3 Feb 2025 | Magazine
La cernia è un pesce pregiato dalle carni bianche e delicate e dal sapore raffinato, molto apprezzata e versatile in cucina.
Si presta infatti a molteplici tecniche di cottura che ne esaltano la consistenza e il gusto, mantenendo intatte le sue preziose proprietà nutrizionali.
Preparazioni più leggere o saporite, in questo articolo vi sveleremo come cuocere la cernia in modo impeccabile: dalla scelta del pesce per un consumo consapevole alle migliori modalità di cottura e, infine, una ricetta classica.
Siete pronti ad intraprendere questo viaggio culinario per imparare a valorizzare la freschezza di questo tesoro del mare?
Consigli e segreti per una cernia perfetta
Per ottenere un risultato ottimale, è essenziale scegliere un pesce fresco e di qualità, verificandone l’origine e il metodo di pesca o allevamento. Noi di Nieddittas offriamo al mercato le migliori specie del Mediterraneo: una volta arrivato nei nostri stabilimenti, il pescato locale viene incassettato ed etichettato quotidianamente conformemente alla normativa europea. Questo dà al consumatore la massima garanzia di qualità e freschezza, oltre alla certezza che il pesce acquistato sia effettivamente proveniente dai nostri mari.
A seconda della ricetta che volete preparare, occorre la cernia intera o a filetti. In questo secondo caso, se non siete pratici, fatevela sfilettare dal vostro pescivendolo di fiducia.
Essendo un pesce delicato, la cernia cuoce rapidamente, per cui si consiglia di cuocerla lentamente ad una temperatura moderata per evitare che si secchi e diventi gommosa. Per renderla gustosa non è necessario aggiungere troppi ingredienti.
E ora scopriamo come cuocere la cernia per esaltare al meglio il suo gusto unico.
Come cuocere la cernia: le migliori modalità di cottura
Grazie alla sua carne soda e saporita, la cernia si presta a diverse tecniche di cottura:
- Al forno. Permette di ottenere una carne tenera e succulenta. Si può cuocere intera o a tranci, al cartoccio, con erbe aromatiche, agrumi e vino bianco.
- Alla griglia. Perfetta per chi ama i sapori affumicati, richiede una marinatura preventiva.
- In umido o zuppa. Ricette per un piatto ricco e saporito (cernia in umido con piselli, zuppa di cernia).
- In padella. Cottura semplice e gustosa, si può sfumare con vino bianco o arricchire con una salsa a base di pomodoro e olive.
- Al vapore. Metodo leggero e salutare che preserva al massimo i nutrienti del pesce. Si può accompagnare con verdure croccanti e salse leggere (ad esempio salsa al limone).
Si consiglia di utilizzare il pesce intero per le preparazioni al forno, al cartoccio, con pomodorini e con patate, mentre i filetti di cernia si prestano per realizzare panature, per la cottura in padella, per preparare primi piatti di pasta o riso, il sughetto di cernia o per il brodo di cernia perfetto per arricchire una zuppa di pesce.
Ricetta: come cuocere la cernia al forno
Una delle preparazioni più apprezzate per questo pesce è la cottura in forno, un secondo piatto semplice e gustoso, perfetto per una cena raffinata ma anche per un pranzo in famiglia.
Ingredienti
- cernia (intera o a filetti)
- vino bianco secco
- limone
- capperi sotto sale
- peperoncino rosso
- olio extravergine di oliva
- sale e pepe
Procedimento
Lavate e asciugate i filetti di cernia, salateli e pepateli.
Oleate una teglia da forno e posizionate i filetti senza sovrapporli. Condite con un filo di olio evo, un bicchiere di vino bianco e del succo di limone.
Cuocete in forno a 180°C per 15 minuti. Aggiungete i capperi lavati e il peperoncino. Proseguite la cottura per altri 15 minuti. Sfornate, servite nei piatti da portata con il sughetto di cottura.
Potete personalizzare questa ricetta con un trito di erbe aromatiche (rosmarino, timo, maggiorana), oppure aggiungere un contorno di patate, pomodorini o olive nere.
Come abbiamo visto ci sono diversi modi per cucinare la cernia, non abbiate paura di sperimentare e trovate il vostro modo preferito per trasformare questo delizioso pesce in un piatto gustoso ed elegante, perfetto per ogni occasione!
Trovate altre ricette gustose qui Le ricette Nieddittas, e ricordate che evitare sprechi alimentari è un modo importante per ridurre l’impatto ambientale!
31 Gen 2025 | Magazine
Un argomento poco noto, ma alquanto affascinante è l’ostricoltura, una pratica antica, che unisce tradizione, innovazione e sostenibilità.
L’ostricoltura, infatti, non è altro che l’allevamento di ostriche, prelibati frutti di mare amati in tutto il mondo per il loro sapore e le proprietà nutritive.
Questa attività, che si sviluppa principalmente lungo le coste o in ambienti marini controllati, ha un ruolo essenziale non solo per l’economia delle comunità costiere, ma anche per la protezione degli ecosistemi marini.
In questo approfondimento esploreremo nel dettaglio cos’è l’ostricoltura, le origini, come funziona e quali sono le sfide che incontra negli ultimi tempi.
Cosa sono le ostriche?
Le ostriche sono molluschi bivalvi, caratterizzati da un guscio diviso in due parti, dette “valve”.
Vivono generalmente nelle acque costiere temperate e calde e appartengono alle famiglie Ostreidae e Aviculidae. Fanno parte di questo gruppo anche le ostriche spinose e quelle a stella.
Le ostriche presentano un guscio tondeggiante, con una superficie esterna rigida e di colore grigio sporco, mentre le superfici interne delle valve sono lisce e di colore bianco o chiaro. Le due valve sono collegate tra loro da un legamento elastico, che consente all’ostrica di restare chiusa, pur lasciando una piccola apertura per permettere all’acqua di entrare.
Tipologie di ostriche
Le ostriche sono presenti sulla Terra da migliaia di anni, conosciute e consumate dall’uomo sin dall’antichità e a oggi si distinguono un’ampia varietà di tipologie: solo in Europa ne esistono oltre 200. Il periodo migliore per gustarle va da ottobre ad aprile.
Tra le più diffuse ci sono le ostriche francesi, per qualità e sapore, ma il panorama delle ostriche è estremamente variegato.
Ecco alcune tipologie principali:
- ostrica Belon;
- ostrica piatta europea;
- ostrica del Pacifico;
- ostrica Olympia.
Tra le varietà più rinomate troviamo invece:
- ostrica Fine de Claire;
- ostrica Regal.
Queste specie rappresentano solo una piccolissima parte del vasto mondo delle ostriche, apprezzate per il loro sapore autentico e la qualità.
Le origini dell’ostricoltura
Il consumo di ostriche ha origini molto antiche, risalenti all’epoca romana, quando questi molluschi venivano raccolti allo stato selvatico, senza nessun tipo di allevamento.
Solo tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX, le ostriche iniziarono a guadagnare popolarità, soprattutto grazie ai re di Francia, che le introdussero nelle tavole di corte rendendole un alimento prelibato e pregiato.
Da quel momento, questo mollusco si affermò come un lusso, associato anche a proprietà afrodisiache, una credenza ancora oggi molto diffusa.
È proprio grazie a questa etichetta che le ostriche divennero un simbolo di raffinatezza in Francia, considerata la patria per eccellenza di questo prodotto.
L’ostricoltura italiana: un gioiello da custodire
L’Italia è il terzo maggiore produttore di molluschi bivalvi nell’Unione Europea, con una produzione annua di 75.000 tonnellate, preceduta da Spagna e Francia.
Le specie più allevate nel Paese sono le cozze e le vongole veraci, nonostante la produzione stia diminuendo a causa dell’azione del granchio blu. Tuttavia, un settore che invece sta conoscendo una sviluppo notevole è proprio l’ostricoltura.
Non a caso, vanta una delle tradizioni più antiche, nonostante l’ambito sia rimasto indietro rispetto ad altri paesi europei. I romani iniziarono con l’ostrica autoctona, mentre attualmente la produzione si concentra quasi esclusivamente sull’ostrica concava, con una allevamento di oltre 300 tonnellate nel 2022.
L’ostrica piatta, specie originaria del territorio, è ancora poco allevata, ma si intravedono prospettive promettenti per il suo sviluppo. È una varietà molto apprezzata per le sue caratteristiche organolettiche distintive.
Come si allevano le ostriche?
Il metodo naturale per l’allevamento delle ostriche inizia con la fase di cattura, durante la quale dei supporti specifici vengono immersi in acqua permettendo alle larve di ostrica di ancorarsi. In questa fase, le larve, chiamate anche naissain, possono nuotare solo verticalmente e spostarsi grazie alle correnti marine.
Una volta trascorsi circa 18 mesi, le giovani ostriche vengono trasferite negli appositi parchi di allevamento, dove vengono collocate in retine di plastica, dette poches, posizionate in aree soggette al movimento delle onde.
Tali retine vengono regolarmente girate per favorire una crescita uniforme, fino a raggiungere la fase del calibrage, cioè la selezione e il dimensionamento. A questo punto, vengono sottoposte a una fase di affinamento che varia in base alla regione.
In alcune zone, come la costa occidentale della Francia, vengono affinate in claires, delle vasche di argilla alimentate da una miscela di acqua salmastra e dolce. In Normandia, invece, vengono lasciare in aree esposte alla forza delle onde e alla risacca.
Infine, le ostriche passano per una fase di purificazione in vasche di decantazione, dove spesso si insuffla ossigeno per eliminare i batteri nocivi.
Si tratta di un processo lungo e complesso, che richiede cura e attenzione.
Quali ostacoli si incontrano nell’ostricoltura?
Gli ostricoltori devono affrontare varie sfide per consolidare il settore:
- creare centri di produzione di seme a livello nazionale per ridurre la dipendenza dall’estero
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- indicare le aree più adatte all’allevamento, preferendo zone libere da contaminanti fecali e virus enterici
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- valorizzare le proprietà nutrizionali tramite campagne di sensibilizzazione
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- promuovere la produzione locale, prendendo spunto da esempi di successo
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- aumentare l’allevamento dell’ostrica piatta, accompagnandolo con una regolamentazione per la gestione della raccolta del prodotto selvatico
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- cercare le aree più idonee per l’integrazione di ostricoltura e itticoltura, ottimizzando le risorse che si hanno a disposizione
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- monitorare lo stato dei nutrienti e scegliere il momento adatto della raccolta per via dei cambiamenti climatici che incidono negativamente sulla disponibilità di fitoplancton.
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Cercare di affrontare queste sfide richiede collaborazione tra allevatori ed enti di ricerca, per sostenere la crescita dell’ostricoltura in Italia.
Le ostriche sono uno dei frutti di mare più conosciuti e apprezzati dai gourmet di tutto il mondo. Sinonimo di raffinatezza e simbolo di ricchezza e prestigio, sono considerate imperdibili da chi ama i sapori del mare.
Nieddittas sceglie, monitora ed etichetta le ostriche consegnandole in tutta la Sardegna dopo i controlli e le verifiche previste dalle procedure di qualità per assicurare al consumatore finale la massima freschezza e le migliori garanzie di sicurezza alimentare.
E voi amate le ostriche?
29 Gen 2025 | Magazine
La frittura di pesce è un trionfo di sapori marini, una vera bontà che conquista tutti per la sua semplicità e irresistibile croccantezza. Non è altro che un mix di pesci e frutti di mare, come calamari, gamberi, piccoli pesci, moscardini, alici…infarinati e fritti in olio bollente. Ma cosa fare se avanzano porzioni di questa delizia?
Per riscaldare la frittura di pesce esistono tecniche efficaci in grado di riportarla ad una consistenza fragrante. Scopriamo insieme alcuni consigli e come riscaldare la frittura di pesce.
Consigli per la preparazione
La preparazione di questo piatto è semplice: basta passare i frutti di mare e i pesci nella farina e friggerli in olio di semi alla temperatura ideale di circa 180°C. Quando la frittura di pesce avrà raggiunto il grado di croccantezza e doratura desiderato, si lascia scolare su carta assorbente e si serve calda con degli spicchi di limone.
Per un risultato ottimale, è fondamentale scegliere pesce freschissimo, ben pulito e asciugato, l’olio deve essere abbondante e la cottura deve essere rapida per evitare che il pesce assorba troppo grasso. Nieddittas offre al mercato tutte le migliori specie presenti nel Mar Mediterraneo: dai dentici alle triglie, dai muggini ai polpi, alle cernie, ai granchi; il pescato locale viene incassettato ed etichettato quotidianamente conformemente alla normativa europea dal nostro partner Logica: questo dà al consumatore la massima garanzia di qualità e freschezza, oltre alla certezza che il pesce acquistato è effettivamente proveniente dai nostri mari.
E ora vediamo come riscaldare il pesce il giorno dopo per fare in modo che risulti sempre croccante e gustoso.
Come riscaldare la frittura di pesce: i 3 metodi migliori
Ecco come riscaldare la frittura di pesce secondo 3 tecniche efficaci. Seguendo queste indicazioni è possibile mangiarla il giorno dopo evitando sprechi e senza compromettere la sua bontà.
Friggitrice ad aria
Per ottenere un risultato professionale con il minimo sforzo, è possibile utilizzare la friggitrice ad aria:
- Preimpostate la temperatura a 180°C.
- Posizionate la frittura di pesce nel cestello, meglio se ricoperto da uno strato di carta forno.
- Cuocete per 6-8 minuti, mescolando a metà cottura e controllando di tanto in tanto.
Questo metodo permette una cottura uniforme grazie al sistema di circolazione del calore a 360° senza l’aggiunta di grassi. Il risultato è croccante e non molliccio come invece accade se utilizzate il microonde.
Come riscaldare la frittura di pesce al forno
Molti riscaldano i cibi nel forno perché è comodo e facile da usare.
Ecco come fare:
- Preriscaldate il forno a 180°C.
- Trasferite la frittura di pesce su una teglia rivestita di carta forno, facendo attenzione a non sovrapporre i pezzi.
- Cuocere per circa 10-12 minuti, girando il pesce a metà cottura per garantire una doratura uniforme.
Il forno aiuta a mantenere la croccantezza senza asciugare troppo il pesce.
In padella
Il terzo metodo che proponiamo è ideale per chi ha poco tempo:
- Scaldate una padella antiaderente, senza aggiungere olio.
- Versate i pezzi di frittura e riscaldateli da entrambi i lati per 3-4 minuti, fino a quando l’esterno risulta nuovamente croccante, ma attenzione a non bruciarli.
Seguendo questi consigli la frittura di pesce non perderà la sua bontà nemmeno il giorno dopo!
24 Gen 2025 | Magazine
I molluschi sono un vasto gruppo di invertebrati appartenenti al phylum mollusca, che include circa 85.000 specie conosciute che vivono in una varietà di habitat, dai mari profondi agli ambienti terrestri, adattandosi a varie condizioni.
Questo gruppo di invertebrati comprende organismi molto eterogenei, gasteropodi, bivalvi e cefalopodi.
In questo approfondimento, scopriamo insieme come si riproducono i molluschi, le diverse modalità di fecondazione, le strategie messe in atto per assicurare la sopravvivenza delle nuove generazioni e le peculiarità che distinguono i vari gruppi della famiglia di invertebrati.
Le caratteristiche e l’importanza ecologica dei molluschi
I molluschi si distinguono per il corpo molle, generalmente protetto da una conchiglia calcarea, e per caratteristiche anatomiche uniche, come la presenza di un piede muscolare per la locomozione, un mantello che secerne la conchiglia e una radula, una struttura simile a una lingua usata per raschiare o sminuzzare il cibo.
Questi organismi svolgono un ruolo fondamentale negli ecosistemi, contribuendo alla filtrazione dell’acqua, alla formazione di habitat e alla catena alimentare. Inoltre, molte specie sono economicamente importanti per l’uomo, essendo parte dell’alimentazione, della produzione di perle e non solo.
I molluschi si riproducono esclusivamente tramite gameti, adottando strategie specifiche a seconda di specie e habitat.
Specie marine
Le specie marine presentano generalmente sessi separati, sebbene i gasteropodi pelagici siano ermafroditi. Uova e spermatozoi normalmente vengono rilasciati in acqua, ma nei cefalopodi avviene la fecondazione interna attraverso l’accoppiamento.
Le uova fecondate si sviluppano tramite segmentazione spirale e, nelle specie marine, danno origine a una larva pelagica trocofora. Nei molluschi più evoluti, questa è sostituita da una larva veliger, dotata di lobi ciliati per nutrirsi di microplancton.
Durante la metamorfosi, l’animale sviluppa una piccola conchiglia emisferica e si stabilisce su un substrato idoneo.
Le specie marine producono grandi quantità di uova, ma molte non vengono fecondate, altre sono predate o finiscono in ambienti sfavorevoli. I cefalopodi, invece, producono poche uova con lo sviluppo diretto che vengono curate dalla madre.
Specie d’acqua dolce e terrestri
Le specie di acque interne e terrestri sono, invece, ermafroditi con fecondazione interna e sviluppo diretto senza stadi larvali.
In generale, queste specie adottano strategie riproduttive che includono l’autofecondazione o la fecondazione incrociata, consentendo loro di adattarsi a una varietà di ambienti. Alcune depongono uova protette da capsule gelatinose, mentre altre sono vivipare, come le larve che completano il ciclo vitale direttamente all’interno del corpo del genitore.
Specie con sviluppo indiretto
Alcuni molluschi presentano un ciclo vitale leggermente più complesso, caratterizzato da strategie particolari di riproduzione e sviluppo. In alcune specie, le uova fecondate si sviluppano in larve che trascorrono un periodo all’interno di un organismo ospite, come le branchie o le pinne dei pesci.
Durante questo stadio, le larve si nutrono dei tessuti dell’ospite e, dopo un mese circa, si staccano per iniziare una vita libera bentonica. Questi molluschi possono avere una durata di vita significativa, arrivando a diversi anni.
In altre specie, la riproduzione avviene con fecondazione esterna, e le larve planctoniche rimangono sospese nell’acqua per giorni prima di fissarsi su un substrato adatto, dove completano la metamorfosi e iniziano la vita bentonica.
La sopravvivenza delle larve dipende dalla qualità del substrato, con alte percentuali di mortalità quando si fissano in ambienti inadatti. Il ciclo riproduttivo può ripetersi annualmente, con un’altra produzione di uova, anche se una parte significativa delle larve non raggiunge lo stadio adulto.
Queste creature oltre a essere affascinanti, fanno anche bene all’ambiente poiché in grado di ingerire grandi quantità di CO2. Non solo, sono anche molto apprezzate in cucina, basti pensare alle cozze Nieddittas, un caso unico nella storia della mitilicoltura italiana!
17 Gen 2025 | Magazine
Vi è mai capitato di vedere sulla superficie dell’acqua di mare un motivo simile ad una scacchiera?
Questo effetto visivo unico e suggestivo, una specie di opera d’arte naturale, nasconde in realtà un pericolo insidioso: si tratta delle onde quadrate, un fenomeno marittimo che si verifica soprattutto in mare aperto o in alcune aree costiere.
Spieghiamo quando e dove si verifica questa condizione e perché le onde quadrate sono pericolose.
Cosa sono le onde quadrate?
Le onde quadrate, o mare incrociato, si formano quando due sistemi di onde provenienti da direzioni diverse si incontrano. Questo accade spesso in aree dove forti correnti e venti di origine diversa si sovrappongono. Il risultato è un motivo simile ad una griglia o scacchiera sulla superficie dell’acqua, un reticolato ondoso spettacolare che tuttavia segnala una turbolenza nascosta sotto il mare.
Il nome deriva dal fatto che quando due o più sistemi di onde si scontrano formano un angolo retto dando origine appunto a dei quadrati.
Riconoscere le onde quadrate è relativamente semplice: dalla riva o da un punto sopraelevato, si nota la formazione di uno schema geometrico a scacchiera sulla superficie dell’acqua. Questo è un chiaro segnale che due sistemi di onde si stanno intersecando. Ma perché rappresenta un pericolo? Continuate la lettura.
Perché le onde quadrate sono pericolose?
Questo fenomeno è tanto raro quanto pericoloso. L’incrocio delle onde genera correnti irregolari e imprevedibili, che possono trascinare chiunque in diverse direzioni, sia bagnanti che leggere imbarcazioni. I vortici creati dalle correnti di risacca rendono difficile nuotare o tornare a riva e possono causare incidenti marittimi e naufragi. Il pericolo aumenta in condizioni di vento forte o mare mosso specialmente al largo, quando la potenza delle onde incrociate diventa ancora più imprevedibile e difficile da gestire.
Dove si verifica il mare incrociato?
Vedere il mare incrociato è raro e in Italia è piuttosto difficile. Le onde quadrate sono comuni in luoghi come l’isola di Rè (Nuova Aquitania, Francia), visto che in quell’area si intersecano due mari che hanno sistemi meteorologici diversi, sulle spiagge che bagnano Tel Aviv (Israele) e nei grandi laghi americani (soprattutto nel Lago Michigan).
Cosa fare se si è in acqua
Se si è in acqua e si nota il fenomeno del mare incrociato la prima cosa da fare è uscire immediatamente per evitare di essere trascinati dalla corrente. È fondamentale mantenere la calma ed evitare di lottare contro le correnti. Chi si trova su una barca dovrebbe allontanarsi dall’area o dirigersi verso un luogo più sicuro.
In ogni caso, l’aspetto più importante è la prevenzione: conoscere questi fenomeni e informarsi sulle condizioni del mare prima di avventurarsi è fondamentale.
Le onde quadrate ci ricordano che la bellezza del mare cela anche pericoli imprevedibili, richiedendo prudenza e rispetto per la natura.
14 Gen 2025 | Magazine
L’inquinamento marino da plastica è uno dei maggiori problemi che interessano i nostri mari e oceani e che negli ultimi tempi ha raggiunto dimensioni davvero allarmanti che hanno mosso gli animi di tante persone. L’inquinamento marino non conosce confini e interessa tutto il globo.
Tra le varie invenzioni per risolvere questo grosso problema che minaccia gli ecosistemi marini, le specie che li abitano ma anche la salute umana, emerge Seabin: il cestino galleggiante.
Volete scoprire di cosa si tratta?
Cos’è Seabin?
Se vi dicessimo che è possibile avere i cestini per la raccolta dei rifiuti anche in mare ci credereste? Non si tratta di un semplice cestino, come quelli che abbiamo sulla terra ferma, ma di una vera e propria soluzione al problema dell’inquinamento in mare.
Quello che Seabin può fare, non è solo raccogliere la plastica accumulata negli anni negli oceani, come la Great Pacific Garbage Patch, una delle famose isole di plastica, bensì ridurre la quantità di rifiuti che arriva negli oceani dando un contributo alla comprensione degli effetti dell’inquinamento sulla salute dell’uomo e sugli ecosistemi marini, incrementando i dati della ricerca.
Chi ha inventato Seabin?
Nato dall’intuizione di due surfisti australiani, Pete Ceglinski e Andrew Turton, stanchi di vedere il mare sporco mentre cavalcavano le onde sulle tavole da surf, inventano Seabin: il cestino galleggiante.
Il primo costruttore di barche, il secondo impiegato nel settore nautico, hanno lasciato tutto alle spalle per dedicarsi a tempo pieno al loro progetto per raccogliere i rifiuti in mare, ormai talmente tanti da poter superare il numero di pesci presenti nei mari.
Così è nato il progetto, che al momento è in grado di catturare il 70% di rifiuti galleggianti composti da plastica, microplastiche, oggetti di metallo, mozziconi di sigarette, assorbenti igienici e cotton fioc, il 30% di massa organica umida contaminata di cui la restante percentuale è invece massa organica umida non contaminata.
Come funziona Seabin?
Il cestino galleggiante Seabin è stato studiato per raccogliere la plastica e le microplastiche, le cicche delle sigarette e altri piccoli rifiuti che contaminano le acque di mari e oceani, ma come funziona?
Seabin rimane tutto l’anno in acqua e il meccanismo di funzionamento è molto semplice: ha una bocca larga che resta a sfioro sull’acqua e un cesto profondo 83 centimetri totalmente immerso.
Fissato a un pontile galleggiante, il cestino è collegato a una pompa che crea un flusso d’acqua nel contenitore portando con sé tutti i rifiuti. I detriti e i rifiuti vengono raccolti in un sacchetto di fibra naturale e l’acqua viene filtrata e immessa nuovamente nell’ambiente.
Quali sono i vantaggi del cestino galleggiante Seabin?
Seabin, il cestino galleggiante, è volto alla sostenibilità ambientale, per questo motivo è una soluzione molto apprezzata, ma i suoi vantaggi sono principalmente tre:
- avere acque pulite, garantendo un ambiente sano alle specie che le abitano e prodotti di qualità sulle nostre tavole;
- una raccolta costante, 365 giorni all’anno senza alcuna interruzione;
- un aumento della consapevolezza circa i rifiuti marini e maggiore sensibilizzazione sul tema dell’inquinamento.
Seabin rappresenta una soluzione innovativa per combattere l’inquinamento marino da plastica, una delle sfide più urgenti a livello globale che minaccia la salute delle specie marine, degli habitat e la salute dell’uomo.
Grazie all’ingegno di due surfisti australiani, questo cestino galleggiante è riuscito a portare un cambiamento significativo nella lotta contro i rifiuti in mare.
Seabin, oltre a raccogliere i rifiuti, contribuisce anche alla sensibilizzazione sull’importanza di ridurre i rifiuti e migliorare la nostra relazione con l’ambiente. Un passo importante verso un futuro più sostenibile, dove ogni azione può fare la differenza.
Noi di Nieddittas rispettiamo i nostri mari, per questo motivo nella gestione dell’allevamento facciamo particolare attenzione anche al recupero degli elementi fissi che, a causa delle mareggiate, possono staccarsi dall’allevamento e depositarsi sul fondo marino.
Le nostre procedure di qualità prevedono anche il controllo periodico e la conseguente pulizia dei fondali marini sotto i nostri vivai e più in generale nelle acque del Golfo di Oristano vicine ai nostri allevamenti. Con queste operazioni di pulizia Nieddittas minimizza l’impatto dei vivai nell’ambiente del Golfo.
È ora di mettere in atto piccole azioni che possono rendere più puliti i nostri ecosistemi marini!