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Immagina di stare sdraiata su un’amaca all’ombra di una palma. Tieni in mano una noce di cocco con una cannuccia e guardi la distesa di sabbia bianca che hai davanti a te. Una leggera brezza soffia tra i capelli e ti fai trasportare dal suono delle onde azzurre.

Stai già pregustando la tua vacanza al mare, tutto ti sembra perfetto e per un attimo metti da parte l’ansia della prova costume.

E sì perché in valigia dovrai trovare spazio anche per la tua mise da spiaggia.

Ringrazia di non dover portare dietro uno di quei costumi del secolo scorso, perché quelli sì che sarebbero ingombranti da indossare per fare snorkeling.

Diciamola tutta: come vestirsi al mare non è più un problema!

Ogni fisico il suo costume

Oggi andare al mare è sempre più una questione di stile.

Sebbene non esistono le restrizioni di una volta su come vestirsi in spiaggia, passiamo sempre più tempo a scegliere nuovi costumi da bagno, parei, cappelli in paglia e altri accessori da abbinare.

Per quanto riguarda la questione costume abbiamo l’imbarazzo della scelta. Possiamo optare tra il costume intero con spalline, monospalla o a fascia. Più o meno sgambato e con scollature profonde nel davanti o sulla parte posteriore. Per essere perfetta ad un aperitivo in spiaggia o in barca, basterà un pareo per completare il look oppure un pantaloncino in jeans a vita alta.

Il trikini è l’ultima trovata della moda mare. È una via di mezzo tra il costume intero e il due pezzi: consigliato per chi vuole mettere in risalto il punto vita.

Con il bikini possiamo dare libero sfogo alla fantasia per adattarlo al meglio al nostro fisico. Un bikini con volant o un tessuto spesso dona un po’ di curve a chi non ne ha. Un bikini vintage con culotte e bustino risalta alla perfezione una donna curvy.

Il burqini è il costume ideato per le donne musulmane e copre tutto il corpo tranne viso, mani e piedi. Ideale per andare al mare nel pieno rispetto del culto.

Per gli uomini invece la scelta è principalmente tra boxer più o meno lungo e slip. Ovviamente anche in questo caso possono variare per fantasia, tessuto e il taglio più sportivo.

Cosa indossare al mare sopra il costume da bagno?

La scelta è molto ampia e tutto dipende dai nostri gusti.

Il pareo è senz’altro l’opzione più comoda. Ogni donna ne ha almeno uno dentro la borsa del mare da tirare fuori ad ogni evenienza. La sua versatilità nell’utilizzo, offre la possibilità di indossare ogni volta un vestito differente.

Long t-shirt in cotone con sneakers o sandali per un aspetto più casual, cinturino in corda alla vita e zeppa in sughero per le nostalgiche degli anni ’60.

Pantaloncino in jeans e kimono sono la coppia perfetta per una passeggiata sul lungo mare o per un aperitivo in spiaggia.

Se non si vuole fare a meno di un tocco di eleganza non ci resta che puntare su un caftano, borsa gigante meglio se in paglia e una fascia a turbante per raccogliere i capelli.

Se la comodità è la costante della nostra vita allora perché non scegliere un maxi abito? Cappello in paglia a tesa larga e sandalo e il look è perfetto.

Un tuffo nel passato

Per vedere la prima doma donna ritratta in due pezzi non bisogna sfogliare le pagine delle riviste di alta moda.

Piuttosto dovremmo recarci a Piazza Armerina in Sicilia: lì troveremmo il mosaico delle ragazze in bikini, che risale al IV secolo circa. A dire il vero quelle raffigurate sono delle atlete che si allenano e indossano abbigliamento sportivo.

Nell’antichità non era usanza comune andare al mare. Più frequenti invece erano le immersioni in fiumi, laghi e terme, spesso con finalità curative e purificative, fatte senza indossare alcun indumento.

La vera svolta nella storia del costume da bagno avveniva nel 1800.

Diciamo che allora l’abbigliamento da mare prevedeva qualche ritaglio in più di stoffa rispetto ai costumi che indossiamo oggi in spiaggia. Il corpo della donna doveva essere protetto non solo da sguardi indiscreti, ma anche dai raggi del sole. Per una nobildonna non era una buona idea prendere un po’ di tintarella, a meno che non volesse assomigliare ad una donna delle classi operaie.

In spiaggia le donne indossavano abiti leggeri di città solitamente di colore chiaro. Accessori indispensabili erano guanti e parasole.

Per fare un bagno al mare a inizio secolo le donne indossavano delle gonne. Queste “gonne da bagno” erano fatte in modo tale da non diventare trasparenti e da non alzarsi una volta bagnate. Alla gonna si abbinava anche un mantello chiuso sul collo.

Successivamente, l’abbigliamento da mare della donna cambiava forma. La gonna era sostituita da pantaloni che arrivavano al polpaccio e sopra era indossato un abito lungo fino al ginocchio. La mise era completata da cuffietta, calze nere e scarpette.

Verso la fine dell’Ottocento la moda alla marinara la faceva da padrona: abito un po’ più corto, pantaloni più stretti, scollatura rettangolare, magliette a righe bianche e blu. Il tutto fatto in flanella o lana, poiché erano i materiali più diffusi nei colori rosso, blu e nero.

Norme per il buon costume

Nel Novecento sempre più persone sceglievano di passare le loro vacanze in località balneari in voga come il lido di Venezia, Rimini, Ischia e Ostia. E sempre più persone si mettevano il problema di come vestirsi al mare.

I costumi da bagno diventavano sempre più aderenti, sia per le donne che per gli uomini.

Si diffondevano i primi costumi interi e lunghi pagliaccetti, sicuramente più pratici dei costumi del passato. Per il gentil sesso non era più necessario portare le calze, i vestiti erano ulteriormente accorciati e le scollature più ampie.

Nonostante questi cambiamenti l’abbigliamento da mare rimaneva molto pudico.

Esemplare era l’arresto della nuotatrice australiana Annette Kellerman per aver gareggiato con un costume, che le lasciava braccia e gambe nude.

Negli anni ’30 si riconsideravano i benefici del sole e quindi anche l’abbronzatura era vista di buon occhio.

E allora via con i primi costumi a due pezzi: corti pantaloncini a vita alta e bustini che coprivano l’ombelico.

Nel 1946 nasceva il primo bikini grazie allo stilista svizzero Louis Réard. Il piccolo reggiseno e la mutandina che faceva vedere l’ombelico erano state additate subito come scandalose. Per molti anni le poche donne che hanno avuto il coraggio di indossarli, venivano denunciate per oltraggio al pudore dalla polizia, che in spiaggia misurava la giusta lunghezza di un costume da bagno.

Al bikini era preferito il classico costume intero da pin up con scollo a cuore e camicetta annodata in via.

Solo negli anni ’60 grazie ad icone come Brigitte Bardot, il bikini iniziava ad essere un pezzo immancabile nel guardaroba di ogni donna.

I costumi da donna e da uomo cominciavano ad essere di dimensioni sempre più ridotte e prodotti con tessuti più pratici rispetto alla lana usata in passato.

Prova costume non ti temo

Dai secoli scorsi ad oggi c’è stata una vera e propria rivoluzione dei costumi, è il caso di dirlo. Dalle pesanti gonne e dai pantaloni da mare, si è arrivati ai giorni nostri in cui molte persone non solo preferiscono indossare costumi sempre più ridotti, ma molti scelgono spiagge per nudisti.

Anche questa può essere considerata come una scelta di stile, da intendere come libertà di espressione naturale del nostro corpo e non come culto della volgarità.

Quale che sia la scelta di come vestirsi al mare, la cosa che più conta è sentirsi a proprio agio con il proprio corpo. Solo così potremo superare una volta per tutte la fatidica prova costume.

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