24 Mar 2023 | Magazine
Una distesa di sabbia bianca finissima lunga circa 4 chilometri, mare limpido e di color turchese, il tutto contornato dalle dune modellate dal maestrale. Stiamo parlando della spiaggia delle Dune di Porto Pino, una delle perle di Teulada.
Vediamo le caratteristiche e come raggiungere questa spiaggia da sogno; a fine lettura siamo certi che vi verrà voglia di farci un salto!
Caratteristiche della spiaggia Le Dune
La bellissima spiaggia di Porto Pino si trova nel territorio di Sant’Anna Arresi, nel sud-ovest della Sardegna. La spiaggia è divisa in due: la prima appunto prende il nome di Porto Pino ed è caratterizzata da spiaggia bianca e grigia, mentre la seconda ha una sabbia bianca e morbida che termina con le dune, che raggiungono i 30 metri di altezza, denominate Is Arenas Biancas, rientrante nel territorio di Teulada.
Parte della spiaggia delle Dune è accessibile solo d’estate perché ricade all’interno dell’Area Militare di Capo Teulada, il resto è libero, senza un numero chiuso previsto dalla legge.
Il contrasto tra il colore bianco della sabbia e quello azzurro e turchese del mare è qualcosa di indescrivibile! Completano il quadro paradisiaco i colori della vegetazione di macchia mediterranea: ginepri secolari, querce, arbusti di rosmarino, i gigli di mare e il raro pino d’Aleppo.
Il mare presenta dei fondali bassi e sabbiosi, per questo adatti anche ai bambini e ideale per gli appassionati di snorkeling, pesca subacquea e surfisti.
Alle spalle della spiaggia si estende il grande stagno di Is Brebeis, dove risiedono numerose specie di uccelli migratori come il martin pescatore, la garzetta e i fenicotteri rosa. L’area lagunare prosegue a nord con gli stagni di Maestrale, Porto Pino, del Corvo e Foxi.
La passeggiata lungo la battigia per ammirare le colline sabbiose e il bel panorama è d’obbligo, ma ricordiamo che è vietato salire sulle dune di sabbia.
Come raggiungere la spiaggia de Le Dune?
Per raggiungere questo meraviglioso gioiello da Cagliari dovete prendere la s.s. 130, girare a Siliqua e procedere verso Giba. Raggiungete Sant’Anna Arresi e seguite le indicazioni stradali per Porto Pino. Le Dune si raggiungono percorrendo una strada sterrata sulla sinistra, prima della spiaggia di Porto Pino, bisogna fare un tratto a piedi di circa 10 minuti tra gli argini della laguna.
Da Sant’Anna Arresi prendete la sp 73 fino a raggiungere le indicazioni Le Dune, costeggiando lo stagno fino al parcheggio a pagamento, adatto anche ai camper.
Lungo il litorale si trovano stabilimenti balneari, dove è possibile noleggiare attrezzature come ombrelloni e lettini e sedersi nei punti di ristoro; ci sono strutture ricettive e ristoranti a pochi chilometri dalla spiaggia.
Cosa vedere nei dintorni
Nelle vicinanze si trovano altre spiagge da sogno: Porto su Trigu e Is Solinas, in direzione sud Porto Zafferano (accessibile solo via mare a luglio e agosto oppure tramite le escursioni guidate partendo dalle spiagge vicine), Porto Tramatzu e Tuerredda, un angolo paradisiaco terrestre.
Oltre alle incantevoli spiagge, il territorio detiene delle grotte incontaminate (Is Zuddas, Su Mannau e Santa Barbara, una delle cavità più antiche del mondo) e ricchezze archeologiche importanti. Nel paese di Sant’Anna Arresi si trovano un nuraghe risalente al XV-XIV secolo a.C., che si erge in mezzo alle due chiese dedicate alla patrona, e due fontane nuragiche, a est e ovest del monumento.
Se decidete di viaggiare verso Ovest potete raggiungere le isole del Sulcis di Sant’Antioco e di Carloforte.
21 Mar 2023 | Magazine
Se siete amanti dei gioielli in stile classico, vi sarete probabilmente chiesti quanto vale una perla di ostrica. La risposta non è semplicissima e richiede che vengano presi in considerazione numerosi fattori. I prezzi delle perle coprono infatti un enorme rango, dalle più economiche perle coltivate ad altre perle che possono raggiungere anche una decina di milioni di euro.
Quanto vale una perla di ostrica?
Generalmente, il valore di una perla di ostrica può variare in media da una ventina di euro (generalmente poiché coltivata) fino a circa 5 mila euro. Vi sono tuttavia perle veramente uniche, particolarmente grandi o speciali per qualche altro fattore (magari poiché appartenute a personaggi importanti) che raggiungono i milioni di euro. Un esempio è la famosa perla La Peregrina, arrivata in Europa mezzo millennio orsono e nota soprattutto per essere stata regalata a Liz Taylor in occasione di San Valentino. Questa perla ha attualmente un valore di 11,8 milioni di euro.
Come sono classificate le perle?
Fra i fattori che si osservano nel classificare una perla e che influiscono poi nel suo valore e relativo prezzo, ne menzioniamo 6: la forma, la dimensione, la superficie, la lucentezza, il colore e lo spessore del nacre (o madreperla).
1. La forma
Le perle delle ostriche possono avere diverse forme, divise nelle 3 macrocategorie di sferica, simmetrica e asimmetrica. La più rara e dal valore più elevato è la perla perfettamente sferica. Vi è poi un continuum di forme che dalla sferica arriva fino alla barocca, detta anche scaramazza, dalla forma asimmetrica, indefinita, difficilmente descrivibile. Fra le altre possibili forme ricordiamo la perla a bottone, la perla a goccia e quella ovale.
2. La dimensione
Nel caso delle perle sferiche o quasi sferiche, la dimensione della perla è indicata dalla lunghezza, in millimetri, del suo diametro. Nel caso invece in cui la forma della perla sia diversa, la grandezza è valutata secondo altri parametri, come lunghezza e larghezza.
3. La superficie
Generalmente, la superficie delle perla presenta delle irregolarità come abrasioni, macchie, spaccature e via dicendo. Se queste irregolarità sono numerose, il valore della perla può calare considerevolmente. Rispetto alle irregolarità della superficie, le perle sono suddivise in 4 categorie: perle pulite, leggermente irregolari, moderatamente irregolari o gravemente irregolari.
4. La lucentezza
Rispetto agli altri fattori, il grado di lucentezza è quello che maggiormente influisce sul valore e sulla qualità di una perla, nonché sulla sua bellezza. La lucentezza di una pella è correlata allo spessore degli strati di nacre e la trasparenza e disposizione delle piastrine che lo compongono.
Come per la superficie, vi sono anche 4 categorie di lucentezza:
- Eclatante
- Buona
- Discreta
- Scarsa
5. Il colore
Il colore di una perla viene suddiviso in colore di fondo, colore di superficie (considerato secondario rispetto a quello di fondo) e, eventualmente, un effetto ottico chiamato oriente, caratterizzato da colori iridescenti di diverse sfumature osservabili sulla sua superficie.
6. Lo spessore del nacre (o madreperla)
Infine, l’ultima variabile che menzioniamo è lo spessore del nacre. Generalmente, uno spessore maggiore è, come abbiamo già detto, correlato con una maggiore lucentezza e, dunque, con un maggiore valore.
Come devono essere conservate le perle?
Per concludere, spendiamo qualche parola rispetto al modo corretto con cui bisognerebbe conservare una perla. Le perle, infatti, sono meno dure rispetto alle altre gemme e devono pertanto essere trattate con particolare attenzione, così da non scalfirle o rovinarle.
Avete una collana di perle? Una prima indicazione è quella di conservare le perle separatamente dagli altri gioielli, poiché questi ultimi, generalmente più duri, potrebbero facilmente danneggiarle. Se possibile, è consigliabile avvolgere le perle con un panno.
Ancora, è importante tenere le perle lontano da fonti di umidità o di calore, come il sole. Anche il profumo potrebbe danneggiare le perle, motivo per cui è consigliabile spruzzarlo prima di averla indossata. Inoltre, è sconsigliabile porre le perle a contatto con il sale: ricordate dunque di rimuoverle prima di fare un tuffo in mare!
Un ultimo consiglio, prima di concludere, è quello di cambiare regolarmente il filo della collana o del bracciale di perle. Se utilizzate il gioiello ogni giorno, il filo dovrebbe essere cambiato almeno due volte all’anno. In caso contrario, sarà sufficiente un solo cambio annuale.
19 Mar 2023 | In evidenza, Parlano di noi
La Repubblica
Qui il servizio video e l’articolo.

19 Mar 2023 | Parlano di noi
Corriere della Sera Pianeta 2030
Leggi qui l’articolo.

Rassegna stampa realizzata per Nieddittas. Non è riproducibile, ai sensi di legge.
17 Mar 2023 | Magazine
La conchiglia è il simbolo dell’estate per eccellenza, ne esistono di diversi tipi con forme e colori differenti. A tanti di voi da bambini probabilmente sarà capitato di udire il rumore del mare appoggiando una conchiglia all’orecchio, come per magia.
In realtà, dovete sapere che si tratta solo di un’illusione acustica, così come esistono quelle ottiche.
Spieghiamo perché nelle conchiglie si sente il rumore del mare, o meglio sembra di sentirlo.
La risonanza di Helmholtz: perché nelle conchiglie si sente il rumore del mare
Se nelle conchiglie si sente il rumore del mare è perché l’aria contenuta all’interno della cavità vuota della conchiglia, assieme ai rumori dell’ambiente circostante, fungono da cassa di risonanza, proprio come quella degli strumenti musicali, provocando un eco che ricorda il rumore della risacca del mare.
Il guscio della conchiglia è un materiale duro, costituito da carbonato di calcio, sul quale le onde sonore rimbalzano più volte facendo vibrare l’aria contenuta in esso e dando maggiore intensità a rumori altrimenti impercettibili. Ciò dà l’illusione di sentire lo sciabordio delle onde del mare.
Questo fenomeno naturale, che si verifica anche con altri oggetti di forma e materiali simili alla conchiglia, come ad esempio una tazza, ma anche semplicemente il palmo di una mano leggermente chiuso, ha anche un nome scientifico: la risonanza di Helmholtz, che prende il nome dallo scienziato che per primo studiò l’effetto di risonanza prodotto dai corpi cavi, che oggi si applica in acustica architettonica, nei subwoofer, nei motori a combustione interna e in alcuni strumenti musicali come l’ocarina e il flauto di Pan.
Provate a soffiare delicatamente attraverso il collo di una bottiglia vuota: ecco questo è un altro esempio di risonanza di Helmholtz.
Altre curiosità sulle conchiglie
Le conchiglie sono state impiegate dagli uomini per diversi scopi quali contenitori, armi, strumenti, soldi, per decorazione ecc. Ad esempio, le popolazioni africane da circa 5 mila anni le usano come moneta, mentre in Indonesia, i bivalvi giganti vengono usati come vasche da bagno per bambini. In alcune chiese vengono invece utilizzate come acquasantiere.
Le conchiglie, inoltre, possono diventare degli elementi ornamentali. Si possono usare intere oppure viene estratta la madreperla, per fabbricare gioielli, monili.
Un’idea originale è quella di creare delle candele decorative con la conchiglia delle ostriche o delle capesante: versate dentro un po’ di cera, immergeteci uno stoppino e la candela sarà pronta all’uso.
La conchiglia ha un significato simbolico e metaforico. Rappresenta un processo di nascita o inizio, ad esempio la capasanta è un simbolo fondamentale del Cammino di Santiago di Compostela.
Il divieto di raccogliere conchiglie
Se vi venisse in mente di raccogliere delle conchiglie per portarle via e sentire così il rumore del mare appoggiandole all’orecchio ogni volta ne abbiate voglia, sappiate che potreste ritrovarvi a pagare da 1.549 euro fino a 9.286 euro di multa! Secondo il Codice della navigazione (all’art. 1162), il prelievo è infatti punito con una sanzione amministrativa per chiunque estragga “arena, alghe, ghiaia o altri materiali nell’ambito del demanio marittimo o del mare territoriale, ovvero delle zone portuali della navigazione interna”.
Questo regolamento è nato dall’esigenza di mantenere il numero degli organismi viventi che vivono nelle conchiglie e per evitare un incremento dell’erosione delle spiagge.
Su tutte le coste della nostra Sardegna, ad esempio, è vietato l’asporto e la vendita di sabbia, sassi o conchiglie in base all’articolo 40 della Legge Regionale n.16 del 2017. Alcune ordinanze regionali vietano anche la raccolta e la vendita dell’acqua di mare.
16 Mar 2023 | Parlano di noi
Tele Ambiente
Guarda il servizio.
https://www.teleambiente.it/sardegna-isolotto-artificiale-gusci-cozze-uccelli-migratori-video/
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