Perché il Mar Mediterraneo è un mare chiuso?

26 Ott 2026

Il mar Mediterraneo è il mare che da millenni garantisce all’Italia una posizione privilegiata per scambi culturali e commerciali e dall’Impero romano alle Repubbliche marinare del medioevo le popolazioni della nostra penisola hanno sfruttato questo grande bacino per prosperare.

Un mare quasi chiuso: l’idrologia del mar Mediterraneo

Il nostro mare è circondato quasi interamente da terre emerse ed è collegato all’Oceano Atlantico solo attraverso lo stretto di Gibilterra.

Per sua natura, il Mediterraneo perde per evaporazione più acqua di quanta ne riceva da fiumi e piogge. A compensare questa perdita è proprio l’Atlantico: dallo Stretto entra in superficie acqua oceanica meno salata, mentre in profondità esce verso l’oceano l’acqua mediterranea, più salata e densa.

Senza questo apporto, il livello del mare si abbasserebbe progressivamente, la concentrazione di sale aumenterebbe e i minerali disciolti finirebbero per depositarsi sul fondale. Ed è esattamente ciò che è successo milioni di anni fa.

Quando il Mediterraneo era un deserto

La crisi di salinità del Messiniano si verificò tra 5,97 e 5,33 milioni di anni fa. In quel caso il processo di evaporazione dell’acqua fu così intenso che non venne compensato da altre affluenze e il Mediterrano si prosciugò in gran parte.

Non immaginiamoci un deserto uniforme, perché rimasero dei laghi salati distribuiti nelle depressioni più profonde, circondati da terre che ospitavano grossi depositi di sale.

Il prosciugamento del Mediterraneo non fu un evento improvviso e dato da una sola causa, ma concorsero diversi fattori.

I movimenti delle placche tettoniche africana ed euroasiatica modificarono le soglie marine. Il livello oceanico subì oscillazioni e variazioni del clima influenzarono l’affluenza di piogge e fiumi. L’insieme di questi fattori ridusse sempre di più l’afflusso di acqua atlantica, fino a interromperlo quasi del tutto.

Il prosciugamento del Mediterraneo: un deserto ipersalato

Gli effetti variarono di molto a seconda della zona proprio perché non fu un processo uniforme.

I pochi laghi e le pozze di acqua profonda erano troppo salati per ospitare la vita marina, mentre le terre emerse, aride e salmastre, potevano comunque fare da corridoio per alcune specie terrestri. Proprio i fossili e la distribuzione delle specie aiutano oggi gli studiosi a ricostruire come gli animali si muovevano in questo paesaggio, tra barriere naturali e zone di vegetazione.

Effetti globali sul clima

Nello stesso periodo riscontriamo una crisi climatica generalizzata nel continente europeo, con intere zone in cui le foreste furono sostituite dalla savana, non attribuibile con il solo dato del prosciugamento del Mediterraneo: le variazioni del clima dipendono da una serie di fattori.

Durante la crisi di salinità del Messiniano la perdita di una così grande superficie marina modificò inevitabilmente gli scambi tra umidità e calore, ma come ciò ebbe un riflesso sulle regioni circostanti è ancora studiato: questo stato di cose non deve essere confuso con una trasformazione dell’intero clima mondiale.

La reinondazione: quando l’Atlantico tornò a riempire il bacino

Circa 5,33 milioni di anni fa il collegamento con l’oceano attraverso lo Stretto di Gibilterra si riaprì o divenne abbastanza profondo da consentire un forte afflusso di acqua.

Secondo un’ipotesi accreditata è possibile che l’acqua oceanica abbia eroso lo stretto fino a consentirne il passaggio, ma la velocità e le modalità con cui il fenomeno si è verificato sono ancora dibattute: secondo alcuni modelli il bacino si riempì in pochi mesi o anni, secondo altri in tempi molto più lunghi.

Quel che è certo è che l’afflusso dell’acqua modificò il paesaggio e permise la ristabilizzazione degli ecosistemi marini.

Potrebbe accadere di nuovo?

Un fenomeno simile alla crisi di salinità del Messiniano non potrebbe di certo verificarsi all’improvviso o comunque in tempi brevi. La scala su cui si muovono questi fenomeni è quella delle ere geologiche.

Se dovesse verificarsi una lunga interruzione dello scambio tra il Mediterraneo e l’Atlantico di sicuro questo porterebbe all’evaporazione del nostro mare, ma l’attuale crisi climatica è diversa da quella del Messiniano.

Di sicuro studiare il passato può aiutare a capire ciò che ci circonda sia tutto interconnesso, e farci comprendere come l’equilibrio dell’ecosistema marino che ci circonda sia il risultato di un bilanciamento di milioni di anni.

Per questo Nieddittas si impegna ogni giorno a promuovere il rispetto del mare, come nel caso dello stabilimento di Corru Mannu, un esempio concreto di tutela delle zone umide affidateci con la Concessione Regionale di pesca. Perché, per noi di Nieddittas, preservare il mare così come ce lo hanno consegnato i nostri padri è un dovere imprescindibile.

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