Quali sono i mestieri del mare?

Quali sono i mestieri del mare?

Il mare indubbiamente suscita in tutti un enorme fascino e per molti, come per noi di Nieddittas, il mare è vita perché rappresenta un luogo di lavoro.

Il mondo della nautica ha da sempre sviluppato una serie di professioni e di economie che si sono man mano evolute offrendo importanti sbocchi professionali, con ottime prospettive di crescita e di guadagno.

Vediamo quali sono i mestieri del mare e le professioni più richieste per tutti quelli che sono interessati a questo meraviglioso mondo o che vogliono intraprendere una carriera in questo settore.

Lavorare in mare

Si definisce lavoro marittimo ogni attività lavorativa che si svolge in mare a bordo di un’imbarcazione.

Si possono suddividere 3 settori:

  1. Quello dei trasporti, che comprende il lavoro svolto a bordo di navi adibite al trasporto di merci e di passeggeri, e le imbarcazioni di servizio nei porti.
  2. La pesca, cioè le attività a bordo delle imbarcazioni adibite alla pesca marittima e al servizio dei sistemi di acquacoltura.
  3. Il diporto nautico, a bordo di imbarcazioni aventi scopi sportivi o ricreativi.

Il Codice della navigazione identifica il personale marittimo in:

  • Gente di mare.
  • Personale addetto al servizio dei porti.
  • Personale tecnico delle costruzioni navali.

Il personale di bordo rappresenta il cuore di una Compagnia di navigazione, in quanto detiene importanti responsabilità. Per questo è necessaria un’adeguata preparazione, si devono seguire specifici percorsi formativi e di aggiornamento su tutte le procedure in continua evoluzione.

L’Organizzazione Marittima Internazionale ha infatti stabilito i requisiti minimi relativi all’addestramento e alla formazione.

Una volta a bordo il personale può appartenere a 3 sezioni:

  1. Coperta.
  2. Macchina.
  3. Hotel – servizi complementari, di cui fa parte il personale destinato ai servizi verso i passeggeri.

Il mondo della navigazione è fatto, dunque, di tanti protagonisti. Ecco quali sono i mestieri del mare più ambiti.

I mestieri del mare più richiesti

“Gente di mare che se ne va, dove gli pare dove non sa. Gente corsara che non c’è più, gente lontana che porta nel cuore questo grande fratello blu.”

Così canta Umberto Tozzi nel brano “Gente di mare”, affermando che tutti siamo dei navigatori motivati dalla voglia di sapere e di fare nuove esperienze.

E c’è chi sceglie di navigare letteralmente, lavorando nel mondo marittimo. In Italia, da sempre, la nautica occupa migliaia di persone anche in zone non propriamente litoranee: cuoco di bordo, skipper, ormeggiatore… vediamo quali sono le 5 figure più richieste.

Guardiano del faro

Vi piacerebbe vivere in un faro isolato con vista a 360 gradi sulla distesa blu, lontano da tutto? I fari sono sotto la giurisdizione della Marina Militare Italiana. In passato l’assunzione avveniva tramite concorsi pubblici, successivamente si è passati a concorsi interni destinati alla riqualificazione di personale civile della Difesa. Sul sito della Marina è possibile rimanere aggiornati sui bandi di concorso disponibili.

Skipper

Lo skipper è un lavoro pieno di responsabilità perché è lui che ha il comando dell’equipaggio quando la barca è in mare, deve rispettare tutte le regolamentazioni previste in ambito nautico e rispondere civilmente e penalmente in caso di incidenti. Può svolgere il suo lavoro da solo oppure affiancato da un team e può condurre imbarcazioni a vela o a motore ausiliario.

Si occupa della conduzione delle imbarcazioni da diporto e delle manovre di ormeggio. Possiede una serie di competenze legate alla gestione delle tecnologie per dirigere la barca, competenze trasversali legate alla gestione dei rapporti interpersonali, conoscenza delle lingue e capacità di lavorare sotto stress.

Lo skipper può essere assunto con contratto annuale con armatore, con contratto stagionale con armatore oppure stagionale per agenzie di charter. I requisiti necessari sono:

  • La patente nautica
  • Avere il titolo professionale marittimo di conduttore di imbarcazioni adibite al noleggio, rilasciato dalla Capitaneria di Porto competente.

Per diventare skipper bisogna frequentare in Italia un corso specifico che rilascia il titolo di Ufficiale di navigazione del diporto.

Piattaforme petrolifere

Tra i mestieri del mare c’è anche quello che si svolge su una piattaforma di estrazione petrolifera o di gas. È un lavoro non facile, che prevede spazi limitati, la convivenza forzata per lunghi periodi e quindi diverse competenze tecniche e un certo equilibrio psicologico.

Diverse figure operano nelle piattaforme, come ingegneri, geologi, saldatori, meccanici, elettricisti, addetti alla ristorazione (cuochi e camerieri).

Marinaio di porto

Il marinaio di porto addetto ai servizi logistici lavora nei porti turistici, assiste i diportisti nelle operazioni di ormeggio, ha la responsabilità della navigazione e dell’ambiente in cui opera (sorveglianza anche notturna degli spazi portuali). Questa figura è un perfetto conoscitore del mare, si occupa anche della manutenzione delle imbarcazioni di servizio e di quelle a noleggio, dei ricambi di carburante e assicura il corretto svolgimento delle attività nelle aree portuali.

Deve maturare conoscenze trasversali che riguardano le diverse sfaccettature dei mestieri del mare, avere un’ottima prestazione fisica e predisposizione ai rapporti relazionali. Per diventare marinaio di porto bisogna seguire dei percorsi formativi specifici.

Navi da crociera

Nel settore delle crociere si possono svolgere diverse tipologie di lavoro:

  • Animatori.
  • Nei servizi di ristoro.
  • Lavori d’ufficio nella sede centrale di una compagnia.
  • Addetti ai saloni di bellezza.
  • Lavori sul ponte e nella sala macchine.

Occorre aver maturato esperienza nel settore del turismo, delle vendite o inerente alla posizione per la quale ci si candida, essere affidabile ed estroverso, abile nei rapporti con la clientela.

Come dormono i pesci?

Come dormono i pesci?

Anche se con modalità diverse rispetto all’uomo, i pesci dormono.

Proprio così, anche per questi abitanti del mare dormire è una necessità. Ci sono specie che dormono di notte, altre durante il giorno.

Al contrario di noi umani, i pesci non possono chiudere gli occhi in quanto non hanno le palpebre (ad eccezione degli squali) ed è per questo che molti si domandano: come dormono i pesci?

In questo articolo rispondiamo a questa curiosità dal mondo del mare, così sarete in grado di capire quando i pesci del vostro acquario stanno schiacciando un pisolino.

Un sonno ad occhi aperti

Il sonno dei pesci può essere di due tipi:

  1. Riposo vigile, durante il quale il cervello dorme ma i sensi sono attivi.
  2. Sonno vero e proprio in cui si ha una sospensione delle attività.

Il sonno dei pesci è un periodo di abbassamento del livello di attività, una fase in cui questi animali risparmiano energie e riposano, ma l’attenzione per l’ambiente esterno è sempre attiva, per essere pronti a fuggire in pochi istanti in caso di presenza di predatori. Come abbiamo detto, i pesci dormono ad occhi aperti, ma si capisce da una serie di fattori:

  • Inattività prolungata.
  • Una particolare posizione di riposo.
  • Abbassamento della soglia di eccitazione.

Vediamo dunque come dormono i pesci di varie specie.

Alcuni, come gli squali, continuano a nuotare anche mentre dormono per far passare l’acqua attraverso le branchie, e quindi continuare a respirare. Altri, come i pesci pappagallo, si avvolgono in uno spesso strato di muco che li protegge dai possibili attacchi dei predatori, per un riposo privo di pericoli. Altri ancora, come alcuni Cobitidi, dormono appoggiati su di un fianco.

Ci sono quelli che scelgono punti specifici per dormire, come fori, fessure e sporgenze tra la vegetazione, oppure sepolti dalla sabbia o in un luogo riparato sul fondale, altri si mimetizzano tra i coralli e c’è chi continua a nuotare e muovere le pinne seppur più lentamente.

Alcuni pesci, come lo sgombro, dormono raramente. Altri, come il tonno, restano perennemente attivi sia di giorno che di notte e continuano a nuotare.

I delfini, invece, gli animali marini più intelligenti, “spengono” un emisfero del loro cervello per dormire ed entrano in uno stato di sonno chiamato emisferico ad onde lente. La metà attiva del loro cervello fa in modo che essi possano continuare a nuotare e tiene traccia dell’ambiente circostante, mentre la metà inattiva dorme. Poi si invertono le parti.

Quando dormono i pesci

I pesci non distinguono il giorno dalla notte, hanno un orologio interno che regola le varie attività, tra cui dormire. Anche per i pesci in acquario, è il ritmo circadiano che dice loro quando fermarsi, indipendentemente dal fatto che ci sia luce o meno. Si consiglia comunque di non tenere la luce accesa più di 12 ore al giorno.

Se avete dei pesci rossi in casa, vi sarà probabilmente capitato di vederli di notte sul fondo dell’acquario. Mettendo del cibo avrete notato che i pesci impiegano molto di più ad individuarlo rispetto a quando sono svegli. Quando li vedete immobili dunque non spaventatevi, stanno semplicemente dormendo, di conseguenza rallentano il respiro e sono meno attivi. Il loro colore potrebbe, inoltre, sbiadire per poi tornare alla normalità una volta svegli. Alcuni pesci rossi dormono il pomeriggio e la notte sono svegli e viceversa.

Ma i pesci sognano? Non essendo dotati di neocorteccia cerebrale, non si verifica un riposo di tipo onirico come avviene per altri animali, ovvero non si manifesta la fase REM.

Il loro sonno è comunque oggetto di ricerche per capire meglio il sonno nelle persone. Alcuni studi usano il pesce zebra per capire gli effetti della privazione del sonno, l’insonnia e appunto il ritmo circadiano.

6 cause dell’inquinamento marino

6 cause dell’inquinamento marino

Durante questa estate appena trascorsa vi sarà sicuramente capitato di trovare dei rifiuti plastici in mare, mentre facevate una bella nuotata rilassante. Non è insolito, dato che la plastica, secondo un’indagine di Legambiente, si conferma il materiale più trovato sulle spiagge italiane.

Si tratta di un problema serio e da non sottovalutare che interessa il mondo intero, e i dati sono infatti allarmanti.

Ogni anno si calcola che nei mari di tutto il mondo finiscano purtroppo dai 4 ai 12 milioni di tonnellate di plastica, causando l’80% dell’inquinamento marino.

Bottiglie, sacchetti, imballaggi, reti da pesca, mozziconi di sigaretta, pesticidi… la maggior parte dei rifiuti prodotti dall’uomo finisce in un modo o nell’altro in mare, causando gravi conseguenze per la salute delle acque, della vita marina animale e vegetale, producendo danni forse irreparabili alla catena alimentare.

Analizziamo quali sono le cause dell’inquinamento marino e cosa possiamo fare per ridurre il problema e tutelare la salute dei mari.

Cos’è l’inquinamento marino?

Per inquinamento marino si intende la contaminazione e l’avvelenamento del mare, che ricopre il 71% circa della superficie terrestre. Questo comporta disastrose conseguenze, come la perdita di tantissime specie marine per soffocamento e per contatto con materiali dannosi, l’impoverimento delle risorse ittiche, danni al turismo, pericolo per i bagnanti che immergendosi nelle acque possono incontrare sostanze nocive.

Questo problema non riguarda solo le 5 isole di plastica più consistenti che sono in continua crescita negli Oceani, ma tocca anche il nostro Mar Mediterraneo.

Secondo studi recenti, 115 specie marine sono a rischio estinzione, dai mammiferi agli anfibi, fino agli uccelli marini. Le cause di morte sono soffocamento e ingestione di rifiuti plastici e non solo, ma anche intrappolamento e ferite.

Vediamo quali sono le cause dell’inquinamento del mare.

Le cause dell’inquinamento marino

Le cause dell’inquinamento del mare sono davvero tante:

  1. Plastica. Fa parte del nostro quotidiano tanto è che è difficile pensare ad un oggetto che non contenga, anche solo in minima parte, dei polimeri. La produzione di plastica è cresciuta negli ultimi anni di circa 20 tonnellate nel mondo, ma solo il 20% viene riciclata correttamente. Il resto finisce spesso in mare e si deposita nei fondali, danneggiando le specie marine che la ingeriscono poiché la scambiano per cibo e rischiano così di morire soffocati. Nelle acque e negli oceani si trovano anche le microplastiche, che derivano dall’abrasione degli pneumatici, dal lavaggio di tessuti sintetici o dalla disintegrazione di rifiuti plastici.
  2. Petrolio. Si tratta di una delle principali fonti di inquinamento idrico, che ha diverse volte causato dei disastri ambientali: ricordiamo, ad esempio, la collisione di due petroliere vicino alle isole di Galapagos nel 2002, che costrinse le autorità ecuadoriane ad evacuare tutti gli animali presenti sulla costa. Anche le imbarcazioni spesso contribuiscono ad inquinare le acque perché puliscono le loro cisterne in acqua e riversano, poi, tutto in mare. Le tecnologie, fortunatamente, permettono oggi di tenere sotto controllo la posizione delle navi e il loro eventuale scarico in mare di sostanze nocive. In questo modo si riduce il rischio di incidenti, e si sanziona anche chiunque riversi in mare sostanze tossiche.
  3. Scarichi industriali. Gli scarti liquidi delle industrie dovrebbero essere sempre depurati, tuttavia questo non sempre accade. Nei paesi in via di sviluppo e privi di controllo, vengono scaricate illegalmente diverse sostanze in mare, quali solfati, metalli pesanti e solventi, con gravi rischi per la salute umana e per le specie marine. Le sostanze chimiche continuano a finire per sbaglio nelle acque durante la loro produzione, l’uso e smaltimento delle merci.
  4. Liquami fognari. Anche le sostanze biologiche contaminano i nostri mari. Le acque reflue vanno depurate e trattate prima di essere riversate nei fiumi o nei mari. Gli scarichi riversati da corsi d’acqua interni del nostro territorio portano non solo al riversamento di liquami, ma anche di sostanze chimiche come detersivi e carta. Anche gli allevamenti animali e i loro scarichi nuocciono le acque del nostro pianeta.
  5. L’agricoltura. Un’altra causa dell’inquinamento marino sono i pesticidi e i fertilizzanti usati sulle piante, che attraverso l’irrigazione o la semplice pioggia, finiscono nelle falde e da lì nei corsi d’acqua. Un uso massiccio di fertilizzanti e pesticidi, quindi, rende anche l’acqua carica di questi elementi.
  6. La pesca. Anche i pescatori contribuiscono talvolta ad inquinare le acque perché perdono le reti in mare aperto o semplicemente gettano dalle barche quelle rotte. In esse restano intrappolati balene, delfini e altri mammiferi marini che soffocano fra atroci sofferenze. Pensate che solamente nel Mar Baltico finiscono ogni anno fino a 10 mila pezzi di reti di origine sconosciuta.

Come difendere la salute dei mari

La plastica non è biodegradabile, quindi se non viene smaltita correttamente né riciclata finisce nell’ambiente favorendo l’alterazione degli ecosistemi. La scorretta gestione dei rifiuti urbani è, infatti, tra i principali responsabili dell’inquinamento marino e del suolo.

Le soluzioni e i rimedi per contrastare il problema partono dalla riduzione della produzione e del consumo di plastica.

Ecco le azioni che tutti possono mettere in pratica per dare un contributo e tutelare i nostri mari:

  1. Riusare
  2. Recuperare
  3. Ridurre
  4. Riciclare

Si consiglia di optare per prodotti con meno imballaggi, borse in stoffa, batterie ricaricabili, usare il vetro al posto della plastica, dare nuova vita ad oggetti che hanno perso la loro funzione.

Fondamentale adottare la raccolta differenziata e farla con attenzione per garantire un corretto riciclo della plastica.

Oltre all’azione dei singoli, negli ultimi anni diverse organizzazioni, come GreenPeace, stanno lavorando ad una soluzione per la salvaguardia di mari e oceani. Un progetto interessante è “The Ocean Cleanup” nato per combattere la diffusione dannosa di plastica in mare.

Ma da soli non bastano, servono proposte concrete e decisioni prese dai singoli stati e dalla comunità internazionale per ridurre quella parte maggioritaria di plastica che dalla terra finisce in mare, e per ripulire i fiumi, tra le principali fonti di rilascio di rifiuti plastici nei mari e oceani.

E in Italia?

Per quanto riguarda le politiche adottate dall’Italia, nel 2015 è stata approvata la legge 452 bis con la quale è entrato in vigore il reato d’inquinamento ambientale con reclusione dai 2 ai 5 anni per chiunque contamini le acque e l’aria delle nostre città.

Nel 1° gennaio 2018 è stata anche approvata la legge che ha imposto il pagamento per l’utilizzo di shopper biodegradabili e compostabili, secondo le indicazioni della direttiva 2015/720 dell’Unione Europea, e dal 2019 ha rimosso da mercato i cotton fioc prodotti con bastoncini di plastica sostituendoli con bastoncini biodegradabili.

La strada da percorrere è ancora lunga, ma è evidente che per una reale inversione di tendenza è necessario un cambiamento di abitudini d’acquisto, corrette pratiche di riciclo e di raccolta differenziata, riduzione, recupero e riutilizzo degli oggetti in plastica.

Per noi di Nieddittas il rispetto per il mare e per l’ambiente è da sempre uno dei valori fondamentali della nostra comunità. Nella gestione dell’allevamento facciamo particolare attenzione anche al recupero degli elementi fissi che, a causa delle mareggiate, possono staccarsi dall’allevamento e depositarsi sul fondo marino. Le nostre procedure di qualità prevedono anche il controllo periodico e la conseguente pulizia dei fondali marini sotto i nostri vivai e più in generale nelle acque del Golfo vicine ai nostri allevamenti.

Si può andare al mare in Sardegna a ottobre?

Si può andare al mare in Sardegna a ottobre?

Quando si ha bisogno di una vacanza, di una pausa dal lavoro o dalla vita di tutti i giorni si pensa sempre a uno di quei posti paradisiaci. Di quelli dove potete passare la giornata in costume e con un cappello di paglia in testa, passeggiando nella sabbia bianca e fina, per poi tuffarvi nel bel mare azzurro dei Caraibi.

E soprattutto ora che le giornate iniziano a farsi più fredde si sente già la nostalgia dell’estate.

Vi sveliamo un segreto.

Non c’è bisogno di andare fino ai Caraibi per trovare il vostro paradiso, basta prendere l’aereo o una nave e approdare al mare in Sardegna a ottobre.

Ve lo diciamo noi di Nieddittas, che di mare ce ne intendiamo: qui potete trovare tutte le belle spiagge e l’azzurro che state desiderando.

Siamo già nel mese di ottobre, ma questo non significa che non potete mettere il costume in valigia.

Allora correte a fare i biglietti, perché questo è il periodo migliore per scoprire l’isola fatta di mare, buon vino e tante tradizioni.

Ottobre in Sardegna

Se avete già tirato fuori i maglioni pesanti dall’armadio, ripiegateli perché per ora non vi serviranno in Sardegna.

Non pensate di trovare il caldo afoso che trovereste durante l’estate; soprattutto nelle zone costiere però potrete godere del clima mite che caratterizza gran parte del mese di ottobre.

Significa che con molta probabilità avrete a vostra disposizione delle lunghe giornate soleggiate con una temperatura media di 24/26°C; se siete mattinieri allora potreste sentire la necessità di indossare un maglioncino e con molta probabilità l’unico ombrello che dovrete aprire sarà quello da mettere in spiaggia.

A questo punto dovreste aver già capito che il mare in Sardegna a ottobre non è un sogno e fare un bagno in una delle belle spiagge dell’isola è più che fattibile.

Il clima in Sardegna nei mesi estivi arriva con facilità ai 40°C e anche la temperatura dell’acqua del mare è molto alta. Questo calore viene trattenuto anche ben oltre l’estate e infatti di solito il mare nel periodo autunnale può raggiungere i 19/21°C, ma viste le temperature esterne più alte non sarà così fastidioso concedervi qualche tuffo.

Se non avete ancora deciso dove andare, tenete presente che in genere le acque della costa est rimangono più calde rispetto a quelle della costa ovest.

Quindi se volete passare le vostre vacanze al mare in Sardegna a ottobre vi consigliamo di orientarvi verso la zona di Santa Teresa di Gallura e scendere verso la Costa Smeralda.

In questo modo potrete godervi alcune delle spiagge più belle che durante l’estate vengono prese d’assalto dai turisti e fare una passeggiata tra gli yacht di Porto Cervo.

Le spiagge da vedere

La Costa Smeralda e più in generale tutta la Gallura si caratterizzano per le loro spiagge bianche e il mare dalle sfumature turchesi.

In queste zone potrete ammirare le rocce che vi accompagneranno nelle vostre gite e sarete sicuramente attirati dalle loro forme curiose ottenute dalla costante azione del vento e della pioggia.

Potrete trovare una delle più particolari a Palau dove vedrete la roccia dell’orso.

Se invece volete avventurarvi in un’escursione in barca e girare l’Arcipelago della Maddalena vi troverete di fronte alla roccia del polpo.

Durante questo giro tra le isolette potrete avvicinarvi all’iconica Isola di Budelli, famosa per la sua sabbia rosa.

Oggi l’ingresso in questa spiaggia è proibito, poiché è diventata un’area protetta visti i passati furti della sabbia.

Il vostro ottobre in Sardegna dovrebbe includere anche Santa Teresa di Gallura.

Questa città è stata fondata all’inizio dell’Ottocento da Vittorio Emanuele I di Savoia dando il nome di sua moglie, Maria Teresa appunto, ad una località già conosciuta come Longosardo.

In questa zona avrete a disposizione diverse belle spiagge bianche, come quella di Rena Bianca che già da diversi anni si aggiudica la prestigiosa Bandiera Blu e altre limitrofe come Cala Sambuco e Santa Reparata.

Se dopo un bagno volete fare un tuffo nel lusso allora dovete fare tappa a Porto Cervo e perdervi tra le viuzze caratteristiche piene di boutique e yacht di ogni forma e dimensione.

Porto Cervo diventa un vero e proprio gioiellino quando cala il sole e le luci si riflettono nei canali del porto turistico; inoltre se siete fortunati potrete avvistare qualche calciatore o attore, che come voi hanno scelto di trascorrere il mese di ottobre in Sardegna.

Autunno in Barbagia

Se avete deciso di concedervi l’ultimo bagno della stagione nel mare Sardegna, ottobre o magari a novembre, ricordatevi che questo è anche il periodo più adatto per visitare i paesini del centro, che durante l’estate sono pressoché impossibili da visitare per le alte temperature che si raggiungono.

In particolare dal mese di ottobre fino a dicembre si svolge la manifestazione Autunno in Barbagia.

Anche conosciuta come cortes apertas, ovvero cortili aperti, la manifestazione nasce alla fine degli anni ’90 su iniziativa del comune di Oliena.

Visto il grande successo negli anni successivi si è diffusa in diversi comuni del nuorese e l’affluenza dei turisti in queste zone ha reso possibile il rilancio dei piccoli centri, che via via sono stati abbandonati dai cittadini e che altrimenti difficilmente verrebbero visitati.

Ogni fine settimana vede impegnato un comune diverso in cui le antiche case aprono i loro cortili, da qui il nome della festa, per mostrare ai visitatori le abitudini di una vita passata.

Questa è l’occasione per riscoprire le vere tradizioni dell’isola.

Durante tutte le tappe è possibile vedere come in passato avveniva la pulizia e la colorazione della lana, come si raccoglie il grano fino a scoprire i diversi tipi di pane prodotti in ogni zona.

Ovviamente non può mancare un percorso enogastronomico.

In queste occasioni nelle cortes è possibile vedere gruppi di donne e uomini che preparano al momento le loro ricette con i prodotti tipici tramandate da chissà quanti anni.

E visto che si tratta di una rievocazione delle abitudini della Sardegna, sarà possibile vedere gli abitanti vestiti con i tradizionali costumi sardi e sarà un piacere scoprire come ogni paese si distingue per i tessuti, i colori e i ricami creati.

Nelle piazze sarete coinvolti nelle musiche e nei balli sardi.

6 buoni motivi per andare in Sardegna

Quindi perché scegliere di andare al mare in Sardegna ad ottobre?

  • per il clima perfetto, non soffrirete il caldo afoso che trovereste durante l’estate e le piogge saranno scarse se non del tutto assenti;
  • la temperatura dell’acqua del mare è ancora piacevole per un bel bagno nel turchese delle spiagge più belle;
  • avrete a disposizione chilometri di spiaggia e soprattutto non saranno affollate di turisti;
  • i prezzi delle navi e dell’aereo per raggiungere la Sardegna sono molto più economici, anche se ci sono meno mezzi a disposizione per questa tratta;
  • anche gli appartamenti in affitto e le strutture alberghiere sono meno care;
  • avrete la possibilità di scoprire la tradizione dei paesi del centro Sardegna grazie alle feste locali e alla manifestazione autunno in Barbagia.

Avete bisogno di qualche altro buon motivo per trascorrere un po’ di tempo al mare in Sardegna a ottobre o siete già diretti in aeroporto?

Ricetta gnocchi ai frutti di mare

Ricetta gnocchi ai frutti di mare

Gli gnocchi ai frutti di mare sono un primo piatto di pesce facile da preparare e saporito, giusto per qualunque occasione. Questa ricetta permette di gustare al meglio i frutti di mare freschi, che vanno prima puliti e poi usati per realizzare un succulento sugo con cui condire gli gnocchi. Questi ultimi possono essere acquistati già pronti oppure potrete prepararli a casa se avete tempo a disposizione e siete amanti della pasta fatta in casa.

La dolcezza dello gnocco si abbina perfettamente alla sapidità dei molluschi. E prima di spiegarvi tutti i passaggi da seguire, vi parliamo proprio di loro, i protagonisti del piatto.

Proprietà nutrizionali degli gnocchi ai frutti di mare

Al contrario di quanto si possa pensare, gli gnocchi non sono più calorici della pasta e anzi, contengono più acqua e patate. Il condimento a base di frutti di mare rende questo piatto nutriente e sostanzioso. Per questa ricetta servono cozze, vongole e gamberetti, tutti freschi e di qualità, come quelli offerti da Nieddittas, e la passata di pomodoro che darà un tocco di colore al piatto (ma si possono preparare anche in bianco).

Le cozze e le vongole Nieddittas seguono il processo di lavorazione della nostra filiera di eccellenza in Sardegna. Vi basterà eliminare il bisso dalle cozze e strofinare le vongole sotto il getto d’acqua, prenderne delle manciate e farle cadere da un’altezza di 15-20 centimetri per permettere ad eventuali vongole con la sabbia o gusci rotti di aprirsi prima di finire in padella. Vediamo le loro proprietà nutrizionali:

  • Contengono proteine di alto valore biologico e grassi salutari come gli omega 3, che abbassano i livelli di colesterolo e contribuiscono a prevenire le malattie cardiovascolari.
  • Hanno poche calorie, intorno alle 70-80 per 100 grammi di prodotto.
  • Sono ricche di vitamine del gruppo B, in particolare la B12 utile per la produzione di energia da parte dell’organismo.
  • Contengono sali minerali come fosforo, calcio e zinco.

Per realizzare degli gnocchi ai frutti di mare ancora più cremosi e avvolgenti, a fine cottura potete aggiungere qualche cucchiaio di panna da cucina! Ecco la ricetta.

Ingredienti

Per 4 persone:

  • 1 kg di gnocchi di patate
  • 500 g di vongole Nieddittas
  • 500 g di cozze Nieddittas
  • 150 g di gamberetti
  • 1 spicchio d’aglio
  • basilico
  • ½ bicchiere di vino bianco
  • sale e pepe q.b.
  • 400 ml di passata di pomodoro o pelati

Procedimento

Pulite le cozze e le vongole come vi abbiamo spiegato sopra e mettetele in un’ampia padella. Coprite con un coperchio e fate cuocere finché le valve non si apriranno da sole. Spegnete il fuoco e filtrate il liquido di cottura con un colino a maglie finissime e mettetelo da parte. Sgusciate le cozze e le vongole, conservandone qualcuna con la conchiglia per guarnire alla fine i piatti.

In un tegame versate un filo di olio extravergine d’oliva, fate rosolare leggermente uno spicchio d’aglio e aggiungete i gamberetti, e dopo un paio di minuti i frutti di mare con il loro liquido di cottura. Versate il vino bianco e fate cuocere a fuoco vivo per qualche minuto.

Aggiungete la passata di pomodoro, fate amalgamare bene il tutto e lasciate cuocere per 10-15 minuti. Aggiustate di sale e pepe.

In una pentola, con abbondante acqua salata bollente, fate cuocere gli gnocchi e scolateli non appena saliranno a galla. Metteteli nel tegame con il sugo ai frutti di mare e fateli saltare in padella.

Servite subito gli gnocchi ai frutti di mare a tavola aggiungendo delle foglioline di basilico sui piatti o una spolverizzata di prezzemolo fresco tritato.

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