Come pulire i ricci di mare

Come pulire i ricci di mare

I ricci di mare sono considerati tra i frutti più prelibati del Grande Blu. Il loro gusto deciso e caratteristico costituisce un punto fermo nella gastronomia marinara italiana, racchiudendo in sé il sapore del mare.

Questa specialità marina è apprezzata nelle cucine di tutto il mondo. In Italia e in Francia vengono tradizionalmente presentati come contorno a spaghetti e linguine; i francesi li usano talvolta per le oursinades, degustazioni in cui i commensali si abbuffano liberamente di questi animali gustosi. Dall’altra parte del globo, in Giappone, i ricci vengono inseriti in alcune tipologie di sushi e sashimi, conditi con salsa di soia e wasabi.

Oggi, scopriremo i segreti dietro alla preparazione dei ricci di mare e gli accostamenti che valorizzano al meglio questo gioiello naturale.

Scegliere i ricci

Avere una buona materia prima è il primo passo per un piatto ben riuscito. Per questo, scegliere degli esemplari di qualità è fondamentale. L’unica tipologia di ricci commestibile è il “riccio di mare di roccia”, noto anche come “riccio femmina”. Si differenziano dagli altri per il loro colore tra il violaceo e il bruno e per la presenza di conchiglie tra gli aculei. Essi contengono al loro interno le caratteristiche uova giallo/arancioni che costituiscono la parte mangiabile dell’animale. Oppure potete provare la polpa di riccio Nieddittas in vasetto, gustosissima e subito pronta da utilizzare per i vostri antipasti o deliziosi primi piatti.

Individuato il tipo di riccio da ricercare, ci sono ulteriori accorgimenti per non ritrovarsi in cucina delle sorprese spiacevoli. Prestate attenzione anche al peso di ciascun esemplare, per evitare di incappare in gusci vuoti e controllate la data indicata nell’etichetta sanitaria. Infine, optate sempre per quelli dal colore vivo e con le spine intere e non spezzate.

Pulire i ricci

Vediamo ora come pulire i ricci di mare. È molto semplice, vi basterà l’utilizzo di un taglia ricci.

Prendete il riccio ed eliminate la parte superiore, riconoscibile dalla presenza della bocca, con il vostro strumento. Dopodiché procedete a svuotarlo dai residui di acqua e dalle alghe presenti al suo interno. Sciacquatelo quindi con acqua pulita. Ora è il momento di prelevare la parte commestibile, le uova, che sarà la protagonista del vostro piatto di mare. Infine, estraete delicatamente le gonadi con un cucchiaino e mettetele in una ciotola per condirle.

Se in casa vostra non possedete un taglia ricci non preoccupatevi, non sarete costretti a cambiare ricetta.

Esistono dei metodi alternativi che comportano l’utilizzo di semplici utensili domestici.

Il primo, richiede l’uso di un coltello o forbici e di un tagliere. Aiutandovi con un paio di guanti spessi, mantenete il riccio fermo sul tagliere e iniziate a inserire la lama per eliminare la parte superiore, sempre in prossimità della bocca. Muovete il coltello ruotandolo lunga tutta la sua circonferenza. In questo modo dividerete il guscio in due parti.

Per il secondo metodo, recuperate un coltello seghettato e incidete una croce sul guscio. Prendete ora una pietra, colpite l’involucro del riccio e recuperate il frutto con un cucchiaino.

Qualsiasi procedimento voi scegliate, non tralasciate la fase di pulitura delle uova dalle impurità e dai residui marini. Sciacquate sempre il riccio nell’acqua corrente.

Un sistema più “singolare” per pulire i ricci è utilizzare proprio l’acqua di mare. Potete trovarla pastorizzata presso alcuni pescivendoli oppure potete sciogliere del sale in una pentola di acqua fredda. Questo contribuirà a conferire al piatto ulteriore sapidità e un leggero sapore di mare.

Mangiare i ricci

I ricci di mare vengono solitamente mangiati crudi, per assaporare al meglio il sapore del mare. Per tanti estimatori, il modo migliore di gustare questi frutti prelibati è mangiarli direttamente dal guscio, talvolta con una goccia di limone o accompagnati con una fetta di pane.

Un’altra via per valorizzare il loro sapore particolare è renderli protagonisti di un delizioso primo piatto. L’accostamento più popolare è senz’altro con gli spaghetti, aggiungendo la polpa a crudo poco prima di servirli ai propri commensali.

La bontà dei ricci di mare si presta alla realizzazione di numerose ricette sfiziose adatte ad ogni stagione: spaghetti ai ricci di mare, pasta con ricci e pomodori, spaghetti con ricci e cozze, fino alle più azzardate come spaghetti con cacio, pepe e ricci di mare.

Come già accennato, l’amore per le gustosità di mare è condiviso anche dai nostri vicini francesi. Nella loro tradizione, i ricci sono presentati come ripieno di omelette o utilizzati per aromatizzare salse di accompagnamento come maionese e salsa olandese.

Il sole fa bene alla tendinite?

Il sole fa bene alla tendinite?

La tendinite è una delle infiammazioni più conosciute che colpisce i tendini, ovvero le fibre del corpo che collegano le ossa tra di loro. Essi svolgono un ruolo essenziale per il movimento, per questo è necessario che, in caso di infiammazione, vengano curate in maniera tempestiva. Molte persone credono che per guarire più velocemente da una tendinite possa essere d’aiuto l’esposizione al sole, ma è davvero così?

Se desiderate sapere qualcosa in più riguardo la tendinite, i sintomi, in che modo si cura e se l’esposizione al sole aiuta veramente, siete nel posto giusto.

Tendinite: che cos’è

Come abbiamo detto, la tendinite è un’infiammazione che colpisce i tendini e che deve essere curata in maniera tempestiva. In caso contrario, infatti, può aggravarsi e diventare una malattia cronica, che comporta numerosi altri problemi. La tendinite può colpire ogni tendine del nostro corpo, ma alcuni più di altri sono esposti a questo rischio, come:

  • i tendini della spalla, ovvero quelli della cuffia dei rotatori;
  • i tendini dei gomiti;
  • i tendini del polso;
  • i tendini delle ginocchia, come quello rotuleo o quello del quadricipite;
  • i tendini del piede;
  • i tendini del popliteo;
  • i tendini della caviglia, come quello d’Achille.

Le cause e i sintomi

Una delle cause principali che portano alla tendinite è sicuramente legata a un sovraccarico funzionale, che avviene quando il tendine accumula, nel corso del tempo, diversi microtraumi. A differenza di quanto accade per altre parti del corpo, le lesioni ai tendini richiedono periodi più o meno lunghi per guarire, poiché hanno una vascolarizzazione limitata: ciò causa uno stato di infiammazione che può provocare molto dolore.

Coloro che sono maggiormente a rischio sono gli atleti che non concludono le sessioni di allenamento con lo stretching e che non le iniziano con un riscaldamento muscolare. Questa infiammazione è tra i sintomi che possono colpire chi fa uso di sostanze anabolizzanti come quelle doppanti: aumentando la tonicità e la massa muscolare si crea uno squilibrio nella resistenza tendinea.

Naturalmente, possono soffrire di tendinite anche i soggetti che lavorano in circostanze scomode con una postura scorretta (per esempio chi passa molte ore davanti al computer o chi svolge mansioni prettamente manuali).

Ancora, la tendinite può essere causata da difetti anatomici o dal sovrappeso, oppure da patologie quali il diabete e la gotta.

Per ovvi motivi il primo sintomo correlato a una tendinite è il dolore: esso interessa la zona del corpo colpito dall’infiammazione e si avverte durante ogni movimento (anche il più leggero). Nel caso in cui l’infiammazione sia “fresca” è possibile trattarla con del ghiaccio, in modo da alleviare il dolore e da permettere al tendine di guarire.

Se la tendinite peggiora l’ideale è rivolgersi a un medico, poiché spesso può causare gonfiore e la formazione di cisti, oltre a ecchimosi e a un abbassamento della forza muscolare.

Come curarla

Per curare una tendinite leggera è sufficiente stare a riposo, stare fermi e soprattutto non compiere movimenti troppo bruschi da parte della zona colpita dall’infiammazione. Nei casi più gravi, il medico consiglia di utilizzare un tutore che possa bloccare la parte del corpo interessata solo parzialmente, in modo da non sollecitarla ulteriormente e da non peggiorare il danno.

A tal proposito può essere utile applicare del ghiaccio almeno tre volte al giorno: il freddo, infatti, allevia il dolore e permette una guarigione più rapida. Inoltre, è possibile assumere dei farmaci antinfiammatori o utilizzare dei cerotti per fermare, almeno inizialmente, i sintomi. Nei casi meno gravi, il medico può consigliare di assumere anche integratori alimentari che hanno l’obiettivo di favorire la ricostituzione del tendine o dell’articolazione interessata.

Il modo migliore per curare del tutto una tendinite è sicuramente dato dalla fisioterapia o dall’ausilio di macchinari che fermano l’infiammazione, guarendo i microtraumi e le lesioni tendinee. Un esempio è la cura con onde sonore o con il laser, oppure con movimenti specifici che aiutano a riequilibrare l’articolazione e il lavoro del tendine.

Solo nei casi estremi può essere necessario effettuare un intervento chirurgico.

I metodi naturali per trattarla

L’infiammazione da tendinite può essere alleviata anche ricorrendo a metodi del tutto naturali: tra i principali abbiamo gli impacchi con aloe vera o dei bagni con sale e aceto. Per quanto riguarda l’aloe, basterà unire il succo estratto da una o due foglie di questa pianta grassa con dell’acqua calda, e applicare il prodotto ottenuto direttamente sulla zona colpita dall’infiammazione. I bagni con aceto e sale sono indicati per alleviare il dolore da tendinite e per notare i risultati sarà necessario ripetere questa operazione tre volte al giorno, aggiungendo un bicchiere di aceto e del sale grosso direttamente all’acqua calda.

Tendinite: il sole aiuta?

Sebbene il sole possa essere un valido alleato per la cura e l’alleviamento del dolore causato da patologie reumatiche, nel caso di dolori articolari (tra cui rientra la tendinite) è fortemente sconsigliato. Di fatto, la tendinite è una vera e propria infiammazione, che causa calore e aumento di temperatura nella zona del corpo interessata. Proprio per questo motivo, l’esposizione diretta al sole e per molte ore aumenta i sintomi, specialmente il dolore.

Il giusto sta nel mezzo: l’ideale sarebbe esporsi al sole con molta cautela, evitando le ore più calde e preferendo quelle del mattino e del tardo pomeriggio, ricordandosi sempre di applicare la protezione solare. In caso contrario, i sintomi legati alla tendinite non solo non diminuiscono, ma potrebbero anche aumentare. Inoltre, tutti coloro che soffrono di infiammazioni articolari e desiderano esporsi al sole dovrebbero mantenere il loro corpo sempre idratato, in quanto le infiammazioni come la tendinite portano a un accumulo di liquidi nella parte interessata e bere porta alla loro eliminazione attraverso il ricambio.

Naturalmente, è sconsigliato restare per troppo tempo in ambienti freddo-umidi, poiché anche questo potrebbe aggravare i dolori alle articolazioni.

In conclusione, l’esposizione al sole non deve essere vista come un nemico, ma è importante moderarsi o il calore e le alte temperature potrebbero solo peggiorare le condizioni.

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