4 Apr 2025 | In evidenza, Magazine
Alzi la mano chi non scatta neanche una foto quando si trova al mare, specialmente nel nostro mare sardo.
Un selfie in riva sulla spiaggia, un bel tramonto estivo, l’acqua cristallina e tutte le sue sfumature… Tantissimi amano il mare e non resistono alla tentazione di immortalarlo in uno scatto, pronto a finire sui social e a conquistare like e cuoricini.
Se stai cercando gli hashtag mare giusti per condividere le tue prossime foto/video durante la stagione estiva questo articolo fa al caso tuo!
Scopriamo insieme i migliori hashtag mare 2025 su Instagram. Spiegheremo infine cosa sono gli hashtag e qual è la loro utilità, anche su tutti gli altri social che ne fanno uso.
I 30 hashtag mare 2025 più efficaci
Il mare è sempre uno spettacolo da immortalare e condividere con i tuoi follower.
Gli hashtag in italiano e in inglese che puoi usare nei tuoi post o reel a tema mare ed estate 2025 per raggiungere il maggior numero di persone possibili e aumentare il numero di follower sono:
- #sea, #mare
- #oceano
- #summer, #summertime
- #beach, #spiaggia
- #sunset, #tramonto
- #sole, #sunny
- #seascape
- #holiday #vacanze
- #nature
- #waves, #onda
- #vistamare
- #vogliadimare
- #relax, #riposo
- #summervibes
- #igersitalia
- #beachwear
- #beachlife
- #sealovers
- #beachtime
- #instasummer
- #sunglasses
- #estateaddosso
- #estateitaliana
- #luglio #agosto
- #vacanzealmare
- #sardegna; #puglia; #liguria
- #profumodimare
- #tuttialmare
- #lamiaestate
- #unavitainvacanza
Se il soggetto della tua foto non è una spiaggia, ma ad esempio un bel piatto a base di pesce e prodotti Nieddittas, inserisci gli hashtag: #food #delicious #gnam #lunch.
È possibile inserire i tag su Instagram all’interno della descrizione sotto ogni foto oppure nei commenti.
Esistono, inoltre, diversi tool che permettono di generare gli hashtag più usati e migliorare la copertura dei tuoi post, tra i quali Hashy, che potrebbe darti nuovi spunti e suggerimenti, oppure l’app TagsForLike.
Con l’ultimo aggiornamento agli algoritmi di Instagram non è più sufficiente inserire hashtag popolari o metterne 20-30 per garantire una buona visibilità al nostro post.
Consigli per l’uso degli hashtag
Ora che hai visto la lista aggiornata dei migliori hashtag mare per questa estate 2025 per descrivere le tue foto, segui alcuni consigli:
- Riduci il numero di hashtag. Si possono utilizzare massimo 30 hashtag per post, ma è consigliabile usarne tra 5 e 15 per evitare spam.
- Utilizza solo quelli di bassa/media popolarità e molto pertinenti al tema della foto che vuoi pubblicare.
- Non pubblicare sempre gli stessi, sperimentane di nuovi.
- Resta aggiornato monitorando gli hashtag in voga del momento.
Scegliere gli hashtag mare giusti può trasformare una semplice foto in un contenuto virale, capace di raggiungere migliaia di amanti del mare e dell’estate.
Cosa sono gli hashtag di Instagram e a cosa servono
Gli hashtag sono delle etichette che servono a raggruppare i contenuti per argomenti in modo da rendere la loro ricerca più semplice. Per inserire un hashtag su Instagram, Facebook e Twitter, basta semplicemente mettere il simbolo del cancelletto (#) prima della parola che categorizza il contenuto, ad esempio “mare” se rispecchia il tema della tua foto. Senza lasciare spazi o quant’altro, in questo modo vengono raggruppate più foto dello stesso tipo.
Il primo social ad aver implementato questa funzione è stato Twitter nel 2010.
Su Instagram, con gli hashtag giusti puoi ottenere più visibilità, di conseguenza più like e follower, perché la maggior parte degli utenti visualizza i post facendo una ricerca per hashtag tematici. Il contenuto pubblicato deve però essere originale e di qualità e gli hashtag utilizzati devono essere affini ad esso per ottenere i risultati migliori.
Ricorda di non esagerare, il limite massimo di hashtag per post è 30, se lo superi puoi ottenere l’effetto contrario, ossia nessuna visibilità.
Attenzione agli hashtag bannati
Gli hashtag bannati sono tutti gli hashtag che sono stati segnalati dagli utenti e che Instagram non desidera che vengano utilizzati. Si tratta in genere di hashtag che raccolgono post su temi violenti o contenuti espliciti che violano il regolamento del social network.
Instagram ti ridurrà la visibilità del contenuto se usi uno o più hashtag bannati in un post o storia, cosa che potrebbe estendersi anche al tuo profilo se li dovessi usare più di una volta.
Nella nostra lista dei migliori hashtag mare non c’è nessun tag bannato e quindi potrai tranquillamente copiarli e incollarli sotto le tue foto senza incorrere in penalizzazioni.
Adesso non ti resta che prendere il telefono in mano e fare dei fantastici scatti nel tuo mare preferito!
27 Mar 2025 | In evidenza, Magazine
Le acque degli oceani stanno diventando sempre più acide, un fenomeno noto come acidificazione degli oceani, strettamente legato al riscaldamento globale e all’aumento delle concentrazioni di CO₂ nell’atmosfera. Questo processo altera gli ecosistemi marini e minaccia numerose specie, con conseguenze dirette sulla biodiversità e sulle attività economiche legate al mare.
Esaminiamo le cause di questo problema, i suoi effetti e le possibili strategie per contrastarlo.
Acidificazione degli oceani: cosa è e quali sono le cause?
L’aumento delle concentrazioni di CO2 in atmosfera causa un aumento delle temperature e di conseguenza cambia la composizione chimica dell’acqua. Quando l’anidride carbonica si dissolve nell’acqua di mare, innesca una reazione chimica che porta alla formazione di acido carbonico, abbassando il pH dell’acqua, e causando dunque una maggiore acidità.
Ma perché c’è un aumento del diossido di carbonio in atmosfera? Le cause sono da ricercarsi nelle attività umane:
- Uso dei combustibili fossili. Carbone, petrolio e gas naturale rilasciano enormi quantità di CO₂ nell’atmosfera.
- Abbattimento di foreste. Le foreste assorbono l’anidride carbonica (Co2) ma con la deforestazione quella in eccesso finisce negli oceani.
- Attività industriali e agricole. Fertilizzanti, allevamenti intensivi e produzione industriale contribuiscono all’inquinamento atmosferico e marino.
L’acidificazione degli oceani rappresenta una seria minaccia per tutti gli ecosistemi marini e per le specie che li popolano.
Conseguenze dell’acidificazione degli oceani sulla flora e fauna
L’alterazione del pH marino ha effetti devastanti specialmente su coralli, ostriche e altri molluschi, come cozze e vongole, e plancton. Ecco i principali effetti negativi:
- Gli organismi marini con conchiglie o scheletri di carbonato di calcio, a causa del pH marino alterato, fanno fatica a formare il guscio, rendendoli più vulnerabili e meno produttivi per la filiera ittica.
- Le barriere coralline sono soggette allo sbiancamento (bleaching), cioè alla perdita progressiva delle microalghe che ricoprono i coralli e che ne favoriscono la crescita, provocando danni anche agli organismi che le usano come fonte di cibo e di riparo.
- Rallenta la muta di granchi e aragoste.
- Pesci confusi perché l’acidificazione altera il loro olfatto.
- La trasmissione dei suoni attraverso l’acqua varia, rendendo più rumoroso l’ambiente sottomarino.
Il problema dell’acidificazione dei mari riguarda anche il mar Mediterraneo, mette a rischio la sostenibilità delle attività economiche legate alla pesca e all’acquacoltura e influenza l’intera catena alimentare.
Gli scienziati prevedono che entro il 2050 oltre l’85% degli oceani del mondo saranno più caldi e più acidi di quanto non lo siano mai stati.
Come contrastare l’acidificazione degli oceani
Per preservare la salute del mare e la sostenibilità del settore ittico è fondamentale agire.
Per contrastare il fenomeno è stato proposto di diffondere nel mare sostanze alcaline, come l’idrossido di calcio, capaci di aumentare il pH del mare e allo stesso tempo di rimuovere anidride carbonica dall’atmosfera, una tecnica nota come ocean alkalinization (alcalinizzazione dei mari). Numerosi gruppi di ricerca stanno monitorando e studiando i benefici e i potenziali rischi delle strategie di alcalinizzazione e da uno studio nel Mar Mediterraneo è emersa l’efficacia.
Alcune azioni concrete che si possono mettere in atto per mitigare il fenomeno dell’acidificazione degli oceani e del cambiamento climatico sono:
- Ridurre le emissioni di CO₂ attraverso il passaggio a fonti di energia rinnovabile.
- Sostenere la pesca e l’acquacoltura sostenibili, favorendo pratiche che riducano l’impatto ambientale.
- Ripristinare le praterie di Posidonia e le foreste marine, che assorbono CO₂ e migliorano la qualità delle acque.
- Investire nella ricerca, per selezionare specie più resistenti e migliorare la gestione degli allevamenti.
Gli ecosistemi marini sono fondamentali per la vita sulla Terra. Per evitare che si indeboliscano e per garantire un futuro sostenibile è necessario che tutti facciano la loro parte, ad esempio preferendo i mezzi pubblici o la bicicletta all’uso dell’auto e praticando una corretta gestione dei rifiuti.
La tutela dei mari e la sostenibilità ambientale è per noi di Nieddittas uno dei valori fondamentali della nostra comunità. Il nostro prodotto principale, le cozze Nieddittas, e gli altri molluschi filtratori, sono dei veri e propri depuratori naturali perché purificano l’acqua trattenendo l’anidride carbonica per formare i gusci. Il Protocollo di Kyoto ha dato un valore economico alla produzione di carbonio dei molluschi quantificandolo con Carbon Credit, valutando possibile che, grazie all’azione dei mitili, 1 tonnellata di anidride carbonica possa trasformarsi in 3 tonnellate di gusci. Eliminando l’anidride carbonica dall’acqua le cozze rendono persino più vivibile per le altre specie l’ambiente marino in cui si trovano, diminuendone di fatto l’inquinamento. Questo testimonia quanto sia importante proteggere il mare e favorire la crescita di queste specie.
20 Mar 2025 | In evidenza, Magazine
La botanica marina è una branca affascinante della biologia che si dedica allo studio delle piante e delle alghe che popolano gli ambienti marini.
Raccontiamo di cosa si occupa questa disciplina essenziale per la comprensione e la protezione degli ecosistemi marini e come diventare un esperto in questo campo di ricerca.
Cos’è la botanica marina?
La botanica marina si occupa degli organismi vegetali (piante vascolari e alghe) che abitano gli ecosistemi marini, ovvero i fondali poco profondi negli oceani, la battigia, le acque salmastre degli estuari o i litorali delle zone umide. Questa disciplina esplora l’ecologia e la fisiologia degli organismi vegetali marini, il loro ruolo nella produzione di ossigeno e nella cattura di carbonio, la fotosintesi negli ambienti acquatici e la loro funzione di habitat per numerose specie.
Per compiere queste analisi la botanica marina si serve di una serie di strumenti sia in laboratorio che sul campo: dai microscopi all’attrezzatura subacquea, dai sensori di temperatura e salinità alle attrezzature per le analisi della qualità dell’acqua.
Come diventare un botanico marino
È necessario intraprendere un percorso di studi e specializzazione in biologia e scienze ambientali. Nello specifico serve:
- Una laurea in biologia, scienze ambientali o scienze naturali.
- La specializzazione in botanica marina o ecologia marina.
- Esperienza pratica in laboratori di ricerca e tirocini presso enti di conservazione.
- Per chi desidera lavorare nella ricerca o in ruoli altamente specializzati, un dottorato in biologia marina o scienze ambientali è un passo fondamentale.
Sono poi utili dei corsi di subacquea scientifica.
Con una conoscenza approfondita in questo campo è possibile lavorare nel settore scientifico, industriale e ambientale, ad esempio in enti pubblici o privati per la conservazione delle praterie sottomarine, come ricercatore in biotecnologie marine o come esperto in acquacoltura.
Differenza tra zoologia marina e botanica marina
Anche se entrambe rientrano nell’ambito della biologia marina, zoologia e botanica sono due discipline differenti. Infatti, come abbiamo detto, la botanica marina studia le piante e le alghe dei mari e degli oceani per comprendere il loro ruolo nell’equilibrio ambientale e per tutelare gli ecosistemi, mentre la zoologia si concentra sugli animali marini. Per approfondire leggi di cosa si occupa la zoologia marina.
L’importanza della botanica marina
La conoscenza della botanica marina è fondamentale per diverse ragioni:
- Per affrontare le sfide dei cambiamenti climatici. Le alghe e le piante marine forniscono informazioni preziose sullo stato di salute dei mari e degli oceani.
- Per una gestione sostenibile delle risorse naturali.
- Per la conservazione della biodiversità. Molti organismi marini dipendono dalla vegetazione. Pensate alle praterie di Posidonia che offrono riparo a crostacei, molluschi e pesci.
- La vegetazione marina produce una grande quantità di ossigeno attraverso la fotosintesi, contribuendo alla qualità dell’aria che respiriamo.
- Le piante marine proteggono le coste dall’erosione, attenuando l’impatto delle onde.
- Risorse alimentari e farmaceutiche. Le alghe vengono utilizzate nell’industria alimentare, farmaceutica e cosmetica.
Inoltre, grazie alla ricerca in questo campo, emergono importanti scoperte come nuove specie di alghe, oppure piante in grado di adattarsi all’aumento delle temperature, contribuendo così alla conservazione della vita marina.
Gli stabilimenti Nieddittas sorgono nel compendio di pesca di Corru Mannu – inserito nella lista delle zone umide di importanza internazionale (convenzione di Ramsar) – confinante con la laguna di Corru S’Ittiri. Qui sono presenti diverse tipologie di piante tipiche, tra cui l’Ammofila, la Rucola marina, le praterie di Salicornia e la macchia mediterranea. La pineta e le vaste praterie di alofite sono state inserite tra le “Aree costiere di rilevante interesse botanico per la redazione dei Piani Paesaggistici della Sardegna” e nel “Sistema di aree di interesse botanico per la salvaguardia della biodiversità floristica della Sardegna”. Oggi Nieddittas è responsabile della salvaguardia del compendio, una best practice per la qualità e l’efficacia di questa azione di tutela.
12 Mar 2025 | In evidenza, Magazine
I granchi, oltre ad essere un ingrediente molto noto e apprezzato in cucina, sono un esempio di come la natura è in grado di sorprenderci. Queste creature, infatti, sono affascinanti per il loro adattamento alla vita in diversi ambienti acquatici e sono in grado di respirare sia fuori che dentro l’acqua. Ma come?
Scopriamo insieme come respirano i granchi in base all’ambiente in cui si trovano.
L’apparato respiratorio dei granchi
I granchi sono crostacei appartenenti all’ordine dei Decapodi, caratterizzati da un corpo appiattito e da dieci zampe, di cui le prime due trasformate in chele.
Sono diffusi in tutto il mondo: dalle acque salate dei mari, alle zone di acqua dolce e anche in habitat terrestri relativamente secchi. Hanno perciò una grande capacità di adattamento e svolgono un ruolo importante negli ecosistemi marini e costieri.
Pensate che sono creature molto antiche, sono stati ritrovati dei fossili risalenti a più di 180 milioni di anni fa, e quindi non sorprende che si siano evoluti nel tempo. Ma come è fatto il loro sistema respiratorio?
I granchi respirano attraverso le branchie, proprio come i pesci, ma la loro capacità di sopravvivere anche fuori dall’acqua dipende da un sistema altamente efficiente di conservazione dell’umidità.
Come respirano i granchi sott’acqua?
Le branchie dei granchi sono situate in cavità nella zona del cefalotorace, protette all’interno del carapace, dove restano costantemente umide. Quando il granchio è sott’acqua, l’ossigeno viene estratto direttamente dall’acqua che passa attraverso le branchie e in esse avviene lo scambio di gas. Grazie ad un’appendice della mascella, i granchi creano una corrente verso il loro apparato respiratorio. L’acqua passa attraverso i filamenti branchiali catturando l’ossigeno e liberandosi dell’anidride carbonica che il loro metabolismo produce.
Come respirano i granchi nell’ambiente terrestre?
Alcuni granchi sono esclusivamente terresti, come i granchi del cocco, che hanno sviluppato un sistema respiratorio ancora più adatto alla vita terrestre, con branchie modificate per assorbire ossigeno direttamente dall’aria; altre specie possono restare fuori dall’acqua per lunghi periodi di tempo, a patto che mantengano umide le branchie. Questo è possibile grazie alla capacità di assorbire ossigeno dall’aria attraverso un sottile strato d’acqua che ricopre le branchie. Si tratta di un processo di osmosi. Per mantenere le branchie umide i granchi attuano varie strategie:
- Conservano l’acqua nella vescica, nel fluido sanguigno e in varie parti del corpo specializzate.
- Bevono acqua.
- Stazionano in ambienti bui e umidi.
- Utilizzano delle piastre articolate per proteggere le loro branchie.
Conoscere come respirano i granchi ci fa capire quanto siano affascinanti le strategie messe in atto da queste creature per adattarsi fuori e dentro l’acqua e ci ricordano la loro importanza ecologica. Agendo come veri e propri “spazzini del mare“, si nutrono di detriti organici e organismi in decomposizione, contribuendo a mantenere l’equilibrio naturale degli habitat acquatici. Inoltre, sono una fonte di cibo per molte altre specie, rendendoli fondamentali nella catena alimentare.
Tuttavia, il cambiamento climatico, la pesca eccessiva e l’inquinamento minacciano sempre più queste preziose creature e i loro habitat. Per questo motivo, è fondamentale adottare pratiche di pesca sostenibile e ridurre l’impatto ambientale attraverso scelte consapevoli. Scegliere di acquistare i prodotti ittici da filiere, come Nieddittas, che rispettano il mare e i suoi abitanti, è un piccolo contributo per preservare l’equilibrio marino.
Ecco altre curiosità su questi crostacei da leggere:
3 Mar 2025 | In evidenza, Magazine
Nelle vaste acque dei nostri mari, esistono tantissimi pesci e altre creature che svolgono un ruolo fondamentale nel mantenere l’equilibrio degli ecosistemi acquatici: si tratta dei pesci spazzini.
Questi animali si nutrono di detriti, parassiti e materiali in decomposizione, dando un importante contributo nella pulizia dei fondali marini e mantenendo un ambiente sano.
Oltre a questi esistono anche tante altre specie, che pur non essendo pulitori nel senso tradizionale, partecipano attivamente alla pulizia del mare.
In questo approfondimento scoprirete quali sono i pesci spazzini del mare e il loro ruolo vitale nell’ecosistema marino.
Cosa sono i pesci spazzini?
La natura ha pensato a tutto! Dovete infatti sapere che ci sono dei particolari pesci che si occupano delle “pulizie in mare”. Si, avete capito bene! Sono i cosiddetti pesci spazzini e si cibano di ogni sorta di rifiuto, come materia organica in decomposizione.
Quali sono i pesci spazzini?
I pesci spazzini marini sono diversi e possono essere suddivisi per tipologia:
Rimozione di alghe
- Pesci chirurgo: si nutrono di alghe e contribuiscono alla pulizia delle barriere coralline.
- Donzelle: si nutrono esclusivamente di alghe.
Rimozione di detriti e materia organica
- Pesci angelo: si nutrono di spugne, tunicati e detriti.
- Pesci palla: amano mangiare invertebrati, alghe e detriti.
- Pesci pipistrello: solo alcune specie si nutrono di alghe e detriti.
- Squali angelo: si nutrono di carcasse di animali marini.
Pulizia del fondo
- Oloturie (cetrioli di mare): aspirano la sabbia ingerendo piccoli organismi e materia organica, rilasciando la sabbia pulita.
È importante sottolineare però che molti pesci marini hanno una dieta variegata e possono svolgere più ruoli contemporaneamente, mantenendo un equilibrio costante nell’ecosistema marino.
Qual è la differenza tra pesci spazzini e pesci pulitori?
Spesso si tende a utilizzare i termini come fossero sinonimi, ma in realtà esistono alcune sottili differenze tra i due gruppi.
Mentre i pesci spazzini sono quelli che si nutrono di materia organica morta, detriti, alghe e altri materiali presenti in ambienti marini; i pesci pulitori sono quelli che offrono un “servizio di pulizia ad altri pesci”, ossia rimuovendo i parassiti, i funghi e i tessuti morti dalla loro pelle, branchie e bocca.
Questi ultimi vivono in simbiosi con altri pesci ricevendo il cibo in cambio di pulizia.
Il ruolo dei pesci spazzini negli acquari
I pesci spazzini sono molto utilizzati per la pulizia degli acquari. Questi lavoratori si nutrono di tutto ciò che è in più all’interno di un ecosistema in miniatura e talvolta anche delle feci prodotte dagli abitanti dell’acquario, prevenendo la proliferazione di batteri nocivi.
Le specie più apprezzate sono i Corydoras che vivono sul fondo, gli Ancistrus che raspano le alghe dalle superfici, e gli Otocinclus anch’essi mangiatori di alghe.
In questo modo è possibile tenere pulito il proprio acquario in modo sostenibile!
Come avete visto, il mare è un ecosistema in grado di sorprenderci grazie alla sua complessità e delicatezza. Al suo interno ogni specie gioca un ruolo fondamentale. L’importanza dei pesci spazzini, infatti, va oltre la semplice pulizia dei mari, ma aiuta anche a mantenere la qualità dell’acqua e a favorire la biodiversità.
È importante imparare a conoscere e proteggere questi preziosi alleati, solo in questo modo potremo garantire che il mare continui a essere una fonte di vita per le generazioni future!
25 Feb 2025 | In evidenza, Magazine
Un luogo sospeso tra terra e mare, in cui l’acqua dolce incontra quella salata, creando un ecosistema unico e in continua trasformazione.
Le lagune affascinano per la loro bellezza e fragilità, ma quali caratteristiche deve avere uno specchio d’acqua per essere definito laguna?
Ecco che cos’è una laguna, come si forma e tutte le caratteristiche che la rendono tale.
Che cos’è una laguna: definizione
La laguna può essere definita come un ambiente acquatico di “transizione” in cui le acque dolci dei fiumi e torrenti si uniscono a quelle salate del mare. Un ecosistema particolare ed essenziale per la biodiversità perché popolato da tantissimi esseri viventi vegetali e animali.
L’equilibrio ecologico è molto fragile, per questo richiede attenzione e rispetto.
Come si forma una laguna?
Il mare, con tutta la sua forza, erode la costa e trasporta i detriti che stacca da essa e quelli che i fiumi scaricano sul fondo marino. Le onde continuano a lavorare questi materiali frantumandoli fino a che non diventano ghiaia, sabbia e fango. Quando la loro energia diminuisce, i detriti iniziano a depositarsi, dando forma a una spiaggia, specialmente nelle zone dove l’acqua è bassa.
A volte, tali accumuli di sabbia e sedimenti si formano proprio all’ingresso di un’insenatura, creare una sorta di barriera. Con il tempo però questa può emergere dall’acqua sotto forma di diga sabbiosa detta “cordone litoraneo o lido”. In certi casi, questa striscia si allunga fino a chiudere del tutto l’insenatura, mentre in altri si formano due cordoni separati che finiscono per unirsi.
Quando l’acqua rimane collegata al mare attraverso qualche apertura, si forma una laguna; se invece il collegamento viene interrotto del tutto, l’area d’acqua diventa un lago costiero.
A volte il cordone litoraneo può allungarsi fino a congiungersi con un’isola trasformandola in una penisola. In alcune situazioni, si formano addirittura due strisce di sabbia che collegano l’isola alla terraferma, creando una sorta di laguna interna.
Quante lagune ci sono in Italia?
In Italia, le lagune si trovano perlopiù lungo le coste centro-settentrionali dell’Adriatico, ma sono presenti anche in Puglia e Toscana.
Le principali lagune italiane si distribuiscono lungo la costa, dalle regioni settentrionali fino alle isole. Nell’Adriatico troviamo:
- la laguna di Grado;
- la laguna di Marano;
- la laguna di Mort;
- la laguna di Caorle;
- la laguna di Venezia.
A Sud della costa adriatica ci sono invece:
- la laguna di Goro;
- le valli di Comacchio;
- la Pialassa della Baiona;
- la Pialassa dei Piomboni.
In Toscana c’è la laguna di Ortobello. Anche le isole poi, ospitano ambienti lagunari. In Sardegna ci sono varie lagune: la laguna di Santa Gilla, la laguna di Iscrixedda, la laguna di Mistras, la laguna del Calich e laguna di Corru S’ittiri che confina con il compendio di pesca di Corru Mannu (Arborea), dove sorgono i nostri stabilimenti Nieddittas. Si tratta di una zona umida protetta demaniale la cui tutela e salvaguardia è affidata alla nostra azienda e che è considerata una best practice per l’eccellente gestione naturalistica del compendio.
Per chi desidera vivere un’esperienza unica nella natura è possibile prenotare il Percorso Naturalistico nel compendio, inserito negli elenchi della Convenzione di Ramsar e dichiarato Sito di Interesse Comunitario, zona di Protezione Speciale e incluso nella rete Natura 2000, dedicata alla conservazione della biodiversità. Un tragitto di circa 5 chilometri alla scoperta dell’avifauna locale e delle peculiarità della zona umida.
L’importanza ecologica delle lagune
Le lagune sono ecosistemi di transizione tra il mare e la terraferma e, come accennato, rivestono un ruolo rilevante per la biodiversità. Sono habitat ideali per tante specie di pesci, crostacei e molluschi che vi trovano condizioni ottimali per la riproduzione e la crescita.
Non solo, sono anche un rifugio sicuro per tante specie di uccelli migratori, che le utilizzano come aree di sosta e alimentazione durante gli spostamenti. La vegetazione lagunare, inoltre, composta da canneti e alghe, contribuisce a migliorare la qualità dell’acqua trattenendo le sostanze inquinanti.
Rispettare questi ambienti significa assicurare un’importante funzione di protezione costiera, attenuando l’azione erosiva delle mareggiate e mitigando gli effetti dell’innalzamento del livello del mare.
Minacce e problematiche ambientali
Nonostante il loro valore ecologico, le lagune sono ambienti fragili ed esposti a costanti minacce di origine naturale e antropica.
Tra i problemi principali c’è l’inquinamento causato da scarichi industriali, agricoli e urbani che causa eutrofizzazione delle acque con perdita di ossigeno e moria delle specie. Anche il cambiamento climatico però fa la sua parte, incidendo sulle lagune con l’innalzamento del livello del mare che altera l’equilibrio tra acque dolci e salate, mettendo a rischio le specie che sono ormai abituate a determinate condizioni di salinità.
Infine, l’urbanizzazione e il turismo di massa contribuiscono all’alterazione di tali habitat.
Questa fragilità richiede una gestione attenta e sostenibile per garantire la conservazione nel tempo. Proteggere questi ambienti è sinonimo di salvaguardia della flora e della fauna, ma soprattutto significa ridurre l’inquinamento anche attraverso una maggiore sensibilizzazione dei cittadini e delle istituzioni.
Noi di Nieddittas, crediamo che il rispetto per il mare e l’ambiente sia alla base di ogni azione. Oggi, come in passato, continuiamo a promuovere una gestione responsabile dei nostri allevamenti, consapevoli che ogni gesto ha un impatto sul mare e sugli ecosistemi che lo circondano.