25 Feb 2021 | In evidenza, Magazine
Il mare è senza dubbio il luogo preferito dalla maggior parte delle persone e questo è legato principalmente al suo suono e alla tranquillità che trasmette. Infatti, ha la capacità di rilassare e di far meditare, di “scollegare” la nostra mente dai pensieri comuni e dai problemi quotidiani.
Non a caso, per tutti coloro che non hanno la possibilità di andarci spesso esistono numerosi video in rete con il rumore del mare e delle onde.
Ma avete mai pensato a quale sia il nome corretto per indicare il rumore delle onde e del mare? Se vi siete incuriositi questo articolo fa proprio al caso vostro: inoltre, parleremo di quali sono i suoi effetti terapeutici e perché è così rilassante.
Rumore delle onde e del mare: come si chiama?
Esiste un nome ben preciso per identificare il rumore delle onde e del mare, ovvero sciabordio. In realtà, lo sciabordio racchiude anche il suono dei gabbiani che si intreccia con quello del mare, ovvero il tipico rumore che sentiamo se proviamo a chiudere gli occhi e a immaginarci lì. Per questo, se dobbiamo riferirci al rumore del mare è più corretto parlare di rumore bianco, che fa riferimento all’insieme delle frequenze sonore percepite dalle nostre orecchie.
Non è passato troppo tempo da quando i negozi di dischi migliori avevano uno spazio apposito dedicato alla musica rilassante, e i titoli più comuni erano proprio quelli che facevano riferimento allo sciabordio e al rumore delle onde contro gli scogli.
Il fatto che piaccia a tutti è legato alla sua influenza su due neurotrasmettitori del sistema nervoso centrale: la dopamina e la seratonina. Il loro effetto benefico aumenta se il cervello e tutto l’organismo sono rilassati. Per questo il mare e il suo rumore vengono utilizzati come “valvola di sfogo” per molte persone, che solitamente, specie durante l’inverno, ci vanno per rilassarsi e alleviare lo stress. Ma quali sono gli altri motivi che rendono lo sciabordio un rumore così rilassante?
Sciabordio: perché ci rilassa
Possiamo dire che il mare rappresenta il posto migliore se desideriamo rilassarci: ciò perché, per il nostro cervello, questo luogo è sinonimo di pausa, dove la mente è in grado di riposarsi e allentare da tutti gli stress a cui è generalmente sottoposta. Il rumore bianco e anche la sola vista del mare permettono alle persone di staccare dalla realtà, da quel mondo caotico e disordinato a cui siamo abituati, ricco di problemi e di pensieri complicati. Il motivo è soprattutto legato al fatto che il rumore delle onde crea una sorta di ipnosi per il nostro cervello, che dunque tenderà a rilassarsi più facilmente e a causare sonnolenza.
Inoltre, numerosi studi hanno dimostrato che lo sciabordio e il rumore bianco abbiano la capacità di influenzare le onde cerebrali, promuovendo quelle alfa, che ci consentono di concentrarci sul rumore delle onde senza tuttavia stancarci. Il nostro cervello è portato a incentrare tutta l’attenzione su quel suono, permettendoci di dimenticare quasi tutto ciò da cui siamo circondati.
Uno dei vantaggi che si possono trarre da questa “condizione mentale riposata” è sicuramente il fatto che la mente, in quei momenti, sia molto più creativa. Infatti, paradossalmente a quanto si potrebbe pensare, il nostro cervello riesce a sviluppare l’immaginario quando è riposato. Ciò accade perché la mente non pensi a niente di quello che ci circonda, dunque non è disturbata da mille altri pensieri e riesce a sviluppare una fantasia maggiore.
Grazie al suo rumore così rilassante, il mare riesce ad allontanare le sensazioni negative e a eliminare le tensioni: in questo modo, il sistema immunitario riesce a diventare più forte. Come abbiamo detto prima, lo sciabordio e il rumore bianco hanno la capacità di scollegare la nostra mente dai pensieri comuni, portandoci su quelli positivi. A momenti, potremmo dire che ci troviamo nella dimensione dei sogni.
Gli effetti benefici
È risaputo che il mare abbia degli effetti benefici sul nostro organismo, ma numerosi di essi possono essere legati al rumore bianco. Ad esempio, secondo alcuni studi condotti dal Mount Carmel College di Bangalore e dall’Università della California, l’aria carica di ioni negativi promuoverebbe la concentrazione e dunque le capacità cognitive di ognuno di noi. L’ambiente marino è ricco di ioni negativi (derivati dall’idrogeno), che ci aiutano a migliorare la nostra memoria e le nostre capacità cognitive.
Tra gli altri effetti benefici del mare abbiamo la stimolazione del sonno e della felicità. Il motivo è sicuramente legato alla produzione di seratonina e dopamina che, come abbiamo detto, migliorano la condizione del cervello e di tutto l’organismo. In particolare, la dopamina è l’ormone responsabile della motivazione e del piacere, mentre la seratonina contribuisce a equilibrare le nostre emozioni e i nostri “mood”. La stimolazione del sonno è data dall’effetto ipnotico dello sciabordio e della vista stessa delle onde, specialmente quando il mare è calmo e si scontra leggermente con gli scogli.
Il rumore delle onde e del mare stimola anche l’attività della corteccia prefrontale, cioè quella parte della corteccia cerebrale interessata alle emozioni positive e ai pensieri rilassanti. Se la sua attività aumenta ne risentiranno positivamente la nostra felicità e le nostre riflessioni, decisamente più positive.
Secondo le neuroscienze, il suono del mare aiuta ad anestetizzare i dolori che percepiamo. Questo accade perché il nostro cervello concentra tutta la sua attenzione verso il rumore bianco e lo sciabordio, e le sensazioni e i dolori corporei vengono “annullati”.
Infine, è stato dimostrato da uno studio condotto dall’Università di Exeter che il rumore bianco del mare e lo sciabordio delle onde contro gli scogli aiuti le persone a vivere più serenamente e prive di stress. Non a caso, coloro che vivono in una località marittima sono generalmente più sereni e rilassati.
Ricapitolando, il rumore delle onde contro gli scogli, unito ai versi dei gabbiani, viene chiamato sciabordio, mentre il suono del mare è noto a tutti come rumore bianco. Entrambi presentano effetti positivi sul corpo e sulla mente.
22 Feb 2021 | In evidenza, Magazine
La bellezza della penisola italiana è dovuta senz’altro dalla diversità del suo clima, del territorio e della cultura.
L’Italia si unisce al continente europeo tramite la catena montuosa delle Alpi e confina con Francia, Svizzera, Austria e Slovenia.
Gran parte del territorio italiano si protende in avanti come a voler tagliare in due il Mar Mediterraneo.
Sono 15 le regioni bagnate dal Mar Ligure, Mar Tirreno, Mar Ionio e Mar Adriatico, per un totale di più di 8.000 chilometri di costa a tratti rocciose e frastagliate, a tratti più sabbiose e ghiaiose.
- Liguria,
- Veneto,
- Friuli-Venezia Giulia,
- Emilia Romagna,
- Toscana,
- Marche,
- Lazio,
- Abruzzo,
- Molise,
- Campania,
- Puglia,
- Basilicata,
- Calabria,
- Sicilia,
- Sardegna.
Sono queste le regioni che hanno fatto del mare il loro punto di forza.
I grandi porti d’Italia
Lungo tutte le coste italiane, isole comprese, troviamo diversi porti differenti per grandezza e per il loro impiego.
Il porto di Genova è sicuramente quello più importante di tutta la nazione e si trova a competere con i più grandi porti del Mediterraneo, come quello di Barcellona e di Marsiglia.
L’antico porto ligure ha un’estensione molto vasta ed è usato per la movimentazione di container e di qualsiasi altra merce, per la costruzione, la riparazione e la demolizione di navi e ovviamente per il trasporto di persone.
Il porto di Trieste è il più grande del Mare Adriatico ed è il più grande porto petrolifero di tutto il Mediterraneo.
Considerato come l’autostrada del mare tra Turchia ed Europa, ha avuto nel tempo uno sviluppo ed un’espansione molto veloce grazie all’apertura del Canale di Suez nel 1869 e dell’oleodotto transalpino.
La grandezza del porto triestino e la sua posizione hanno permesso di alleggerire l’affluenza al porto di Venezia delle navi da crociera.
Il porto di Messina ha un altro primato: è il primo porto di Italia per il numero di passeggeri trasportati ogni anno ed è anche uno dei porti più gettonati del Mediterraneo per scali turistici.
Il porto siciliano gestisce anche l’imbarco di veicoli per la tratta che raggiunge il piccolo porto calabro di Villa San Giovanni.
Il porto di Civitavecchia è stato fondato dall’imperatore Traiano come porto di Roma ed è stato per molti secoli il porto principale di tutto il Mediterraneo.
Oggi il porto laziale è il primo porto turistico d’Italia e gestisce il gran via vai delle grandi crociere. Parte del porto è dedicata anche al commercio, alla pesca e al cabotaggio.
Quello di Ancona è tra i primi porti italiani per il trasporto di merci ed è primo in Italia per il traffico di veicoli e passeggeri a livello internazionale.
Coste salate
Meta affascinante delle coste italiane da visitare almeno una volta nella vita sono le saline: luoghi costruiti per l’estrazione e la lavorazione del sale, che spesso sono dei veri e proprio musei a cielo aperto e raccontano il nostro passato.
In Sicilia le Saline della Laguna si estendono su un territorio che va da Trapani a Marsala. Oggi sono ancora in funzione e producono oltre 10000 tonnellate di sale marino l’anno.
Altra salina da ammirare è quella di Cervia situata nel Parco del delta del Po, dove avviene l’estrazione del sale dolce.
Nelle coste laziali di Tarquinia si possono ammirare le vasche in cui veniva estratto il sale del papa. Chiuse alla fine degli anni ’90 le saline sono oggi sede di un’area protetta dove fanno il nido diversi uccelli migratori.
Le saline più grandi d’Italia sono quelle di Santa Margherita di Savoia in Puglia, che si estendono per più di 4000 ettari e producono circa 6 milioni di quintali ogni anno.
Le saline più caratteristiche, forse, sono quelle sarde situate a Molentargius, chiuse dal 1985. La loro particolarità è dovuta alla presenza di bacini di acqua sia dolce che salata e di un pellicano.
Repubbliche marinare
L’Italia sin dai tempi più remoti è stata una terra di passaggio che collegava il continente europeo con l’Africa e l’Asia, portando grandi vantaggi politici ed economici su tutto il territorio.
Si capisce quindi come il mare sia sempre stato un canale strategico per l’intera nazione.
Esemplare è la storia delle Repubbliche marinare, ovvero delle città portuali italiane che dal Medioevo fino all’unità d’Italia hanno affermato la loro indipendenza economica e soprattutto politica e sono diventate un fiore all’occhiello della navigazione e del commercio.
Le più note e floride sono state Venezia, Genova, Pisa e Amalfi. Tale è stato il loro peso storico per il nostro paese, che gli stemmi di queste vecchie Repubbliche fanno parte oggi degli stendardi della Marina Militare e della Marina Mercantile.
Alle quattro grandi Repubbliche se ne aggiungono altre di dimensioni e potere più ridotti, che sono Ancona, Gaeta, Noli e Ragusa.
Seppur sempre in conflitto tra loro, queste località hanno dato vita ad un triangolo commerciale tra il vecchio continente, il mondo arabo-orientale e l’impero bizantino.
Essendo grandi città di porto in questi luoghi arrivavano non solo merci rare e preziose come seta, spezie e porcellana, ma circolavano innovazioni riguardanti il modo di parlare, l’arte e soprattutto il mondo della navigazione che caratterizzano ancora il nostro modo di vivere.
Ad Amalfi nasce la bussola, mentre a Venezia si crea un nuovo tipo di imbarcazione mercantile e grazie a tutte le Repubbliche Marinare si diffondono le carte nautiche.
Le coste dalla Bandiera Blu
La Foundation for Environmental Education (FEE) è l’organizzazione internazionale no profit che dagli anni ’80 si batte per la sostenibilità ambientale. L’UNESCO riconosce la FEE come leder nell’educazione ambientale e dello sviluppo sostenibile a livello globale.
La FEE Italia si occupa a livello nazionale di diversi progetti tra cui “Bandiera Blu”.
Bandiera Blu è una certificazione di turismo sostenibile riconosciuta in tutto il mondo e viene assegnata alle località turistiche delle coste ritenute più idonee.
L’iniziativa stimola i comuni partecipanti a intraprendere delle scelte politico-amministrative volte a migliorare la salvaguardia dell’ambiente. Per vedersi assegnare la Bandiera Blu i comuni devono soddisfare dei criteri, che sono valutati da una Commissione di Giuria.
Uno dei criteri più importanti riguarda la qualità delle acque di balneazione. Solo i comuni che hanno avuto un’alta qualità del mare nella stagione precedente, possono fare domanda per l’assegnazione della Bandiera Blu nell’anno corrente.
Molta importanza è data anche alla raccolta differenziata dei rifiuti e al collegamento delle acque reflue alle fognature.
C’è anche il rovescio della medaglia. Se ogni anno aumenta il numero delle Bandiere Blu assegnate, aumenta anche quello delle bandiere nere conferito da Legambiente a quei soggetti che vengono riconosciuti come i nuovi pirati nemici dell’ambiente.
18 Feb 2021 | In evidenza, Magazine
“Il primo regno, cioè il dominio su tutto il mare, fu affidato a Nettuno che la tradizione vuole fratello di Giove.”
Cicerone
La risposta è già in parte contenuta all’interno di questa citazione, tratta dal De natura deorum (Sulla natura degli dei) e appartenuta appunto a Marco Tullio Cicerone.
Nella mitologia romana il dio del mare è Nettuno, mentre il suo corrispondente nella mitologia greca è Poseidone, uno dei figli di Zeus. Poseidone non è solo il dio del mare, ma anche dei terremoti e dei maremoti. È uno dei 12 dèi dell’Olimpo e gli animali a lui sacri sono il cavallo, il toro e il delfino, mentre il suo simbolo per eccellenza è il tridente.
Le origini del culto
Poseidone originariamente era il dio dell’acqua e dei terremoti: solo successivamente divenne anche il dio del mare. Infatti, secondo alcuni studiosi, Poseidone nacque come un dio-cavallo e venne assimilato al mare soltanto dopo che i popoli greci ebbero cambiato la loro fonte di sostentamento principale, passando dalla coltivazione della terra ai commerci marittimi e alla pesca.
La famiglia di Poseidone
Poseidone è figlio di Crono e Rea e fratello di Zeus, Ade, Estia, Demetra ed Era. Secondo la versione del poeta Esiodo, Poseidone è fratello maggiore di Zeus, mentre secondo Omero il più grande della famiglia è proprio quest’ultimo.
Stando a una delle leggende più accreditate, Crono divorava i suoi figli alla nascita per evitare di far avverare la profezia che lo condannava a essere spodestato dai propri eredi. Ma la moglie Rea, distrutta dopo aver visto divorare tutti i figli dal marito, alla nascita di Zeus mise in atto un piano strategico. Sostituì il piccolo con un sasso, e lo coprì con delle fasce affinché il marito non scoprisse l’inganno. Una volta cresciuto, Zeus poté affrontare Crono e liberare tutti i suoi fratelli, costringendo il padre a espellerli dal suo ventre, rigettandoli. A sorte si divisero poi i regni: Zeus prese il cielo, Poseidone il mare e tutte le acque, e Ade gli inferi.
Qualche storia legata a Poseidone
- Tra le storie di cui è protagonista il dio del mare, vi è la contesa con la dea Atena per l’attribuzione del nome alla città di Atene. Alla fine la vincitrice fu proprio la dea, la quale vinse perché le donne erano più numerose rispetto agli uomini e votarono tutte per lei.
- Poseidone contribuì a sconfiggere i Titani e Crono nella narrazione della Titanomachia. Grazie alla sua potente arma, un tridente forgiato dai ciclopi, sconfisse i Titani e li chiuse in una prigione da lui stesso costruita.
- Fu proprio Poseidone a tenere Ulisse lontano dalla patria per molti anni: scatenò tutta la sua furia sull’eroe dell’Odissea dopo che questi ingannò il mostruoso gigante Polifemo (il figlio di Poseidone) per salvarsi e fuggire dalla grotta in cui era tenuto prigioniero insieme ai compagni. Nell’Odissea il Signore del mare incarna quindi il tipo di persecutore divino che causa le peripezie e le sciagure sull’eroe umano.
- Eolo, per far piacere a Hera, scatenò tutti i venti e suscitò, a insaputa di Poseidone, una burrasca contro le navi di Enea. Il dio allora emerse furibondo dal profondo del mare, placando le acque e risollevando a galla le navi affondate.
- Si racconta che nella guerra di Troia Poseidone si fosse schierato dalla parte dei Greci. Nonostante ciò, intervenne per salvare la vita a Enea, il quale stava per essere ucciso da Achille.
Le amanti di Poseidone
Poseidone sposò Anfitrite, figlia di Nereo e di Doride. Dalla Nereide ebbe tre figli: Tritone (che significa “mormoreggiante”) e due femmine, Rode, che diede il suo nome all’isola di Rodi e Bentesicima (“la sollevatrice dei flutti più profondi”).
Ma anche il dio del mare, come suo fratello Zeus, vanta una lunga lista di amanti, sia tra le dee (tra cui Afrodite, Anfitrite, Calice, Clito, Demetra, Cea, Melia, Medusa), sia tra le ninfe e le donne mortali (Alope, Arene, Aretusa, Cenide, Etra, Europa).
Medusa venne trasformata nel mostro che tutti conosciamo proprio a causa della sua passione con il dio del mare. Secondo la leggenda, infatti, consumarono la loro unione amorosa sul pavimento di un tempio dedicato ad Atena. Quest’ultima, per vendicarsi della mancanza di rispetto, trasformò la giovane in un orribile mostro con i serpenti nei capelli, dandole il potere di pietrificare ogni essere vivente che avesse incrociato il suo sguardo.
Altre caratteristiche del dio del mare e iconografia
Poseidone era veneratissimo in molte città: ad Atene, per esempio, era secondo solo dopo Atena, mentre a Corinto e in altre città della Magna Grecia era considerato il protettore della polis. I marinai rivolgevano preghiere a Poseidone perché concedesse loro un viaggio sicuro. Proprio a Corinto, in suo onore, si tenevano ogni due anni i famosissimi Giochi Istmici (competizioni di carattere sportivo, istituite nel 582 a.C.).
Come le altre divinità del mare Proteo e Nereo, Poseidone poteva cambiare forma, a significare il volubile aspetto del mare. Era un dio molto venerato, soprattutto sulle isole: gli Joni, popolo di marinai ellenici, lo consideravano il loro dio nazionale.
L’ iconografia classica lo ritrae alla guida del suo carro trainato da cavallucci marini o da cavalli capaci di correre sul mare. Spesso è rappresentato anche insieme a delfini e con in mano il suo tridente. Esteticamente è simile a Zeus, un po’ meno maestoso, ma alto e robusto e con una muscolatura evidente, coi capelli e la barba neri e arruffati.
Ma non dimentichiamoci di Nettuno
Come abbiamo accennato all’inizio, Nettuno inizialmente era il dio romano delle acque correnti, ma in seguito divenne il dio del mare trasformandosi nell’equivalente del dio greco Poseidone.
Nettuno, soprattutto fra i marinai, fu sempre meno popolare rispetto al suo equivalente. Veniva onorato il 23 luglio, con le festività dei Neptunalia e dei ludi Neptunialicii (dal III secolo a.C.). Il suo tempio si trovava probabilmente all’interno del Campo Marzio a Roma. A Nettuno è anche ispirato il nome dell’omonima città di mare in provincia di Roma, situata tra l’Agro romano e l’Agro pontino, dove è presente una fontana che lo raffigura nel centro della città.
15 Feb 2021 | In evidenza, Magazine
La pesca è una pratica antichissima che ha permesso il sostentamento dell’uomo. Negli ultimi anni la pesca è diventata sempre di più una forma di passatempo praticato a livello dilettantistico, ad esclusione di quella fatta per fini commerciali.
Il mondo della pesca sportiva
La pesca sportiva è praticata in acqua dolce e ovviamente in mare.
La pesca in superficie si differenzia in base alle tecniche utilizzate come la pesca al tocco, con la mosca, al colpo e così via.
La pesca subacquea può essere fatta sia in apnea, che con l’utilizzo di apparecchiatura per la respirazione. Le tecniche più usate sono quelle in tana, all’agguato, all’aspetto.
Per la pesca in barca si usano tecniche come quella del bolentino e della traina. L’aspetto che più invoglia le persone a pescare è quello della sfida.
Un buon pescatore sportivo pratica la sua attività mettendosi allo stesso livello della preda, senza imbrogli. Sempre più numerosi, inoltre, sono i pescatori “no-kill”, ovvero coloro che rilasciano il pesce ancora vivo dopo averlo catturato.
Ma come usare le giuste esche? Per pescare bisogna procurarsi l’attrezzatura più adatta e la scelta dell’esca può davvero fare la differenza.
Possiamo dividere le esche essenzialmente in due categorie: esche vive ed esche artificiali.
Esche vive
Questa scelta si basa sull’utilizzo delle esche vive che attirano le prede con il loro odore. L’esca viva più utilizzata è senza dubbio il verme.
Classificato come verme marino duro, il verme coreano è impiegato nel surfcasting. Un altro verme comune è il saltarello o trimullina, usato per la pesca da riva. Con queste due specie di vermi lunghi dai 6 ai 15 cm si possono pescare orate, sogliole e spigole. Per una migliore riuscita dell’impresa si deve pungere il verme dalla testa: in questa maniera il lancio perfetto è assicurato.
Il bibi è un tipo di verme corposo e va sfruttato per il surfcasting, la pesca dalla riva e a bolentino. Questa esca deve essere infilzata per tutta la sua lunghezza dall’ago di innesco.
L’arenicola è un verme nero e lungo fino a 20 cm usato per diverse tecniche di pesca. Il suo colore scuro lo rende adatto alla pesca notturna di spigole, rombi e saraghi; può essere punto dal tronco o per tutta la sua lunghezza.
Il verme americano è conosciuto anche come il verme di sangue ed è molto lungo. Viene utilizzato per il surfcasting nella pesca della spigola, dell’ombrina e dell’orata.
Infine il bigattino: usato soprattutto da chi pesca a bolognese le carpe, il sarago e le spigole. I vermi non sono le uniche esche vive da poter impiegare.
Gli stessi pesci sono utilizzati per adescare prede più grandi.
La sardina è un’esca che si reperisce con molta semplicità anche solo con pezzi di pane o bigattini. Attrae una grande moltitudine di pesci e può essere impiegata per intero o a pezzi.
Ottime esche sono il cefalo e lo sgombro, che possono essere sfruttati anche da vivi per attirare la spigola, il sarago e la ricciola. Se il pesce viene utilizzato vivo o comunque per intero, è preferibile fissarlo su un paio di ami grandi sul dorso.
Anche i crostacei possono essere una buona alternativa, in particolare il granchio per la pesca da riva, a bolentino e il surfcasting, e il gamberetto per la pesca a riva.
Calamari e seppie possono essere impiegati in due modi differenti. Fatti a strisce da puntare direttamente sull’amo per la pesca di ombrine e spigole con pesca a riva, a bolentino e per il surfcasting; usate vive nella pesca a traina per tracine, dentici e a volte per il tonno rosso.
Molluschi come vongole, fasolari e capesante sono ottime per la pesca da fondo.
A differenza degli altri molluschi, per l’utilizzo della cozza è consigliabile puntare l’amo all’interno del guscio aggiungendo se necessario altre cozze private della corazza.
Esche artificiali
Se per le esche vive si può contare sull’odore che emettono, per quanto riguarda le esche artificiali si deve puntare sul colore e la loro consistenza.
I pesci hanno una buona vista e più che il colore in sé colgono meglio i contrasti. Bisogna tenere in considerazione poi in che modo i colori appaiono sott’acqua quando entrano in gioco diversi elementi, come una scarsa luminosità e una maggiore densità dell’acqua.
Più l’esca si avvicina verso il fondale, meno luce penetra in acqua.
I primi colori ad essere meno visibili sono il rosso e l’arancione, che appaiono su una tonalità grigiastra. Il verde e il blu al contrario riescono a mantenere una colorazione chiara anche in profondità. Bisogna quindi giocare con i chiaroscuri per disorientare le possibili prede.
Per quanto riguarda la consistenza si distinguono le esche hard baits dalle soft baits.
Le prime sono le esche dure fatte ad esempio in resina o plastica, le seconde risultano più morbide perché composte prevalentemente da materiali gommosi. Variano entrambe per dimensione, forma e peso.
L’esca può essere sfruttata al meglio con due particolari movimenti: il rolling e il wobbling.
Il rolling fa brillare l’esca attraverso il movimento che si crea quando viene recuperata facendola oscillare da sinistra a destra.
Con il wobbling si fa scodinzolare l’esca mentre viene recuperata; in più creando delle sbandate dell’esca si crea uno spostamento d’acqua, che verrà intercettato dai pesci circostanti.
I minnows assomigliano a dei piccoli pesci; sono dotati nella parte anteriore di una paletta che permette all’esca di affondare e di creare dei movimenti simili a quelli di un pesce ferito.
Il walking the dog è simile al minnow, ma senza paletta. Compie un movimento a zig zag e contiene delle sfere metalliche, che vibrando producono dei rumori e attirano pesci come spigole e lampughe.
Il popper è simile ai precedenti, ma più pesante e con la testa tagliata e al momento del recupero crea delle bolle: lo spostamento dell’acqua sarà un richiamo per le prede.
Per una pesca corretta
La pesca sportiva è prima di tutto un’attività ricreativa e chi la pratica deve rispettare limiti e precisi divieti.
Il pescato non può essere venduto e non deve superare i 5 chili, ci sono limitazioni circa la quantità di alcune specie come tonno rosso, pesce spada e ricci di mare.
L’attività dei pescatori deve essere comunicata al Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali per evitare di essere sanzionati.
Tutti i limiti, i divieti e gli obblighi che i pescatori devono rispettare servono a contrastare attività illegali come la pesca di frodo praticata ormai in tutto il mondo, che reca gravi danni alle risorse del mare.
11 Feb 2021 | In evidenza, Magazine
L’Italia ha un territorio vasto e variegato. Questo significa che viaggiando da Nord a Sud nel nostro paese incontriamo montagne di diverse altitudini, colline, vallate, laghi e fiumi, pianure e lunghe coste.
La grande varietà che caratterizza la penisola italiana ha delle ripercussioni sul clima. Convenzionalmente possiamo classificare il clima italiano in tre fasce climatiche differenti:
- Il Nord si caratterizza per inverni rigidi con intense nevicate ed estati torride.
- Il Centro ha un clima più temperato, quindi non si notato grandi differenze tra le stagioni.
- Il Sud e le isole maggiori si contraddistinguono per un clima secco, con scarse piogge e inverni poco freddi.
Ovviamente questa non è sempre la norma. Forse a causa del cambiamento climatico non è raro trascorrere estati sempre più lunghe e giocare a palle di neve in riva al mare.
Ma cosa caratterizza in genere il clima di un territorio?
Se vogliamo capire le differenze tra i vari climi, dobbiamo innanzitutto distinguere gli elementi del clima dai suoi fattori.
Gli elementi del clima sono rilevati dalle stazioni e dai satelliti metereologici e sono: temperatura, venti, pressione, umidità, nuvolosità e precipitazioni.
Su questi elementi incidono i fattori del clima: latitudine, altitudine, orografia, esposizione al sole e ai venti, la distanza dal mare e l’influenza delle correnti marine.
La brezza marina
L’acqua gioca un ruolo fondamentale nelle variazioni climatiche di un territorio per la sua alta capacità termica.
Quindi più ci avviciniamo alla costa del mare, dell’oceano, ma anche di laghi e fiumi, più avremo una temperatura mite. Questo significa che nelle località costiere ci sono meno escursioni termiche dal giorno alla notte e dall’inverno all’estate perché l’acqua mitiga il clima.
In parole povere: una grande massa d’acqua ha bisogno di tanto calore per aumentare anche solo di pochi gradi la sua temperatura, mentre il terreno si riscalda in tempi brevi.
Di giorno, quindi, il terreno si scalda velocemente e riscalda l’aria che lo sovrasta. A questo punto l’aria che si trova sopra l’acqua, siccome è più fresca tende a spostarsi verso terra attraverso la brezza marina e l’aria calda terrestre viene assorbita dall’acqua. Di notte avviene lo stesso processo, ma al contrario. Perciò il calore accumulato durante il giorno viene rilasciato verso terra. L’assorbimento e il rilascio di aria calda da parte dell’acqua aiuta quindi a regolare la temperatura circostante.
Che corrente tira
Le correnti marine hanno conseguenze sull’umidità e sulle temperature climatiche. Possiamo considerare le correnti come dei fiumi che seguono un percorso a circolo chiuso e scorrono sott’acqua a profondità diverse in base alla loro temperatura e salinità.
La corrente del Golfo nasce nel Golfo del Messico. È una corrente superficiale oceanica calda, che sale fino all’Oceano Atlantico Settentrionale, si raffredda nelle vicinanze del Circolo Polare Artico, riscende a Sud per poi riprendere la salita.
Se i paesi europei che si affacciano sull’Atlantico hanno un clima mite con precipitazioni abbondanti, lo devono proprio a questa corrente.
Al contrario la corrente del Labrador è una corrente sempre del Nord Atlantico, ma è fredda e profonda. Scorre dal Mare Glaciale Artico fino alla Nuova Scozia e raffredda il clima di tutta la costa dell’America Orientale.
La corrente del Labrador è una delle più fredde al mondo. La temperatura dell’acqua è più fredda di 10°C rispetto a quella dei paesi dell’Europa Occidentale, che si trovano alla stessa latitudine. Per questo motivo la Groenlandia ha un clima più rigido rispetto alla Norvegia.
Inoltre, le acque della corrente del Labrador sono meno salate e questo favorisce la formazione di ghiaccio sulle coste, al contrario di quanto avviene sempre nella stessa Norvegia.
Le catene montuose vicino alle zone costiere o a altri grossi bacini di acqua possono essere un ostacolo per il passaggio di venti, umidità e altre perturbazioni verso l’entroterra.
Questo spiega perché delle località vicine divise da delle montagne possono avere climi completamente diversi: mite e umido sul versante vicino al mare, secco e continentale sul versante opposto, dove si formano deserti di ombra pluviometrica.
Gocce d’acqua
La temperatura superficiale delle acque oceaniche ha una forte influenza sul clima.
La temperatura dell’acqua dipende dall’altezza del sole sulla linea dell’orizzonte e a prescindere da questo fatto, l’acqua si riscalda più lentamente per via del maggiore calore specifico.
Ci sono diversi indici che controllano la distribuzione della temperatura sulla superficie dell’oceano.
Tenere d’occhio le variazioni di questa temperatura serve a fare delle previsioni, soprattutto per quanto riguarda la traiettoria dei cicloni tropicali.
Pensiamo che la temperatura elevata della superficie dell’acqua può influenzare masse d’aria distanti anche 40 km.
La temperatura superficiale è importante per la formazione della brezza marina, della nebbia di mare e della pioggia.
Se piove in una zona in cui la superficie dell’acqua ha una temperatura molto fredda, ma in profondità l’acqua è più calda, aumenta il livello di vapore che si crea. Arrivato in cielo causa ulteriori precipitazioni.
L’evaporazione è il fenomeno per cui l’acqua passa dallo stato liquido a quello gassoso. Attraverso questa trasformazione l’acqua rientra nell’atmosfera nel ciclo idrologico sotto forma di vapore. La maggior parte dell’evaporazione è prodotta dall’acqua di mari, oceani, fiumi e laghi visto che il 97,5% del mondo è bagnato da acque dolci e salate. Sola una piccola percentuale di umidità è prodotta dalla vegetazione.
Di solito la quantità di acqua evaporata equivale alla quantità di acqua che ricade sulla terra sotto forma di pioggia, neve o altro.
Per questo motivo la maggior parte dell’acqua che evapora dal mare ricade poi in mare. Solo una piccola percentuale ricade sulla terra ferma, perché trascinata dai venti.
Gli abitanti del mare
Anche la fauna e la flora marina influenzano il clima.
Insieme ad altri esseri del mondo marino come i coralli, le alghe se associate a dei bioreattori dotati di intelligenza artificiale possono assorbire CO2 fino a 400 volte in più rispetto agli alberi.
Un altro abitante del mare che con il suo respiro contribuisce all’assorbimento del carbonio è la balena. In proporzione una balena durante la sua vita assorbe più o meno 33 tonnellate di carbonio, un albero appena 21 chili l’anno.
La balena ci aiuta a migliorare i cambiamenti climatici soprattutto con i suoi escrementi. Ricchi di azoto e ferro sono un buon fertilizzante per i fitoplancton, che sono in grado di assorbire 37 miliardi di tonnellate di carbonio l’anno, ovvero quasi la metà di quello che viene prodotto.
Il problema è che con la caccia alle balene e l’aumento delle temperature del pianeta è diminuito il numero di questi minuscoli esseri.
Alcuni studiosi sono convinti che la quantità di CO2 catturata dai plancton è pari a quella di quattro foreste amazzoniche. E visto che tra poco non ne avremo nemmeno una di foresta, forse è il momento di accorgerci che non solo il mare ha degli effetti sul clima, ma anche le nostre azioni.
È importante rispettare il nostro mare e l’ambiente per limitare il più possibile conseguenze dannose per il pianeta. Questo noi di Nieddittas lo sappiamo bene. Da anni ci occupiamo della salvaguardia della zona umida protetta di Corru Mannu, ad Arborea, dove sorgono i nostri stabilimenti.
9 Feb 2021 | In evidenza, Magazine
La bella stagione porta con sé il relax tanto agognato dopo un anno di lavoro e fatiche e ci permette di coccolarci un po’. In estate, il sole diventa un alleato prezioso per l’aspetto del nostro corpo, ma non bisogna sottovalutare le conseguenze di un rapporto così stretto. Passare tanto tempo stesi ad abbronzarsi può risultare particolarmente pericoloso per la nostra pelle e, se non si agisce subito, si rischia di trasformare l’abbronzatura dorata in una pelle poco curata.
I pericoli del sole e del mare
Proteggere la pelle dal sole non è solo il cruccio di chi è ossessionato dalla beauty routine. È ormai risaputo infatti che l’esposizione prolungata può provocare dei danni alla pelle. L’azione dei raggi ultravioletti, trasmessi dal sole, può causare talvolta la comparsa di malattie e irritazioni cutanee. Per difendere la pelle e prepararla allo scontro con questi agenti è fondamentale applicare uno strato uniforme di crema solare protettiva prima e durante la giornata sotto il sole.
Un altro fattore a contatto con la pelle è il sale presente nell’acqua di mare. Ma fate attenzione, il mare non è un nemico della pelle. Eccezion fatta per chi ha una cute particolarmente delicata, per coccolare la nostra pelle è infatti consigliabile non risciacquarsi immediatamente con l’acqua corrente. La salsedine a contatto con il corpo è capace di assorbire l’acqua dai tessuti e riutilizzarla per idratare il corpo in profondità.
Come idratare la pelle
In poche e semplici mosse la vostra pelle risulterà sana e lucente e la vostra abbronzatura sarà perfetta. La parola d’ordine è: costanza. Qui non troverete infatti un trattamento miracoloso, ma degli step da ripetere dopo ogni esposizione al sole.
Ecco i tre passaggi fondamentali.
1. Esfoliare al pelle
Eliminare le cellule morte è un buon punto di partenza per rigenerare la pelle dopo il contatto con il sole e la salinità del mare. Prendetevi del tempo dopo la doccia per “sfregare” la pelle secca con l’utilizzo di uno scrub. Aiutatevi con una spugna o una spazzola per il corpo e i microgranuli faranno il loro lavoro.
Se questa soluzione vi sembra troppo aggressiva, provate con il gommage. Adatto alla cute più sensibile, è composto da granuli più piccoli mixati con sostanze idratanti che daranno sollievo alla vostra pelle.
Terza possibilità: il dry brushing. Massaggiando il vostro corpo con una spazzola asciutta proverete un’esfoliazione ancora più leggera rispetto alle precedenti.
A voi la scelta, ma promettete di ripetere il trattamento almeno due volte a settimana.
2. Idratare la pelle
Dopo aver eliminato le zone morte, è il momento di restituire un po’ di vita alla vostra pelle. Optate per dei burri o delle creme dalla texture molto corposa per un’idratazione profonda. Prestate però particolare attenzione agli ingredienti di base dei prodotti che utilizzate e assicuratevi che abbiano proprietà nutrienti ma, soprattutto, lenitive. Queste sostanze renderanno la vostra pelle sana e morbida ed eviteranno la comparsa di rossori e irritazioni. Assicuratevi, inoltre, di utilizzare bagnoschiuma idratanti e delicati: la presenza di agenti aggressivi potrebbe seccare la cute e rovinarvi l’abbronzatura.
L’azione di idratare non è circoscritta solo al corpo, ma ad ogni zona soggetta al contatto col sole e tendente alla secchezza. Per la pelle del viso vi consigliamo l’utilizzo costante di creme, giorno e notte, e maschere idratanti e nutrienti.
Per le labbra, scegliete invece degli oli o dei burri, magari a base di Argan e Karité.
Restituendo alla pelle la sua luminosità esalterete, nel frattempo, anche la vostra nuova abbronzatura.
3. Nutrire la pelle
L’aspetto della nostra pelle è il riflesso della salute del corpo. Per questo, è importante nutrirla e idratarla dall’interno. Bere tanta acqua è il primo passo per avere una pelle visibilmente più sana. L’alimentazione va di pari passo: mangiando dei cibi con un alto contenuto di vitamine e antiossidanti, non avrete più bisogno di grandi trattamenti. Carote, pomodori, peperoni e cocomero sono degli ottimi alleati per integrare la vitamina di tipo C.
Chiunque ricerchi un bel colorito in breve tempo può affidarsi all’assimilazione di sostanze nutritive attraverso l’uso di integratori, da assumere anche prima del contatto con il sole. Preparare la pelle con l’assunzione quotidiana di betacarotene in pastiglie, favorirà la produzione di melanina e lo svilupparsi di un’abbronzatura che duri a lungo.
Un’ulteriore alternativa è offerta dalle tisane, che oltre all’idratazione e al rilassamento del derma contribuiscono a combattere la comparsa di rughe.
Da non sottovalutare: il potere del relax. Riposarsi dopo una giornata di mare fa bene anche alla vostra pelle. È necessario infatti far riposare la pelle tenendola al riparo dal sole. In questo senso, si consiglia di rispettare un tempo di 24 ore tra una “seduta” di mare e l’altra, per permettere alle cellule di rigenerarsi. Il contatto ininterrotto con i raggi UV è infatti un fattore determinante dell’invecchiamento precoce dei tessuti.
Pelle che si spella
Se hai la pelle che si spella o che si squama probabilmente non hai protetto e idratato in maniera adeguata l’epidermide. In questa situazione fastidiosa bisogna agire con intelligenza. Prima di reidratare la pelle occorre eliminare lo strato disidratato che tende a staccarsi. Per fare ciò, affidati ad uno scrub molto leggero per effettuare l’esfoliazione e rigenerare le cellule.
Ora puoi procedere a nutrire la pelle utilizzando creme idratanti, magari a base di acido glicemico o latteo, e bagnoschiuma delicati o, ancora meglio, oli da bagno.
Un consiglio finale valido per ogni esigenza: prediligi dei prodotti naturali ed evita di trattare la pelle con agenti chimici. Siliconi e parabeni, oltre a seccare la pelle, sono dannosi anche per l’ambiente in cui viviamo.