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Dove si trovano le Colonne d’Ercole?
Le Colonne d’Ercole sono uno dei simboli geografici e mitologici più affascinanti del Mediterraneo. Per secoli hanno rappresentato il limite del mondo conosciuto, il punto oltre il quale iniziava l’oceano sconosciuto e misterioso. Ma dove sono le Colonne d’Ercole...
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Dove si trovano le Colonne d’Ercole?
Le Colonne d’Ercole sono uno dei simboli geografici e mitologici più affascinanti del Mediterraneo. Per secoli hanno rappresentato il limite del mondo conosciuto, il punto oltre il quale iniziava l’oceano sconosciuto e misterioso. Ma dove sono le Colonne d’Ercole...

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Dove si trovano le Colonne d’Ercole?
Le Colonne d’Ercole sono uno dei simboli geografici e mitologici più affascinanti del Mediterraneo. Per secoli hanno rappresentato il limite del mondo conosciuto, il punto oltre il quale iniziava l’oceano sconosciuto e misterioso.
Ma dove sono le Colonne d’Ercole esattamente? E perché questo luogo ha assunto un significato così importante nella storia e nella cultura occidentale?
Per rispondere a queste domande bisogna viaggiare tra geografia, mito e storia antica, fino a raggiungere uno dei passaggi marittimi più celebri del pianeta: lo Stretto di Gibilterra.
Dove sono le Colonne d’Ercole: la posizione geografica
Dal punto di vista della geografia, la tradizione identifica questo luogo con lo Stretto di Gibilterra, il braccio di mare che collega il Mar Mediterraneo all’Oceano Atlantico.
Lo stretto separa l’Europa dall’Africa ed è largo circa 14 chilometri nel suo punto più stretto. Fin dall’antichità questo passaggio era considerato una porta naturale tra due mondi: il Mediterraneo, conosciuto e frequentato dalle civiltà antiche, e l’oceano aperto, percepito come territorio sconosciuto.
Le due “colonne” che danno il nome al luogo sono in realtà due promontori rocciosi:
- Calpe, identificato con la Rocca di Gibilterra, sul lato europeo
- Abila, tradizionalmente associato al monte Jebel Musa o al monte Hacho, sul lato africano
Questi due rilievi naturali erano considerati nell’antichità come i pilastri simbolici che delimitavano l’ingresso all’oceano.
Il mito delle Colonne d’Ercole
Il mito delle Colonne d’Ercole nasce dalla tradizione della mitologia greca. Secondo la leggenda, l’eroe Ercole avrebbe aperto un passaggio tra l’Europa e l’Africa durante una delle sue celebri dodici fatiche.
In alcune versioni del racconto, Ercole avrebbe separato le due montagne creando lo stretto; in altre, avrebbe invece eretto due colonne per segnare il confine del mondo conosciuto.
Il mito si diffuse rapidamente nel mondo greco e romano, diventando una potente immagine simbolica. Per i navigatori antichi rappresentava infatti il punto estremo della navigazione mediterranea.
Oltre quel limite si estendeva un mare vasto e poco conosciuto, che per molto tempo fu avvolto da leggende e timori.
Il significato simbolico: il "Non Plus Ultra"
Uno degli elementi più interessanti legati alle Colonne d’Ercole è la loro valenza simbolica. Nell’antichità su queste colonne era spesso associata l’espressione latina "Non Plus Ultra", che significa letteralmente “non più oltre”.
Questa frase indicava il confine invalicabile del mondo conosciuto. Per i popoli del Mediterraneo le colonne segnavano quindi un limite geografico ma anche mentale: oltre quel punto iniziava l’ignoto.
Con l’epoca delle grandi esplorazioni il significato cambiò. Quando i navigatori europei iniziarono a esplorare l’Atlantico, l’espressione venne trasformata in "Plus Ultra", cioè “più oltre”, simbolo di nuove scoperte e nuove rotte.
Ancora oggi il riferimento alle Colonne d’Ercole viene utilizzato come metafora di un limite da superare o di una soglia oltre la quale si apre una nuova conoscenza.
Storia delle Colonne d’Ercole tra mito e realtà
La storia delle colonne d’Ercole è un intreccio di racconti mitologici, testimonianze storiche e interpretazioni geografiche.
Gli autori dell’antichità citavano spesso questo luogo nei loro scritti. Il poeta greco Pindaro parlava delle colonne come del confine estremo delle terre conosciute, mentre filosofi e storici come Platone le utilizzavano come riferimento geografico nelle loro opere.
Nel Medioevo e nel Rinascimento le Colonne d’Ercole continuarono a rappresentare un simbolo importante nella cultura europea. Anche Dante, nella Divina Commedia, cita questo limite nella narrazione del viaggio di Ulisse.
Nel tempo il mito si è trasformato in una realtà geografica ben definita, legata allo Stretto di Gibilterra, uno dei passaggi marittimi più strategici del mondo.
Il monumento delle Colonne d’Ercole oggi
Oggi non esiste un vero e proprio monumento costruito nell’antichità. Le colonne erano infatti promontori naturali, non strutture artificiali.
Tuttavia sulla Rocca di Gibilterra sono presenti diversi riferimenti simbolici al mito. La famosa rocca calcarea, alta oltre 400 metri, domina lo stretto ed è spesso considerata la rappresentazione moderna della colonna europea, cioè Calpe.
Sul lato africano, il monte associato alla seconda colonna, Abila, è identificato con il Jebel Musa in Marocco o con il monte Hacho nella città spagnola di Ceuta.
Oggi questi luoghi sono visitati da turisti e appassionati di storia che desiderano vedere da vicino uno dei passaggi marittimi più leggendari del Mediterraneo.
Le Colonne d’Ercole nella cultura mediterranea
Il fascino delle Colonne d’Ercole non riguarda solo la geografia o la mitologia. Questo luogo rappresenta anche uno dei simboli della storia dei popoli che hanno navigato nel Mediterraneo.
Fenici, Greci e Romani attraversavano lo stretto per raggiungere nuovi territori commerciali e aprire rotte verso l’Atlantico. Per questi navigatori il passaggio tra Calpe e Abila rappresentava una soglia importante, il punto di incontro tra il mare interno e l’oceano.
Ancora oggi lo Stretto di Gibilterra è uno dei corridoi marittimi più trafficati del mondo e continua a mantenere un ruolo centrale nelle rotte commerciali e nella storia della navigazione.
Oltre le Colonne d’Ercole: il mare come frontiera
Nel corso della storia il concetto di Colonne d’Ercole è diventato una potente metafora. Indica il momento in cui si decide di superare un limite, di esplorare territori sconosciuti o di spingersi oltre ciò che è già noto.
Questo spirito di esplorazione è profondamente legato alla cultura del mare e dei popoli mediterranei. Il mare è stato per millenni una via di scambio, di incontro tra culture e di scoperta, ed è proprio lungo queste rotte che si sono sviluppate molte tradizioni legate alla pesca e alla gastronomia del Mediterraneo.
Nelle sue acque si sviluppano ambienti naturali preziosi che da secoli sostengono le comunità costiere e le loro tradizioni gastronomiche. Un patrimonio che racconta ancora oggi il legame profondo tra il Mediterraneo, le sue rotte storiche e le risorse del mare.
Stretto di Bering: dove si trova e quali nazioni divide?
Lo stretto di Bering è uno dei passaggi marittimi più affascinanti e strategici del pianeta. Situato tra l’Asia e il Nord America, questo braccio di mare collega l’Oceano Pacifico all’Oceano Artico e separa due grandi potenze: la Russia e gli Stati Uniti. Ma non è solo una linea geografica su una carta: è un crocevia di storia, migrazioni, rotte commerciali, tensioni geopolitiche e, oggi più che mai, trasformazioni legate ai cambiamenti climatici.
In questo articolo scopriamo dove si trova esattamente, quali nazioni divide, quali sono le sue caratteristiche ambientali e perché il mare di Bering è al centro di nuove dinamiche economiche e politiche.
Dove si trova lo stretto di Bering?
Lo stretto di Bering si trova tra la penisola dei Ciukci, in Russia, e l’Alaska occidentale, negli Stati Uniti. La sua larghezza nel punto più stretto è di circa 82 chilometri, una distanza relativamente ridotta che, in teoria, rende possibile immaginare un collegamento tra i due continenti.
A nord si apre verso il Mare dei Ciukci, parte dell’Oceano Artico; a sud si estende nel mare di Bering, un’ampia distesa marina ricca di biodiversità e storicamente importante per la pesca e le rotte commerciali.
Nel mezzo dello stretto si trovano le celebri isole Diomede: la Grande Diomede, territorio russo, e la Piccola Diomede, appartenente agli Stati Uniti. Le due isole distano appena pochi chilometri l’una dall’altra, ma tra loro passa anche la linea del cambiamento di data, con una differenza di quasi 24 ore.
Quali nazioni divide lo stretto di Bering?
Lo stretto di Bering divide ufficialmente Russia e Stati Uniti (Alaska).
Durante la Guerra Fredda, questo tratto di mare rappresentava uno dei punti più sensibili del confronto tra le due superpotenze. La cosiddetta “cortina di ghiaccio” separava ideologicamente e fisicamente due mondi opposti.
Ancora oggi, in un contesto geopolitico complesso, il tema della guerra stretto di Bering viene evocato per descrivere tensioni legate al controllo delle rotte artiche e alle risorse naturali emergenti.
Il mare di Bering: un ecosistema strategico
Il mare di Bering non è solo un passaggio geografico, ma un ambiente marino tra i più produttivi del pianeta. Le sue acque fredde e ricche di nutrienti favoriscono una straordinaria biodiversità: balene, foche, uccelli marini e numerose specie ittiche trovano qui il loro habitat.
Dal punto di vista economico, il mare di Bering è una delle aree di pesca più importanti al mondo. La presenza di plancton e la circolazione delle correnti lo rendono un ecosistema cruciale per l’equilibrio biologico dell’intera regione artica.
Attraversare lo stretto di Bering è possibile?
L’idea di attraversare lo stretto di Bering ha sempre affascinato esploratori e viaggiatori. In estate, quando il gelo stretto di Bering si riduce, è teoricamente possibile percorrere la distanza in barca. Tuttavia, le condizioni climatiche restano estreme e le normative di frontiera rendono l’attraversamento stretto di Bering complesso dal punto di vista burocratico.
In inverno, in passato, il ghiaccio marino poteva formare una sorta di ponte naturale. Alcuni studiosi ipotizzano che proprio in epoche remote, durante le glaciazioni, popolazioni asiatiche abbiano raggiunto le Americhe passando da questa area, quando il livello del mare era più basso.
Oggi, attraversare lo stretto implica permessi, controlli e un’organizzazione accurata, considerando anche la delicatezza geopolitica della zona.
Rotta marittima settentrionale e traffico marittimo
Con il progressivo scioglimento dei ghiacci, il traffico marittimo stretto di Bering è destinato ad aumentare. La cosiddetta rotta marittima settentrionale, che corre lungo le coste russe dell’Artico, rappresenta una possibile alternativa alle rotte tradizionali tra Europa e Asia.
Riducendo le distanze rispetto al Canale di Suez, questa rotta potrebbe trasformare lo stretto di Bering in un nodo commerciale fondamentale. Tuttavia, l’apertura di nuove vie marittime comporta anche rischi ambientali significativi, specialmente in un ecosistema fragile come quello artico.
Cambiamenti climatici
I cambiamenti climatici stretto di Bering sono oggi una realtà osservabile. Negli ultimi decenni, l’estensione del ghiaccio marino si è ridotta sensibilmente, modificando equilibri biologici e dinamiche oceaniche.
Il minor gelo stretto di Bering favorisce l’aumento della navigazione, ma incide anche sugli habitat di specie adattate al freddo estremo. Balene, orsi polari e comunità indigene risentono di queste trasformazioni.
Il cambiamento climatico non è solo una questione ambientale, ma anche economica e politica: l’accesso a nuove risorse energetiche e minerarie nell’Artico alimenta interessi internazionali e nuove tensioni strategiche.
Guerra stretto di Bering: mito o realtà?
Quando si parla di guerra stretto di Bering, non si fa riferimento a un conflitto armato diretto, ma a una tensione latente legata alla competizione per il controllo delle rotte e delle risorse artiche.
Russia e Stati Uniti monitorano attentamente l’area, consapevoli della sua importanza strategica. La presenza militare, le esercitazioni e le politiche di sorveglianza testimoniano quanto questo passaggio marittimo sia centrale negli equilibri geopolitici contemporanei.
Un confine sottile tra continenti
Lo stretto di Bering è molto più di una linea che divide due nazioni. È un ponte simbolico tra culture, ecosistemi e continenti. Le isole Diomede, separate da pochi chilometri ma da una diversa appartenenza statale, raccontano la storia di un confine tanto vicino quanto lontano.
La sua posizione tra Pacifico e Artico lo rende un punto di osservazione privilegiato sui cambiamenti globali, siano essi climatici, economici o politici.
Dall’Artico al Mediterraneo: uno sguardo al mare
Osservare lo stretto di Bering significa comprendere quanto gli equilibri marini siano delicati e interconnessi. Dalle acque gelide del Nord fino ai bacini più temperati, ogni ecosistema racconta una storia di adattamento, biodiversità e fragilità.
Anche nel Mediterraneo, mare che accoglie le attività di Nieddittas, la tutela degli equilibri ambientali è una priorità. Conoscere le dinamiche di luoghi lontani come lo stretto di Bering aiuta a riflettere sul valore universale del mare e sull’importanza di preservarne la ricchezza.
Lo stretto di Bering si trova tra Russia e Stati Uniti e divide simbolicamente Asia e America, ma la sua importanza va ben oltre la geografia: è un laboratorio naturale per osservare i cambiamenti climatici, un nodo strategico per le rotte commerciali e un punto sensibile negli equilibri internazionali.
Dal mare di Bering alle rotte artiche, dalle isole Diomede alle tensioni geopolitiche, questo tratto di mare continua a raccontare una storia complessa e affascinante.
Comprendere questi scenari significa anche sviluppare una maggiore consapevolezza sul ruolo dei mari nel nostro pianeta. Ed è proprio dalla conoscenza e dal rispetto del mare che nasce l’impegno quotidiano di Nieddittas: valorizzare le risorse marine con attenzione alla qualità e alla sostenibilità.
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