila reale.
  9. Parco Naturale Regionale di Molentargius, che racchiude la zona Saline di Cagliari, una delle aree umide più importanti d’Europa, dove si possono ammirare i fenicotteri.
  10. Grotte di Su Mannau. Si tratta di una cavità carsica che si apre nella parte sud-occidentale dell’isola, vicino alla Costa Verde. Si scende per 8 chilometri in un paesaggio che ha iniziato a formarsi 540 milioni di anni fa. C’è anche una sezione archeologica. Altre grotte, tra le più conosciute, da nominare sono le Grotte di Nettuno, ad Alghero. Si estendono per 4 chilometri e solo una parte è aperta al pubblico.

Consigli: cosa non fare se c’è vento in Sardegna

Se non volete proprio rinunciare al mare, leggete come scegliere le spiagge in Sardegna in base al vento. Ricordate che il maestrale porta al largo, si consiglia di essere prudenti in acqua specialmente se ci si trova in mare aperto.

Per gli appassionati degli sport acquatici, in diverse spiagge col vento è possibile praticare wind surf e kite surf, specialmente nel nord Sardegna.

Ecco 3 cose da evitare se c’è vento al mare:

  • Usare materassini gonfiabili.
  • Fare sport lontani dalla costa se non si è esperti. Se avete il SUP, ad esempio, può portarvi molto lontano, meglio evitarlo se il vento supera i 10-12 nodi.
  • Non fissare bene l’ombrellone: può essere un pericolo per voi e gli altri.
Qual è il mare più profondo d’Italia?

Qual è il mare più profondo d’Italia?

L’Italia è bagnata da 6 diversi mari, tutti sottobacini del Mar Mediterraneo: il mar Adriatico, il mar Ionio, il mar Tirreno, il mar di Sicilia, il mar Ligure e il mar di Sardegna. Sei curioso di sapere qual è il mare più profondo d’Italia?

Ecco alcune informazioni sui mari e poi ci soffermeremo su quello più profondo.

I mari italiani

Partendo da est troviamo:

  1. L’Adriatico. Fa parte del Mediterraneo orientale e separa l’Italia dalla penisola balcanica. Dalla forma allungata, questo mare bagna 6 nazioni: l’Italia, la Slovenia, la Croazia, la Bosnia-Erzegovina, il Montenegro e l’Albania. Le sue coste sono basse e sabbiose e ha una profondità ridotta raggiungendo i 1.200 metri al largo di Bari. È il mare più pescoso del Mediterraneo.
  2. Mar Ionio, situato tra la Sicilia occidentale, le coste meridionali della Calabria, della Basilicata, della Puglia e della Grecia, è il bacino più profondo del Mediterraneo. Si collega con l’Adriatico attraverso il canale d’Otranto.
  3. Mar di Sicilia. Divide il Mediterraneo occidentale da quello orientale e separa l’isola dall’Africa. Ha fondali poco profondi (1250 metri) e le principali isole sono l’Isola di Pantelleria e le isole Pelagie.
  4. Mar Tirreno. È il più vasto del Mediterraneo, è compreso tra le coste orientali della Sardegna e Corsica e la costa settentrionale della Sicilia. Raggiunge una profondità massima di 3.800 metri e sui suoi fondali si trovano numerose montagne sottomarine di origine vulcanica.
  5. Mar Ligure. Bagna la regione Liguria e la Corsica settentrionale. Raggiunge la profondità di 2600 metri.
  6. Mar di Sardegna. È il più occidentale, bagna le coste occidentali della Sardegna e della Corsica fino alle isole Baleari al largo della Spagna, dove raggiunge la sua profondità massima (3000 metri). È collegato al mar Tirreno mediante le Bocche di Bonifacio, uno stretto che separa le due isole.

Abbiamo risposto alla domanda qual è il mare più profondo d’Italia, ma adesso continua a leggere per scoprire quanto è profondo.

Il mar Ionio, il più profondo dei mari

Il mar Ionio bagna l’Italia Meridionale, la Sicilia, l’Albania e la Grecia. È collegato:

  • Al mar Tirreno attraverso lo Stretto di Messina.
  • Al mar Libico.
  • Al mar Egeo mediante il canale di Corinto e una linea di demarcazione fra capo Malea e l’isolotto di Agria.
  • Al mare Adriatico tramite il Canale d’Otranto.

Il suo nome deriva dalla popolazione ellenica degli Ioni. Da qui passavano gli scambi commerciali marittimi all’interno del Mediterraneo, ma fu da quando le colonie greche si stabilirono intorno al mar Ionio che il commercio divenne fiorente, grazie alla creazione di porti e rotte che sono attivi tutt’oggi.

Una piccola curiosità: la leggenda narra di un’isola misteriosa dello Ionio dove abitava la dea Calipso costretta all’esilio immortale, in un luogo dove i navigatori al loro passaggio la facevano innamorare per poi dover ripartire.

Ma veniamo al dunque, quanto è profondo il mar Ionio? La sua profondità media si aggira intorno ai 4000 metri. La profondità massima si ha nell’abisso di Calipso (noto anche con il nome di Fossa Calypso) a sud-ovest del Peloponneso con 5270 metri sotto il livello del mare.

Ci sono pochissime isole su questo tratto di mare, ma sono frequenti le insenature, una su tutte è quella del Golfo di Taranto.

Come conservare i frutti di mare

Come conservare i frutti di mare

Vongole, cozze, fasolari, ostriche e gli altri molluschi sono facilmente deperibili, per cui hanno bisogno di una cura particolare. Se ti stai chiedendo come conservare i frutti di mare, in questo articolo troverai dei consigli utili per la corretta conservazione e per scongiurare il rischio di contaminazioni.

Quali sono i rischi di un’errata conservazione dei frutti di mare?

I frutti di mare vengono utilizzati in tantissime ricette della tradizione gastronomica italiana. Sono una fonte di proteine ma sono composti per la maggior parte da acqua. Questo riduce il loro apporto calorico (solo 72 calorie circa per 100 grammi di prodotto), ma li espone anche a dei pericoli sanitari di tipo biologico.

I principali sono rappresentati dalla possibile presenza di microrganismi come:

  • Salmonella
  • Escherichia coli
  • Vibrio parahaemolyticus
  • Virus dell’Epatite A
  • Norovirus e da biotossine algali
  • Fra i principali pericoli sanitari chimici è invece possibile riscontrare la presenza di metalli pesanti quali Piombo, Cadmio e Mercurio.

Per questi motivi, i molluschi bivalvi vivi sono soggetti a specifiche norme igienico sanitarie disciplinate dal Regolamento CE n. 853/2004. Devono essere commercializzati vivi, cioè devono mantenere una reazione adeguata alle percussioni, offrire resistenza all’apertura e contenere livelli normali di liquido intervalvare.

Oltre alle confezioni tradizionali in reti di plastica e alle cassette di legno per le ostriche, i molluschi bivalvi possono essere confezionati sottovuoto e in atmosfera protetta.

Noi di Nieddittas lavoriamo con grande attenzione sulla qualità e sulla sicurezza alimentare dei nostri prodotti perché vogliamo che portino sulla vostra tavola il sapore unico e straordinario del nostro mare. Un gusto inconfondibile, che analisi e controlli garantiscono essere sempre sano e sicuro. I processi di Qualità e le certificazioni ottenute governano tutto il nostro lavoro: la nostra azienda opera, infatti, secondo la Certificazione IFS (International Food Standard) e la UNI EN ISO 22000:2018 (Sistema Gestione per la Sicurezza Alimentare).

Ora vediamo come conservare i frutti di mare in modo corretto.

Come conservare le cozze e le vongole

Quando si acquistano dei frutti di mare in pescheria è buona norma, all’arrivo a casa, cambiare l’involucro nel quale sono stati confezionati, e quindi porre ciò che abbiamo comprato in nuovi contenitori di vetro o di porcellana.

Prima di conservare le vongole, vanno pulite in questo modo: eliminate quelle già aperte o rotte, battetele sul piano da lavoro per permettere ad eventuali vongole con sabbia di aprirsi e strofinatele sotto l’acqua. Le vongole Nieddittas si contraddistinguono, oltre che per la loro freschezza, anche per la quasi totale assenza di fango e gusci rotti.

Come indicato dalla normativa di legge le cozze non vanno mai immerse in acqua non controllata: l’acqua potrebbe non essere pura e verrebbero vanificati tutti i controlli e le garanzie di sicurezza sul prodotto.

Si suggerisce, per quanto riguarda la conservazione, di avvolgere le cozze e le vongole in un canovaccio umido e di riporle in una insalatiera così protette. In questo modo i molluschi non si apriranno e non perderanno la propria acqua. A questo punto riponetele in frigorifero nella parte più fredda, ossia nel ripiano che sta in basso.

Essendo molto deperibili, i frutti di mare dovranno essere cucinati entro 12 ore dall’acquisto.

Come si conservano le vongole e le cozze cotte?

Se avete cucinato le vongole o le cozze e volete conservarle per più tempo, dovete sgusciarle e metterle in un contenitore di vetro. Aggiungete il loro sughetto di cottura filtrato e fate riposare. Chiudete bene il barattolo e conservatele in frigo per un paio di giorni.

Le Nieddittas sono un prodotto fresco e va consumato come tale, si consiglia perciò di non surgelarle.

Una cottura che si prolunga per 5 minuti a partire da quando le valve si sono aperte permette di scongiurare qualsiasi pericolo microbiologico.

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