8 Mar 2021 | Magazine
I ricci di mare sono considerati tra i frutti più prelibati del Grande Blu. Il loro gusto deciso e caratteristico costituisce un punto fermo nella gastronomia marinara italiana, racchiudendo in sé il sapore del mare.
Questa specialità marina è apprezzata nelle cucine di tutto il mondo. In Italia e in Francia vengono tradizionalmente presentati come contorno a spaghetti e linguine; i francesi li usano talvolta per le oursinades, degustazioni in cui i commensali si abbuffano liberamente di questi animali gustosi. Dall’altra parte del globo, in Giappone, i ricci vengono inseriti in alcune tipologie di sushi e sashimi, conditi con salsa di soia e wasabi.
Oggi, scopriremo i segreti dietro alla preparazione dei ricci di mare e gli accostamenti che valorizzano al meglio questo gioiello naturale.
Scegliere i ricci
Avere una buona materia prima è il primo passo per un piatto ben riuscito. Per questo, scegliere degli esemplari di qualità è fondamentale. L’unica tipologia di ricci commestibile è il “riccio di mare di roccia”, noto anche come “riccio femmina”. Si differenziano dagli altri per il loro colore tra il violaceo e il bruno e per la presenza di conchiglie tra gli aculei. Essi contengono al loro interno le caratteristiche uova giallo/arancioni che costituiscono la parte mangiabile dell’animale. Oppure potete provare la polpa di riccio Nieddittas in vasetto, gustosissima e subito pronta da utilizzare per i vostri antipasti o deliziosi primi piatti.
Individuato il tipo di riccio da ricercare, ci sono ulteriori accorgimenti per non ritrovarsi in cucina delle sorprese spiacevoli. Prestate attenzione anche al peso di ciascun esemplare, per evitare di incappare in gusci vuoti e controllate la data indicata nell’etichetta sanitaria. Infine, optate sempre per quelli dal colore vivo e con le spine intere e non spezzate.
Pulire i ricci
Vediamo ora come pulire i ricci di mare. È molto semplice, vi basterà l’utilizzo di un taglia ricci.
Prendete il riccio ed eliminate la parte superiore, riconoscibile dalla presenza della bocca, con il vostro strumento. Dopodiché procedete a svuotarlo dai residui di acqua e dalle alghe presenti al suo interno. Sciacquatelo quindi con acqua pulita. Ora è il momento di prelevare la parte commestibile, le uova, che sarà la protagonista del vostro piatto di mare. Infine, estraete delicatamente le gonadi con un cucchiaino e mettetele in una ciotola per condirle.
Se in casa vostra non possedete un taglia ricci non preoccupatevi, non sarete costretti a cambiare ricetta.
Esistono dei metodi alternativi che comportano l’utilizzo di semplici utensili domestici.
Il primo, richiede l’uso di un coltello o forbici e di un tagliere. Aiutandovi con un paio di guanti spessi, mantenete il riccio fermo sul tagliere e iniziate a inserire la lama per eliminare la parte superiore, sempre in prossimità della bocca. Muovete il coltello ruotandolo lunga tutta la sua circonferenza. In questo modo dividerete il guscio in due parti.
Per il secondo metodo, recuperate un coltello seghettato e incidete una croce sul guscio. Prendete ora una pietra, colpite l’involucro del riccio e recuperate il frutto con un cucchiaino.
Qualsiasi procedimento voi scegliate, non tralasciate la fase di pulitura delle uova dalle impurità e dai residui marini. Sciacquate sempre il riccio nell’acqua corrente.
Un sistema più “singolare” per pulire i ricci è utilizzare proprio l’acqua di mare. Potete trovarla pastorizzata presso alcuni pescivendoli oppure potete sciogliere del sale in una pentola di acqua fredda. Questo contribuirà a conferire al piatto ulteriore sapidità e un leggero sapore di mare.
Mangiare i ricci
I ricci di mare vengono solitamente mangiati crudi, per assaporare al meglio il sapore del mare. Per tanti estimatori, il modo migliore di gustare questi frutti prelibati è mangiarli direttamente dal guscio, talvolta con una goccia di limone o accompagnati con una fetta di pane.
Un’altra via per valorizzare il loro sapore particolare è renderli protagonisti di un delizioso primo piatto. L’accostamento più popolare è senz’altro con gli spaghetti, aggiungendo la polpa a crudo poco prima di servirli ai propri commensali.
La bontà dei ricci di mare si presta alla realizzazione di numerose ricette sfiziose adatte ad ogni stagione: spaghetti ai ricci di mare, pasta con ricci e pomodori, spaghetti con ricci e cozze, fino alle più azzardate come spaghetti con cacio, pepe e ricci di mare.
Come già accennato, l’amore per le gustosità di mare è condiviso anche dai nostri vicini francesi. Nella loro tradizione, i ricci sono presentati come ripieno di omelette o utilizzati per aromatizzare salse di accompagnamento come maionese e salsa olandese.
1 Mar 2021 | In evidenza, Magazine
La tendinite è una delle infiammazioni più conosciute che colpisce i tendini, ovvero le fibre del corpo che collegano le ossa tra di loro. Essi svolgono un ruolo essenziale per il movimento, per questo è necessario che, in caso di infiammazione, vengano curate in maniera tempestiva. Molte persone credono che per guarire più velocemente da una tendinite possa essere d’aiuto l’esposizione al sole, ma è davvero così?
Se desiderate sapere qualcosa in più riguardo la tendinite, i sintomi, in che modo si cura e se l’esposizione al sole aiuta veramente, siete nel posto giusto.
Tendinite: che cos’è
Come abbiamo detto, la tendinite è un’infiammazione che colpisce i tendini e che deve essere curata in maniera tempestiva. In caso contrario, infatti, può aggravarsi e diventare una malattia cronica, che comporta numerosi altri problemi. La tendinite può colpire ogni tendine del nostro corpo, ma alcuni più di altri sono esposti a questo rischio, come:
- i tendini della spalla, ovvero quelli della cuffia dei rotatori;
- i tendini dei gomiti;
- i tendini del polso;
- i tendini delle ginocchia, come quello rotuleo o quello del quadricipite;
- i tendini del piede;
- i tendini del popliteo;
- i tendini della caviglia, come quello d’Achille.
Le cause e i sintomi
Una delle cause principali che portano alla tendinite è sicuramente legata a un sovraccarico funzionale, che avviene quando il tendine accumula, nel corso del tempo, diversi microtraumi. A differenza di quanto accade per altre parti del corpo, le lesioni ai tendini richiedono periodi più o meno lunghi per guarire, poiché hanno una vascolarizzazione limitata: ciò causa uno stato di infiammazione che può provocare molto dolore.
Coloro che sono maggiormente a rischio sono gli atleti che non concludono le sessioni di allenamento con lo stretching e che non le iniziano con un riscaldamento muscolare. Questa infiammazione è tra i sintomi che possono colpire chi fa uso di sostanze anabolizzanti come quelle doppanti: aumentando la tonicità e la massa muscolare si crea uno squilibrio nella resistenza tendinea.
Naturalmente, possono soffrire di tendinite anche i soggetti che lavorano in circostanze scomode con una postura scorretta (per esempio chi passa molte ore davanti al computer o chi svolge mansioni prettamente manuali).
Ancora, la tendinite può essere causata da difetti anatomici o dal sovrappeso, oppure da patologie quali il diabete e la gotta.
Per ovvi motivi il primo sintomo correlato a una tendinite è il dolore: esso interessa la zona del corpo colpito dall’infiammazione e si avverte durante ogni movimento (anche il più leggero). Nel caso in cui l’infiammazione sia “fresca” è possibile trattarla con del ghiaccio, in modo da alleviare il dolore e da permettere al tendine di guarire.
Se la tendinite peggiora l’ideale è rivolgersi a un medico, poiché spesso può causare gonfiore e la formazione di cisti, oltre a ecchimosi e a un abbassamento della forza muscolare.
Come curarla
Per curare una tendinite leggera è sufficiente stare a riposo, stare fermi e soprattutto non compiere movimenti troppo bruschi da parte della zona colpita dall’infiammazione. Nei casi più gravi, il medico consiglia di utilizzare un tutore che possa bloccare la parte del corpo interessata solo parzialmente, in modo da non sollecitarla ulteriormente e da non peggiorare il danno.
A tal proposito può essere utile applicare del ghiaccio almeno tre volte al giorno: il freddo, infatti, allevia il dolore e permette una guarigione più rapida. Inoltre, è possibile assumere dei farmaci antinfiammatori o utilizzare dei cerotti per fermare, almeno inizialmente, i sintomi. Nei casi meno gravi, il medico può consigliare di assumere anche integratori alimentari che hanno l’obiettivo di favorire la ricostituzione del tendine o dell’articolazione interessata.
Il modo migliore per curare del tutto una tendinite è sicuramente dato dalla fisioterapia o dall’ausilio di macchinari che fermano l’infiammazione, guarendo i microtraumi e le lesioni tendinee. Un esempio è la cura con onde sonore o con il laser, oppure con movimenti specifici che aiutano a riequilibrare l’articolazione e il lavoro del tendine.
Solo nei casi estremi può essere necessario effettuare un intervento chirurgico.
I metodi naturali per trattarla
L’infiammazione da tendinite può essere alleviata anche ricorrendo a metodi del tutto naturali: tra i principali abbiamo gli impacchi con aloe vera o dei bagni con sale e aceto. Per quanto riguarda l’aloe, basterà unire il succo estratto da una o due foglie di questa pianta grassa con dell’acqua calda, e applicare il prodotto ottenuto direttamente sulla zona colpita dall’infiammazione. I bagni con aceto e sale sono indicati per alleviare il dolore da tendinite e per notare i risultati sarà necessario ripetere questa operazione tre volte al giorno, aggiungendo un bicchiere di aceto e del sale grosso direttamente all’acqua calda.
Tendinite: il sole aiuta?
Sebbene il sole possa essere un valido alleato per la cura e l’alleviamento del dolore causato da patologie reumatiche, nel caso di dolori articolari (tra cui rientra la tendinite) è fortemente sconsigliato. Di fatto, la tendinite è una vera e propria infiammazione, che causa calore e aumento di temperatura nella zona del corpo interessata. Proprio per questo motivo, l’esposizione diretta al sole e per molte ore aumenta i sintomi, specialmente il dolore.
Il giusto sta nel mezzo: l’ideale sarebbe esporsi al sole con molta cautela, evitando le ore più calde e preferendo quelle del mattino e del tardo pomeriggio, ricordandosi sempre di applicare la protezione solare. In caso contrario, i sintomi legati alla tendinite non solo non diminuiscono, ma potrebbero anche aumentare. Inoltre, tutti coloro che soffrono di infiammazioni articolari e desiderano esporsi al sole dovrebbero mantenere il loro corpo sempre idratato, in quanto le infiammazioni come la tendinite portano a un accumulo di liquidi nella parte interessata e bere porta alla loro eliminazione attraverso il ricambio.
Naturalmente, è sconsigliato restare per troppo tempo in ambienti freddo-umidi, poiché anche questo potrebbe aggravare i dolori alle articolazioni.
In conclusione, l’esposizione al sole non deve essere vista come un nemico, ma è importante moderarsi o il calore e le alte temperature potrebbero solo peggiorare le condizioni.
25 Feb 2021 | In evidenza, Magazine
Il mare è senza dubbio il luogo preferito dalla maggior parte delle persone e questo è legato principalmente al suo suono e alla tranquillità che trasmette. Infatti, ha la capacità di rilassare e di far meditare, di “scollegare” la nostra mente dai pensieri comuni e dai problemi quotidiani.
Non a caso, per tutti coloro che non hanno la possibilità di andarci spesso esistono numerosi video in rete con il rumore del mare e delle onde.
Ma avete mai pensato a quale sia il nome corretto per indicare il rumore delle onde e del mare? Se vi siete incuriositi questo articolo fa proprio al caso vostro: inoltre, parleremo di quali sono i suoi effetti terapeutici e perché è così rilassante.
Rumore delle onde e del mare: come si chiama?
Esiste un nome ben preciso per identificare il rumore delle onde e del mare, ovvero sciabordio. In realtà, lo sciabordio racchiude anche il suono dei gabbiani che si intreccia con quello del mare, ovvero il tipico rumore che sentiamo se proviamo a chiudere gli occhi e a immaginarci lì. Per questo, se dobbiamo riferirci al rumore del mare è più corretto parlare di rumore bianco, che fa riferimento all’insieme delle frequenze sonore percepite dalle nostre orecchie.
Non è passato troppo tempo da quando i negozi di dischi migliori avevano uno spazio apposito dedicato alla musica rilassante, e i titoli più comuni erano proprio quelli che facevano riferimento allo sciabordio e al rumore delle onde contro gli scogli.
Il fatto che piaccia a tutti è legato alla sua influenza su due neurotrasmettitori del sistema nervoso centrale: la dopamina e la seratonina. Il loro effetto benefico aumenta se il cervello e tutto l’organismo sono rilassati. Per questo il mare e il suo rumore vengono utilizzati come “valvola di sfogo” per molte persone, che solitamente, specie durante l’inverno, ci vanno per rilassarsi e alleviare lo stress. Ma quali sono gli altri motivi che rendono lo sciabordio un rumore così rilassante?
Sciabordio: perché ci rilassa
Possiamo dire che il mare rappresenta il posto migliore se desideriamo rilassarci: ciò perché, per il nostro cervello, questo luogo è sinonimo di pausa, dove la mente è in grado di riposarsi e allentare da tutti gli stress a cui è generalmente sottoposta. Il rumore bianco e anche la sola vista del mare permettono alle persone di staccare dalla realtà, da quel mondo caotico e disordinato a cui siamo abituati, ricco di problemi e di pensieri complicati. Il motivo è soprattutto legato al fatto che il rumore delle onde crea una sorta di ipnosi per il nostro cervello, che dunque tenderà a rilassarsi più facilmente e a causare sonnolenza.
Inoltre, numerosi studi hanno dimostrato che lo sciabordio e il rumore bianco abbiano la capacità di influenzare le onde cerebrali, promuovendo quelle alfa, che ci consentono di concentrarci sul rumore delle onde senza tuttavia stancarci. Il nostro cervello è portato a incentrare tutta l’attenzione su quel suono, permettendoci di dimenticare quasi tutto ciò da cui siamo circondati.
Uno dei vantaggi che si possono trarre da questa “condizione mentale riposata” è sicuramente il fatto che la mente, in quei momenti, sia molto più creativa. Infatti, paradossalmente a quanto si potrebbe pensare, il nostro cervello riesce a sviluppare l’immaginario quando è riposato. Ciò accade perché la mente non pensi a niente di quello che ci circonda, dunque non è disturbata da mille altri pensieri e riesce a sviluppare una fantasia maggiore.
Grazie al suo rumore così rilassante, il mare riesce ad allontanare le sensazioni negative e a eliminare le tensioni: in questo modo, il sistema immunitario riesce a diventare più forte. Come abbiamo detto prima, lo sciabordio e il rumore bianco hanno la capacità di scollegare la nostra mente dai pensieri comuni, portandoci su quelli positivi. A momenti, potremmo dire che ci troviamo nella dimensione dei sogni.
Gli effetti benefici
È risaputo che il mare abbia degli effetti benefici sul nostro organismo, ma numerosi di essi possono essere legati al rumore bianco. Ad esempio, secondo alcuni studi condotti dal Mount Carmel College di Bangalore e dall’Università della California, l’aria carica di ioni negativi promuoverebbe la concentrazione e dunque le capacità cognitive di ognuno di noi. L’ambiente marino è ricco di ioni negativi (derivati dall’idrogeno), che ci aiutano a migliorare la nostra memoria e le nostre capacità cognitive.
Tra gli altri effetti benefici del mare abbiamo la stimolazione del sonno e della felicità. Il motivo è sicuramente legato alla produzione di seratonina e dopamina che, come abbiamo detto, migliorano la condizione del cervello e di tutto l’organismo. In particolare, la dopamina è l’ormone responsabile della motivazione e del piacere, mentre la seratonina contribuisce a equilibrare le nostre emozioni e i nostri “mood”. La stimolazione del sonno è data dall’effetto ipnotico dello sciabordio e della vista stessa delle onde, specialmente quando il mare è calmo e si scontra leggermente con gli scogli.
Il rumore delle onde e del mare stimola anche l’attività della corteccia prefrontale, cioè quella parte della corteccia cerebrale interessata alle emozioni positive e ai pensieri rilassanti. Se la sua attività aumenta ne risentiranno positivamente la nostra felicità e le nostre riflessioni, decisamente più positive.
Secondo le neuroscienze, il suono del mare aiuta ad anestetizzare i dolori che percepiamo. Questo accade perché il nostro cervello concentra tutta la sua attenzione verso il rumore bianco e lo sciabordio, e le sensazioni e i dolori corporei vengono “annullati”.
Infine, è stato dimostrato da uno studio condotto dall’Università di Exeter che il rumore bianco del mare e lo sciabordio delle onde contro gli scogli aiuti le persone a vivere più serenamente e prive di stress. Non a caso, coloro che vivono in una località marittima sono generalmente più sereni e rilassati.
Ricapitolando, il rumore delle onde contro gli scogli, unito ai versi dei gabbiani, viene chiamato sciabordio, mentre il suono del mare è noto a tutti come rumore bianco. Entrambi presentano effetti positivi sul corpo e sulla mente.
22 Feb 2021 | In evidenza, Magazine
La bellezza della penisola italiana è dovuta senz’altro dalla diversità del suo clima, del territorio e della cultura.
L’Italia si unisce al continente europeo tramite la catena montuosa delle Alpi e confina con Francia, Svizzera, Austria e Slovenia.
Gran parte del territorio italiano si protende in avanti come a voler tagliare in due il Mar Mediterraneo.
Sono 15 le regioni bagnate dal Mar Ligure, Mar Tirreno, Mar Ionio e Mar Adriatico, per un totale di più di 8.000 chilometri di costa a tratti rocciose e frastagliate, a tratti più sabbiose e ghiaiose.
- Liguria,
- Veneto,
- Friuli-Venezia Giulia,
- Emilia Romagna,
- Toscana,
- Marche,
- Lazio,
- Abruzzo,
- Molise,
- Campania,
- Puglia,
- Basilicata,
- Calabria,
- Sicilia,
- Sardegna.
Sono queste le regioni che hanno fatto del mare il loro punto di forza.
I grandi porti d’Italia
Lungo tutte le coste italiane, isole comprese, troviamo diversi porti differenti per grandezza e per il loro impiego.
Il porto di Genova è sicuramente quello più importante di tutta la nazione e si trova a competere con i più grandi porti del Mediterraneo, come quello di Barcellona e di Marsiglia.
L’antico porto ligure ha un’estensione molto vasta ed è usato per la movimentazione di container e di qualsiasi altra merce, per la costruzione, la riparazione e la demolizione di navi e ovviamente per il trasporto di persone.
Il porto di Trieste è il più grande del Mare Adriatico ed è il più grande porto petrolifero di tutto il Mediterraneo.
Considerato come l’autostrada del mare tra Turchia ed Europa, ha avuto nel tempo uno sviluppo ed un’espansione molto veloce grazie all’apertura del Canale di Suez nel 1869 e dell’oleodotto transalpino.
La grandezza del porto triestino e la sua posizione hanno permesso di alleggerire l’affluenza al porto di Venezia delle navi da crociera.
Il porto di Messina ha un altro primato: è il primo porto di Italia per il numero di passeggeri trasportati ogni anno ed è anche uno dei porti più gettonati del Mediterraneo per scali turistici.
Il porto siciliano gestisce anche l’imbarco di veicoli per la tratta che raggiunge il piccolo porto calabro di Villa San Giovanni.
Il porto di Civitavecchia è stato fondato dall’imperatore Traiano come porto di Roma ed è stato per molti secoli il porto principale di tutto il Mediterraneo.
Oggi il porto laziale è il primo porto turistico d’Italia e gestisce il gran via vai delle grandi crociere. Parte del porto è dedicata anche al commercio, alla pesca e al cabotaggio.
Quello di Ancona è tra i primi porti italiani per il trasporto di merci ed è primo in Italia per il traffico di veicoli e passeggeri a livello internazionale.
Coste salate
Meta affascinante delle coste italiane da visitare almeno una volta nella vita sono le saline: luoghi costruiti per l’estrazione e la lavorazione del sale, che spesso sono dei veri e proprio musei a cielo aperto e raccontano il nostro passato.
In Sicilia le Saline della Laguna si estendono su un territorio che va da Trapani a Marsala. Oggi sono ancora in funzione e producono oltre 10000 tonnellate di sale marino l’anno.
Altra salina da ammirare è quella di Cervia situata nel Parco del delta del Po, dove avviene l’estrazione del sale dolce.
Nelle coste laziali di Tarquinia si possono ammirare le vasche in cui veniva estratto il sale del papa. Chiuse alla fine degli anni ’90 le saline sono oggi sede di un’area protetta dove fanno il nido diversi uccelli migratori.
Le saline più grandi d’Italia sono quelle di Santa Margherita di Savoia in Puglia, che si estendono per più di 4000 ettari e producono circa 6 milioni di quintali ogni anno.
Le saline più caratteristiche, forse, sono quelle sarde situate a Molentargius, chiuse dal 1985. La loro particolarità è dovuta alla presenza di bacini di acqua sia dolce che salata e di un pellicano.
Repubbliche marinare
L’Italia sin dai tempi più remoti è stata una terra di passaggio che collegava il continente europeo con l’Africa e l’Asia, portando grandi vantaggi politici ed economici su tutto il territorio.
Si capisce quindi come il mare sia sempre stato un canale strategico per l’intera nazione.
Esemplare è la storia delle Repubbliche marinare, ovvero delle città portuali italiane che dal Medioevo fino all’unità d’Italia hanno affermato la loro indipendenza economica e soprattutto politica e sono diventate un fiore all’occhiello della navigazione e del commercio.
Le più note e floride sono state Venezia, Genova, Pisa e Amalfi. Tale è stato il loro peso storico per il nostro paese, che gli stemmi di queste vecchie Repubbliche fanno parte oggi degli stendardi della Marina Militare e della Marina Mercantile.
Alle quattro grandi Repubbliche se ne aggiungono altre di dimensioni e potere più ridotti, che sono Ancona, Gaeta, Noli e Ragusa.
Seppur sempre in conflitto tra loro, queste località hanno dato vita ad un triangolo commerciale tra il vecchio continente, il mondo arabo-orientale e l’impero bizantino.
Essendo grandi città di porto in questi luoghi arrivavano non solo merci rare e preziose come seta, spezie e porcellana, ma circolavano innovazioni riguardanti il modo di parlare, l’arte e soprattutto il mondo della navigazione che caratterizzano ancora il nostro modo di vivere.
Ad Amalfi nasce la bussola, mentre a Venezia si crea un nuovo tipo di imbarcazione mercantile e grazie a tutte le Repubbliche Marinare si diffondono le carte nautiche.
Le coste dalla Bandiera Blu
La Foundation for Environmental Education (FEE) è l’organizzazione internazionale no profit che dagli anni ’80 si batte per la sostenibilità ambientale. L’UNESCO riconosce la FEE come leder nell’educazione ambientale e dello sviluppo sostenibile a livello globale.
La FEE Italia si occupa a livello nazionale di diversi progetti tra cui “Bandiera Blu”.
Bandiera Blu è una certificazione di turismo sostenibile riconosciuta in tutto il mondo e viene assegnata alle località turistiche delle coste ritenute più idonee.
L’iniziativa stimola i comuni partecipanti a intraprendere delle scelte politico-amministrative volte a migliorare la salvaguardia dell’ambiente. Per vedersi assegnare la Bandiera Blu i comuni devono soddisfare dei criteri, che sono valutati da una Commissione di Giuria.
Uno dei criteri più importanti riguarda la qualità delle acque di balneazione. Solo i comuni che hanno avuto un’alta qualità del mare nella stagione precedente, possono fare domanda per l’assegnazione della Bandiera Blu nell’anno corrente.
Molta importanza è data anche alla raccolta differenziata dei rifiuti e al collegamento delle acque reflue alle fognature.
C’è anche il rovescio della medaglia. Se ogni anno aumenta il numero delle Bandiere Blu assegnate, aumenta anche quello delle bandiere nere conferito da Legambiente a quei soggetti che vengono riconosciuti come i nuovi pirati nemici dell’ambiente.
18 Feb 2021 | In evidenza, Magazine
“Il primo regno, cioè il dominio su tutto il mare, fu affidato a Nettuno che la tradizione vuole fratello di Giove.”
Cicerone
La risposta è già in parte contenuta all’interno di questa citazione, tratta dal De natura deorum (Sulla natura degli dei) e appartenuta appunto a Marco Tullio Cicerone.
Nella mitologia romana il dio del mare è Nettuno, mentre il suo corrispondente nella mitologia greca è Poseidone, uno dei figli di Zeus. Poseidone non è solo il dio del mare, ma anche dei terremoti e dei maremoti. È uno dei 12 dèi dell’Olimpo e gli animali a lui sacri sono il cavallo, il toro e il delfino, mentre il suo simbolo per eccellenza è il tridente.
Le origini del culto
Poseidone originariamente era il dio dell’acqua e dei terremoti: solo successivamente divenne anche il dio del mare. Infatti, secondo alcuni studiosi, Poseidone nacque come un dio-cavallo e venne assimilato al mare soltanto dopo che i popoli greci ebbero cambiato la loro fonte di sostentamento principale, passando dalla coltivazione della terra ai commerci marittimi e alla pesca.
La famiglia di Poseidone
Poseidone è figlio di Crono e Rea e fratello di Zeus, Ade, Estia, Demetra ed Era. Secondo la versione del poeta Esiodo, Poseidone è fratello maggiore di Zeus, mentre secondo Omero il più grande della famiglia è proprio quest’ultimo.
Stando a una delle leggende più accreditate, Crono divorava i suoi figli alla nascita per evitare di far avverare la profezia che lo condannava a essere spodestato dai propri eredi. Ma la moglie Rea, distrutta dopo aver visto divorare tutti i figli dal marito, alla nascita di Zeus mise in atto un piano strategico. Sostituì il piccolo con un sasso, e lo coprì con delle fasce affinché il marito non scoprisse l’inganno. Una volta cresciuto, Zeus poté affrontare Crono e liberare tutti i suoi fratelli, costringendo il padre a espellerli dal suo ventre, rigettandoli. A sorte si divisero poi i regni: Zeus prese il cielo, Poseidone il mare e tutte le acque, e Ade gli inferi.
Qualche storia legata a Poseidone
- Tra le storie di cui è protagonista il dio del mare, vi è la contesa con la dea Atena per l’attribuzione del nome alla città di Atene. Alla fine la vincitrice fu proprio la dea, la quale vinse perché le donne erano più numerose rispetto agli uomini e votarono tutte per lei.
- Poseidone contribuì a sconfiggere i Titani e Crono nella narrazione della Titanomachia. Grazie alla sua potente arma, un tridente forgiato dai ciclopi, sconfisse i Titani e li chiuse in una prigione da lui stesso costruita.
- Fu proprio Poseidone a tenere Ulisse lontano dalla patria per molti anni: scatenò tutta la sua furia sull’eroe dell’Odissea dopo che questi ingannò il mostruoso gigante Polifemo (il figlio di Poseidone) per salvarsi e fuggire dalla grotta in cui era tenuto prigioniero insieme ai compagni. Nell’Odissea il Signore del mare incarna quindi il tipo di persecutore divino che causa le peripezie e le sciagure sull’eroe umano.
- Eolo, per far piacere a Hera, scatenò tutti i venti e suscitò, a insaputa di Poseidone, una burrasca contro le navi di Enea. Il dio allora emerse furibondo dal profondo del mare, placando le acque e risollevando a galla le navi affondate.
- Si racconta che nella guerra di Troia Poseidone si fosse schierato dalla parte dei Greci. Nonostante ciò, intervenne per salvare la vita a Enea, il quale stava per essere ucciso da Achille.
Le amanti di Poseidone
Poseidone sposò Anfitrite, figlia di Nereo e di Doride. Dalla Nereide ebbe tre figli: Tritone (che significa “mormoreggiante”) e due femmine, Rode, che diede il suo nome all’isola di Rodi e Bentesicima (“la sollevatrice dei flutti più profondi”).
Ma anche il dio del mare, come suo fratello Zeus, vanta una lunga lista di amanti, sia tra le dee (tra cui Afrodite, Anfitrite, Calice, Clito, Demetra, Cea, Melia, Medusa), sia tra le ninfe e le donne mortali (Alope, Arene, Aretusa, Cenide, Etra, Europa).
Medusa venne trasformata nel mostro che tutti conosciamo proprio a causa della sua passione con il dio del mare. Secondo la leggenda, infatti, consumarono la loro unione amorosa sul pavimento di un tempio dedicato ad Atena. Quest’ultima, per vendicarsi della mancanza di rispetto, trasformò la giovane in un orribile mostro con i serpenti nei capelli, dandole il potere di pietrificare ogni essere vivente che avesse incrociato il suo sguardo.
Altre caratteristiche del dio del mare e iconografia
Poseidone era veneratissimo in molte città: ad Atene, per esempio, era secondo solo dopo Atena, mentre a Corinto e in altre città della Magna Grecia era considerato il protettore della polis. I marinai rivolgevano preghiere a Poseidone perché concedesse loro un viaggio sicuro. Proprio a Corinto, in suo onore, si tenevano ogni due anni i famosissimi Giochi Istmici (competizioni di carattere sportivo, istituite nel 582 a.C.).
Come le altre divinità del mare Proteo e Nereo, Poseidone poteva cambiare forma, a significare il volubile aspetto del mare. Era un dio molto venerato, soprattutto sulle isole: gli Joni, popolo di marinai ellenici, lo consideravano il loro dio nazionale.
L’ iconografia classica lo ritrae alla guida del suo carro trainato da cavallucci marini o da cavalli capaci di correre sul mare. Spesso è rappresentato anche insieme a delfini e con in mano il suo tridente. Esteticamente è simile a Zeus, un po’ meno maestoso, ma alto e robusto e con una muscolatura evidente, coi capelli e la barba neri e arruffati.
Ma non dimentichiamoci di Nettuno
Come abbiamo accennato all’inizio, Nettuno inizialmente era il dio romano delle acque correnti, ma in seguito divenne il dio del mare trasformandosi nell’equivalente del dio greco Poseidone.
Nettuno, soprattutto fra i marinai, fu sempre meno popolare rispetto al suo equivalente. Veniva onorato il 23 luglio, con le festività dei Neptunalia e dei ludi Neptunialicii (dal III secolo a.C.). Il suo tempio si trovava probabilmente all’interno del Campo Marzio a Roma. A Nettuno è anche ispirato il nome dell’omonima città di mare in provincia di Roma, situata tra l’Agro romano e l’Agro pontino, dove è presente una fontana che lo raffigura nel centro della città.
15 Feb 2021 | In evidenza, Magazine
La pesca è una pratica antichissima che ha permesso il sostentamento dell’uomo. Negli ultimi anni la pesca è diventata sempre di più una forma di passatempo praticato a livello dilettantistico, ad esclusione di quella fatta per fini commerciali.
Il mondo della pesca sportiva
La pesca sportiva è praticata in acqua dolce e ovviamente in mare.
La pesca in superficie si differenzia in base alle tecniche utilizzate come la pesca al tocco, con la mosca, al colpo e così via.
La pesca subacquea può essere fatta sia in apnea, che con l’utilizzo di apparecchiatura per la respirazione. Le tecniche più usate sono quelle in tana, all’agguato, all’aspetto.
Per la pesca in barca si usano tecniche come quella del bolentino e della traina. L’aspetto che più invoglia le persone a pescare è quello della sfida.
Un buon pescatore sportivo pratica la sua attività mettendosi allo stesso livello della preda, senza imbrogli. Sempre più numerosi, inoltre, sono i pescatori “no-kill”, ovvero coloro che rilasciano il pesce ancora vivo dopo averlo catturato.
Ma come usare le giuste esche? Per pescare bisogna procurarsi l’attrezzatura più adatta e la scelta dell’esca può davvero fare la differenza.
Possiamo dividere le esche essenzialmente in due categorie: esche vive ed esche artificiali.
Esche vive
Questa scelta si basa sull’utilizzo delle esche vive che attirano le prede con il loro odore. L’esca viva più utilizzata è senza dubbio il verme.
Classificato come verme marino duro, il verme coreano è impiegato nel surfcasting. Un altro verme comune è il saltarello o trimullina, usato per la pesca da riva. Con queste due specie di vermi lunghi dai 6 ai 15 cm si possono pescare orate, sogliole e spigole. Per una migliore riuscita dell’impresa si deve pungere il verme dalla testa: in questa maniera il lancio perfetto è assicurato.
Il bibi è un tipo di verme corposo e va sfruttato per il surfcasting, la pesca dalla riva e a bolentino. Questa esca deve essere infilzata per tutta la sua lunghezza dall’ago di innesco.
L’arenicola è un verme nero e lungo fino a 20 cm usato per diverse tecniche di pesca. Il suo colore scuro lo rende adatto alla pesca notturna di spigole, rombi e saraghi; può essere punto dal tronco o per tutta la sua lunghezza.
Il verme americano è conosciuto anche come il verme di sangue ed è molto lungo. Viene utilizzato per il surfcasting nella pesca della spigola, dell’ombrina e dell’orata.
Infine il bigattino: usato soprattutto da chi pesca a bolognese le carpe, il sarago e le spigole. I vermi non sono le uniche esche vive da poter impiegare.
Gli stessi pesci sono utilizzati per adescare prede più grandi.
La sardina è un’esca che si reperisce con molta semplicità anche solo con pezzi di pane o bigattini. Attrae una grande moltitudine di pesci e può essere impiegata per intero o a pezzi.
Ottime esche sono il cefalo e lo sgombro, che possono essere sfruttati anche da vivi per attirare la spigola, il sarago e la ricciola. Se il pesce viene utilizzato vivo o comunque per intero, è preferibile fissarlo su un paio di ami grandi sul dorso.
Anche i crostacei possono essere una buona alternativa, in particolare il granchio per la pesca da riva, a bolentino e il surfcasting, e il gamberetto per la pesca a riva.
Calamari e seppie possono essere impiegati in due modi differenti. Fatti a strisce da puntare direttamente sull’amo per la pesca di ombrine e spigole con pesca a riva, a bolentino e per il surfcasting; usate vive nella pesca a traina per tracine, dentici e a volte per il tonno rosso.
Molluschi come vongole, fasolari e capesante sono ottime per la pesca da fondo.
A differenza degli altri molluschi, per l’utilizzo della cozza è consigliabile puntare l’amo all’interno del guscio aggiungendo se necessario altre cozze private della corazza.
Esche artificiali
Se per le esche vive si può contare sull’odore che emettono, per quanto riguarda le esche artificiali si deve puntare sul colore e la loro consistenza.
I pesci hanno una buona vista e più che il colore in sé colgono meglio i contrasti. Bisogna tenere in considerazione poi in che modo i colori appaiono sott’acqua quando entrano in gioco diversi elementi, come una scarsa luminosità e una maggiore densità dell’acqua.
Più l’esca si avvicina verso il fondale, meno luce penetra in acqua.
I primi colori ad essere meno visibili sono il rosso e l’arancione, che appaiono su una tonalità grigiastra. Il verde e il blu al contrario riescono a mantenere una colorazione chiara anche in profondità. Bisogna quindi giocare con i chiaroscuri per disorientare le possibili prede.
Per quanto riguarda la consistenza si distinguono le esche hard baits dalle soft baits.
Le prime sono le esche dure fatte ad esempio in resina o plastica, le seconde risultano più morbide perché composte prevalentemente da materiali gommosi. Variano entrambe per dimensione, forma e peso.
L’esca può essere sfruttata al meglio con due particolari movimenti: il rolling e il wobbling.
Il rolling fa brillare l’esca attraverso il movimento che si crea quando viene recuperata facendola oscillare da sinistra a destra.
Con il wobbling si fa scodinzolare l’esca mentre viene recuperata; in più creando delle sbandate dell’esca si crea uno spostamento d’acqua, che verrà intercettato dai pesci circostanti.
I minnows assomigliano a dei piccoli pesci; sono dotati nella parte anteriore di una paletta che permette all’esca di affondare e di creare dei movimenti simili a quelli di un pesce ferito.
Il walking the dog è simile al minnow, ma senza paletta. Compie un movimento a zig zag e contiene delle sfere metalliche, che vibrando producono dei rumori e attirano pesci come spigole e lampughe.
Il popper è simile ai precedenti, ma più pesante e con la testa tagliata e al momento del recupero crea delle bolle: lo spostamento dell’acqua sarà un richiamo per le prede.
Per una pesca corretta
La pesca sportiva è prima di tutto un’attività ricreativa e chi la pratica deve rispettare limiti e precisi divieti.
Il pescato non può essere venduto e non deve superare i 5 chili, ci sono limitazioni circa la quantità di alcune specie come tonno rosso, pesce spada e ricci di mare.
L’attività dei pescatori deve essere comunicata al Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali per evitare di essere sanzionati.
Tutti i limiti, i divieti e gli obblighi che i pescatori devono rispettare servono a contrastare attività illegali come la pesca di frodo praticata ormai in tutto il mondo, che reca gravi danni alle risorse del mare.